Martedì 25 Settembre 2018 - 10:13

Imprenditore italiano ucciso in Venezuela

Sequestrato e ucciso in Venezuela. L'imprenditore italiano Elio José Simonelli Datellis, proprietario dei magazzini Nestlé ad Aragua, è stato infatti trovato morto all'interno del suo suv in una strada di quartiere del comune di Francisco Linares Alcántara, dopo essere stato rapito. A riferirlo è la stampa locale.

Secondo il quotidiano 'El Siglo', il 45enne è stato rapito mentre si apprestava ad aprire la sua officina nei pressi dell'Avenida Fuerzas Aéreas, a Maracay. Gli aggressori lo hanno spinto nel sedile posteriore della sua Toyota 4 Runner e sono fuggiti con l'automobile.

Allertate dal fratello, le autorità hanno iniziato ad inseguire la vettura, ma durante la fuga deve essere successo qualcosa tra l'uomo d'affari e i rapitori. Probabilmente Simonelli ha tentato di fuggire e i sequestratori gli hanno sparato colpendolo all'addome, per poi scappare a piedi. Una volta raggiunto il suv, gli agenti hanno infatti trovato all'interno l'uomo morto per le ferite subite. La banda è stata però intercettata dalla polizia, che ha ingaggiato un conflitto a fuoco in Araguaney Street, in cui sono morti cinque rapitori.

Hameya, la sposa-bambina torturata a morte

Torturata a morte, per vendetta. A ucciderla è stato lo stesso marito che l'aveva sposata sei mesi prima. Una fine orribile per Hameya, tragedia nella tragedia della breve vita di una bambina già finita in sposa a un uomo molto più grande di lei. A riportare la vicenda, accaduta in Afghanistan, è il Daily Mail.

Il corpo della bimba - la cui età si stima sia tra i 7 e i 10 anni - è stato ritrovato nella serata di domenica scorsa, ha spiegato Naqibullah Amini, portavoce della polizia afghana per la provincia di Baghdis, nel nord-ovest del Paese, aggiungendo che il marito e assassino della piccola è stato arrestato dopo una fuga e si trova in attesa di essere interrogato.

Come ha spiegato al quotidiano britannico il portavoce del governatore della provincia, Jamshid Shahabi, Hameya era stata data in sposa in nome del tradizionale 'badal', lo scambio delle figlie fra due famiglie a scopo matrimoniale. Il 'badal', spiega ancora il quotidiano, consente a entrambe le famiglie di ridurre il costo del matrimonio evitando di pagare una dote.
Dopo il tragico epilogo delle nozze dell'altra bambina scambiata con Hameya e uccisa dal marito, lo sposo di Hameya - ha spiegato Shahabi - avrebbe quindi iniziato a torturarla per vendetta, finendo per ucciderla.
Il marito di Hameya, che le autorità afghane definiscono un uomo fra i 20 e i 30 anni e del quale non hanno diffuso le generalità, aveva già una moglie al momento del secondo matrimonio, celebrato sei mesi fa.

L'età minima legale per le nozze in Afghanistan - spiega il Daily Mail citando dati Onu - è di 16 anni per le donne e 18 per gli uomini, ma la pratica del matrimonio fra adulti e bambini è ancora persistente nel Paese di stampo patriarcale e tradizionalista, connesso spesso alla povertà. Sempre secondo i dati Onu, una donna su tre in Afghanistan si sposa prima dei 18 anni.

Si schianta aereo in Messico: tutti salvi

Ottantacinque feriti e nessuna vittima. È questo il bilancio 'miracoloso' dello schianto di un aereo di Aeromexico precipitato appena dopo il decollo nello stato di Durango, nel nord del Messico, con 103 persone a bordo. Lo hanno riferito le autorità locali. "L'aereo si è schiantato durante il decollo dall'aeroporto internazionale Guadalupe Victoria", ha detto il ministro messicano di trasporto, Gerardo Ruiz Esparza su Twitter. A bordo del velivolo 97 passeggeri registrati più due bambini piccoli in braccio ai propri genitori, e quatto membri dell'equipaggio.

"Non ci sono persone morte", ha confermato il governatore dello stato Jose Aispuro su Twitter, aggiungendo che due persone, tra cui il pilota, sono rimaste ferite in modo serio, ma sono in condizioni stabili. Secondo quanto riferito dalla compagnia aerea, l'incidente è avvenuto durante una forte grandinata intorno alle 16 ora locale. Aispuro ha spiegato che l'Embraer 190 è stato colpito da forti raffiche di vento dopo essere decollato per Città del Messico e che a bordo è scoppiato un incendio dopo che l'aereo era già precipitato in un campo.

