Lunedì 21 Gennaio 2019 - 20:19

In un mese il debito pubblico aumentato di 20 miliardi

ROMA. Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato in ottobre di 19,8 miliardi, a 2.211,8 miliardi. L’incremento è stato determinato dall’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (17,7 miliardi; 81,7 miliardi a ottobre del 2015; 69,4 nel corrispondente periodo del 2014) e dal fabbisogno del mese (2,1 miliardi). Lo indica la Banca d'Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”.

 

Con riferimento ai sottosettori, l’incremento del debito delle Amministrazioni pubbliche riflette sostanzialmente quello del debito delle Amministrazioni centrali (20,6 miliardi) mentre il debito delle Amministrazioni locali diminuisce di 0,8 miliardi.

 

Nei primi dieci mesi dell’anno, il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 75,9 miliardi. L’incremento riflette il fabbisogno cumulato, pari a 45,3 miliardi, e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (35,3 miliardi); l’effetto complessivo della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, del cambio dell’euro e degli scarti ha ridotto il debito per 4,7 miliardi, continua Bankitalia.

Nei primi dieci mesi del 2015 le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state complessivamente pari a 318,8 miliardi, in aumento del 3,6 per cento rispetto a quelle relative allo stesso periodo dell’anno precedente. Tenendo conto di alcune disomogeneità contabili riguardanti le ritenute sui redditi delle persone fisiche e le accise, le entrate avrebbero una dinamica significativamente più contenuta, conclude la nota.

Tredicesime, spese in tasse e mutui per la metà degli italiani

ROMA. Poco meno della metà (44%) degli oltre 32 milioni di italiani che ricevono la tredicesima la destineranno al pagamento di tasse, mutui, rate e bollette. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè in riferimento al prossimo pagamento delle tredicesime che arriva in concomitanza con l’ingorgo fiscale del 16 dicembre con il pagamento tra l’altro di Imu e Tasi e Tari.

 

Le tredicesime che porteranno circa 40 miliardi di euro aggiuntivi nelle busta paga di lavoratori dipendenti e pensionati saranno però anche un incentivo ai consumi e al risparmio con un italiano su quattro (24%) che le userà per le spese di Natale e il 21 per cento pensa al futuro con il risparmio, mentre gli altri preferiscono non rispondere. Nove italiani su dieci (92%) non rinunceranno comunque ad acquistare regali per se stessi o per gli altri in occasione delle festività di Natale anche se cambiano le priorità e si riducono gli acquisti di impulso. Quasi la metà degli italiani (54%) - sottolinea la Coldiretti - vorrebbe trovare sotto l’albero qualcosa che gli serve ma che ha rimandato di acquistare mentre solo il 19 % un regalo sfizioso che non si puo’ permettere.

 

Si registra dunque una spinta verso regali utili e all’interno della famiglia, tra i parenti e gli amici si preferisce scegliere oggetti o servizi a cui non è stato possibile accedere durante l’anno. Tra i regali piu’ gettonati tecnologia, abbigliamento e l’enogastronomia anche per l'affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici.

Crac banche, 100 milioni dal governo per i risparmiatori

ROMA. Non sarà la Consob a svolgere il ruolo di 'giudice' qualora si facesse strada l'idea degli arbitrati individuali per il ristoro delle perdite subite dagli azionisti e gli obbligazionisti delle 4 banche alle quali si è applicato il decreto del governo. E' quanto si apprende da fonti di governo che evidenziano come sarebbe incoerente che un player di questa vicenda possa ergersi a 'giudice' per dirimere questa controversia. Intanto, arriva in Parlamento l'emendamento del governo che istituisce un fondo per i risparmiatori da 100 mln di euro. La gestione del fondo é assegnata al fondo interbancario di tutela dei depositi; le spese coperte dallo stesso fondo di solidarietà. Sara invece un decreto del ministero dell'Economia a fissare le modalità di gestione, le condizioni di accesso, i criteri di quantificazione dei rimborsi. Mentre con un dpcm potranno essere nominati gli arbitri.

La posizione del Governo è riassunta nelle parole del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. "Il governo italiano, come ha detto il ministro Padoan, che è responsabile di questo procedimento, farà di tutto per trovare le vie per risarcire questi cittadini a cui va la nostra vicinanza ma dobbiamo anche imparare da questa vicenda che il cittadino va difeso sempre di più da una differente capacità di informazione".

