Giovedì 24 Gennaio 2019 - 14:46

«Avvio positivo per la fatturazione elettronica, ora misure agevolative»

NAPOLI – “I dati forniti dall’Agenzia delle Entrate e le dichiarazioni del direttore Antonino Maggiore evidenziano con chiarezza che lo start up b2b sulla fatturazione elettronica ha dato ottimi esiti, con oltre 30 milioni di fatture inviate e scarti pari al 5.66 per cento. Emerge in pieno che l'impegno profuso dai professionisti e dalle imprese ha dato ottimi risultati, e in futuro andrà ancora meglio perché dal 2020, con l'annunciata precompilata Iva, l'Agenzia delle Entrate efficienterà controlli ed attività di riscossione e antievasione, tutto grazie al nostro lavoro. Insomma siamo sulla strada giusta, ma occorre evidenziare che gli stessi professionisti e imprenditori stanno pagando ancora una volta un prezzo troppo alto per l'adempimento telematico imposto per legge senza il riconoscimento di misure agevolative a sostegno degli investimenti effettuati”.

Lo ha detto Vincenzo Tiby, Consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presentando il convegno “L’obbligo della fatturazione elettronica”, in programma oggi alle ore 12.30 presso la Sala Fideuram (Isola G1, Centro Direzionale, Napoli). 

All’incontro parteciperanno Vincenzo Moretta, presidente Ordine dottori commercialisti di Napoli, Ottavio Lucarelli, presidente Ordine dei Giornalisti della Campania, Maurizio Bianco, presidente Ordine degli Avvocati di Napoli, Riccardo Izzo, presidente Medì, Cristiano Capurro, presidente associazione Alpha Lawyers Napoli, Francesca Piroli Torelli, vicepresidente Anai – Sez. Napoli, Mario Cianci, presidente Officina Forense, Mario Setola, presidente associazione Alpha Lawyers Napoli Nord, Carmine Foreste, presidente Anai – Sez. Napoli, Armando Rossi, consigliere Ordine Avvocati Napoli, Paolo Pannella, Foro di Napoli.

Anche Fmi taglia stime crescita Italia

Dopo Bankitalia anche il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le previsioni sulla crescita economica attesa per l'Italia nel 2019. L'aggiornamento del World Economic Outlook, appena diffuso a Davos, stima per il nostro paese un Pil in crescita dello 0,6%, con un taglio di 0,4 punti rispetto al dato comunicato lo scorso ottobre. Confermata invece per il 2020 una crescita dello 0,9%. Alla base della revisione al ribasso, spiega il Fondo, la domanda interna più debole - "per via delle preoccupazioni sui titoli pubblici e sui rischi finanziari" - e l'aumento dei costi di finanziamento, con un livello di rendimenti di titoli di Stato che resta "elevato" anche se "è sceso dal picco toccato a metà ottobre dopo l'accordo sul bilancio raggiunto con la Commissione europea.

Si tratta peraltro di un andamento - continua il WEO - che contrasta con quello dei rendimenti dei principali titoli di stato, con un calo particolarmente forte per quelli di Germania, Usa e Regno Unito.

Nel 2019 la crescita delle economie avanzate rallenterà al 2,0% dal 2,3% di quest'anno, per poi scendere ulteriormente all'1,7% nel 2019. E in questo scenario l'Italia si conferma fanalino di coda con il +0,6% e +0,9% stimato nel biennio 2019-2010. La stima contenuta nell'aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo monetario europeo vede un taglio di 0,1 punti rispetto alle previsioni di ottobre scorso e confermano l'andamento diseguale delle principali economie con una stima per il 2019 che va dal +2,5% degli Stati Uniti al +2,2% della Spagna per chiudersi appunto con il +0,6% dell'Italia. Netto il ribasso alla stima per il Pil tedesco nel 2019 rivisto da +1,9% a +1,3%. Nessun taglio, invece, alle previsioni per il Regno Unito che quest'anno dovrebbe crescere del l'1,5% e addirittura accelerare a +1,6% nel 2020. Ovviamente salve le ripercussioni di una eventuale Brexit senza accordo.

