Lunedì 19 Novembre 2018 - 0:46

Attentato a Bangkok, almeno 22 morti: «Il peggior attacco mai avuto nel Paese»

BANGKOK. «È il peggior attacco che mai si è avuto in Thailandia». È quanto ha detto il premier Prayuth Chan-ocha all'indomani dell'attentato avvenuto ieri nel centro di Bangkok che ha provocato almneno 22 morti e 120 feriti. Il premier ha aggiunto che non sono stati ancora individuati i responsabili, ma la polizia sta cercando un uomo che si vede in uno dei video di sicurezza che gli inquirenti stanno analizzando.

«Abbiamo avuto piccole bombe o disordini, ma questa volta hanno colpito vite di innocenti, vogliono distruggere la nostra economia, il nostro turismo», ha detto ancora Prayuth sottolineando che dalla dinamica dell'attacco è evidente come l'obiettivo fosse quello di provocare il massimo numero di vittime, in una zona affollata di turisti. Tra le vittime vi sarebbero sette stranieri, tra i quali quattro cinesi e un filippino.

Attentato nel centro di Bangkok, almeno 19 morti

BANGKOK. Una forte esplosione ha provocato numerosi morti nel centro di Bangkok, in Thailandia. Le vittime sarebbero almeno 19, secondo fonti di polizia citate dal Bangkok Post. Sono 123 le persone rimaste ferite. Tra le vittime vi sono dieci thailandesi, tre cinesi e un filippino. Di altre cinque persone non è stata ancora confermata l'identità. Lo ha riferito l'ambasciata cinese, citando le autorità sanitarie thailandesi. Fra i feriti, almeno 15 sono cinesi.

L'attacco ha avuto luogo attorno alle 19 locali vicino il tempio induista di Erawan Shrine, uno degli edifici più noti nel centrale distretto di Chidlom. Il luogo di culto è situato in un affollato incrocio fra grandi alberghi e shopping center.

Ad esplodere è stato prima un ordigno attaccato ad un palo del telefono di fronte al tempio. Poi è scoppiata una motobomba all'incrocio di Rajprasong che ha provocato una reazione a catena facendo saltare in aria due taxi. Uomini dell'esercito e della polizia sono accorsi sul posto e sono riusciti a disinnescare altri due ordigni, uno dei quali attaccato ad un pilone della linea ferroviaria BTS Skytrain che è parte del sistema di trasporti di Bangkok.

«È chiaro che l'obiettivo era distruggere l'economia e il turismo», ha detto Prawit Wongsuwan, vicepremier e ministro della Difesa. L'attacco «si è veriticato nel cuore del distretto finanziario", ha evidenziato. Il governo militare ha lanciato un appello alla calma, smentendo le voci di proclamazione dello stato di emergenza e chiusura di scuole e uffici. «Chiedo a tutti di mantenere la calma e di non diffondere voci che possano causare confusione nel Paese», ha detto il portavoce Winthai Suvari, sottolineando che «ora le autorità hanno tutto sotto controllo».

FARNESINA - Il ministero degli Esteri sta verificando l'eventuale coinvolgimento di italiani. Secondo quanto fa sapere la Farnesina, l'Unità di Crisi in stretto contatto con la nostra ambasciata a Bangkok si è prontamente attivata e sta effettuando le verifiche di rito.

Libia, appello da Italia e altri 5 Paesi: «Unitevi contro l'Isis»

ROMA. «I Governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti condannano con forza gli atti barbarici che terroristi affiliati all'Isis stanno perpetrando nella città libica di Sirte». È quanto affermano i sei Paesi in una dichiarazione congiunta, precisando di essere «profondamente preoccupati dalle notizie che parlano di bombardamenti indiscriminati su quartieri della città densamente popolati e atti di violenza commessi al fine di terrorizzare gli abitanti».

