Giovedì 17 Gennaio 2019 - 10:58

Gilet gialli, scontri sugli Champs-Élysées

Parigi in stato di massima allerta per l'invasione dei 'gilet gialli'. I manifestanti che protestano da giorni contro il caro carburante in tutta la Francia sono nella Capitale. 

E si registrano scontri e disordini sugli Champs-Élysées: la polizia ha lanciato lacrimogeni contro i dimostranti che tentavano di marciare verso Place de la Concorde e verso l'Eliseo, mentre il luogo autorizzato per la manifestazione è solo Campo di Marte. 

Alcuni gruppi hanno costruito barricate, utilizzando gli arredi delle terrazze dei caffè, pezzi di pavimentazione e barriere di cantiere. Barricate che poi sono state incendiate dai manifestanti, che hanno poi impedito ai camion di pompieri di avvicinarsi per spegnere le fiamme. La polizia, riferisce il sito di 'Le Figaro', cerca di distruggere le barricate travolgendole con un camion. 

IDRANTI - Per fermare i manifestanti, inoltre, gli agenti hanno fatto ricorso anche agli idranti. Secondo quanto riferito da 'Le Figaro', "gruppi a rischio" erano stati segnalati fra i dimostranti in arrivo. Intonando la Marsigliese, i gilet gialli urlano slogan come 'Macron dimettiti' e 'La Francia in collera'.

TENSIONE - Che la tensione sia alle stelle lo ha dimostrato l'episodio di venerdì ad Angers, dove un 'gilet giallo' minacciava di farsi saltare in aria nel parcheggio di un centro commerciale se non fosse stato ricevuto dal presidente Emmanuel Macron. Dopo un negoziato durato ore, l'uomo, che aveva con sé una bomba a mano, si è arreso alla polizia. Secondo l'emittente 'Bfmv', a Parigi saranno schierati almeno tremila tra poliziotti e gendarmi.

«Ha ucciso il fidanzato e lo ha cucinato»

Accusata di aver ucciso il fidanzato e di averlo cucinato, servendolo come pasto. E' quanto sostengono le autorità impegnate nelle indagini a carico di una donna marocchina che vive ad Al Ain, località degli Emirati Arabi Uniti al confine con l'Oman.

Secondo l'accusa, la 30enne avrebbe ucciso il compagno con cui aveva una relazione da circa 7 anni e lo avrebbe poi cucinato, servendolo ad alcuni operai che lavoravano nelle vicinanze di casa. 

Il fatto sarebbe accaduto tre mesi fa - quando lui le avrebbe rivelato di voler sposare un'altra donna proveniente dal loro Paese d'origine - ma sarebbe emerso solo recentemente, in seguito al ritrovamento di alcuni denti nel frullatore della 30enne, fatta dalla polizia dopo la denuncia di scomparsa da parte del fratello dell'uomo.

Una volta che il test del DNA ha confermato che il dente apparteneva allo scomparso, la donna è stata arrestata. Secondo gli investigatori, si legge sulla 'Bbc', che cita 'The National', la 30enne avrebbe servito i resti del fidanzato all'interno di un machboos, piatto tradizionale del Golfo fatto con riso e carne, simile al biryani.

Kenya, rapita volontaria italiana

Una volontaria italiana di 23 anni, Silvia Costanza Romano è stata rapita da un commando di uomini armati durante un attacco avvenuto ieri sera a Chakama, nella contea di Kilifi, a circa 70 km da Malindi.

LA FARNESINA CONFERMA IL SEQUESTRO- Fonti della Farnesina confermano il sequestro della cooperante italiana, riferendo che la connazionale "si trovava in Kenya in qualità di volontario della Onlus Africa Milele che opera nel Paese africano su progetti di sostegno all'infanzia". L'unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivata e lavora in stretto contatto con l'Ambasciata d'Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante", proseguono le fonti, spiegando che nell'interesse della connazionale sarà mantenuto "il più stretto riserbo sulla vicenda".

L'INCHIESTA - La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in merito al rapimento. Titolare del procedimento, in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo, è il sostituto procuratore Sergio Colaiocco. La vicenda è seguita anche dai carabinieri del Ros che sono già in contatto con le autorità keniote.

