Martedì 19 Febbraio 2019 - 5:09

Brexit, May si arrende: rinviato il voto

Theresa May si arrende: il voto della Camera dei Comuni sull'accordo per la Brexit, previsto domani, verrà rinviato. Lo ha annunciato all'aula dei Comuni la premier britannica, spiegando che "se procedessimo e votassimo domani, l'accordo verrebbe respinto con un margine significativo". Si tratta di un conferma del fatto che la premier, al momento, non dispone dei voti necessari per fare approvare l'accordo. May avrà una serie di colloqui urgenti con i leader Ue per discutere le possibili modifiche al 'backstop', la clausola di salvaguardia sul confine irlandese contenuta nell'accordo sulla Brexit.

Stamattina, nel corso di una conference call con i membri del governo, la premier ha riconosciuto di non essere in grado di far cambiare idea ad una fetta consistente dei circa 100 parlamentari Tories che hanno annunciato il loro voto contrario all'accordo. Il voto sull'accordo potrebbe quindi essere rinviato alla prossima settimana o anche all'inizio di gennaio, nella speranza che una riapertura del negoziato con Bruxelles apporti all'accordo le modifiche necessarie ad ottenere il sostegno dell'ala euroscettica dei Conservatori e dei nordirlandesi del Democratic Unionist Party. Un rinvio a gennaio ridurrebbe però i tempi parlamentari per l'approvazione della legislazione necessaria per l'uscita dalla Ue, la cui data è fissata il 29 marzo del 2019. Il termine ultimo per l'approvazione è il 21 gennaio del prossimo anno.

Intanto, stando a quanto stabilito dai giudici di Lussemburgo, il Regno Unito potrebbe unilateralmente decidere di non lasciare l'Unione europea. Secondo i giudici, "quando un Paese membro ha notificato al Consiglio europeo la sua intenzione di ritirarsi dall'Unione europea, come ha fatto il Regno Unito, quel Paese membro è libero di revocare un modo unilaterale quella notifica". E quella possibilità, sottolineano, "esiste fintanto che l'accordo di ritiro concluso tra l'Ue ed i Paesi membri non è entrato in vigore o, nel caso in cui tale accordo non sia stato concluso, finché non sia scaduto il periodo dei due anni dalla data di notifica dell'intenzione di lasciare l'Ue o ogni sua estensione".

Quella di stamani è una delle decisioni più rapide prese dalla Corte nei suoi 66 anni di storia e giunge alla vigilia del voto con il quale domani la Camera dei Comuni è chiamata ad approvare o respingere l'accordo per la Brexit negoziato tra Londra e Bruxelles. Secondo le intenzioni di voto già annunciate, la premier Theresa May non dispone dei voti necessari a far passare l'accordo. La decisione della Corte del Lussemburgo sulla "revoca unilaterale" dell'Articolo 50 rafforza il fronte anti Brexit, anche alla luce degli scenari inediti che potrebbero aprirsi con la bocciatura dell'accordo a Westminster.

Dal canto suo la vice portavoce capo della Commissione europea Mina Andreeva, durante il briefing con la stampa a Bruxelles ha detto: "Prendiamo nota della sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue sulla revocabilità dell'articolo 50. Abbiamo un accordo sul tavolo, che è stato appoggiato dal Consiglio europeo nel formato ex articolo 50 il 25 novembre. Come ha detto il presidente Jean-Claude Juncker, questo accordo è il migliore, è il solo possibile. Non lo rinegozieremo: la nostra posizione non è cambiata. Per quanto ci riguarda, il Regno Unito lascerà l'Ue il 29 marzo 2019".

Ieri Juncker ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro britannico Theresa May, in cui la May lo ha aggiornato sullo stato delle cose nel Regno Unito, in vista del voto decisivo alla Camera dei Comuni sull'accordo di ritiro. "Siamo preparati per tutti gli scenari, ma trarre conseguenze dalla sentenza di oggi spetta al Regno Unito, non a noi", ha aggiunto la portavoce. "La nostra ipotesi di lavoro è che il Regno Unito lascerà l'Ue il 29 marzo 2019. Oltre a ciò, non possiamo speculare. Ci sono diverse condizioni nella sentenza per la revocabilità dell'articolo 50 che dovranno essere rispettate, quindi non spetta a noi fare speculazioni", ha concluso.