 
«Facciamo appello - si legge nella dichiarazione - a tutte le fazioni libiche che desiderano un Paese unificato e in pace affinché uniscano le proprie forze per combattere la minaccia posta da gruppi terroristici transnazionali che sfruttano la Libia per i loro scopi. Ci felicitiamo per la recente sessione di negoziati per il dialogo politico svoltasi a Ginevra e ribadiamo tutto il nostro appoggio al processo di dialogo guidato dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Bernardino Leon». «Gli avvenimenti terribili che stanno accadendo a Sirte - aggiungono i sei Paesi - sottolineano ancora quanto sia urgente che le varie fazioni libiche trovino un accordo per la formazione di un Governo di Concordia Nazionale che, in cooperazione con la comunità internazionale, possa garantire la sicurezza al Paese contro i gruppi di estremisti violenti che cercano di destabilizzarlo».

«Ribadiamo ancora una volta - conclude la dichiarazione congiunta - che non esiste una soluzione militare al conflitto politico in Libia, e rimaniamo preoccupati per la situazione economica e umanitaria che peggiora giorno dopo giorno. Siamo pronti a sostenere la messa in pratica di questo accordo politico, affinché il Governo di Concordia Nazionale e tutte le nuove istituzioni nazionali possano funzionare efficacemente e venire incontro alle necessità più urgenti del popolo libico».

Siria, raid del regime al mercato: strage di civili

DAMASCO. In un raid aereo del regime siriano su un mercato di Douma, località alla periferia di Damasco controllata dai ribelli, sono rimasti uccisi almeno 82 civili. È quanto denuncia oggi l'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede in Gran Bretagna, precisando che i feriti sarebbero 250, decine dei quali in modo molto grave. Tra le vittime, riporta ancora l'Osservatorio, anche bambini. Nel bombardamento sono stati distrutti diversi edifici nella zona del mercato colpito. Al momento non vi sono state dichiarazioni da parte del governo siriano che negli ultimi mesi ha regolarmente attaccato la località controllata dai ribelli alle porte di Damasco con l'obiettivo di fermare il lancio di razzi contro la capitale.

Dall'Eurogruppo via libera al terzo pacchetto di aiuti alla Grecia

BRUXELLES. I ministri delle finanze dell'Eurozona hanno approvato il terzo programma di aiuti per per la Grecia. Un piano fino a 86 miliardi di euro che saranno messi a disposizione della Grecia per i prossimi tre anni da parte dell'Esm. Un'intesa accolta «con favore» dalla Commissione europea. «Oggi sono lieto di dire che tutte le parti hanno rispettato i loro impegni» dice il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. «La Grecia sta rispettando i suoi impegni e sta procedendo a riforme ambiziose». Il messaggio di dell'Eurogruppo di oggi, aggiunge, «è forte e chiaro: la Grecia è e resterà irreversibilmente membro della zona euro e la Commissione europea sosterrà la Grecia nel suo cammino verso una crescita equa, per la creazione posti di lavoro». «Ci rallegriamo per le misure prese dal Governo greco», sottolinea il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem . In particolare, spiega: «Ci sarà un piano di privatizzazione rafforzato». Il Consiglio dei Governatori entro mercoledì si riunirà per valutare l'accordo.

Quella odierna è stata una giornata determinante per la Grecia. Dopo ore di dibattito il Parlamento di Atene ha approvato in tarda mattinata il terzo pacchetto di aiuti, concordato dal governo di Alexis Tsipras e dai creditori internazionali. I voti a favore sono stati 222, 64 quelli contrari e undici gli astenuti. La maggioranza necessaria era di 151 voti, su un totale di 300 deputati. Decisivi i voti dei tre grandi partiti di opposizione, Nuova Democrazia, Pasok e To Potami. L'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha votato contro il nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia.

