Mercoledì 14 Novembre 2018 - 4:46

Ecco chi è Varoufakis, il falco anti-austerity

ATENE. Economista e blogger, 53enne, Yanis Varoufakis ha guidato dalla fine di gennaio il dicastero più delicato del governo targato Alexis Tsipras, quello delle Finanze. Un ministero, il suo, chiamato a riportare fiducia in una popolazione stremata da sei anni di recessione economica e dalla 'cura' lacrime e sangue imposta dalla troika, ma soprattutto chiamato a rinegoziare con Ue-Bce e Fmi un alleggerimento degli impegni sul debito. Era stato lui, pochi giorni fa, a definire i creditori della Grecia «terroristi».

 

Tanto è stato deciso il piglio con cui ha guidato il suo dicastero, tanto molto informale l'atteggiamento di Varoufakis, fatto di spostamenti in moto e abbigliamento casual, culminato nella t-shirt indossata nella conferenza stampa post-referendum e nelle dimissioni annunciate via web.

 

Doppio passaporto, greco e australiano, Varoufakis (da subito assurto alle cronache anche come il più avvenente dei ministri greci, complice il fisico atletico e il fascino intramontabile del biker) aveva reso noto via web anche il suo arrivo. L'incarico affidatogli dal premier in pectore era stato rivelato attraverso il suo blog, ore prima dell'annuncio ufficiale. Un annuncio che aveva violato il 'cerimoniale' ma non il suo stile senza fanfare. Varoufakis raccontò di aver accettato dopo l'incontro con un professore di lingue disoccupato che gli aveva chiesto di «fare qualcosa» per la Grecia. E sarebbe stato a lui, aveva promesso Varoufakis, «e non allo spread o ai vecchi accordi» che avrebbe pensato quando sarebbe entrato al Ministero delle Finanze. Forse con la stessa logica stamattina, all'indomani di una vittoria piena al referendum, deve aver pensato che la cosa migliore che potesse fare per Atene era fare un passo indietro nel tentativo di far ripartire un difficile dialogo con la troika.

Già docente universitario, Varoufakis aveva lasciato poche settimane prima di insediarsi nel governo greco la cattedra di economia presso l'Università del Texas di Austin per scendere in campo al fianco di Tsipras durante la campagna elettorale.

Prima c'erano stati gli studi all'università di Essex, poi il titolo di ricercatore a Cambridge. Una carriera accademica in cui Varoufakis non ha mai nascosto l'attitudine a demolire miti e convinzioni delle scienze economiche, spiegando - sul suo blog - come questo lo abbia fatto vivere come «un teologo ateo in un convento medievale».

A fianco della sua attività accademica Varoufakis ha scritto diversi saggi, tra i quali 'The Global Minotaur' sulle origini americane della crisi finanziaria globale, già tradotto in tedesco, greco, italiano, spagnolo e presto in finlandese. Ed era stato annunciato tempo fa anche un nuovo libro in preparazione, il cui titolo era nel pieno solco della sua fama di 'falco' anti-austerity: 'Reverse Alchemy: Europe on the Road to Disintegration'.

Personaggio eclettico (fino a poco tempo fa era anche consulente di una azienda di videogames), amante dell'arte a sfondo sociale, dieci anni fa, nel 2005 ha viaggiato per un anno a fianco dell'artista Danae Stratou, sua attuale compagna, per visitare sette confini caldi: Palestina, Etiopia-Eritrea, Kosovo, Belfast, Cipro, Kashmir e la frontiera Usa-Messico. Un'esperienza dalla quale è nata l'installazione 'Cut' di cui il neo ministro delle Finanze greco ha scritto i testi.

Le conseguenze del referendum: stop aiuti per la Grecia

ATENE. Non ci saranno più aiuti europei e non ci saranno più piani di salvataggio. Almeno nelle forme e nella sostanza conosciute finora. Questo, a meno di un nuovo accordo che, nonostante l'ottimismo di facciata del governo di Atene, sembra difficilissimo da raggiungere in tempi stretti. La vittoria del 'No' al referendum, ormai assodata visti i primi risultati ufficiali, apre uno scenario 'stand alone' per la Grecia, ancora formalmente nell'Euro e nella Ue ma, di fatto, fuori dal sistema di solidarietà e di regole che l'integrazione europea ha prodotto. E spetta in primo luogo alla Bce, da lunedì mattina, rispondere alla richiesta di Atene di aumentare la liquidità d'emergenza e fare fronte alle turbolenze che potrebbero scatenarsi sulle piazze finanziarie europee.

