Mercoledì 14 Novembre 2018 - 21:53

L'Isis toglie l'acqua all'esercito iracheno

BAGHDAD. I jihadisti del sedicente Stato islamico hanno chiuso la diga di Ramadi, interrompendo la fornitura di acqua alle zone controllate dalle forze di sicurezza irachene, a est della città. Lo ha annunciato il generale iracheno Aziz Khalaf al-Tarmouz all'agenzia turca Anadolu. «Il Daesh (acronimo arabo dell'Isis, ndr) ha interrotto il flusso di acqua verso i quartieri di al-Khalediya e al-Habbaniya - ha detto il militare - che sono sotto il controllo delle forze di sicurezza e di militanti tribali» filogovernativi. Al-Tarmouz ha aggiunto che la mossa potrebbe spingere la popolazione di quelle zone a un esodo di massa. L'Is ha preso il controllo di Ramadi e della sua diga sul fiume Eufrate lo scorso 17 maggio.

Grecia, Tsipras presenta
la proposta
di accordo

ATENE. La Grecia ha presentato ai creditori internazionali una proposta di accordo che dovrebbe consentire lo sblocco dei prestiti. Lo ha annunciato il premier greco Alexis Tsipras, all'indomani del vertice di Berlino tra Francia, Germania, Bce, Fmi e Commissione Ue. «Noi abbiamo sottoposto un progetto realistico per far uscire la Grecia dalla crisi - ha spiegato Tsipras ai giornalisti - Un progetto realistico la cui accettazione da parte delle istituzioni, dei creditori e dei nostri partner in Europa segnerà la fine dello scenario delle divisioni in Europa». Il premier greco ha poi chiarito di non aspettarsi da loro «una proposta... la Grecia la presenta, ormai è chiaro che la decisione spetta ai leader politici europei».

E comunque, fa sapere il portavoce del gruppo parlamentare di Syriza, Nikos Filis, il governo greco non accetterà ultimatum e non firmerà con i creditori internazionali alcun accordo che sia incompatibile con il suo programma antiausterity. «Se parliamo di un ultimatum che non è nel contesto del mandato popolare - ha affermato - è chiaro che il governo non può firmarlo e accettarlo». Le dichiarazioni di Filis seguono quelle del ministro del Lavoro Panos Skourletis, secondo cui Atene non può fare ulteriori concessioni rispetto a quelle già fatte e i creditori devono assumersi le loro responsabilità. «Non c'è spazio per altri compromessi - ha avvertito - Stiamo aspettando che l'altra parte si assuma le proprie responsabilità». Duro anche il commento del vice premier Yiannis Dragasakis, noto per i suoi toni concilianti. Parlando nel corso di un incontro politico ad Atene, ha detto: «Non cederemo al ricatto, non accetteremo ultimatum».

 

A Berlino intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande, il presidente della Bce Mario Draghi, il direttore dell'Fmi Christine Lagarde e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker «hanno concordato che il lavoro deve continuare con vera intensità». È quanto ha detto un portavoce del governo tedesco al termine del vertice di ieri sera, iniziato alle 21.30 e concluso intorno a mezzanotte. «I partecipanti ai colloqui - ha riferito - sono stati in stretto contatto negli ultimi giorni e vogliono che sia così anche nei prossimi, anche naturalmente con il governo greco».

Di «progressi seri» fatti sul dossier greco ha parlato all'indomani del vertice il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici secondo il quale però resta ancora «della strada da fare». «Queste discussioni cominciano a dare i loro frutti - ha detto Moscovici, in un'intervista alla radio France Inter - ci sono stati veri progressi nei colloqui. Ci sono basi solide per progredire, ma non ci siamo ancora e ci sono ancora degli sforzi da fare da entrambe le parti per arrivare» a un'intesa che permetta lo sblocco di una tranche da 7,2 miliardi di euro destinati ad Atene ed evitare il default. Dopo essersi augurato «ardentemente che la Grecia resti nella zona euro» il responsabile di Bruxelles per gli affari economici e monetari ha chiarito che i progressi fatti riguardano «questioni concrete», come l'Iva e la riforma della pubblicazione amministrazione, ma «il tempo stringe».

