Mercoledì 19 Settembre 2018 - 15:57

Israele, vince Netanyahu

GERUSALEMME. Smentendo tutti i pronostici e i risultati dell'exit poll, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è uscito vincitore dalle elezioni. Il suo partito ha conquistato 30 dei 120 seggi della Knesset, il parlamento israeliano, secondo risultati relativi al 99% del conteggio dei voti. I suoi avversari di centro sinistra, il leader laburista Isaac Herzog e la centrista Tzipi Livni che correvano insieme per l'Unione Sionista, si sono fermati a quota 24. Terzo partito è la Lista Araba Unita, che per la prima volta unisce i tre partiti arabo israeliani, e ha ottenuto 14 seggi. Segue il partito laico centrista Yesh Atid dell'ex ministro delle Finanze Yair Lapid, che ha ottenuto 11 seggi, in netto calo rispetto al 2013 quando fu la sorpresa delle elezioni ottenendo 19 deputati. Ottiene 10 seggi il nuovo partito Kulanu dell'ex ministro delle Comunicazioni Moshe Kahlon, un ex membro del Likud di Netanuahu diventato molto popolare per aver aperto alla concorrenza la telefonia mobile riducendo le tariffe. Sono invece in calo i due alleati nazionalisti di Netanyahu: il partito di Bennett è sceso da 12 a 8 seggi e quello di Lieberman da 13 a 6. I due partiti ultraortodossi hanno ciascuno 7 seggi, mentre il partito di sinistra Meretz ha perso due seggi, fermandosi a 4. Non è riuscito ad entrare alla Knesset il nuovo partito ultraortodosso Yahad.

Galvanizzato dalla vittoria, Netanyahu ha promesso di mettersi subito al lavoro per formare una nuova coalizione, con l'obiettivo di giungere ad un nuovo governo entro «due o tre settimane». Formerò «un Esecutivo forte e stabile» che si occuperà «della sicurezza e le sfide socioeconomiche», ha detto presentandosi alle prime ore di oggi alla folla dei suoi sostenitori che festeggiavano i risultati elettorali. «Abbiamo ottenuto una grande vittoria per il campo nazionalista guidato dal Likud», ha aggiunto Netanyahu, dicendosi "fiero" del popolo israeliano mentre la folla gridava "Bibi, Bibi", chiamandolo con il soprannome.

Russia, Putin: «Per la Crimea era pronta l'atomica»

MOSCA. La Russia era pronta a mettere in allerta le forze nucleari del suo Paese quando la Crimea decise, un anno fa, di annettersi alla Federazione, se gli Stati Uniti ed i loro alleati fossero intervenuti. «Eravamo pronti a farlo», ha detto Putin ad una domanda in proposito nel documentario “Crimea: the Road to Motherland" trasmesso oggi dalla tv di Mosca, durante il quale ha rivelato di aver avvertito Stati Uniti ed Europa di non immischiarsi, accusandoli di aver orchestrato la destituzione dell'allora presidente ucraino Viktor Yanukovych.

Danni di guerra, Tsipras contro la Germania

ATENE. Il primo ministro greco Alexis Tsipras accusa la Germania di usare trucchi legali per evitare di pagare i danni per l'occupazione nazista della Grecia e promette di sostenere gli sforzi del Parlamento per ottenere i risarcimenti. Le sue affermazioni sono destinate ad accrescere le tensioni con Berlino, mentre il nuovo governo di Atene tenta di convincere i partner dell'eurozona a rinegoziare i termini del prestito di salvataggio. Lo scorso mese la Germania ha respinto nuove richieste della Grecia per il pagamento dei danni di guerra, affermando che la questione sia stata risolta nei colloqui che portarono alla riunificazione nel 1990. Tsipras, però, ha sottolineato che il governo greco ha approvato la riattivazione della commissione parlamentare incaricata dell'argomento.

Protocollo non trasparente, slitta la pena di morte

NEW YORK. L’esecuzione capitale della prima donna condannata in Georgia da 70 anni a questa parte è stata sospesa dalla Corte suprema, che ha riconsiderato all’ultimo momento alcune argomentazioni dei suoi legali. Kelly Renee Gissendaner (nella foto), 46 anni, avrebbe dovuto essere giustiziata con una iniezione di pentobarbital alle 7 di lunedì sera ora locale nella prigione di Stato per aver ucciso nel 1997 il marito, Douglas Gissendaner. La sospensione è stata la risposta dell’alta corte dopo che il tribunale aveva respinto la richiesta di sospensiva presentata dai difensori della donna, motivata con la scarsa trasparenza delle procedure per l'iniezione letale applicate in Georgia». La Gissendaner sarebbe la sedicesima donna americana messa a morte da quando la Corte suprema ha riammesso la pena di morte  nel 1976. Nello stesso periodo gli uomini messi a morte sono stati 1.400.

