Venerdì 16 Novembre 2018 - 3:05

Strage alla Capital Gazette, il folle piano del killer

Ingegnere informatico, 38 anni, si chiama Jarrod Ramos il killer della strage alla redazione della Capital Gazette, un quotidiano locale del Maryland. L'uomo, che ieri ha ucciso cinque persone, covava da tempo vendetta contro il giornale dopo essersi sentito diffamato da un articolo pubblicato 7 anni fa.

Nel 2011 Ramos, allora impiegato presso l'ufficio federale di statistica, si era dichiarato colpevole in tribunale dopo che una ex compagna di scuola del liceo lo aveva denunciato per stalking. In un pezzo scritto alcuni giorni dopo dal giornalista Eric Hartley, la giovane donna aveva raccontato come era stata perseguitata su Facebook e via mail.

Ramos si era sentito preso di mira e aveva creato un apposito sito per lamentarsi di Hartley. Nel 2012 aveva fatto causa per diffamazione contro il giornalista e il direttore del quotidiano, Tom Marquardt. Ramos aveva però perso, anche in appello nel 2015. Nel frattempo erano iniziate le minacce via Twitter. "Mi piacerebbe vedere la Capital Gazette che cessa le pubblicazioni, ma sarebbe meglio vedere Hartley e Marquardt che cessano di respirare", aveva scritto. La sua ossessione era tale, che Ramos aveva messo la foto di Hartley sul suo profilo Twitter.

Il giorno in cui il suo appello era stato definitivamente respinto, Ramos aveva twittato: "F..., lasciatemi solo", con un link alla sentenza. Giusto prima della strage, ha ripetuto lo stesso messaggio, con un link ad un account critico contro il giudice di allora, Charles Moylan. Intanto aveva continuato a perseguitare l'ex compagna di scuola: nel 2014 vi era stata una sentenza che gli vietava di entrare in contatto con la donna, contro la quale lui aveva cercato invano di ricorrere in appello nel 2016. Sia Hartley sia Marquardt non sono tra le vittime della strage.

Marquardt ha raccontato al Washington Post di aver segnalato le minacce di Ramos alla polizia. "Gli avevo detto, questo è un uomo che verrà qui e aprirà il fuoco. E avevo ragione", ha raccontato, aggiungendo che la polizia non aveva trovato elementi sufficienti per intervenire. Hartley non ha voluto fare commenti.

Molto letta ad Annapolis e nella contea di Anne Arundel, la Capital Gazette è uno dei più antichi giornali degli Stati Uniti, le cui origini risalgono alla Maryland Gazette fondata nel 1727.

Salvini: «Vertice Ue? Non mi fido delle parole»

Sul tema dei migranti "mi fido delle cose scritte, vediamo gli impegni concreti, vediamo che succede". Lo dice Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno, a Radio Capital, commentando quanto sta avvenendo a Bruxelles dove è in corso il consiglio d'Europa. "La novità - aggiunge - è che si è discusso di una proposta italiana, dei nostri bisogni, mentre prima eravamo noi a seguire le proposte degli altri". "Conte non l'ho sentito, l'ho messaggiato stamattina", spiega il vicepremier. "Leggo - aggiunge - che c'è accordo di fondo, non solo su migrazione, ma anche le questoni economiche" sono importanti, "come le spese possibili e le infrastrutture".

"Le navi delle Ong - assicura - non vedranno più l'Italia". Poi, intervenendo al Festival del Lavoro di Milano, Salvini sottolinea come al Consiglio europeo "è stato portato a casa il 70% di quanto richiesto". "Abbiamo messo i puntini su 'i' e si è arrivati a dei risultati", spiega. Il titolare del Viminale torna quindi ad attaccare il presidente francese. "Lezioni dal signor Macron, che al confine respinge decine di bambini e donne, non ne prendo - ribadisce- . Finora ha preso solo 600 richiedenti asilo. Prima di parlare ne dovrebbe prendere altri 9mila, fino a quel momento - conclude - non apra bocca".

