Mercoledì 26 Settembre 2018 - 11:59

Giù la produzione industriale: -0,3% ad aprile

ROMA. «In aprile 2015 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,3% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile 2015 la produzione è aumentata dello 0,5% rispetto al trimestre precedente». Lo rileva l'Istat.

 
«Corretto per gli effetti di calendario, in aprile 2015 l’indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,1% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di aprile 2014). Nella media dei primi quattro mesi dell’anno la produzione è diminuita dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente», prosegue la nota.

«L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni intermedi e dei beni strumentali (entrambi +0,1%); diminuiscono invece l'energia (-1,3%) e i beni di consumo (-1,2%)», aggiunge l'Istat. «In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, in aprile 2015, un solo aumento nel comparto dei beni strumentali (+3,0%); segnano invece diminuzioni i beni intermedi (-1,7%), i beni di consumo (-1,2%) e, in misura più lieve, l'energia (-0,1%)», prosegue la nota.

Per quanto riguarda i settori di attività economica, in aprile 2015 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+17,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+16,8%) e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+9,1%).

Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,2%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-5,1%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-2,8%)», conclude la nota.

«I segnali che arrivano dall'economia italiana sono contrastanti e fotografano il momento delicatissimo vissuto dal nostro paese, con una timida ripresa che necessita di essere sostenuta da provvedimenti realmente efficaci». Lo afferma il Codacons, commentando il dato Istat sulla produzione industriale di aprile.

«Se da un lato l'Italia è uscita dalla deflazione, l'occupazione aumenta e i consumi tornano finalmente positivi, dall'altro la produzione industriale registra una battuta d'arresto -afferma il presidente Carlo Rienzi- Un dato contrastante che attesta come sia più che mai necessario sostenere in questo momento la ripresa con misure urgenti che alimentino i primi segnali positivi giunti dall'economia italiana».

Confcommercio: «Per tornare ai valori pre crisi ci vorranno 15 anni»

ROMA. L'indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc) registra ad aprile 2015 una crescita pari a +0,5% rispetto a marzo e un incremento dello 0,8% tendenziale. In termini di media mobile a tre mesi l'indicatore consolida la tendenza al progressivo miglioramento in atto dall'estate del 2014. Il dato dell'ultimo mese sembra indicare la possibilità di una ripresa dei consumi più accentuata rispetto a quanto rilevato fino ad oggi e avvalora, unitamente alle indicazioni positive provenienti da altri indicatori congiunturali, l'ipotesi di una crescita superiore all'1% già nel 2015.

 
Confcommercio stima che solo tra quindici anni circa l'Italia tornerà ai valori del 2007. Le dinamiche attese per il biennio, si legge nell'analisi, «favoriranno solo un moderato recupero di quanto perso negli anni della recessione in termini di produzione di ricchezza, di reddito disponibile e di consumi delle famiglie. In valori pro capite, tra il 2007 e il 2014 gli italiani in media hanno patito una riduzione in termini reali del 12,5% per il Pil, del 14,1% per il reddito disponibile e dell'11,3% per i consumi».

E sono sempre più poveri. Secondo l'Ufficio studi di Confcommercio «la durezza della crisi potrebbe avere effetti irreversibili o, almeno, di eccezionale durata, sulla dimensione dell'area della povertà assoluta (che caratterizza l'impossibilità di un nucleo familiare di avere accesso a un paniere di sussistenza di beni e servizi). Le persone assolutamente povere crescono del 163% nel 2013 rispetto al minimo del 2006, da meno di 2,3 milioni della metà degli anni 2000 a oltre 6 milioni, circa il 10% dell'attuale popolazione italiana. Più della metà dei poveri assoluti risiede nel Mezzogiorno».

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, senza la riforma fiscale, "se non si passa da qui, non si può ripartire". In occasione dell'assemblea annuale in corso a Rho, Sangalli ricorda: «La aspettiamo da 40 anni: abbiamo bisogno di un fisco semplice, affidabile ed equo. Senza paura cioè di continui aggiornamenti al rialzo, come speriamo non accada con la riforma del catasto».

Bollette a rate anche dopo la scadenza

ROMA. Possibilità di richiedere la rateizzazione delle bollette di elettricità e gas anche dopo la scadenza di pagamento, con un allungamento dei tempi a disposizione, e rafforzamento delle garanzie per i clienti non regolari nei pagamenti in caso di costituzione in mora. Sono le principali novità in tema di morosità approvate dall’Autorità per l'energia.

