Martedì 25 Settembre 2018 - 23:51

Conte: «Lifeline attraccherà a Malta»

"Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta. Con il presidente maltese abbiamo concordato che l'imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l'effettiva nazionalità e il rispetto delle regole del diritto internazionale da parte dell'equipaggio". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha poi sottolineato: "Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull'immigrazione - secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa - l'Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l'auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato".

Soddisfatto Matteo Salvini che su Facebook ha scritto: "E due! Dopo la Ong Aquarius spedita in Spagna, ora tocca alla Ong Lifeline che andrà a Malta, con questa nave fuorilegge che finalmente verrà sequestrata. Per donne e bambini davvero in fuga dalla guerra le porte sono aperte, per tutti gli altri no!".

La notizia del possibile sbarco a Malta della nave della ong tedesca che da giovedì vaga in acque internazionali era stata anticipata dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux. "Il presidente della Repubblica ha parlato ieri con il premier maltese e sembra che si profili una soluzione nel momento in cui vi parlo, la soluzione europea sarebbe uno sbarco a Malta - aveva detto Griveaux a Rtl - La Francia sarà pronta come ha detto e ha fatto una decina di giorni fa (con l'Aquarius, ndr) a inviare un team sul posto per trattare le domande (di asilo) in maniera individuale".

Poi fonti del governo maltese avevano fatto sapere che il premier Joseph Muscat stava sì considerando l'ipotesi di far sbarcare i 234 migranti a bordo a patto che fossero poi redistribuiti tra i Paesi europei. "Vogliamo evitare un'escalation della crisi umanitaria attraverso una condivisione di responsabilità da parte di alcuni stati volenterosi", si leggeva in una nota del governo maltese, in cui si ricordava che il Paese ha guidato gli sforzi diplomatici delle ultime 48 ore per trovare una soluzione al caso, "provocato dalle azioni del capitano che ha ignorato le istruzione date sulla base delle regole internazionali dalle autorità italiane".

AQUARIUS - Malta ha invece negato uno scalo tecnico ad Aquarius. "Dopo l’accesso negato al porto di Malta, la Aquarius ora naviga verso Marsiglia" ha annunciato su Twitter l'ong Sos Mediterranee, che in precedenza aveva riferito che alla Aquarius era stato negato l’accesso nelle acque territoriali maltesi e nel porto di La Valletta "per il semplice cambio equipaggio e il rifornimento". Dalle autorità maltesi, ha denunciato Sos Mediterranee, "nessuna spiegazione" per il no allo scalo tecnico.

Macron in udienza dal Papa

Una stretta di mano, condita da larghi sorrisi quella fra Papa Francesco e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, ricevuto in udienza in Vaticano. Il capo dello Stato francese, partito da Palazzo Farnese, sede dell'ambasciata di Francia in Italia, è arrivato con 23 minuti di ritardo, rispetto al protocollo della visita, che prevedeva la sua presenza Oltretevere per le 10.

Ad accogliere il presidente Macron, nel Cortile di San Damaso a fianco della basilica di San Pietro in Vaticano, è stato monsignor Gerge Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia. Il preseidente francese è arrivato accompagnata dalla delegazione francese, di cui fanno parte fra gli altri, il ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian, nonché la première dame Brigitte Trogneux.

Affiancato da monsignor Gaenswein, Macron ha percorso lentamente i lunghi corridoi del Palazzo Apostolico, con le Guardie Svizzere in schieramento d'onore, prima del saluto con il Pontefice. Il Papa e Macron si sono quindi seduti l'uno di fronte all'altro alla scrivania papale dello Studio alla Biblioteca, scambiandosi qualche parola e regalando altri sorrisi ai flash dei fotografi, prima del colloquio privato.

