Martedì 18 Settembre 2018 - 22:27

Dieci giovani commercialisti di Napoli Nord in arrivo al Comune di Casoria

CASORIA – Il Comune di Casoria e l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli Nord hanno siglato una convenzione con la quale si promuove un’importante attività di formazione dei giovani commercialisti mediante uno stage presso la struttura comunale, al fine di consentire un approfondimento in ambito tributario, contabile e bilancistico e consentire agli uffici comunali un’interlocuzione sempre più specifica e alla portata di tutti i cittadini.

“Siamo orgogliosi di aver raggiunto con il giovane Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli Nord un importante accordo che darà la possibilità a dieci giovani professionisti di collaborare con l’Ente Comune di Casoria, accrescendo le proprie esperienze nella Pubbliche Amministrazioni e rafforzando l’efficienza degli Uffici comunali”, ha sottolineato il sindaco di Casoria Pasquale Fuccio. “La lungimiranza e la fattiva collaborazione del presidente Tuccillo e dell’Ordine che rappresenta – ha aggiunto - ci hanno consentito di raggiungere questo importante obiettivo”.

“Da oggi in poi i giovani commercialisti potranno comprendere, all’interno della macchina amministrativa, le funzioni e le esigenze dell’Ente Comunale e del cittadino utente, e, quindi, accrescere la loro professionalità nel settore della Pubblica Amministrazione fornendo, altresì ,un importante servizio ai cittadini”, ha sottolineato Antonio Tuccillo, numero uno dell’Odcec Napoli Nord  particolarmente soddisfatto per la sinergia tra l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli nord e il Comune di Casoria per la crescita professionale di giovani iscritti e il miglioramento del servizio offerto alla cittadinanza.

“Un particolare ringraziamento va al primo cittadino di Casoria, Pasquale Fuccio, e all’intera Amministrazione Comunale per aver creduto nelle giovani fasce professionali del territorio, dando loro la possibilità di avviarsi in un’importante attività formativa. Il mio auspicio è  che tale iniziativa, segno tangibile di un’Amministrazione Comunale capace di dialogare e confrontarsi con le categorie professionali nell’interesse dei cittadini, possa essere condivisa e realizzata da tutti i Comuni del Circondario di Napoli nord, fornendo ai giovani commercialisti (tirocinanti e giovani iscritti all’albo) la possibilità di svolgere un’importante attività formativa e un’utile esperienza professionale presso il proprio Comune”.

 

 

Arrivano le nuove banconote da 100 e 200 euro

Nuove banconote da 100 e 200 euro in arrivo. In circolazione a partire dal 28 maggio 2019, i biglietti - che completano la serie 'Europa' - sono il frutto di una stretta collaborazione con persone con problemi visivi mirata a mettere a punto biglietti con caratteristiche che agevolano questi cittadini. Presentate oggi dalla Bce, le nuove banconote riportano infatti grandi cifre in caratteri più marcati con tonalità maggiormente contrastanti per facilitarne il riconoscimento in base al colore. Lungo il bordo vi sono inoltre segni percepibili al tatto diversi per ogni taglio.

Le banconote da 100 e 200 euro sono ampiamente utilizzate sia come mezzo di pagamento sia come riserva di valore. A fine giugno 2018 circolavano 2,7 miliardi di banconote da 100 (13% di tutti i biglietti in euro in circolazione) contro 2,5 miliardi di banconote da 10 euro (12% circa del totale).

In termini di valore la banconota da 100 euro è il secondo taglio più importante dopo quello da 50 euro e rappresenta quasi un quarto (23%) del valore di tutti i biglietti in euro circolanti. Le banconote da 200 euro rappresentano invece l’1% del numero di biglietti in euro in circolazione e il 4% del valore totale.

Manovra, tutte le misure

Lavori in corso nel cantiere della Legge di Bilancio che approderà in Consiglio dei ministri a metà ottobre: dalla flat tax al reddito di cittadinanza, passando per i ritocchi alla Fornero, la riedizione del piano Industria 4.0, la pace fiscale e il parziale riordino della giungla delle detrazioni/deduzioni fiscali, gli interventi che potrebbero entrare nella manovra 2019 sono continuamente oggetto di scrutinio.