In particolare, per i clienti serviti nei regimi di tutela, la richiesta per ottenere il pagamento a rate ora potrà essere effettuata anche entro i 10 giorni successivi al termine fissato per il pagamento della fattura (finora la domanda non poteva essere inviata dopo la scadenza), cioè entro 30 giorni dalla sua emissione, invece dei 20 attuali.

Inoltre, a tutela dei consumatori, spiegala stessa Authority, la comunicazione di messa in mora sarà obbligatoria per tutte le fatture per le quali non risultino i pagamenti, anche per quelle scadute nel periodo in cui è già in corso una precedente procedura di mora, altrimenti il venditore non potrà richiedere la sospensione della fornitura. Per i servizi di tutela elettricità e gas viene quindi garantito più tempo per richiedere la rateizzazione, che deve essere obbligatoriamente offerta al cliente ad esempio in alcuni casi di fatturazione a conguaglio o di addebito di consumi non registrati dal contatore per malfunzionamento non imputabile al cliente.

L'Istat: ad aprile disoccupazione in calo

ROMA. Dopo l'incremento degli ultimi due mesi, ad aprile il tasso di disoccupazione cala di 0,2 punti percentuali, arrivando al 12,4%. Lo rileva l'Istat. Il premier Renzi twitta: «Dati ISTAT: abbiamo 159mila occupati in più in aprile primo mese pieno di #jobsact. Avanti tutta su riforme: ancora più decisi #lavoltabuona».

 
Quanto agli occupati, dopo il calo degli ultimi due mesi, ad aprile 2015 aumentano dello 0,7% (+159 mila) rispetto al mese precedente, tornando ai livelli registrati a fine 2012. Il tasso di occupazione, pari al 56,1%, cresce nell’ultimo mese di 0,4 punti percentuali. Rispetto ad aprile 2014, l’occupazione è in aumento dell’1,2% (+261 mila) e il tasso di occupazione di 0,7 punti. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra nell’ultimo mese un calo dello 0,7% (-104 mila). Il tasso di inattività diminuisce di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 35,8%, lo stesso valore di settembre 2014, il livello più basso dal 2004. Su base annua gli inattivi diminuiscono del 2,3% (-328 mila) e il tasso di inattività di 0,7 punti. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo febbraio-aprile 2015 cresce il tasso di occupazione (+0,1 punti percentuali), mentre diminuiscono sia il tasso di disoccupazione (-0,1 punti) sia il tasso di inattività (-0,1 punti).

Bankitalia: nel 2014 record storico di disoccupati

ROMA. Nel 2014 la disoccupazione raggiunge il massimo storico; infatti dall'inizio delle raccolte statistiche (1977) non era mai stato toccato un livello così alto. Tra il 2008 e il 2014 il numero di disoccupati «è pressoché raddoppiato, passando da poco meno di 1,7 milioni a circa 3,2 milioni'». A certificare i «nuovi picchi» toccati dalla disoccupazione in Italia è Bankitalia, nella relazione annuale. Il tasso è arrivato al 12,7% nel complesso della popolazione e al 42,7% tra i giovani con meno di 25 anni.

 
Tra il 2008 e il 2011 l’aumento delle persone in cerca di lavoro, secondo i dati di palazzo Koch, '«è stato leggermente più contenuto della perdita di posti di lavoro: rispettivamente, circa 400.000 e oltre 500.000 unità. In quel periodo la minore offerta di lavoro, legata all’uscita dal mercato dei lavoratori 'scoraggiati', '«aveva contenuto il tasso di disoccupazione», che era salito all’8,4%, dal minimo storico del 6,1% raggiunto nel 2007.

Tra il 2011 e il 2014, invece, a fronte di una perdita di altri 300.000 posti di lavoro, le persone in cerca di impiego sono aumentate di oltre un milione. Tra i giovani il tasso di attività è rimasto stabile al 27,1% grazie alla maggiore partecipazione all'istruzione secondaria e terziaria, che rimanda l'ingresso nel mercato. Tuttavia «il peggioramento delle condizioni finanziarie delle famiglie e l’aumento delle rette di iscrizione hanno scoraggiato le immatricolazioni e indotto gli studenti già iscritti a ridurre i tempi di completamento dei corsi di studio».

La quota dei giovani che non lavora né cerca un impiego è scesa all’11,9%, rimanendo però al di sopra dei livelli che si registravano prima del 2008. Inoltre il numero dei disoccupati di lunga durata è aumentato del 14,8%, passando dal 45,2% del 2008 al 60% delle persone in cerca di lavoro. Bankitalia rileva che il prolungamento della durata media della disoccupazione «ha interessato, in modo pressoché omogeneo, tutti i profili professionali».

