Sabato 22 Settembre 2018 - 16:11

Sentenza eseguita: il piccolo Alfie è morto

LONDRA. "Il mio gladiatore ha posato lo scudo e ha aperto le sue ali alle 2.30". Alfie Evans, il piccolo affetto da una malattia incurabile e ricoverato da oltre un anno all'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool, è morto. A darne l'annuncio in un post pubblicato stamane su Facebook è Thomas, padre del bimbo di 23 mesi al centro di una lunga battaglia. "Sono assolutamente distrutto - scrive ancora il papà di Alfie -. Ti amo ragazzo mio".

Nato nel maggio 2016, Alfie era ricoverato dal dicembre dello stesso anno nell'ospedale di Liverpool con il quale i genitori del piccolo hanno portato avanti un'aspra battaglia legale per cercare di bloccare la decisione di staccare il respiratore che lo teneva in vita.

Dopo che l'Alta corte britannica aveva respinto l'appello dei legali dei genitori, lunedì scorso i medici dell'ospedale britannico avevano staccato il respiratore al piccolo, cui l'Italia intanto concedeva la cittadinanza nel tentativo di favorire il trasferimento a Roma per "assicurare al minore ulteriori sviluppi terapeutici, nella tutela di preminenti valori umanitari che, nel caso di specie, attengono alla salvaguardia della salute", come si legge nella nota del Consiglio dei ministri del 24 aprile.

Mercoledì scorso però la Corte d'Appello di Londra ha respinto un nuovo ricorso della famiglia, bocciando l'ultimo tentativo di trasportare il piccolo in aereo dall'ospedale Alder Hay di Liverpool al Bambino Gesù di Roma.

"Vogliamo esprimere la nostra più sentita solidarietà e condoglianze alla famiglia di Alfie in questo momento di estremo dolore". E' quanto si legge in un comunicato pubblicato sul sito dell'Alder Hey Children’s Hospital, l'ospedale pediatrico di Liverpool dove nella notte si è spento il bimbo.

"Noi tutti abbiamo un profondo affetto per Alfie, Kate e Tom e la sua intera famiglia ed i nostri pensieri sono con loro - continua la nota dell'ospedale -, questo è stato un percorso devastante per loro e noi chiediamo che la loro privacy e la privacy dello staff dell'Alder Hey sia rispettata".

Kim e Moon: «La guerra è finita»

ROMA. Un anno fa sarebbe stato impensabile. Eppure, tra la Corea del Nord e la Corea del Sud "non ci sarà più guerra". E' quanto annunciato in una dichiarazione congiunta dal presidente nordcoreano Kim Jong-un e il leader di Seul Moon Jae-in, che oggi si sono incontrati nel villaggio di di Panmunjom, in quello che passerà alla storia come lo storico vertice della pace tra le due Coree. "Non ci sarà più guerra nella Penisola coreana" hanno detto i due leader, sottolineando che "una nuova era di pace è iniziata".

"Siamo lo stesso popolo, con lo stesso sangue, che deve vivere unito", ha poi aggiunto Kim in conferenza stampa, parlando di "una nuova pagina". "L'intero mondo ci guarda - ha sottolineato - non ripeteremo gli errori del passato". Dal canto suo, il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha ribadito che "non ci sarà più nessuna guerra nella penisola coreana, una nuova era di pace è iniziata".

L'INCONTRO DELLA PACE - Con l'incontro di oggi, Kim Jong-un è diventato il primo leader nordcoreano a mettere piede in Corea del Sud, attraversando la zona smilitarizzata che separa la penisola dalla fine della guerra di Corea nel 1953. Alle 9.30 del mattino ora coreana, le 2.30 di notte in Italia, in un momento ricco di simbolismo e sfarzo, il presidente sudcoreano Moon Jae-in e Kim si sono stretti la mano al confine, per poi dirigersi verso la Peace House, nel villaggio di Panmunjom, per avviare colloqui formali sulla denuclearizzare e la pace della penisola coreana.