Affonda nave
in Cina: 5 morti
e 438 dispersi

PECHINO. Affonda una nave sul fiume Yangtze, il Fiume Azzurro, durante una tempesta in Cina. Cinque corpi, per ora, sono stati recuperati a quanto riporta la Bbc, ma il bilancio delle vittime potrebbe essere molto più pesante visto che sull'imbarcazione, la Stella dell'Est, viaggiavano 458 passeggeri. Quindici tratti in salvo tra cui il comandante e il responsabile della sala macchine che sono stati arrestati.

 

La nave era salpata da Nanchino ed era diretta a Chongqing quando, intorno alle 21.30, ora locale, si è imbattuta in un ciclone nella provincia di Hubei. La nave trasportava 406 passeggeri, cinque impiegati dell'agenzia turistica e 47 membri dell'equipaggio. L'età media era compresa tra i 50 e gli 80 anni. Una signora salvata ha 85 anni.

 

Costruita nel 1994, la nave, ha fatto sapere il ministero dei Trasporti citato dall'agenzia di stampa Xinhua, non era sovraccarica ed erano presenti sufficienti giubbetti di salvataggio. Sul luogo dell'incidente è arrivato anche il premier cinese, Li Keqiang, per seguire i soccorsi, mentre sono oltre mille gli agenti di polizia che sono stati dispiegati. Da parte sua, il presidente Xi Jinping ha chiesto ogni sforzo possibile per i soccorsi.

Terremoto di magnitudo 8.5
al largo del Giappone

TOKYO. Un terremoto di magnitudo 8.5 è stato registrato al largo delle coste delle isole Ogasawara, circa mille chilometri a sud di Tokyo. Lo riferisce l'agenzia meteorologica giapponese, precisando che il sisma è avvenuto poco dopo le 20, ora locale. Non è stato emesso nessun allarme tsunami. L'ipocentro della scossa è stato registrato a 590 chilometri di profondità. Per il momento non ci sono informazioni su eventuali vittime o feriti. L'intensità del sisma è stata quasi pari a quella del devastante terremoto, di magnitudo 9, del 2011, che diede origine ad uno tsunami, provocando la morte di 18.500 persone.

Fifa, Putin difende Blatter
e accusa gli Usa

MOSCA. «Ho pochi dubbi, questo è un chiaro tentativo di impedire la rielezione di Blatter alla presidenza della Fifa». Il presidente russo Vladimir Putin scende in campo per difendere Sepp Blatter. Mentre la Fifa è nella bufera dopo l'arresto di 7 dirigenti, il numero 1 della dell'organismo va a caccia del quinto mandato nel congresso in programa domani. Accanto al 78enne dirigente elvetico si schiera il presidente russo, che contesta l'operazione condotta dalle autorità svizzere e dall'Fbi. Nel mirino dell'indagine ci sono anche le presunte irregolarità nell'iter di assegnazione dei Mondiali 2018 e 2022, attribuiti alla Russia e al Qatar. «Questi dirigenti non sono cittadini statunitensi e, se è successo qualcosa, è accaduto al di fuori del territorio americano. Gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con questo», sono le parole di Putin trasmesse dalla tv e riportate dai media russi.

Gli arresti, eseguiti su ordine della magistratura americana, «sono chiaramente un tentativo di bloccare la rielezione di Sepp Blatter ed una violazione estremamente grave dei principi che regolano il funzionamento di un'organizzazione internazionale». «Purtroppo -prosegue il leader del Cremlino- i nostri partner americani stanno usando questi metodi per i propri scopi, è illegale perseguire le persone. Non escluderei che stia succedendo proprio questo anche in relazione alla Fifa, anche se non so come finirà». Su Blatter, afferma ancora,

A 24 ore dall'inizio del Congresso, che la Uefa vorrebbe rinviare, Blatter prova a serrare i ranghi. Il presidente ha infatti convocato una riunione urgente con i rappresentanti delle sei confederazioni. L'unico argomento all'ordine del giorno riguarderà, ovviamente, l'ultima gravissima crisi.