E ora pagate: 56 miliardi di tasse
in 15 giorni

ROMA. A poco più di due settimane dalla scadenza fiscale del 16 giugno, la Cgia ha fatto i conti in tasca ai contribuenti italiani e ha calcolato che le famiglie e le imprese verseranno all’erario e agli enti locali oltre 56 miliardi di euro tra Imu, Tasi, Irpef, addizionali sulle persone fisiche, Irap, Ires, Iva e Tari.

In termini assoluti, l’imposta che graverà maggiormente sui bilanci delle aziende italiane sarà l’Ires (l’Imposta sui redditi delle società di capitali): secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi della Cgia, il versamento del saldo 2014 e dell’acconto 2015 porterà nelle casse dello Stato 10,5 miliardi di euro.

Altrettanto "impegnativo" sarà il versamento delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori delle imprese: queste ultime dovranno sborsare 10,4 miliardi di euro circa. Per le famiglie, invece, l’impegno economico più oneroso sarà dato dal pagamento della prima rata della Tasi: dei 2,3 miliardi di euro attesi dai Comuni, i proprietari delle abitazioni principali dovranno versare circa 1,65 miliardi di euro.

«Pur essendo una delle principali scadenze fiscali dell’anno – segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - ancora una volta i cittadini e gli imprenditori sono chiamati a operare in un quadro estremamente incerto. In materia di Tasi e di Imu, ad esempio, i Comuni avranno tempo fino alla fine di luglio per deliberare le aliquote da applicare quest’anno. Pertanto, il prossimo 16 giugno gran parte dei contribuenti verseranno la prima rata della Tasi o dell’Imu sulla base delle disposizioni riferite al 2014 e solo con la scadenza di dicembre sapranno realmente quanto dovranno pagare».

«Anche gli imprenditori, purtroppo, - prosegue Bortolussi - si trovano nella stessa condizione. Solo da qualche giorno il fisco ha messo a disposizione il software Gerico per stimare i ricavi che l’Amministrazione finanziaria si attende da loro. Pertanto, anche se fosse concessa una proroga, gli artigiani, i commercianti e i piccoli imprenditori avrebbero comunque poche settimane di tempo per elaborare il tax planning per l’anno in corso, con il serio pericolo di non valutare attentamente la propria posizione con il fisco».

Ma le cattive notizie non terminano qui. Anche nel mese di luglio è prevista una scadenza fiscale da far tremare i polsi: tra Irpef, addizionali, Ires, Irap e Iva, i contribuenti italiani dovranno versare all’erario 33,6 miliardi di euro.

L'Istat conferma: Pil +0,3%

ROMA. Nel primo trimestre dell'anno il pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente confermando la stima preliminare diffusa il 13 maggio 2015 scorso. La crescita del pil è stata dello 0,1% nei confronti del primo trimestre del 2014. Lo rende noto l'Istat in un comunicato precisando che il primo trimestre del 2015 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al primo trimestre del 2014. La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,2%.

 
Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda interna mostrano andamenti dissimili, con i consumi finali nazionali in lieve diminuzione (-0,1%) e gli investimenti fissi lordi che crescono dell’1,5%. Dal lato degli scambi con l’estero, le importazioni sono aumentate (1,4%) e le esportazioni sono rimaste stazionarie.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla crescita del pil per 0,2 punti percentuali (+0,3 punti gli investimenti fissi lordi, -0,1 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private e un contributo nullo della spesa della Pubblica Amministrazione). La variazione delle scorte ha fornito un apporto positivo di 0,5 punti percentuali.

Per contro, il contributo della domanda estera netta è stato negativo per 0,4 punti. Dal lato dell’offerta, si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’agricoltura (6,0%) e dell’industria (0,6%), mentre quello dei servizi ha segnato una variazione nulla.

In termini tendenziali, il valore aggiunto dell’agricoltura è cresciuto dello 0,2%, quello delle costruzioni è diminuito dell’1,6%, quello dell’industria in senso stretto dello 0,4%, mentre quello dei servizi è cresciuto dello 0,1%.

 

Istat, fiducia dei consumatori in calo a maggio 

ROMA. Cala a maggio la fiducia dei consumatori italiani, mentre resta stabile per le imprese. Stabilità confermata anche nell'Eurozona, nonostante il calo atteso dagli economisti. I dati Istat mostrano infatti come l’indice composito del clima di fiducia dei consumatori diminuisce a 105,7 punti dai 108,0 del mese precedente mentre quello delle imprese italiane mostra una sostanziale stabilità (102,0, da 102,1 di aprile). Nel dettaglio, gli indici delle componenti del clima di fiducia dei consumatori diminuiscono: quello economico a 129,5 da 134,0, quello personale a 98,5 da 98,9, quello corrente a 101,0 da 101,3 e quello futuro a 114,4 da 118,3. Peggiorano anche i giudizi e le attese dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese: i rispettivi saldi passano rispettivamente a -65 da -62 e a 1 da 9. E netto calo anche per le aspettative sulla disoccupazione peggiorano (a 30 da 22 il relativo saldo).

