Martedì 17 Luglio 2018 - 0:11

Antitrust: multa da oltre 3 milioni alla Figc

L'Antitrust ha sanzionato la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) per oltre tre milioni di euro, per la violazione dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Lo annuncia l'autorità in una nota, nella quale si spiega che la violazione è "derivante dalla previsione di restrizioni all’accesso al mercato dei servizi professionali offerti da alcune specifiche figure di supporto alle squadre di calcio, in particolare: i Direttori Sportivi e i Collaboratori della Gestione Sportiva, che curano gli assetti organizzativi delle squadre di calcio in ambito, rispettivamente, professionistico e dilettantistico; gli Osservatori Calcistici, che svolgono attività di scouting, e i Match Analyst, che effettuano l’analisi statistica dei dati prestazionali di singoli calciatori e squadre".

Il procedimento è stato avviato su segnalazione, ricorda l'Agcm, e ha accertato la natura anticoncorrenziale di quanto previsto da alcuni Regolamenti federali e dai relativi bandi di ammissione ai corsi di formazione in relazione alle figure professionali sopra richiamate, a partire almeno dal 2010. In particolare, la FIGC ha stabilito un numero massimo di soggetti ammessi a partecipare ai corsi di abilitazione, unitamente a requisiti di residenza e/o cittadinanza, oltre a riservare le anzidette attività ai soggetti iscritti in appositi elenchi federali, la cui iscrizione obbligatoria è condizionata alla frequenza e al superamento dei predetti percorsi di formazione, offerti in via esclusiva dalla FIGC.

L’Autorità, ad esito del procedimento, ha rilevato "l’assenza di giustificazioni oggettive sottese alle restrizioni introdotte dalla FIGC relativamente all’accesso alle specifiche figure professionali in esame, peraltro non imposte dalle federazioni internazionali di riferimento (FIFA e UEFA), né contemplate in altri ordinamenti nazionali. Pertanto, in assenza di qualsiasi copertura normativa e, anzi, in un contesto normativo di liberalizzazione delle attività economiche, l’Autorità ha ritenuto che le restrizioni accertate costituissero un’infrazione grave dell’art. 101 del TFUE e ha ritenuto di irrogare alla Federazione Italiana Giuoco Calcio una sanzione di 3.330.659,69 euro, inferiore al massimo edittale di cui all’art. 15, comma 1, della L. n. 287/90", conclude la nota dell'Antitrust.

Progetto Eurasia, l’apertura di un hub in Cina

NAPOLI - L’Università Parthenope e l’Associazione Giano Melchiesedek, in collaborazione con il Consorzio Suggestioni Campane, martedì 17 Luglio alle ore 10,00 nell’Aula Magna dell’Ateneo (Centro Direzionale, Isola C4) presenteranno il Progetto Eurasia per l’apertura di un hub in Cina teso alla promozione culturale, scientifica, territoriale, di incoming turistico, scientifico e didattico e per promuovere l’export dei prodotti d’eccellenza del nostro Made in Italy in Cina.

La convenzione siglata con l’Università darà anche agli studenti di Ingegneria Gestionale, Economia, Giurisprudenza, Scienze Biologiche la possibilità di effettuare tirocini presso le aziende del consorzio, per dare loro gli strumenti utili ad affrontare le sfide dei mercati internazionali.

Modererà il dibattito Luigi Carfora, presidente dell’Associazione Giano Melchiesedek.

Introdurranno i lavori Antonio Tuccillo (presidente Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Napoli Nord), Vito Pascazio (direttore Dipartimento di Ingegneria Università Parthenope), Gianpiero Falco (presidente Confapi Napoli), Pasquale Bruscino (presidente Assoambiente di Confapi Napoli), Nicola Romano (presidente Confcommercio Benevento), Fabrizio Luongo (vicepresidente Casartigiani Napoli) e Massimo Criscuoli Tortora (presidente Associazione Sviluppo Pizzaioli Europei).

