Domenica 18 Novembre 2018 - 1:45

Storione gigante salta in barca
e uccide bambina
di 5 anni

WASHINGTON. Una bambina di 5 anni, Jayln Rippy, è morta mentre era in gita in barca lungo il fiume Suwannee in Florida dopo essere stata colpita da un grosso storione che è saltato dentro la barca. La madre Tanya e il fratellino Trevor di 9 anni, che si trovavano anche loro in barca, sono rimasti gravemente feriti tanto da dover ricorrere a un intervento chirurgico di ricostruzione facciale. La 'Fish and Wildlife Conservation Commission' della Florida, che ha confermato l'incidente, ha riferito che questo è il primo caso mortale ma quest'anno si sono registrati altri quattro incidenti.

Grecia, Varoufakis senza freni: «Creditori terroristi»

ATENE. Nei giorni scorsi li aveva definiti «criminali», oggi «terroristi». Alla vigilia del referendum, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis alza ulteriormente i toni dello scontro verbale con Bce, Fmi e Commissione europea, accusati di voler «umiliare i greci». «Quello che fanno con la Grecia ha un nome, terrorismo - ha denunciato Varoufakis in un'intervista al quotidiano spagnolo El Mundo - Oggi quello che vogliono Bruxelles e la troika è che il s» vinca per poter così umiliare i greci».

 

Il ministro si è detto poi «assolutamente e completamento certo che, qualunque sia l'esito del referendum, lunedì ci sarà un accordo e martedì riapriranno le banche».

 

«L'Europa ha bisogno di un accordo - ha ripetuto Varoufakis al quotidiano spagnolo - la Grecia ha bisogno di un accordo, dunque arriveremo a un accordo». Ma, ha avvertito, «quello che succederà se vince il 'sì' al referendum è che avremo un accordo non brutto, ma assolutamente nefasto. Nefasto perché non sarà sostenibile... e il tira e molla continuerà» ancora con i creditori a Bruxelles, perché quello che sarà firmato sarà un accordo solo per i prossimi cinque mesi, mentre «dovremo negoziarne un altro». Invece, sostiene il ministro delle Finanze, «se vincerà il no, il premier Alexis Tsipras disporrà delle armi per riuscire a negoziare un accordo migliore». «Non mi equivochi - ha avvertito Varoufakis - se vince il no non avremo un accordo fantastico, però riusciremo ad ottenere che non sia tanto negativo come quello che ci propongono». Se domani vincerà il no, ha aggiunto il ministro, Tsipras«"lunedì volerà a Bruxelles e otterrà un accordo migliore e il giorno successivo le banche greche riapriranno».

Anche di questo, Varoufakis è più che certo: «Le forze conservatrici in Europa sperano e desiderano che vinca il sì, questo è chiarissimo. Se sarà così, il giorno successivo Mario Draghi premerà il bottone rosso, la linea di liquidità di emergenza (Ela) tornerà a funzionare e le banche riapriranno i battenti martedì». Ma anche nel caso opposto, di una vittoria del no, conclude, «nonostante le minacce con le quali stanno cercando di condizionare il voto, Tsipras andrà subito a Bruxelles lunedì, raggiungerà un accordo e le banche apriranno egualmente».

Ai microfoni della tv Skai, il presidente dell'Unione delle banche greche, Louka Katseli, ha assicurato che non c'è nessun piano di prelievo forzoso sui depositi, smentendo un'indiscrezione del Financial Times che parlava di un piano per tagliare almeno il 30% dei depositi sopra gli 8mila euro. «Non esiste alcun piano del genere - ha sottolineato Katseli - Lo scenario di un taglio dei depositi è fantasioso».

Intanto manifestazioni per il "no" si svolgono in tutta Europa. Non solo in Grecia e non solo nei Paesi dell'eurozona la gente è scesa in piazza a sostegno delle ragioni del governo di Tsipras, per dire "no" all'austerità e ai piani finora proposti ad Atene dai creditori internazionali. Dopo le manifestazioni di Roma, Parigi e Bruxelles, per oggi sono previste marce di solidarietà anche in Gran Bretagna, all'insegna dello slogan «siamo tutti greci». In particolare, sono state organizzate manifestazioni a Londra, Liverpool e Edimburgo.

Le banche greche: «Liquidità fino a lunedì»

ATENE. «Il referendum di domenica non determinerà l'appartenenza della Grecia all'euro». A ribadirlo è stato il premier greco Alexis Tsipras, parlando del voto che si terrà domenica. E ha aggiunto, rivolto agli elettori: «Vi esorto a dire no a ultimatum, ricatti e paura. A dire no alle divisioni. Poi l'esortazione a votare con calma, facendo le proprie scelte sulla base degli argomenti e non degli slogan». «Vi esorto - ha aggiunto - ad agire con civiltà e rispetto delle opinioni opposte, in modo da presentarci in un fronte unito ai negoziati». Perché «è giunto il momento della responsabilità e la democrazia. Mettiamo a tacere chi semina paura e chiacchiere senza fondamento di disastri». Ora, ha proseguito il premier, l'Fmi afferma che il debito greco «può essere sostenibile solo con un taglio del 30% e un periodo di grazia di 20 anni». Ma questo rapporto, diffuso ieri, «non è mai stato condiviso con le istituzioni nei cinque mesi in cui abbiamo negoziato».