Alcuni passeggeri hanno segnalato uno "strano movimento" quando l'aereo è decollato. "Stava piovendo, c'è stata una tempesta, penso che abbiano tentato di cancellare il decollo ma non ci sono più riusciti", ha detto Aispuro. L'aereo è andato oltre la pista, ha preso fuoco ed è stato "seriamente" danneggiato, ha aggiunto. In una conferenza stampa, un portavoce della compagnia aerea ha rifiutato di commentare ulteriormente la causa dell'incidente, ma ha promesso che sarà avviata un'indagine.

Anche il ministro dei Trasporti Ruiz Esparza ha detto che verrà istituita una commissione d'inchiesta. Le immagini televisive mostrano una colonna di fumo nero che si leva dalla carlinga in fiamme, dopo l'impatto con il suolo. "Spero che l'equipaggio e tutti i passeggeri stiano bene", ha twittato il presidente Enrique Pena Nieto, aggiungendo di aver incaricato l'esercito, la Protezione civile e le autorità dei trasporti di collaborare nella gestione dell'incidente.

Germania, accoltella passeggeri su bus: 8 feriti

Paura a Lubecca nel nord della Germania. Una persona, armata di coltello, ha aggredito i passeggeri all'altezza del quartiere di Kücknitz su un autobus diretto alla vicina Travemuende. Per ora, riferisce la polizia tedesca, il bilancio è di 8 feriti. L'aggressore avrebbe estratto un coltello da uno zaino, lasciato cadere a terra e avrebbe cominciato a colpire. L'autista, aggredito a sua volta, ha immediatamente aperto le porte del mezzo per permettere la fuga dei passeggeri.L'aggressore sarebbe stato catturato.

Brexit, potrebbe servire il visto

Senza un accordo di ritiro del Regno Unito dall'Unione Europea, cioè in caso di 'hard Brexit', potrebbe rendersi necessario ottenere il visto per i cittadini britannici che volessero recarsi nell'Ue e con ogni probabilità, in quel caso, anche per i cittadini Ue che volessero andare Oltremanica, dato che le due parti non hanno ad oggi un accordo sul punto, non essendo necessario perché ad oggi Londra fa parte dell'Ue. È una delle conseguenze che, teoricamente, potrebbe comportare una Brexit dura, hanno spiegato a Bruxelles alti funzionari Ue, alla vigilia del Consiglio Affari Generali ex articolo 50.

"Dato che non abbiamo alcun accordo di esenzione dal visto con il Regno Unito, visto che sono nell'Ue, tecnicamente, sarebbe necessario il visto a partire dal 30 marzo 2019 - ha spiegato un alto funzionario - ma anche questa è una cosa che possiamo risolvere unilateralmente, mettendo il Regno Unito nella lista dei Paesi liberi da obbligo di visto. E' una misura che si farebbe a livello Ue".

In ogni caso, ha concluso, "lavoriamo per avere un accordo di ritiro in ottobre, questo è ancora il nostro obiettivo. Abbiamo reso molto chiaro che vogliamo un accordo di ritiro". Oggi il capo negoziatore per la Brexit dell'Ue, Michel Barnier, incontra a Bruxelles il suo omologo britannico Dominic Raab, che ha preso il posto di David Davis come segretario di Stato britannico per l'uscita dall'Ue dopo le sue dimissioni.

Asilo e rimpatri, Ungheria deferita a Corte Ue

La Commissione Europea ha deciso di deferire l'Ungheria alla Corte di Giustizia dell'Ue per il mancato rispetto del diritto Ue nella sua legislazione in materia di diritto di asilo e rimpatri. Inoltre, ha inviato a Budapest una lettera di messa in mora, il primo stadio della procedura di infrazione, che riguarda la nuova legislazione ungherese detta "Stop Soros", la quale criminalizza le attività in sostegno del diritto di asilo e limita il diritto di chiedere asilo nel Paese.

Nel primo caso, la procedura di infrazione risale al dicembre 2015; il parere motivato, il secondo stadio della procedura, è del dicembre 2017. In particolare, anche se le leggi Ue danno la possibilità di stabilire zone di transito ai confini esterni, la legislazione ungherese non rispetta la direttiva sulle procedure d'asilo, dato che permette la presentazione di domande di asilo unicamente all'interno di queste zone di transito, l'accesso alle quali è concesso solo a un numero limitato di persone e dopo lunghi periodi di attesa.

