Domenica 23 Settembre 2018 - 21:05

Il Fmi apre alla Grecia

ATENE. Il Fmi «ha preso atto» dell'esito del referendum in Grecia. Sta «monitorando la situazione da vicino» ed è «pronto ad aiutare la Grecia se sarà richiesto». È quanto afferma intanto in una nota il direttore generale Christine Lagarde. Parole che giugono dopo la telefonata con cui il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha informato la cancelliera tedesca Angela Merkel che al vertice dell'Eurogruppo di domani Atene presenterà nuove proposte per superare la crisi del debito.

Varoufakis si dimette, arriva Tsakalotos
Renzi: cantiere Europa non più rinviabile

ATENE. Con un post sul suo blog e su Twitter dal titolo «Minister No More!», Yanis Varoufakis annuncia le sue dimissioni, dopo la vittoria schiacciante dei no al referendum in Grecia, per facilitare l'intesa. «Subito dopo l'annuncio dei risultati del referendum - spiega - sono stato messo al corrente di una certa preferenza di alcuni partecipanti dell'Eurogruppo e 'partner' vari per una mia... 'assenza' dalle loro riunioni. Una soluzione che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per lui per trovare un accordo. Per questo lascio oggi il ministero delle Finanze». Varoufakis spiega che l'esito del referendum di domenica 5 luglio «resterà nella storia come un momento unico in cui una piccola nazione europea si è ribellata alla stretta del debito». Per questo «considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri». Nel primo pomeriggio l'annuncio: Euclides Tsakalotos è il nuovo ministro delle Finanze greco. La conferma, dopo le indiscrezioni successive alle dimissioni di Yanis Varoufakis, giunge dall'emittente greca Skai TV. Il nuovo ministro delle finanze greco Euclide Tsakalotos aveva già preso il posto di Varoufakis come capo negoziatore con le 'istituzioni' creditrici lo scorso aprile.

Intanto sull'esito del referendum in Grecia, Renzi chiosa: ora l'Europa lavori per la crescita di tutti. «Ci sono due cantieri da affrontare rapidamente nelle capitali europee e a Bruxelles. Il primo riguarda la Grecia, un paese che è in una condizione economica e sociale molto difficile. Gli incontri di domani dovranno indicare una via definitiva per risolvere questa emergenza» scrive il presidente del Consiglio su Facebook. "Il secondo - ancora più affascinante e complesso, ma non più rinviabile - è il cantiere dell'Europa. Da mesi - prosegue- stiamo insistendo per discutere non solo di austerity e bilanci, ma di crescita, infrastrutture, politiche comuni sulla migrazione, innovazione, ambiente. In una parola: politica, non solo parametri. Valori, non solo numeri".
"Se restiamo fermi, prigionieri di regolamenti e burocrazie -conclude il premier- l'Europa è finita. Ricostruire una Europa diversa non sarà facile, dopo ciò che è avvenuto negli ultimi anni. Ma questo è il momento giusto per provare a farlo, tutti insieme. L'Italia farà la sua parte".

Grecia, Tsipras a Merkel: domani nuove proposte

ATENE. In una telefonata con Angela Merkel, il primo ministro greco ha informato la cancelliera tedesca che al vertice dell'Eurogruppo di domani Atene presenterà nuove proposte per superare la crisi del debito. Lo hanno riferito fonti del governo ellenico all'agenzia stampa tedesca Dpa. Non sono stati resi noti altri dettagli della conversazione, avvenuta dopo la schiacciante vittoria del 'No' al referendum in Grecia.

L'Eurogruppo stesso ha dichiarato di aspettarsi «nuove proposte» dalle autorità greche sul piano delle riforme, comunicando domani alle 13 una riunione in sessione straordinaria dopo il referendum in Grecia. Per il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il risultato del referendum greco è «molto negativo per il futuro della Grecia. Per la ripresa dell'economia greca riforme e misure difficili sono inevitabili". "Ora aspettiamo le iniziative delle autorità greche. L'Eurogruppo discuterà la situazione domani», spiega.

Il ministro dell'Economia greco Giorgos Stathakis, intervistato dalla Bbc, ha detto che le banche greche hanno sufficiente liquidità per «un certo numero di giorni» e ha ribadito che il partito di governo Syriza intende far rimanere il Paese nell'eurozona.

