Sabato 17 Novembre 2018 - 17:09

Stop al bonus bebè

Bonus bebè senza proroga scomparirà. "Il precedente governo l'aveva prevista come misura a termine, destinata a cessare alla fine di quest'anno" spiega il ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, aggiungendo che "è in predisposizione", però, "un emendamento governativo".

"La misura - spiega il ministro leghista - ha richiesto una più attenta verifica sulla sua operatività ed efficacia, all'esito della quale si è deciso di presentare, sin dalla Camera, un emendamento governativo che miri a tenere conto e a superare talune inefficienze che erano emerse nella precedente versione".

"Il governo dei parolai stoppa anche il bonus bebè" attacca su Twitter Maurizio Martina. "In un Paese, dove la natalità è una vera emergenza, noi daremo battaglia per riconfermarlo #ladridifuturo".

Bankitalia: "Spread va abbattuto"

L'aumento dello spread ''è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi negli ultimi sei mesi''. A fare i conti è il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite per l'esame del disegno di legge di bilancio. ''Occorre abbattere lo spread'', sottolinea, trovando una soluzione che ''concili il rispetto sostanziale delle regole'' con ''accorte misure di sostegno all'economia''. L'aumento dello spread sovrano, nota palazzo Koch, ''si ripercuote sull'intera economia: famiglie, imprese, istituzioni finanziarie''.

La crescita dei tassi di interesse sul debito pubblico, spiega Bankitalia, ''ha un effetto in qualche modo comparabile a una stretta monetaria; una stretta però assai più marcata e rapida di qualsiasi ipotizzabile (futuro, graduale) processo di normalizzazione della politica dell’Eurosistema''. Il rischio che si corre, secondo Signorini, è quello di ''vanificare tutto l’impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio. Davanti a un’eventuale nuova recessione l’Italia si troverebbe con un disavanzo relativamente elevato, come prima della crisi, e un’incidenza del debito sul prodotto perfino superiore. I margini di manovra sarebbero, di nuovo, ristretti''.

Gli effetti della politica di bilancio ''non possono essere valutati come se essa fosse isolata; risentono delle condizioni finanziarie di contorno, particolarmente importanti quando il debito è ingente e queste, a loro volta, sono influenzate dagli annunci e dalle politiche'', sottolinea Bankitalia. A determinare un ''considerevole innalzamento dei tassi di interesse'', spiega Signorini, è stato un mix di fattori tra cui: ''La protratta incertezza degli investitori sugli orientamenti relativi all'equilibrio di bilancio, e sulla credibilità dell'impegno del Paese a riprendere con decisione la strada della diminuzione del debito, e da ultimo, ma certo non ultimo per importanza, il conflitto con gli organi dell'Unione europea sul rispetto delle regole comuni''. Rispetto a quanto si sarebbe pagato con i tassi di interesse ad aprile l'aumento, registrato negli ultimi mesi, ''costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020, se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati''.

Una politica di bilancio espansiva ''non garantisce la crescita nel medio termine e può metterla in pericolo a lungo andare'', afferma il vice direttore generale di Bankitalia. Il prossimo anno, continua, il governo programma di attuare interventi espansivi valutabili in 34 miliardi di euro, coperti da aumenti delle entrate e riduzione della spesa per poco più di un terzo. Il disavanzo aumenterebbe di quasi a 22 miliardi.

''Le riforme attuate negli ultimi anni, o meglio nei decenni, passati hanno cominciato a dare frutti'', dice Luigi Federico Signorini. La ripresa, osserva palazzo Koch, ''ha generato più lavoro di quanto ci si sarebbe potuti aspettare: anche se il pil rimane inferiore di circa il 4% rispetto al 2007, il numero degli occupati ha raggiunto un massimo storico''. Nel complesso, conclude, gli andamenti dell'economia ''rendono ambizioso il conseguimento degli obiettivi di crescita prefigurati dal governo per il prossimo anno".