Nella prima manovra targata Lega - M5s dovrebbe comunque esserci almeno un avvio di flat tax, reddito di cittadinanza e riordino della Fornero, i tre cavalli di battaglia che hanno caratterizzato la campagna elettorale dei due partiti, poi inseriti nel contratto di governo. L'entità degli interventi dipenderà tuttavia dagli spazi di bilancio che si creano nel negoziato con Bruxelles e dalle risorse della revisione della spesa. Di seguito le misure allo studio:

SGRAVI FISCALI- Sul fronte della tassa piatta, per le partite Iva con ricavi fino a 65mila euro (circa 2 milioni) si dovrebbe introdurre un regime forfettario al 15% (comprende tutti i tributi, anche l’Iva) e il 20% sui ricavi tra i 65mila e i 100mila euro. Sul tavolo anche l’opzione di un taglio delle accise, la cedolare secca sulla locazione degli immobili commerciali, l’Ires al 15% per le società che reinvestono gli utili. Si ragiona anche su un taglio dell’Irpef, dal 23 all 22%, ma i commercialisti mettono in guardia contro i risultati esigui di un simile intervento: in base ai calcoli dell’Consiglio della categoria costerebbe intorno ai 4 miliardi con un vantaggio economico per il contribuente tra i 7 e i 12,5 euro al mese. E' possibile comunque che la riduzione Irpef slitti al 2020.

REDDITO DI CITTADINANZA - Per finanziare il reddito di cittadinanza, servirebbero almeno 10 mld di euro, dei quali 2 mld solo per potenziare i centri per l’impiego. Ma la spesa potrebbe calare includendo in questa misura il Rei, il reddito di inclusione varato dai governi del Pd per gli indigenti e Garanzia Giovani. Per reperire altre risorse si ragiona anche alla possibile abolizione della Naspi, l’assegno di protezione temporanea della disoccupazione, e resta sul tavolo l’ipotesi di cancellare il bouns da 80 euro. La posta in ballo è ghiotta visto che la misura voluta dall’ex premier Matteo Renzi liberebbe circa 9 mld di euro, ma si teme un forte contraccolpo di impopolarità, quindi è una strada che almeno in questo primo anno di bilancio si cercherà di non percorrere.

PENSIONI - Sul fronte previdenziale si lavora a due fascicoli: la quota 100 cara alla Lega e le pensioni di cittadinanza volute dai Cinque stelle. Sul primo versante si stanno valutando i ritocchi alla Fornero riducendo l’età di ritiro dal lavoro con l’introduzione di quota 100:il vicepremier Salvini punta a 62 anni di età e 38 di contributi, mentre al Tesoro si lavora su 64 anni e 36 di contributi. La seconda misura consiste nell'allineamento graduale dell'assegno dei pensionati indigenti (in totale 4,5 milioni) a quota 780 euro mensili, valore appunto che l’Istat considera come soglia di povertà. Per avviare l’intervento si ragiona sul taglio delle pensioni d’oro, quelle superiori ai 4mila euro non giustificati dai versamenti contributivi, che porterebbero però una cifra esigua, circa qualche centinaio di milioni di euro.

CLAUSOLE - Nella manovra il governo dovrebbe anche disinnescare 12,5 mld di rialzi dell'Iva che scattano in automatico in caso di mancato adempimento degli impegni di bilancio.

PACE FISCALE - Il governo studia anche diverse declinazioni di pace fiscale: sul fronte leghista si punta ad un intervento di più ampio respiro sulla falsa riga del tombale di Tremonti del 2002, sul fronte M5S si opta per introdurre uno sconto molto vantaggioso per erodere l'enorme mole di cartelle di difficile riscossione.

DECONTRIBUZIONI - Verso la riconferma le decontribuzioni al 100% per le assunzioni stabili al Sud.

INDUSTRIA 4.0-BIS - La nuova legge di Bilancio dovrebbe inoltre contenere una riedizione del piano Industria 4.0 estendono gli incentivi all'innovazione alle pmi.

RIORDINO DELLE QUASI 800 TAX EXPENDITURES - Anche il governo giallo-verde accarezza l'idea di sfoltire la selva delle 799 agevolazioni-detrazioni fiscali, pari nel 2016 a 313 mld di euro (l'8% del pil, percentuale che fa schizzare l'Italia in cima alla classifica Ue per 'sconti' in relazione al prodotto interno lordo, e al secondo posto nel mondo). Capitolo altamente impopolare al quale mettere mano, nel taglio delle tax expenditures si sono già cimentati senza successo diversi governi del passato.

