Mercoledì 14 Novembre 2018 - 8:57

Rifiuta sesso estremo con jihadista, bruciata viva dall'Isis

ROMA. Una ragazza di 20 anni che era stata catturata dai jihadisti del sedicente Stato islamico (Isis) «è stata bruciata viva per essersi rifiutata di prendere parte a un atto di sesso estremo» con l'uomo che l'aveva resa sua schiava. È uno degli episodi raccapriccianti raccontati da Zainab Bangura, inviata Onu per i crimini sessuali nelle zone di conflitto, al suo rientro da un viaggio in Siria, Iraq, Turchia, Libano e Giordania, dove ha incontrato testimoni e vittime delle atrocità commesse dall'Is nei confronti delle donne siriane e irachene.

«Non ho mai visto niente del genere», ha raccontato sconvolta la Bangura in un'intervista al sito Middle East Eye, parlando di atti "sadici" e della metodologia «organizzata a coordinata» che l'Is usa per violentare, ridurre in schiavitù, costringere alla prostituzione o a matrimoni forzati le ragazze delle minoranze yazide, turkmene e cristiane. «Quando attacca un villaggio - ha spiegato la diplomatica della Sierra Leone - l'Is divide le donne dagli uomini», sceglie le ragazze più giovani, «le spoglia, verifica la loro verginità, valuta la dimensione del seno e la bellezza». Quindi stabilisce un prezzo per ognuna di esse. Le vergini più giovani e carine vengono inviate a Raqqa, roccaforte siriana dell'Isis, dove vengono vendute. Tra gli acquirenti «c'è una gerarchia - ha spiegato ancora la Bangura - gli sheikh hanno la prima scelta, poi gli emiri, poi i combattenti». Le ragazze vengono vendute, stuprate per qualche mese, poi rivendute a un prezzo che va calando di volta in volta. «Mi è stato riferito - ha spiegato l'inviata Onu - di una ragazza venduta 22 volte».

Per la Bangura, l'Isis ha «istituzionalizzato la violenza sessuale», che è diventata «centrale nella sua ideologia» ed è usata come strumento di «reclutamento, raccolta di fondi e affermazione della disciplina e dell'ordine». A questa modalità di sfruttamento se ne aggiunge un'altra non meno atroce. «Siamo stati informati - ha riferito l'inviata Onu - di genitori che hanno ceduto le loro figlie all'Is, soprattutto a Mosul». Si tratta del «jihad del sesso», in cui «i corpi delle donne vengono usati per dare un contributo alla campagna dell'Isis».

Orrore in Messico: torturato e ucciso a 6 anni da 5 ragazzini

CITTA' DEL MESSICO. Orrore nello stato messicano di Chihuahua, dove cinque minorenni hanno ucciso un bambino di sei anni, Cristopher, mentre "giocavano" a sequestrarlo. I cinque - due ragazzine di 13 anni, una di 11 e due adolescenti di 15 anni - sono stati fermati dalla Procura di Stato dopo che, secondo le informazioni della polizia citata dai media locali, il piccolo è stato torturato, ucciso e poi sepolto.

I ragazzi sono andati a cercare Cristopher a casa sua e lo avrebbero quindi invitato a giocare con loro. «Stavano giocando», si legge in un documento sul caso, quando poi il piccolo è stato «legato» e, dopo essere stato «semi asfissiato», «è caduto a terra». Ma le torture non sono finite qui. Il bambino, cui sono state lanciate delle pietre, è stato anche colpito con un bastone e un coltello, quando ormai privo di vita è stato ricoperto di terra. Sopra il cumulo «per non richiamare l'attenzione» è stato infine messo «un animale morto». Sono passate 16 ore prima che la famiglia avvisasse le autorità della sua scomparsa. L'azione penale, ha spiegato un procuratore locale, Sergio Almaraz, potrà essere esercitata solo contro i due ragazzi di 15 anni.

Iraq, l'Isis conquista Ramadi: 500 morti

BAGDAD. Sono circa 500 le persone uccise, tra civili e uomini della sicurezza, in seguito all'avanzata dello Stato Islamico (Isis) a Ramadi, capoluogo della provincia di al-Anbar nell'Iraq occidentale conquistata ieri dai jihadisti. Lo riferisce un portavoce dell'amministrazione provinciale di al-Anbar, Muhannad Haimour, stimando che «circa in ottomila sono fuggiti» da Ramadi. Ieri sera lo stesso Isis aveva rivendicato la conquista di Ramadi affermando di aver uccise «decine di apostati». I dati si aggiungono all'enorme esodo di aprile, quando secondo l'Onu almeno 114mila iracheni hanno lasciato Ramadi e i villaggi circostanti per l'avanzata dei jihadisti dell'Isis. Secondo l'emittente al-Arabiya, ieri Ramadi è finita nelle mani dell'Is dopo che l'esercito si è ritirato dalla città. Lo stesso era successo a Mosul a giugno dello scorso anno.

Egitto, l'ex presidente Morsi condannato
a morte

IL CAIRO. L'ex presidente egiziano Mohammed Morsi è stato condannato a morte per aver organizzato un'evasione di massa dal carcere di Wadi El-Natroun al Cairo durante la Rivoluzione del 25 gennaio 2011 contro il regime di Hosni Mubarak. Insieme a Morsi evasero altri 30 detenuti, mentre oltre 20mila fuggirono da altri carceri dell'Egitto, tra cui membri del movimento libanese di Hezbollah e militanti palestinesi di Hamas. Insieme ad altri 132 coimputati, Morsi è accusato di evasione, attacco al carcere e omicidio di agenti il 28 gennaio 2011. La sentenza è stata emessa da un tribunale del Cairo.

 

Insieme a Morsi, il Tribunale penale del Cairo ha condannato a morte altri due esponenti di spicco dei Fratelli Musulmani, il numero due della Confraternita Khairat al-Shater e il segretario generale Mohammed el-Beltagi.

 

Ora la parola finale spetterà al Grand Mufti, la massima autorità legale islamica dell'Egitto, che dovrà decidere se approvare le condanne a morte. L'invio della sentenza al Gran Mufti è il primo passo nell'iter legale necessario ad applicare la pena capitale. La decisione del Mufti non è vincolante, ma dopo la sua decisione il tribunale emetterà un verdetto finale, previsto per Morsi il 2 giugno. Una volta che questo sarà reso noto, gli imputati potranno ricorrere in appello.

Il mese scorso il deposto presidente islamico era già stato condannato a 20 anni per incitamento alla violenza contro i manifestanti del 2012, quando era alla guida dell'Egitto.

Usa, il treno deragliato sarebbe stato colpito da un proiettile o un sasso

Il treno deragliato vicino a Filadelfia, provocando la morte di otto persone, sarebbe stato colpito da "un oggetto", forse un sasso o addirittura un proiettile, poco prima del disastro. Lo ha detto Robert Sumwalt, della National Transportation Safety Board, citando la testimonianza di una dei tre controllori che si trovavano a bordo del treno Amtrak. La testimone ha detto di aver sentito una conversazione radio in cui il macchinista del treno e quello di un altro treno in cui dicevano che i loro convogli erano stati colpiti da "qualcosa" forse "un sasso o un proiettile". Interrogato per la prima volta ieri pomeriggio, il macchinista del treno, Brandon Bostian, che nell'incidente ha riportato una commozione cerebrale, è stato "molto collaborativo" ma non riesce a ricordare nulla di quello che è successo dopo che il treno ha attraversato la stazione di Filadelfia nord. Il parabrezza della locomotiva è andato completamente distrutto nello schianto, ma Sumwalt ha detto che vi è un "danno particolare" nella sua parte inferiore che ha "una forma circolare che fa pensare ad un colpo secco", appunto quello di un sasso o di un proiettile. Ora si aspettano i risultati delle analisi degli specialisti dell'Fbi. Inoltre, hanno spiegato ancora gli inquirenti, verrà ascoltato il macchinista dell'altro treno, della Southeastern Pennsylvania Transportation Authority (Septa), che sarebbe stato colpito dall'oggetto. Il nuovo sviluppo delle indagini, se confermato dai riscontri, potrebbe aiutare a rispondere alla domanda sul perché il treno quella notte arrivò ad una velocità di 106 miglia all'ora (170 km circa) in un tratto ferroviario in curva in cui la velocità massima consentita è di 50 miglia. Rimane quindi cruciale la testimonianza di Bostian che era ai controlli del treno quando il treno passò da 70 a 100 miglia all'ora di velocità, un aumento di velocità che appunto ha provocato il deragliamento. L'ex ministro dei Trasporti, Ray LaHood, ha detto che se verrà confermato che il treno è stato colpito da un proiettile, questo fatto "potrebbe aver costituito la causa di un'enorme distrazione" per il macchinista.

Nepal senza pace: altra scossa fa 59 morti

KATHMANDU. Una nuova forte scossa di terremoto - di magnitudo 7,4 gradi - ha colpito il Nepal e ha provocato almeno quattro morti. Lo hanno riferito fonti delle agenzie umanitarie. Intanto, è stata annunciata la chiusura dell'aeroporto internazionale della capitale nepalese.

Il terremoto registrato alle 9.05 è stato seguito da numerose scosse di assestamento: nei primi venti minuti successivi - ha reso noto la United States Geological Society - ci sono state due scosse, la prima di magnitudo 5,6 e la seconda di 5,4. Alle 9.36 è arrivata una scossa di magnitudo 6,3. Il Paese era già stato devastato il 25 aprile dal sisma di magnitudo 7,8 che ha causato la morte di oltre 8mila persone. La scossa odierna ha avuto il suo epicentro vicino al Monte Everest, a 83 chilometri a est di Kathmandu, nei pressi del confine cinese. Oltre che nella capitale Kathmandu, il tremore è stato avvertito anche nella capitale indiana New Delhi e in quella del Bangladesh, Dacca.

Il bilancio è di 59 morti: 42 le vittime nel Paese, riferiscono le autorità, mentre sono 17 le vittime in India, afferma il ministero dell'Interno citato dall'agenzia Pti.

La Corea del Nord testa un missile sottomarino

PYOMGYANG. La Corea del Nord ha affermato di aver realizzato con successo il test di un missile balistico sottomarino. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa ufficiale Kcna, il leader Kim Jong Un ha assistito al lancio che è avvenuto da un sottomarino che navigava al largo dalla costa, ha riportato ancora l'agenzia senza fornire altre precisazioni.

Kim ha definito il lancio un «risultato miracoloso», affermando che il nuovo missile è «un'arma strategica di livello mondiale» che permetterà di distruggere ogni mezzo navale nemico che possa violare la sovranità territoriale nordcoreana. Non ci sono ancora riscontri del test, che se confermato costituirebbe una svolta nel programma missilistico di Pyongyang perché l'eventuale capacità di lanciare missili sottomarini porterebbe la minaccia nucleare nordcoreana ad un nuovo livello.

Taglia da 20 milioni di dollari su 4 leader dell'Isis

WASHINGTON. Gli Stati Uniti hanno offerto una ricompensa complessiva di 20 milioni di dollari a chiunque fornirà informazioni su altri quattro uomini considerati figure di primo piano dello Stato islamico. Lo ha riferito il dipartimento di Stato americano. In particolare una taglia di 7 milioni è stata messa su Abd al-Rahman Mustafa al-Qaduli, considerato un importante esponente dell'Isis e in precedenza vice del leader di al Qaeda in Iraq Abu Musab al-Zarqawi, ucciso nel 2006. Sono invece cinque i milioni offerti per il portavoce ufficiale dell'Isis Abu Mohammed al-Adnani e altrettanti per Tarkhan Tayumurazovich Batirashvili, responsabile delle operazioni nel nord della Siria e supervisore di una prigione ad al-Tabqa dove si ritiene siano stati rinchiusi ostaggi stranieri. Infine le informazioni su Tariq Bin-al-Tahar Bin al Falih al-'Awni al-Harzi, considerato il responsabile dei kamikaze dello Stato islamico, sono valutate 3 milioni di dollari.

I quattro entrano così a far parte di una lista di sospetti terroristi del Rewards for justice program, il sistema di ricompense gestito dal dipartimento di Stato che in testa, con una taglia di 25 milioni di dollari, vede Ayman al-Zawahiri, nominato capo di al-Qaeda nel giugno 2011, poco dopo la morte di Osama Bin Laden. Segue, con una taglia di dieci milioni, il leader dell'Isis, il "califfo" Abu Bakr al-Baghdadi.

Le Pen ripudia la figlia Marine

PARIGI. Jean-Marie Le Pen ripudia Marine: l'ex presidente del Front National non ci sta ed alza i toni del conflitto con la figlia, dopo l'annuncio della sospensione decisa ieri dall'esecutivo del partito nei suoi confronti. Il cofondatore del movimento di estrema destra francese definisce ai microfoni di Europe 1 la scelta del FN una "fellonia" e disconosce di fatto la figlia dicendo di vergognarsi del fatto che Marine porti il suo nome ed auspicando che lo cambi al più presto.

"Mi vergogno che porti il mio nome", afferma. E insiste: "Mi vergogno del fatto che la presidente del Front National porti il mio nome e auspicherei d'altra parte che lo perda al più presto. Può farlo sia sposando il suo concubino, sia forse il signor Philippot o qualcun altro. Io non desidero che la presidente del Front National si chiami Le Pen".

"Tratta suo padre e il presidente fondatore del Front National in modo assolutamente scandaloso", aggiunge per poi rispondere, alla domanda "Lei ripudia sua figlia?", con un deciso "Assolutamente". Quanto alla possibilità di tagliare completamente i ponti con lei, appare meno categorico: "E' la morte che taglia i ponti".

All'ultimo durissimo attacco di Jean-Marie Le Pen, la figlia Marine risponde che gli "eccessi" del padre dimostrano che non c'erano altre soluzioni. Una reazione "violenta" commenta Marine, che parla anche di "deriva", eccessi che confermano che il partito ha fatto la cosa giusta. Quanto a sapere se si aspettasse una simile violenza nella reazione del padre risponde: "Credo che nessuno potesse aspettarsi questo".

Cade dal tapis roulant e batte la testa: morto top manager

ROMA. Stava correndo sul tapis roulant, quando ha perso l'equilibrio ed è caduto sbattendo la testa: è morto così David Goldberg, 47enne manager della Silicon Valley, noto anche per essere il marito della direttrice operativa di Facebook, Sheryl Sandberg. La notizia era stata data sabato scorso, ma non le circostanze della sua morte. L'incidente è avvenuto venerdì in una palestra del Four Seasons Resort di Punta Mita, in Messico. Secondo quanto riferito da un portavoce della procura di Nayarit, l'ad di SurveyMonkey si era andato ad allenare, da solo, in una delle palestre dell'hotel intorno alle 16. Non vedendolo tornare, qualche ora più tardi i familiari sono andati a cercarlo. A trovarlo, intorno alle 20, è stato il fratello Robert. Dava ancora segni di vita, quindi è stato portato in ospedale, dove però è morto a seguito di un grave trauma cranico e di una massiccia emorragia.

 
«È con shock e tristezza incredibile che sto informando i nostri amici e parenti che il mio meraviglioso fratello, Dave Goldberg, amato marito di Sheryl Sandberg, padre di due splendidi bambini, e figlio di Paula Goldberg, è scomparso improvvisamente ieri sera», aveva scritto sabato sera in un posto Robert Goldberg. David era nato il 2 ottobre 1967 a Minneapolis. Si era laureato presso l'Università di Harvard nel 1989. Aveva iniziato la carriera come analista nella Silicon Valley ed era approdato a multinazionali come Yahoo, fino ad arrivare a SurveyMonkey nel 2009. «David Goldberg era una persona straordinaria e sono felice di averlo conosciuto. I miei pensieri e le mie preghiere sono con Sheryl e la sua famiglia», ha scritto sulla sua pagina Facebook Mark Zuckerberg.

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