Gilet gialli, più di 700 arresti

A Parigi è il giorno della nuova manifestazionedei gilet gialli Migliaia di persone, controllate dalle forze dell'ordine, hanno superato l'Arco di Trionfo raggiungendo gli Champs-Elysee. Auto in fiamme mentre sale la tensione: nella zona di place de l'Étoile, come documenta 'Le Figaro', gli agenti hanno fatto ricorso al lancio di lacrimogeni. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire nel centrale Boulevard de Courcelles, dove sono stati incendiati almeno 4 veicoli da parte dei casseur. Trenta persone sono rimaste ferite nei disordini, come rende noto la prefettura: tra i feriti anche 3 agenti di polizia.

Sono più di 950 le persone fermate in Francia. A Parigi sono trattenute in custodia 536 persone, come rendono noto le forze dell'ordine. La cifra sale a 724 se si considera tutto il paese. Il premier Edouard Philippe, affiancato dal ministro dell'Interno Christophe Castaner, ha evidenziato "l'eccezionale dispositivo di sicurezza": "Faremo in modo che questa giornata di sabato possa svolgersi nelle migliori condizioni", ha aggiunto.

gilet gialli sono arrivati a Ventimiglia, al confine tra Francia e Italia, per un ''operazione di filtraggio ma non di blocco", come documenta l'emittente France Bleu Azur dal proprio profilo Twitter. Stop temporaneo ai camion e una rosa, ovviamente gialla, ai carabinieri. I manifestanti hanno deciso di rallentare il passaggio dei camion che attraversano il confine: non un rigido blocco permanente, a quanto pare, ma un filtraggio che consente ai mezzi pesanti di ripartire dopo uno stop di circa mezz'ora. Tra le foto pubblicate dall'emittente, una mostra un gesto di distensione dei gilet gialli nei confronti dei carabinieri presenti sul posto: una persona sembra avvicinarsi ai militari italiani con una rosa gialla in mano.

Scontri isolati tra manifestanti e polizia a Bruxelles. Circa 500 persone hanno cercato di raggiungere l'area dove hanno sede le istituzioni europee e sono state fermate dagli schieramenti delle forze dell'ordine. Un piccolo gruppo di manifestanti ha cercato di forzare il blocco: ne è nato uno scontro, con lancio di bottiglie a cui la polizia ha risposto con i lacrimogeni. In un'altra strada, la polizia ha utilizzato gli idranti per arginare un altro gruppo di manifestanti.

Polizia fa mettere in ginocchio studenti, polemica in Francia

Polemiche e indignazione per il video che documenta il fermo di oltre 100 studenti in una scuola di Mantes-la-Jolie, nel dipartimento di Yvelines, in Francia. Le immagini, diffuse sui social in queste ore, mostrano gli studenti in ginocchio, con le mani dietro la testa. Attorno a loro, numerosi poliziotti in tenuta antisommossa.

I media locali hanno fatto riferimento ad un'operazione delle forze dell'ordine dopo gli incidenti avvenuti nei pressi del liceo Saint-Exupery. Come riporta 'Liberation', il ministero dell'Interno ha spiegato che "122 persone sono state arrestate e trattenute in custodia dalla polizia". Gran parte dei giovani erano "incappucciati" ed erano in possesso di "bastoni, mazze da baseball e contenitori di gas lacrimogeni. L'arresto di un numero così elevato di individui ha reso necessaria l'adozione di ulteriori misure di sicurezza".

Parere su Brexit, colpo al governo May

Il governo britannico ha pubblicato integralmente il parere legale del procuratore generale Geoffrey Cox sull'accordo raggiunto con Bruxelles per l'uscita dalla Ue. Il documento mette in guardia l'esecutivo dal rischio che il controverso 'backstop' potrebbe "durare indefinitamente" fino a quando non ci sarà un nuovo accordo sulle future relazioni tra Regno Unito e Ue. Il backstop, la clausola di salvaguardia introdotta per evitare il ritorno a un confine fisico tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord, prevede il mantenimento dell'unione doganale tra Regno Unito e Unione europea.

