Venerdì 21 Settembre 2018 - 9:05

Con o senza l'Euro: per la Grecia 5 scenari possibili

ATENE. Restare o uscire dalla zona euro non sono le due uniche strade che il governo ellenico ha davanti, ma sono i due estremi di una serie di soluzioni possibili, tra le quali l'uso di due valute parallele o di una moneta nazionale agganciata all'euro.

 

Grecia nell'eurozona. La Grecia nella zona euro è senza dubbio nel breve termine l'opzione meno dolorosa per l'economia ellenica, scrive il Wall Street Jornal. Le banche greche riceverebbero di nuovo i prestiti della Bce e verrebbe sbloccato il controllo sui capitali. A patto che si raggiunga un accordo con i creditori.

 

Grecia con l'euro ma fuori dall'Uem. La Grecia manterrebbe l'euro ma esce dalla zona euro: è la formula un po' bizantina ipotizzata dall'economista Jacob Funk Kierkegaard del Peterson Institute di Washington. E' la cosiddetta 'Opzione Montenegro' ribattezzata così perché Atene diventerebbe, come le economie dei Balcani, un altro dei paesi relativamente poveri, unilateralmente "euroizzati", scrive Funk Kierkegaard. L'enorme svantaggio di questa soluzione è che la Grecia non avrebbe accesso ai prestiti della Bce, con la conseguenza che una crisi di liquidità delle banche sarebbe una crisi di solvenza a scapito del sistema finanziario e dunque della crescita. Per ovviare a questo rischio le banche rischierebbero di finire in mani straniere che avrebbero il ruolo di creditore di ultima istanza. Un caso simile si è verificato in Messico durante la crisi del 1994-95 che non ha adottato il dollaro ma per evitare il collasso delle banche ha aperto agli acquirenti stranieri.

Dracma agganciata all'Euro. La Grecia stamperebbe una nuova valuta ma agganciata all'euro, come aveva fatto nel 1992 l'Estonia fresca di indipendenza dall'Urss con il marco tedesco. La quantità di nuova dracma in circolazione dovrebbe essere pari alle riserve estere elleniche, 5,8 mld di dollari secondo le ultime stime. Questa soluzione, tra le meno probabili, imporrebbe una severa disciplina di bilancio.

Euro e dracma, due valute parallele. L'ultima opzione è quella che gli economisti chiamano il sistema duale, in cui dracma e euro circolano fianco a fianco. Una casistica che ha molti precedenti nella storia e a sui il governo ricorrerebbe se fosse a corto di euro, fino all'esaurimento di quest'ultimo.

Ritorno alla Dracma. Il passaggio alla nuova dracma potrebbe avvenire gradualmente, come nel caso del sistema duale, o in modo repentino. Nel secondo caso la Grecia avrebbe da subito il controllo della sua politica monetaria. Inoltre nel breve periodo una dracma svalutata provocherebbe forte volatilità e turbolenze sui mercati finanziari, ma nel lungo termine potrebbe essere un motore per la crescita futura dell'economia greca stimolando consumi ed esportazioni. A patto che il paese metta in atto serie politiche economiche.

Non va in bagno per 8 settimane: 16enne muore

LONDRA. Fobia dei servizi igienici: un disturbo che ha causato la morte per attacco cardiaco di un'adolescente britannica di 16 anni. La ragazza è deceduta dopo essersi trattenuta dall'andare in bagno ben otto settimane: l'assenza di movimento intestinale ha creato una forte compressione della cavità toracica e degli organi interni. Un'inchiesta in corso a Turo, Cornovaglia, ha rivelato che avrebbe potuto essere salvata con un adeguato trattamento, ma lei si era rifiutata di andare dal medico, racconta il Telegraph on line.

 
La ragazza, affetta anche da autismo lieve, aveva sofferto di problemi intestinali per gran parte della sua vita, ma i medici non erano riusciti a determinarne la causa. Il suo medico di famiglia ha riferito di averle prescritto dei lassativi, ma di non averle esaminato l'addome.

Washington, cessato allarme alla Marina

WASHINGTON. La polizia di Washington ha annunciato il «cessato allarme» al Navy Yard, dopo che stamattina una telefonata aveva segnalato una sparatoria all'interno del complesso che ospita uffici e strutture della Marina militare, innescando la reazione delle forze dell'ordine. In un comunicato le autorità hanno riferito che le ricerche all'interno del complesso non hanno prodotto alcuna traccia di un'effettiva sparatoria e che non risultano persone ferite.