Si schiera contro ogni ipotesi di arbitrato il Codacons. L’arbitrato che deciderà quali risparmiatori hanno diritto al rimborso degli investimenti, indipendentemente se istituito presso la Consob o altri organi, "è illegale perché contrario alle disposizioni della Corte di Cassazione in materia, e in quanto tale sarà bloccato dal Codacons dinanzi al Tar del Lazio", avverte l'associazione dei consumatori, richiamando la giurisprudenza in materia che non lascia spazio ad interpretazioni.

Salvabanche, l'Ue accusa l'Italia: «Istituti vendevano prodotti inadatti»

ROMA. Nella risoluzione delle quattro banche italiane "ci sono state conseguenze per molte persone molto dure e difficili. Ma le banche in questione stavano vendendo prodotti inadatti ai clienti, che probabilmente non sapevano cosa stessero comprando". Lo ha detto il commissario Ue alla Stabilità finanziaria, Jonathan Hill, sulla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti dopo il dramma del pensionato di Civitavecchia che si è tolto la vita per aver perso tutti i risparmi. "Questo -ha aggiunto- apre una questione più ampia di tutela dei consumatori".

 

È il governo italiano "a essere alla guida" del processo di salvataggio delle quattro banche e "ha responsabilità di questo", ha poi aggiunto

 

Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, commentando il suicidio del pensionato di Civitavecchia ha dichiarato: "Speriamo che questo faccia riflettere un po' tutti quanti noi a non misurare la vita e il progresso della civiltà soltanto con il Pil o le percentuali dei soldi. Speriamo di no".

Sul fronte politico Alessandro Di Battista, membro del direttorio M5S, scrive su Fb: "Un pensionato si è ucciso dopo aver perso i risparmi nel salvataggio di Banca Etruria. Oggi diranno che chi lo ricorda è uno sciacallo. Per me gli sciacalli stanno in Parlamento!".

Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, a ''Mattino 5' chiede che "gli obbligazionisti siano risarciti al 100% con i soldi delle banche e dei banchieri" e l'istituzione di una commissione d'inchiesta. "Vogliamo sapere - sottolinea - chi è stato responsabile di questa truffa e chi è stato responsabile deve pagare, anche con la galera".

Il Codacons intanto ha deciso di presentare oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Civitavecchia per il grave reato di istigazione al suicidio, in merito alla vicenda. “Chiediamo alla Procura di Civitavecchia di aprire una indagine sulla base dell’art. 580 del Codice Penale, volta ad accertare eventuali responsabilità di terzi nel suicidio del pensionato - afferma il presidente Carlo Rienzi - In particolare vogliamo sapere se eventuali comportamenti di organi pubblici o soggetti privati abbiano potuto in quale modo contribuire al tragico gesto, spingendo l’uomo alla disperazione e quindi al suicidio”.

Carte di credito e bancomat, meno costi sulle commissioni

ROMA. Costeranno meno, da oggi, le transazioni con carte di credito e bancomat. Anche in Italia si applicherà il tetto unico alle commissioni interbancarie, sarà dello 0,3% del valore dell’operazione per le transazioni con carta di credito e dello 0,2% per i pagamenti con bancomat. "Le nuove norme, decise dall'Unione europea e ratificate dal Consiglio dopo il via libera dell'Europarlamento, produrranno vantaggi per gli esercenti, ma scarsi benefici per i consumatori" commenta Federconsumatori.

Il tetto massimo ai costi per i pagamenti con carta di credito secondo le stime degli economisti europei, potrebbe tradursi in un risparmio di circa 7 miliardi di euro l'anno, per oltre il 90% a vantaggio dei commercianti, meno del 10% per utenti e consumatori.

La torta di 100 miliardi di pagamenti effettuati nel vecchio continente nel 2013 è stata transata per il 43,5% mediante 760 milioni di carte di pagamento in circolazione, circa 1,5 per abitante (43,5 mld di euro); il 26,5% tramite bonifici bancari (26,5 miliardi); il 24% con bancomat o carte prepagate (24 miliardi), il 4% tramite assegni (4 miliardi); infine il 2% tramite moneta digitale (2 miliardi).