Dopo l'esito del voto greco oggi è partito un giro di consultazioni fra il presidente della Commissione europea e i leader dei Paesi dell'area euro. Il presidente dell'esecutivo Ue, Jean-Claude Juncker, «si sta consultando con i leader democraticamente eletti degli altri 18 Stati dell'area euro e con i capi delle istituzioni Ue», si spiega dalla Commissione.

Il presidente greco Prokopis Pavlopoulos, riferiscono fonti del governo greco, , citate dal sito Ekathimerini, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese Francois Hollande. La Commissione europea è «pronta a riprendere a lavorare» con le autorità greche, ma «non può negoziare un nuovo programma senza un mandato dell'Eurogruppo», ha detto il vicepresidente della Commissione europea con delega all'Euro, Valdis Dombrovskis. Il programma di salvataggio dell'Efsf è «scaduto» lo scorso 30 giugno e «la nuova richiesta per un programma dell'Esm è stata ricevuta, ma finora l'Eurogruppo non ha dato mandato alla Commissione di iniziare a negoziare». La vittoria del 'no' al referendum greco «sfortunatamente amplia il divario fra la Grecia e gli altri Paesi dell'area euro», ha detto Dombrovskis. «Il 'no' rende le cose più complicate», ha spiegato. Le autorità greche «hanno perso troppo tempo e troppe opportunità».

La Germania è pronta a nuovi colloqui con Atene, ma l'avvio dipende dalle nuove riforme che saranno proposte, ha dichiarato il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, assicurando che «la porta rimane aperta». «La Grecia è un paese della zona euro. Tocca alla Grecia rimanerci», ha sottolineato.

Per il ministro delle finanze finlandese Alexander Stubb, uno dei falchi del rigore nell'eurozona insieme al collega tedesco Wolfgang Schauble, «i negoziati possono riprendere solo nel momento in cui il governo greco accetta di cooperare e di impegnarsi ad adottare misure per stabilizzare l'economia pubblica del paese e attuare le riforme strutturali richieste per la sostenibilità del debito».

Intanto il presidente russo, Vladimir Putin, ha discusso con Tsipras del risultato del referendum di ieri ed «espresso sostegno per i greci che devono superare le difficoltà che il Paese si trova ora davanti», rende noto il Cremlino, precisando che la telefonata è avvenuta «su iniziativa di Atene». Putin e Tsipras hanno anche discusso «di alcune questioni relative all'ulteriore sviluppo della cooperazione fra Russia e Grecia».

Mentre in Grecia il ministero degli Interni greco ha pubblicato i risultati definitivi, relativi allo spoglio di tutte le schede, del referendum di ieri: il 'no' ha vinto con il 61,31 per cento dei voti, al 'sì' il rimanente 38,69 per cento. L'affluenza alle urne è stata del 62,5 per cento degli aventi diritto.

Ecco chi è Varoufakis, il falco anti-austerity

ATENE. Economista e blogger, 53enne, Yanis Varoufakis ha guidato dalla fine di gennaio il dicastero più delicato del governo targato Alexis Tsipras, quello delle Finanze. Un ministero, il suo, chiamato a riportare fiducia in una popolazione stremata da sei anni di recessione economica e dalla 'cura' lacrime e sangue imposta dalla troika, ma soprattutto chiamato a rinegoziare con Ue-Bce e Fmi un alleggerimento degli impegni sul debito. Era stato lui, pochi giorni fa, a definire i creditori della Grecia «terroristi».

 

Tanto è stato deciso il piglio con cui ha guidato il suo dicastero, tanto molto informale l'atteggiamento di Varoufakis, fatto di spostamenti in moto e abbigliamento casual, culminato nella t-shirt indossata nella conferenza stampa post-referendum e nelle dimissioni annunciate via web.

 

Doppio passaporto, greco e australiano, Varoufakis (da subito assurto alle cronache anche come il più avvenente dei ministri greci, complice il fisico atletico e il fascino intramontabile del biker) aveva reso noto via web anche il suo arrivo. L'incarico affidatogli dal premier in pectore era stato rivelato attraverso il suo blog, ore prima dell'annuncio ufficiale. Un annuncio che aveva violato il 'cerimoniale' ma non il suo stile senza fanfare. Varoufakis raccontò di aver accettato dopo l'incontro con un professore di lingue disoccupato che gli aveva chiesto di «fare qualcosa» per la Grecia. E sarebbe stato a lui, aveva promesso Varoufakis, «e non allo spread o ai vecchi accordi» che avrebbe pensato quando sarebbe entrato al Ministero delle Finanze. Forse con la stessa logica stamattina, all'indomani di una vittoria piena al referendum, deve aver pensato che la cosa migliore che potesse fare per Atene era fare un passo indietro nel tentativo di far ripartire un difficile dialogo con la troika.