Il presidente francese ha portato in dono al Papa una copia preziosa del 'Diario di un curato di campagna', romanzo francese del 1936 scritto da Georges Bernanos. Un volume molto apprezzato dal Pontefice. "Ho letto quest'opera diverse volte e mi ha fatto bene - ha detto il Papa - è un libro che ho sempre amato molto". Dal suo canto, Papa Francesco ha donato a Macron un medaglione scolpito in bronzo con l'immagine di San Martino che dona il suo mantello al povero, simbolo e segnale di carità, nonché una copia della sua enciclica 'Laudato sì' sulla cura del Creato, di cui ricorre il terzo anniversario dalla sua pubblicazione.

L'inontro si è concluso con una inusuale 'carezza' di Macron a Papa Francesco. Un gesto spontaneo, con il cenno della mano a sfiorare il volto del Papa, avvenuto al momento dei saluti. Il colloquio ha avuto una durata record, visto che in genere questi incontri istituzionali non superano la mezz'ora di tempo. Quello fra il Papa e Macron è durato esattamente 57 minuti.

Dopo l'incontro con il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, alle 14.30 il presidente della Repubblica francese si recherà alla basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, per la consegna del titolo di protocanonico d'onore lateranense.

Austria, deraglia treno carico di bambini

Un treno che trasportava circa 80 persone, tra cui molti bambini, è deragliato nella città austriaca di St. Poelten. Almeno due persone sono rimaste ferite. Lo ha reso noto la polizia, spiegando che due delle tre carrozze del treno si sono capovolte intorno alle 7:15, ora locale, nei pressi di Voellerndorf, nella zona di Gerersdorf.

L'agenzia di stampa dell'Apa ha riferito di due persone con gravi lesioni e 26 con ferite più lievi. Ancora sconosciuta la causa dell'incidente.

Olanda, furgone contro sede De Telegraaf

Attacco alla sede del quotidiano olandese De Telegraaf. Intorno alle 4 del mattino un furgone si è schiantato contro la vetrata dell'edificio che ospita la redazione centrale del giornale, alla periferia di Amsterdam, prendendo fuoco dopo l'impatto. Un individuo, l'autista del furgone, è poi fuggito dalla scena a bordo di un altro veicolo, un'Audi di colore scuro. Non ci sarebbero feriti.

Le ragioni dell'attacco non sono al momento chiare, ma il premier Mark Rutte ha parlato di "uno schiaffo in faccia alla libertà di stampa e alla democrazia olandese". Come ricorda la stampa olandese, nei giorni scorsi era stato lanciato un razzo anticarro contro un altro edificio, nella stessa zona di Amsterdam, dove hanno sede varie riviste. Successivamente era stato arrestato un uomo di 41 anni, membro di una gang di motociclisti.

"Non ci faremo intimidire", ha detto il direttore di De Telegraaf, Paul Jansen. Un portavoce della polizia, citato dall'emittente Nos, ha riferito che la traiettoria percorsa dal furgone indica che lo schianto contro l'edificio è stato intenzionale. Ad Amsterdam è ora in corso una caccia all'uomo per rintracciare l'autista del furgone e i suoi eventuali complici.

 

Lifeline chiede di attraccare in Francia

"Oggi chiederemo alla Francia di accoglierci". Lo ha annunciato Axel Steier, portavoce dell'ong Lifeline, all'emittente francese Rtl. "Se non avremo una risposta, lasceremo Malta per andare al Nord ... in Spagna o in Francia", ha detto Steier, spiegando che a bordo della nave, sulla quale si trovano 230 migranti, "non c'è un'emergenza medica", ma la situazione è "psicologicamente difficile". Steier ha anche lamentato che la nave è stata "rifiutata dalla Germania, dai Paesi Bassi, dall'Italia".

Turchia, Erdogan rieletto

Recep Tayyip Erdogan ha superato l'ostacolo più difficile dei suoi 15 anni di potere, con una chiara vittoria nelle elezioni di domenica. Dopo l'annuncio fatto dallo stesso Erdogan nella notte, è giunta la conferma della Commissione elettorale. Con circa il 98 per cento dei voti scrutinati, Erdogan ha ottenuto la "maggioranza assoluta dei voti validi", ha dichiarato il responsabile del Consiglio supremo elettorale, Sadi Guven.