 

Commercialisti, l'impatto della trasformazione digitale sulle professioni

AVERSA – “Dopo la prima rivoluzione industriale, quando le macchine hanno sostituito l’uomo nei processi produttivi oggi nell’epoca della rivoluzione industriale 4.0, l’intelligenza artificiale mina anche i lavori nei quali il contributo della persona è sempre stato determinante; da più parti, si sostiene che nel prossimo futuro i robot si sostituiranno all’uomo anche nelle professioni intellettuali come avvocati, commercialisti, notai e in tutte quelle professioni dove è possibile applicare un ‘Codice’ per svolgere la propria attività. La trasformazione digitale deve, invece, costituire una opportunità per i professionisti per ampliare i propri servizi e guardare al mercato in ottica diversa rispetto a quella attuale”.

Lo ha detto Francesco Corbello, commercialista e promotore del forum “La Digital Transformation e le professioni intellettuali” che si terrà ad Aversa domani pomeriggio, lunedì 21 gennaio 2019 alle ore 14.30, presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli Nord (via Diaz, 89) organizzato in collaborazione con l’Osservatorio Digital Innovation della “School of Management” del Politecnico di Milano.

“Solamente il 22% degli studi sta usando il digitale per ampliare i servizi, migliorare l’efficienza interna e di relazione con la clientela, nonostante l’ecosistema in cui sono immersi gli studi sia in profondo cambiamento e sempre più digitale”, ha evidenziato Claudio Rorato, direttore Osservatorio 'Professionisti e Innovazione digitale' e 'Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b'. “Questi studi hanno la redditività migliore degli altri, segno che la tecnologia è un alleato per lo sviluppo. Il segreto? Aver sviluppato un piano strategico cadenzato nel tempo e aver investito sull’alfabetizzazione non solo digitale del personale e dei collaboratori, coinvolti fin dall’inizio e da protagonisti nel progetto di crescita dello Studio. La trasformazione, pur abilitata dal digitale, passa attraverso: il coinvolgimento del personale, centrale in qualsiasi percorso di cambiamento, la profonda conoscenza delle forze e debolezze dello Studio e dei bisogni di sviluppo dei clienti. La tecnologia – ha aggiunto -, funzionale alla strategia, diventa quindi il fattore abilitante per rinnovare i modelli organizzativi e di business degli studi”. 

Dopo i saluti istituzionali del presidenti Antonio Tuccillo, interverranno Tommaso Di Nardo (Fondazione Nazione Commercialisti) e di Mariano D’Amore (Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università Parthenope).

Sono previste le testimonianze sull’avvento della trasformazione digitale negli studi professionali di Fausto Turco (Chief Digital Transformation Studi Professionali di MYDigiT), Mauro Maschietto (Dottore Commercialista di Monza), e Domenico Traverso (Dottore Commercialista di Napoli).

Concluderanno i lavori gli interventi di Guido RossiAngelo Capone e Diego Musto , rispettivamente vicepresidente e consiglieri dell’Odcec Napoli Nord.

Commercialisti, a Napoli focus sulla tutela del risparmio

NAPOLI. «In un sistema di mercato, la tutela dei consumatori-risparmiatori è una sfida importante ed è un tema trasversale che attraversa tutta l’economia in vista della necessità di una corretta allocazione delle risorse. Una prima essenziale dimensione della società del consumatore è data dall’informazione ovvero dai contenuti e dai modi in cui viene comunicata. Se l’informazione ai consumatori è distorta o parziale, la posizione di quest’ultimo sul mercato è squilibrata e il mercato non funziona correttamente. Nel contesto dei mercati finanziari questo è ancor più vero e gli effetti possono essere rilevanti in termini di sicurezza e sviluppo dell’economia, potendo determinare “fallimenti” nei mercati». Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente del’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presentando il forum “La tutela del risparmio tra costituzione e centralità dei consumatori nel mercato” promosso a Napoli lunedì 21 gennaio 2019 alle ore 9,30 nella sala conferenze di piazza dei Martiri, 30.