Già docente universitario, Varoufakis aveva lasciato poche settimane prima di insediarsi nel governo greco la cattedra di economia presso l'Università del Texas di Austin per scendere in campo al fianco di Tsipras durante la campagna elettorale.

Prima c'erano stati gli studi all'università di Essex, poi il titolo di ricercatore a Cambridge. Una carriera accademica in cui Varoufakis non ha mai nascosto l'attitudine a demolire miti e convinzioni delle scienze economiche, spiegando - sul suo blog - come questo lo abbia fatto vivere come «un teologo ateo in un convento medievale».

A fianco della sua attività accademica Varoufakis ha scritto diversi saggi, tra i quali 'The Global Minotaur' sulle origini americane della crisi finanziaria globale, già tradotto in tedesco, greco, italiano, spagnolo e presto in finlandese. Ed era stato annunciato tempo fa anche un nuovo libro in preparazione, il cui titolo era nel pieno solco della sua fama di 'falco' anti-austerity: 'Reverse Alchemy: Europe on the Road to Disintegration'.

Personaggio eclettico (fino a poco tempo fa era anche consulente di una azienda di videogames), amante dell'arte a sfondo sociale, dieci anni fa, nel 2005 ha viaggiato per un anno a fianco dell'artista Danae Stratou, sua attuale compagna, per visitare sette confini caldi: Palestina, Etiopia-Eritrea, Kosovo, Belfast, Cipro, Kashmir e la frontiera Usa-Messico. Un'esperienza dalla quale è nata l'installazione 'Cut' di cui il neo ministro delle Finanze greco ha scritto i testi.

Le conseguenze del referendum: stop aiuti per la Grecia

ATENE. Non ci saranno più aiuti europei e non ci saranno più piani di salvataggio. Almeno nelle forme e nella sostanza conosciute finora. Questo, a meno di un nuovo accordo che, nonostante l'ottimismo di facciata del governo di Atene, sembra difficilissimo da raggiungere in tempi stretti. La vittoria del 'No' al referendum, ormai assodata visti i primi risultati ufficiali, apre uno scenario 'stand alone' per la Grecia, ancora formalmente nell'Euro e nella Ue ma, di fatto, fuori dal sistema di solidarietà e di regole che l'integrazione europea ha prodotto. E spetta in primo luogo alla Bce, da lunedì mattina, rispondere alla richiesta di Atene di aumentare la liquidità d'emergenza e fare fronte alle turbolenze che potrebbero scatenarsi sulle piazze finanziarie europee.

 
Default. L'ipotesi diventa certezza. E anche in tempi rapidi. E' infatti presumibile che le procedure aperte con l''evento di default' denunciato dal Fmi siano portate rapidamente avanti dall'Efsf, il fondo Salva Stati, che vanta la maggior parte del credito verso Atene.

Euro e Ue. E' presumibile che la Grecia resti formalmente nell'area Euro e nell'Unione europea. Questo, soprattutto perché i Trattati non prevedono né procedure di autoesclusione né, tantomeno, procedure di espulsione.

Aiuti e finanziamenti. Con la proposta dei creditori bocciata alle urne del referendum, almeno in teoria, la Grecia sarà esclusa da ogni programma di salvataggio. Nelle parole delle vigilia, i principali leader e anche i vertici delle istituzioni europee hanno prospettato uno scenario in cui non ci sarebbe più spazio per nuovi negoziati. Questo, a meno di una improbabile marcia indietro collettiva degli stati europei.

Bce e banche. La conseguenza più immediata del 'No' è lo stop alle iniezioni di liquidità della Bce che stanno tenendo in vita le banche greche. Anche se la banca centrale greca, già lunedì mattina, chiederà un'estensione della liquidità d'emergenza Ela. E con i rubinetti chiusi gli istituti di credito rischiano di andare rapidamente verso il fallimento. Unica alternativa tecnica è quella di stampare una moneta alternativa all'Euro, opzione smentita dal governo di Atene, e costituire una sorta di doppio binario, per le transazioni interne e per quelle estere, che resterebbero in Euro. Come sostenuto più volte da Draghi nelle ultime settimane, si entra in un terreno 'ignoto', anche dal punto di vista giuridico-legale.