ONLUS SOTTO CHOC - Lilian Sora, presidente di 'Africa Milele Onlus', l'associazione dove operava la volontaria racconta all'Adnkronos: "Il nostro ultimo contatto con lei risale a ieri pomeriggio. Siamo sconvolti, non avevamo mai avuto problemi di nessun tipo in quella zona". Sora spiega che Silvia era già stata altre volte in Kenya. "Era lì dai primi di novembre - riferisce la presidente della Onlus - e in quel momento era sola perché gli altri volontari italiani erano rientrati e altri sarebbero arrivati nei prossimi giorni. Al momento non riusciamo a darci una spiegazione di quanto avvenuto". Sulla homepage del sito della onlus si legge un messaggio per la 23enne: "Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te".

LA RICOSTRUZIONE DELL'ATTACCO - Le fonti locali stanno riportando diverse ricostruzioni dell'attacco avvenuto ieri sera verso le 20. Alcune parlano di un blitz nella zona del mercato del villaggio di Chakama, mentre altre, come The Standard, di un attacco diretto alla casa per bambini gestita dalla Ong italiana. Secondo testimoni dell'attacco, cinque persone sono rimaste ferite, tutte keniote tra i 12 ed i 42 anni, proprio mentre cercavano di mettere in salvo la volontaria italiana dai rapitori che sparavano all'impazzata.

Secondo quanto riporta il quotidiano locale The Nation, 80 "uomini armati in modo pesante" hanno attaccato il mercato di Chakama sparando in aria. Le stesse fonti sottolineano come si ritenga che il commando appartenga alle milizie di Al-Shabaab. Dopo aver aperto il fuoco, il gruppo armato "ha rapito la giovane donna italiana", riportano ancora fonti locali specificando che la connazionale è stata prelevata nella casa da lei affittata nella zona commerciale di Chakama. Quando è arrivata la polizia sul luogo gli armati avevano già attraversato il fiume Galana, racconta ancora un testimone.

Il sito di The Standard parla di un attacco condotto da una "gang" armata con Ak47. Il quotidiano riferisce anche che la polizia della contea di Kilifi ha rivolto un appello ai cittadini chiedendo "ai residenti dell'area di mettersi in contatto immediatamente con la polizia nel caso di informazioni o avvistamenti dei criminali con la signora rapita".

RAPITORI DI ORIGINE SOMALA - Il comandante della polizia locale, Fredrick Ochieng, parlando con la Dpa, ha dichiarato che i rapitori della giovane volontaria "sono di origine somala". "Non sono note né le motivazioni dell'attacco né l'identità degli assalitori", ha aggiunto. "Non possiamo puntare il dito con certezza in direzione di un gruppo specifico perché avrebbero già rivendicato l'attacco, ma quello che sappiamo è che il commando era formato da giovani di origine somala", ha sottolineato.

L'OMBRA DI AL SHABAAB - Secondo Pietro Batacchi, direttore di Rid (Rivista Italiana Difesa) ed esperto di questioni geopolitiche "nessuna ipotesi può essere esclusa" in assenza di una rivendicazione. Il rapimento della cooperante italiana "potrebbe essere opera di bande locali alla ricerca di un riscatto o avere invece una matrice legata al fondamentalismo islamico. In quest'ultimo caso l'accaduto - spiega all'AdnKronos - riporta direttamente alla minaccia del gruppo somalo Al Shabaab, che può contare su 4mila-6mila jihadisti in attività".

"La situazione nell'area del Corno d'Africa si sta aggravando e - continua - potrebbe ulteriormente peggiorare con il ritiro delle forze di Amisom (African Union Mission in Somalia), previsto tra il 2019 ed il 2020. Le forze locali - osserva - non sono ancora in grado di gestire autonomamente la situazione". Il rapimento "è avvenuto durante un attacco ad un locale mercato da parte di un commando che, secondo alcune frammentarie testimonianze locali, parlava somalo. In realtà -è l'analisi di Rid- questa non è una tradizionale area di infiltrazione di Al Shabaab, siamo infatti lontani dal confine con la Somalia, ma Shabaab potrebbe contare lo stesso su diversi appoggi locali. Peraltro, in questa zona opera pure il movimento separatista Mombasa Republican Council, un 'calderone' al cui interno per Shabaab non sarebbe difficile trovare agganci ed imbastire operazioni come questa".

"Arrestato presidente Nissan"

I pubblici ministeri di Tokyo avrebbero arrestato il presidente di Nissan Motor, Carlos Ghosn, con l'accusa di evasione fiscale. Lo scrivono i media giapponesi, citando fonti investigative. Nissan ha sottolineato che Ghosn aveva sottostimato le sue entrate e aveva compiuto altri comportamenti scorretti.