Il complesso era stato messo in stato di 'lockdown', con il divieto di entrata e di uscita per chiunque. Il personale era stato invitato a mettersi al riparo, mentre gli agenti circondavano l'area. Le ricerche si sono concentrate sull'edificio 197, dove era stata segnalata la sparatoria, già teatro nel 2013 di un incidente nel quale, oltre all'aggressore, erano rimaste uccise 12 persone.

La polizia di Washington era entrata in azione dopo che erano stati segnalati colpi di arma da fuoco al Centro della Marina militare Usa dove lavorano oltre 3mila persone, secondo quanto riportato dai media Usa. La fonte interpellata dalla Cnn aveva riferito che la chiamata di intervento giunta alla polizia aveva fatto riferimento a colpi di arma da fuoco esplosi al secondo piano dell'edificio, che poi era stato parzialmente evacuato.

Sempre via Twitter, la Marina aveva annunciato che il Navy Yard era in stato di 'lockdown' e nessuno poteva entrare o uscire dal complesso. Tutto il personale presente all'interno della struttura era stato invitato a mettersi al riparo. Le immagini televisive hanno mostrato decine di mezzi e auto della polizia accorsi sul luogo, mentre gli agenti chiudevano le strade nei pressi della struttura. Secondo quanto ha riportato il Washington Post, la segnalazione dell'incidente era giunta alla polizia alle 7.40 (ora locale).

Grecia, Varoufakis:
«Se vince il "Sì"
mi dimetto»

ATENE. Il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis ha dichiarato che si dimetterà se vincerà il "Sì" al referendum di domenica. Intervistato da Bloomberg Tv, Varoufakis ha riposto negativamente quando il giornalista gli ha chiesto se sarà ancora al suo posto lunedì sera in caso di vittoria del 'Sì'.

Mercoledì Alexis Tsipras ha parlato al popolo greco, sottolineando che di votare a "No" al referendum ma dicendo al tempo stesso di essere sempre pronto al negoziato. "Il no è un passo decisivo per l'accordo a cui puntiamo", ha dichiarato il primo ministro greco in un atteso discorso televisivo.

Intanto il presidente americano Barack Obama e il presidente del Consiglio Matteo Renzi «hanno convenuto sull'importanza che tutte le parti lavorino per riportare la Grecia su una strada di riforme e finanziamenti che porti alla crescita e la sostenibilità del debito all'interno dell'Eurozona». Lo riporta un comunicato diffuso dall'ufficio stampa della Casa Bianca, in cui si informa che i due leader hanno parlato al telefono degli ultimi sviluppi in Grecia.

Obama e Renzi, si legge, hanno rimarcato che i loro collaboratori «sono in stretto contatto e stanno monitorando gli sviluppi economici in Grecia, così come i mercati finanziari».

Ma dal punto di vista di altri mercati, quelli dei beni alimentari, la chiusura delle banche e i controlli sui capitali stanno provocando problemi nell'importazione e nella distribuzione. A quanto scrive il sito Ekathimerini, citando fonti del settore del commercio al dettaglio, importatori e produttori greci hanno problemi a pagare i loro fornitori all'estero e in patria, mentre gli autotrasportatori si trovano in difficoltà per i costi della benzina e dei pedaggi.

Secondo le fonti del giornale, la settimana prossima si potrebbero verificare scarsità di alcuni beni alimentari importati di largo consumo, come carne, fagioli e riso. Viene inoltre citato il caso di una società che distribuisce una nota marca alimentare straniera, la quale dispone di scorte del prodotto ma si trova in difficoltà perché non può più ottenere dall'estero le confezioni per l'imballaggio.

Tunisia, 12 arresti per l'attacco
sulla spiaggia

TUNISI. Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 12 persone sospettate in relazione alla strage di venerdì scorso sula spiagia di due resort a Susa, costata la vita a 38 persone, per lo più turisti britannici. Lo ha annunciato il ministro tunisino per i Rapporti con il Parlamento, Lazhar Akremi, come riferisce Radio Mosaique Fm. Dal pentagono intanto arriva un'allerta per il 4 luglio.

 

Akremi ha parlato con i giornalisti nella tarda serata di mercoledì, al termine di una riunione del partito Nidaa Tunes a Kairouan. Secondo altri media, la polizia sta dando la caccia ad altri due sospetti che sarebbero stati in Libia per addestrarsi.