 

Riguardo le imprese, invece, l'Istat spiega che sale l’indice del clima di fiducia delle imprese dei servizi di mercato (a 104,9 da 104,5), mentre scendono quelli del settore manifatturiero (a 103,5 da 104,0), delle imprese di costruzione (a 111,8 da 113,3) e del commercio al dettaglio (a 104,3 da 105,9).

 

A livello di Eurozona, invece la fiducia economica è rimasta invariata a maggio secondo i dati della Commissione europea. L'indice infatti è rimasto stabile a 103,8 punti a maggio, mentre era previsto in calo a 103,5. Il dato di aprile era stato rivisto a 103,7.

Padoan: «Se la Grecia fallisce effetti limitati»

BRUXELLES. Si lavora, su tutti i fronti, per trovare un accordo con la Grecia. Ma, tra indiscrezioni che si spingono a ipotizzare la stesura di un primo documento e le successive frenate, le parti coinvolte continuano a mettere paletti rispetto al possibile approdo delle trattative. Una fonte del governo greco, secondo quanto si legge sul sito del giornale Ekathimerini, ha anticipato che «il processo di redazione della bozza dell'accordo è iniziato oggi a Bruxelles». Ma la Commissione Ue si è affrettata a frenare. «Stiamo lavorando molto intensamente per arrivare a un accordo a livello tecnico, ma ancora non ci siamo», ha commentato il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis.

 

Intanto, si ragiona sulle possibili ripercussioni della trattativa in corso. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, esclude comunque particolari problemi per l'area Euro. In caso di default, «ci potrebbero essere effetti sui mercati, ma questa è una normale attesa. Io ritengo che sarebbero molto limitati». È ancora una volta dalla Germania che arriva la posizione più intransigente, con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble che in un'intervista a Die Zeit, puntualizza: «Atene dice: vogliamo mantenere l'euro ma non vogliamo più il programma» che prevede gli aiuti in cambio di riforme e queste due cose «non possono stare assieme».

 

Intanto, rischia di salire la tensione. Nella sola giornata di ieri, i greci hanno ritirato in banca 300 milioni di euro, il triplo della media dei giorni precedenti, riferisce il sito greco Ekathimerini, citando professionisti del settore del credito, secondo i quali, anche se si tratta di un ammontare alto, «la situazione è sotto controllo e i cittadini mantengono la calma di fronte ai messaggi positivi dei funzionari greci». La corsa agli sportelli giunge mentre si avvicina la fine del mese, scadenza entro la quale si auspica un accordo fra la Grecia e i creditori internazionali. A spingere per il ritiro del denaro anche l'annuncio fatto ieri dal ministero delle Finanze, poi ritirato entro poche ore, della possibile imposizione di una minitassa sui prelievi al bancomat.

Disoccupazione giovanile, nuovo allarme Ocse sull'Italia

BRUXELLES. Continua l'allarme per la disoccupazione giovanile in Italia ed a livello internazionale. Più di 35 milioni di giovani di età compresa tra i 16 ed i 29 anni, in tutti i paesi dell'Ocse non sono infatti occupati ma nemmeno impegnati in materia di istruzione o di formazione (Neet). Ed il nostro Paese è fra i peggiori dell'area con poco più della metà dei ragazzi under 29 anni occupati. A tracciare lo scenario è il rapporto sui Giovani e l'occupazione diffuso oggi a Parigi dall'Ocse. Per questo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, "devono fare di più per dare ai giovani un buon inizio per la loro vita lavorativa e aiutarli a trovare lavoro". Un richiamo che tocca direttamente il nostro Paese l'Italia è tra i Paesi dell'area Ocse quello che registra la maggiore disoccupazione giovanile, poco più del 52% degli italiani fra i 25 e i 29 anni ha infatti un lavoro, contro una media dell'area al 73,7%. Meglio di noi fanno la Spagna con il 58,1% degli under 30 occupati la Slovacchia (66,9%). Il Paese che registra un più alto livello di occupazione fra i giovani fra i 25 ed i 29 anni è l'Olanda che si colloca in testa alla classifica con l'81,7% dei giovani occupati.

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