Usa inviano per errore antrace a base militare in Corea del Sud

WASHINGTON. Un laboratorio del Pentagono ha inviato per errore campioni con batteri vivi dell'antrace ad altri nove laboratori e ad una base militare americana in Corea del Sud. L'incredibile vicenda è stata confermata dal Pentagono. «Non vi sono rischi per il pubblico e non vi sono casi sospetti o confermati di antrace», ha dichiarato un portavoce della Difesa americana, il colonnello Steve Warner, spiegando che è stata aperta un'inchiesta e che le persone potenzialmente esposte al rischio hanno ricevuto gli adeguati trattamenti.

 
Il laboratorio militare di Dugway, nello Utah, da cui sono partiti i campioni, sta sviluppando un test per identificare le minacce di armi biologiche sul terreno, ha detto Warren, citato dal Washington Post. Normalmente, spiegano fonti della Difesa, i campioni inviati alle altre installazioni coinvolte nello studio contengono batteri morti. Non è chiaro cosa sia successo questa volta, ma i primi ad accorgersi che i batteri erano vivi sono stati i membri del personale di un laboratorio in Maryland il 22 maggio. Altri campioni, si è poi scoperto, erano stati inviati in Texas, Wisconsin, Delaware, New Jersey, Tennessee, New York, California e Virginia.

Non solo, campioni di batteri vivi di antrace sono giunti anche alla base aerea di Osan, in Corea del Sud. Warren ha assicurato che «sono stati distrutti nel rispetto dei dovuti protocolli».

Bufera Fifa: «Calcio mondiale corrotto da 20 anni»

ZURIGO. La corruzione ha macchiato il calcio mondiale dal 1991, «anno dopo anno». Sono le parole di Loretta Lynch, procuratore generale degli Stati Uniti, nel corso di una conferenza stampa a New York, nel giorno destinato a diventare storico per la Fifa e per il calcio mondiale, scosso dalle operazioni che hanno scosso i vertici della Federcalcio internazionale riunita a Zurigo per le elezioni presidenziali. Joseph Blatter, a caccia del quinto mandato, al momento non è direttamente coinvolto nell'inchiesta che, però, «va avanti. Questo è l'inizio». il 78enne dirigente svizzero prova a tirare dritto: «Per quanto questi eventi siano spiacevoli, dovrebbe essere chiaro che accogliamo con favore le azioni e le indagini delle autorità statunitensi e svizzere. Questo permetterà alla Fifa di adottare misure più efficaci di quelle già introdotte per punire ogni condotta scorretta», ha detto in una nota prima di aggiungere: «Le azioni delle autorità svizzere e dell'attorney general statunitense sono partite quando abbiamo sottoposto il nostro dossier alle autorità elvetiche lo scorso anno».

Un'inchiesta sull'assegnazione dei campionati mondiali di calcio del 2018 e del 2022 è stata aperta nella confederazione rossocrociata per abuso di potere e riciclaggio di denaro. La procura generale elvetica ha disposto il sequestro di documenti e file nel quartier generale della Fifa, ha reso noto in un comunicato diffuso poche ore dopo l'arresto di sei funzionari avvenuto all'alba al Baur au Lac, l'albergo a cinque stelle in cui è in preparazione il Congresso della Federazione internazionale di calcio che la Uefa, l'organizzazione europea guidata da Michel Platini, chiede di rinviare.

Gli arresti sono stati eseguiti sull'asse Stati Uniti-Svizzera: il tribunale di Brooklyn ha formalizzato le accuse nei confronti di 14 persone (47 i capi di accusa, fra cui riciclaggio, frode e organizzazione a delinquere, oltre a nove dirigenti della Fifa sono coinvolti 5 alti funzionari di organizzazioni che operano sotto l'ombrello della Federazione) in relazione a uno schema fraudolento in vigore per 24 anni «per arricchirsi con la corruzione del calcio internazionale».