 

Intanto, è stata smantellata una "cellula terroristica" sospettata di legami con il sedicente Stato Islamico (Isis). Lo riferisce Radio Shems Fm, secondo cui sono in un'operazione delle autorità scattata nelle ultime ore a Sfax, città portuale a 270 km a sud di Tunisi, sono state arrestate tre persone. In corso una caccia all'uomo per catturare altri tre presunti membri della cellula.

Anche gli Stati Uniti temono un possibile attentato dello Stato Islamico per il 4 luglio, e per questo sia il Pentagono che l'Fbi e le altre agenzie di sicurezza interna hanno rafforzato le misure di sicurezza. Il Pentagono mantiene un «elevato stato di allerta» per il giorno della Festa dell'Indipendenza americana, ha detto il generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ricordando come la festa cada nel mese di Ramadan, durante il quale l'Is ha esortato i suoi sostenitori ad aumentare gli attacchi. «È stato chiesto di potenziare gli attacchi durante il Ramadan, ed è per questo che noi manteniamo un stato elevato di allerta», ha spiegato il generale, riferendosi a quanto detto la scorsa settimana da un portavoce dell'Is, pochi giorni prima degli attentati in Tunisia, Grancia e Kuwait. Anche Fbi e il dipartimento della Sicurezza Interna hanno diffuso un'informativa in cui avvisano del rischio di possibili attacchi contro le forze di sicurezza e basi militari sul territorio nazionale durante il prossimo weekend. «Siamo sempre molto vigili in occasione di festività - ha detto il ministro della Difesa, Ash Carter - e l'Isis è una delle ragioni che ci spinge a farlo». Carter ha in modo particolare indicato il rischio di attacchi da parte di "lupi solitari" ispirati dalla propaganda jihadista online.

Pilota spegne il motore sbagliato, l'aereo precipita

TAIWAN. Un tragico errore umano, con il pilota che ha spento per sbaglio il motore funzionante invece di quello rotto, è la causa di un incidente aereo avvenuto il 4 febbraio a Taiwan, in cui sono morte 43 persone e altre 14 sono rimaste ferite.

 
«Wow, ho chiuso la valvola dalla parte sbagliata» sono le ultime parole del pilota, secondo le trascrizioni citate in un rapporto sull'incidente diffuso oggi delle autorità di Taipei. Otto secondi dopo il volo GE235 della compagnia taiwanese TransAsia precipitava nel fiume Keelung. L'incidente si è svolto nell'arco di due minuti e mezzo dal decollo dall'aeroporto Songshan. A 37 secondi dalla partenza è stato segnalato un arresto della combustione nel motore numero due, ma il pilota ha spento per sbaglio il motore numero uno. A questo punto è scattato l'allarme per avvertire che entrambe i motori non funzionavano e c'è stato il tragico commento del pilota. L'aereo, un ATR 72-600, avrebbe potuto infatti volare anche con un solo motore.

L'Eurogruppo non estende gli aiuti alla Grecia

BRUXELLES. No all'estensione del programma di aiuti. La conference call dell'Eurogruppo, convocata per esaminare la richiesta greca di attivare un programma con il fondo salva-Stati Esm e di avviare una ristrutturazione del debito pubblico, è durata circa un'ora.

I ministri delle Finanze dell'area euro non hanno deciso l'estensione richiesta da Atene dell'attuale programma di salvataggio, in scadenza alla mezzanotte. Il secondo piano può considerarsi scaduto e con esso gli oltre 16 miliardi di euro di aiuti disponibili. L'Eurogruppo riconvocato dal presidente Jeroen Dijsselbloem per domani mattina potrà esaminare l'attivazione di un nuovo programma in attesa di nuovi dettagli che Atene si è impegnata a presentare dopo l'ultima proposta formulata dal governo di Alexis Tsipras.

L'esecutivo ha agito a seguito dell'iniziativa del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha prospettato un'ultima possibilità di accordo prima del referendum di domenica prossima in Grecia.

Atene, mentre in strada scendevano per manifestare i sostenitori del sì, ha presentato la nuova richiesta con una lettera. Il piano ipotizzato servirebbe a coprire le necessità finanziarie del Paese per i prossimi 24 mesi e a sostenere un piano di ristrutturazione del debito pubblico. L'esecutivo ha manifestato l'intenzione di continuare a negoziare per arrivare a un «accordo sostenibile» all'interno della zona euro. Inoltre «la Grecia resta al tavolo dei negoziati» e «cerca fino alla fine un accordo sostenibile per restare nell'euro».