Intanto la presidente dell'associazione delle banche greche Louka Katseli - secondo quanto riportano i media ellenici - fa sapere che le banche greche hanno un «cuscino di liquidità» di un miliardo di euro fino a lunedì. Oltre quella data, la liquidità dipenderà dalle decisioni della Bce.

 

Juncker: «Se vince il no Atene sarà più debole»

BRUXELLES. «Se i greci voteranno no» al referendum di domenica, «la loro posizione sarà drasticamente indebolita» nel processo negoziale con i creditori. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in una conferenza stampa a Lussemburgo in occasione dell'avvio della presidenza lussemburghese dell'Ue. «Se voteranno sì - ha sottolineato - i negoziati saranno comunque difficili». parole che suonano come una smentita ale dichiarazioni rilasciate dal ministro delle Finanze Greco, Yanis Varoufakis, che aveva sostenuto che l'accordo tra la Grecia e i creditori internazionali «è più o meno fatto», aggiungendo: «Che ci sia un sì o un no un accordo è in vista».

Grecia, sì in lieve vantaggio Varoufakis: «Accordo più
o meno fatto»

ATENE. Il sì al referendum di domenica in Grecia resta in lieve vantaggio. E la consultazione voluta dal premier, Alexis Tsipras, si sta rivelando un boomerang per il Governo. Secondo una rilevazione condotta dall'istituto Alco e pubblicata dal quotidiano Ethnos, il 44,8% dei greci voterebbe a favore del piano dei creditori internazionali, mentre i no si fermerebbero al 43,4%. Gli indecisi sono l'11,8%.

 

Dallo stesso sondaggio emerge che il 74% dei greci continua a volere che il Paese resti nella zona euro, contro il 15% che chiede il ritorno alla dracma ed un 11% che non si pronuncia in merito. Ieri, un sondaggio condotto da Gpo dava in vantaggio i sì con 47,1%, contro il 43,2% di no.

 

L'accordo tra la Grecia ed i creditori internazionali «è più o meno fatto». È quanto ha sostenuto il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, intervistato dalla radio irlandese Rte a due giorni dal referendum, rivelando che questa settimana sono continuati i colloqui tra il suo governo e la Commissione europea e la Bce. «Che ci sia un sì o un no - ha detto Varoufakis - un accordo è in vista. Se ci sarà un sì, il governo greco andrà semplicemente a mettere la firma sulla proposta delle istituzioni del 25 giugno». Al contrario, «se ci sarà un no, posso assicurarvi che in questa settimana di impasse, abbiamo avuto delle proposte molto interessanti da funzionari europei, in modo confidenziale, e un accordo è più o meno fatto».

Ieri sera, in un'intervista con la televisione Ant1, il premier Alexis Tsipras aveva detto: «Se vince il no, ed il no è più forte, vi assicuro che il giorno dopo sarò a Bruxelles. La gente non deve preoccuparsi, perché 48 ore dopo il referendum avremo un accordo». Se, invece, a vincere fosse il sì, la scelta degli elettori greci sarà rispettata, aveva promesso.

«Naturalmente - aveva detto, senza parlare esplicitamente di dimissioni - agiremo secondo la Costituzione, non sulla base della nostra volontà. Attueremo la Costituzione, il volere del popolo sarà legge. Resterò nel mio ruolo come garante istituzionale e attiverò le necessarie procedure».

Con o senza l'Euro: per la Grecia 5 scenari possibili

ATENE. Restare o uscire dalla zona euro non sono le due uniche strade che il governo ellenico ha davanti, ma sono i due estremi di una serie di soluzioni possibili, tra le quali l'uso di due valute parallele o di una moneta nazionale agganciata all'euro.

 

Grecia nell'eurozona. La Grecia nella zona euro è senza dubbio nel breve termine l'opzione meno dolorosa per l'economia ellenica, scrive il Wall Street Jornal. Le banche greche riceverebbero di nuovo i prestiti della Bce e verrebbe sbloccato il controllo sui capitali. A patto che si raggiunga un accordo con i creditori.