 
Default. L'ipotesi diventa certezza. E anche in tempi rapidi. E' infatti presumibile che le procedure aperte con l''evento di default' denunciato dal Fmi siano portate rapidamente avanti dall'Efsf, il fondo Salva Stati, che vanta la maggior parte del credito verso Atene.

Euro e Ue. E' presumibile che la Grecia resti formalmente nell'area Euro e nell'Unione europea. Questo, soprattutto perché i Trattati non prevedono né procedure di autoesclusione né, tantomeno, procedure di espulsione.

Aiuti e finanziamenti. Con la proposta dei creditori bocciata alle urne del referendum, almeno in teoria, la Grecia sarà esclusa da ogni programma di salvataggio. Nelle parole delle vigilia, i principali leader e anche i vertici delle istituzioni europee hanno prospettato uno scenario in cui non ci sarebbe più spazio per nuovi negoziati. Questo, a meno di una improbabile marcia indietro collettiva degli stati europei.

Bce e banche. La conseguenza più immediata del 'No' è lo stop alle iniezioni di liquidità della Bce che stanno tenendo in vita le banche greche. Anche se la banca centrale greca, già lunedì mattina, chiederà un'estensione della liquidità d'emergenza Ela. E con i rubinetti chiusi gli istituti di credito rischiano di andare rapidamente verso il fallimento. Unica alternativa tecnica è quella di stampare una moneta alternativa all'Euro, opzione smentita dal governo di Atene, e costituire una sorta di doppio binario, per le transazioni interne e per quelle estere, che resterebbero in Euro. Come sostenuto più volte da Draghi nelle ultime settimane, si entra in un terreno 'ignoto', anche dal punto di vista giuridico-legale.

Debito. E' probabile che la prima richiesta ufficiale di Atene, dopo l'aumento delle liquidità, possa essere quella di una sostanziale ristrutturazione del debito.

Depositi e capitali. I depositi che ancora ci sono, quelli sopravvissuti al corsa al prelievo delle ultime settimane, saranno sottoposti a misure di stretto controllo, a partire da tetti molto bassi per i soldi ritirati al bancomat. Anche per il flusso dei capitali, soprattutto per le transazioni con l'estero, arriveranno pesanti restrizioni.

Il pil di Atene. Si calcola una ricaduta nel primo anno sul pil di almeno il 10%. Anche su questo fronte, però, le previsioni non possono che essere approssimative. Non ci sono precedenti in Europa e l'unico riferimento possibile, seppure con un contesto socio-economico profondamente diverso, è l'Argentina del 2001.

La Grecia dice "no" alla troika, Renzi convoca Padoan

ATENE. La Grecia sceglie di dire 'Oki' alle condizioni dell'accordo con i creditori. Con il 51,67% dei seggi scrutinati, il 'no' nel referendum ha ottenuto il 61,22% dei voti, contro il 38,78% dei 'sì'. A piazza Syntagma, sotto il palazzo del Parlamento, esplode la gioia: si balla sirtaki, si canta, si urla "oki, oki". L'affluenza è stata di circa il 65% degli aventi diritto al voto. Sono stati circa 10 milioni i cittadini chiamati alle urne. I seggi si sono aperti alle 7 (le 6 in Italia) e si sono chiusi alle 19 (le 18 da noi). La tv greca ha riferito che il premier Alexis Tsipras, con il delinearsi del risultato del referendum, ha avuto una serie di colloqui telefonici con numerosi leader europei, a cominciare dal presidente francese, Francois Hollande. Secondo alcune indiscrezioni, il premier avrebbe anche contattato il presidente della Bce, Mario Draghi.