Prima dell'Eurogruppo, la cancelliera tedesca Angela Merkel, come riferisce la Dpa, ha dichiarato che il suo governo non può prendere in considerazione l'ipotesi di un terzo programma di salvataggio per la Grecia prima della consultazione popolare programmata per domenica.

Secondo quanto spiega il portavoce dell'esecutivo Ue, ieri sera Tsipras ha chiamato al telefono Juncker che dopo essersi consultato con il presidente dell'Eurogruppo, ha presentato le linee dell'offerta dell''ultimo minuto'. In primo luogo il governo ellenico deve accettare le proposte dell'Eurogruppo del 25 giugno e impegnarsi a fare campagna per il 'sì' al referendum di domenica prossima. L'offerta prevede un'apertura delle discussioni sulla sostenibilità del debito e sulle necessità di finanziamento del Paese e, infine, il piano di investimenti proposto dall'esecutivo di Bruxelles da 35 miliardi di euro al 2020 per rilanciare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

VAROUFAKIS. Intanto, il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis minaccia, via intervista, il ricorso di Atene nel caso il Paese sia costretto a uscire dalla zona euro. «Il governo farà uso di tutti gli strumenti giuridici a cui ha diritto», ha affermato al britannico Daily Telegraph. «Chiediamo pareri e valuteremo l'eventualità di un ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea. I trattati europei non prevedono l'uscita dall'euro e noi non l'accettiamo. La nostra appartenenza all'eurozona non è negoziabile», ha aggiunto.

Tsipras ha assicurato la sua intenzione di «rispettare» il risultato del referendum di domenica lasciando intendere che in caso di vittoria del 'sì' (sì al programma dell'Eurogruppo che lui ha respinto) il suo governo si dimetterà. Se invece vinceranno i 'no', il suo governo, ha detto, sarà «in una posizione negoziale molto più forte».

PADOAN. Dall'Italia il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sul referendum ha detto: «Ho massimo rispetto per le decisioni dell'opinione e del governo greco». Dire che il referendum è un derby tra l'euro e la dracma «è una buona definizione», ha aggiunto a proposito della definizione della consultazione ellenica data dal premier Matteo Renzi.

«Il dibattito continua a tutti livelli per ottenere risultati e non visibilità mediatica», ha spiegato Padoan, respingendo le accuse a Roma di non aver inciso nella trattativa . «Dire che l'Italia è stata assente è una falsità», ha sottolineato.

Tsipras all'Ue: piano di 2 anni e ristrutturazione del debito

ATENE. Un programma biennale con il sostegno del fondo salva-Stati (ESM) e la ristrutturazione del debito. È la controproposta del governo greco guidato da Alexis Tsipras che, a quanto apprende l'Adnkronos, ha avuto anche un colloquio telefonico con Matteo Renzi. Atene ha agito dopo l'iniziativa del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker che ha prospettato un'ultima possibilità di accordo prima del referendum di domenica prossima in Grecia.

Atene ha presentato una richiesta per un programma di sostegno con l'European Stability Mechanism. Il piano, che alle 19 verrà discusso dall'Eurogruppo in una conference call, servirebbe a coprire le necessità finanziarie del Paese per i prossimi 24 mesi e a sostenere un piano di ristrutturazione del debito pubblico. L'esecutivo continuerà a negoziare per arrivare a un «accordo sostenibile» all'interno della zona euro, si legge in una nota. Inoltre «la Grecia resta al tavolo dei negoziati» e «cerca fino alla fine un accordo sostenibile per restare nell'euro».

Il portavoce dell'esecutivo Ue intanto conferma la notizia relativa all'iniziativa di Juncker. «La porta rimane aperta per un accordo», sottolinea, ma «il tempo sta per scadere», con il secondo programma di aiuti in scadenza alla mezzanotte di oggi.

Secondo quanto spiega il portavoce, ieri sera Tsipras ha chiamato al telefono Juncker che dopo essersi consultato con il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha presentato le linee dell'offerta dell''ultimo minuto'. In primo luogo il governo ellenico deve accettare le proposte dell'Eurogruppo del 25 giugno e impegnarsi a fare campagna per il 'sì' al referendum di domenica prossima.