Stando a quanto riferisce l'emittente Skai TV, Tsipras chiederà un voto di fiducia dopo il 20 agosto. Il voto di oggi in Parlamento ha fatto infatti registrare una consistente rivolta interna: sarebbero solo 118 i parlamentari che fanno riferimento alla coalizione di governo che hanno votato 'sì' al piano di aiuti. Il capo del governo ellenico ha chiarito nel suo intervento davanti all'assemblea di non essersi pentito dell'accordo raggiunto a Bruxelles lo scorso mese, e ha ricordato di non aver ricevuto un mandato per la Grexit. «Abbiamo preso una dolorosa decisione di responsabilità, ma necessaria», ha spiegato, alludendo all'accordo, sottolineando poi che seguire la strada che avrebbe portato verso un ritorno alla dracma sarebbe stato equivalente a un suicidio.

La Grecia dice sì all'accordo con i creditori

ATENE. Al termine di un dibattito protrattosi per ore, il Parlamento di Atene ha approvato il terzo pacchetto di aiuti alla Grecia concordato dal governo di Alexis Tsipras e dai creditori internazionali. La discussione ha preceduto di poche ore la riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles che dovrà dare luce verde al piano di salvataggio.

I voti a favore sono stati 222, 64 quelli contrari e undici gli astenuti. La maggioranza necessaria era di 151 voti, su un totale di 300 deputati. Decisivi i voti dell'opposizione. Stando a quanto riferisce l'emittente Skai TV, Tsipras chiederà un voto di fiducia dopo il 20 agosto. Il voto di oggi in Parlamento ha fatto infatti registrare una consistente rivolta interna: sarebbero solo 118 i parlamentari che fanno riferimento alla coalizione di governo che hanno votato 'sì' al piano di aiuti.

L'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha votato contro il nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia.

Intervenuto questa mattina in Parlamento, Tsipras ha avvertito che un prestito ponte, la soluzione alternativa al terzo pacchetto di aiuti, implicherebbe «un ritorno a una crisi senza fine».

«Questo è ciò che alcuni cercano sistematicamente, e noi abbiamo la responsabilità di evitarlo, di non facilitarlo», ha detto Tsipras. Berlino sarebbe favorevole alla soluzione del prestito ponte che darebbe secondo le autorità tedesche più tempo per perfezionare il pacchetto di aiuti da 85 miliardi di euro in tre anni.

Il capo del governo ellenico ha poi chiarito nel suo intervento davanti all'assemblea di non essersi pentito dell'accordo raggiunto a Bruxelles lo scorso mese, ed ha ricordato di non aver ricevuto un mandato per la Grexit. «Abbiamo preso una dolorosa decisione di responsabilità, ma necessaria», ha spiegato, alludendo all'accordo, sottolineando poi che seguire la strada che avrebbe portato verso un ritorno alla dracma sarebbe stato equivalente a un suicidio.

In una dichiarazione della Commissione europea, in collegamento con la Bce, e coordinata con l'Esm e l'Fmi, diffusa prima del via libera del Parlamento di Atene, si legge che il pacchetto di riforme che la Grecia ha concordato con i creditori internazionali permetterà ad Atene di «risolvere i restanti squilibri nella sua economia, per tornare su un percorso di crescita sostenibile, mentre affronta in modo risoluto le sfide sociali» che ha di fronte.

«La credibilità dell'accordo è puntellata da un numero significativo di riforme sincere - si legge nella nota - tra cui misure importanti per affrontare le sfide strutturali che da tempo l'economia greca deve affrontare, come la raccolta delle tasse, le pensioni, il sistema sanitario, la competitività nel mercato dei prodotti, le professioni e l'energia, che dimostrano l'intenzione del governo greco di normalizzare la situazione nell'economia rapidamente».