Cosa prevede l'intesa Ue sui migranti

Un compromesso articolato in ben 12 punti, lungo più di tre pagine. Le conclusioni del Consiglio Europeo sulle migrazioni, diffuse dopo l'accordo raggiunto a notte fonda al termine di nove ore di contrattazioni, consentono a tutti i 28 capi di Stato e di governo dell'Ue di portare a casa qualcosa, come è normale per gli indirizzi generali di una politica che deve essere condivisa tra 28 Paesi. Se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte può dire che "l'Italia non è più sola", il premier spagnolo Pedro Sanchez può a buon diritto sottolineare il riconoscimento dell'aumento dei flussi nel Mediterraneo Occidentale. E persino il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha affermato, soddisfatto, che "dopo due anni di difficili discussioni, controversie e pressioni, l'intera Ue ha adottato all'unanimità le posizioni dei Quattro di Visegrad e della Polonia: no ai ricollocamenti obbligatori e unanimità sulla riforma di Dublino", ha twittato la Rappresentanza della Polonia presso l'Ue.

Il Consiglio europeo, si legge nelle conclusioni, "ribadisce che il buon funzionamento della politica dell'Ue presuppone un approccio globale alla migrazione che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'Ue, il rafforzamento dell'azione esterna e la dimensione interna, in linea con i nostri principi e valori. E` una sfida, non solo per il singolo Stato membro, ma per l'Europa tutta". "Dal 2015 è stata posta in essere una serie di misure ai fini del controllo efficace delle frontiere esterne dell'Ue. Si è ottenuto in tal modo un calo del 95% del numero di attraversamenti illegali delle frontiere verso l'Ue rilevati rispetto al picco registrato nell'ottobre 2015, anche se i flussi hanno ripreso a crescere di recente sulle rotte del Mediterraneo orientale e occidentale".

Il Consiglio europeo "è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per evitare un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti. Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri paesi". L'Ue, continuano i 28, "resterà al fianco dell'Italia e degli altri Stati membri in prima linea a tale riguardo. Accrescerà il suo sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunita costiere e meridionali, di condizioni di accoglienza umane, di rimpatri umanitari volontari, della cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché di reinsediamenti volontari. Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica". Riguardo alla rotta del Mediterraneo orientale, "sono necessari ulteriori sforzi per attuare pienamente la dichiarazione Ue-Turchia, impedire nuovi attraversamenti dalla Turchia e fermare i flussi. L'accordo di riammissione Ue-Turchia e gli accordi bilaterali di riammissione dovrebbero essere pienamente attuati in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri".

E' necessario, continua il Consiglio, "compiere con urgenza maggiori sforzi per assicurare rapidi rimpatri prevenire lo sviluppo di nuove rotte marittime o terrestri. La cooperazione con i partner della regione dei Balcani occidentali e il sostegno agli stessi rimangono essenziali per scambiare informazioni sui flussi migratori, prevenire la migrazione illegale, aumentare le capacita di protezione delle frontiere e migliorare le procedure di rimpatrio e riammissione". C'è un passaggio dedicato alla Spagna: "In considerazione del recente aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale, l'Ue sosterrà, finanziariamente e in altro modo, tutti gli sforzi compiuti dagli Stati membri, in special modo la Spagna, e dai paesi di origine e di transito, in particolare il Marocco, per prevenire la migrazione illegale".

Per eliminare "ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi, occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri. Al riguardo, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esaminare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l'Unhcr e l'Oim. Tali piattaforme dovrebbero agire operando distinzioni tra i singoli casi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza che si venga a creare un fattore di attrazione".

"Nel territorio dell'Ue - prosegue il Consiglio Europeo - coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell'Ue, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino".

Il Consiglio "conviene l'erogazione della seconda quota dello strumento per i rifugiati in Turchia e al tempo stesso il trasferimento al Fondo fiduciario dell'Ue per l'Africa di 500 milioni di euro a titolo della riserva dell'undicesimo Fes. Gli Stati membri sono inoltre invitati a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell'Ue per l'Africa al fine di rialimentarlo". "Per affrontare alla radice il problema della migrazione - si legge ancora - è necessario un partenariato con l'Africa volto a una trasformazione socioeconomica sostanziale del continente africano sulla base dei principi e degli obiettivi definiti dai paesi africani nella loro Agenda 2063. L'Unione europea e i suoi Stati membri devono essere all'altezza di questa sfida. Dobbiamo elevare a un nuovo livello la cooperazione con l'Africa in termini di portata e qualità".