Tria: "Patrimoniale sarebbe suicidio"

Nessuna patrimoniale in vista. Lo assicura il ministro dell'Economia Giovanni Tria parlando della manovra in audizione davanti alla commissione Bilancio in Parlamento. "E' ovvio - sottolinea il responsabile del Tesoro - che non faremo una patrimoniale". "Significherebbe secondo me - aggiunge - una specie di suicidio". Tria ribadisce poi che "la manovra resta confermata nei suoi pilastri" principali. Sulla possibilità di un intervento di correzione dei conti, il ministro dell'Economia dice che "non ha senso discuterne" dal momento che "le manovre correttive si fanno se accade qualcosa". "Non parliamo di situazioni greche" con deficit a due cifre. In caso servisse "gli aggiustamenti di spesa e altro possono essere tanti e" si possono fare "in modo puntuale - spiega - senza elementi di emergenza così eccessivi".

Tria difende le scelte del governo nella legge di Bilancio di rialzare il deficit al 2,4% del Pil per spingere la crescita alla luce del rallentamento dell'economia: "Ci rendiamo conto - afferma - che i problemi richiederebbero una manovra ancor più incisiva" ma serviva "un corretto bilanciamento tra la stabilità finanziaria e quella sociale". "Con questa manovra - fa notare - stiamo tentando di uscire dalla trappola della bassa crescita stimolando i consumi e gli investimenti e al tempo stesso tutelando le fasce più vulnerabili".

C'è un "clima di incertezza e di percezione di pericolo e questo è un problema molto grave", sottolinea. "Continuiamo a pensare che la definizione della manovra nelle sue parti non ancora definite possa chiarire la situazione", spiega Tria, sottolineando che l'andamento dello spread "non dipende" dal rialzo del disavanzo al 2,4 per il 2019 indicato nella manovra. "Lo spread è un livello che preoccupa se mantenuto a lungo", ammette poi il ministro dell'Economia, aggiungendo: "E' chiaro che l'osservazione è costante".

Parlando delle misure, il responsabile del Tesoro dice che l'attuazione del reddito di cittadinanza sarà regolato da interventi legislativi da predisporre "nelle prossime settimane che definiranno la platea e le modalità di erogazione, nel rispetto tetti di spesa fissati dalla manovra". Il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni entreranno in vigore ''il prima possibile - assicura -. E' previsto un collegato ma anche che si possano utilizzare dei decreti legge per partire''. Le modifiche alla Legge Fornero con l'introduzione della quota 100"sono dirette a favorire il turnover che consentirà alle persone di uscire dal mercato del lavoro in anticipo", ribadisce Tria, sottolineando la necessità di "accelerare il turn over con la staffetta generazionale che permetterà di affrontare le nuove sfide e ridurre la disoccupazione giovanile".

La previdenza del dottore commercialista: criticità e prospettive

AVERSA - Oggi alle ore 9,00 il numero uno della Cassa di Previdenza dei dottori commercialisti, Walter Anedda, presenterà le opportunità e le criticità che riguardano gli effetti pensionistici e assistenziali che investono la categoria, presso l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduto da Antonio Tuccillo.

Con Anedda interverranno il consigliere di amministrazione dell’ente, Salvatore Palma, che illustrerà ai colleghi lo stato di salute della Cnpadc e il delegato alla Cnpadc dell’Odcec Napoli Nord Gennaro Ciaramella che renderà noti, invece, i servizi offerti agli iscritti in termine di assistenza e prevenzione, anche attraverso la polizza sanitaria.

Guido Rossi, vicepresidente dei commercialisti di Napoli Nord, evidenzia l’importanza dell’evento formativo per i propri iscritti, quale occasione per approfondire tematiche che riguardano il futuro previdenziale dei professionisti. Inoltre la partecipazione all’evento, attribuirà fino a 4 crediti formativi in materie obbligatorie (speciali) validi per la formazione professionale continua obbligatoria del commercialista e dell’ esperto contabile.

L’Odcec di Napoli Nord e la Cnpadc hanno previsto, per questa occasione, la presenza in sede dei funzionari della Cassa di Previdenza, che potranno offrire agli iscritti presenti, un servizio di consulenza, analizzando il proprio piano contributivo, anche con apposite simulazioni e proiezioni.

