Domenica 17 Febbraio 2019 - 15:48

Dubbi su farmaco, condanna a morte sospesa all'ultimo minuto

WASHINGTON. È stata sospesa all'ultimo minuto a causa dei dubbi su uno dei farmaci che dovevano essere utilizzati per l'iniezione letale, l'esecuzione di Richard Glossip, condannato a morte in Oklahoma. Lo ha annunciato il governatore dello stato Mary Fallin, spiegando di aver chiesto più tempo per verificare se le droghe inserite nel protocollo, in particolare l'acetato di potassio, sono conformi alle norme statali. Secondo i media americani i funzionari dell'Oklahoma State Penitentiary a McAlester, avevano ricevuto acetato di potassio per l'iniezione letale, come uno dei tre medicinali da utilizzare, ma le linee guida statali includono nella lista solo cloruro di potassio. La nuova data dell'esecuzione è stata fissata per il 6 novembre. Per lo stesso motivo, in Virginia, un giudice federale ha ordinato il rinvio a tempo indeterminato dell'esecuzione di Alfredo Pietro, serial killer con disturbi mentali che si trova nel braccio della morte per aver ucciso diverse persone.

 
Glossip, che si è sempre dichiarato innocente, è stato condannato per aver ordinare nel 1997 l'omicidio del suo datore di lavoro, proprietario di un motel di Oklahoma. Ad incastrarlo la testimonianza di un ex collega, esecutore materiale dell'omicidio, che ha patteggiato per l'ergastolo al posto dell'iniezione letale.

Per fermare l'esecuzione era intervenuto anche Papa Francesco che aveva fatto consegnare una lettera al governatore dell'Oklahoma. La stessa richiesta era stata fatta per Kelly Gissendaner, la cui condanna capitale è stata invece eseguita due giorni fa in Georgia.

Il caso di Glossip si inserisce nell'acceso dibattito in corso negli Usa sull'uso delle iniezioni letali dopo che l'anno scorso, sempre in Oklahoma un condannato morì dopo tre quarti d'ora di agonia e dolori atroci.

A finire sotto accusa l'uso di midazolam, un farmaco destinato a causare incoscienza, ma che secondo i ricorrenti non ha un effetto immediato e agisce in ritardo, provocando dolori inutili per i condannati violando così l'ottavo emendamento della Costituzione americana che vieta punizioni crudeli o dolorose. Pochi giorni fa, tuttavia, la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva dato il via libera all'uso della droga.

Italiano ucciso
a Londra

LONDRA. È un italiano l'uomo ritrovato morto, legato ad un carrello della spesa, nel Regent's Canal, a Londra, il 24 settembre scorso. A quanto si apprende si tratta di Sebastiano Magnanini, nato a Venezia nel 1969, residente da qualche mese nella capitale britannica, dopo aver viaggiato tra Cambogia, Colombia e Thailandia. La polizia londinese ha pochi dubbi che si tratti di omicidio, l'autopsia dovrà adesso stabilire le cause della morte. Due giorni dopo il ritrovamento del corpo nel canale londinese, avvenuto giovedì mattina, la polizia aveva rivolto un appello chiedendo aiuto per riuscire ad identificare l'uomo di cui veniva fornita una descrizione, e in particolare dei diversi tatuaggi che aveva sul corpo, riferisce la stampa britannica. «Abbiamo bisogno di identificare questo uomo in modo che possiamo metterci in contatto con la sua famiglia e cominciare a capire che cosa sia successo - avevano detto dalla polizia - Chiunque riconosca la descrizione fornita o abbia visto quest'uomo nell'area di Muriel Street e Regent Canal per favore si metta in contatto con noi».

Evade per fare sesso con la moglie e si vanta su Fb: preso

LONDRA. Due notti di solo sesso con la moglie in uno hotel extralusso. Cenette al lume di candela nella suite esclusiva a base di pesce e frutti afrodisiaci. E poi champagne a fiumi. E' stato proprio l'atteggiamento disinibito del 26enne Douglas insieme al look non troppo sobrio della consorte Eileen a insospettire i proprietari dell'albergo lussuosissimo di Clay Hall a Spalding in Inghilterra. «La signora aveva un décolleté che non passava inosservato, il seno era rifatto e si vedeva anche troppo. Non solo, ma si era fatta talmente tante lampade da sembrare arancione» ha detto il portiere al MailOnLine. «Lui era invece tutto muscoli, una coppia inusuale in un ambiente raffinato come il nostro. Abbiamo pensato di dare un'occhiata al suo profilo Facebook e scoperto che dichiarava di essere 'residente nel penitenziario di North Sea Camp».

A tradirlo è stata la vanità. Sul suo profilo Facebook si è vantato delle proprie performance amorose e di non aver saldato la prima notte in hotel con un inganno. Douglas ha fatto finta di essersi lussato la caviglia, cadendo da una sedia in camera. La direzione si era sentita quindi in dovere di non fargli pagare il soggiorno. Una volta scoperto la truffa, gli albergatori hanno chiamato la polizia e scoperto che il 26enne era evaso qualche giorno prima dal carcere, dove avrebbe dovuto scontare altri cinque anni per aggressione a mano armata. Si era preso, diciamo così, un weekend libero per passare una, anzi due notti 'da leone' con la cara e sempre amata mogliettina.

Cooperante italiano assassinato
a Dacca, l'Isis rivendica

ROMA. Un cittadino italiano, Cesare Tavella di 50 anni, è stato ucciso a Dacca in Bangladesh. La Farnesina ha confermato la notizia. Secondo la stampa locale, alcuni giovani in moto avrebbero sparato all’uomo nella zona di Gulshan, dove si trovano ristoranti, scuole, centri commerciali e diverse sedi diplomatiche. Alcuni residenti avrebbero trasportato il cooperante italiano in ospedale, ma era già privo di vita. Ancora non è chiaro il movente dell’omicidio, ma l’Isis ha rivendicato l’uccisione, come ha reso noto Rita Katz, direttore del gruppo di analisi di intelligence Site. Il ministro degli Esteri Gentiloni ha espresso il cordoglio suo e del Governo per l’omicidio di Tavella.

Obama: «Non possiamo risolvere i problemi da soli»

NEW YORK. Al via la 70esima sessione dell'Assemblea Generale dell'Onu. Dopo l'intervento del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon che ha sottolineato che «non c'è soluzione militare al conflitto in Siria» e che auspicato «compromessi» tra le parti, è intervenuto il presidente degli Usa, Barack Obama. Nel suo intervento Obama ha sottolineato che «l'Iraq ci ha insegnato che non possiamo risolvere problemi da soli» e che «lavoreremo con Russia e Iran per risolvere il conflitto» in Siria ma ha ribadito il suo «no ad Assad». In Libia ha ammesso il presidente Usa «avremmo dovuto fare di più per evitare un vuoto di potere».

Facebook porta internet nei campi profughi

Facebook porta internet nei campi profughi. Mark Zuckerberg ha annunciato il suo piano di portare il suo “gioiello" all'interno dei campi profughi. Zuckerberg sostiene che, portando l'accesso a internet nei campi, si garantirebbe un migliore accesso dei profughi agli aiuti comunitari. E - si legge su Independent - faciliterebbe i contatti tra i rifugiati e le loro famiglie. In questo modo si fornirebbero anche dati alle agenzie delle Nazioni Unite. «I dati possono aiutarci a prendere decisioni più intelligenti, ma solo se interpretati rapidamente e con sicurezza, - aggiunge Zuckerberg - quindi vogliamo aiutare l'Onu a prendere decisioni che possono far avanzare i nostri obiettivi». Secondo il creatore di Facebook l'accesso a internet globale deve essere alla base del programma di sviluppo mondiale per aiutare a sradicare la povertà. «Connettendo più persone nei paesi in via di sviluppo, - ritiene Zuckerberg - abbiamo l'opportunità di creare più di 140 milioni di nuovi posti di lavoro, sollevare dalla povertà 160 milioni di persone e dare a 600 milioni di bambini l'accesso a strumenti di apprendimento».

Deputato polacco ruba iPad in Parlamento

VARSAVIA. Si avvicina guardingo, prima sfoglia dei documenti, poi si guarda intorno e afferra un iPad lasciato incustodito sul tavolo, allontanandosi come se nulla fosse. Peccato che le telecamere del Parlamento polacco lo abbiano colto sul fatto e che il 'fattaccio' sia finito in televisione, trasmesso dalla rete polacca Tvn24. Jerzy Szmit, 55 anni, deputato del partito PiS, si è subito difeso: «Non era intenzionale».