Per questo "non occorreranno solo maggiori finanziamenti allo sviluppo ma anche misure intese a creare un nuovo quadro che consenta di accrescere sostanzialmente gli investimenti privati degli africani e degli europei. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata all'istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all'innovazione, al buon governo e all'emancipazione femminile. L'Africa è un nostro vicino: lo dobbiamo affermare intensificando gli scambi e i contatti tra i popoli di entrambi i continenti a tutti i livelli della società civile. La cooperazione tra l'Unione europea e l'Unione africana è un elemento importante delle nostre relazioni. Il Consiglio europeo ne chiede lo sviluppo e la promozione ulteriori".

Nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, "il Consiglio europeo sottolinea la necessità di disporre di strumenti flessibili, ad esborso rapido, per combattere la migrazione illegale. I fondi destinati a sicurezza interna, gestione integrata delle frontiere, asilo e migrazione dovrebbero pertanto includere specifiche componenti significative per la gestione della migrazione esterna". Il Consiglio europeo "ricorda la necessità che gli Stati membri assicurino il controllo efficace delle frontiere esterne dell'Ue con il sostegno finanziario e materiale dell'Ue. Sottolinea inoltre l'esigenza di intensificare notevolmente l'effettivo rimpatrio dei migranti irregolari. Riguardo a entrambi gli aspetti, il ruolo di sostegno svolto da Frontex, anche nella cooperazione con i paesi terzi, dovrebbe essere ulteriormente intensificato attraverso maggiori risorse e un mandato rafforzato".

Infine, c'è il passaggio che voleva Angela Merkel. Il Consiglio "accoglie con favore l'intenzione della Commissione di presentare proposte legislative per una politica europea di rimpatrio efficace e coerente. Per quanto concerne la situazione all'interno dell'Ue, i movimenti secondari di richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l'integrità del sistema europeo comune di asilo e l'acquis di Schengen. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra di loro a tal fine".

Riguardo alla riforma del sistema europeo comune di asilo, "notevoli progressi sono stati compiuti grazie all'instancabile impegno profuso dalla presidenza bulgara e dalle presidenze che l'hanno preceduta. Diversi fascicoli sono prossimi alla conclusione. E' necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso". "E' altresì necessario un ulteriore esame della proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all'intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concluderli quanto prima. In occasione del Consiglio europeo di ottobre sarà presentata una relazione sui progressi compiuti", concludono i 28 capi di Stato e di governo.

Migranti, c'è l'accordo Ue

Accordo alle prime luci dell'alba a Bruxelles sui migranti. "I 28 leader hanno trovato un'intesa sulle conclusioni del Consiglio europeo, inclusa l'immigrazione", ha annunciato su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk al termine di una maratona notturna per la difficile trattativa. "Da questo Consiglio europeo esce un'Europa più responsabile e più solidale. L'Italia non è più sola", ha detto uscendo dal palazzo del Consiglio intorno alle 5 del mattino, dopo ore e ore di riunione, il premier Giuseppe Conte.

Conte ha quindi illustrato "i punti più salienti del testo" delle conclusioni. "E' passato - ha spiegato - il principio che il tema della regolazione e della gestione dei flussi migratori deve essere affrontato mediante un approccio più integrato, come avevamo richiesto, che riguardi la dimensione interna, quella esterna e il controllo delle frontiere, all'articolo uno". "Ancora all'articolo uno - ha continuato - è affermato il principio che chi arriva in Italia arriva in Europa. Ancora, all'articolo tre, è affermato il principio che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo devono rispettare le leggi, quindi anche le Ong, e non devono interferire con le operazioni della Guardia Costiera Libica". "All'articolo cinque - ha detto ancora Conte - c'è il principio di un nuovo approccio per i salvataggi in mare: si prevedono azioni, d'ora in poi, basate sulla condivisione, e quindi coordinate tra gli Stati membri".

"Sempre all'articolo cinque - ha spiegato Conte - è prevista la possibilità di creare dei centri di accoglienza per consentire lo sbarco e, se del caso, il transito dei migranti anche in Paesi terzi, sotto il coordinamento e la cooperazione con l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati e con l'Oim". Il presidente del Consiglio ha segnalato poi il principio all'articolo sei in base al quale "in Europa d'ora in poi si possono creare dei centri di accoglienza nell'ambito degli Stati membri, ma solo su base volontaria. Quindi, per i Paesi che lo desiderano e che vogliono attrezzarsi per farlo ci saranno centri con una gestione collettiva europea". "Ancora - ha detto poi - all'articolo sette si è finalmente affermato il principio del rifinanziamento del Fondo fiduciario per l'Africa, che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti dal Nordafrica".