L’evento si terrà nella sala conferenze della sede di Aversa (via Armando Diaz, 89) ed stato organizzato in collaborazione con l’Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili e l’Associazione italiana dottori commercialisti di Napoli Nord.

Turrà, imprese e professionisti in rete per dare “Valore” al “Lavoro”

CASERTA – “Decreto Dignità , gli effetti ad un mese dall’avvio” è il tema del forum che si terrà domani alle 14 nella sala conferenze di Confindustria Caserta promosso da Federlavoro in collaborazione con Consiglio Nazionale dei Commercialisti.

I lavori saranno introdotti dal numero uno degli industriali di Terra di Lavoro, Gianluigi Traettino, affrontando le problematiche derivanti dalle modifiche normative in materia di lavoro analizzandone gli impatti con spunti di riflessione derivanti sia dai risultati occupazionali recentemente diffusi dall’Inps, sia dalle difficoltà applicative rappresentate dalle imprese e dai professionisti.

Nel corso degli interventi sarà resa nota l’iniziativa del commercialisti italiani progetto “Rete del Valore” che apre interessanti scenari professionali per i professionisti anche in materia di lavoro.

“La Rete del Valore nasce – spiegherà Achille Coppola, segretario nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili - con l’obiettivo di mettere in collegamento gli studi professionali dei commercialisti attraverso la realizzazione di una rete (modello hub & spoke) al fine di promuoverne la crescita dimensionale, rafforzando le attività tradizionali e ampliando i servizi offerti alla propria clientela pubblica e privata”.

Secondo Maurizio Turrà, presidente di Federlavoro e consigliere della Rete del Valore con delega al Lavoro: “I principi ispiratori del Consorzio sono, da un lato quello di consentire allo studio del commercialista di diventare un ‘punto’ strutturato di erogazione di servizi in grado di soddisfare sia i bisogni dei clienti, sia le aspettative dei consorziati, fornitori dei servizi stessi, dall’altro quello di porsi come punti di riferimento per le imprese in grado di offrire servizi di elevata qualità. Una delle mission del consorzio è "valorizzare il mondo del lavoro".

Il modello è già stato sperimentato con successo dallo sportello APL di Confindustria Caserta che è divenuto punto di riferimento per imprese alla ricerca di talenti e giovani alla ricerca di opportunità lavorative. Dalla attività dello sportello APL- Confindustria sono nate anche molte Best-Pratics come “Self-Employment” un Programma Pilota che, grazie all’affiancamento degli imprenditori e della struttura Confindustria, hanno avviato all’Autoimpiego molti giovani che, grazie ad APL hanno beneficiato dei Finanziamenti agevolati di Invitalia e Micreocredito.

Secondo Turrà, partendo dalle positive esperienze già realizzate, “Rete del Valore” sarà un vero partner per i commercialisti e le aziende clienti e un punto di riferimento per i lavoratori che vogliono entrare, rientrare o riposizionarsi nel mondo del lavoro. Lo studio professionale diventerà così un centro abilitato alla gestione di pratiche complesse in materia di lavoro, fin’ora affidate ad enti pubblici come i Centri per l’impiego e le Agenzie per il Lavoro.  Accesso alle banche dati nazionali e regionali, Somministrazione di lavoro, Ricerca e Selezione, Attivazione tirocini extracurricolari, Progetti di Apprendistato, Politiche Attive e Formazione del Lavoro, sono alcuni dei servizi che la Rete del Valore mira ad inserire direttamente all’interno degli Studi Professionali. 

Il Presidente dei Commercialisti di Caserta Luigi Fabozzi  ribadirà il ruolo fondamentale che i commercialisti svolgono non solo al servizio delle imprese, ma anche ricoprendo funzioni ormai indispensabili per il corretto funzionamento della macchina amministrativa pubblica e dell’economia generale. 