Secondo Achille Coppola, segretario nazionale dei commercialisti italiani, «il tema della tutela preventiva dei risparmiatori è complesso e articolato, di difficile trattazione anche perché riguarda più ambiti che costituiscono il sistema finanziario. L’importanza della trasparenza e correttezza delle operazioni è centrale per l’efficienza e il funzionamento dei mercati. Uno strumento di tutela del consumatore, sempre più connesso al tema del corretto funzionamento del mercato, è certamente quello legato alla tutela dei diritti degli azionisti di minoranza. L’attuale sistema - ha aggiunto Coppola - , infatti, e con riferimento specifico agli strumenti informativi e di partecipazione delle minoranze, sembra pensato per essere fruibile proprio da soggetti come gli investitori istituzionali in grado di valutare razionalmente ed analiticamente le informazioni fornite. Tutto ciò mette in crisi le normali dinamiche di funzionamento capitalistiche della società per azioni dettate dal codice civile».

Liliana Speranza, consigliere delegato dell’Odcec Napoli ha sottolineato che «il risparmio finanziario ha la sua vera tutela in operazioni finanziarie fruttuose ed esse sono rese possibili grazie all’afflusso di risparmio; quindi, è necessario che i processi di erogazione del credito e degli investimenti siano corretti. Fino a qualche anno fa le famiglie italiane investivano in strumenti più semplici e la tutela del risparmio coincideva con la tutela della stabilità del sistema bancario. Oggi le forme di investimento sono molto più variegate ed espongono inevitabilmente il risparmio a nuovi rischi. I fallimenti nel mercato hanno dimostrato che la finanza può avere gravi ripercussioni sull’economia reale senza un sistema che funzioni. Occorre puntare sulla tutela preventiva tenuto conto della scarsa educazione finanziaria della cittadinanza, che le banche sono mosse le logiche di massimizzazione del profitto e quindi è importante innalzare gli attuali presidi di tutela».

«In tale contesto - ha evidenziato Vincenzo Tiby, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli -, appare evidente che pur continuando a rafforzare la vigilanza prudenziale, quella “di stabilità”, rendendola più efficace e reattiva ai cambiamenti e alle nuove logiche di mercato, occorrerebbe rafforzare la tutela ‘diretta’ dei consumatori. Si tratta spesso di prodotti complessi e di non facile comprensione, che richiedono competenze specifiche, per scelte adeguate e consapevoli con il miglior impiego di risorse. Occorrerebbero interventi legislativi mirati ed individuati dal legislatore tesi a revisionare il sistema nel suo complesso, nella direzione di una maggior efficienza e un minor intreccio di interessi all’interno del mercato. Noi ci poniamo come parte attiva per un cambiamento che vada in questa direzione. Il commercialista potrebbe essere tra i soggetti preposti a ricoprire il ruolo di “terzo attore” tra banca e impresa/consumatore, in virtù della propria formazione economico-finanziaria e perché maggiormente in grado di interpretarne le esigenze presupposto per operazioni finanziarie fruttuose. Mercati e prodotti finanziari sempre più complessi e sempre più interconnessi, il  progressivo allungamento delle aspettative di vita e progressivo invecchiamento della popolazione, la progressiva digitalizzazione dei servizi finanziari richiedono scelte più articolate e temi come previdenza e  pianificazione finanziaria, sono centrali per scelte adeguate al profilo e al prodotto anche tenuto conto di un diverso aspetto legislativo in materia di fallibilità delle banche che certamente non dovrebbe essere sottovalutato».

Per Stefania Linguerri, presidente della Commissione di Studio Tutela del Consumo, «la crisi dei mercati finanziari ha provato che la normativa a tutela dei consumatori ha la funzione di garantire una maggiore eguaglianza nel rapporto tra sviluppo dei mercati e tutela dei diritti dei consumatori. Di qui si pone l’esigenza de iure condendo di porre i presupposti giuridici ed economici per costruire il sistema finanziario non più in funzione di un capitalismo eccessivo bensì di garantire un equo bilanciamento tra la tutela dei diritti dei consumatori garantita dalla ns Costituzione e la tutela dei diritti economici che trova la propria sede naturale nella nostra Costituzione».

«Una politica di tutela del risparmio e dei diritti dei consumatori è di nevralgico interesse per il nostro Paese - ha rimarcato Francesco Bocchini, professore di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università di Campobasso Università degli Studi del Molise - perché tutelare il risparmio dei cittadini significa garantire non solo i diritti economici ma, anche, i diritti civili connessi al risparmio garantiti dalla Costituzione. La tutela del risparmio si potrebbe concretare sia attraverso la previsione delle misure intese a sviluppare l’educazione finanziaria per assicurare efficacia, efficienza e sistematicità delle azioni dei soggetti pubblici e privati sia attraverso una concreta attuazione del diritto all’informazione che costituisce un  elemento strategico della società e un fattore di sviluppo economico perché corregge i fallimenti del mercato».