All'articolo otto c'è quello che era "il primo obiettivo della nostra proposta", ovvero "che fossero intensificati - ha spiegato - i rapporti e gli accordi con i Paesi di origine e di transito dei migranti. Infine, segnalo l'articolo dodici - ha aggiunto -, dove si afferma chiaramente la necessità di riformare Dublino, e quindi anche tenendo conto delle persone che vengono soccorse in mare, alla luce dei salvataggi e delle regole di Search and Rescue", ricerca e soccorso. "Direi che nel complesso - ha proseguito Conte - possiamo ritenerci soddisfatti: è stata una lunga negoziazione, come ci dice l'orario, ma l'Italia non è più sola, come avevamo richiesto". Quindi aprirà i centri in Italia? "E' una decisione che prenderemo a livello governativo, in modo collegiale - ha risposto infine - direi che non siamo assolutamente invitati a farlo".

Per il presidente francese Emmanuel Macron l'accordo sui migranti "è una buona notizia". "Prima di tutto - ha detto - è il frutto della cooperazione europea, che ha prevalso su soluzioni nazionali, che non sono né efficaci né durevoli". "Questo lavoro - ha proseguito - ci ha permesso di avere un approccio coerente ai fenomeni migratori: il lavoro con i Paesi terzi, in Africa e in Medio Oriente, con questa volontà di seguire le proposte fatte dall'Unhcr e dall'Oim". "C'è la volontà - ha continuato - di proteggere meglio le nostre frontiere, rafforzando l'impegno nella materia; rafforzare le regole sull'accoglienza e c'è la proposta di avere dei centri controllati sul territorio europeo per organizzarla meglio. La solidarietà che dobbiamo ai Paesi di primo ingresso è stata messa in atto in questo vertice".

"E' la nostra volontà di finire il lavoro - ha continuato Macron - facendo sì che i sette testi in discussione siano decisi il prima possibile. Cinque direttive sono in corso di trattazione e altre due (inclusa la riforma del sistema di asilo detto di Dublino, ndr) che vanno decise nei tempi più brevi possibili". "Questo lavoro - ha proseguito - ha permesso da una parte di avere la cooperazione e dall'altra parte di introdurre delle idee nuove: la Francia voleva proporne qualcuna e sono state seguite. Voleva anche che fosse trovata una soluzione d'insieme, non su questo o quel punto delle migrazioni. L'Europa dovrà vivere ancora per molto tempo con delle pressioni migratorie provenienti dai Paesi in crisi, da Paesi poveri". "Non siamo uniti là: dobbiamo riuscire a far fronte a questa sfida restando fedeli ai nostri valori, proteggendo i nostri popoli e la coesione nazionale. La tappa di oggi è importante: molti predicevano l'impossibilità di un accordo; molti predicevano il trionfo delle soluzioni nazionali, ma stasera siamo riusciti a ottenere una soluzione europea e un lavoro in collaborazione", ha concluso.

Angela Merkel avverte che c'è ancora lavoro da fare. Aver approvato un testo comune "è un buon messaggio", ha detto la cancelliera tedesca. Rimane ancora del lavoro da fare, ha proseguito Merkel, "ma ora sono ottimista sulla possibilità di poter veramente continuare questo lavoro". La cancelliera ha voluto sottolineare che l'intesa comprende controlli più rigidi per i movimenti di richiedenti asilo all'interno dell'Ue. E' chiaro, ha aggiunto, che tutti dovranno rispettare le regole e nessun richiedente asilo potrà scegliere il paese dove presentare la sua richiesta.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, al termine dei lavori della prima giornata, ha detto: "Non è il migliore degli accordi possibili, ma è un accordo importante, che dà una prospettiva europea ad una sfida europea, come quella delle migrazioni". "Siamo 28 Paesi - ha aggiunto -, ognuno ha la sua realtà. Possiamo dirci francamente soddisfatti: abbiamo ottenuto cose importanti per il Paese ed è molto importante a livello europeo, perché continuiamo a camminare su un percorso comune", ha concluso.