Life 2018, da Capri la richiesta di una nuova legge su Servizi e Facility Management

CAPRI. Si conferma un gran successo la terza edizione del format Labour Intensive Facilty Event, Life 2018, pensato e costruito attorno ai veri protagonisti del Facility Management con ospiti istituzionali e testimonianze di impresa nello scenario italiano e europeo. A Capri la seconda giornata è stata dedicata al mercato, alle regole e alle opportunità del settore dei “servizi” integrati, considerato una vera e propria leva strategica nella gestione aziendale complessiva. L’ultima edizione conferma la volontà di costituire una “Industria dei servizi” che rappresenti il punto di riferimento e giochi un ruolo di rilievo per il futuro del nostro Paese. Dal meeting di Capri la proposta forte per il settore da parte del presidente di ANIP-Confindustria, Lorenzo Mattioli: «Da LIFE 2018 lanciamo un messaggio chiaro: occorre un percorso condiviso con i cittadini che sono i nostri utenti, aziende e parti sociali per formulare una proposta di legge quadro sui Servizi che definisca, tuteli e crei le condizioni di espansione per il settore. Per raggiungere questi obiettivi siamo pronti a farne una iniziativa popolare. Occorrono 30mila firme, e siamo sicuri di poter raggiungere questo traguardo». Da parte delle istituzioni è emersa la volontà di impegnarsi per il comparto: «È una sfida interessante che accogliamo con grande impegno. Siamo disposti ad aprire un tavolo di confronto per una nuova legge quadro, volta a innovare ed efficientare i modelli di gestione dei servizi - a dichiarato Claudio Durigon, Sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali, presente al dibattito - il Ministero è a disposizione per un confronto equo e serrato». Presente all’incontro anche Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL: «Anche da parte del sindacato c’è la disponibilità a costruire un percorso per una legge quadro sui servizi su iniziativa popolare. È importante ribadire come le aziende del Facility Management, con le loro unicità di supporto strategico e gestionale, riescono a innalzare il livello di qualità dei servizi alle imprese, ma anche alle amministrazioni pubbliche. Nella veste di leader sindacale sono compiaciuto dai dati del settore: si parla infatti di 2.5 milioni di occupati potenziali del comparto a cui appartengono migliaia di PMI. Si tratta, quindi, di numeri importanti che, ritengo, possono crescere se il Governo adottasse politiche volte anche alla riqualificazione del patrimonio pubblico di cui c’è urgente bisogno», conclude il Segretario.

Giù la produzione industriale, primo calo dal 2016

"Brusca discesa" a luglio per la produzione industriale, che mostra una diminuzione anche su base trimestrale. La variazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016. A rilevarlo è l'Istat. A luglio 2018, spiega l'istituto di statistica, si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,8% rispetto a giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio il livello della produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

Cresce intanto l'occupazione: +1,7% in un anno.

L’indice destagionalizzato mensile mostra diminuzioni congiunturali in tutti i comparti: variazioni negative segnano i beni strumentali (-2,2%), i beni di consumo (-1,7%) e i beni intermedi (-1,2%); in misura più contenuta diminuisce l’energia (-0,8%). Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2018 l’indice è diminuito in termini tendenziali dell’1,3% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di luglio 2017). Nella media dei primi sette mesi la produzione è cresciuta del 2,0% su base annua. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a luglio 2018 una lieve crescita tendenziale solamente per il raggruppamento dei beni strumentali (+0,7%); variazioni negative si registrano, invece, per i beni intermedi (-2,2%), i beni di consumo (-1,9%) e l’energia (-1,4%).

"L’indice destagionalizzato conferma una elevata variabilità mensile nel corso del 2018, con un orientamento alla diminuzione. In termini tendenziali, la variazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016. Solo per i beni strumentali si registra una certa tenuta dei livelli produttivi: è inoltre l’unico raggruppamento di industrie a mantenere una moderata crescita tendenziale a luglio", si legge nel commento dell'Istat.

I settori di attività economica che registrano la maggiore crescita tendenziale sono l’attività estrattiva (+2,8%), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,8%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+1,3%). Le maggiori flessioni si registrano invece nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%), nella industria del legno, della carta e stampa (-5,8%), nella metallurgia e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti) (-2,8%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-2,8%).

Manovra, Tria: «Sì al taglio dell'Irpef»

ROMA. "Bisogna vedere le compatibilità di bilancio ma sono molto favorevole a partire" con "un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari". Lo ha affermato il ministro dell'Economia Giovanni Tria, intervenendo Summer School di Confartigianato, aggiungendo che "la flat fax va finanziata con le tax expenditures", anche se "un processo complesso e che richiede tempo".