 

Grecia con l'euro ma fuori dall'Uem. La Grecia manterrebbe l'euro ma esce dalla zona euro: è la formula un po' bizantina ipotizzata dall'economista Jacob Funk Kierkegaard del Peterson Institute di Washington. E' la cosiddetta 'Opzione Montenegro' ribattezzata così perché Atene diventerebbe, come le economie dei Balcani, un altro dei paesi relativamente poveri, unilateralmente "euroizzati", scrive Funk Kierkegaard. L'enorme svantaggio di questa soluzione è che la Grecia non avrebbe accesso ai prestiti della Bce, con la conseguenza che una crisi di liquidità delle banche sarebbe una crisi di solvenza a scapito del sistema finanziario e dunque della crescita. Per ovviare a questo rischio le banche rischierebbero di finire in mani straniere che avrebbero il ruolo di creditore di ultima istanza. Un caso simile si è verificato in Messico durante la crisi del 1994-95 che non ha adottato il dollaro ma per evitare il collasso delle banche ha aperto agli acquirenti stranieri.

Dracma agganciata all'Euro. La Grecia stamperebbe una nuova valuta ma agganciata all'euro, come aveva fatto nel 1992 l'Estonia fresca di indipendenza dall'Urss con il marco tedesco. La quantità di nuova dracma in circolazione dovrebbe essere pari alle riserve estere elleniche, 5,8 mld di dollari secondo le ultime stime. Questa soluzione, tra le meno probabili, imporrebbe una severa disciplina di bilancio.

Euro e dracma, due valute parallele. L'ultima opzione è quella che gli economisti chiamano il sistema duale, in cui dracma e euro circolano fianco a fianco. Una casistica che ha molti precedenti nella storia e a sui il governo ricorrerebbe se fosse a corto di euro, fino all'esaurimento di quest'ultimo.

Ritorno alla Dracma. Il passaggio alla nuova dracma potrebbe avvenire gradualmente, come nel caso del sistema duale, o in modo repentino. Nel secondo caso la Grecia avrebbe da subito il controllo della sua politica monetaria. Inoltre nel breve periodo una dracma svalutata provocherebbe forte volatilità e turbolenze sui mercati finanziari, ma nel lungo termine potrebbe essere un motore per la crescita futura dell'economia greca stimolando consumi ed esportazioni. A patto che il paese metta in atto serie politiche economiche.

Non va in bagno per 8 settimane: 16enne muore

LONDRA. Fobia dei servizi igienici: un disturbo che ha causato la morte per attacco cardiaco di un'adolescente britannica di 16 anni. La ragazza è deceduta dopo essersi trattenuta dall'andare in bagno ben otto settimane: l'assenza di movimento intestinale ha creato una forte compressione della cavità toracica e degli organi interni. Un'inchiesta in corso a Turo, Cornovaglia, ha rivelato che avrebbe potuto essere salvata con un adeguato trattamento, ma lei si era rifiutata di andare dal medico, racconta il Telegraph on line.

 
La ragazza, affetta anche da autismo lieve, aveva sofferto di problemi intestinali per gran parte della sua vita, ma i medici non erano riusciti a determinarne la causa. Il suo medico di famiglia ha riferito di averle prescritto dei lassativi, ma di non averle esaminato l'addome.

Washington, cessato allarme alla Marina

WASHINGTON. La polizia di Washington ha annunciato il «cessato allarme» al Navy Yard, dopo che stamattina una telefonata aveva segnalato una sparatoria all'interno del complesso che ospita uffici e strutture della Marina militare, innescando la reazione delle forze dell'ordine. In un comunicato le autorità hanno riferito che le ricerche all'interno del complesso non hanno prodotto alcuna traccia di un'effettiva sparatoria e che non risultano persone ferite.

Il complesso era stato messo in stato di 'lockdown', con il divieto di entrata e di uscita per chiunque. Il personale era stato invitato a mettersi al riparo, mentre gli agenti circondavano l'area. Le ricerche si sono concentrate sull'edificio 197, dove era stata segnalata la sparatoria, già teatro nel 2013 di un incidente nel quale, oltre all'aggressore, erano rimaste uccise 12 persone.

La polizia di Washington era entrata in azione dopo che erano stati segnalati colpi di arma da fuoco al Centro della Marina militare Usa dove lavorano oltre 3mila persone, secondo quanto riportato dai media Usa. La fonte interpellata dalla Cnn aveva riferito che la chiamata di intervento giunta alla polizia aveva fatto riferimento a colpi di arma da fuoco esplosi al secondo piano dell'edificio, che poi era stato parzialmente evacuato.

Sempre via Twitter, la Marina aveva annunciato che il Navy Yard era in stato di 'lockdown' e nessuno poteva entrare o uscire dal complesso. Tutto il personale presente all'interno della struttura era stato invitato a mettersi al riparo. Le immagini televisive hanno mostrato decine di mezzi e auto della polizia accorsi sul luogo, mentre gli agenti chiudevano le strade nei pressi della struttura. Secondo quanto ha riportato il Washington Post, la segnalazione dell'incidente era giunta alla polizia alle 7.40 (ora locale).

