Giovedì 21 Febbraio 2019 - 16:18

Il Labour vira
a sinistra: eletto Corbyn

LONDRA. L'esponente della sinistra laburista Jeremy Corbyn è il nuovo leader del partito dopo aver vinto le primarie con il 59,5 per cento dei voti. Il suo primo atto da leader, subito dopo il discorso di accettazione a Westminster, è stato quello di raggiungere le migliaia di persone che questo pomeriggio hanno sfilato in piazza a Londra in solidarietà con gli immigati. Corbyn prende il posto di Ed Miliband che aveva lasciato a maggio dopo la sconfitta alle elezioni stravinte dal premier conservatore David Cameron, dopo aver battuto Andy Burnham (19% dei voti), Yvette Cooper (17%) e la 'blairiana' Liz Kendall ferma al 4,5 per cento. Blair aveva fatto campagna contro Corbyn, a suo dire una minaccia per il partito.

«Bisogna aprire i cuori e le menti e il nostro atteggiamento per sostenere persone disperate, che hanno bisogno di un posto sicuro in cui vivere, che vogliono contribuire alla nostra società, e che sono esseri umani proprio come noi», ha affermato Corbyn a Parliament Square, dove ha parlato ai manifestanti della marcia al fianco di un altro campione della sinistra britannica, il cantante Billy Bragg, suo compagno di tante battaglie. Corbyn aveva iniziato la sua corsa solo pochi mesi fa come un outsider e oggi l'ha vinta con una solida maggioranza: incarna l'antitesi del New Labour e del consenso neo liberista di stampo thatcheriano che non sembrava più consentire dissenso neanche all'interno del suo partito. La sua vita e la sua carriera sono lo specchio delle politiche sociali, anti austerity, movimentista, di cui è promotore e per cui è stato eletto.

È quasi una caricatura del sinistrorso con la barba (che lui coltiva da quando appena maggiorenne ha trascorso due anni in Giamaica con il Voluntary Service Overseas), 66 anni, da 40 anni sempre presente a proteste e manifestazioni di piazza, spesso con il megafono in mano, campione delle cause controverse come l'abolizione della monarchia. Ha saputo fare leva sulla fama di politico onesto, credibile, coerente. L'unico che può forse essere di ispirazione per una nuova generazione di attivisti, e convincerli dell'esistenza di una alternativa allo status quo abbracciato da destra e sinistra.

Fa parte di un gruppo di laburisti che sembravano consegnati alla polvere della storia di cui fanno parte Diane Abbott e John McDonnell, rimasti fedeli ai loro principi anche sotto la leadership di Tony Blair e Gordon Brown. Mai una nomina pubblica, mai un riflettore su di lui, in decenni di attività politica e 32 come deputato alla Camera dei comuni, dove è stato eletto la prima volta nel 1983.

Basso profilo, frugale (è sempre fra gli ultimi nella classifica dei rimborsi spese dei parlamentari) rappresenta l'opposto del personalismo: la sua biografia non contiene aneddoti divertenti o gossip patinati. non ha neanche mai neanche aspirato cannabis. Ma solo, come sottolinea la BBC, una lunga lista di battaglie in cui si è impegnato in prima persona (disarmo nucleare, Irlanda del Nord, minatori, anti apartheid, solidarietà ai palestinesi, lotta contro gli errori della giustizia per gli attivisti dell'Ira, diritti degli animali, guerra in Iraq, diritti gay). «Non spendo molto. Ho una vita normale. Vado in bici e non ho una macchina», aveva dichiarato nei mesi scorsi in una intervista al Guardian.

Famiglia della media borghesia alle spalle, mamma Naomi insegnante di matematica, papà David ingegnere elettrico (i genitori si erano conosciuti a una marcia in sostegno dei repubblicani spagnoli a Londra), originario del paesino di Kingdom St Martin nel Wiltshire si è poi trasferito a sette anni, con la sua famiglia, in una casa più grande a Pave Lane, nello Shropshire. Il minore di quattro fratelli, Corbyn si è spostato lo scorso anno in terze notte con la compagna di origini messicane Laura Alvarez, e ha tre figli dalla seconda moglie.