Atene, migliaia
in piazza contro l'accordo
con i creditori

ATENE. Il Governo greco accelera sulla privatizzazione dei pezzi pregiati del sistema produttivo ancora nelle mani dello Stato: i porti del Pireo e di Salonicco e la ferrovia Trainose-Rosco. L'agenzia greca per le privatizzazioni ha annunciato oggi il termine per la presentazione delle offerte: ottobre 2015 per il Pireo, dicembre 2015 per la ferrovia e febbraio 2016 per il porto di Salonicco. Fra le società interessate al Pireo vi è in prima linea il gruppo cinese Cosco che attualmente gestisce il molo I del porto.

L'annuncio dell'Hellenic Republic Asset Development Fund's (Hradf) si basa sull'accordo raggiunto fra il governo greco e i creditori, sul quale il Parlamento di Atene sarà chiamato a votare entro questa notte. Alexis Tsipras avrà bisogno del soccorso dell'opposizione e dovrà vincere le resistenze all'interno di Syriza per ottenere il via libera sul piano di finanziamenti da 85 miliardi. Se meno di 120 deputati di Syriza voteranno a favore del pacchetto di aiuti, il premier greco, potrebbe essere costretto alle elezioni anticipate. Un allarme fatto circolare oggi, che la portavoce dell'esecutivo Olga Gerovasili e il sottosegretario Alekos Flambouraris hanno fatto scattare per ammorbidire l'ala dura.

Se non ci sarà un voto sull'accordo con i creditori prima dell'Eurogruppo che si riunisce domani, la Grecia - ha poi ammonito il ministro ellenico delle Finanze Euclid Tsakalotos - sarà costretta a chiedere un prestito ponte. «Non posso credere che vi siano poteri in Grecia che vogliano costringerci a farlo. Domani - ha aggiunto Tsakalotos - dovrò andare alla riunione dell'Eurogruppo, perché altri parlamenti dell'eurozona dovranno esprimersi su questa questione e se non ci sarà un accordo alla riunione dell'Eurogruppo, la Finlandia non voterà e dovremo ricorrere al prestito ponte».

Il ministro delle Finanze greco parte per Bruxelles portandosi dietro il dato positivo del Pil. Nel secondo trimestre l'indice di produzione ha registrato una crescita dello 0,8% e su base annua l'incremento sale all'1,4%. Un segno più che tuttavia non sembra rassicurare la Germania che non è la sola a chiedere miglioramenti sulle disposizioni del terzo pacchetto di aiuti alla Grecia. «La Germania non è il solo Paese che al momento ha ancora domande», ha sottolineato il sottosegretario alle Finanze, Jens Spahn.

Estonia, Lettonia, Slovenia e Finlandia restano molto scettiche, anche se Spahn ha comunque elogiato il governo del premier greco Tsipras per l'appoggio al piano di riforme. Secondo l'esponente del Governo tedesco restano aperte diverse questioni chiave: i piani di privatizzazione, le procedure per la ricapitalizzazione delle banche, il ruolo del Fondo monetario internazionale nel piano. Il sottosegretario ha chiesto un chiaro impegno da parte dell'Fmi - che si è riservato di decidere più avanti se unirsi al programma - a contribuire al nuovo pacchetto.

«Dal nostro punto di vista è importante che il Fondo monetario internazionale aderisca», ha dichiarato. Quanto al debito greco, Spahn ha sottolineato che la Germania è a favore di una riduzione del debito: «Il cosiddetto haircut non è legale se rinunci a una parte di debito, ma con il termine riduzione del debito si può anche intendere un allungamento delle scadenze, ossia prevedere un periodo senza effettuare il pagamento di interessi o di rimborsi e possiamo parlare di questo, lo abbiamo sempre detto».

Intanto migliaia di persone si sono riunite questa sera a piazza Syntagma, davanti al parlamento di Atene, per protestare contro le misure comprese nell'accordo con i creditori che dovrà essere approvato nella notte. La protesta è stata convocata dal sindacato comunista Pame e da quello dei dipendenti pubblici Adedy.