All’incontro interverranno anche Renato Pingue (Capo dell'Ispettorato Interregionale del lavoro), Federica Paternò (avvocato ed esperto in diritto del lavoro), Mario Gallo (presidente Commissione Lavoro Odcec Caserta), Elpidio Sorbo (vicepresidente Commissione Lavoro ODCEC Caserta) e Annalisa Cerbone (responsabile di Agenzia APL Agenzia per il Lavoro).

Anas, si dimette l'amministratore delegato Armani

L’amministratore delegato di Anas, Gianni Vittorio Armani, ha comunicato al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, e al gruppo Fs Italiane le proprie dimissioni, in considerazione del mutato orientamento del governo sull’integrazione di Fs Italiane e Anas. E' quanto si legge in una nota diffusa dalla stessa Anas. Il gruppo Fs Italiane "ha ringraziato l’amministratore delegato Armani per il lavoro svolto in questi anni nel ristrutturare l’azienda", si legge ancora.

Pernigotti chiude storica fabbrica

La storica fabbrica della Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) sta per chiudere. Sono in 100 a rischiare il posto di lavoro su 200 dipendenti. Ad avvisare i sindacati dell'avvio della procedura di licenziamento collettivo è stata ieri la proprietà, il gruppo turco Toksöz, durante un incontro. La volontà è quella di mantenere in Italia solo la rete marketing volta a sostenere la vendita, tuttavia, dei prodotti fatti in Turchia. "C'erano state delle avvisaglie ma mai avremmo immaginato che si fosse già arrivati a una decisione così grave", spiega all'Adnkronos Deny Vair della Flai Cgil che aggiunge: "Ora si aprono diversi scenari".

In mattinata c'è stato un incontro con il sindaco di Novi Ligure. "L'azienda ci ha chiuso la porta in faccia. Il nostro obiettivo ora è ottenere la Cassa integrazione straordinaria per le imprese operanti in un'area di crisi industriale complessa che ci darebbe un anno in più e quindi più tempo per cercare di rilanciare l'azienda", dice all'Adnkronos Marco Malpassi, segretario Flai Cgil, presente all'incontro di ieri.

La normativa di riferimento dei licenziamenti collettivi è contenuta nella legge numero 223 del 1991. La procedura dura 75 giorni: nei primi 45 viene fatto un esame congiunto tra i rappresentanti sindacali e quelli aziendali; nel caso in cui non fosse trovato un accordo soddisfacente per entrambi le parti, nei restanti 30 giorni le parti vengono convocate per un ulteriore esame dal direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, il quale può anche formulare delle proposte per la realizzazione di un’intesa. Solo terminata questa fase, a prescindere dal raggiungimento di un accordo sindacale, l’impresa può procedere al licenziamento dei lavoratori. "Noi chiederemo prima di tutto il ritiro della procedura. In ogni caso stiamo ancora decidendo cosa fare", sottolinea Vair affermando ancora: "Non è possibile che una proprietà decida di comprare un marchio italiano (nel 2013, ndr) senza fare investimenti. C'è stato uno sbilanciamento tra produzione e sistema vendita: gli operai sono solo 55 su 200 impiegati (compreso il commerciale). Si è sottovalutata la produzione". E conclude: "Ci si può anche appoggiare ma chi lavora nella fabbrica ha un know how che altri non hanno. La qualità della produzione è migliore se fatta all'interno dell'azienda".

"I turchi avevano già trovato una situazione critica - spiega Malpassi - trattandosi di un'azienda di ricorrenza", con una produzione legata per lo più a Pasqua e Natale. "Ma da parte loro non sono mai arrivati gli investimenti promessi, a parte qualcosa nel marketing. E così sono arrivati 10 milioni di perdite all'anno, quindi 50 milioni negli ultimi 5 anni- aggiunge il sindacalista - quindi parliamo di una gestione pessima". "Ora loro si vogliono tenere stretto il marchio - sottolinea il segretario Flai Cgil che si sta recando nella fabbrica di Novi Ligure in assemblea permanente - già producevano la Crema Pernigotti in Turchia, ora vogliono esternalizzare anche il resto. Ci si chiede cosa diventerà a questo punto il prodotto, in cui la materia prima è fondamentale".