Il documento firmato dal procuratore generale Cox sottolinea anche il rischio che il Regno Unito possa rimanere coinvolto in "protratti e ripetuti negoziati" con la Ue, nel caso tentasse di svincolarsi dal backstop. "Nonostante nel protocollo si dichiari che (il backstop, ndr) non è permanente, e la chiara intenzione delle parti è che debba essere rimpiazzato da un accordo alternativo e permanente, in base al diritto internazionale il protocollo durerebbe all'infinito fino a quando non venisse superato da un nuovo accordo". In breve, afferma Cox, il backstop proseguirebbe "anche nel caso i negoziati dovessero chiaramente interrompersi".

Per il governo di Theresa May, costretto a pubblicare il parere legale dopo il voto parlamentare di condanna di ieri, il parere legale sulla Brexit potrebbe essere il colpo di grazia sulle speranze che l'accordo sopravviva al voto parlamentare dell'11 dicembre. L'ampio fronte trasversale contrario all'accordo sostiene infatti che il backstop, così come previsto nell'accordo con Bruxelles, rischia di vanificare i vantaggi della Brexit. Rimanendo legato alla Ue, infatti, il Regno Unito non avrebbe la libertà di negoziare separatamente accordi commerciali con i Paesi extra Ue, a cominciare dagli Stati Uniti.

Inoltre, poiché il backstop prevede un regime doganale speciale per l'Irlanda del Nord, questo sancirebbe una 'separazione', per quanto puramente formale, della provincia nordirlandese dal resto della Gran Bretagna. Una soluzione inaccettabile per i nordirlandesi del Democratic Unionist Party, che con i loro 10 parlamentari ai Comuni hanno finora sostenuto il governo di minoranza della May. A nulla sono finora servite le rassicurazioni della premier, convinta che il backstop non sarà mai attivato, perché Londra sarà in grado di stringere un accordo commerciale complessivo con la Ue, nei 21 mesi del periodo di transizione post Brexit.

Ad oggi, sottolinea la stampa britannica, la premier non dispone della maggioranza necessaria per fare approvare l'accordo il prossimo martedì, quando l'aula procederà al voto finale. Una bocciatura rischia di aprire scenari inediti, compreso il tanto temuto 'no deal', che porterebbe a un'uscita senza accordo dalla Ue. E' per questo che la capogruppo dei Tories Leadsom, in un'intervista radiofonica alla Bbc stamattina ha detto di ritenere sempre più probabile la sconfitta parlamentare, invitando i suoi colleghi di partito a votare compatti per il sì all'accordo.

Tre milioni per la “Lettera su Dio" di Einstein

Quasi 3 milioni, tasse comprese. E' il valore raggiunto dalla 'Lettera su Dio' che Albert Einstein ha scritto nel 1954 e che è stata venduta all'asta da Christie's a New York. Nella documento, battuto per 2,4 milioni di dollari, il fisico - un anno prima della propria morte - definiva la parola Dio come "un prodotto dell'umana debolezza" e considerava la Bibbia "una collezione di venerabili ma piuttosto primitive leggende".

La lettera, scritta a Princeton, era indirizzata al filosofo tedesco Eric Gutkind, autore del libro 'Scegli la Vita: la chiamata biblica alla rivolta'. La missiva era già stata messa all'asta nel 2008 e aveva raggiunto una quotazione di 404.000 dollari. Stavolta il pezzo è stato venduto in appena 4 minuti per una cifra nettamente superiore rispetto al milione e mezzo preventivato da Christie's: l'acquirente, tasse comprese, sborserà nel complesso 2,9 milioni di dollari.

Macron si arrende, stop ad aumento carburanti

PARIGI. Il governo francese ha deciso la sospensione per 6 mesi dell'aumento della tassa sul carburante, che ha scatenato le proteste dei gilet gialli. Ad annunciare la misura è stato il premier francese Edouard Philippe nel suo intervento da Matignon. "Sospendo per sei mesi l'aumento della tassa sul carburante" ha detto Philippe che ha annunciato la sospensione per sei mesi anche del rialzo del prezzo di gas ed elettricità. "Nessuna tassa merita di mettere in pericolo l'unità della nazione" ha affermato il premier francese. "Molti francesi esprimono la loro rabbia... questa rabbia arriva da lontano, ha covato a lungo, spesso è restata silenziosa per pudore o per orgoglio. Oggi viene espressa. Bisognerebbe essere sordi o ciechi per non vederla o non sentirla" ha aggiunto Philippe. "Questa collera io la sento", ha detto, assicurando di comprenderne "la forza e la gravità".