"Bisogna trovare gli spazi in modo graduale" ha precisato Tria, ricordando come "oggi c'è una complessità di aliquote, aliquote alte e una massa di Tax expenditures. Non si capisce mai chi vince e chi perde".

TAP E TAV - Inoltre, ''spero che si facciano, che si sblocchino, che ci sia una soluzione anche perché si tratta di grandi collegamenti internazionali'' dice il ministro dell'Economia parlando delle infrastrutture Tav e Tap.

DEBITO - E, ancora, bisogna ''continuare la riduzione debito pil''. In realtà dovremo ''iniziare, siamo nella stabilizzazione'' e ''nell'anno in corso ci sarà una correzione dello 0,1%, poi ''vediamo gli ultimi dati''.

Ryanair, nuovo sciopero in vista

Nuovo sciopero in Europa di tutto il personale di Ryanair entro fine settembre. Lo hanno annunciato ieri Filt Cgil e Uiltrasporti dopo aver riunito a Roma i sindacati europei provenienti da Belgio, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia. "Contestualmente alla proclamazione dello sciopero europeo - hanno spiegato - continueremo a denunciare alla Commissione europea e ai governi dei rispettivi Paesi l’approccio della compagnia irlandese verso i propri lavoratori".

Con il suo reiterato comportamento, spiegano le due organizzazioni sindacali, "Ryanair sta procurando gravi disagi a tutto il personale europeo, impedendo la libertà sindacale ai propri dipendenti, non riconoscendo i diritti salariali, previdenziali e assistenziali ai lavoratori e utilizzando anche personale navigante reclutato da agenzie estere di somministrazione, determinando un dumping salariale ed una giungla di regole non ammissibili per l’Ue".

"Chiediamo - hanno sottolineato Filt Cgil e Uiltrasporti - il riconoscimento delle legittime istanze dei dipendenti di Ryanair e di quelli ingaggiati dalle agenzie di somministrazione. Per il diritto ad un contratto collettivo ed al riconoscimento dei diritti dei lavoratori, abbiamo indetto in Italia - hanno annunciato infine Filt Cgil e Uiltrasporti - i prossimi 11, 12 e 13 settembre un referendum tra i piloti Ryanair, sulla validità o meno, dell'accordo firmato nei giorni scorsi con la sola associazione professionale Anpac".

Ilva al rush finale

Si comincia ad intravedere l'orizzonte di un accordo nella trattativa per la cessione dell'Ilva tra Mittal, sindacati e governo. L'incontro sull'Ilva, andato avanti ininterrottamente tutta la notte, tra ristrette e plenarie, con un ruolo attivo del governo, si avvia verso il rush finale che dovrebbe portare alla firma dell'accordo. "Sull'Ilva siamo all'ultimo miglio, sono state 18 ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati i rappresentanti dei lavoratori e in cui si è cercato di raggiungere il migliore risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili", ha commentato il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio entrando al Mise.

Secondo il vicepremier "la gara vinta da Mittal non aveva la possibilità di tutelare l'interesse pubblico concreto e attuale. Questo accordo invece fa si che l'interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l'eliminazione della gara". "Direi che è stato fatto per ora un buon lavoro ma aspettiamo la conclusione e la firma definitiva. Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco - ha aggiunto Di Maio - aspettiamo la firma ma da quello che si è ottenuto al tavolo stanotte già possiamo dire che nell'accordo non sarà previsto il Jobs act: i lavoratori saranno assunti con l'articolo 18".

La cordata AmInvestco, infatti, avrebbe accettato di assumere nella nuova Ilva, da subito, 10.700 lavoratori. Dopo la proposta lanciata ieri sera di portare a 10.300 gli assunti nella nuova Ilva al 2021 Fim Fiom Uilm e Usb, infatti, hanno cercato di ampliare la platea. Si è lavorato, a quanto riferiscono i sindacati, per cercare di arrivare ad un organico di 10.700-10.800 unità entro il 2022 includendo nel perimetro gli elettrici, i chimici e i marittimi di affiliate prima esclusi.