Debito. E' probabile che la prima richiesta ufficiale di Atene, dopo l'aumento delle liquidità, possa essere quella di una sostanziale ristrutturazione del debito.

Depositi e capitali. I depositi che ancora ci sono, quelli sopravvissuti al corsa al prelievo delle ultime settimane, saranno sottoposti a misure di stretto controllo, a partire da tetti molto bassi per i soldi ritirati al bancomat. Anche per il flusso dei capitali, soprattutto per le transazioni con l'estero, arriveranno pesanti restrizioni.

Il pil di Atene. Si calcola una ricaduta nel primo anno sul pil di almeno il 10%. Anche su questo fronte, però, le previsioni non possono che essere approssimative. Non ci sono precedenti in Europa e l'unico riferimento possibile, seppure con un contesto socio-economico profondamente diverso, è l'Argentina del 2001.

La Grecia dice "no" alla troika, Renzi convoca Padoan

ATENE. La Grecia sceglie di dire 'Oki' alle condizioni dell'accordo con i creditori. Con il 51,67% dei seggi scrutinati, il 'no' nel referendum ha ottenuto il 61,22% dei voti, contro il 38,78% dei 'sì'. A piazza Syntagma, sotto il palazzo del Parlamento, esplode la gioia: si balla sirtaki, si canta, si urla "oki, oki". L'affluenza è stata di circa il 65% degli aventi diritto al voto. Sono stati circa 10 milioni i cittadini chiamati alle urne. I seggi si sono aperti alle 7 (le 6 in Italia) e si sono chiusi alle 19 (le 18 da noi). La tv greca ha riferito che il premier Alexis Tsipras, con il delinearsi del risultato del referendum, ha avuto una serie di colloqui telefonici con numerosi leader europei, a cominciare dal presidente francese, Francois Hollande. Secondo alcune indiscrezioni, il premier avrebbe anche contattato il presidente della Bce, Mario Draghi.

«Con questo risultato il primo ministro ha un mandato chiaro dal popolo greco», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo ellenico Gavriil Sakellaridis, invitando i greci all'unità nazionale. La drammatica situazione greca non consente ritardi e «i negoziati che riprenderanno dovranno concludersi molto in fretta, nel giro di 48 ore" ha sottolineato Sakellaridis. «Faremo ogni sforzo per chiudere (un accordo, ndr) in fretta» con le controparti internazionali, ha aggiunto.

I creditori «hanno rifiutato ogni proposta di trattativa», perché «volevano umiliarci, volevano colpirci per la nostra resistenza» ha evidenziato il ministro dell'Economia greco, Yanis Varoufakis. «Da domani l'Europa inizi a curare le nostre ferite - ha detto Varoufakis - La Commissione Ue deve giocare un ruolo positivo. Da domani, con il coraggioso 'no' al referendum, tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni e chiameremo tutti i nostri partner, uno ad uno, per trovare un luogo comune e definire un'intesa positiva per tutti».

Varoufakis ha anche detto esplicitamente che la ristrutturazione del debito «è uno degli obiettivi» del governo di Atene, facendo riferimento alla posizione assunta in questo senso dal Fmi: «Ci proporremo al tavolo per cercare una soluzione di accordo favorevole a entrambe le parti».

La tv Mega ha riferito che la Banca di Grecia è pronta a chiedere ufficialmente alla Bce un aumento di liquidità di emergenza. Il Consiglio direttivo della Bce dovrebbe riunirsi domani mattina per fare il punto della situazione dopo l'esito del referendum greco e decidere sulla liquidità d'emergenza per le banche greche. Lo confermano all'Adnkronos fonti finanziarie.

Il vice ministro delle Finanze, Nadia Valavani, ha affermato alla tv greca che finché le restrizioni sui capitali rimarranno in vigore i greci non potranno ritirare i contanti custoditi nelle cassette di sicurezza delle banche.