La storia - La lunga tradizione Pernigotti inizia nel 1860 con l'apertura a Novi Ligure di quella che presto diventerà una delle drogherie più rinomate del Piemonte, si legge sul sito. La qualità delle lavorazioni proposte porta in soli otto anni il suo fondatore, Stefano Pernigotti, a dare vita alla società Pernigotti & Figlio, aprendo la fabbrica che sarà un simbolo e un punto di riferimento per la città. A conferma del successo e del prestigio della sua offerta dolciaria, nel 1882 la società viene insignita con l’onorificenza dello Stemma Reale che la accredita ufficialmente come fornitore della Real Casa.

Nel 1914, con l’inizio della Prima guerra mondiale, viene proibito l’uso dello zucchero nella preparazione di prodotti dolciari. Con intuizione e maestria, Paolo Pernigotti modifica allora la ricetta del Torrone, sostituendo lo zucchero con una quantità di miele più concentrata, ottenendo così un prodotto dal gusto e dalla consistenza unici. Il 1927 è un anno di svolta per l’azienda. Ha inizio infatti la produzione del grande classico della tradizione dolciaria piemontese: il Gianduiotto, che fonde cacao e pasta di nocciole e che diventa uno dei simboli più apprezzati della tradizione italiana nel cioccolato.

Negli anni successivi la ricerca Pernigotti non si arresta e l’azienda cresce, cambia sede e continua a proporre prodotti che entrano nella storia e nelle case di tutti gli italiani come il Cremino, le Pepitas e il Nocciolato, per arrivare negli anni ’70 a essere una delle più importanti realtà nel settore del cioccolato.

Gdpr, Moretta: “Dati sensibili e trasparenza, nuove sfide per i professionisti”

NAPOLI – “Le novità introdotte in tema di privacy con il nuovo Regolamento, il GDPR, impongono ai professionisti specifici adempimenti per la tutela dei dati e delle informazioni sensibili dei propri clienti, oltre ad una serie di nuovi obblighi. Una sfida davanti alla quale di certo non ci tiriamo indietro: tutti i professionisti vogliono essere di supporto ad un’economia bisognosa di persone che abbiano come obiettivo la deontologia, la correttezza e la trasparenza. Siamo molto fiduciosi perché la nostra categoria da tempo pratica l’attività professionale con grande rispetto per i clienti, e dunque si avvia a rafforzare il proprio ruolo”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, aprendo il convegno “Etica, responsabilità e privacy dei dati: una nuova sfida per le professioni all'entrata in vigore del GDPR”.

Nel suo intervento Antonio Areniello,  numero uno del Consiglio notarile di Napoli, Torre Annunziata e Nola, ha evidenziato che "quella dei professionisti è una vera e propria sfida. La legge sulla privacy comporta un difficile bilanciamento tra la riservatezza e la trasparenza. In questo senso, la scelta etica di favorire l’utente che richiede la tutela dei dati personali è fondamentale”.

Per l’avvocato Valeria Ruoppolo, esponente di "etica delle professioni" e ideatrice del convegno, “oggi i professionisti non devono solo interpretare una norma delicata, come quella che è stata di recente promulgata, ma darne la giusta attenzione con una lettura etica, per far sì che vi sia la massima applicazione nel rispetto dei clienti e di tutti gli operatori del servizio”.

“I professionisti devono semplicemente rispettare i loro principi. Etica e deontologia nelle professioni intellettuali - ha rimarcato Isabella Stoppani, presidente dell'Associazione Avvocati Italiani - significano già tutela della riservatezza e della conservazione dei dati. La sfida è dunque quella di riuscire ad adeguarsi ai nuovi percorsi mettendo in campo i valori tradizionali della professione”.