All’incontro interverranno anche Monica Buonanno e Roberta Gaeta (rispettivamente assessori Assessore alle politiche sociali e al lavoro del Comune di Napoli), Clelia Buccico (Presidente Fondazione Odcec Napoli), Domenico De Crescenzo (Presidente della Consulta Unitaria Interprofessionale), Giuseppe Vitiello (Presidente Fondazione dell'Avvocatura Napoletana per l'Alta Formazione Forense), Raffaella Veniero (Direttrice Scuola Forense), Mauro Lorenzoni (Responsabile Divisione Tutela del Consumatore Consob), Fortunato Fazio (Regional Manager Sanpaolo Invest), Filippo Abitabile (Fondazione Odcec Napoli), Antonella Miletti  (Università degli Studi di Napoli Federico II), Mario Ciancio (Università degli Studi di Napoli Federico II), Antonio Cinque (Direttore della Sede di Napoli della Banca d’Italia), Rosario Stornaiuolo (Presidente Federconsumatori Campania), Antonio Mancini (Direzione Tutela dei Consumatori, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), Riccardo Izzo (Presidente Occ Medì), Valeria Riccardi (Responsabile Altroconsumo Campania), Gianpaolo Delle Donne (Segretario Commissione Tutela del Consumo).

I dati sui livelli di alfabetizzazione finanziaria, secondo la Consob, ci dicono che il 40% dei cittadini non sa valutare le proprie conoscenze finanziarie, il 50% è a disagio con la finanza e un altro 50% non è interessato. Senza una conoscenza dei concetti finanziari di base, certamente le persone rischiano di accumulare debiti, risparmiare di meno e pagare tassi di interesse più alti, purtuttavia anche la sola educazione finanziaria potrebbe oggi non essere sufficiente per la complessità del sistema in cui si muovono gli attori. E’ invece importante che le persone devono essere messe in grado di orientarsi tra strumenti e servizi sempre più diversificati e, in un futuro non troppo lontano, tra prodotti sempre più innovativi e canali distributivi anche digitali. Il tasso di indebitamento delle famiglie è aumentato. Secondo i dati della CGIA, le famiglie italiane sono indebitate per un importo medio pari a 20.549 euro. Nell'insieme, i “passivi” accumulati con le banche e gli istituti finanziari ammontano a quasi 534 miliardi di euro. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di statistica, sono oltre 18 milioni gli italiani vicino alla soglia di povertà, quasi un terzo della popolazione nazionale. È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, e il dato piu’ negativo riguarda i giovani. Il tema della tutela preventiva dei consumatori e, più in generale, del mercato (fatto di imprese e consumatori) sono da più parti evidenziate come fattori che potrebbero favorire la ripresa economica in un’ottica di efficace ottimizzazione delle risorse prevenendo il fenomeno del NPL. Il valore sociale, economico e civile della tutela del risparmio inducono a riflettere sulla capacità dello Stato di assicurare una efficace tutela del risparmio a salvaguardia dei diritti dei cittadini. Negli ultimi anni, infatti, la materia dell’intermediazione finanziaria è stata al centro di attenzioni e questo in virtù delle numerose controversie che gli investitori e la più amplia platea dei consumatori hanno avviato nei confronti degli intermediari finanziari per i danni subiti. La crisi finanziaria ha messo in luce l’importanza dell’informazione per il corretto funzionamento dei mercati. Infatti, le recenti crisi economiche negli ordinamenti giuridici nazionali ed internazionali hanno determinato un’asimmetria che ripropone, oggi più di ieri, il tema del ruolo delle banche nel garantire una corretta informazione ai consumatori. Tale ruolo centrale delle banche richiede la presenza di un requisito di indipendenza delle medesime nei confronti dei consumatori. In tale contesto, potrebbe essere utile al mercato la presenza di un soggetto “terzo indipendente” tra gli attuali attori, intermediario e cliente, a garanzia della correttezza delle operazioni finanziarie in via preventiva e a supporto dell’attività di supervisione delle Autority. I commercialisti potrebbero essere i soggetti più idonei a ricoprire un tale ruolo pubblico di garanzia per il mercato attraverso l’asseverazione delle operazioni finanziarie, sia a tutela delle banche, contribuendo a preservarne il corretto funzionamento, prevenendo il fenomeno dei NPL, che di imprese e consumatori, prevenendo fenomeni come l’indebitamento.