La frode su cui indaga la magistratura americana si è articolata intorno all'assegnazione dei diritti televisivi, di commercializzazione e sponsorizzazione, da parte della Concacaf, una delle sei confederazioni regionali della Fifa, quella che segue Nord America, America centrale e Caraibi e la cui sede di Miami è stata perquisita questa mattina. Sono stati versati fondi neri per 150 milioni di dollari, precisa il dipartimento della giustizia Usa in un comunicato, confermando l'arresto di una settima persona all'estero. «Le accuse delineano un quadro di corruzione dilagante, sistemica e con radici profonde sia all'estero che negli Stati Uniti e investe almeno due generazioni di funzionari del calcio», ha dichiarato la Lynch.

Il presidente Sepp Blatter «al momento non è coinvolto nell'inchiesta», ha detto l'attorney general ribadendo un concetto espresso anche dalla Fifa, che ha garantito la propria disponibilità «a collaborare con gli inquirenti». «È nostro interesse chiarire tutti i dubbi e dare ogni risposta, ma ribadisco che la Fifa è parte lesa in questa vicenda», ha dichiarato il portavoce Walter De Gregorio in una conferenza stampa a Zurigo. I mondiali del 2018 in Russia e del 2022 nel Qatar, così come il congresso in apertura venerdì e le elezioni per il presidente fissate per lo stesso giorno, si svolgeranno regolarmente (non si svolgeranno nuove elezioni), ha aggiunto De Gregorio. Il 79enne Blatter mantiene la sua candidatura per un quinto mandato alla guida della federazione internazionale. Il suo sfidante è il principe giordano Ali bin Al Hussein.

Come ha reso noto l'Ufficio federale di giustizia svizzero (Ufg), i funzionari arrestati sono in stato in detenzione in attesa dell'autorizzazione alla loro estradizione. Si tratta di Eugenio Figueredo, vicepresidente della Confederazione sudamericana di calcio (Conmebol) e vicepresidente della Fifa, cittadino uruguaiano; Eduardo Li, presidente della federcalcio della Costa Rica (Fedefutbol) e funzionario della Fifa, cittadino costaricano; José Maria Marin, membro esecutivo della federcalcio sudamericana (Conmebol), cittadino brasiliano; Julio Rocha, ex presidente della federazione di calcio del Nicaragua e funzionario della Fifa, cittadino nicaraguegno; Costas Takkas, ex segretario generale della federcalcio delle Isole Cayman, cittadino britannico; Jeffrey Webb, presidente della Confederazione di calcio del Nord, Centro America e Caraibi (Concacaf) e vicepresidente della Fifa, cittadino britannico; Rafael Esquivel, presidente della Federcalcio del Venezuela (Fvf) e membro esecutivo della Federcalcio sudamericana (Conmebol), cittadino venezuelano. In virtù di tre rogatorie statunitensi, l'ufficio federale di giustizia elvetico a bloccato i conti presso diverse banche svizzere attraverso i quali sarebbero transitate le tangenti e ha inoltre ordinato di acquisire i pertinenti documenti bancari.

L'inviato del New York Times a Zurigo Sam Borden ha pubblicato sul suo account twitter il video in cui si mostrano gli impiegati dell'albergo armati di lenzuola con cui cercano di coprire gli arresti

Aereo vicino al vulcano attivo, tragedia sfiorata

PARIGI. Tragedia sfiorata per un aereo passeggeri dell'Air France che ha rischiato di schiantarsi contro un vulcano attivo in Africa. Lo riferiscono le autorità per la sicurezza dell'aviazione francese che stanno indagando sull'incidente. Da quanto è emerso, il 2 maggio scorso il volo Air France 953, un Boeing 777 con 36 persone a bordo (23 passeggeri, 3 piloti e 10 membri dell'equipaggio) era in viaggio dalla Guinea Equatoriale al Camerun, quando ha dovuto modificare la sua rotta verso nord per evitare un fronte temporalesco, superato il quale si è nuovamente diretto verso la destinazione, la città di Douala.