Natale, un italiano su tre spenderà meno
di 100 euro
per regali

ROMA. Il Natale 2015 sarà all'insegna della voglia di festeggiare, non della paura: ma i segnali di ripresa, che pure ci sono, restano inferiori alle aspettative. I consumi complessivi - inclusi consumi alimentari, turistici, per i regali e per le altre spese personali - si attesteranno infatti sui 25,6 miliardi, appena 231 milioni in più rispetto allo scorso anno: una variazione all'incirca dello 0,1%. È quanto emerge da una ricerca della Confesercenti, realizzata in collaborazione con Swg, sui consumi degli italiani per le prossime festività natalizie.

La spesa media delle famiglie per i doni sarà di 256 euro, in linea con lo scorso anno, ma la crisi si sente ancora. Un italiano su tre, infatti, spenderà per i regali un budget massimo di 100 euro. Sotto l'albero non mancheranno sorprese, prima di tutto per i più piccoli (43%). I primi, invece, a vedersi ridurre il numero di regali saranno i parenti: il 17% degli intervistati, infatti, indica di voler risparmiare sui loro regali. Seguono, nella classifica dei 'tagli', gli amici (indicati dal 15%), e 'se stessi' (15%), in nome di un risparmio equo e solidale. Andrà meglio ai coniugi ed ai partner (9%), mentre un generoso 5% del campione ha dichiarato di non prevedere di ridurre la spesa per i regali.

Il primo parametro di riferimento per le prossime festivitàsarà la convenienza nella scelta dei regali (57%), mentre il 24% privilegerà la qualità. Ma il Natale sarà per molti anche un'ottima occasione per rimettere in circolazione regali ricevuti e poco graditi: il 44% del campione intervistato ha infatti ammesso di riciclare regali qualche volta (21%), abitudinariamente (8%) o soltanto per risparmiare (15%). Quanto agli acquisti più gettonati, tra grandi e piccoli, il cibo ed il vino si confermano al primo posto (77%), seguiti da libri (55%), capi d'abbigliamento (52%), giocattoli (46%), profumi e cosmetici (40%). Tra i regali tecnologici (indicati dal 30%), continuano invece ad imporsi gli smartphone (54%).

Il 40% delle pensioni sotto
i mille euro

ROMA. Nel 2014, la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 277.067 milioni di euro, è aumentata dell'1,6% rispetto all'anno precedente e la sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,2 punti percentuali, dal 16,97% del 2013 al 17,17% del 2014. Ma il dato che balza agli occhi è un altro: il 40,3% dei pensionati percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese. Lo rileva l'Istat.

 

Le pensioni di vecchiaia assorbono oltre i due terzi (70,0%) della spesa pensionistica totale; seguono quelle ai superstiti (14,9%) e le pensioni assistenziali (8,0%); più contenuto il peso delle pensioni di invalidità (5,6%) e delle indennitarie (1,6%). L'importo medio annuo delle pensioni è di 11.943 euro, 245 euro in più rispetto al 2013 (+2,1%), continua l'Istat. I pensionati sono 16,3 milioni, circa 134mila in meno rispetto al 2013; in media ognuno percepisce 17.040 euro all'anno (403 euro in più rispetto al 2013) tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione.

 

Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono in media 14.283 euro (contro 20.135 euro degli uomini); la metà delle donne (49,2%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (30,3%) degli uomini. Il 47,7% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,4% nelle regioni del Centro e il restante 31,9% nel Mezzogiorno. I nuovi pensionati (le persone che hanno iniziato a percepire una pensione nel 2014) sono 541.982 mentre ammontano a 675.860 le persone che nel 2014 hanno smesso di esserne percettori (i cessati). Il reddito medio dei nuovi pensionati (13.965 euro) è inferiore a quello dei cessati (15.356) e a quello dei pensionati sopravviventi (17.146), cioè coloro che anche nel 2013 percepivano almeno una pensione. Quasi un quarto (23,3%) dei pensionati ha meno di 65 anni, la metà (51,9%) un'età compresa tra 65 e 79 anni e il restante quarto (24,9%) ha 80 anni e più.