Le procedure ungheresi sono fuorilegge anche perché non rispettano la durata massima di quattro settimane, nelle quali una persona può essere detenuta in un centro di transito, e non prevedono protezioni ai richiedenti asilo particolarmente vulnerabili. Inoltre, le autorità ungheresi non concedono l'accesso effettivo alle procedure di asilo, dato che i migranti irregolari vengono respinti oltreconfine, anche se intendono richiedere asilo.

Inoltre, la detenzione di durata indefinita dei richiedenti asilo nelle zone di transito senza rispettare le garanzie procedurali applicabili viola le normative Ue. La legge ungherese, in più, non rispetta la direttiva sui rimpatri, poiché non assicura che le decisioni di rimpatrio siano emesse individualmente, né che includano le informazioni sulle possibilità di ricorso legale.

La legislazione "Stop Soros", invece, criminalizza qualsivoglia assistenza offerta da qualsiasi persona per conto di organizzazioni nazionali, internazionali e non governative alle persone che intendano chiedere asilo o un permesso di residenza in Ungheria. Le leggi includono anche misure che restringono le libertà individuali, impedendo a chiunque sia soggetto ad un procedimento penale per la violazione di queste norme di avvicinarsi ai centri di transito, in cui vengono tenuti i richiedenti asilo.

Le sanzioni vanno dal confino temporaneo al carcere, fino a un anno, e all'espulsione dal Paese. Le norme ungheresi al riguardo violano svariate direttive Ue, come pure la Carta Ue dei diritti fondamentali, in più punti. La Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa ha concluso che le norme violano le libertà di associazione e di espressione e che, pertanto, dovrebbero essere ritirate.

Caso Skripal, identificati i responsabili

La polizia britannica ritiene di aver identificato i sospetti responsabili dell'attacco al 66enne Sergei Skripal e la figlia Yulia, 33 anni, colpiti il 4 marzo scorso da avvelenamento da agente nervino Novichok a Salisbury, nel Wiltshire, dove risiedeva l'ex spia russa. Secondo fonti a conoscenza dell'inchiesta citate dalla PA, diversi cittadini russi sarebbero coinvolti nel tentato omicidio: a questa conclusione si sarebbe arrivati tramite l'analisi delle immagini delle telecamere a circuito chiuso situate nella zona dell'avvelenamento, davanti al centro commerciale dove padre e figlia sono stati trovati, su una panchina, privi di conoscenza.

Gli investigatori hanno poi fatto un raffronto con la lista delle persone entrate nel paese in quell'epoca e confermato così l'identità dei sospetti. Gli inquirenti sono "certi" del fatto che i sospetti responsabili dell'attacco - cui Skripal e la figlia sono sopravvissuti - siano cittadini russi.

Mosca vuole una dichiarazione ufficiale sulla presunta avvenuta identificazione di sospetti per l'attentato. "Lo voglio sentire da Scotland Yard o dal Foreign Office" ha dichiarato l'ambasciatore russo a Londra, Alexander Yakovenko, citato dall'Interfax, dopo le rivelazioni della stampa britannica.

Intanto è prevista per oggi nel Regno Unito l'apertura di un'inchiesta sulle cause della morte - avvenuta per contaminazione da agente nervino Novichok -della 44enne cittadina britannica Dawn Sturgess, ricoverata il 30 giugno scorso assieme al suo partner, il 45enne Charlie Rowley - tuttora in ospedale - e deceduta l'8 luglio. Sturgess, secondo gli inquirenti, sarebbe stata esposta ad un livello di contaminazione dieci volte superiore a quello di Sergei e Yulia Skripal, secondo la Press Association.

Gli inquirenti lavorano all'ipotesi che la sostanza fosse contenuta in un flacone di profumo aperto e trovato dalla coppia in un parco o in un qualche posto nel centro di Salisbury e che la donna se ne sia spruzzata una certa quantità sulla pelle. La bottiglia è stata trovata in casa di Rowley nella vicina Amesbury. L'inchiesta verrà aperta dal coroner (l'ufficiale giudiziario incaricato di indagare sui casi di morte segnalati) di Wiltshire e Swindon.

Trump fa marcia indietro

Di fronte alla bufera di polemiche provocata dalle sue dichiarazioni ad Helsinki, Donald Trump fa marcia indietro e dichiara di avere "piena fiducia e sostegno nell'intelligence americana" e di aver "accettato le sue conclusioni sulle interferenze russe" nelle elezioni del 2016. Il presidente, in una dichiarazione dalla Casa Bianca in cui ha detto di voler "fare una precisazione", ha comunque ribadito che queste interferenze "non hanno avuto alcun impatto", che "non c'è stata nessuna collusione" con la sua campagna elettorale.