Dal testo inoltre sembra uscito il riferimento proposto dall'azienda sempre ieri sera di intese con il sindacato sul contenimento dei costi anche attraverso riduzioni dell'orario di lavoro. Quanto al contratto integrativo i sindacati hanno chiesto che Mittal preveda sul Pdr 2019 e 2020 un 'una tantum' che possa tradursi in un aumento salariale del 4%. Nel testo dell'accordo che sindacati e azienda stanno scrivendo per sottoporlo alla plenaria entra anche il piano sugli esodi incentivati: Mittal conferma infatti 250 milioni da offrire complessivamente per agevolare l'uscita volontaria dei lavoratori.

L'accordo in arrivo vede anche la conferma da parte di Mittal dell'impegno a riassorbire tutti gli eventuali esuberi che dovessero rimanere dal 2023 in capo alla vecchia Ilva. L'azienda infatti si è impegnata a riassumere tutti quei lavoratori Ilva che al termine della gestione dell'amministrazione straordinaria non abbiano usufruito né di incentivi all'esodo né di prepensionamenti né di una offerta di lavoro all'interno della nuova Ilva e che rientreranno senza alcuna differenza salariale rispetto a quelli già assunti da Mittal.

Toninelli: «Autostrade non ricostruirà il Ponte»

Nessuna marcia indietro dal governo sui lavori di ricostruzione del Ponte Morandi. "Lasciarli" ad Autostrade per l'Italia, ribadisce il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli in Aula della Camera, "sarebbe una follia e irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime". La ricostruzione, rileva il ministro, "va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche, mantenendo in capo al concessionario l'ovvio onere dei costi". Sulla ricostruzione del ponte, rileva Toninelli, "dovrà esserci il sigillo dello Stato". Quanto alla concessione, fa notare che,"nonostante le pressioni subite, interne ed esterne", abbiamo "messo a disposizione della collettività atti che tanti cittadini nel corso degli anni hanno richiesto all'Amministrazione, vedendosi sempre sbattere portoni in faccia"."Chi sostiene di aver già pubblicato le convenzioni delle concessioni ci può spiegare dove erano le parti legate agli assurdi guadagni, quelle che si chiamano tecnicamente ''piani economici finanziari''? Semplicemente non c'erano: le abbiamo desecretate noi".

LE MISURE IN AGENDA - "Il governo sta predisponendo un provvedimento d'urgenza", un decreto legge "per Genova e per le infrastrutture, in grado di soddisfare al meglio le esigenze di una comunità duramente colpita. Si tratta di tutelare in primo luogo le persone e le imprese danneggiate". Per quanto riguarda Genova, aggiunge Toninelli, "il governo metterà in campo forme di aiuto in ordine alle rate dei mutui che molte famiglie sono costrette a pagare su immobili che non possono più abitare. Inoltre, aiuterà le imprese, ricadenti nell'area del crollo del ponte, a riprendere i cicli produttivi, prevedendo forme di agevolazione fiscale o incentivi alla temporanea delocalizzazione". "Attenzione sarà rivolta anche alle imprese dell'indotto, seppur ubicate esternamente all'area danneggiata, che stanno subendo danni economici", sottolinea il ministro.

GLI INTERVENTI - Per quanto riguarda le infrastrutture, rileva ancora Toninelli, "già nelle prossime settimane istituiremo una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Questo intervento è indispensabile per passare dalla logica dell'emergenza alla logica della prevenzione. Questa banca dati ci consentirà di intervenire ciascuno per la propria competenza per mettere in sicurezza il patrimonio infrastrutturale pubblico". Inoltre, aggiunge il ministro, "faremo in modo che vengano attuate ulteriori e più aggiornate verifiche tecniche sulle infrastrutture che fanno capo ai concessionari. Oltre a questo, il decreto disporrà l'applicazione di tecnologie avanzate di monitoraggio costante delle opere".

L'ATTACCO AI GOVERNI PRECEDENTI - "Spiace rilevare che solo a seguito di questa tragedia il mio predecessore", l'ex ministro Graziano Delrio, "abbia condiviso la posizione del governo di revocare una concessione che non sarebbe dovuta esistere in termini tanto vantaggiosi per i privati a danno dello Stato e dei cittadini". "E' giunto il momento - spiega il ministro- di fare i nomi e i cognomi dei responsabili di questo gigantesco regalo della cosa pubblica ai privati: questo banchetto è iniziato sotto i Governi di Prodi e D'Alema negli anni '90. Il 1999 è l'anno della privatizzazione delle autostrade costruite con soldi pubblici e già quasi interamente ripagate; erano gli anni in cui lo Stato avrebbe potuto incominciare a trarre utili per lo sviluppo del Paese, guadagni che sono stati trasferiti ai privati". Nel 2006-2007, rileva ancora, "è stata stipulata ancora sotto il Governo Prodi l'attuale convezione che regola i rapporti tra lo Stato e i concessionari. A conferma dell'affinità tra i Governi di Centrosinistra e Centrodestra, che come Movimento Cinque Stelle abbiamo sempre denunciato, questa convenzione è stata poi blindata definitivamente addirittura con una legge dello Stato dal successivo Governo Berlusconi nel 2008. Così sono stati messi in cassaforte i privilegi dei concessionari privati".