Il 40,3% dei pensionati percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese, un ulteriore 39,1% tra 1.000 e 2.000 euro; il 14,4% riceve tra 2.000 e 3.000 euro mentre la quota di chi supera i 3.000 euro mensili è pari al 6,1% (4,7% tra 3.000 e 5.000 euro; 1,4% oltre 5.000 euro), prosegue l'Istat. Due terzi dei pensionati (66,7%) sono titolari di una sola pensione, un quarto (25,4%) ne percepisce due mentre il 7,8% è titolare di almeno tre pensioni, conclude la nota.

L'Istat: Italia
in crescita e più ottimista,
ma non al Sud

ROMA. L'Italia è in crescita ed è più ottimista rispetto agli anni della crisi, ma rimangono forti disuguaglianze ed il benessere non arriva a tutti. A cominciare dal Sud e dai giovani ancora troppo emarginati dal mondo del lavoro. E' il quadro che emerge dalla terza edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015) presentato oggi dall'Istat. Nel 2014 e ancor più nei primi mesi del 2015 la situazione economica registra una serie di segnali positivi che dalle regioni del Nord si diffondono al resto del Paese, riflettendosi sulla condizione delle famiglie, a partire da quelle più agiate fino a quelle condizionate da maggiori vincoli di bilancio. Il Rapporto ribadisce pero' come nel Mezzogiorno rimangano forti diseguaglianze.

 

Aumentano il reddito disponibile (dello 0,7% nel 2013 e dello 0,1% nel 2014) e il potere d’acquisto; cresce la spesa per consumi finali, anche se in misura più limitata in conseguenza del lieve aumento della propensione al risparmio. Sempre meno famiglie mettono in atto strategie per il contenimento della spesa mentre è più elevata la quota di quelle che tornano a percepire come adeguate le proprie risorse economiche, si legge nel Rapporto. Il rischio di povertà e soprattutto la povertà assoluta hanno smesso di aumentare (dal 4,4% del 2011 sale al 7,3% nel 2013, per riscendere al 6,8% nel 2014); mentre la grave deprivazione diminuisce per il secondo anno consecutivo, attestandosi sui livelli del 2011 (11,6% le persone in famiglie con grave deprivazione).

 

In leggero miglioramento anche gli indicatori di natura soggettiva: la percentuale di persone in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà torna a scendere (17,9%) dopo aver raggiunto il valore massimo del decennio proprio nel 2013 (18,8%). Il Mezzogiorno, oltre ad avere un reddito medio disponibile pro capite decisamente più basso del Nord e del Centro, è anche la ripartizione con la più accentuata disuguaglianza reddituale: il reddito posseduto dal 20% della popolazione con i redditi più alti è 6,7 volte quello posseduto dal 20% con i redditi più bassi mentre nel Nord il rapporto è di 4,6.

Anche il mondo del lavoro mostra segnali di ripresa ma rimangono forti divari di genere e forte esclusione dei giovani, è la fotografia scattata dall'Istat nel rapporto Bes. Nel 2014 emergono i primi segnali positivi nella crescita dell’occupazione; la quota di persone di età 20-64 anni occupate in Italia sale al 59,9% nel 2014 (+0,2 punti percentuali rispetto al 2013), ma la distanza con l’Europa continua ad aumentare. La ripresa nel Paese è avvenuta, infatti, a ritmi meno accentuati in confronto ai principali paesi europei. Positiva è anche la diminuzione della percezione della paura di perdere l’occupazione e l’elevata soddisfazione per il proprio lavoro; quest’ultima rimane stabile con quasi la metà degli occupati che si ritiene molto soddisfatta. Importante il segnale della diminuzione delle differenze tra i tassi di occupazione delle donne con figli e senza figli, anche se, soprattutto per quante hanno basso titolo di studio e per le straniere, i problemi di conciliazione restano molto forti.

Intanto cresce la spesa per la ricerca ma l'Italia rimane comunque lontana dall'Europa. Nonostante un leggero incremento della quota di Pil destinata alla ricerca (1,31% nel 2013 a fronte di 1,27% nel 2012), l’Italia è notevolmente al di sotto della media europea e lontana dagli obiettivi di Europa 2020 (1,5%). L’attività di brevettazione nazionale è in calo e le domande di brevetto presentate per milione di abitanti confermano il gap con il resto d’Europa (71,6 contro i 112,6 dell’Ue). E' quanto emerge dal “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015) presentato oggi dall'Istat. Alcune note positive arrivano dall’innovazione nelle imprese.