Libia, strage dell'Isis a Sirte: almeno 30 morti

SIRTE. Vittime a Sirte, in Libia, nei violenti scontri a Sirte tra combattenti del sedicente Stato Islamico e un gruppo rivale di militanti salafiti. Alcune fonti riferiscono di almeno 17 morti, altre parlano di almeno 30 vittime. Ma il bilancio sarebbe in realtà più alto, dato che alcuni attivisti hanno pubblicato sui social l'elenco di più di 20 vittime appartenenti solo alla tribù Firjan. Secondo quanto afferma l'emittente 'Sky news Arabia', citando fonti locali della città costiera che dista 450 chilometri a est di Tripoli, i miliziani dell'Is a Sirte stanno compiendo «una strage».

A Firjan apparteneva il leader del gruppo salafita locale, Khalid bin Rajab Al-Firjani, freddato qualche giorno fa dai miliziani del 'Califfato' all'uscita della moschea del gruppo 'Cordoba' al centro della città. È noto che anche l'attuale comandante dell'Esercito legato al parlamento di Tobruk, Khalifa Haftar, appartiene ai Firjan. Sirte, caduta in mano all'Isis a giugno, è da giorni teatro di scontri. L'Is avrebbe ripreso controllo del porto della città, conquistato ieri dai rivoltosi locali appoggiati dai salafiti, mentre ci sono violenti scontri in corso nella città soprattutto nel quartiere residenziale', in cui si starebbe verificando il massacro.

Oltre 40 morti per le esplosioni a Tianjin, in Cina

PECHINO. È salito a 44 morti, tra cui 12 pompieri, il bilancio di due forti esplosioni avvenute intorno a mezzanotte nella città portuale cinese di Tianjin. Lo riferiscono fonti dei soccorsi, mentre le persone ricoverate in ospedale sono 520, 66 delle quali risultano in gravi condizioni. Le esplosioni, ricorda la Bbc, sono avvenute in un deposito di «merci chimiche e pericolose».

Giornalista critica calciatore e viene picchiato a morte

BAKU. Un giornalista dell'Azerbaigian, Rasim Alyev, è stato picchiato a morte da sei sconosciuti dopo aver criticato un noto calciatore su Facebook. In un'intervista video, registrata in ospedale poche ore prima di morire per le ferite, Alyev ha raccontato che il calciatore e suoi familiari l'avevano invitato a prendere un tè per risolvere la disputa. Ma all'appuntamento si sono presentati solo gli aggressori.

Alyev, racconta oggi il Guardian, aveva criticato Javid Huseynov, calciatore della squadra Gabala e della nazionale azera. Il giocatore aveva sventolato una bandiera turca durante una partita di Europa League a Cipro e fatto gesti osceni a un giornalista greco che gli aveva chiesto il perché del suo gesto. Aliyev aveva commentato di non volere che il suo Paese fosse rappresentato da una persona così «immorale».

Il giornalista ucciso era stato minacciato in passato. Alyev lavorava per l'Institute for Reporter's Freedom and Safety (Ifsr), un'associazione indipendente per la tutela della libertà di stampa chiusa l'anno scorso dal governo. Il suo direttore, Emin Huseynov, ha ottenuto l'asilo in Svizzera dopo una fuga a bordo dell'aereo del ministro elvetico degli Esteri. Alyev aveva preso il suo posto e si guadagnava da vivere come giornalista sportivo freelance.

Secondo l'Ifrs, la morte di Alyev va inquadrata «nella politica del governo dell'Azerbaigian di deliberata distruzione della società civile del Paese e delle voci dissidenti». Il presidente azero, Ilham Alyev (non è parente del giornalista), ha condannato l'assassinio parlando di «minaccia alla libertà di parola». Ma il Guardian ricorda che ai suoi giornalisti è stato negato il visto per seguire i Giochi Europei di Baku lo scorso giugno, dopo che il giornale aveva indagato sugli abusi dei diritti umani commessi dal regime.

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