Gilet gialli, riesplode la rabbia

Riesplode la rabbia dei gilet gialli. Oltre ottanta feriti, tra cui almeno sedici agenti di polizia, e 183 persone fermate: questo il bilancio degli scontri e i disordini avvenuti sugli Champs-Elysees tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Stando a quanto riferisce il ministro dell'Interno francese, Christophe Castaner, i dimostranti, scesi in strada per la terza volta per protestare contro il caro carburante, hanno cercato di forzare i posti di blocco dei Crs, gli agenti della polizia antisommossa, ai margini della famosa strada di Parigi chiusa al traffico e già devastata dalla guerriglia sabato scorso. Dagli Champs Elysees alle zone limitrofe, i tafferugli si sono poi estesi in altri punti di Parigi, con auto date alle fiamme e vetrine dei negozi infrante. La polizia è stata costretta ad intervenire in diversi punti della capitale per assalti e atti vandalici contro negozi, ristoranti e banche, mentre i vigili del fuoco sono intervenuti ripetutamente per gli incendi appiccati in alcune strade. Già dalle prime ore della mattina fra 500 e 600 persone hanno invaso Place de l'Etoile, l'ultima zona aperta alla circolazione prima dei blocchi, provocando tafferugli, ai quali la polizia ha risposto con un massiccio uso di gas lacrimogeni. Castaner ha reso noto che circa 200 manifestanti hanno accettato di essere perquisiti e sono stati lasciati entrare sulla grande avenue parigina, dove hanno sfilato in corteo. Circa 1.500 manifestanti invece hanno rifiutato i controlli iniziando così gli scontri con la polizia.

"A rischio di essere fuori moda, sono rimasto scioccato dalle immagini che hanno indebolito i simboli della Repubblica", ha commentato il primo ministro Edouard Philippe, riferendosi alle frasi scritte sull'Arco di Trionfo e ai tafferugli avvenuti intorno alla tomba del Milite Ignoto. Secondo la Questura di Parigi oggi sono scesi in strada a Parigi 5500 dimostranti e 36mila in tutta la Francia.
"Come precauzione di sicurezza" è stata decisa l'evacuazione dei grandi magazzini Printemps Haussman, nel cuore di Parigi, dove continuano gli scontri e gli incidenti con gli elementi più violenti che si sono infiltrati nella protesta dei gilet gialli. Intanto, su Twitter, il sindaco di Parigi Anne Hidalgo ha detto di "provare profonda indignazione e grande tristezza di fronte alle violenze nel cuore di Parigi". "Sono inaccettabili - ha scritto -. Il nostro Paese si trova davanti ad una sfida importante, che non può che essere risolta attraverso il dialogo. Noi dobbiamo al più presto ritrovare questo percorso".

Morto Bush senior

E' morto a 94 anni l'ex presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush. Da anni soffriva del morbo di Parkinson ed era costretto su una sedia a rotelle. Lo scorso novembre era diventato il presidente americano più longevo della storia americana. Il portavoce della famiglia Bush, Jim McGrath, ha spiegato che l'ex presidente è deceduto poco dopo le 22 di venerdì. Lo scorso aprile, all'età di 92 anni, era scomparsa la moglie, Barbara Bush.

Annunciando la morte del padre, il figlio, George W. Bush, che è stato presidente dal 2001 al 2009, in una dichiarazione lo ha ricordato come "un uomo di altissimo carattere e il miglior papà che un figlio o una figlia possano avere". Negli ultimi anni Bush senior era stato ricoverato più volte, riuscendo però a riprendersi.