Vegetariano, non beve. Il suo ristorante preferito è il diner etnico Gaby's nel West End di Londra, dove va di solito dopo le manifestazioni di Trafalgar Square per rifocillarsi di humus. È tifoso dell'Arsenal, ama fare le marmellate con la frutta che raccoglie su un piccolo lotto di terra, fa parte dell'All Party Parliamentary Group for Cheese (il gruppo di deputati che si interessano all'industria dei latticini), ed è un amante borderline dei trenini. Ama il poeta WB Yeats, la scrittrice nigeriana Chinua Achebe e la letteratura latinoamericana, parla perfettamente spagnolo, i suoi film preferiti sono il Grande Gatsby e Casablanca. È stato uno dei maggiori critici di Tony Blair e all'epoca dell'ex premier centinaia di volte alla Camera dei comuni ha votato diversamente dalle indicazioni del partito. Ha iniziato la sua carriera politica nel sindacato del commercio, non si è laureato dopo aver iniziato a seguire i corsi di Studi sul sindacato al Politecnico di North London. Nel 1974 la sua prima vittoria, l'elezione al consiglio distrettuale di Haringey, a North London. Oggi, la conquista del Labour.

La Merkel
alle rifugiate: «Imparate
il tedesco»

BERLINO. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto oggi alle donne rifugiate in Germania di iniziare una nuova vita nel paese attraverso l'apprendimento della lingua e l'integrazione nella società. «Cercate di imparare la nostra lingua!», ha esortato la leader cristiano democratica nel suo intervento settimanale via radio, rivolta alle decine di migliaia di donne del Medio Oriente che cercano una nuova vita in Germania. «Colui che parla tedesco può integrarsi meglio nella nostra società», ha spiegato ancora Merkel, suggerendo che le donne «nel peggiore dei casi, possono imparare il tedesco con i loro figli che stanno apprendendo meglio la lingua grazie alla scuola». «E poi cercate il contatto - ha aggiunto la cancelliera - non isolatevi rimanendo a vivere e lavorare all'interno della vostra comunità. Cercare di uscire». Dall'inizio dell'anno in Germania sono già stati registrati 450.000 nuovi rifugiati e si stima che entro la fine del 2015 i richiedenti asilo saranno 800.000. Dal 2005 sono stati attivati corsi di lingua e di orientamento obbligatori per gli immigrati, al fine di migliorare l'integrazione e correggere gli errori del passato. Tuttavia molte donne appartenenti sopratutto alla prima generazione di immigrati turchi hanno vissuto per decenni nel paese praticamente senza parlare il tedesco.

Crolla una gru sulla Grande Moschea, 65 morti tra i fedeli alla Mecca

RYAD. È salito a 65 il numero delle persone rimaste uccise e a 154 quelle ferite in seguito alla caduta di una gru sulla Grande Moschea delle Mecca a causa del forte vento. Lo ha reso noto la Protezione civile dell'Arabia Saudita citata dall'emittente Al Arabiya. La Grande Moschea della Mecca era molto affollata per via del pellegrinaggio annuale che porta anche tre milioni di persone nella città santa durante questo periodo dell'anno.

 

L'Arabia Saudita è stata colpita negli ultimi giorni da una tempesta di sabbia senza precedenti che ha investito altri Paesi del Medioriente, come la Siria e il Libano. Le autorità saudite hanno aperto un'inchiesta sull'accaduto, mentre sul luogo della strage sono stati dispiegati 15 squadre di soccorso, mediche e civili. Tutti gli ospedali de La Mecca sono in stato di massima allerta per ricevere i feriti e il bilancio delle vittime potrebbe salire. La gru era utilizzata nei lavori per l'espansione della Grande Moschea, finalizzati a consentire l'accoglienza di oltre tre milioni di pellegrini l'ora, soprattutto durante il pellegrinaggio annuale Hajj.