Nissan, alleato e principale azionista di Renault, dove Ghosn è presidente e amministratore delegato, ha già registrato un calo in Borsa delle azioni di oltre il 12 per cento poco prima delle 11.30. I procuratori di Tokyo avrebbero arrestato anche Greg Kelly, uno dei representative director, con l'accusa di cattiva condotta finanziaria, ha riferito l'agenzia Kyodo News, citando fonti investigative. Prima dell'arresto, la casa automobilistica aveva offerto le proprie scuse: "Nissan si scusa profondamente per aver causato grande preoccupazione ai nostri azionisti e stakeholder - ha affermato la società -. Vogliamo continuare il nostro lavoro sull'identificazione dei problemi e sull'adozione di misure adeguate".

Goshn, brasiliano di origini libanesi, avrebbe segnalato gli importi del compenso sui titoli azionari alla Borsa di Tokyo in una quantità inferiore all'importo effettivo, al fine di ridurre l'ammontare totale divulgato sulla remunerazione. La cifra evasa sarebbe di centinaia di milioni di yen, una somma di oltre 1 milione di euro.

Roghi in California, quasi 1.300 i dispersi

WASHINGTON. Morte e distruzione in California. Il bilancio dei roghi che da giorni stanno devastando il Paese diventa sempre più drammatico: sono 76 le vittime e quasi 1.300 i dispersi. ''Le squadre di soccorso - ha detto in una conferenza stampa lo sceriffo della contea di Butte, Kory Honea - hanno trovato altri cinque corpi senza vita''. Al momento risultano disperse 1.276 persone.

Ieri Donald Trump si è detto "molto triste" nel vedere la distruzione causata in California dagli incendi incontrollati. "Nessuno avrebbe mai pensato che questo poteva succedere", ha detto il presidente parlando di fronte alle strutture rase al suolo dalle fiamme a Paradise, una delle comunità della California settentrionale devastate dagli incendi.

"Questo è molto triste a vedersi - ha aggiunto - per quanto riguarda perdite umane, ancora nessuno sa con certezza. Noi abbiamo un certo numero, ma abbiamo molte persone che sono ancora disperse". Trump è stato accompagnato dal governatore della California uscente, Jerry Brown, e quello appena eletto Gavin Newsom, entrambi democratici.

 

Omicidio Khashoggi, la Cia accusa il principe Bin Salman

Nonostante le smentite della versione ufficiale, sarebbe stato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a ordinare l'assassinio del giornalista Jamal Khashoggi a Istanbul. Lo scrive il 'Washington Post', riportando i contenuti di un rapporto della Cia confermati da fonti che hanno chiesto di restare anonime. Anche secondo il 'Wall Street Journal' l'uccisione di Khashoggi sarebbe stata eseguita su ordine del principe ereditario, spiegando che la valutazione della Cia non sarebbe basata su prove fattuali ma piuttosto sulla "comprensione di come funziona l'Arabia Saudita".

A queste conclusioni, l'agenzia è giunta esaminando diverse fonti di intelligence, tra cui una telefonata che Khalid bin Salman, ambasciatore saudita negli Stati Uniti e fratello del principe ereditario, avrebbe avuto con Khashoggi. L'ambasciatore ha respinto ogni coinvolgimento scrivendo su Twitter di avere spiegato al 'Washington Post' che "l'ultimo contatto avuto con il signor Khashoggi è stato via SMS il 26 ottobre 2017".

"Non ho mai parlato con lui per telefono e certamente non gli ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione: chiedo al governo degli Stati Uniti - ha aggiunto l'ambasciatore saudita - di rilasciare qualsiasi informazione in merito a questa richiesta".

Trovato il sottomarino San Juan

Un anno dopo. A distanza di quasi 365 giorni dalla sua scomparsa, è stato trovato nell'Atlantico il relitto del sottomarino militare argentino San Juan, che aveva a bordo 44 persone di equipaggio e di cui si erano perse le tracce il 15 novembre 2017.