"Ha ispirato generazioni di americani" il ricordo del presidente americano Donald Trump. "Con giudizio, buon senso e impassibile leadership, Bush ha guidato la nostra nazione e il mondo verso una pacifica e vittoriosa fine della Guerra fredda - ha scritto Trump in una dichiarazione postata su Twitter - Il nostro cuore è dolorante per la sua perdita, e noi, con il popolo americano, mandiamo le nostre preghiere a tutta la famiglia Bush, mentre onoriamo la vita e l'eredità del 41 presidente". Il tycoon ha anche reso omaggio alla "autenticità essenziale, all'intelligenza disarmante e all'impegno costante verso la fede, la famiglia e il Paese" dell'ex presidente, spiegando che "il suo esempio continuerà a ispirare gli americani a perseguire le cause più giuste".

"L'America ha perso un patriota e un umile servitore in George Herbert Walker Bush - ha scritto su Twitter l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama - I nostri cuori oggi sono pesanti, ma sono anche pieni di gratitudine. I nostri pensieri vanno a tutta la famiglia Bush e a tutti quelli che sono stati ispirati dall'esempio di George e Barbara".

Bill Clinton, che sconfisse George H.W. Bush nelle elezioni del 1992, ha reso omaggio alla "dignità innata e genuina" del suo ex rivale. "Sarò per sempre grato dell'amicizia che abbiamo creato", ha detto Clinton che dal momento in cui lo incontrò rimase "colpito dalla sua innata e genuina dignità". "Pochi americani - ha sottolineato Clinton - sono stati, o saranno mai, in grado di eguagliare il primato del servizio di Bush per l'America e la gioia che ne traeva".

L'emiro del Kuwait, Sabah al-Ahmad, ha ricordato il "coraggio" mostrato durante la guerra del Golfo da George H. W. Bush. Tra il 1990 e il 1991, Bush senior costruì la coalizione per liberare il Kuwait occupato dall'allora rais iracheno Saddam Hussein, sconfiggendolo dopo poche settimane dall'inizio dell'operazione 'Desert Storm'. "Ricordiamo le sue posizione storiche, giuste e coraggiose nei confronti dello Stato del Kuwait, il suo rifiuto dell'occupazione irachena dalle prime ore e le decisioni determinanti prese dall'Amministrazione americana sotto la sua leadership", ha affermato l'emiro in un messaggio di condoglianze inviato a Donald Trump, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale kuwaitiana 'Kuna'.

Regeni, Italia convoca ambasciatore egiziano

Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha formalmente convocato oggi alla Farnesina l’ambasciatore della Repubblica Araba d’Egitto in Italia, Hisham Badr, "per sollecitare le autorità egiziane ad agire rapidamente al fine di rispettare l’impegno, assunto ai più alti livelli politici, di fare piena giustizia sul barbaro omicidio di Giulio Regeni". Lo rende noto la Farnesina. "Il ministro Moavero ha sottolineato come gli esiti della riunione svoltasi nei giorni scorsi a Il Cairo tra magistrati italiani ed egiziani abbiano determinato una forte inquietudine in Italia. Preso atto delle assicurazioni da parte dell’ambasciatore egiziano circa la volontà di proseguire la cooperazione giudiziaria tra le due Procure, il ministro Moavero ha espresso l’esigenza da parte italiana di vedere concreti sviluppi investigativi", prosegue la nota. "Il ministro Moavero - aggiunge la Farnesina - ha nuovamente ricordato che la ricerca della verità e l’individuazione dei responsabili dell’efferato crimine restano prioritarie per le Istituzioni italiane".

L’ambasciatore egiziano, scrive la Farnesina, ha assicurato che "l’impegno del suo governo per fare luce sul caso non può essere messo in discussione, che la collaborazione giudiziaria, come riaffermato anche in occasione dell’ultima riunione a Il Cairo, deve assolutamente continuare e che è intenzione delle autorità egiziane proseguire le indagini nonostante le difficoltà riscontrate".

PARLAMENTO EGITTO: "DA FICO POSIZIONE INGIUSTIFICATA" - "Grande sorpresa" e "rammarico" sono stati espressi dal Parlamento egiziano in merito alla "posizione ingiustificata" del presidente della Camera, Roberto Fico, che ieri ha annunciato la sospensione di ogni tipo di relazione diplomatica tra la Camera e il Parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini sul caso di Giulio Regeni. E' quanto si legge in una nota del Parlamento del Cairo, citata dal sito di 'al-Masry al-Youm'. Nel comunicato il Parlamento egiziano "disapprova" la decisione della controparte italiana di prendere un tale provvedimento senza "aspettare i risultati delle indagini" sul caso del ricercatore, definito da 'al-Masry al-Youm' il "turista italiano".