All’incontro interverranno Antonio Marchiello  (assessore regionale alle Attività Produttive e Ricerca Scientifica), Alessandra Sardu (assessore alla trasparenza ed efficienza del Comune di Napoli con delega all’internazionalizzazione), Fulvio Frezza (vicepresidente del consiglio Comune di Napoli), Renato Passaro  e Francesco Maglioccola (Dipartimento Ingegneria Università Parthenope), Paolo Russo (Commissione Bilancio della Camera dei Deputati).

Ue taglia crescita Italia

Taglio alle previsioni del Pil e avvertimento all'Italia dall'Europa. "I rischi al ribasso per le prospettive di crescita" italiana "sono diventati più prominenti, in un'incertezza globale e domestica che si è fatta più acuta. A livello interno, qualsiasi timore o incertezza riaffioranti in materia di politica economica e la possibile tracimazione dei rendimenti più elevati dei titoli di Stato nei costi di finanziamento delle imprese potrebbero peggiorare le condizioni di finanziamento e attenuare la domanda interna". E' quanto scrive la Commissione europea nelle Previsioni economiche riviste, diffuse a circa due mesi dalle previsioni di primavera.

La Commissione taglia le previsioni relative alla crescita del Pil italiano, insieme a quelle di tutta l'Eurozona. Mentre il 3 maggio scorso, la crescita attesa per il nostro Paese era dell'1,5% per il 2018 e dell'1,2% per il 2019, secondo le previsioni aggiornate la crescita è attesa all'1,3% per il 2018 e all'1,1% per il 2019. Lo stesso ministro dell'Economia Giovanni Tria aveva fatto capire di attendersi una revisione al ribasso delle stime quando, a Lussemburgo, lo scorso 22 giugno, aveva osservato che "attualmente c'è un rallentamento, che non riguarda l'Italia, ma tutta l'Eurozona". E' chiaro, aveva aggiunto, che nella correzione strutturale chiesta all'Italia potranno esserci "piccoli scostamenti che derivano da questo fatto".

Tensione nel governo sui voucher

Sfida nel governo sui voucher. Da una parte c'è la Lega che vorrebbe reintrodurli in alcuni settori, dall'altra il M5S più diffidente. Perché, se i voucher verranno "reintrodotti per sfruttare di nuovo la gente, allora si troverà un argine, anzi un muro in cemento armato del Movimento 5 Stelle", afferma il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che attacca: "Non accetto nessun ricatto del tipo o ci fate sfruttare i nostri giovani oppure noi licenziamo". "In agricoltura, nel turismo e nei lavori stagionali servono a combattere il lavoro nero'', è invece la posizione del ministro dell'Interno Matteo Salvini che aveva già detto: "I voucher sono stati ipocritamente cancellati per una scelta politica, ma in alcuni settori sono fondamentali e vanno reintrodotti". Parole che avevano trovato il plauso del ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, il quale si è detto pronto a reintrodurre i voucher in agricoltura, come peraltro previsto nel contratto di governo.

Il voucher (o buono lavoro), come strumento di retribuzione del lavoro occasionale è stato introdotto nel 2003 dal secondo governo Berlusconi. Ogni voucher aveva un valore di 10, 20 e 50 euro. Tramite la procedura telematica sul sito dell'Inps, il committente poteva acquistare i buoni lavoro in diverse modalità: pagamento online, modello F24 Elide o bollettino postale. Per il lavoratore il tetto dell'importo era di 7mila euro. I 'vecchi' voucher sono stati aboliti lo scorso anno dal governo Gentiloni e poi riformulati con il decreto legge 50, convertito dalla legge 96/2017 che distingue tra utilizzo non professionale (libretto famiglia, da utilizzare ad esempio per colf e badanti) e utilizzo professionale (tramite il contratto di prestazione occasionale). Inoltre è stato introdotto un tetto unico ai compensi da 5mila euro, ma il lavoratore non può ricevere più di 2.500 euro all'anno dal medesimo datore di lavoro.