Nel quadro delineato dal Rapporto Bes dell'Istat, inoltre, rallenta la crescita dei reati, in calo la violenza contro le donne ma aumenta la sua gravità. E' quanto rileva l'Istat nel Bes 2015, il 'Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia' spiegando come la criminalità predatoria, in deciso calo a partire dagli anni ’90, ha invertito la tendenza registrando un forte aumento soprattutto negli anni di crisi economica. I furti in abitazione, raddoppiati in 10 anni, sono ora stabili (17,9 per 1.000 famiglie) ma lontani dalla situazione precedente gli anni 2000. Anche le rapine si sono stabilizzate nel 2014 (1,5 per 1.000 abitanti), mentre i borseggi sono in lieve aumento. Emergono segnali positivi ma sono ancora troppo deboli per indicare un miglioramento.

Pagamenti bancomat anche per importi inferiori a 5 euro

Utilizzo della moneta elettronica anche per i piccoli pagamenti, sotto i 5 euro. La proposta è contenuta in un emendamento del Partito democratico alla legge di stabilità, a prima firma di Sergio Boccadutri, presentato in commissione Bilancio alla Camera. La modifica prevede l'abbassamento dei costi relativi alle operazioni di pagamento tramite Pos, perconsentire così di utilizzare le carte anche per acquistare giornali o pagare il caffè. Il valore massimo delle commissioni «non potrà essere superiore a 7 millesimi di euro per ogni operazione».

Per agevolare ulteriormente l'utilizzo della moneta elettronica si propone, inoltre, di eliminare la possibilità, da parte dei commercianti, di rifiutare pagamenti con bancomat e carta di credito per importi al di sotto dei 30 euro. Gli emendamenti saranno esaminati dalla commissione Bilancio a partire da domenica prossima.

Il Codacons promuove "a pieni voti" l'emendamento che consente il pagamento con carta di credito e bancomat anche per piccoli importi. Il presidente Carlo Rienzi sottolinea che: «L'Italia è il fanalino di coda d'Europa. Mentre all'estero è consuetudine oramai da anni pagare anche il caffè con il bancomat, nel nostro Paese si registrano resistenze e ostacoli assurdi». Basti pensare che oggi, rileva Rienzi: «La legge obbliga gli esercenti ad accettare pagamenti con carta di credito solo per importi superiori ai 30 euro, ma non prevede alcuna sanzione per chi impedisce ai consumatori di utilizzare strumenti di pagamento elettronici. Praticamente l'anarchia più totale a esclusivo vantaggio degli esercenti, che finora hanno beneficiato di tale lacuna normativa». Per far sì che l'emendamento proposto oggi diventi un vero vantaggio per il Paese e per i cittadini, conclude il Codacons: «È necessario introdurre sanzioni pesantissime nei confronti di chi rifiuterà il pagamento con bancomat anche per piccoli importi».

Per la Confesercenti: «Un maggiore uso della moneta elettronica sarebbe senz'altro positivo - si legge in una nota - perché diminuirebbe i rischi e i costi connessi alla gestione del contante e andrebbe nella direzione di una maggiore possibilità di scelta da parte dei cittadini. Occorre però stare attenti ai possibili effetti collaterali per le imprese infatti il previsto taglio delle commissioni sotto i 5 euro, efficace solo nel caso in cui sia totale, comunque non basta. La maggior parte delle attività commerciali vende prodotti di prezzo superiore, e l'aggravio portato dall'obbligo di bancomat potrebbe raggiungere, secondo le nostre stime, i 1.700 euro l'anno per impresa».

I più colpiti dalla crisi? Gli autonomi

ROMA. La povertà continua a colpire soprattutto gli autonomi. L’anno scorso il 24,9 per cento delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha vissuto con una disponibilità economica inferiore a 9.455 euro annui (soglia di povertà totale calcolata dall’Istat). Praticamente una su quattro si è trovata in una condizione di vita non accettabile. Per quelle con reddito da pensioni/trasferimenti sociali e da lavoro dipendente, invece, la percentuale al di sotto della soglia di povertà è stata inferiore. Per le prime, infatti, l’incidenza si è attestata al 20,9 per cento, per le seconde al 14,6 per cento. E' quanto emerge dai dati elaborati dalla Cgia di Mestre

Tra il 2010 e il 2014 la quota di nuclei familiari in cattive condizioni economiche è aumentata di 1,2 punti percentuali. Per i pensionati la povertà è scesa dell’1 per cento, tra i dipendenti è aumentata dell’1 per cento, mentre tra il cosiddetto popolo delle partite Iva l’incremento è stato del 5,1 per cento, anche se va sottolineato che nell’ultimo anno la variazione è stata pressoché nulla.