I SORRISI, POI LA STRETTA DI MANO - Nelle immagini trasmesse in diretta straordinaria Kim, in uniforme militare nera, si dirige sorridente verso il presidente sudcoreano e dopo una calorosa stretta di mano fa un passo oltre il gradino di cemento che segna la linea di demarcazione verso il Nord. Poi, in un inaspettato fuori programma, si gira e indica il versante Nord invitando Moon a fare altrettanto.

Mano nella mano con Kim, anche il leader di Seul mette così piede oltre la linea del 38esimo parallelo, 'ricambiando' per un secondo la visita. La coppia sorridente è stata poi accolta da una picchetto d'onore che indossava costumi tradizionali coreani e suonava musica coreana prima di entrare nella Peace House. La prima sessione di colloqui è durata circa due ore e i due leader pranzeranno separatamente. Kim è tornato al Nord a bordo di una limousine nera e riattraverserà il confine nel pomeriggio per riprendere le discussioni. Al termine della giornata il leader nordcoreano parteciperà alla cena offerta da Moon, alla quale parteciperanno anche le rispettive mogli, Ri Sol-ju e Kim Jung-sook.

L'ALBERO DELLA PACE - I due leader hanno poi piantato assieme un albero - un pino del 1953 - lungo la linea di demarcazione militare coreana stabilita a seguito del cessate il fuoco alla fine della Guerra di Corea nel 1953. La terra e l'acqua utilizzate per l'operazione provenivano dalle zone a Nord e a Sud della linea di demarcazione. Durante la cerimonia, Kim è stato aiutato dalla sorella Kim Yo-jong a indossare i guanti bianchi e quindi - assieme al presidente Moon - ha gettato terra sulla base della pianta. "Questo è un posto carico di significato - ha sottolineato Kim durante la cerimonia - e in effetti è una nuova primavera che è arrivata al nord e al sud". "Spero - ha aggiunto - di trarre il massimo dalle opportunità della giornata di oggi e spero che assieme a questo pino possano fiorire le nostre relazioni".

DENUCLEARIZZAZIONE - Sul fronte della denuclearizzazione, un passaggio della dichiarazione congiunta sottolinea l'obiettivo comune di Sud e Nord "di realizzare una penisola coreana priva di nucleare attraverso una completa denuclearizzazione". Il presidente sudcoreano ha poi aggiunto: "Il presidente Kim Jong-un ed io abbiamo convenuto che la completa denuclearizzazione sarà raggiunta, e questo è il nostro comune obiettivo".

Gli esperti però sono cauti: "La Corea del Nord da tempo si è impegnata alla denuclearizzazione della penisola coreana, che non è la stessa cosa di un disarmo unilaterale", ha detto alla Cnn Vipin Narang, docente del Security Studies Program del Mit di Boston. Il professore ha ricordato che nella 'Dichiarazione di Panmunjon' "il linguaggio non è nuovo e deve essere trattato con cautela, nonostante l'importanza storica del vertice". Anche Mike Chinoy, analista dell'Us-China Institute dell'University of California, ha invitato alla cautela e a "non lasciarsi prendere dall'entusiasmo di fronte alle scene straordinarie a cui assistiamo, c'è ancora un lavoro enorme da fare prima che queste intenzioni divengano passi effettivi".

I due leader hanno fatto sapere che nel corso dell'anno firmeranno un trattato di pace per porre fine formalmente alla Guerra di Corea, a 65 anni dalla conclusione delle ostilità. Il documento, denominato 'Dichiarazione di Panmunjon per la pace, la prosperità e l'unificazione della penisola coreana' è stato presentato dopo la giornata di meeting e dopo una conversazione privata di 30 minuti da Kim e Moon.