Grecia, Varoufakis:
«Se vince il "Sì"
mi dimetto»

ATENE. Il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis ha dichiarato che si dimetterà se vincerà il "Sì" al referendum di domenica. Intervistato da Bloomberg Tv, Varoufakis ha riposto negativamente quando il giornalista gli ha chiesto se sarà ancora al suo posto lunedì sera in caso di vittoria del 'Sì'.

Mercoledì Alexis Tsipras ha parlato al popolo greco, sottolineando che di votare a "No" al referendum ma dicendo al tempo stesso di essere sempre pronto al negoziato. "Il no è un passo decisivo per l'accordo a cui puntiamo", ha dichiarato il primo ministro greco in un atteso discorso televisivo.

Intanto il presidente americano Barack Obama e il presidente del Consiglio Matteo Renzi «hanno convenuto sull'importanza che tutte le parti lavorino per riportare la Grecia su una strada di riforme e finanziamenti che porti alla crescita e la sostenibilità del debito all'interno dell'Eurozona». Lo riporta un comunicato diffuso dall'ufficio stampa della Casa Bianca, in cui si informa che i due leader hanno parlato al telefono degli ultimi sviluppi in Grecia.

Obama e Renzi, si legge, hanno rimarcato che i loro collaboratori «sono in stretto contatto e stanno monitorando gli sviluppi economici in Grecia, così come i mercati finanziari».

Ma dal punto di vista di altri mercati, quelli dei beni alimentari, la chiusura delle banche e i controlli sui capitali stanno provocando problemi nell'importazione e nella distribuzione. A quanto scrive il sito Ekathimerini, citando fonti del settore del commercio al dettaglio, importatori e produttori greci hanno problemi a pagare i loro fornitori all'estero e in patria, mentre gli autotrasportatori si trovano in difficoltà per i costi della benzina e dei pedaggi.

Secondo le fonti del giornale, la settimana prossima si potrebbero verificare scarsità di alcuni beni alimentari importati di largo consumo, come carne, fagioli e riso. Viene inoltre citato il caso di una società che distribuisce una nota marca alimentare straniera, la quale dispone di scorte del prodotto ma si trova in difficoltà perché non può più ottenere dall'estero le confezioni per l'imballaggio.

Tunisia, 12 arresti per l'attacco
sulla spiaggia

TUNISI. Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 12 persone sospettate in relazione alla strage di venerdì scorso sula spiagia di due resort a Susa, costata la vita a 38 persone, per lo più turisti britannici. Lo ha annunciato il ministro tunisino per i Rapporti con il Parlamento, Lazhar Akremi, come riferisce Radio Mosaique Fm. Dal pentagono intanto arriva un'allerta per il 4 luglio.

 

Akremi ha parlato con i giornalisti nella tarda serata di mercoledì, al termine di una riunione del partito Nidaa Tunes a Kairouan. Secondo altri media, la polizia sta dando la caccia ad altri due sospetti che sarebbero stati in Libia per addestrarsi.

 

Intanto, è stata smantellata una "cellula terroristica" sospettata di legami con il sedicente Stato Islamico (Isis). Lo riferisce Radio Shems Fm, secondo cui sono in un'operazione delle autorità scattata nelle ultime ore a Sfax, città portuale a 270 km a sud di Tunisi, sono state arrestate tre persone. In corso una caccia all'uomo per catturare altri tre presunti membri della cellula.

Anche gli Stati Uniti temono un possibile attentato dello Stato Islamico per il 4 luglio, e per questo sia il Pentagono che l'Fbi e le altre agenzie di sicurezza interna hanno rafforzato le misure di sicurezza. Il Pentagono mantiene un «elevato stato di allerta» per il giorno della Festa dell'Indipendenza americana, ha detto il generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ricordando come la festa cada nel mese di Ramadan, durante il quale l'Is ha esortato i suoi sostenitori ad aumentare gli attacchi. «È stato chiesto di potenziare gli attacchi durante il Ramadan, ed è per questo che noi manteniamo un stato elevato di allerta», ha spiegato il generale, riferendosi a quanto detto la scorsa settimana da un portavoce dell'Is, pochi giorni prima degli attentati in Tunisia, Grancia e Kuwait. Anche Fbi e il dipartimento della Sicurezza Interna hanno diffuso un'informativa in cui avvisano del rischio di possibili attacchi contro le forze di sicurezza e basi militari sul territorio nazionale durante il prossimo weekend. «Siamo sempre molto vigili in occasione di festività - ha detto il ministro della Difesa, Ash Carter - e l'Isis è una delle ragioni che ci spinge a farlo». Carter ha in modo particolare indicato il rischio di attacchi da parte di "lupi solitari" ispirati dalla propaganda jihadista online.

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