La Marina e il ministero della Difesa hanno reso noto che a individuare il relitto è stata la nave privata americana Ocean Infinity - che dallo scorso settembre opera per la ricerca (con un contratto esteso fino al prossimo febbraio) - e un suo minisottomarino inviato a 800 metri di profondità.
Il San Juan era scomparso mentre si trovava nelle acque davanti a Ushuaia, da dove era salpato per raggiungere la base a Mar del Plata. Presumibilmente, a bordo si è verificato un incendio nel reparto batterie. Dopo l'ultima comunicazione inviata dal San Juan, i sismografi della regione hanno registrato un evento identificabile come un'esplosione. Come ha reso noto Ocean Infinity, il sottomarino è stato localizzato a circa 250 miglia nautiche (460 km) a est del Golfo San Jorge. Gli strumenti hanno permesso di individuare inizialmente ''un oggetto lungo 60 metri''. Il minisottomarino inviato in profondità e comandato a distanza ha consentito di cancellare ogni dubbio. La marina argentina ha provveduto ad informare i familiari dei 44 membri dell'equipaggio e successivamente ha diffuso la notizia. La zona in cui è avvenuto il ritrovamento era stata già battuta nelle ricerche eseguite subito dopo la scomparsa. Come ricordano i quotidiano La Nacion e Clarin, è stato indispensabile il pressing dei parenti delle vittime per riprendere il monitoraggio nell'area.

Nei mesi successivi all'ultimo messaggio ricevuto e alla successiva scomparsa, diverse le ricostruzioni di quanto avvenuto negli abissi: secondo alcune di queste, il sottomarino avrebbe iniziato a imbarcare acqua dallo snorkel, tubo che garantisce l'afflusso d'aria necessario al funzionamento dei sottomarini diesel per il tempo necessario alla ricarica delle batterie e anche all'aerazione dei locali. Questo avrebbe poi provocato un corto circuito e un principio di incendio nel contenitore delle batterie del sistema di ventilazione.

Secondo la marina argentina, attraverso le parole del capitano Gabriel Attis, il sottomarino San Juan è ''imploso''. Attis, comandante della base navale di Mar del Plata, ha spiegato che il relitto è stato rinvenuto ad una profondità di 907 metri. Lo scafo, in base alle immagini raccolte sinora, non presenta "falle significative". "Lo scafo si presenta come un unico elemento totalmente deformato, collassato e imploso", ha aggiunto. Le ricerche hanno permesso di appurare che detriti sono sparsi per un raggio di 70 metri. Le eliche, invece, sono state ricoperte da sabbia.

L'onda dei gilet gialli invade la Francia

Tensione e lancio di lacrimogeni a Parigi per la protesta dei 'gilet gialli' contro l'aumento del prezzo dei carburanti. Alcuni manifestanti, riferisce Le Figaro, hanno cercato di avvicinarsi all'Eliseo ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Sono stati lanciati lacrimogeni mentre alcune persone hanno intonato la Marsigliese. Dai manifestanti anche grida contro il presidente Emmanuel Macron, invitato a dimettersi. I 'gilet gialli', che identificano i manifestanti, si articolano in circa 2000 posti di blocco, molti dei quali non autorizzati.Sono oltre 120.000 le persone scese sinora in piazza in tutta Francia. 
In Savoia, una donna che partecipava alle proteste è morta dopo essere stata investita da un'auto. Il veicolo, che ha tentato di forzare il blocco, era guidato da una signora che stava cercando di portare il figlio in ospedale. Assalita da un attacco di panico per i colpi degli attivisti contro la sua vettura bloccata, ha perso il controllo: in stato di choc, è stata fermata. Il blocco stradale a cui partecipava non era stato autorizzato dalle autorità. E' quanto ha reso noto il ministro degli Interni francese, Christophe Castaner, il quale parla di 47 feriti in tutto il Paese di cui tre in modo grave secondo Le Figaro.

New York in tilt per neve

Il maltempo si abbatte sul nordest degli Stati Uniti, provocando la morte di 8 persone. E la neve manda in tilt New York. Sono 16 gli stati colpiti dall'inatteso 'antipasto' dell'inverno, con situazioni d'emergenza dal Massachusetts all'Illinois. Si calcola che circa 200.000 case, in 5 stati, si siano ritrovate senza energia elettrica nelle prime ore odierne. La neve, in particolare, ha imbiancato New York. La precipitazione, per intensità la seconda nella storia di New York a novembre, ha colto di sorpresa la metropoli e i suoi 20 milioni di abitanti: la Grande Mela, nelle ore di punta di giovedì, è andata in tilt.