Il terzo punto dell'offerta prevede un'apertura delle discussioni sulla sostenibilità del debito e sulle necessità di finanziamento del Paese e, infine, il piano di investimenti proposto dall'esecutivo di Bruxelles da 35 miliardi di euro al 2020 per rilanciare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

Tsipras: «Se vince il no, forse diremo addio all'euro»

ATENE. Se vince il no, «dovremo forse dire addio all'euro». È quanto ha detto il primo ministro greco Alexis Tsipras in un'intervista alla televisione pubblica ellenica. «I cittadini greci potranno sopravvivere anche senza il programma di aiuti», ha ancora detto il leader di Syriza. E ancora: «Dobbiamo affrontare queste minacce e ricatti con calma» ha dichiarato, rispondendo ad una domanda sugli sviluppi delle prossime ore. «Il giorno dopo la scadenza - ha affermato il premier greco - il sole sorgerà ancora ad est, ci sarà ancora ossigeno».

Tutti i greci possono testimoniare che abbiamo fatto tutto il possibile perché si arrivasse ad un accordo, ha detto il premier ellenico. Ma «la conclusione cui sono arrivato è che l'obiettivo delle altre parti coinvolte non fosse quello di colmare il divario ma invece quello di farci adottare le loro posizioni». «Non credo che ci vogliano buttare fuori dall'eurozona - ha aggiunto - vogliono cacciare questo governo, uccidere la speranza». Secondo Tsipras, il costo dell'uscita della Grecia dall'eurozona sarebbe «immenso» e una bancarotta ad Atene aprirebbe «scenari imprevisti».

E ancora: «L'intenzione del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker era tra le più positive, ma la sua proposta era uguale a quella del Fondo monetario internazionale». Per Tsipras, Atene ha detto «no agli ultimatum» e ha preferito «dare la parola al popolo greco», ha spiegato la scelta di indire un referendum sulle proposte dei creditori internazionali.

La matassa della crisi greca dunque non si sbroglia. Il secondo programma di sostegno finanziario alla Grecia e con esso ogni forma di aiuto economico ad Atene scade alla mezzanotte di domani, 30 giugno. Il governo di Atene è tornato a chiedere oggi all'Unione Europea di prolungare «di alcuni giorni» il secondo programma di sostegno finanziario alla Grecia. A darne notizia sono state fonti dell'esecutivo ellenico: Tsipras ha comunicato questa richiesta per telefono al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e a quello del Parlamento, Martin Schulz.

Juncker ai greci: «Votate sì al referendum» Merkel: «Se fallisce l'euro, fallisce l'Ue»

ATENE. Chiusura delle banche e limiti ai prelievi con bancomat: queste le misure decise dal governo di Atene. Dopo il messaggio del premier Alexis Tsipras al popolo greco, ieri in tv, nel quale si annunciava la chiusura, per oggi, degli istituti di credito, un decreto della Gazzetta Ufficiale di Atene fa chiarezza sulle misure messe in campo: blocco dell'apertura degli istituti di credito per un settimana - fino al 6 luglio, il giorno dopo il referendum greco previsto per domenica prossima sull'ultima offerta delle autorità europee - e limiti per i prelievi via bancomat: max 60 euro al giorno.

Su quanto sta accadendo è intervenuto oggi il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Il governo greco «ha rotto unilateralmente le trattative» con le istituzioni creditrici, ha sottolineato, ed ha chiesto «al popolo greco di votare sì a referendum».

L'uscita della Grecia dall'area euro «non è mai stata e non sarà mai un'opzione - ha scandito Juncker - Ma voglio sottolineare che io non sarò capace di presentare una soluzione finale contro il parere di tutti» gli altri Paesi dell'eurozona e di tutti gli attori coinvolti nel negoziato. «Il posto della Grecia è nell'Unione europea e nell'area euro» ha ammonito.

Anche il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, intervistato dalla radio francese Rtl, ha auspicato che il premier Tsipras inviti a votare «sì» al referendum di domenica prossima. «Siamo a pochi centimetri da un accordo e bisogna continuare a trattare» ha rimarcato.