«Con questo risultato il primo ministro ha un mandato chiaro dal popolo greco», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo ellenico Gavriil Sakellaridis, invitando i greci all'unità nazionale. La drammatica situazione greca non consente ritardi e «i negoziati che riprenderanno dovranno concludersi molto in fretta, nel giro di 48 ore" ha sottolineato Sakellaridis. «Faremo ogni sforzo per chiudere (un accordo, ndr) in fretta» con le controparti internazionali, ha aggiunto.

I creditori «hanno rifiutato ogni proposta di trattativa», perché «volevano umiliarci, volevano colpirci per la nostra resistenza» ha evidenziato il ministro dell'Economia greco, Yanis Varoufakis. «Da domani l'Europa inizi a curare le nostre ferite - ha detto Varoufakis - La Commissione Ue deve giocare un ruolo positivo. Da domani, con il coraggioso 'no' al referendum, tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni e chiameremo tutti i nostri partner, uno ad uno, per trovare un luogo comune e definire un'intesa positiva per tutti».

Varoufakis ha anche detto esplicitamente che la ristrutturazione del debito «è uno degli obiettivi» del governo di Atene, facendo riferimento alla posizione assunta in questo senso dal Fmi: «Ci proporremo al tavolo per cercare una soluzione di accordo favorevole a entrambe le parti».

La tv Mega ha riferito che la Banca di Grecia è pronta a chiedere ufficialmente alla Bce un aumento di liquidità di emergenza. Il Consiglio direttivo della Bce dovrebbe riunirsi domani mattina per fare il punto della situazione dopo l'esito del referendum greco e decidere sulla liquidità d'emergenza per le banche greche. Lo confermano all'Adnkronos fonti finanziarie.

Il vice ministro delle Finanze, Nadia Valavani, ha affermato alla tv greca che finché le restrizioni sui capitali rimarranno in vigore i greci non potranno ritirare i contanti custoditi nelle cassette di sicurezza delle banche.

«Molti possono ignorare la volontà di un governo ma nessuno può ignorare la volontà di un popolo» aveva dichiarato Tsipras subito dopo aver votato per il referendum nel quartiere Kypseli situato nel centro di Atene. Il premier si era detto "ottimista" per l'esito: «Oggi è un giorno di festa perché la democrazia è in festa. Sono fiducioso che da domani apriamo la strada per tutti i popoli d'Europa».

Il presidente greco, Prokopis Pavlopoulos, ha lanciato un appello per l'unità del Paese di fronte all'esito del voto. «La giornata di oggi appartiene solo ai cittadini, che sono chiamati a decidere del futuro di questo Paese e della nostra gente. Indipendentemente dal risultato del referendum, abbiamo l'obbligo di percorrere la difficile strada del domani con assoluta unità. E' quanto i nostri avi hanno fatto nei momenti cruciali e il nostro dovere oggi. Andremo avanti insieme», ha affermato Pavlopoulos, al suo seggio, alla scuola elementare di Filothei-Psychiko.

Gli elettori erano chiamati a rispondere sì (nai) o no (oki) al seguente quesito: «Si deve accettare la bozza di accordo presentata da Commissione europea, Bce ed Fmi all'Eurogruppo del 25 giugno e che consiste di due parti? Il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell'attuale programma e oltre' e il secondo 'Analisi preliminare sulla sostenibilità del debito'». Per il 'no' si è schierata la coalizione della sinistra radicale, Syriza, del premier Alexis Tsipras, e la destra nazionale di Anel, che è al governo, oltre ai neonazisti di Alba Dorata. Per il sì si è schierata tutta l'opposizione, i conservatori di Nuova Democrazia, i socialisti del Pasok, e To Potami, di centrosinistra. La vice leader di Nuova Democrazia, Dora Bakoyannis, ha chiesto al leader del partito ed ex premier Antonis Samaras di dimettersi. Lo riferisce l'agenzia Ana. Bakoyannis ha riferito a Samaras di essere lei stessa disposta a rinunciare alla candidatura per la leadership del partito se questa dovesse risultare un ostacolo alle sue dimissioni.

Intanto, per valutare le conseguenze del referendum in Grecia, il presidente francese Hollande riceverà domani all'Eliseo la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Mentre il premier Matteo Renzi ha convocato a Palazzo Chigi, domani mattina alle 9.30, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. E' quanto si apprende da fonti di governo.

Storione gigante salta in barca
e uccide bambina
di 5 anni

WASHINGTON. Una bambina di 5 anni, Jayln Rippy, è morta mentre era in gita in barca lungo il fiume Suwannee in Florida dopo essere stata colpita da un grosso storione che è saltato dentro la barca. La madre Tanya e il fratellino Trevor di 9 anni, che si trovavano anche loro in barca, sono rimasti gravemente feriti tanto da dover ricorrere a un intervento chirurgico di ricostruzione facciale. La 'Fish and Wildlife Conservation Commission' della Florida, che ha confermato l'incidente, ha riferito che questo è il primo caso mortale ma quest'anno si sono registrati altri quattro incidenti.

Grecia, Varoufakis senza freni: «Creditori terroristi»

ATENE. Nei giorni scorsi li aveva definiti «criminali», oggi «terroristi». Alla vigilia del referendum, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis alza ulteriormente i toni dello scontro verbale con Bce, Fmi e Commissione europea, accusati di voler «umiliare i greci». «Quello che fanno con la Grecia ha un nome, terrorismo - ha denunciato Varoufakis in un'intervista al quotidiano spagnolo El Mundo - Oggi quello che vogliono Bruxelles e la troika è che il s» vinca per poter così umiliare i greci».

 

Il ministro si è detto poi «assolutamente e completamento certo che, qualunque sia l'esito del referendum, lunedì ci sarà un accordo e martedì riapriranno le banche».

 

«L'Europa ha bisogno di un accordo - ha ripetuto Varoufakis al quotidiano spagnolo - la Grecia ha bisogno di un accordo, dunque arriveremo a un accordo». Ma, ha avvertito, «quello che succederà se vince il 'sì' al referendum è che avremo un accordo non brutto, ma assolutamente nefasto. Nefasto perché non sarà sostenibile... e il tira e molla continuerà» ancora con i creditori a Bruxelles, perché quello che sarà firmato sarà un accordo solo per i prossimi cinque mesi, mentre «dovremo negoziarne un altro». Invece, sostiene il ministro delle Finanze, «se vincerà il no, il premier Alexis Tsipras disporrà delle armi per riuscire a negoziare un accordo migliore». «Non mi equivochi - ha avvertito Varoufakis - se vince il no non avremo un accordo fantastico, però riusciremo ad ottenere che non sia tanto negativo come quello che ci propongono». Se domani vincerà il no, ha aggiunto il ministro, Tsipras«"lunedì volerà a Bruxelles e otterrà un accordo migliore e il giorno successivo le banche greche riapriranno».

Anche di questo, Varoufakis è più che certo: «Le forze conservatrici in Europa sperano e desiderano che vinca il sì, questo è chiarissimo. Se sarà così, il giorno successivo Mario Draghi premerà il bottone rosso, la linea di liquidità di emergenza (Ela) tornerà a funzionare e le banche riapriranno i battenti martedì». Ma anche nel caso opposto, di una vittoria del no, conclude, «nonostante le minacce con le quali stanno cercando di condizionare il voto, Tsipras andrà subito a Bruxelles lunedì, raggiungerà un accordo e le banche apriranno egualmente».

Ai microfoni della tv Skai, il presidente dell'Unione delle banche greche, Louka Katseli, ha assicurato che non c'è nessun piano di prelievo forzoso sui depositi, smentendo un'indiscrezione del Financial Times che parlava di un piano per tagliare almeno il 30% dei depositi sopra gli 8mila euro. «Non esiste alcun piano del genere - ha sottolineato Katseli - Lo scenario di un taglio dei depositi è fantasioso».

Intanto manifestazioni per il "no" si svolgono in tutta Europa. Non solo in Grecia e non solo nei Paesi dell'eurozona la gente è scesa in piazza a sostegno delle ragioni del governo di Tsipras, per dire "no" all'austerità e ai piani finora proposti ad Atene dai creditori internazionali. Dopo le manifestazioni di Roma, Parigi e Bruxelles, per oggi sono previste marce di solidarietà anche in Gran Bretagna, all'insegna dello slogan «siamo tutti greci». In particolare, sono state organizzate manifestazioni a Londra, Liverpool e Edimburgo.

Le banche greche: «Liquidità fino a lunedì»

ATENE. «Il referendum di domenica non determinerà l'appartenenza della Grecia all'euro». A ribadirlo è stato il premier greco Alexis Tsipras, parlando del voto che si terrà domenica. E ha aggiunto, rivolto agli elettori: «Vi esorto a dire no a ultimatum, ricatti e paura. A dire no alle divisioni. Poi l'esortazione a votare con calma, facendo le proprie scelte sulla base degli argomenti e non degli slogan». «Vi esorto - ha aggiunto - ad agire con civiltà e rispetto delle opinioni opposte, in modo da presentarci in un fronte unito ai negoziati». Perché «è giunto il momento della responsabilità e la democrazia. Mettiamo a tacere chi semina paura e chiacchiere senza fondamento di disastri». Ora, ha proseguito il premier, l'Fmi afferma che il debito greco «può essere sostenibile solo con un taglio del 30% e un periodo di grazia di 20 anni». Ma questo rapporto, diffuso ieri, «non è mai stato condiviso con le istituzioni nei cinque mesi in cui abbiamo negoziato».

Intanto la presidente dell'associazione delle banche greche Louka Katseli - secondo quanto riportano i media ellenici - fa sapere che le banche greche hanno un «cuscino di liquidità» di un miliardo di euro fino a lunedì. Oltre quella data, la liquidità dipenderà dalle decisioni della Bce.

 

Juncker: «Se vince il no Atene sarà più debole»

BRUXELLES. «Se i greci voteranno no» al referendum di domenica, «la loro posizione sarà drasticamente indebolita» nel processo negoziale con i creditori. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in una conferenza stampa a Lussemburgo in occasione dell'avvio della presidenza lussemburghese dell'Ue. «Se voteranno sì - ha sottolineato - i negoziati saranno comunque difficili». parole che suonano come una smentita ale dichiarazioni rilasciate dal ministro delle Finanze Greco, Yanis Varoufakis, che aveva sostenuto che l'accordo tra la Grecia e i creditori internazionali «è più o meno fatto», aggiungendo: «Che ci sia un sì o un no un accordo è in vista».

Grecia, sì in lieve vantaggio Varoufakis: «Accordo più
o meno fatto»

ATENE. Il sì al referendum di domenica in Grecia resta in lieve vantaggio. E la consultazione voluta dal premier, Alexis Tsipras, si sta rivelando un boomerang per il Governo. Secondo una rilevazione condotta dall'istituto Alco e pubblicata dal quotidiano Ethnos, il 44,8% dei greci voterebbe a favore del piano dei creditori internazionali, mentre i no si fermerebbero al 43,4%. Gli indecisi sono l'11,8%.

 

Dallo stesso sondaggio emerge che il 74% dei greci continua a volere che il Paese resti nella zona euro, contro il 15% che chiede il ritorno alla dracma ed un 11% che non si pronuncia in merito. Ieri, un sondaggio condotto da Gpo dava in vantaggio i sì con 47,1%, contro il 43,2% di no.

 

L'accordo tra la Grecia ed i creditori internazionali «è più o meno fatto». È quanto ha sostenuto il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, intervistato dalla radio irlandese Rte a due giorni dal referendum, rivelando che questa settimana sono continuati i colloqui tra il suo governo e la Commissione europea e la Bce. «Che ci sia un sì o un no - ha detto Varoufakis - un accordo è in vista. Se ci sarà un sì, il governo greco andrà semplicemente a mettere la firma sulla proposta delle istituzioni del 25 giugno». Al contrario, «se ci sarà un no, posso assicurarvi che in questa settimana di impasse, abbiamo avuto delle proposte molto interessanti da funzionari europei, in modo confidenziale, e un accordo è più o meno fatto».

Ieri sera, in un'intervista con la televisione Ant1, il premier Alexis Tsipras aveva detto: «Se vince il no, ed il no è più forte, vi assicuro che il giorno dopo sarò a Bruxelles. La gente non deve preoccuparsi, perché 48 ore dopo il referendum avremo un accordo». Se, invece, a vincere fosse il sì, la scelta degli elettori greci sarà rispettata, aveva promesso.