 

La Moschea di al-Haram, o Grande Moschea, nella città saudita della Mecca è il luogo più sacro dell'Islam e la destinazione di milioni di musulmani che ogni anno, e almeno una volta nella vita, intraprendono il pellegrinaggio Hajj. Al centro della moschea c'è la Kaaba, le cui parti più antiche risalgono al sedicesimo secolo. Si tratta di un edificio a forma di cubo nero al quale i musulmani di tutto il mondo si rivolgono quando pregano.

In base ai precetti dell'Islam, ogni musulmano in grado di farlo deve compiere un pellegrinaggio alla Grande Moschea della Mecca almeno una volta nella vita. Una volta alla moschea, i pellegrini eseguono il Tawaf, ovvero camminano sette volte intorno alla Kaaba in senso antiorario.

«Profughi in gabbia come animali», la denuncia di una volontaria

BUDAPEST. Profughi in gabbia, nutriti come bestie. È la denuncia di una volontaria austriaca, Michaela Spritzendorfer-Ehrenhauser, che ha pubblicato un breve video registrato nel campo ungherese di Roszke, al confine con la Serbia. Il filmato, realizzato mercoledì, mostra circa 150 persone ammassate tra recinzioni metalliche mentre gli agenti della polizia ungherese, che indossano mascherine protettive, lanciano buste con panini tra la folla. I profughi cercano di afferrare i sacchetti ma, rileva la volontaria, non si azzuffano tra loro. «È stato qualcosa di inumano, ma il fatto che queste persone chiaramente affamate non abbiano litigato parla per loro», ha detto Spritzendorfer, come riporta il Telegraph.

Orrore Isis: lapida donna per adulterio e getta gay da un palazzo

DAMASCO. I jihadisti del sedicente Stato islamico hanno lapidato a morte una donna accusata di adulterio nella piccola cittadina di Hajin, nella provincia orientale siriana di Dayr az-Zor, non lontano dal confine iracheno. La notizia è stata riferita su Twitter dagli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all'opposizione con sede in Gran Bretagna. Oltre all'orribile uccisione della donna, la cui identità non è stata rivelata, gli attivisti hanno denunciato altre 'esecuzioni' compiute dall'Is per comportamenti che i jihadisti hanno ritenuto anti-islamici. Sempre in Siria, un uomo accusato di «sodomia» è stato ucciso «lanciandolo dal tetto di un palazzo», ha sottolineato l'Osservatorio, evidenziando come questa sia la pena che lo Stato islamico applica agli «omosessuali». Un uomo, infine, è stato "giustiziato" ad al-Bukamal, sempre nella provincia di Dayr az-Zor, con l'accusa di aver tradito la moglie. L'uomo è stato ucciso da un plotone di esecuzione nella piazza al-Fayha'a davanti alla folla.

Infamia del'Is, minacce ai profughi
con la foto del piccolo Aylan

I rifugiati siriani che cercano la salvezza in Occidente compiono “un grave e pericoloso peccato” e mettono un’“ipoteca” sulle vite e le anime dei loro figli. Lo scrivono i jihadisti del sedicente Stato islamico (Is) in un articolo sulla loro rivista online ’Dabiq’, nel quale commentano la morte di Aylan al-Kurdi, il bimbo siriano trovato sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, la cui foto è diventata il simbolo della tragedia dell’immigrazione. 
In un articolo intitolato “Il pericolo di abbandonare la Dar ul-Islam” (la Casa dell’Islam), ovvero le terre del Califfato proclamato dall’Is che si estende tra la Siria e l’Iraq, i jihadisti mettono in guardia i migranti dal cercare rifugio in Europa. “Purtroppo, alcuni siriani e libici sono disposti a rischiare la vita e le anime di chi hanno la responsabilità di crescere secondo la sharia - i loro figli - sacrificando molti di loro durante il pericoloso viaggio verso le terre dei crociati governate dalle leggi dell’ateismo e dell’indecenza”, si legge nell’articolo. Nelle terre dell’Occidente - proseguono i jihadisti - i rifugiati e i loro familiari - sono sotto la costante minaccia di “fornicazione, sodomia, droga e alcol”. Lasciare il califfato - si sottolinea - apre "una porta all’abbandono dell’Islam da parte dei nostri figli e nipoti per il cristianesimo, l’ateismo o il liberalismo”.