"Se vogliamo discutere della natura per cui erano nati i voucher per specifici lavori che non sono a rischio sfruttamento - ha spiegato Di Maio - ma richiedono un tipo di pagamento quotidiano specifico, non abbiamo mai detto di essere contrari anzi è nel contratto di governo". Ma, avverte, "deve essere chiara una cosa: non permetteremo a nessuna forma giuridica di introduzione dei voucher che lasci aperte delle strade che portano poi allo sfruttamento dei nostri giovani e meno giovani. Questo è lo spirito con cui affronta il tema dei voucher come affronta il tema della precarietà", ha sottolineato il vicepremier. Insomma, "se si vogliono reintrodurre i voucher per sfruttare la gente il M5s voterà contro. Se si reintroduco i voucher per specifiche mansioni e non per sfruttare i lavoratori allora ne possiamo parlare", è la posizione dei 5 Stelle.

"Se il Parlamento vuole fare delle proposte migliorative ben venga - proseguito Di Maio - L'importante è che non si entri mai più nel ragionamento per cui si dice o ce li fate sfruttare o li licenziamo". L'impegno "che ho assunto come ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico è quello di abbassare il costo del lavoro per permettere l'utilizzo dei contratti a tempo indeterminato ad un più basso costo per le imprese", ha concluso.

Quello dei voucher "può essere uno strumento giusto e molto importante", ha commentato dal canto suo Tito Boeri, presidente dell'Inps, a Sky Tg24 Economia. "In Italia quando c'è un abuso di qualcosa, si tende a eliminarlo. Noi avevamo fatto delle proposte per evitare questi abusi e limitare l'uso dei voucher alle giuste fattispecie" anche perché oggi, ha spiegato Boeri, "è uno strumento del quale riusciamo a gestire la transazione. E' tracciabile, possiamo assicurarci che vengano pagati i lavoratori e i contributi, perché chiediamo alle aziende il versamento della remunerazione prima che venga effettuato il lavoro".

Allarme Abi: «Più Ue per Italia o rischio Argentina»

"La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all'Unione europea impegnando di più l'Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione europea". A indicarlo è il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, nella sua relazione all'assemblea annuale. "Altrimenti l'economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani", avverte Patuelli ricordando che "in questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40% . Con la lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%". "Occorre - dice Patuelli- una nuova spinta per un'Unione bancaria con regole identiche, con testi unici di diritto bancario, finanziario, fallimentare e penale dell'economia e con coerenza fra regole contabili e prudenziali".

"In Italia, per diminuire la pressione fiscale, si deve ridurre il debito pubblico", ha affermato ancora Patuelli aggiungendo: "La Bce di Mario Draghi ha garantito assai bassi tassi che, penalizzando le banche, hanno favorito la ripresa e salvato la Repubblica nella gestione del debito pubblico il cui peso, altrimenti , sarebbe caduto fiscalmente drammaticamente sulle imprese e sulle famiglie italiane". "Il peso maggiore della crisi l'hanno sostenuto le banche, compresse dalla crisi, da tassi infimi e da norme in continuo mutamento, talvolta anche da eccessi di burocratizzazione che non servono all'Europa", ha sottolineato Patuelli.

Ora, per riportare fiducia nelle banche e sostenere il sistema nella sua crescita serve ''voltare pagina'' e per riuscirci ''definitivamente, occorre sia fatta definitiva luce sulle responsabilità nelle crisi bancarie'', ha detto ancora Patuelli, ricordando come ''le banche sane sono moralmente parte civile, avendo subito i danni dalle crisi bancarie altrui''. In Italia le crisi bancarie, che ''hanno riguardato undici società'' hanno ''stimolato un clima spesso giacobino e pesato sulla fiducia che è premessa di sviluppo''. Nel citare Raffaele Mattioli, ha aggiunto, ''siamo convinti che chi tutela i risparmiatori, tutela la banca. L'Unione bancaria deve consentire ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi di poter effettuare interventi preventivi per banche in crisi, per evitare danni maggiori''.