«Naturalmente - aveva detto, senza parlare esplicitamente di dimissioni - agiremo secondo la Costituzione, non sulla base della nostra volontà. Attueremo la Costituzione, il volere del popolo sarà legge. Resterò nel mio ruolo come garante istituzionale e attiverò le necessarie procedure».

Con o senza l'Euro: per la Grecia 5 scenari possibili

ATENE. Restare o uscire dalla zona euro non sono le due uniche strade che il governo ellenico ha davanti, ma sono i due estremi di una serie di soluzioni possibili, tra le quali l'uso di due valute parallele o di una moneta nazionale agganciata all'euro.

 

Grecia nell'eurozona. La Grecia nella zona euro è senza dubbio nel breve termine l'opzione meno dolorosa per l'economia ellenica, scrive il Wall Street Jornal. Le banche greche riceverebbero di nuovo i prestiti della Bce e verrebbe sbloccato il controllo sui capitali. A patto che si raggiunga un accordo con i creditori.

 

Grecia con l'euro ma fuori dall'Uem. La Grecia manterrebbe l'euro ma esce dalla zona euro: è la formula un po' bizantina ipotizzata dall'economista Jacob Funk Kierkegaard del Peterson Institute di Washington. E' la cosiddetta 'Opzione Montenegro' ribattezzata così perché Atene diventerebbe, come le economie dei Balcani, un altro dei paesi relativamente poveri, unilateralmente "euroizzati", scrive Funk Kierkegaard. L'enorme svantaggio di questa soluzione è che la Grecia non avrebbe accesso ai prestiti della Bce, con la conseguenza che una crisi di liquidità delle banche sarebbe una crisi di solvenza a scapito del sistema finanziario e dunque della crescita. Per ovviare a questo rischio le banche rischierebbero di finire in mani straniere che avrebbero il ruolo di creditore di ultima istanza. Un caso simile si è verificato in Messico durante la crisi del 1994-95 che non ha adottato il dollaro ma per evitare il collasso delle banche ha aperto agli acquirenti stranieri.

Dracma agganciata all'Euro. La Grecia stamperebbe una nuova valuta ma agganciata all'euro, come aveva fatto nel 1992 l'Estonia fresca di indipendenza dall'Urss con il marco tedesco. La quantità di nuova dracma in circolazione dovrebbe essere pari alle riserve estere elleniche, 5,8 mld di dollari secondo le ultime stime. Questa soluzione, tra le meno probabili, imporrebbe una severa disciplina di bilancio.

Euro e dracma, due valute parallele. L'ultima opzione è quella che gli economisti chiamano il sistema duale, in cui dracma e euro circolano fianco a fianco. Una casistica che ha molti precedenti nella storia e a sui il governo ricorrerebbe se fosse a corto di euro, fino all'esaurimento di quest'ultimo.

Ritorno alla Dracma. Il passaggio alla nuova dracma potrebbe avvenire gradualmente, come nel caso del sistema duale, o in modo repentino. Nel secondo caso la Grecia avrebbe da subito il controllo della sua politica monetaria. Inoltre nel breve periodo una dracma svalutata provocherebbe forte volatilità e turbolenze sui mercati finanziari, ma nel lungo termine potrebbe essere un motore per la crescita futura dell'economia greca stimolando consumi ed esportazioni. A patto che il paese metta in atto serie politiche economiche.

Non va in bagno per 8 settimane: 16enne muore

LONDRA. Fobia dei servizi igienici: un disturbo che ha causato la morte per attacco cardiaco di un'adolescente britannica di 16 anni. La ragazza è deceduta dopo essersi trattenuta dall'andare in bagno ben otto settimane: l'assenza di movimento intestinale ha creato una forte compressione della cavità toracica e degli organi interni. Un'inchiesta in corso a Turo, Cornovaglia, ha rivelato che avrebbe potuto essere salvata con un adeguato trattamento, ma lei si era rifiutata di andare dal medico, racconta il Telegraph on line.

 
La ragazza, affetta anche da autismo lieve, aveva sofferto di problemi intestinali per gran parte della sua vita, ma i medici non erano riusciti a determinarne la causa. Il suo medico di famiglia ha riferito di averle prescritto dei lassativi, ma di non averle esaminato l'addome.

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