Immigrati, la Danimarca ferma i treni

COPENAGHEN. La Danimarca ha sospeso a tempo indefinito i collegamenti ferroviari con la Germania. La decisione è stata annunciata dalla compagnia dei treni Dsb, dopo che in giornata la polizia aveva iniziato a bloccare i treni nel tentativo di registrare, e controllare, il flusso di immigrati diretti verso la Svezia nel quadro di nuove politiche sull'immigrazione più stringenti adottate dal governo. Agli immigrati bloccati sono state aperte scuole e centri sportivi. Le autorità danesi impongono loro di registrarsi se vogliono proseguire il loro viaggio.

 
Circa 200 persone si sono rifiutate di scendere dal vagone su cui si trovavano al porto di Rodby, sull'isola di Lolland, o di essere accompagnate ai centri di accoglienza danesi chiedendo di proseguire indisturbati il loro viaggio in Svezia. Circa 300 persone sono state bloccate sull'autostrada E45 vicino a Padborg che cercavano di percorrere a piedi dopo essere sfuggite alla polizia.

La settimana scorsa il Parlamento danese ha approvato il taglio dei sussidi per i rifugiati in cerca di asilo e lunedì il governo di minoranza di Lars Lokke Rasmussen ha diffuso annunci in tre diversi giornali libanesi per divulgare le nuove misure. Da sabato almeno 1.500 persone sono arrivate in Danimarca dalla Germania.

Siria, l'Iran chiude la porta al negoziato

TEHERAN. La Repubblica islamica ha negoziato con gli Usa sul suo programma nucleare, ma non intende farlo su altre questioni. Lo ha sottolineato la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, all'indomani dell'apertura del presidente Hassan Rohani in merito a un eventuale dialogo con gli Stati Uniti, con l'Arabia Saudita e con altri Paesi influenti per trovare una soluzione alla crisi siriana.

 
L'Iran «non ha avuto né avrà colloqui con gli Usa su questioni diverse dal negoziato sul nucleare», ha dichiarato l'ayatollah in un incontro pubblico nella moschea Imam Khomeini nel centro di Teheran. «Abbiamo accettato di discutere con gli americani solo sulla questione nucleare e per ragioni particolari e, grazie a Dio, i nostri negoziatori hanno fatto un buon lavoro», ha spiegato Khamenei, a cui spetta l'ultima parola in materia di politica estera. Su altri temi, ha ribadito, "non ho autorizzato i negoziati e non avremo colloqui con loro». Nel suo discorso Khamenei è tornato ad attaccare gli Usa, dicendo che, malgrado l'accordo del 14 luglio a Vienna, non hanno perso la loro «ostilità» nei confronti della Repubblica islamica. «Mentre un (governante americano, ndr) ti sorride, l'altro prepara una legge contro l'Iran», ha dichiarato il religioso, secondo il quale Washington ha voluto negoziare con Teheran perché considera il negoziato un mezzo per influenzare il Paese e imporre le sue richieste.

Ricordando poi come già il fondatore della Repubblica islamica, l'imam Ruhollah Khomeini, avesse definito gli Stati Uniti il "Grande Satana", Khamenei ha evidenziato che «alcune persone insistono nel rappresentare questo Grande Satana come l'angelo salvatore. La Nazione iraniana ha espulso questo Satana (dal paese, ndr) - ha proseguito - Non dobbiamo permettere che, una volta espulso dalla porta, possa rientrare dalla finestra e guadagnare influenza». Riferendosi infine ai commenti di alcuni analisti, secondo i quali, dopo la firma dell'accordo sul nucleare, Israele non si dovrà preoccupare dell'Iran per i prossimi 25 anni, Khamenei ha sottolineato che lo Stato ebraico «non sopravviverà» per così tanto tempo, aggiungendo che «il regime sionista non esisterà tra 25 anni».