L'Abi e il sistema bancario italiano ha ''grande rispetto per la magistratura. Attendiamo, il più presto possibile, le conclusioni dei processi'', ha sottolineato ancora il presidente Patuelli nel ricordare, inoltre, come la sua associazione ''sia per la trasparenza sempre. Siamo stati favorevoli anche all'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle crisi bancarie, pur consapevoli dei suoi limiti innanzitutto temporali. Con indipendenza culturale e metodologica e lontananza dai conflitti politici abbiamo approfondito i documenti resi noti dalla commissione".

È morto Carlo Benetton

È morto nelle scorse ore Carlo Benetton, 74 anni, il più giovane dei quattro fratelli. Con Luciano, Giuliana, e Gilberto fondò nel 1965 il Gruppo dell'abbigliamento, diventato poi famoso in tutto il mondo. Carlo Benetton attualmente era presidente della Maccarese Spa. Sei mesi fa era stato colpito da una grave malattia. Viveva a Treviso, lascia quattro figli.

Tanti i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia Benetton. "Con Carlo Benetton si è spento un imprenditore avveduto - ha detto il presidente della regione Veneto, Luca Zaia - lungimirante e di grande capacità operativa che, assieme ai fratelli Giuliana, Gilberto e Luciano, ha partecipato alla fondazione di una delle imprese che ha portato il nome del Veneto, le sue eccellenze e capacità innovative nel mondo intero".

Draghi: «Dall'Italia aspettiamo fatti, per ora solo parole»

"Dovremmo aspettare prima di esprimere giudizi. Il test saranno i fatti: finora ci sono state parole, e le parole sono cambiate. Dovremo vedere i fatti prima di esprimere un'opinione". Così il presidente della Bce Mario Draghi risponde, durante un'audizione alla commissione Econ dell'Europarlamento, a Bruxelles, all'europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello che gli ha chiesto se il nuovo governo sia destinato a ricevere 'richiami' su questi temi nel prossimo futuro.

TASSI, FERMI FINO ALL'ESTATE DEL 2019 - "Ci aspettiamo che i tassi di interesse principali della Bce resteranno ai livelli attuali almeno passata l'estate del 2019 e in ogni caso tanto a lungo quanto sarà necessario affinché l'evoluzione dell'inflazione rimanga allineata con le nostre aspettative attuali di un percorso di aggiustamento sostenuto". "Intendiamo mantenere - ribadisce Draghi - la nostra politica di reinvestire i principali pagamenti dai titoli che vengono a scadenza nell'ambito del programma di acquisto di asset per un periodo esteso di tempo, dopo la fine del nostro programma di acquisto di asset e, in ogni caso tanto a lungo quanto sarà necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di politica monetaria espansiva".

BANCHE, CONDIVIDERE IL RISCHIO PER RIDURLO - Nei mesi a venire, anche sulle decisioni sull'Edis (European Deposit Insurance Scheme), "non dovremmo farci zavorrare dalla distinzione tra la riduzione del rischio e la condivisione dello stesso", anche perché, sottolinea il presidente della Bce, "la condivisione del rischio aiuta molto a ridurlo". "Guardate - continua Draghi - alla United States Federal Deposit Insurance Corporation, che ha risolto 500 banche senza provocare instabilità finanziaria, anche perché aveva dietro il backstop, la garanzia, del governo degli Usa. Il numero corrispondente per l'Eurozona è stato inferiore di dieci volte, che è un altro motivo per il quale il settore bancario dell'Eurozona affronta ancora sfide significative. In altre parole, se la condivisione del rischio portasse a una gestione ordinata delle conseguenze sulla stabilità finanziaria derivate dalla riduzione del rischio" quest'ultima "procederebbe a un ritmo molto più alto".