Per la prima volta nella storia della Turchia, le elezioni presidenziali si sono svolte contemporaneamente a quelle legislative. Erdogan ha vinto la sua scommessa e il successo elettorale gli consente la definitiva trasformazione del sistema politico del Paese. Le elezioni completano la transizione verso la repubblica presidenziale di stampo autoritario. Il nuovo sistema, che nel 2017 è stato approvato con un margine ristretto in un referendum costituzionale, abolisce la figura del primo ministro, per assegnare al presidente il doppio ruolo di capo di stato e di governo.

"Il nostro popolo mi ha assegnato la presidenza e un ruolo esecutivo. Spero che nessuno tenti di cancellare il risultato delle elezioni per mascherare il proprio fallimento", ha detto Erdogan nel discorso della vittoria a Istanbul, prima che i risultati ufficiali venissero annunciati. Per la prima volta in Turchia, l'opposizione frammentata era riuscita ad unirsi contro Erdogan, minacciandone il potere e sperando di potere almeno arrivare al voto di ballottaggio previsto per l'8 luglio.

«Populisti come lebbra», nuovo scontro Francia-Italia

Emmanuel Macron ancora contro i populisti, anche italiani, che comunque non cita esplicitamente. "Voi li vedete crescere come una lebbra - ha detto il presidente francese in un discorso a Quimper - un po' dappertutto in Europa, nei Paesi in cui non pensavamo fosse possibile vederli tornare. I nostri amici vicini dicono le cose peggiori e ci abituiamo. Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza".

Macron ha esortato a "combattere e denunciare, senza dividerci" e a stigmatizzare "il nazionalismo che rinasce" o "i confini chiusi che alcuni propongono". "Ho bisogno di queste terre che credono nell'Europa, ho bisogno dei francesi che credono in questo progetto perché conoscono la nostra storia, perché conoscono il prezzo del nazionalismo, perché conoscono il costo della stupidità, perché sanno che possiamo guardare le paure in faccia e cercare di affrontarle in un modo che è sempre più difficile, perché nessuno è mai soddisfatto. Ma chi è più responsabile di chi gioca con le paure?".

Immediata la replica del vicepremier Luigi Di Maio che su Facebook definisce le parole di Macron "offensive e fuori luogo". "La vera lebbra è l'ipocrisia di chi respinge gli immigrati a Ventimiglia - aggiunge - e vuole farci la morale sul diritto sacrosanto di chiedere una equa ripartizione dei migranti. La solidarietà o è europea o non è".

"Gli insulti dei chiacchieroni Macron e Saviano non mi toccano, anzi mi fanno forza. Mentre loro parlano, io oggi sto lavorando per bloccare il traffico di immigrati clandestini nel Mediterraneo e per restituire agli italiani le numerose ville sequestrate ai mafiosi. C'è chi parla, c'è chi fa. Bacioni", scrive dal canto suo il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, su Facebook.

Usa fuori da Consiglio diritti umani Onu

Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Lo ha annunciato l'ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Nikki Haley, accusando l'istituzione di essere "un protettore dei molestatori dei diritti umani e un pozzo nero di pregiudizi politici". Il ritiro è arrivato mentre l'amministrazione Trump è sotto il fuoco di un'intensa critica per la sua politiche di "tolleranza zero" adottata al confine con il Messico, dove nelle ultime settimane le autorità stanno separando i bambini dai genitori che cercano di entrare illegalmente negli Stati Uniti. Intanto la Russia ha avanzato la sua candidatura per il seggio del Consiglio per i diritti umani, perso alle elezioni del 2016 per le proteste innescate dal suo sostegno al regime siriano.