Juncker: «Migranti e rifugiati prima priorità dell'Europa»

BRUXELLES. «La prima priorità dell'Unione europea sono i migranti e i rifugiati. Non è il momento di spaventarsi, ma è il tempo di essere coraggiosi, determinati e di concertare azioni per i rifugiati». Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nel suo discorso sullo Stato dell'Unione al Parlamento europeo a Strasburgo. «Non dobbiamo mai dimenticare che l'Europa è un continente di rifugiati», ha aggiunto. «La situazione non è buona. C'è mancanza di Europa in questa Unione europea e mancanza di unione in questa Unione europea. Questo deve cambiare, ora, e dobbiamo lavorare insieme», ha detto ancora Juncker.

 

«Dovere accogliere in Ue chi fugge da Isis». «L'Unione europea deve accogliere sul proprio territorio la gente che fugge dallo Stato islamico», ha sottolineato il presidente della Commissione europea aggiungendo: «Fino a che ci saranno problemi in Libia e la guerra in Siria questi problemi non spariranno. Ma nessun muro o barriera o mare fermerà chi fugge dall'Isis».

 

Intanto, la Commissione europea propone di redistribuire 160mila richiedenti asilo da Italia, Grecia e Ungheria, 120mila in più rispetto ai 40mila proposti a maggio. «Italia, Grecia e Ungheria - ha detto Juncker - non possono essere lasciate sole nell'affrontare questa sfida enorme».

Il presidente della Commissione Ue si è detto «fortemente favorevole a far lavorare i rifugiati ospitati nei Paesi europei e permettere loro di guadagnarsi da vivere. Il lavoro è dignità», ha spiegato. Poi l'affondo: «Non possiamo permettere di selezionare i rifugiati per la loro religione o le loro convinzioni. Non c'è religione o filosofia quando si tratta di aiuto umanitario». Riguardo alla crisi economica Juncker ha sottolineato che in Europa «non è ancora finita. Lo sarà quando avremo raggiunto la piena occupazione». «Fino a quando ci saranno 23 milioni di disoccupati, non potremo dire che la crisi sarà finita. Mi chiedo come un continente così ricco non possa avere questo obiettivo, che considero raggiungibile solo se lo vorremo», ha spiegato.

Immigrati, Orban: «Accelerare
la costruzione
del muro»

BUDAPEST. Il premier ungherese Viktor Orban vuole accelerare la costruzione del muro al confine con la Serbia per fermare il continuo afflusso di immigrati. Lo scrive il giornale filogovernativo Magyar Idok, secondo cui il primo ministro si sarebbe convinto della necessità di velocizzare i lavori e di mandare più operai dopo un'ispezione fatta ieri dal capo del suo staff Janos Lazar. Alta quattro metri e lunga 174 chilometri, la barriera doveva inizialmente essere terminata entro la fine di novembre, ma Orban aveva poi anticipato la conclusione al 31 agosto scorso, ma quella scadenza non è stata rispettata. E sarebbe questa la motivazione alla base delle dimissioni del ministro della Difesa Csaba Hende.

La polizia greca sull'isola di Lesbo si è scontrata nella notte con migliaia di immigrati che cercavano di salire su un traghetto diretto al porto del Pireo. Circa 6mila persone, in fuga dalla guerra siriana e da giorni fermi sull'isola dopo avere attraversato il confine dalla Turchia, hanno tentato di salire sul traghetto che aveva posto solo per 2.500 persone. Per ristabilire l'ordine, hanno raccontato alcuni testimoni, la polizia ha utilizzato i manganelli.

Governo greco e l'agenzia Onu per i rifugiati hanno fatto arrivare altro personale e navi per risolvere il problema. Ieri, dal ministero per l'immigrazione ellenico, avevano detto che Lesbo è «sul punto di esplodere».

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno