Venerdì 14 Dicembre 2018 - 18:59

Panama, storica stretta di mano tra Obama e Raul Castro

PANAMA. Storica stretta di mano tra il presidente Usa Barack Obama e il presidente cubano Raul Castro al Summit delle Americhe in corso a Panama City. Si tratta del primo incontro ufficiale tra i capi di Stato statunitense e cubano dal momento in cui i due Paesi hanno interrotto le relazioni nel 1961. I due leader si sono incontrati e scambiati un saluto prima della cerimonia di apertura del Vertice, ha riferito il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Bernadette Meehan. La loro stretta di mano è stato l'ultimo gesto, altamente simbolico, del processo di normalizzazione avviato a metà dicembre con l'annuncio del disgelo tra i due storici nemici. Obama e Raul Castro dovrebbero avere un colloquio diretto in giornata.
«Sono felice che Cuba sia rappresentata assieme a noi in questo vertice per la prima volta» ha affermato da Barack Obama, parlando al Summit delle Americhe in corso a Panama City e sottolineando che i giorni delle interferenze e delle ingerenze degli Stati Uniti negli affari della regione sudamericana appartengono al passato.
Nel suo discordo ai leader presenti al vertice, twittato dall'account della Casa Bianca, il presidente americano ha sottolineato che, «come voi lavorate per il cambiamento, gli Stati Uniti vi saranno vicini in ogni passo di questo cammino». «Sappiamo - ha detto Obama - che le nostre società hanno maggiori probabilità di successo quando tutte le persone sono libere di vivere e pregare e amare come vogliono».

Il Papa ha espresso «vicinanza e incoraggiamento affinché il dialogo sincero porti ad una mutua collaborazione». Il messaggio è stato letto da Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, alla presenza di 33 leader americani ed ha affrontato diverse tematiche. "L'iniquità e l'ingiusta distribuzione delle risorse è fonte di conflitto e di violenza tra i popoli", ha sottolineato il Papa argentino, ricordando che "la grande sfida del mondo è la globalizzazione della solidarietà e fraternità invece della globalizzazione della discriminazione e l'indifferenza". "Non basta aspettare che i poveri raccolgano le briciole dai tavoli dei ricchi»

Finanziamento illecito, indagata Marine Le Pen

PARIGI. Il Front National finisce sotto accusa per finanziamento illecito e la presidente del partito, Marine Le Pen, finisce sotto inchiesta insieme a due stretti collaboratori e dirigenti del partito, David Rachline e Nicolas Bay. Lo scrive il quotidiano Le Monde. L’ndagine si aggiunge a quella avviata dal Parlamento europeo all’inizio di marzo sulle irregolarità riguardanti 20 assistenti del gruppo a Strasburgo e Bruxelles. In Europa il partito della Le Pen è stretto alleato della Lega nord di Matteo Salvini, con il quale condivide il no all'euro e politiche più restrittive sull'immigrazione.

Nucleare, l'Iran minaccia di non firmare l'intesa

TEHERAN. L'Iran non siglerà mai un accordo finale sul suo programma nucleare con il gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gb e Germania) se non saranno revocate tutte le sanzioni. Lo ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, stando a quanto riporta l'agenzia d'informazione Xinhua citando i media ufficiali di Teheran. «Non firmeremo alcun accordo se tutte le sanzioni non saranno tolte nello stesso giorno», ha affermato Rohani in un intervento trasmesso dalla tv di Stato in occasione della Giornata nazionale della tecnologia nucleare. «Vogliamo un accordo vantaggioso per tutte le parti coinvolte nei colloqui sul nucleare», ha aggiunto.

«L'accordo di principio sul programma nucleare iraniano raggiunto a Losanna, in Svizzera, non è vincolante dal punto di vista legale», ha detto la Guida Suprema iraniana. Khamenei, citato dal sito web dell'emittente Press Tv, ha sottolineato che l'accordo «non è stato finalizzato» e per questo motivo «non c'è ancora nulla da approvare o disapprovare». Le parti hanno tempo fino alla fine di giugno per mettere a punto i dettagli tecnici dell'intesa. «Ciò che è stato fatto finora non garantisce l'accordo in sé, né il suo contenuto, né che i negoziati arriveranno fino in fondo", ha dichiarato il leader iraniano, che ha l'ultima parola sul dossier nucleare.

Siria, caccia canadesi in azione contro l'Is

I caccia canadesi hanno bombardato per la prima volta obiettivi dello Stato islamico (Is) in Siria, nell'ambito della missione internazionale guidata dagli Usa. Lo ha riferito il ministero della Difesa canadese, precisando che i jet hanno eseguito i raid su alcune aree nei pressi di Raqqa, la "capitale" dell'autoproclamato califfato. Stando a una nota del ministero, gli attacchi sono stati eseguiti da due CF-18 canadesi. L'operazione è stata condotta, oltre che dai due aerei, anche da sei caccia Usa e da altri due jet di un altro paese non specificato. Intanto, sei barili-bomba sono stati sganciati dagli elicotteri del regime siriano sul campo profughi palestinese di Yarmuk, otto chilometri a sud di Damasco. Lo hanno riferito su Twitter gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all'opposizione con sede a Londra. Gli attivisti hanno precisato che stamane anche due colpi di mortaio sono caduti sul campo profughi. Al momento non è chiaro se gli attacchi hanno provocato vittime. Yarmuk, dove restano intrappolati circa 18mila civili siriani e palestinesi, è da giorni teatro di violenti scontri dopo l'avanzata dei jihadisti del sedicente Stato Islamico (Is).

Usa, agente spara alla schiena di un afroamericano

NEW YORK. Un poliziotto bianco è stato arrestato e incriminato per omicidio in South Carolina per aver ucciso un uomo nero non armato che, in base a quanto si vede in un video, stava fuggendo. Dopo l'assassinio, avvenuto sabato nella città di North Charleston, il l'ufficiale 33enne ha insistito che aveva sparato al 50enne perché temeva per la sua vita dopo che gli aveva sottratto la sua pistola Taser durante un controllo stradale. Ma un video che è stato diffuso dal New York Times e da altri media dimostra che l'ufficiale ha sparato all'uomo più volte alla schiena mentre stava scappando.

Orrore in Yemen: bimbi uccisi
e mutilati

SANAA. Almeno 74 bambini sono stati uccisi e 44 sono rimasti mutilati da quando in Yemen sono iniziati i combattimenti lo scorso 26 marzo. Lo denuncia in un comunicato l'Unicef. Il conflitto sta aggravando la già precaria situazione dei bambini in uno dei Paesi più poveri della regione, in gran parte esposto a insicurezza alimentare e a una diffusa malnutrizione acuta grave tra i bambini. Unicef parla di «cifre prudenti», chiarendo di ritenere che il numero totale dei bambini uccisi sia molto più alto, visto che il conflitto si è intensificato nel corso della scorsa settimana. «I bambini stanno pagando un prezzo intollerabile per questo conflitto - ha detto Julien Harneis Rappresentante Unicef in Yemen - Sono stati uccisi, mutilati e costretti a fuggire dalle loro case, la loro salute minacciata e la loro istruzione interrotta. A questi bambini deve essere immediatamente concessa una speciale protezione da tutte le parti in conflitto, secondo il diritto internazionale umanitario».

 

In tutto il Paese, più di 100mila persone hanno lasciato le loro case in cerca di luoghi più sicuri. Gli ospedali sono sempre più sotto pressione mentre si lotta per gestire le numerose perdite con forniture insufficienti. Alcuni ospedali e strutture mediche sono stati attaccati e, finora, almeno tre operatori sanitari, tra cui un autista di un'ambulanza, sono rimasti uccisi in diversi attacchi. Laddove le condizioni di sicurezza lo permettono, team dell'Unicef stanno lavorando con i partner per fornire alle famiglie acqua potabile e servizi sanitari essenziali. Sui media nazionali vengono trasmessi messaggi per avvisare bambini e genitori sui pericoli degli ordigni inesplosi e su come affrontare il disagio causato dal conflitto.

 

Batteri resistenti agli antibiotici:
si rischiano
80mila morti

LONDRA. È emergenza per la diffusione di infezioni causate dai cosiddetti batteri resistenti agli antibiotici (Amr o Antimicrobial Resistance Infection) che potrebbero causare, in caso di un'epidemia, «fino a 200.000 casi di pazienti contagiati e 80.000 vittime». Solo nel Regno Unito. A tracciare il quadro è infatti il Governo britannico in un rapporto pubblicato lo scorso mese e i cui contenuti sono apparsi oggi sul Guardian. Il Governo britannico lancia nuovamente l'allarme sulla necessità di sviluppare nuovi antibiotici perché, in caso contrario, anche operazioni di routine potrebbero diventare procedure ad altissimo rischio. Non solo. Il rischio di nuove infezioni da batteri antibiotico-resistenti è «destinato significativamente nel corso dei prossimi 20 anni».

Il Fmi: la Grecia onorerà il debito

ATENE. Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha assicurato alla direttrice generale dell'Fmi Christine Lagarde che Atene onorerà il suo debito con il Fondo monetario internazionale (450 milioni di euro) entro la scadenza del nove aprile, così come tutti gli altri suoi impegni finanziari. «La continua incertezza non è negli interessi della Grecia e accolgo positivamente la conferma del ministro che il pagamento dovuto al Fondo arriverà il nove aprile», ha dichiarato Lagarde in una nota. »Ribadisco che il Fondo rimane impegnato a lavorare insieme alle autorità per aiutare la Grecia a tornare su un percorso sostenibile di crescita e occupazione», ha precisato inoltre. Varoufakis ha anche ribadito che il governo di cui fa parte «riformerà la Grecia in profondità» e si sforzerà di migliorare «l'efficacia dei negoziati» con i creditori.

Strage in Kenya, arrestati alcuni sospetti

NAIROBI. Almeno cinque sospetti sono stati arrestati in Kenya in seguito al massacro all'università di Garissa, in cui sono state uccise 148 persone, mentre gli Shabab minacciano un «nuovo bagno di sangue». A quanto riferisce la Bbc, all'interno dell'ateneo sono stati trovati quattro sopravvissuti, due dei quali sono stati ritenuti sospetti. Uno di questi è un cittadino della Tanzania che non ha alcun legame con l'università. La Cnn cita il ministro degli Interni Joseph Nkaissery secondo il quale i sospetti arrestati sono cinque. Intanto, mentre sale la polemica sulla scarsa protezione assegnata all'università di Garissa, le autorità keniote ne hanno deciso la chiusura a tempo indefinito.

NUOVE MINACCE. Gli al-Shabab minacciano «un nuovo bagno di sangue» in Kenya. I terroristi somali, che già ieri avevano preannunciato nuovi «attacchi mortali», hanno promesso «una guerra lunga e spaventosa» contro il Kenya, le cui truppe partecipano alla missione dell'Unione Africana in Somalia. «Voi - hanno denunciato gli al-Shabab, rivolti al popolo kenyota - non ci accontentate di lasciare il vostro governo condurre politiche repressive senza protestare, voi sostenere le loro politiche eleggendoli. Per questo pagherete con il vostro sangue».

«Con il permesso di Allah - si legge in una dichiarazione scritta in inglese - non ci fermeremo davanti a niente per vendicare la morte dei nostri fratelli musulmani, fino a quando il vostro governo non fermerà l'oppressione e fino a quando tutte le terre musulmane non saranno state liberate dall'occupazione kenyiota. E, fino ad allora, le città kenyote diventeranno rosse di sangue, ci sarà una guerra lunga e spaventosa della quale, voi kenyoti, sarete le prime vittime».

Nella nota, gli al-Shahab parlano poi delle »indicibli atrocità» commesse ai danni della popolazione musulmana dell'Africa orientale dalle forze di sicurezza di Nairobi nel nordest del Paese, dove vivono migliaia di somali, e nel sud della Somalia, dove il Kenya ha inviato propri uomini per combattere i terroristi somali. L'attacco all'università di Garissa, ribadiscono, è stato organizzato «per vendicare la morte di migliaia di musulmani uccisi per mano delle truppe kenyiote». Gli Shabab minacciano quindi attacchi contro «scuole, università, luoghi di lavoro e anche contro le vostre case».

Filippine, arriva
il tifone Maysak: evacuazione
di massa

MANILA. Le autorità delle Filippine sono pronte a evacuare migliaia di persone per l'arrivo del tifone Maysak, che si sta avvicinando alla costa orientale del Paese con venti fino a 185 km orari. «Incoraggiamo la popolazione ad ascoltare gli ordini delle autorità locali», ha detto il sottosegretario del ministero dell'Interno di Manila, Austere Panadero. «Governo e polizia sono pronti a far rispettare evacuazioni preventive o forzate, se sarà necessario, per garantire la sicurezza di tutti», ha aggiunto. Secondo i dati dell'ufficio meteorologico, il tifone Maysak inizierà a portare pioggia e venti forti da domani, prima di toccare la costa delle Filippine domenica.

Le prime zone interessate dal ciclone tropicale saranno le province orientali di Aurora e Isabela dove al momento circa 10mila turisti alloggiano tra hotel e resort. A Baler, capitale della provincia di Aurora, nota destinazione per gli amanti del surf, le autorità locali hanno ordinato agli albergatori di raccomandare ai loro ospiti di iniziare a trasferirsi in zone più sicure. «Dovrebbero dire ai turisti di andare via oggi», ha detto il sindaco Nelianto Bihasa, aggiungendo di pensare anche ad "un'evacuazione preventiva se sono in zona costiera» o ad «un'evacuazione forzata, se si rifiutano» di partire. Le Filippine sono colpite, in media, da 20 cicloni ogni anno. Maysak è il terzo del 2015, ma il primo degli ultimi anni ad arrivare durante le vacanze di Pasqua.

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