Dopo aver espresso la sua fiducia e sostegno all'intelligence Usa - che era insorta dopo che Trump ieri era apparso dare più credito al Putin che ai rapporti dell'intelligence - il presidente ha spiegato di voler "chiarire" perché, riguardo i video della conferenza si è accorto di "aver pronunciato male una parola" quando ha detto di aver chiesto a Putin delle interferenze e che il presidente russo ha negato ogni responsabilità.

"Non vedo nessuna ragione per la quale dovrebbe essere stata la Russia", ha detto ieri Trump in una delle frasi che sono state lette come un atto di resa nei confronti di Mosca. Ma ora Trump afferma che in quel "passaggio chiave della mia dichiarazione ho detto la parola would (dovrebbe) invece che wouldn't (non dovrebbe)". E il presidente ha anche fornito la versione "corretta' della frase: "Non vedo la ragione per cui non dovrebbe essere la Russia, una doppia negazione".

Putin a Trump: «Nessuna interferenza su voto Usa»

Faccia a faccia a Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin, preceduto da una stretta di mano. "Un incontro veramente buono", ha detto il presidente degli Stati Uniti, dopo l'incontro con il leader russo, durato 2 ore e 10 minuti nella Sala Gotica al Palazzo presidenziale della capitale finlandese. "Credo che sia stato un buon inizio: un inizio veramente buono per tutti", ha detto nella breve dichiarazione conclusiva. "Le relazioni tra i nostri Paesi non sono mai state peggiori, ma le cose stanno cambiando". C'è stato, ha detto Trump, "un dialogo produttivo, diretto, aperto, che è andato molto bene". Le "divergenze" tra Mosca e Washington, comunque, ha aggiunto "sono note", ma "ritengo" che entrambi i Paesi siano stati stupidi". "Una stupidità" che ha danneggiato il rapporto tra Washington e Mosca.

"Il mondo vuole veramente che andiamo d'accordo - ha detto Trump a Putin - siamo due grandi potenze nucleari. Abbiamo il 90% del nucleare, non è una cosa buona, è una cosa cattiva. E spero che potremo fare qualcosa per questo. Perché non è una forza positiva, è una forza negativa".

"I nostri rapporti con la Russia non sono mai stati peggiori", ha rimarcato Trump in un tweet, postato prima del vertice, in cui ha accusato le precedenti amministrazioni americane dell'attuale stato di cose. "I nostri rapporti con la Russia non sono mai stati peggiori, grazie a tanti anni di follia e stupidità e ora questa caccia alle streghe truccata", ha twittato Trump, riferendosi alle indagini sul Russiagate. Poco prima, in un altro tweet, aveva ripetuto l'accusa contro il suo predecessore Barack Obama di "non aver fatto nulla" per impedire le interferenze russe nelle elezioni perché era convinto della vittoria di Hillary Clinton. "La mia campagna è stata onesta, ho battuto Hillary Clinton onestamente" ha detto Donald Trump affermando che è "una vergogna" ed "è ridicolo" sostenere che vi sia stata una collusione tra la sua "brillante" campagna elettorale e la Russia. "Io ho parlato con il presidente Putin e lui mi ha detto che questa collusione non c'e' stata", ha ribadito.

Dopo Donald Trump anche Vladimir Putin, in apertura della conferenza stampa ad Helsinki, si è dichiarato soddisfatto dell'incontro con il presidente americano, definito "fruttuoso" e avvenuto "in amicizia". "Spero che dopo questo incontro potremo capirci meglio, ci sono ancora sfide da affrontare, ma abbiamo fatto un passo importante in quella direzione". "Abbiamo analizzato lo status quo relazioni, è chiaro a tutti che la situazione è complicata", ha aggiunto il presidente russo ribadendo la convinzione che "la causa delle tensioni che ci sono attualmente non hanno basi solide". "La Guerra Fredda è una cosa del passato", ha aggiunto, riferendosi al fatto che la crisi che stanno vivendo le relazioni è dovuta a vecchie contrapposizioni ideologiche. Nell'incontro di oggi a Helsinki Putin ha detto di aver "dovuto ribadire che la Russia non ha mai interferito e non lo farà mai negli affari interni americani, incluso il processo elettorale".