Traffico impazzito, in particolare, sui ponti più trafficati. I collegamenti stradali tra la città e il New Jersey sono diventati trappole per veicoli non attrezzati: senza catene, auto e bus hanno faticato a muoversi sull'asfalto coperto in alcune zone da oltre 10 centimetri di neve. Centinaia di automobilisti hanno preferito abbandonare i propri veicoli e tornare a casa a piedi, visto che anche la metro - presa d'assalto - ha risentito del caos generale.

"La prima precipitazione dell'anno ha colpito duro e proprio nell'ora di punta, abbattendo alberi e causando ritardi", ha twittato il sindaco di New York, Bill de Blasio, in piena emergenza. I mezzi spargisale hanno lavorato durante la notte per garantire condizioni accettabili in mattinata. Il timore è che in serata la situazione possa diventare nuovamente complicata. "Anche se le temperature sono in aumento - ha aggiunto de Blasio - continuo a sollecitare i cittadini di New York affinché usino estrema cautela se devono spostarsi stasera".

Terremoto Brexit

Terremoto nel governo May. All'indomani del via libera dell'esecutivo all'accordo con Bruxelles sull'uscita dall'Ue, lasciano il ministro per la Brexit Dominic Raab e il sottosegretario britannico per l'Irlanda del Nord Shailesh Vara. Dopo le due defezioni, si dimette anche il ministro per il Lavoro e le Pensioni Esther McVey. Dimissioni anche per la sottosegretaria alla Brexit Suella Braverman. E, nel pomeriggio, arriva anche l'addio del vice presidente del partito Conservatore, Rehman Chishti. La stampa britannica parla di 'effetto domino', che potrebbe portare alla caduta del governo guidato da Theresa May.

IL GOVERNO PERDE I PEZZI - "Non posso in buona coscienza sostenere i termini proposti per il nostro accordo con la Ue", ha scritto su Twitter, annunciando le sue dimissioni, Raab, che ha anche pubblicato la lettera inviata a Theresa May per spiegare le sue ragioni. Nella missiva il ministro per la Brexit esprime il suo "rammarico" per il fatto che la premier abbia scelto di "cercare di ottenere l'accordo con la Ue" in un modo che lui non può sostenere, "in primo luogo perché credo che il regime proposto per l'Irlanda del Nord presenti una vera minaccia per l'integrità del Regno Unito". "In secondo luogo, io non posso sostenere un accordo di 'backstop' a tempo indeterminato, dove la Ue mantiene il veto sulla nostra possibilità di uscire - continua Raab, sostenitore acceso della Brexit - I termini del backstop sono un ibrido tra l'unione doganale europea e gli obblighi del mercato unico". "Nessuna nazione democratica ha mai firmato per essere vincolata da un regime così ampio, imposto esternamente senza nessun democratico controllo sulle leggi applicate, né la possibilità di decidere di uscire dall'accordo", conclude.

"L'accordo - aggiunge ancora Raab che non aveva partecipato all'ultima tornata di negoziati, a livello di funzionari, che aveva portato al testo presentato ieri da May al governo - viene considerato anche un punto di partenza per negoziare un'alleanza futura economica. Se lo accettiamo, questo pregiudicherà severamente contro di noi una seconda fase di negoziati". "Soprattutto - conclude - io non posso conciliare i termini dell'accordo con le promesse che abbiamo fatto al Paese nel nostro manifesto alle ultime elezioni". Iain Duncan Smith, un ex leader dei Tory ed uno dei principali esponenti dei Brexiteer, ha detto che le dimissioni di Raab sul governo hanno un impatto "devastante". E che la sua lettera alla May prova che le sue posizioni sono state ignorate.

Anche il conservatore Vara ha annunciato oggi le sue dimissioni a causa del suo disaccordo con il progetto di accordo. "Con molta tristezza e rammarico ho presentato la mia lettera di dimissioni da ministro dell'Irlanda del Nord al premier", ha scritto il 58enne esponente dei Tory in un tweet. "Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri Paesi che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi. Possiamo e dobbiamo fare meglio di questo. Il popolo del Regno Unito merita di meglio. Ecco perché non posso sostenere questo accordo", si legge nella lettera di dimissioni pubblicata sul suo account.

Addio amaro anche per la sottosegretaria alla Brexit Suella Braverman: "È con profondo rammarico e dopo una riflessione che ho dovuto presentare le mie dimissioni oggi come ministro della Brexit. Grazie per l'opportunità. Non vedo l'ora di lavorare per supportare la Brexit da semplice parlamentare. Questa non è stata una decisione facile", ha scritto sul suo account, pubblicando la sua lettera di dimissioni.