SCIACALLI ABBINANO PONTE MORANDI A GRONDA - "Il tema Gronda è un falso problema, utilizzato strumentalmente in questi giorni - attacca Toninelli -. La Gronda è un'opera che doveva iniziare come progetto nel 2019 e finire nel 2029 e che nulla ha a che vedere con un ponte crollato nel 2018. Coloro che stanno abbinando questa immane tragedia con la costruzione della Gronda stanno facendo esclusivamente sciacallaggio che non accettiamo. E anche per rispetto delle famiglie delle vittime e degli sfollati". "Come già più volte dichiarato non ho mai mostrato alcuna contrarietà pregiudiziale, ma semplicemente applicato il criterio che ispira tutta la mia azione: verificare il corretto uso del denaro pubblico", sottolinea il ministro.

TEMPI ASSEGNAZIONE ALLOGGI - L'impegno che il governo intende assumere, di concerto con l'Amministrazione comunale, il commissario straordinario di governo e le altre istituzioni coinvolte, rassicura Toninelli, è quello di completare l'assegnazione degli alloggi entro il mese di novembre."Cassa Depositi e Prestiti ha offerto 50 case che saranno consegnate entro la fine del mese. Il numero dei nuclei familiari che hanno richiesto il contributo della Protezione Civile è 58, per un totale 97 persone", ricorda ancora il ministro che ribadisce: "In anticipo sul cronoprogramma inizialmente previsto, tutte le persone sfollate riceveranno una sistemazione entro 3 mesi". E il ministro mette in fila i numeri di questa emergenza: "Il totale del numero dei nuclei sfollati è oggi di 255 famiglie, per un totale di 566 persone. Gli alloggi pubblici messi a disposizione dei nuclei familiari sono ad oggi 170, di cui 88 alloggi sono stati già assegnati o opzionati. Oggi 22 case ospitano 87 persone mentre altri 66 alloggi sono stati già visionati dalle famiglie e pronti per essere assegnati", dice ricordando come nei giorni immediatamente successivi al disastro siano stati stanziate risorse complessive per 33.470.000 euro per l'attuazione dei primi interventi assieme ad un piano di prima emergenza con cui realizzare una "viabilità alternativa, il potenziamento del sistema dei trasporti e l'attuazione degli interventi di recupero funzionale edilizio".

REGOLE PER IL FUTURO - "D'ora in avanti tutti i concessionari, pubblici o privati che siano - avverte Toninelli -, saranno vincolati a reinvestire gran parte degli utili nell'ammodernamento delle infrastrutture che hanno ricevuto in concessione e dovranno comprendere che l'infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico del Paese". Questo Governo, sottolinea Toninelli, "farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni autostradali e degli obblighi convenzionali, per impostare questi rapporti sulla base di nuovi principi e di più soddisfacenti equilibri giuridico-economici. Di certo saranno cancellate le convenzioni nelle quali i costi sono pubblici e i profitti privati come quelle stipulate sotto di Governi di Prodi e Berlusconi". "Mi è stato contestato - aggiunge - di aver assunto queste posizioni solo dopo i morti di Genova; niente di più falso: è chi mi accusa che dopo aver arricchito i privati a danno dei cittadini ha parlato di rimettere in discussione le concessioni autostradali. Io personalmente già nel corso dell'illustrazione del mio programma da Ministro delle infrastrutture ho affermato testualmente che: 'l'indirizzo sul quale ci stiamo muovendo è quello di assicurare un livello tariffario sostenibile per l'utenza, anche commisurando le tariffe con gli investimenti, la manutenzione e i livelli di servizio offerti, prevedendo anche a carico delle società un programma di interventi finalizzati ad incrementare gli standard di sicurezza'.