Scontri Liverpool, decade accusa di tentato omicidio per i due ultrà della Roma

LIVERPOOL. Decade l'accusa di tentato omicidio per i due ultrà della Roma arrestati a seguito della rissa scoppiata mercoledì prima dell'incontro Liverpool-Roma, semifinale di Champions League, sconti che hanno provocato il ricovero in condizioni critiche di un 53enne tifoso del Liverpool. "Possiamo confermare - si legge in una nota della polizia locale - che i nostri detective hanno incriminato due uomini italiani in seguito agli incidenti avvenuti all'Anfield martedì 24 aprile in cui un 53enne è rimasto seriamente ferito. Il 20enne Filippo Lombardi è stato incriminato per tumulti e per aver inflitto lesioni fisiche gravi; il 29enne Daniele Sciusco per disordini violenti". "Entrambi - prosegue la polizia britannica - restano in detenzione e devono comparire di fronte alla South Sefton Magistrates Court oggi. Mentre la vittima rimane ricoverata in condizioni critiche presso il Walton Neurological Centre". Al più giovane dei due ultrà viene contestato il reato di disordini violenti, aggressione, lesioni gravissime nei confronti del 53enne; l'altro è accusato soltanto di disordini violenti. C'è un terzo nome, Edoardo Ranalli, 28 anni: è accusato di lancio di monetine. Lombardi e Sciusco compariranno davanti ai giudici oggi stesso. Sean Cox è un imprenditore di 53 anni originario di Dunboyne, nella contea irlandese di Meath, ed è padre di tre figli. Era arrivato dall'Irlanda con il fratello per assistere al match.

«Alfie può tornare a casa, ma non in Italia»

ROMA. "Ci vorranno almeno 3-5 giorni per decidere" se il piccolo Alfie Evans potrà tornare a casa con i suoi genitori, "ma al momento è impossibile". È la risposta dei medici dell'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool alla richiesta del giudice Anthony Hayden di valutare se consentire il ritorno a casa del piccolo di 23 mesi, gravemente malato che, nonostante il distacco dai macchinari salvavita, resiste. Dal tribunale, riferisce la Steadfast Onlus sulla sua pagina Facebook, avrebbe comunque ribadito ribadito il suo 'no' ad un trasferimento del piccolo Alfie Evans in Italia a causa delle sue condizioni di salute.

Secondo quanto riferisce il Liverpool Echo, i medici avrebbero espresso, durante l'udienza di oggi Manchester, "molta paura" per la forte ostilità e le proteste mostrate contro l'ospedale e i dottori che si sono occupati del caso.

Strage di Toronto, è italo-americana la prima vittima

TORONTO. Sorride felice sull'altalena. L'ultima immagine di copertina della sua pagina Facebook ci descrive una ragazza solare e piena di vita. Così era l'americana Anne Marie D'Amico che, come suggerisce il cognome, aveva origini italiane. Mai avrebbe immaginato di finire sui giornali di tutto il mondo come la prima vittima identificata della strage di Toronto. È morta ieri con altre 9 persone, falciate da un furgoneche li ha colpiti con precisione chirurgica, raccontano i testimoni, "ad uno a uno" sulla Yonge Street vicino alla Finch Avenue insieme ad altri 15 rimasti feriti. Alla guida c'era un 25enne Alek Minassian. Poco si sa della giovane che, dopo gli studi alla locale università statale Ryerson, aveva trovato lavoro alla società di investimenti Invesco Canada, dove si occupava anche di progetti umanitari per la costruzione di case e scuole in Paesi in via di sviluppo.

Alfie, rinviato stop a macchinari

Un ritardo nell'esecuzione del piano per spegnere le macchine che tengono in vita il piccolo Alfie Evans. E, per questo, potrebbe rendersi necessario un nuovo intervento del giudice prima che venga staccato il respiratore che tiene in vita il bimbo di 23 mesi, gravemente malato. E' l'ultimo sviluppo di cui si dà notizia sulla pagina Facebook Alfies Army Official, aggiornata dai sostenitori della battaglia dei genitori per tenere in vita il piccolo.

"Poiché l'ospedale non ha rispettato l'ordine del piano di cura di estubare" Alfie Evans "alle 12" ora inglese, "ora sono ufficialmente in violazione e devono tornare davanti al giudice Hayden", si legge sul social network. I tempi dunque si allungherebbero. Lo stesso papà, sempre sulla pagina Facebook, aveva annunciato di aver ottenuto mezz'ora in più per l'avvio della procedura, che era stata fissata appunto alle 12 (ora inglese). Mezz'ora che, nelle intenzioni dei genitori di Alfie, potrebbe far inceppare la procedura, visto che non è stato rispettato l'orario stabilito dal giudice.