Scontro sulla prescrizione

E' scontro tra M5S e Lega sulla prescrizione. Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno , parlando dell'emendamento 5 Stelle al ddl anticorruzione, oggi ha detto che bloccare la prescrizione dopo il primo grado "è come mettere una bomba atomica nel processo penale". "Non posso accettarlo", ha sottolineato nel corso dell'Intervista di Maria Latella su SkyTg24. Sulla questione, ha aggiunto, "si troverà un accordo, ciò che è dentro al contratto va attuato".

Parole alle quali il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede replica: "Rispetto e stimo il ministro Bongiorno, con cui ho collaborato e collaboro su diversi fronti, dalla necessità di riavviare il motore della giustizia con nuove forze, alla lotta contro la violenza sulle donne. Ma sulla prescrizione si sbaglia. La bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all'impunità". "Chi va a spiegare ai familiari delle vittime della strage di Viareggio che il tempo è scaduto per i primi due reati e non avranno una risposta di giustizia piena? Oltre alla tragedia, devono anche essere beffati da uno Stato incapace di dare una risposta? Vale per loro come per il processo Eternit, il terremoto de L'Aquila, l'inquinamento dell'impianto di Marghera - fa notare il ministro -. Dopo una verità accertata in primo grado, non possiamo lasciare che da quel momento in poi non ci sia più alcuna certezza di giustizia. La sicurezza dei cittadini e la certezza della pena perdono qualsiasi significato se poi il processo si conclude con la prescrizione".

"Deve essere chiaro che siamo di fronte a una riforma epocale della giustizia penale che cambia totalmente ottica: è finita l'era dei furbi e dei loro azzeccagarbugli che mirano solo a farla franca. Con la nostra riforma della prescrizione, gli unici a dover temere sono i colpevoli. I tempi dei processi saranno brevi grazie agli investimenti di questo governo: lo Stato si deve prendere la responsabilità di rendere giustizia ai cittadini", conclude Bonafede.

Giochi, “Il governo blocchi le multinazionale dell’azzardo”

ROMA – “Facciamo appello al governo affinché blocchi le multinazionali dell'azzardo che adesso mirano a sostituirsi a tutte le piccole e medie aziende di gestione di apparecchi di intrattenimento per locali pubblici, dopo essersi ‘impadronite’ di quasi tutte le concessionarie statali ”. Lo ha detto Benedetto Palese, presidente dell’Agcai (Associazione Gestori e Costruttori di Apparecchi da Intrattenimento) annunciando la manifestazione di mercoledì 7 novembre alle ore 11 in via Flavia nei pressi del ministero del Lavoro.

“Dopo aver favorito l'ingresso in Italia delle 'videolottery', le macchine più pericolose al mondo, collocandole in tutti i mini casino aperti in ogni angolo di strada, creando un allarme sociale senza precedenti - ha aggiunto il numero uno dell'Agcai -, adesso stanno costringendo i gestori ad inserire anche nelle slot da bar programmi d'azzardo di loro proprietà, pena la dismissione degli apparecchi e l'appropriazione di quei titoli autorizzatori a totale loro beneficio".

"Il tutto è mirato alla chiusura di migliaia di aziende con il relativo licenziamento di quasi 100 mila lavoratori. Segnaliamo anche l'inerzia dei Monopoli di Stato che invece di controllare l'operato dei concessionari per eventuali sperequazioni, hanno emanato una circolare al solo fine di agevolare i concessionari stessi  ad impadronirsi di tutto il mercato. Ci rivolgiamo al governo - continua Palese -, chiedendo un incontro al ministero dello Sciluppo Economico, affinché attraverso un contratto di filiera nazionale e l'emanazione  di una nuova circolare da parte dei monopoli che riesca a scongiurare la chiusura di oltre 3000 aziende di gestione e relativi dipendenti che da 15 anni operano in questo settore".

"Inoltre da anni chiediamo la sostituzione delle slot da bar con un apparecchio meno invasivo con elementi di più intrattenimento e una perdita oraria ancora più limitata che non sfoci nell’azzardo ,simile a quella di un normale flipper che il vecchio governo non ci ha fatto realizzare .Ci auguriamo di essere ascoltati - ha concluso il presidente dell'Agcai - affinché si debelli il gioco d’azzardo in Italia”.

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