NIENTE BOLLE FINANZIARIE ALL'ORIZZONTE- La Bce non vede segnali di bolle finanziarie in formazione nell'Eurozona. "Finora non vediamo disallineamenti generali tra le varie asset class", ha detto Draghi spiegando che per alcuni asset, come ad esempio "i prezzi degli immobili in alcune città" di alcuni Paesi o per "alcune obbligazioni ad alto rendimento", si osservano "valutazioni un pò stiracchiate". Si tratta, ha proseguito Draghi, di "sviluppi che monitoriamo costantemente", ma non di indicatori di un cambiamento più generale: "Non vediamo rischi sistemici, ma rischi localizzati", ha aggiunto. Certo, "le bolle sono molto costose", ma questo accade "quando sono accompagnate da un'eccessiva crescita del credito", mentre nell'Eurozona "i tassi di crescita del credito sono moderati e in linea" con l'andamento dell'economia. E alla Bce "non vediamo segnali dell'aumento dell'indebitamento che caratterizza il periodo precedente" l'esplosione delle "crisi finanziarie".

BREXIT, NEGOZIATI NON DANNEGGINO STABILITA' FINANZIARIA - "L'impatto economico reale" della Brexit "dovrebbe essere limitato", perlomeno "in termini aggregati", anche se "alcune parti dell'Ue saranno più colpite" rispetto ad altre. "E' difficile prevedere le conseguenze finanziarie di un procedimento non gestito bene", ma "il dovere di tutte le parti" coinvolte, oltre a tutelare l'integrità del mercato interno, è anche "far sì che i negoziati non generino rischi per la stabilità finanziaria" che, in ultima analisi, conclude Draghi, "sono dannosi per entrambe le parti".

Alitalia riparte, ricavi in aumento

Prosegue il trend di crescita dei ricavi da traffico passeggeri di Alitalia. La compagnia ha registrato a giugno ricavi da traffico passeggeri in aumento del 10,6% rispetto al giugno 2017. Una crescita a doppia cifra trainata sia dai collegamenti nazionali che da quelli internazionali e intercontinentali. Complessivamente, dopo l’incremento del 6,4% registrato nei primi tre mesi del 2018, nel secondo trimestre di quest’anno i ricavi da traffico passeggeri sono cresciuti del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Positivi i risultati anche per quanto riguarda il numero dei passeggeri: nel mese di giugno Alitalia ha trasportato 2.020.402 viaggiatori con una crescita del 1,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. L'aumento è stato determinato, in particolare, dalla crescita a doppia cifra del lungo raggio che, con 265.086 passeggeri trasportati, ha registrato un incremento dell’11,4%.

Crescono anche i ricavi legati al settore cargo, aumentati a giugno 2018 dell’11,8% e del 9,1% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto agli stessi tre mesi del 2017. Sul fronte operativo, nel periodo gennaio-giugno 2018 Alitalia si è confermata la compagnia più puntuale in Europa e la quarta più puntuale al mondo con l’85,1% dei voli atterrati in orario. I dati relativi al primo semestre dell’anno sono stati raccolti e analizzati da FlightStats, autorevole società indipendente Usa.

Amazon assume, 1.700 posti in Italia

Amazon creerà 1.700 posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia entro la fine dell'anno. E' quanto annuncia la società in una nota, sottolineando che "le nuove opportunità di lavoro sono destinate a persone con ogni tipo di esperienza, istruzione e livelli di competenza, dagli ingegneri e sviluppatori di software agli operatori di magazzino". Con le nuove assunzioni Amazon supererà così i 5.200 dipendenti dai 3.500 di fine 2017, di cui oltre 600 collocati nella nuova sede di Milano.

"Molti dei ruoli - prosegue la nota aziendale - sono disponibili nei nuovi centri di distribuzione che sono stati aperti nell'autunno 2017 a Passo Corese (RI) e a Vercelli così come nel centro di distribuzione Amazon già esistente a Castel San Giovanni (PC), nel Customer Service di Cagliari, nel Centro di Sviluppo di Torino e nella nuova sede direzionale a Milano". Dal 2010 Amazon ha investito oltre 1,6 miliardi di euro per sviluppare le sue attività in Italia.