IL DISCORSO DI MAY - May, intervenendo alla Camera dei Comuni, difende il testo dell'accordo provvisorio tra Londra e Bruxelles, che sta causando dimissioni a catena nel suo governo. Il testo approvato ieri sera dal governo "non è l'accordo finale" con la Ue, ma solamente una "bozza di trattato", precisa. "Possiamo scegliere di uscire senza accordo o non avere nessuna Brexit", spiega la premier, parlando del negoziato condotto dal suo governo come di un processo "frustrante".

"Votare contro l'accordo ci riporterebbe al punto iniziale", dice. Una bocciatura da parte del Parlamento, aggiunge, "significherebbe più incertezza, più divisioni, e non dare seguito alla decisione dei britannici di uscire dalla Ue". L'accordo negoziato con Bruxelles, continua la May, "mette fine alla libertà di movimento, ci restituisce il controllo dei nostri confini, leggi e soldi, e realizza una politica estera e di difesa indipendente, mentre prosegue la cooperazione in tema di sicurezza per mantenere il nostro popolo al sicuro". L'accordo, secondo la premier "realizza il desiderio del popolo britannico" e, aggiunge, "io scelgo di fare ciò che è meglio nell'interesse del popolo britannico". La May chiede quindi alla sua maggioranza di "pensare all'interesse nazionale" e "approvare" l'accordo.

CORBYN ALL'ATTACCO - Il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, nel suo intervento ai Comuni, sottolinea come, dopo la serie di dimissioni di ministri, il governo conservatore sia "nel caos". "Il governo - afferma - deve ritirare questo accordo pasticciato che non ha il sostegno del gabinetto dei ministri, del Parlamento o del Paese nel suo intero".

"Questo non è l'accordo che era stato promesso e il Parlamento non può accettare, e credo non accetterà, questa falsa scelta tra un cattivo accordo ed il 'no deal', nessun accordo", continua il leader laburista ricordando come il ministro Raab aveva promesso un "documento sostanzioso". "La gente questa mattina è preoccupata", aggiunge Corbyn riferendosi al modo in cui i britannici stanno seguendo le ultime convulse battute della saga della Brexit.

CRESCE FRONDA TORIES ANTI-MAY - La pattuglia dei Conservatori ribelli, contrari all'accordo sulla Brexit raggiunto tra Londra e Bruxelles ha raggiunto quota 84 e sta crescendo. Tanti sarebbero i deputati pronti a bocciare il testo, quando questo sarà sottoposto al vaglio del Parlamento. Lo ha detto il deputato conservatore Mark Francois, uno dei membri dell'European Research Group, il gruppo che racchiude molti degli esponenti euroscettici dei Tories, intervenendo nel dibattito ai Comuni. L'accordo è "nato già morto", ha detto Francois, invitando May ad accettare la realtà politica. Jacob Rees-Mogg, presidente dell'European Research Group, ha presentato una mozione di sfiducia contro la May all'organo competente del Partito conservatore, il 1922 Committee. L'accordo, ha spiegato Rees-Mogg nella lettera che rappresenta una cinquantina di deputati conservatori euroscettici inviata al partito, "si è rivelato peggiore di quanto anticipato e non rispetta le promette fatte al Paese dalla premier". Il comitato, attualmente presieduto da Graham Brady, ha il potere di convocare un voto di sfiducia di leader del partito nel caso riceva una richiesta scritta dal 15% dei deputati, in questo caso 48. Oltre a quella di Rees-Mogg, il comitato sta ricevendo altre lettere quindi da parte di deputati ribelli. Il voto di sfiducia del Partito conservatore nei della leader e premier, suggerisce l'emittente Sky News, potrebbe esserci martedì prossimo.

E' "matematicamente impossibile" che la May riesca ad ottenere l'approvazione del Parlamento sulla bozza di accordo con la Ue, ha detto Mark Francois, rafforzando l'impressione dei commentatori britannici che il governo possa cadere a breve. Nel dibattito in aula, oltre al Labour, che con Corbyn ha bocciato l'accordo, anche i nordirlandesi del Democratic Unionist Party hanno lasciato intendere un voto contrario. I 10 deputati del Dup alla Camera dei Comuni sono indispensabili per il governo di minoranza della May.

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