"E' necessario lavorare insieme sull'agenda del disarmo e questo include l'estensione del trattato sulla limitazione della armi" ha detto Putin, secondo cui i negoziati di oggi sulla non proliferazione nucleare con Donald Trump "sono stati cruciali: come potenze nucleari abbiamo una responsabilità speciale".

C'è stata poi una sorpresa. Putin, reduce dal successo dell'organizzazione dei Mondiali, ha regalato a Donald Trump un pallone, dicendo che "adesso la palla è nel vostro campo". Un riferimento al rilancio dei rapporti ma anche alla candidatura degli Stati Uniti per i mondiali del 2026. "Grazie - replica il presidente Usa - questo è per mio figlio Barron, è sicuramente per lui".

Il vertice di oggi avviene dopo che il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato 12 cittadini russi con l'accusa di interferenze nelle elezioni americane a danno della Clinton, l'avversaria democratica di Trump alle presidenziali.

FACCIA A FACCIA LAVROV-POMPEO - A Helsinki c'è stato un incontro anche tra il segretario di Stato americano Mike Pompeo e il suo omologo russo, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Secondo quanto riferito dai media di stato russi, i due diplomatici si sono visti a margine del summit Trump-Putin. L'incontro ministeriale rispecchia principalmente l'agenda del vertice. Tra i temi, le relazioni bilaterali e le questioni globali, come la crisi siriana e la situazione in Corea del Nord e in Ucraina. È il primo bilaterale per Lavrov e Pompeo dalla nomina di quest'ultimo come segretario di Stato quattro mesi fa. Prima di oggi hanno parlato diverse volte per telefono.

IN AZIONE ATTIVISTI GREENPEACE - In contemporanea con l’incontro Trump-Putin è andata in scena la protesta degli attivisti di Greenpeace Nordic che sul campanile della chiesa di Kallio hanno aperto due grandi striscioni con su scritto: "Riscaldate i nostri cuori, non il nostro Pianeta".

"I cambiamenti climatici sono la sfida cruciale per la nostra generazione, un fenomeno i cui impatti oggi pesano su tutti noi, mettendo a repentaglio le nostre vite" ha detto Sini Harkki di Greenpeace Nordic. "In tutto il mondo le persone sono determinate a porre fine all’era dei combustibili fossili, è dunque alquanto sconfortante che i presidenti Trump e Putin non ci aiutino in questo" ha scandito l'ecologista.

Greenpeace ricorda che mentre Trump "spinge per l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima, sono molti gli Stati, le città, le aziende e soprattutto i cittadini statunitensi" che vogliono continuare a rispettare gli impegni presi per contrastare i cambiamenti climatici.

Gioconda in maglia francese, rivolta social contro il Louvre

"Leonardo era da Vinci, mica da Bordeaux". Una Gioconda con la maglia della nazionale per festeggiare la vittoria francese ai Mondiali, e sul Louvre si abbatte la 'furia italiana' fatta di battute, meme e consuete polemiche social. A scatenare una valanga di commenti e sfottò, il tweet del museo parigino al termine della finale contro la Croazia che a molti è sembrata una provocazione, l'ennesima in campo sportivo, difficile da digerire. Imperdonabile, per i commentatori, l'utilizzo di un capolavoro italiano che "di francese non ha nulla", che "non rappresenta nulla di vostro", che, addirittura, "ci avete rubato". "Perché - si chiedono stizziti - non usare Delacroix per celebrare la vittoria?". La risposta se la danno da soli: "Se il Louvre non avesse capolavori italiani come la Monna Lisa, che è diventata il volto del museo e della Francia suo malgrado, probabilmente perderebbe metà del suo splendore". D'altra parte, punzecchiano, "quando mancano i talenti in Patria...".
La polemica in salsa tricolore non è passata inosservata dalle parti del museo, che alle numerosissime accuse di "furto" della Gioconda - "ridatecela", il commento più quotato - ha voluto replicare con un tweet in italiano: "Per informazione, la Gioconda è stata venduta da Leonardo da Vinci al re Francesco I". Pace fatta? Neanche per sogno: in risposta al nuovo commento, ecco quindi apparire innumerevoli Gioconde in maglia azzurra, quadri di Jacques-Louis David sapientemente 'photoshoppati' con il volto di Fabio Grosso al posto di quello di Napoleone, un numero indefinito di post e fotografie sull'uso - e il non uso, soprattutto - del bidet e battutine al vetriolo sulla cronaca recente: "Se volete - sfottono gli italiani - vi vendiamo anche le frecce tricolori con i piloti per i festeggiamenti, visto che anche in quello non andate un granché". Touché.

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