 

Il tagliatore di teste Jihadi John: «Non sono un estremista»

LONDRA. «Non sono un estremista». Lo dichiarava Jihadi John, il boia dell'Isis identificato come il londinese Mohamed Emwazi, in una registrazione del 2009 fatta dalla associazione britannica Cage per la difesa dei diritti civili. Il terrorista, che era stato espulso dalla Tanzania e interrogato dall'MI5, afferma anche di essere stato minacciato dai servizi segreti britannici che gli avrebbero '«messo le parole in bocca». La registrazione è stata fatta a Londra nel 2009 dal direttore di Cage, Asim Qureishi, che la scorsa settimana aveva tenuto una controversa conferenza stampa accusando i servizi di sua maestà di essere "responsabili" della radicalizzazione di Jihadi John e affermando che, quando lo aveva conosciuto, Emwazi era «una persona estremamente gentile e umile». Il boia dell'Isis ricorda come un certo agente Nick lo abbia sottoposto a un duro interrogatorio, affermando che l'MI5 era convinto che volesse andare in Somalia per addestrarsi coi gruppi jihadisti e che gli occhi dei Servizi erano puntati su di lui già da qualche tempo. A Jihadi John erano state rivolte anche domande sui maggiori attentati di Al Qaeda, dall'11 settembre 2001 negli Usa al sette luglio 2005 a Londra. Emwazi afferma di aver risposto che "persone innocenti" erano morte nella capitale britannica e che l'attacco alle Torri Gemelle era stato "sbagliato".

--------«La vostra guerra virtuale contro di noi provocherà una guerra vera contro di voi». Così lo Stato Islamico minaccia il fondatore di Twitter Jack Dorsey in un post che la scorsa notte è stato condiviso da sostenitori dell'Is che accusano il social media di sospendere gli account collegati al gruppo terroristico. Non è chiaro da dove provenga il post, in cui si minaccia di uccidere dipendenti del social media, che ha anche un fotomontaggio in cui il volto di Dorsey appare al centro di un bersaglio, secondo quanto riporta il sito Buzzfeed.

Twitter, come Youtube, in questi mesi è intervenuto più volte per cancellare post o sospendere account che disseminano video dell'Is con le orribili decapitazioni degli ostaggi. Le regole d'uso del social media infatti vietano di pubblicare «dirette, specifiche minacce di violenza contro altri e l'utilizzo dei tweet per "azioni illegali"».

«Siete stati voi ad iniziare queste guerra - si legge nel post - vi abbiamo detto sin dall'inizio che non è la vostra guerra, ma non avete capito ed avete continuato a chiudere i nostri account, ma noi siamo sempre tornati. Ma quando i nostri leoni arriveranno a togliervi il respiro, non tornerete mai più in vita».

La Grecia presenta le proposte di riforma

La Commissione europea ha annunciato di avere ricevuto la lista di proposte di riforma che la Grecia intende intraprendere per ottenere il prolungamento di 4 mesi degli aiuti. Il pacchetto dovrà essere approvato dai membri dell'Eurogruppo prima della ratifica finale dell'estensione.

Ucraina, accordo
sul cessate il fuoco
dal 15 febbraio

MINSK. Raggiunto l'accordo per il cessate il fuoco in Ucraina a partire dal 15 febbraio: è il risultato dei colloqui a Minsk tra i leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania. Il primo ad annunciarlo è stato il presidente russo Vladimir Putin: «Siamo riusciti a raggiungere un accordo sui punti essenziali». Il cessate il fuoco partirà alla mezzanotte di sabato. Il presidente francese Francois Hollande ha confermato: «Accordo globale sul cessate il fuoco e accordo politico globale sulla crisi».
Putin ha detto che tutte le parti, in attesa del cessate il fuoco, dovrebbero mostrare «moderazione ed evitare spargimenti di sangue inutili». Nei negoziati si è raggiunto un accordo per «il ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio ucraino», ha annunciato il presidente ucraino Petro Poroshenko. Kiev e i suoi alleati occidentali accusano Mosca di sostenere militarmente i separatisti con armi e combattenti. A Minsk è stato raggiunto anche un accordo per attuare la legge sullo status speciale per l'Ucraina sud-orientale approvata in precedenza, ha annunciato Vladimir Putin.

Stati Uniti, Obama chiede al Congresso i poteri di guerra: "l'Is sarà indebolito e distrutto"

"La coalizione anti-Is è pronta per l'offensiva, lo Stato Islamico perderà": lo ha detto Barack Obama intervenendo alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti ha inviato al Congresso una proposta per chiedere l’autorizzazione all’uso della forza militare contro lo Stato Islamico, che rappresenta "una grave minaccia per il popolo e la stabilità dell’Iraq, della Siria, dell’intero Medio Oriente e per la sicurezza nazionale americana. Se non verrà contrastato, porrà questa minaccia non solo nel Medio Oriente ma anche nel nostro territorio nazionale".