Naufragio al largo della Libia: 100 migranti dispersi

Cento migranti risultano dispersi al largo delle coste della Libia dopo un naufragio. A darne notizia è stata la Guardia Costiera libica.

Malta chiude porti a navi Ong

Il governo maltese ha annunciato la chiusura dei propri porti alle ong, fino a quando non sarà conclusa l'inchiesta sulla Lifeline, la nave con a bordo 234 migranti approdata ieri dopo un rimpallo diplomatico durato giorni. In una nota, l'esecutivo afferma che gli eventi recenti hanno portato alla luce informazioni "finora non note" e che è dunque necessario "accertare che le operazioni condotte dalle entità che usano i servizi portuali e operano nell'area di responsabilità maltese avvengano sulla base delle leggi nazionali ed internazionali".

Il governo della Valletta ha precisato che le indagini riguarderanno, ma non saranno limitate a questo, la certificazione o la registrazione delle navi coinvolte. Il riferimento è al contenzioso sulla Lifeline, che sosteneva di essere registrata in Olanda, circostanza smentita dall'Aja. "Dal momento che le indagini sono condotte da autorità indipendenti - precisa la nota - e fino a quando queste questioni non saranno chiarite, Malta non può permettere alle entità la cui struttura potrebbe essere simile a quella di entità soggette a indagini di usare Malta come porto per le proprie operazioni e di entrare o lasciare i porti" maltesi.

"Malta chiude i suoi porti alle navi delle Ong straniere? Bene, quindi vuol dire che avevamo ragione noi, indietro non si torna! Stop al traffico di esseri umani, stop a chi aiuta gli scafisti. #stopinvasione", scrive su Twitter il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Comandante Lifeline sarà incriminato - Claus-Peter Reisch, comandante della Lifeline, sarà incriminato dalla giustizia maltese, riferisce il legale di Reisch alla Dpa. Il comandante, in particolare, dovrebbe essere incriminato lunedì per la registrazione della nave, che batte bandiera olandese ma, secondo le autorità dei Paesi Bassi, non sarebbe iscritta nei registri come richiesto dalle norme. "Faremo il possibile per chiarire la questione ed assicurarci che le Ong non vengano prese di mira per il salvataggio di persone in mare", dice l'avvocato Neil Falzon.

Oggi a Malta il comandante è stato interrogato nuovamente e, secondo fonti citate dal Times of Malta, dovrebbe essere rilasciato dietro cauzione, mentre la nave dell'ong tedesca rimane sotto sequestro.

La Lifeline ha attraccato ieri a Malta con a bordo 234 migranti, dopo essere rimasta in mare per sei giorni. A sbloccare la situazione, la disponibilità delle autorità maltesi e di altri sette Paesi Ue, tra i quali l'Italia, ad accogliere una quota dei migranti a bordo. A questi Paesi si è aggiunta oggi la Norvegia. Il comandante della Lifeline è accusato da Italia e Malta di avere disobbedito agli ordini della Guardia Costiera italiana, raccogliendo i migranti all'interno delle acque libiche e rifiutandosi di riconsegnarli alla guardia costiera libica. La ong tedesca ha fornito una sua versione dei fatti, spiegando di non aver voluto riconsegnare i migranti alle autorità libiche, per non violare quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati.

Bce: «In Italia rischio dietrofront su pensioni»

"In alcuni paesi (ad esempio in Italia e in Spagna) il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate sembra elevato". Lo sottolinea la Bce nel Bollettino economico precisando come - al contrario - "in diversi paesi con livelli già elevati di debito pubblico" (come l'Italia) "sono necessari ulteriori sforzi di riforma volti a ridurre il previsto aumento della spesa connessa all'invecchiamento demografico". "In tale contesto - conclude l'Eurotower - sarà importante che i paesi intraprendano azioni politiche risolute e incrementino gli sforzi di riforme strutturali in ambiti quali pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo".