 

Juncker ammette: «Poco solidali con i greci»

"Mi rincresce" che nella gestione della crisi finanziaria l'Eurozona abbia "dato troppo spazio al Fondo Monetario Internazionale. Se la California entra in crisi, gli Usa non si rivolgono al Fondo, e noi avremmo dovuto fare lo stesso". Lo sottolinea il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, intervenendo a Strasburgo nella plenaria del Parlamento Europeo, per il ventennale dell'euro.

Invece, continua Juncker, "c'è stata una mancanza di solidarietà" nella gestione "della crisi greca. Abbiamo coperto di contumelie la Grecia: mi rallegro nel vedere che la Grecia e il Portogallo hanno ritrovato un posto, non dico un posto al sole, ma un posto tra le vecchie democrazie europee", osserva.

Poi, parlando dell'euro, il presidente della Commissione europea sottolinea che si tratta di un progetto che ha avuto "successo", cui all'inizio credevano in pochi. "Quando abbiamo lanciato il processo verso la moneta unica, ci prendevano per pazzi - ricorda Juncker - dicevano che l'unione monetaria non avrebbe potuto funzionare". "Ne sentiamo di meno oggi - prosegue Juncker - deputati, giornalisti, professori di diritto ed economisti, soprattutto in Germania, tutti dicevano che sarebbe stata un'avvenutra che avrebbe condotto l'Ue al bordo dell'abisso. Ebbene, siamo ben lontani dall'abisso, perché possiamo constatare che il percorso intrapreso da vent'anni è stato coronato da successo".

Anche se, aggiunge Juncker, "la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri lascia tuttora a desiderare". Ci sono "dei punti deboli: è una grande debolezza che il coordinamento delle politiche economiche non sia perfetto. Non sarà mai perfetto, ma dobbiamo fare di più in materia di coordinazione delle politiche economiche, di bilancio e fiscali. E' una debolezza che rimane e non possiamo abbassare la guardia", conclude.Poi, parlando dell'euro, il presidente della Commissione europea sottolinea che si tratta di un progetto che ha avuto "successo", cui all'inizio credevano in pochi. "Quando abbiamo lanciato il processo verso la moneta unica, ci prendevano per pazzi - ricorda Juncker - dicevano che l'unione monetaria non avrebbe potuto funzionare". "Ne sentiamo di meno oggi - prosegue Juncker - deputati, giornalisti, professori di diritto ed economisti, soprattutto in Germania, tutti dicevano che sarebbe stata un'avvenutra che avrebbe condotto l'Ue al bordo dell'abisso. Ebbene, siamo ben lontani dall'abisso, perché possiamo constatare che il percorso intrapreso da vent'anni è stato coronato da successo".

Anche se, aggiunge Juncker, "la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri lascia tuttora a desiderare". Ci sono "dei punti deboli: è una grande debolezza che il coordinamento delle politiche economiche non sia perfetto. Non sarà mai perfetto, ma dobbiamo fare di più in materia di coordinazione delle politiche economiche, di bilancio e fiscali. E' una debolezza che rimane e non possiamo abbassare la guardia", conclude.

Crolla la produzione, Italia a rischio recessione

ROMA. Nuovo tonfo della produzione industriale. Dopo i dati dei giorni scorsi in arrivo dall’Europa, l’Istat ha certificato la decisa frenata registrata anche in Italia, che adesso rischia di scivolare in recessione. A novembre il calo della produzione è stato del 2,6% su base annua e dell’1,6% rispetto ad ottobre. Un autentico crollo è stato registrato dal settore auto dove il calo ha sfiorato il 20% rispetto all’anno precedente e dell’8,6% rispetto ad ottobre quando già si era verificata una caduta del 14%. La frenata della produzione si incrocia con i dati mensile sull’economia,che parlano di un debole andamento della congiuntura. 