«Molti possono ignorare la volontà di un governo ma nessuno può ignorare la volontà di un popolo» aveva dichiarato Tsipras subito dopo aver votato per il referendum nel quartiere Kypseli situato nel centro di Atene. Il premier si era detto "ottimista" per l'esito: «Oggi è un giorno di festa perché la democrazia è in festa. Sono fiducioso che da domani apriamo la strada per tutti i popoli d'Europa».

Il presidente greco, Prokopis Pavlopoulos, ha lanciato un appello per l'unità del Paese di fronte all'esito del voto. «La giornata di oggi appartiene solo ai cittadini, che sono chiamati a decidere del futuro di questo Paese e della nostra gente. Indipendentemente dal risultato del referendum, abbiamo l'obbligo di percorrere la difficile strada del domani con assoluta unità. E' quanto i nostri avi hanno fatto nei momenti cruciali e il nostro dovere oggi. Andremo avanti insieme», ha affermato Pavlopoulos, al suo seggio, alla scuola elementare di Filothei-Psychiko.

Gli elettori erano chiamati a rispondere sì (nai) o no (oki) al seguente quesito: «Si deve accettare la bozza di accordo presentata da Commissione europea, Bce ed Fmi all'Eurogruppo del 25 giugno e che consiste di due parti? Il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell'attuale programma e oltre' e il secondo 'Analisi preliminare sulla sostenibilità del debito'». Per il 'no' si è schierata la coalizione della sinistra radicale, Syriza, del premier Alexis Tsipras, e la destra nazionale di Anel, che è al governo, oltre ai neonazisti di Alba Dorata. Per il sì si è schierata tutta l'opposizione, i conservatori di Nuova Democrazia, i socialisti del Pasok, e To Potami, di centrosinistra. La vice leader di Nuova Democrazia, Dora Bakoyannis, ha chiesto al leader del partito ed ex premier Antonis Samaras di dimettersi. Lo riferisce l'agenzia Ana. Bakoyannis ha riferito a Samaras di essere lei stessa disposta a rinunciare alla candidatura per la leadership del partito se questa dovesse risultare un ostacolo alle sue dimissioni.

Intanto, per valutare le conseguenze del referendum in Grecia, il presidente francese Hollande riceverà domani all'Eliseo la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Mentre il premier Matteo Renzi ha convocato a Palazzo Chigi, domani mattina alle 9.30, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. E' quanto si apprende da fonti di governo.

Storione gigante salta in barca
e uccide bambina
di 5 anni

WASHINGTON. Una bambina di 5 anni, Jayln Rippy, è morta mentre era in gita in barca lungo il fiume Suwannee in Florida dopo essere stata colpita da un grosso storione che è saltato dentro la barca. La madre Tanya e il fratellino Trevor di 9 anni, che si trovavano anche loro in barca, sono rimasti gravemente feriti tanto da dover ricorrere a un intervento chirurgico di ricostruzione facciale. La 'Fish and Wildlife Conservation Commission' della Florida, che ha confermato l'incidente, ha riferito che questo è il primo caso mortale ma quest'anno si sono registrati altri quattro incidenti.

Grecia, Varoufakis senza freni: «Creditori terroristi»

ATENE. Nei giorni scorsi li aveva definiti «criminali», oggi «terroristi». Alla vigilia del referendum, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis alza ulteriormente i toni dello scontro verbale con Bce, Fmi e Commissione europea, accusati di voler «umiliare i greci». «Quello che fanno con la Grecia ha un nome, terrorismo - ha denunciato Varoufakis in un'intervista al quotidiano spagnolo El Mundo - Oggi quello che vogliono Bruxelles e la troika è che il s» vinca per poter così umiliare i greci».

 

Il ministro si è detto poi «assolutamente e completamento certo che, qualunque sia l'esito del referendum, lunedì ci sarà un accordo e martedì riapriranno le banche».