Le dichiarazioni di Fico, si legge nella nota, arrivano dopo un incontro tra le procure italiana ed egiziana durante il quale le parti "hanno affermato di essersi scambiate i punti di vista in un clima positivo", sottolineato che "le indagini vanno avanti in modo costruttivo" e confermato "la volontà di continuare la collaborazione reciproca fino a un risultato definitivo (sulle indagini, ndr) in un futuro prossimo". Il Parlamento egiziano, affermando di "rispettare i principi di imparzialità e trasparenza" della magistratura, rimarca di "attenersi alla sovranità della legge" e di "non voler influenzare né interferire nel lavoro delle autorità investigative", sottolineando che "le azioni unilaterali non sono nell'interesse dei due Paesi e non aiutano gli sforzi di rivelare la verità e attuare la giustizia". "Lo Stato egiziano - conclude la nota - ha interesse nel rivelare i dettagli di quanto accaduto a Regeni considerando che (la morte, ndr) è avvenuta sul proprio territorio, come confermato a tutti i livelli e anche dal presidente del Parlamento, Ali Abdel Aal, a Fico durante i loro incontri al Cairo e a Roma".

DI MAIO: "RISPOSTE DA EGITTO O CONSEGUENZE" - Senza risposte dall'Egitto sull'omicidio di Giulio Regeni "si compromettono tutti i rapporti". Il vicepremier Luigi Di Maio lo dice a chiare lettere all'indomani dell'accelerazione nell'inchiesta da parte dei magistrati italiani. "Questo governo ha provato in questi mesi la strada del dialogo con l’Egitto che deve darci delle risposte sull’omicidio di Giulio Regeni - scandisce Di Maio - Noi ci aspettiamo delle risposte non solo dalle nostre Procure, che ringrazio per il lavoro che stanno facendo, ma anche da uno Stato che ci ha assicurato risposte efficaci", "che devono arrivare in questo periodo" e che ancora non stanno arrivando. "Lo abbiamo sempre detto - sottolinea - Abbiamo provato una strada ma se questa strada non porta a segnali dall’Egitto sull’individuazione del responsabile della morte di Giulio Regeni trarremo le conseguenze".

"Non riguarda solo" la questione del blocco dell’export delle armi verso l’Egitto ma senza risposte "si compromettono tutti i rapporti". "Tutto quello che si fa come aziende in Egitto riguarda il libero mercato, ma è chiaro ed evidente che in un quadro di relazioni che riguardano anche l’economia tutto risentirà delle mancate risposte sull’omicidio di Giulio Regeni", conclude Di Maio, rispondendo a una domanda specifica se le conseguenze potrebbero anche riguardare la presenza dell'Eni in Egitto.

Gilet gialli, scontri al corteo a Bruxelles

La protesta dei gilet gialli arriva anche in Belgio. E alla sua prima manifestazione degenera in violenti scontri oggi a Bruxelles, come era accaduto sabato a Parigi. Secondo la polizia locale, citata dai media belgi, alla protesta hanno partecipato circa 2-300 persone.

La tensione è salita quando una parte dei manifestanti ha cercato di raggiungere la zona delle istituzioni del governo vicino all'incrocio di Art-Loi. Petardi, fumogeni e proiettili improvvisati, fra cui palle da biliardo, sono stati lanciati contro gli agenti. Ci sono stati anche pali divelti, un'auto della polizia rovesciata e un'altra data alle fiamme. E la polizia è intervenuta con gli idranti per disperdere la folla.

"Nessuna impunità per violenze inammissibili. Saccheggiatori e vandali devono essere sanzionati", ha commentato su Twitter il primo ministro belga Charles Michel, dopo aver ringraziato le forze dell'ordine. Convocata su Internet, la protesta si dice l'espressione della rabbia di chi non riesce ad arrivare a fine mese di fronte al continuo aumento dei prezzi. E fra i manifestanti molti scandivano slogan chiedendo le dimissioni del governo.

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