Ucciso trafficante di uomini in Libia. Farnesina smentisce coinvolgimento

TRIPOLI. Sarebbe stato ucciso a Tripoli, in Libia, uno dei boss del traffico di esseri umani a Zuwara. Lo riferisce il giornale online Libya Herald, secondo cui Salah al-Mashkout sarebbe stato ucciso venerdì mattina nella capitale libica insieme a otto suoi miliziani. Al-Maskhout, si legge sul Libya Herald, si trovava a Tripoli «a casa di parenti», nella zona del Tripoli Medical Centre, quando all'uscita dall'abitazione insieme ai suoi miliziani «uomini armati hanno bloccato la strada e li hanno affrontati». Secondo la ricostruzione, è scoppiata una «sparatoria» e sarebbero rimasti tutti uccisi. Il giornale online riporta di ipotesi secondo cui l'obiettivo iniziale degli «assalitori, che non sono stati identificati», era di «catturare» al-Maskhout, ritenuto tra i «principali operatori del traffico di migranti" dalla Libia verso l'Europa. Nessuno degli «uomini armati» sarebbe rimasto ucciso. «Sembravano professionisti», si legge.

 
Farnesina: nessun coinvolgimento di italiani. Con una nota la Farnesina smentisce categoricamente la notizia di qualsiasi coinvolgimento di forze speciali italiane in Libia apparsa su mezzi di informazione in relazione alla vicenda relativa a Salah al-Maskhout.

Nipote di al-Maskhout: mio zio è vivo e non è uno scafista. Salah al-Maskhout «è vivo e non ha nulla a che vedere con il traffico di esseri umani». È quanto si legge sul giornale on line MaltaToday, che attribuisce le dichiarazioni a un uomo che afferma di essere un nipote di al-Maskhout. La fonte sostiene che suo zio, che avrebbe lasciato l'esercito nel 1996 all'epoca del regime di Muammar Gheddafi, non sia collegato a nessuna delle milizie attive in Libia. Interpellate da MaltaToday, persone che affermano di essere amici e parenti di Al-Maskhout smentiscono quindi le notizie circolate in precedenza sull'uccisione dell'uomo e il suo coinvolgimento nel traffico di esseri umani dalla Libia verso l'Europa. Le fonti, stando a quanto si legge, sostengono che Al-Maskhout lavori per una «compagnia energetica a Tripoli».

Volkswagen, l'Ue sapeva da due anni

BRUXELLES. L'Unione Europea era da almeno due anni a conoscenza dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni: a lanciare l'allarme, un rapporto del 2013 del Joint Research Centre della Commissione Europea che aveva evidenziato l'incapacità degli organismi comunitari nel tenere sotto controllo l'industria automobilistica. Lo scrive oggi il Financial Times segnalando come nel documento si ponesse l'attenzione sui problemi posti da dispositivi - peraltro illegali in Europa dal 2007 - in grado di alterare i risultati delle emissioni. Il rapporto del centro di ricerca invitava a testare su strada le auto diesel invece che in laboratorio, dal momento che "i sensori e i componenti elettronici nelle auto moderne sono in grado di 'rilevare' l'inizio di una prova di emissioni in laboratorio». Questi dispositivi, si indicava con estrema precisione, possono «attivare, modulare, ritardare, o disattivare i sistemi di controllo delle emissioni». Al contrario, continuava il rapporto, i test condotti su strada «inequivocabilmente indicano che i veicoli superano i limiti delle normative attuali».

Usa, poliziotto uccide disabile afroamericano

NEW YORK. Rischia di alimentare nuove tensioni l'uccisione di un afroamericano disabile, freddato a colpi di pistola da alcuni agenti di polizia nella città di Wilmington, nello stato del Delaware. Il tutto è stato filmato da un passante che ha poi messo il video su Youtube. Secondo quanto affermato dal capo della polizia locale Bobby Cummings, gli agenti sono intervenuti dopo una segnalazione riguardante una persona che aveva sparato. L'uomo Jeremy McDole, 38enne costretto su una sedia a rotelle, sarebbe stato armato e non avrebbe rispettato le richieste degli ufficiali che hanno aperto il fuoco in quanto temevano per la propria incolumità. Diversa la versione della madre della vittima che sostiene si sia trattato di una vera e propria esecuzione, in quanto il figlio era disarmato. Il Dipartimento dell'Ufficio di diritti civili e la giustizia del Delaware sta studiando il caso per stabilire se gli agenti hanno agito secondo la legge.

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