IL 'NO' DELLA CORTE EUROPEA - Questa mattina i giudici della Corte europea per i diritti dell'uomo hanno rifiutato di intervenire sul caso. A riportarlo la notizia, i principali media britannici, fra cui la BBC.

La battaglia dei genitori per continuare a tenerlo in vita è giunta così al termine: i medici dell'ospedale Alder Hey's di Liverpool, dove è ricoverato il bimbo, erano stati autorizzati a staccare le macchine, una decisione contro la quale Tom Evans e Kate James, il papà e la mamma di Alfie, si erano appellati a diverse autorità giudiziarie senza successo. Dopo il no della Suprema Corte britannica, la coppia non si è arresa e si è rivolta alla Corte di Strasburgo, che però non ha accolto la richiesta di intervenire.

PROTESTE - Dopo la decisione dei giudici Ue, circa 200 persone si sono radunate fuori dall'Alder Hey's di Liverpool per protestare. Decine, racconta la BBC, si sono dirette verso le porte di ingresso dell'ospedale nel tentativo di entrare, ma sono state respinte dalla polizia che ha poi formato un cordone e allontanato i manifestanti. I dimostranti hanno poi bloccato la strada d'ingresso della struttura dove il piccolo era ricoverato per circa 15 minuti.

VATICANO - "Due cose risaltano all'evidenza: che c'è una precisa volontà giuridica che prescinde da qualsiasi appello, anche il più alto, anche quello del Papa, nonché dalla stessa volontà dei genitori, che si impone anche prescindendo dalle ragioni scientifiche; e che c'è una visione basata su un principio economicistico della vita che rifiuta l'assistenza a chi si può trovare in punto di morte, visto che può rivelarsi costosa". Così il cardinale Elio Sgreccia - teologo e presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita - commenta all'AdnKronos il 'no' espresso sul caso Alfie dai giudici della Corte Europea dei diritti dell'uomo.

Per l'esponente del Vaticano, "ci troviamo di fronte a un curioso caso di 'statalismo' che, mentre viene riconosciuto quando agita le bandiere che si possono ricondurre all'ideologia economica marxista, viene invece disconosciuto quando si tratta di una entità statale che decide con il suo imperio di chiudere l'accesso all'alimentazione e alla cura del dolore e alle terapie palliative di un malato, in nome del risparmio economico".

Per il cardinale Sgreccia, "non si capisce perché si diventi così crudeli e così succubi di una dittatura del pensiero che travolge tutto, non solo la fede o la scienza ma persino la laica libertà dei genitori sulla vita del loro figlio. Dobbiamo educare a poter dire anche dei 'no' a questo pensiero che appare dominante. Ma temo che abbiamo oltrepassato una frontiera che - avverte - rischia di essere oramai senza ritorno".

LA PROPOSTA DI ALFANO E MINNITI - I ministri Alfano e Minniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. In questo modo governo italiano auspica "che l’essere cittadino italiano permetta, al bambino, l’immediato trasferimento in Italia".

BAMBINO GESU' - "Sento tutta la mia impotenza. Sono qui e sono a disposizione qualsiasi cosa mi chiedano. L'ospedale sa che sono qui ma mi hanno detto che non mi vogliono ricevere". Lo ha detto la presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Mariella Enoc, che stamane si è recata all'ospedale di Liverpool dove è ricoverato il piccolo Alfie, in un’intervista al Tg 2000.

"Il Bambino Gesù - ha aggiunto la Enoc - è un anno e mezzo che segue questa vicenda, cercando sempre di non fare rumore. Il papà di Alfie mi ha chiesto in modo molto convincente di venire e portare loro la nostra solidarietà. Speravo di poter parlare con qualcuno ma questo non è stato possibile. Sono venuta qui con una piccola speranza ma credo che non si possa far niente. È la seconda volta in poco tempo che mi trovo a gestire questi casi. È molto faticoso e doloroso perché alla fine non si riesce a fare nulla".