Oggi a Taranto si parlerà dell'esperto contabile

TARANTO - “La nuova professione dell’esperto contabile: il welfare moderno della Cassa ragionieri” è il tema del forum che si terrà questa mattina, a partire dale ore 9,00, presso la Sala Resta della Cittadella delle Imprese di Taranto (viale Virgilio, 152).

All’evento, organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Taranto con il patrocinio della Cassa di previdenza dei ragionieri, parteciperanno Luigi Pagliuca, numero uno dell'ente previdenziale; Cosimo Damiano Latorre, presidente dell'Odcec di Taranto; Nicola Chiarelli, delegato della Cnpr di Taranto; Giuseppe Scolaro, Fedele Santomauro e Massimiliano Zolo, rispettivamente vicepresidnete, consigliere d'amministrazione e funzionario della Cnpr. 

Saranno a disposizione degli iscritti all'istituto pensionistico un desk informativo e uno “Spazio Previdenza” con la presenza di funzionari dell’associazione.

La partecipazione è valida ai fini della Formazione professionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e darà diritto a n. 3 crediti formativi.

Pedaggi autostrade, ecco dove scattano i rincari

Nessun aumento dei pedaggi sull'88,75% della rete autostradale su cui circola oltre il 90% del traffico (leggero e pesante), almeno fino al 30 giugno 2019. Dal primo gennaio, infatti, 15 concessionarie su 26 hanno deciso di non procedere a rincari o di sospenderli. E' quanto emerge dai dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Autostrade per l’Italia, che gestisce 2.857,5 chilometri di autostrada (48,70% delle rete autostradale italiana e il 55,17% del traffico) ha bloccato per sei mesi l'aumento dei pedaggi previsti sulla propria rete che è dello 0,81%. La Milano Serravalle, che gestisce 179,1 chilometri (3,05% della rete autostradale e 3,68% del traffico) ha sospeso fino al 31 gennaio 2019 l'aumento del 2,62%. La Strada dei Parchi, che gestisce 281,4 chilometri (4,80% della rete autostradale e il 2,2% del traffico), ha sospeso fino al 30 giugno i rincari del 5,59%.

Nessun aumento per Ativa, che gestisce 155,8 chilometri (2,66% della rete autostradale, il 2,16% del traffico); per l'autostrada del Brennero, che gestisce 314 chilometri (5,35% della rete autostradale, il 5,87% del traffico); per la Brescia-Padova, che gestisce 235,6 chilometri (4,01% della rete autostradale e il 6,61% del traffico); per il Consorzio autostrade siciliane, che gestisce 298,4 chilometri (5,09% della rete autostradale, l'1,87% del traffico); per le Autovie Venete, che gestisce 210,2 chilometri (3,58% della rete, il 3,01% del traffico); per la Salt (Tronco Ligure Toscano), che gestisce 154,9 chilometri (2,64% della rete, 2,24% del traffico).

Nessun rincaro anche per la Sat che gestisce 54,6 chilometri (0,93% della rete, 0,34% del traffico); per Autostrade Meridionali (Sam), che gestisce 51,6 chilometri (0,88% della rete, 1,97% del traffico); per Satap (A4 tronco Novara Est-Mi e To-Novara est), che gestisce 127 chilometri (2,16% della rete, 2,69% del traffico); per Satap (Tronco A21 To-Al-Pc), che gestisce 164,9 chilometri (2,81% della rete, 2,37% del traffico); per Sav Autostrada e Raccordo, che gestisce 67,4 chilometri (1,15% della rete, 0,41% del traffico); per Asti Cuneo, che gestisce 55,7 chilometri (0,95% della rete, 0,18% del traffico).

Dove si pagherà di più - Rincari per Autovia Padana, che gestisce 105,5 chilometri (1,8% della rete autostradale, l'1,18% del traffico) con +0,1%; di Salt - Tronco AutoCisa, che gestisce 101 chilometri (1,72% della rete autostradale, 2,24% del traffico), con +1,86%; di Autostrada dei Fiori - Tronco A10, che gestisce 113,3 chilometri (1,93% della rete, 1,46% del traffico) con +0,71%; di Tangenziale di Napoli, che gestisce 20,2 chilometri (0,34% della rete, 0,55% del traffico) con +1,82%; di Rav, che gestisce 32,4% chilometri (0,55% della rete, 0,1% del traffico) con +6,32% ma che è un rincaro che viene sospeso per tutto il 2019 ai residenti pendolari con telepass.