USA - "Voglio chiarire che questo passo non è un ritiro dal nostro impegno sul fronte dei diritti umani - ha detto la Haley -. Assumiamo questa iniziativa perché il nostro impegno su questo fronte non ci consente di continuare a far parte di un'organizzazione ipocrita e egoista che deride i diritti umani". Haley ha ammesso che gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere nessun'altra nazione a sostenere apertamente gli sforzi di Washington per riformare il Consiglio, "un'organizzazione non degna del suo nome". Ma "nessun altro paese ha avuto il coraggio di unirsi alla nostra lotta". "Quando abbiamo chiarito che avremmo fortemente perseguito la riforma del Consiglio paesi come Russia, Cina, Cuba ed Egitto hanno tentato di minare i nostri sforzi", ha tuonato l'ambasciatrice, criticando quei paesi che condividono gli stessi valori degli Stati Uniti, ma "non volevano mettere seriamente in dubbio lo status quo".

"Guarda i membri del consiglio e vedi una spaventosa mancanza di rispetto per i più elementari diritti", ha detto Haley citando Venezuela, Cina, Cuba e Repubblica Democratica del Congo, ammesso come membro malgrado la scoperta di fosse comuni. Questa arena "è eccessivamente focalizzata e infinitamente ostile verso Israele" che, afferma, "è una chiara dimostrazione che il consiglio è guidato da intenzioni politiche e non dai diritti dell'uomo".

ONU - Poco dopo l'annuncio degli Stati Uniti, il segretario generale Antonio Guterres ha espresso il suo rammarico, spiegando che "avrebbe preferito che gli Stati Uniti rimanessero nel Consiglio per i diritti umani". "L'architettura delle Nazioni Unite sui diritti umani svolge un ruolo molto importante nella loro promozione e protezione in tutto il mondo", ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric. Anche l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein ha definito il ritiro degli Stati Uniti "deludente, se non addirittura sorprendente". "Dato lo stato dei diritti umani nel mondo di oggi, gli Stati Uniti dovrebbero intensificare e non fare un passo indietro", ha scritto Zeid su Twitter.

RUSSIA - Intanto la Russia, dopo l'annuncio degli Stati Uniti, ha avanzato la sua candidatura per il seggio del Consiglio per i diritti umani. La missione di Mosca all'Onu ha accusato gli Stati Uniti di aver cercato di trasformare il Consiglio in uno "strumento per promuovere i loro interessi" e assicurato la sua intenzione di "proseguire il suo lavoro efficace" nel Consiglio. "Per questo ha presentato la sua candidatura in vista delle elezioni per il seggio per il periodo 2021-2023", precisa la missione di Mosca all'Onu. La Russia aveva perso il suo seggio alle elezioni del 2016, per le proteste innescate dal suo sostegno al regime siriano.

HUMAN RIGHTS WATCH - Questa decisione "metterà il paese ai margini delle iniziative globali cruciali per difendere i diritti umani", ha deplorato l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, affermando in una dichiarazione che l'Unhcr "ha svolto un ruolo importante in paesi come la Corea del Nord, la Siria, la Birmania e il Sud Sudan". "Ma Donald Trump è interessato solo a difendere Israele", ha detto la Ong.

ISRAELE - Israele ha accolto l'annuncio del ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, elogiando la mossa come una "decisione coraggiosa contro l'ipocrisia e le bugie" dell'organismo internazionale. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la mossa di Washington, definendo il consiglio "un'organizzazione parziale, ostile, anti-israeliana che ha tradito la sua missione di proteggere i diritti umani". "Invece che occuparsi dei regimi che sistematicamente violano i diritti umani, quel Consiglio si è ossessivamente fissato con Israele, l'unica vera democrazia del Medio Oriente", si legge in una dichiarazione dell'ufficio del Primo ministro. "La decisione degli Stati Uniti di lasciare questo corpo prevenuto è un'affermazione inequivocabile che è troppo". "Israele ringrazia il presidente Trump, il segretario Pompeo e l'ambasciatore Haley per la loro coraggiosa decisione contro l'ipocrisia e le menzogne ​​del cosiddetto Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani", afferma ancora la nota.