"Non dobbiamo vivere il singolo caso - ha concluso la Enoc - ma fare delle riflessioni più culturali e meno ideologiche cercando di far sì che in tutto il mondo si rispetti la scelta. È una situazione davvero difficile. Vivo in una realtà in cui i casi come Alfie sono tantissimi e le mamme dell’ospedale mi hanno chiesto di fare qualcosa. Mi hanno anche detto 'voi qui i nostri figli li lasciate vivere'. Nessuno di noi vuole fare accanimento terapeutico ma un accompagnamento più sereno potrebbe essere fatto".

«È un maschietto»: nato il terzo figlio di William e Kate

Tre kg e 800. E' nato alle 11:01 il terzo figlio di Kate Middleton e del principe William. A darne notizia un tweet dell'account ufficiale di Kensington Palace, secondo cui la duchessa di Cambridge ha dato alla luce un maschietto. Mamma e bimbo stanno bene.

La Duchessa di Cambridge è stata ricoverata in mattinata nella Lindo Wing del St Mary's Hospital, Paddington, nel centro di Londra, dopo essere arrivata in auto accompagnata dal marito William.

"Il duca di Cambridge era presente al momento della nascita: la regina, il duca di Edimburgo, il principe di Galles, la duchessa di Cornovaglia, il principe Harry e i membri di entrambe le famiglie sono stati informati e si rallegrano della notizia", si legge nel post.

Il bambino sarà il quinto in linea di successione al trono, il sesto pronipote della regina e del duca di Edimburgo e il fratello più giovane del principe George e della principessa Charlotte. Il bimbo avrà il titolo di Sua Altezza Reale principe di Cambridge.

Kim: "Stop ai test nucleari"

La Corea del Nord dice stop ai test nucleari e missilistici. Kim Jong-un parla alla nazione e conferma la linea della distensione con gli Usa: "Non abbiamo più bisogno di test nucleari e missilistici", ha detto.

Il leader nordcoreano ha quindi aggiunto: "Ci uniremo agli sforzi internazionali per fermare insieme i test atomici". A rilanciare le dichiarazioni è l'agenzia di Stato Kcna.

Una svolta, salutata con entusiasmo dal presidente degli Stati Uniti: "È una buona notizia per il mondo, un grande progresso. Ora attendo il nostro summit", ha scritto su Twitter Donald Trump.

SEUL - La Corea del Sud accoglie positivamente la decisione di Pyongyang. Si tratta di "un progresso significativo per la denuclearizzazione della penisola coreana", recita la dichiarazione diffusa dal palazzo presidenziale citata dall'agenzia Yonhap, un progresso auspicato dal mondo. Il congelamento "creerà una atmosfera molto positiva per il successo del prossimo evento inter coreano (il vertice fra i due presidenti la prossima settimana, ndr) e del vertice fra Usa e Nord corea".

PECHINO - La Cina assicura alla Corea del Nord il suo sostegno "attraverso il dialogo e le consultazioni" bilaterali "per risolvere "i loro timori e migliorare le relazioni bilaterali", come ha affermato il portavoce del ministero degli esteri Lu Kang esprimendo il suo auspicio che "tutte le parti interessate andranno avanti nella stessa direzione e adotteranno azioni concrete per fare i dovuti sforzi per arrivare a una pace duratura e allo sviluppo duraturo della regione".

TOKYO - "Accogliamo favorevolmente l'annuncio della Corea del Nord come un passo in avanti ma continueremo a valutare se tale passo potrà portare all'eliminazione, verificabile e irreversibile, degli arsenali nucleari e delle armi di distruzione di massa", ha dichiarato il ministro della difesa giapponese Itsunori Onodera, da Washington, dove si trova in visita, a commento della decisione di Pyongyang. L'annuncio viene tuttavia giudicato da Tokio come "non soddisfacente" e "insufficiente" perché Pyongyang non fa riferimento allo stop ai test di missili a medio raggio che comunque possono raggiungere Giappone e Corea del Sud.