CRESCITA EUROZONA - Nell'Eurozona la crescita "rimane solida e generalizzata nei diversi paesi e settori, sebbene i dati e gli indicatori recenti si siano mostrati più deboli rispetto alle attese", sottolinea la Bce nel Bollettino Economico, ricordando come nel primo trimestre del 2018 "la crescita del PIL in termini reali si è attenuata sul periodo precedente, collocandosi allo 0,4 per cento, dopo lo 0,7 per cento dei trimestri precedenti". "Gli ultimi indicatori economici e i risultati delle indagini congiunturali sono più modesti, ma restano coerenti con il perdurare di una crescita solida e generalizzata dell'economia" aggiunge la Bce, spiegando che "il rallentamento della crescita nel corso del primo trimestre è stato relativamente generalizzato" per via soprattutto del calo delle esportazioni". "La decelerazione della crescita osservata tra l'ultimo trimestre del 2017 e il primo trimestre del 2018 - sottolinea - ha interessato la maggior parte dei paesi dell'area dell'euro. Tra i maggiori paesi dell'area, le uniche eccezioni sono rappresentate da Spagna e Italia, in cui i tassi di crescita sono rimasti sostanzialmente stabili tra i due trimestri".

DAZI - Per quanto riguarda l'applicazione dei dazi europei sui prodotti americani "nel breve periodo è prevista una ripresa dell'espansione economica mondiale", osserva la Bce, ma "l'applicazione di tariffe commerciali più elevate, in un contesto in cui si dibatte di ulteriori misure protezionistiche, rappresenta un rischio per le prospettive".

Migranti, Merkel: «Avanti con chi ci sta»

Per affrontare la questione dei migranti si vada avanti con una coalizione di "paesi volenterosi". A dichiararlo, con riferimento alle forti divisioni interne all'Ue, è stata Angela Merkel, intervenuta al Bundestag a poche ore dal vertice europeo di Bruxelles. "L'Europa si trova confrontata a molte sfide. Ma quella dei migranti potrebbe diventare una questione vitale per l'Unione Europea", ha sostenuto la cancelliera, sottolineando la necessità di una gestione comune del fenomeno, invece di cercare soluzioni a livello singolo o bilaterale, "altrimenti nessuno più crederà al nostro sistema di valori".

"Non vogliamo una ripetizione del 2015", ha aggiunto Merkel riferendosi al culmine della crisi, quando la Germania aprì la porta a circa 890mila rifugiati alla luce della situazione di emergenza al confine ungherese. Merkel si è anche impegnata a migliorare la gestione della 'migrazione secondaria', ossia degli arrivi ai confini nazionali di rifugiati già registrati in altri paesi Ue. Quindi ha sottolineato come il numero dei richiedenti asilo in arrivo sia diminuito, anche grazie alla missione Ue per la Libia e all'accordo con la Turchia.

Quindi guardando al presente e al futuro della crisi, la cancelliera ha ammesso che "non ci troviamo ancora al punto in cui avremmo voluto trovarci". Una soluzione definitiva della questione non è facile da raggiungere, ha quindi avvertito Merkel, citando ad esempio la mancanza di unità sulla riforma del sistema di Dublino. Da qui l'appello ad una coalizione di "paesi volenterosi" che producano soluzioni comuni.

NATO - Facendo riferimento alla Nato, invece, "siamo convinti che questa Alleanza continuerà ad essere fondamentale per la nostra sicurezza comune", ha dichiarato Merkel. "Vogliamo aumentare la spesa fino all'1,5 per cento del Pil nei prossimi anni", ha sottolineato poi la cancelliera, citando l'obiettivo di spesa per sicurezza e difesa che il paese si è posto di qui al 2024. "La Germania lo deve ai soldati ma anche alla popolazione, che non deve perdere fiducia nella sicurezza e nella difesa", ha aggiunto, parlando di "un contributo necessario e giusto degli europei alla Nato".

Conte: «Lifeline attraccherà a Malta»

"Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta. Con il presidente maltese abbiamo concordato che l'imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l'effettiva nazionalità e il rispetto delle regole del diritto internazionale da parte dell'equipaggio". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha poi sottolineato: "Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull'immigrazione - secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa - l'Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l'auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato".

Soddisfatto Matteo Salvini che su Facebook ha scritto: "E due! Dopo la Ong Aquarius spedita in Spagna, ora tocca alla Ong Lifeline che andrà a Malta, con questa nave fuorilegge che finalmente verrà sequestrata. Per donne e bambini davvero in fuga dalla guerra le porte sono aperte, per tutti gli altri no!".