PALESTINESI - Nuove critiche agli Stati Uniti arrivano dall'Autorità nazionale palestinese. "Il ritiro degli Usa dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite mostra il punto fino a cui questa Amministrazione è disposta a spingersi per proteggere Israele dalle sue responsabilità", afferma una nota del ministero degli Esteri rilanciata dall'agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa. Le autorità palestinesi esprimono la speranza che la decisione degli Usa "non influenzi il Consiglio né intacchi la determinazione dei suoi componenti" e insistono "sull'universalità dei diritti umani e sull'obbligo di tutti gli Stati di rispettare i diritti umani".

Per i palestinesi la decisione Usa è "un ulteriore passo contro i diritti dei palestinesi che non farà altro che incoraggiare ulteriormente Israele a persistere nelle sue vergognose violazioni dei diritti umani, consolidando la cultura dell'impunità". "Il fatto che questa Amministrazione consideri il Consiglio un organismo fazioso perché sta tentando di fare il suo lavoro in relazione ai diritti umani palestinesi dimostra ancor di più - si legge - la determinazione di questa Amministrazione a essere parte del conflitto, ponendo il suo peso politico a discapito delle vite e dei diritti dei palestinesi".

Il Canada legalizza la marijuana

Il Parlamento canadese ha approvato la legge che legalizza l'uso della cannabis per scopo ricreativo. Il Cannabis Act è stato approvato dal Senato con 52 voti favorevoli e 29 contrari. Le nuove norme - che regolano le modalità di coltivazione, distribuzione e vendita - entreranno in vigore entro settembre. Dopo l'Uruguay, che approvò l'uso ricreativo della cannabis nel 2013, il Canada è la seconda nazione al mondo a varare un provvedimento simile a livello nazionale. L'uso per scopi medici è legale dal 2001.

Nell'annunciare l'approvazione della legge, il premier canadese Justin Trudeau su Twitter ha scritto che finora "è stato troppo facile per i nostri ragazzi ottenere la marijuana e troppo facile per i criminali ricavarne profitto. Oggi abbiamo cambiato le cose". Secondo i dati statistici, nel 2015 i canadesi hanno speso circa 6 miliardi di dollari (4,5 miliardi di dollari Usa) per l'acquisto di cannabis, più di quanto è stato speso per l'acquisto di vino.

Il pianto dei bimbi migranti strappati ai genitori

Bambini che piangono e urlano dopo essere stati strappati ai genitori. Sta scuotendo l'America l'audio diffuso dalla testata indipendente non-profit ProPublica che sarebbe stato registrato la scorsa settimana all'interno di una struttura per la protezione delle frontiere e doganali degli Stati Uniti. I piccoli, una decina di centroamericani, singhiozzano disperati dopo essere stati separati dalla famiglia.

"Molti di loro - si legge nell'articolo della testata indipendente che accompagna l'audio - sembrano piangere così forte da riuscire a malapena a respirare. Gridano "Mamma" e "Papà"ancora e ancora, come se non conoscessero altre parole". A un certo punto si sente la voce di un agente che dice: "Bene, abbiamo un'orchestra qui". E poi aggiunge: "Quello che manca è un direttore d'orchestra."

La persona che ha fatto la registrazione, chiedendo di rimanere anonima, ha dato l'audio a Jennifer Harbury, avvocato per i diritti civili, che a sua volta lo ha fornito a ProPublica.

La politica di "tolleranza zero" messa in capo dal presidente americano Donald Trump, intesa a scoraggiare gli immigrati clandestini, ha fatto sì che quasi 2000 bambini da aprile a fine maggio siano stati separati dai loro genitori. Contro la linea dura sui migranti voluta da Trump si è schierata ieri anche la first lady. Melania, ha dichiarato alla Cnn la sua portavoce Stephanie Grisham, "crede che dobbiamo essere un paese che segue tutte le leggi, ma anche un paese che governa con cuore".

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