Proprio a questo punto, riferisce il Bea, ha iniziato a suonare allarme "pull up" (traiettoria di collisione con il terreno). Il Boeing 777, che volava a una quota di crociera sopra 9.000 piedi (2.800 metri), si era avvicinato troppo al Monte Camerun, la montagna che con i suoi 4.000 metri è più alta della regione e il cui vulcano è ancora attivo. Fortunatamente i piloti hanno «risposto immediatamente con una manovra appropriata», salendo a 13.000 piedi ed evitando una tragedia. Il volo è quindi giunto a destinazione senza problemi.

L'agenzia della sicurezza del volo francese ha definito l'accaduto "un grave incidente", ossia un evento le cui circostanze indicano che è "quasi è accaduto". Una classificazione utilizzata in genere quando una collisione a terra senza perdita di controllo viene "scongiurata".

Secondo quanto ha riferito un funzionario dell'Air France alla Cnn, i passeggeri non erano a conoscenza di quanto stava accadendo e ora la compagnia aerea fornirà più informazioni all'equipaggio sulle "specifiche del terreno intorno a Douala".

Messico, tornado e alluvioni al confine con gli Usa: almeno 18 morti

Diciotto morti e migliaia di case danneggiate. Questo il bilancio del tornado e delle piogge torrenziali che si sono abbattuti sul nord del Messico e sugli stati americani del Texas e dell'Oklahoma. A Ciudad Acuna, al confine con gli Stati Uniti, colpita ieri dal tornado, hanno perso la vita 13 persone, e circa 1.500 abitazioni sono state distrutte. Lo ha riferito il sindaco della città, mentre dal governo di Coahuila hanno aggiunto che i feriti sono almeno 230. Tra sabato e domenica, riportano i media locali, altre cinque persone hanno perso la vita oltre il confine con gli Usa, in Texas e Oklahoma, a causa delle alluvioni. Nella contea texana di Hays, riporta Usa Today, sono state avviate le operazioni di ricerca di 12 persone che risultano disperse dopo che si sono rotti gli argini di un fiume. L'acqua ha trascinato via macchine e case, con una forza, ha raccontato il governatore Greg Abbott in conferenza stampa, pari a quella di uno tsunami. Abbott ha quindi dichiarato lo stato di emergenza in 37 contee. Due delle vittime americane sono state segnalate nel nord dell'Oklahoma e si tratta di una 33enne, che ha perso il controllo della sua auto, e di un vigile del fuoco a Claremore.

Tunisi, spari in una caserma nella zona del Bardo: quattro morti

TUNISI. Sparatoria in una caserma delle forze di sicurezza nel centro di Tunisi. È di quattro morti, compreso l'attentatore, e 15 feriti il nuovo bilancio dell'attacco contro la struttura Bouchoucha, che si trova si trova nella zona del Bardo. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera, precisando che le vittime sono tutti militari. Le autorità hanno escluso l'ipotesi di un «attentato terroristico». È stato infatti un «sergente sospeso dal servizio» a sferrare l'attacco, riferisce la tunisina Radio Mosaique. Secondo la ricostruzione dell'emittente, il sergente sarebbe riuscito a entrare nella caserma e a sottrarre l'arma a un soldato. L'uomo avrebbe così sparato contro un colonnello e altri otto militari. I feriti, precisa la radio, sono stati tutti trasferiti all'ospedale militare di Tunisi.

 
«Non si è trattato di un attacco terroristico», ha detto il portavoce del ministero della Difesa Belhassen Oueslati, dopo che il portavoce del dicastero degli Interni aveva parlato di un'azione di «terroristi». Poco prima, infatti, Mohamed Ali Aroui aveva affermato che «violenti» scontri erano in corso tra «terroristi» e forze di sicurezza nel «perimetro della caserma di Bouchoucha».

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