È pronta a parlare con il governo di Atene la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Lo ha annunciato il suo portavoce Steffen Seibert. «Il governo tedesco è pronto a parlare con il governo greco in qualsiasi momento», ha spiegato Seibert, precisando che Berlino resta in contatto con Atene. Anche un portavoce del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha detto che il ministro è «pronto a parlare» con il suo omologo greco, Yanis Varoufakis. Per la Merkel «se l'euro fallisce, l'Europa fallisce»,

La Francia, dal canto suo, ha dichiarato il presidente Francois Hollande all'Eliseo, «è sempre disponibile perché possa riprendere il dialogo (con la Grecia, ndr), oggi, domani. Ma oggi c'è ancora la possibilità di un accordo, domani dipenderà dalla risposta dei greci al referendum». «La Francia è favorevole a che la Grecia rimanga nella zona euro, è sempre pronta ad agire, ma può farlo solo se c'è una volontà politica per arrivare a una soluzione», ha rimarcato Hollande che ha riunito un consiglio dei ministri ristretto. La Francia, ha assicurato, «non ha nulla da temere dalla crisi greca, è ben più robusta di quanto non lo fosse quattro anni fa". Il governo greco, ha concluso, «ha deciso di consultare i greci in un referendum, è la sua scelta sovrana, è la democrazia, è diritto dei greci dire ciò che vogliono per il loro avvenire».

Aumentano intanto le misure di sicurezza e lo stato di allerta delle forze di polizia in Grecia nel timore di disordini, soprattutto nei pressi delle banche del Paese, a seguito dell'annuncio della rottura delle trattative con l'Eurogruppo, della chiusura di banche e uffici postali e del referendum di domenica. Il ministro per la protezione dei cittadini Yiannis Panousis ha incontrato i dirigenti della polizia per disporre misure come l'aumento dei servizi di pattuglia e il richiamo in servizio di tutti gli agenti.

Come previsto, le Borse europee, compresa Piazza Affari, oggi hanno aperto in forte calo dopo la notizia del referendum. Lo spread, tra Btp e Bund, dopo il forte rialzo in apertura di giornata è sceso fino a sotto la quota dei 150 punti, contro i 123 di venerdì scorso. Il rendimento del debito italiano sale al 2,3%, ai massimi dall'inizio di novembre dello scorso anno. Lunedì mattina da brividi a Milano dove, dopo un avvio in calo del 2%, Piazza Affari è precipitata fino a perdere circa il 5%. Intorno alle 10, il Ftse Mib cedeva il 3,99% a 22.853 punti, mentre l'indice generale All Share perdeva il 3,83% a 24.367 punti.

Milano è tra le peggiori d'Europa, battuta solo Lisbona, dove il Psi 20 ha perso il 4,03% a 5.601. In rosso anche Parigi (Cac -3,43%), Francoforte (Dax -3,19%), Amsterdam (Aex -2,88%), Bruxelles (Bel 20 -2,59%), Zurigo (Smi -1,46%), Madrid (Ibex -3,89%) e Londra (Ftse -1,65%). L'euro viene scambiato intorno a 1,11 dollari, in calo dello 0,9%.

Chiusura in profondo rosso oggi per la Borsa di Tokyo, con l'indice guida Nikkei a 20.109,95 punti (-2,88%).

La decisione del governo greco di chiudere le banche e di imporre restrizioni sui movimenti dei capitali è, «a un primo esame, giustificata - ha affermato il commissario Ue ai Servizi finanziari, Jonathan Hill - Nelle attuali circostanze, la stabilità del sistema finanziario e bancario in Grecia costituisce una questione di rilevante interesse e ordine pubblico, che sembrerebbe giustificare l'imposizione di restrizioni temporanee sui movimenti di capitale». Per Hill «mantenere la stabilità finanziaria è la sfida principale e immediata per il Paese». Il commissario ha sottolineato che «mentre le misure restrittive imposte appaiono necessarie e proporzionate in questo momento, la libera circolazione dei capitali dovrà comunque essere ristabilita al più presto, nell'interesse dell'economia greca, della zona euro e del mercato unico dell'Unione europea nel suo insieme».

La Francia, dal canto suo, ha dichiarato il presidente Francois Hollande all'Eliseo, «è sempre disponibile perché possa riprendere il dialogo (con la Grecia, ndr), oggi, domani. Ma oggi c'è ancora la possibilità di un accordo, domani dipenderà dalla risposta dei greci al referendum».

«La Francia è favorevole a che la Grecia rimanga nella zona euro, è sempre pronta ad agire, ma può farlo solo se c'è una volontà politica per arrivare a una soluzione», ha rimarcato Hollande che ha riunito un consiglio dei ministri ristretto. La Francia, ha assicurato, «non ha nulla da temere dalla crisi greca, è ben più robusta di quanto non lo fosse quattro anni fa». Il governo greco, ha concluso, «ha deciso di consultare i greci in un referendum, è la sua scelta sovrana, è la democrazia, è diritto dei greci dire ciò che vogliono per il loro avvenire».

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