 

«L'Europa ha bisogno di un accordo - ha ripetuto Varoufakis al quotidiano spagnolo - la Grecia ha bisogno di un accordo, dunque arriveremo a un accordo». Ma, ha avvertito, «quello che succederà se vince il 'sì' al referendum è che avremo un accordo non brutto, ma assolutamente nefasto. Nefasto perché non sarà sostenibile... e il tira e molla continuerà» ancora con i creditori a Bruxelles, perché quello che sarà firmato sarà un accordo solo per i prossimi cinque mesi, mentre «dovremo negoziarne un altro». Invece, sostiene il ministro delle Finanze, «se vincerà il no, il premier Alexis Tsipras disporrà delle armi per riuscire a negoziare un accordo migliore». «Non mi equivochi - ha avvertito Varoufakis - se vince il no non avremo un accordo fantastico, però riusciremo ad ottenere che non sia tanto negativo come quello che ci propongono». Se domani vincerà il no, ha aggiunto il ministro, Tsipras«"lunedì volerà a Bruxelles e otterrà un accordo migliore e il giorno successivo le banche greche riapriranno».

Anche di questo, Varoufakis è più che certo: «Le forze conservatrici in Europa sperano e desiderano che vinca il sì, questo è chiarissimo. Se sarà così, il giorno successivo Mario Draghi premerà il bottone rosso, la linea di liquidità di emergenza (Ela) tornerà a funzionare e le banche riapriranno i battenti martedì». Ma anche nel caso opposto, di una vittoria del no, conclude, «nonostante le minacce con le quali stanno cercando di condizionare il voto, Tsipras andrà subito a Bruxelles lunedì, raggiungerà un accordo e le banche apriranno egualmente».

Ai microfoni della tv Skai, il presidente dell'Unione delle banche greche, Louka Katseli, ha assicurato che non c'è nessun piano di prelievo forzoso sui depositi, smentendo un'indiscrezione del Financial Times che parlava di un piano per tagliare almeno il 30% dei depositi sopra gli 8mila euro. «Non esiste alcun piano del genere - ha sottolineato Katseli - Lo scenario di un taglio dei depositi è fantasioso».

Intanto manifestazioni per il "no" si svolgono in tutta Europa. Non solo in Grecia e non solo nei Paesi dell'eurozona la gente è scesa in piazza a sostegno delle ragioni del governo di Tsipras, per dire "no" all'austerità e ai piani finora proposti ad Atene dai creditori internazionali. Dopo le manifestazioni di Roma, Parigi e Bruxelles, per oggi sono previste marce di solidarietà anche in Gran Bretagna, all'insegna dello slogan «siamo tutti greci». In particolare, sono state organizzate manifestazioni a Londra, Liverpool e Edimburgo.

Le banche greche: «Liquidità fino a lunedì»

ATENE. «Il referendum di domenica non determinerà l'appartenenza della Grecia all'euro». A ribadirlo è stato il premier greco Alexis Tsipras, parlando del voto che si terrà domenica. E ha aggiunto, rivolto agli elettori: «Vi esorto a dire no a ultimatum, ricatti e paura. A dire no alle divisioni. Poi l'esortazione a votare con calma, facendo le proprie scelte sulla base degli argomenti e non degli slogan». «Vi esorto - ha aggiunto - ad agire con civiltà e rispetto delle opinioni opposte, in modo da presentarci in un fronte unito ai negoziati». Perché «è giunto il momento della responsabilità e la democrazia. Mettiamo a tacere chi semina paura e chiacchiere senza fondamento di disastri». Ora, ha proseguito il premier, l'Fmi afferma che il debito greco «può essere sostenibile solo con un taglio del 30% e un periodo di grazia di 20 anni». Ma questo rapporto, diffuso ieri, «non è mai stato condiviso con le istituzioni nei cinque mesi in cui abbiamo negoziato».

Intanto la presidente dell'associazione delle banche greche Louka Katseli - secondo quanto riportano i media ellenici - fa sapere che le banche greche hanno un «cuscino di liquidità» di un miliardo di euro fino a lunedì. Oltre quella data, la liquidità dipenderà dalle decisioni della Bce.

 

Juncker: «Se vince il no Atene sarà più debole»

BRUXELLES. «Se i greci voteranno no» al referendum di domenica, «la loro posizione sarà drasticamente indebolita» nel processo negoziale con i creditori. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in una conferenza stampa a Lussemburgo in occasione dell'avvio della presidenza lussemburghese dell'Ue. «Se voteranno sì - ha sottolineato - i negoziati saranno comunque difficili». parole che suonano come una smentita ale dichiarazioni rilasciate dal ministro delle Finanze Greco, Yanis Varoufakis, che aveva sostenuto che l'accordo tra la Grecia e i creditori internazionali «è più o meno fatto», aggiungendo: «Che ci sia un sì o un no un accordo è in vista».

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