“Purtroppo – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - questi dati dimostrano che la precarietà presente nel mondo del lavoro si concentra soprattutto tra il popolo delle partite Iva. Sia chiaro, la questione non va affrontata ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l’impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovrebbero finanziarseli”.

“Quando un lavoratore dipendente perde momentaneamente il posto di lavoro può disporre - evidenzia Zabeo - di diverse misure di sostegno al reddito. E nel caso venga licenziato può contare anche su una indennità di disoccupazione. Un autonomo, invece, non ha alcun paracadute. Una volta chiusa l’attività è costretto a rimettersi in gioco affrontando una serie di sfide per molti versi impossibili. Oggigiorno è difficile trovare un’altra occupazione; l’età spesso non più giovanissima e le difficoltà congiunturali costituiscono un ostacolo insormontabile al reinserimento nel mondo del lavoro”.

La Cgia fa notare che dall’inizio della crisi (2008) al primo semestre di quest’anno, gli autonomi (ovvero, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, i coadiuvanti familiari, etc.) sono diminuiti di quasi 260 mila unità: del 4,8 per cento. La platea dei lavoratori dipendenti, invece, si è ridotta di 408.400 unità, anche se in termini percentuali è diminuita “solo” del 2,4 per cento cioè della metà. Dall’inizio della crisi ad oggi, gli autonomi hanno segnato la contrazione peggiore in Emilia Romagna (-14,6 per cento), in Campania (-13,7 per cento) e in Calabria (13,3 per cento). Di rilievo, invece, la performance ottenuta dal Lazio (+10,1 per cento) e dal Veneto (+5,3 per cento).

“Non è da escludere – spiega Zabeo – che l’incremento registrato in Veneto sia in buona parte dovuto alle decisioni prese da molte aziende che, a seguito della crisi, hanno trasformato il rapporto di lavoro di molti dipendenti in forme di lavoro autonomo, invitando molte persone ad aprirsi la partita Iva. Nel caso del Lazio, invece, il dato si accompagna al contesto economico regionale, dominato dall’economia dei servizi che ha superato meglio le difficoltà di questi anni, permettendo una crescita e di conseguenza un deciso incremento occupazionale anche degli autonomi”.

Per quanto concerne le quattro ripartizioni geografiche, tra il 2008 e il primo semestre di quest’anno la riduzione più importante si è verificata nel Mezzogiorno ed è stata del 7,5 per cento (- 120.700 unità). Segue il Nordest con il -5,8 per cento (-67.800 unità) e il Nordovest con il -5,3 per cento (-82.500 unità). Solo il Centro ha segnato una crescita positiva dell’1 per cento (+11.300 unità). Infine, il reddito medio annuo delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo ha subito in questi ultimi anni (2008-2013) una riduzione di oltre 4.352 euro (-10,6 per cento), mentre quello dei dipendenti è aumentato di soli 320 euro (+1 per cento).

In deciso aumento, invece, il dato medio annuo dei pensionati e di quelle famiglie che hanno beneficiato dei sussidi (di disoccupazione, di invalidità e di istruzione) che sono stati erogati ai nuclei più in difficoltà. In termini assoluti il ritocco all’insù è stato pari a 1.680 euro (+7,6 per cento).

“Il forte calo della domanda interna ha contribuito in maniera determinante a peggiorare le condizioni economiche degli autonomi – segnala il segretario della Cgia Renato Mason – Gli artigiani, i piccoli commercianti e i liberi professionisti nella stragrande maggioranza dei casi vivono dei consumi delle famiglie: il crollo di quest’ultimi ha causato una caduta verticale del fatturato di moltissime piccole attività e spinto alla chiusura tantissimi lavoratori autonomi. Si auspica che la ripresa dei consumi si consolidi nella parte finale di quest’anno e che il 2015 possa chiudersi con un numero di lavoratori autonomi superiore al 2014, come sembrerebbe intravedersi nei dati provvisori relativi al primo semestre”.

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