"Siamo impegnati a investire in Italia per migliorare continuamente i servizi che offriamo ai nostri clienti e per portare innovazione, in tutta Europa e in Italia, attraverso la ricerca e lo sviluppo in particolare negli ambiti del Machine Learning e della Robotica", ha dichiarato Mariangela Marseglia, Country Manager Amazon.it e Amazon.es. "Nel 2018 - conclude - 1.700 nuovi dipendenti rafforzeranno i nostri team italiani per assicurare ai nostri clienti consegne più veloci, una selezione più ampia e maggiore convenienza".

Frena l'economia italiana

Economia italiana in frenata. Lo indica l'Istat nella nota mensile di giugno 2018. "L'indicatore anticipatore evidenzia una nuova decelerazione, consolidando uno scenario di contenimento dei ritmi di crescita dell'economia", riferisce l'istituto nazionale di statistica. La crescita dell'area euro rallenta ma continua il processo di riduzione della disoccupazione. In Italia prosegue la fase di debolezza dell'attività manifatturiera, accompagnata dal calo degli ordinativi e delle esportazioni, più diffuso nell'area extra Ue. Il mercato del lavoro si rafforza: l'occupazione aumenta e si riduce la disoccupazione. L'inflazione torna ad aumentare, mantenendosi comunque su ritmi inferiori a quelli dell'area euro. A giugno, indica l'Istat, l'indice del clima di fiducia dei consumatori ha mostrato un significativo aumento, recuperando il forte calo registrato a maggio, sostenuto dalla componente economica. Anche le aspettative sulla disoccupazione hanno segnato un deciso miglioramento. Nello stesso mese la fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento più contenuto. Per le imprese manifatturiere, il livello della fiducia continua a diminuire, raggiungendo il livello minimo dei primi mesi del 2017, con un peggioramento sia delle attese di produzione sia dei giudizi sugli ordini. L'indicatore anticipatore evidenzia una nuova decelerazione consolidando uno scenario di conteni-mento dei ritmi di crescita dell'economia.

Non solo un'economia debole, ma anche redditi più bassi rispetto alla media europea in Italia. Il risultato? I nostri connazionali sono sempre più a rischio povertà o esclusione sociale. Fino al 2007, la crescita in Italia dei redditi della popolazione a più basso reddito è stata più elevata di quella dei redditi complessivi. Dal 2008, a causa della crisi economica, le flessioni osservate sono state più pesanti per i redditi relativamente più bassi. Contestualmente, è aumentata la disuguaglianza del reddito disponibile, che ha toccato il valore minimo (5,2 ) nel 2007 e quello massimo (6,3) nel 2015.

Nell'analisi dell'obiettivo 10 'Ridurre le disuguaglianze', l'istituto di statistica ha rilevato come nel 2016 con il 19,1% del reddito disponibile per il 40% più povero della popolazione (indicatore utilizzato da Eurostat per confrontare i livelli di disuguaglianza tra i paesi Ue), l'Italia si pone al di sotto della media europea che, a sua volta, è diminuita nel tempo, passando dal 21,1% del 2011 al 20,9% del 2016.

In Italia la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30% (18.136.663 individui), in aumento rispetto all'anno precedente. Il valore italiano si mantiene inferiore a quello di Bulgaria, Romania, Grecia e Lituania, ma è di molto superiore a quello di Francia (18,2%), Germania (19,7%) e Regno Unito (22,2%). In base alla strategia Europa 2020 - si legge nel rapporto - l'Italia dovrebbe far uscire 2,2 milioni di persone dalla condizione di povertà ed esclusione sociale, rispetto al valore registrato nel 2008 (15.082.000 individui pari al 25,5% della popolazione residente): l'obiettivo è, quindi, quello di ridurre a 12.882.000 unità le persone in questa condizione entro il 2020.

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