Al Congresso, Obama ha chiesto un mandato della durata di tre anni che non prevede limiti geografici e non esclude l’uso di truppe Usa sul campo. "Non sto chiedendo di aprire una nuova guerra come in Afghanistan o in Iraq", rassicura, "il ricorso a soldati sul campo ci sarà solo se assolutamente necessario". Obama ha ricordato come finora siano stati circa 2mila i raid della coalizione contro i militanti jihadisti: "Stiamo distruggendo le loro linee di comando, di controllo e di rifornimento", ha sottolineato il presidente Usa. "La nostra coalizione è forte la nostra causa è giusta e la nostra missione avrà successo. Saranno indeboliti e distrutti", ha aggiunto. 

Il Congresso non vota per dare una formale autorità al presidente per un’operazione militare dal 2002, quando approvò la missione in Iraq voluta da George W. Bush, in base a prove, poi rivelatesi false, sul possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime di Saddam Hussein

 

Ucraina, bombe su Donetsk, oggi il vertice a Minsk

Mancano solo poche ore al vertice di Minsk dove Vladimir Putin, Petro Poroshenko, Angela MerkelFrançois Hollande, cercheranno di trovare un accordo per mettere fine al conflitto. Nonostante questo in Ucraina la guerra non solo continua ma aumenta di intensità. Circa 2mila soldati russi stanno effettuando esercitazioni militari nel sud-ovest della Russia mentre altri 600 militari russi della Flotta del Mar Nero si stanno esercitando nella penisola di Crimea, regione che Mosca ha sottratto all'Ucraina nel marzo dell' anno scorso. E intanto, dopo i razzi lanciati ieri contro il quartier generale ucraino a Kramatorsk, un minibus è stato colpito da un ordigno a Donetsk causando la morte di almeno sei persone, tra cui un autista, ed il ferimento di altre otto. A riferirlo sono le autorità dell'autoproclamata Repubblica. Sempre a Donetsk, controllata dai separatisti ucraini filo-russi, 4 civili hanno perso la vita sotto i colpi dell'artiglieria che hanno centrato la stazione degli autobus e una fabbrica vicina. 

Confermata la presenza al vertice nonostante gli scontri. François Hollande e Angela Merkel hanno intanto confermato che nel pomeriggio saranno a Minsk per "tentare di fare di tutto" come minimo per un cessate il fuoco ma anche per tentare di trovare una soluzione duratura. A renderlo noto è l'Eliseo dopo l'ultimo contatto telefonico tra il presidente francese ed il cancelliere tedesco. Questi si vedranno nel pomeriggio con il presidente russo, Vladimir Putin, e l'ucraino Petro Poroshenko. L'incontro è previsto per le 17 locali (le 15 in Italia). Il leader ucraino ha confermato il suo impegno nel summit di Minsk: "Troveremo un compromesso all'interno del Paese, dobbiamo difendere la pace, dobbiamo difendere l'Ucraina", ha dichiarato in una visista a Kramatorsk. "Proprio per questo vado a Minsk, per fermare le ostilità immediatamente e senza condizioni e avviare il diaolo politico, senza interferenze esterne", ha aggiunto. 

La risposta americana. All'interno della Casa Bianca regna un clima di incertezza. Lo stesso segretario di Stato, John Kerry, ha ammesso, parlando ad un incontro a porte chiuse con alcuni congressisti che facevano parte della delegazione Usa alla conferenza sulla Sicurezza a Monaco, che lui è pronto ad accogliere le richieste dell'Ucraina, ma il presidente Obama è ancora molto indeciso, secondo quanto rivela Bloomberg view. Un'indecisione - l'ormai famosa riluttanza, diventata il tratto distintivo dello stile di Obama, verso la scelta militare, in netto contrasto con il frettoloso anticipo delle azioni preventive del suo predecessore - che è stata mostrata a chiare lettere da Obama durante la conferenza stampa dell'altro ieri con Merkel, volata a Washington per ribadire un secco no all'idea di fornire armi a Kiev. "Ho chiesto alla mia squadra di valutare tutte le opzioni e la possibilità dell'invio di armi difensive letali è una di queste", ha affermato il presidente.

Al Qaeda voleva uccidere il Papa a Manila

Un attentato contro Papa Francesco durante la sua visita nelle Filippine. E' quanto aveva progettato il gruppo 'Jemaah Islamiyah', legato ad Al-Qaeda attraverso il terrorista malese noto come Marwan, che voleva far esplodere una bomba durante la visita del Pontefice a Manila lo scorso 18 gennaio.

Secondo quanto riporta il quotidiano 'Inquirer.net', lo ha rivelato il direttore della polizia Getulio Napeñas Jr. durante un'audizione in Senato. "Queste informazioni non sono state né confermate, né smentite o ammesse dalla polizia nazionale filippina, ma resta il fatto che esistono", ha affermato.

Marwan è stato ucciso in un'operazione delle forze di polizia il 25 gennaio scorso a Mamasapano, nella Provincia filippina di Maguindanao. Il terrorista malese, vero nome Zulkilfi bin Hir, era specializzato nella costruzione di bombe ed esplosivi, tra cui i dispositivi innescati attraverso i telefoni cellulari.

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