Aumenti anche da parte di Sitaf (Barriera di Avigliana e Salbertrand), che gestisce 82,5 chilometri (1,41% della rete, 0,43% del traffico) con +6,71%; di Autostrada dei Fiori Tronco A6 To-Sv, che gestisce 130,9 chilometri (2,23% della rete, 1,1% del traffico) con +2,22%; di Cav, che gestisce 74,1 chilometri (1,26% della rete, 2,18% del traffico) con +2,06%; di Pedemonatana Lombarda, che gestisce 41,5 chilometri, con +1,2%; di Teem, che gestisce 33 chilometri, con +2,2% ma con sconti del 20% per tutto il 2019; Bre.Be.Mi, che gestisce 62,1 chilometri con +4,19%.

«Governo verso stop aumento pedaggi»

Si va verso una sterilizzazione degli aumenti dei pedaggi su una gran parte della rete autostradale. È quanto riferiscono fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che evidenziano come si respiri «aria di ottimismo per una sterilizzazione ormai giudicata certa degli aumenti delle tariffe su gran parte della rete autostradale».

In particolare, riferiscono le stesse fonti, «il blocco riguarderà anche Aspi e Strada dei Parchi (A24-A25)». Per alcune concessionarie, si osserva, «si arriverà invece a ritocchi minimi e i gestori hanno comunque assicurato che sarà d'ora in poi valutato in modo più puntuale (sul singolo anno anziché ogni cinque anni) il rapporto tra tariffe, andamento dei prezzi e investimenti».

Manovra, «stangata tasse in arrivo»

Una stangata da 13 miliardi nel giro di tre anni. A fare i conti è il Consiglio nazionale dei commercialisti che mette sotto la lente la manovra economica attualmente all'esame della Camera. L'indagine dell'ufficio studi dei commercialisti infatti, confermando l'aumento della pressione fiscale già ipotizzato dall'Ufficio parlamentare di bilancio, stima un saldo netto di 12,9 miliardi di maggiori entrate tributarie sul triennio 2019-2021.

L'ANALISI - Stando ai calcoli degli esperti, saranno 12,4 miliardi le vere e proprie maggiori tasseapplicate su banche e assicurazioni (5,6 miliardi), sulle imprese in generale (2,4 miliardi), sul settore del gioco d'azzardo (2,1 miliardi), sui grandi gruppi dell'economia digitale (1,3 miliardi), sui consumatori (0,6 miliardi) e sugli enti del non profit (0,4 miliardi).

7,3 miliardi di maggiori entrate invece, spiegano ancora gli esperti, arriveranno dai contribuenti non in regola con il Fisco che utilizzeranno una delle numerose forme di regolarizzazione agevolata previste nel decreto fiscale e il 'saldo e stralcio' inserito nella legge di bilancio, nonché daimprese e persone fisiche che sceglieranno volontariamente di avvalersi di regimi opzionali di rivalutazione o estromissione fiscale dei beni.

Secondo i commercialisti inoltre saranno 6,8 miliardi le note positive di riduzione del prelievo fiscale, concentrate essenzialmente sulle partite Iva individuali (- 4,8 miliardi) e sul settore immobiliare, dell'edilizia e degli interventi sulla casa in generale (- 1,8 miliardi), cui si aggiungono alcuni altri interventi marginali (- 0,2 miliardi).

Resta naturalmente l'incognita della tassazione locale posto che la manovra, sottolineano infine i commercialisti, non conferma il blocco in essere ormai da tre anni (2016-2018) degli aumenti delle aliquote Irap, Imu, Tasi e addizionali regionali e comunali all'Irpef e consente espressamente aumenti fino al 50% dell'imposta comunale sulla pubblicità e sulle pubbliche affissioni.

LA REPLICA - ''Non stiamo aumentando la pressione fiscale sui cittadini'' ma sulle banche, sulle assicurazioni, sul gioco d'azzardo", ha replicato il premier Conte nella conferenza stampa di fine anno, sostenendo che grazie alle misure introdotte con la manovra ''abbiamo alleggerito'' la pressione sui cittadini e invitando a "leggere la manovra".

 

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