La notizia del possibile sbarco a Malta della nave della ong tedesca che da giovedì vaga in acque internazionali era stata anticipata dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux. "Il presidente della Repubblica ha parlato ieri con il premier maltese e sembra che si profili una soluzione nel momento in cui vi parlo, la soluzione europea sarebbe uno sbarco a Malta - aveva detto Griveaux a Rtl - La Francia sarà pronta come ha detto e ha fatto una decina di giorni fa (con l'Aquarius, ndr) a inviare un team sul posto per trattare le domande (di asilo) in maniera individuale".

Poi fonti del governo maltese avevano fatto sapere che il premier Joseph Muscat stava sì considerando l'ipotesi di far sbarcare i 234 migranti a bordo a patto che fossero poi redistribuiti tra i Paesi europei. "Vogliamo evitare un'escalation della crisi umanitaria attraverso una condivisione di responsabilità da parte di alcuni stati volenterosi", si leggeva in una nota del governo maltese, in cui si ricordava che il Paese ha guidato gli sforzi diplomatici delle ultime 48 ore per trovare una soluzione al caso, "provocato dalle azioni del capitano che ha ignorato le istruzione date sulla base delle regole internazionali dalle autorità italiane".

AQUARIUS - Malta ha invece negato uno scalo tecnico ad Aquarius. "Dopo l’accesso negato al porto di Malta, la Aquarius ora naviga verso Marsiglia" ha annunciato su Twitter l'ong Sos Mediterranee, che in precedenza aveva riferito che alla Aquarius era stato negato l’accesso nelle acque territoriali maltesi e nel porto di La Valletta "per il semplice cambio equipaggio e il rifornimento". Dalle autorità maltesi, ha denunciato Sos Mediterranee, "nessuna spiegazione" per il no allo scalo tecnico.

Macron in udienza dal Papa

Una stretta di mano, condita da larghi sorrisi quella fra Papa Francesco e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, ricevuto in udienza in Vaticano. Il capo dello Stato francese, partito da Palazzo Farnese, sede dell'ambasciata di Francia in Italia, è arrivato con 23 minuti di ritardo, rispetto al protocollo della visita, che prevedeva la sua presenza Oltretevere per le 10.

Ad accogliere il presidente Macron, nel Cortile di San Damaso a fianco della basilica di San Pietro in Vaticano, è stato monsignor Gerge Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia. Il preseidente francese è arrivato accompagnata dalla delegazione francese, di cui fanno parte fra gli altri, il ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian, nonché la première dame Brigitte Trogneux.

Affiancato da monsignor Gaenswein, Macron ha percorso lentamente i lunghi corridoi del Palazzo Apostolico, con le Guardie Svizzere in schieramento d'onore, prima del saluto con il Pontefice. Il Papa e Macron si sono quindi seduti l'uno di fronte all'altro alla scrivania papale dello Studio alla Biblioteca, scambiandosi qualche parola e regalando altri sorrisi ai flash dei fotografi, prima del colloquio privato.

Il presidente francese ha portato in dono al Papa una copia preziosa del 'Diario di un curato di campagna', romanzo francese del 1936 scritto da Georges Bernanos. Un volume molto apprezzato dal Pontefice. "Ho letto quest'opera diverse volte e mi ha fatto bene - ha detto il Papa - è un libro che ho sempre amato molto". Dal suo canto, Papa Francesco ha donato a Macron un medaglione scolpito in bronzo con l'immagine di San Martino che dona il suo mantello al povero, simbolo e segnale di carità, nonché una copia della sua enciclica 'Laudato sì' sulla cura del Creato, di cui ricorre il terzo anniversario dalla sua pubblicazione.

L'inontro si è concluso con una inusuale 'carezza' di Macron a Papa Francesco. Un gesto spontaneo, con il cenno della mano a sfiorare il volto del Papa, avvenuto al momento dei saluti. Il colloquio ha avuto una durata record, visto che in genere questi incontri istituzionali non superano la mezz'ora di tempo. Quello fra il Papa e Macron è durato esattamente 57 minuti.

Dopo l'incontro con il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, alle 14.30 il presidente della Repubblica francese si recherà alla basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, per la consegna del titolo di protocanonico d'onore lateranense.

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