«È una vergogna», rabbia social contro Ryanair

"E' una vergogna. Ultima volta che viaggerò con Ryanair!", "Siete semplicemente ridicoli, ho deciso di cambiare compagnia ed ho già fatto disdetta dei voli prenotati. Addio", "Vergognatevi questa è l'occasione di non volare più con Ryanair". Esplode la rabbia sui social contro la compagnia aerea irlandese in seguito all'annuncio della sua nuova policy sul trasporto dei bagagli a bordo dei velivoli. Dal primo novembre, infatti, per le prenotazioni effettuate dal primo settembre 2018 - ha spiegato la low cost - non sarà più possibile imbarcare in stiva gratuitamente le valigie che pesano fino a dieci chili ma bisognerà pagare 8 euro. Una decisione che, a giudicare dai commenti condivisi sulla pagina Facebook Ryanair, non è piaciuta a tanti clienti generando malumori e indignazione.

"Ho comprato dei biglietti per Marsiglia ad Agosto per volare a Novembre. Ora scopro che dovrò pagare la differenza", lamenta un utente, "È una cosa inaccettabile, vengono cambiate unilateralmente le condizioni contrattuali", osserva un altro, "viaggio da anni con Ryanair, non mi sono mai lamentato perché se vuoi viaggiare low cost devi adattarti, ma questa è una truffa, senza mezzi termini". A suscitare le critiche più feroci sarebbe soprattutto l'effetto retroattivo della nuova policy Ryanair, valida anche per coloro che hanno acquistato il biglietto prima del primo settembre.

La stessa compagnia infatti, sul proprio sito, spiega che "la nuova policy bagagli sarà applicata a tutti i viaggi dal 1° novembre incluso. I clienti che non hanno acquistato l'Imbarco Prioritario che hanno prenotato un volo prima del 1° settembre (per viaggi dopo il 1° novembre) possono aggiungere l'Imbarco Prioritario al costo di €8 o un bagaglio registrato da 10 kg al costo di €10 oppure - sottolinea la low cost - possono cancellare la loro prenotazione ottenendo un rimborso completo". Le diverse opzioni offerte da Ryanair, tuttavia, non sono bastate a placare le polemiche dei passeggeri.

C'è chi minaccia di cancellare il proprio viaggio - "Vorrei disdire una prenotazione per il 1 Novembre, rientro il 7 Novembre, a causa della nuova ridicola policy sui bagagli, applicata retroattivamente" - e chi invia una 'lettera' alla compagnia per esprimere le proprie perplessità: "Carissimo Ryanair, non capisco perché il nuovo regolamento riguardo al bagaglio a mano debba valere anche per coloro che hanno acquistato voli prima del 1º novembre, anche se il volo è a dicembre 2018. Voli acquistati molto prima della notizia. Scorretti!!!! Ora sarò costretto a pagare, per forza, per portare il bagaglio. Ma secondo voi, uno deve viaggiare col marsupio?"

E ancora, "Questa regola retroattiva è illegale. Nel momento in cui si prenota un biglietto si stipula un contratto. E non si può modificare", "Ormai il biglietto lo abbiamo preso, non vi vergognate a chiederci il supplemento? Già che ci siamo, il pilota lo mettete voi o dobbiamo ingaggiarlo noi? Avvisatemi per tempo, grazie", "Complimenti per la scelta di far pagare il bagaglio anche a chi ha prenotato il volo mesi prima delle nuove regole! Il fatto che permettiate di viaggiare a poco prezzo non significa che possiate fare tutto quello che volete, soprattutto essere scorretti con i vostri clienti", si legge tra i tanti commenti al vetriolo apparsi sul web.

Intanto il Codacons ha presentato un esposto ad Antitrust ed Enac "affinché adottino un provvedimento d'urgenza su Ryanair". "Non è possibile infatti - spiega l'associazione dei consumatori - vendere un servizio ad un certo prezzo e a precise condizioni, modificando le scelte economiche dei consumatori, per poi cambiare in corsa le regole del gioco trasformando sia le condizioni contrattuali, sia quelle economiche". Secondo il Codacons i viaggiatori, se avessero conosciuto prima le nuove politiche Ryanair e le tariffe sui bagagli "avrebbero potuto optare per altri vettori reperendo a tempo debito biglietti che oggi costano sicuramente di più". Da qui l'esposto ad Antitrust ed Enac affinché intervengano "con la massima urgenza a tutela degli utenti".

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