«Chi indossa svastica entra gratis a teatro»

Chi indossa una fascia con una svastica in bella mostra può entrare gratis nel teatro e assistere alla rappresentazione del Mein Kampf. E' l'iniziativa varata dal teatro municipale di Costanza, nel sud della Germania. Il 20 aprile, nell'anniversario della nascita di Adolf Hitler, è in programma l'evento che è finito anche sotto i riflettori della magistratura. Sulla vicenda non è stata avviata nessuna indagine penale perché l'iniziativa rientra nella sfera della libertà artistica. La comunità ebraica della regione ha fatto sentire la propria voce definendo l'evento ''di pessimo gusto''.

Il teatro, in realtà, con l'iniziativa vorrebbe dimostrare quanto sia facile corrompere e 'comprare' un individuo: pur di avere un biglietto gratis, è la posizione del teatro espressa da una portavoce, si è disposti ad indossare una svastica. Chi, invece, accetta di pagare per entrare, potrà esibire una stella di Davide per esprimere solidarietà alle vittime del nazismo. La rappresentazione è firmata dal regista George Tabori, il cui obiettivo sarebbe offrire una versione caricaturale dell'opera hitleriana.

Pulitzer al caso Weinstein

Il premio Pulitzer 2018 va ai giornalisti che hanno fatto emergere gli scandali dell'anno: il caso Weinstein e il Russiagate. Gli autorevoli riconoscimenti americani per il giornalismo, la musica e la letteratura sono stati assegnati ieri dalla Columbia University, che nella categoria del giornalismo 'Public service', servizio pubblico, ha voluto premiare il New York Times e il New Yorker per aver portato a galla il caso dei predatori sessuali a Hollywood, come Harvey Weinstein, il mogul caduto in disgrazia dopo le numerose accuse di molestie sessuali. Per le loro inchieste sono stati premiati Megan Twohey, Jodi Kantor e Ronan Farrow.

Al New York Times e al Washington Post è invece stato assegnato il premio per 'National Reporting', la cronaca nazionale, in particolare per aver raccontato e indagato sul 'Russiagate', le interferenze russe nella campagna elettorale statunitense, nell'amministrazione Trump e nel suo staff elettorale. Per il giornalismo di 'Breaking news' è stata premiata la redazione del Press Democrat, un giornale californiano locale che ha coperto con servizi e articoli gli incendi che l'anno scorso hanno devastato Santa Rosa e Sonoma County.

Per le indagini sul candidato al Senato in Alabama del partito democratico Roy Moore, accusato di molestie e aggressioni sessuali contro minorenni, nella sezione 'Investigative Reporting' è stato premiato il Washington Post, mentre per la categoria 'Cronaca internazionale' il riconoscimento è andato a Clare Baldwin, Andrew R.C. Marshall e Manuel Mogato dell'agenzia Reuters per aver raccontato le violenze del governo del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte nella lotta senza quartiere al traffico di droga, sia durante la campagna elettorale sia una volta eletto.

Tra gli altri premi assegnati nel campo del giornalismo figurano il premio 'Explanatory Reporting' assegnato all'Arizona Republic e a Usa Today Network, 'Local Reporting' attribuito alla redazione del Cincinnati Enquirer, il 'Feature Writing' andato a Rachel Kaadzi Ghansah per il suo articolo su Dylan Roof, il ragazzo ritenuto responsabile della strage di Charleston del 2015. A John Archibald dell'Alabama Media Group è stato invece assegnato il premio nella categoria 'Commentary', mentre per la categoria 'Criticism' il riconoscimento è andato al critico del New York Magazine, Jerry Saltz.

Nella sezione musica, la giuria ha premiato il rapper Kendrick Lamar e il suo album 'Damn', mentre per la letteratura, nella categoria 'Narrativa' il Pulitzer è stato assegnato allo scrittore Andrew Sean Greer per il romanzo 'Less'.

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