Giovedì 15 Novembre 2018 - 4:00

Finalmente la disoccupazione cala: a luglio scende al 12%

ROMA. In calo il tasso di disoccupazione a luglio. Secondo le stime diffuse oggi dall'Istat, il valore è sceso di 0,5 punti percentuali, arrivando a quota 12,0%. In diminuzione anche la stima dei disoccupati, che scende del 4,4% (-143mila) su base mensile. Nei dodici mesi la disoccupazione è diminuita del 6,6% (-217 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 0,9 punti. Il calo della disoccupazione a luglio riguarda anche i giovani nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Il tasso è pari al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, precisa l'istituto di statistica, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. La stima del numero di giovani inattivi è in aumento dello 0,6% nel confronto mensile (+27 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni cresce di 0,5 punti percentuali, arrivando al 74,4%.

La stima del numero di giovani disoccupati, prosegue l'Istat, diminuisce rispetto al mese precedente (-51 mila, pari a -7,6%). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,4% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza, continua l'Istat, diminuisce nell’ultimo mese di 0,9 punti percentuali.

Con riferimento alla media degli ultimi tre mesi, per i giovani 15-24enni si osserva il calo sia del tasso di occupazione (-0,2 punti) sia del tasso di disoccupazione (-0,2 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività (+0,5 punti percentuali). In termini tendenziali, cioè rispetto a luglio 2014, il tasso di occupazione dei giovani 15-24enni cala di 0,5 punti percentuali, cala anche il tasso di disoccupazione (-2,6 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività di 2,0 punti.

Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1%), a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell’anno l’occupazione cresce dell’1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti.

Inoltre, prosegue l'Istat, dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese dello 0,7% (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattività, è pari al 35,9%, in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l’inattività è in calo dello 0,6% (-87mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,1 punti.

Infine, rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo maggio-luglio 2015 il tasso di occupazione cresce (+0,2 punti percentuali), mentre calano il tasso di disoccupazione (-0,1 punti) e il tasso di inattività (-0,1 punti).

CRESCITA. Nel secondo trimestre del 2015 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre del 2014. La stima preliminare diffusa lo scorso 14 agosto aveva rilevato una crescita congiunturale dello 0,2% e tendenziale dello 0,5%. Lo rileva l'Istat.

Il secondo trimestre del 2015 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2014. La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,6%, spiega l'Istat nella nota. Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda interna hanno mostrato andamenti dissimili, con i consumi finali nazionali in aumento dello 0,3% (+0,4% per i consumi finali dei residenti) e gli investimenti fissi lordi in diminuzione dello 0,3%. Riguardo alle componenti estere si è registrata una crescita più intensa per le importazioni (+2,2%) che per le esportazioni (+1,2%).

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 0,2 punti percentuali (+0,3 il contributo dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, nullo quello della spesa della Pa e -0,1 quello degli investimenti fissi lordi. Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del Pil (+0,4 punti percentuali), mentre l’apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,2 punti percentuali.

Rispetto al trimestre precedente, il valore aggiunto dell’industria è rimasto stazionario e quello dei servizi è aumentato dello 0,3%, mentre quello dell’agricoltura è diminuito dell’1,1%. La stabilità congiunturale del settore industriale deriva da una crescita dell’industria in senso stretto (+0,2%) e da una flessione delle costruzioni (-0,7%). In termini tendenziali, il valore aggiunto dell’industria ha registrato una variazione nulla, con un incremento dello 0,4% dell’industria in senso stretto e una flessione dell’1,5% delle costruzioni; il valore aggiunto dell’agricoltura è aumentato dell’1,7% e quello dei servizi dello 0,5%.

La ripresa non esiste: calano ancora i consumi

ROMA. Gelata sulla ripresa dei consumi. A giugno, rileva l'Istat, l’indice destagionalizzato del valore delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) iminuisce dello 0,3% rispetto a maggio 2015. Rispetto a giugno 2014, comunque, l’indice grezzo del valore del totale delle vendite segna una crescita dell’1,7%. Con riferimento al primo semestre del 2015, cresce dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2014. Nella media del trimestre aprile-giugno 2015, il valore delle vendite registra una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Il valore delle vendite di prodotti alimentari segna un aumento dello 0,9%, quello di prodotti non alimentari dello 0,2%. L’indice in volume delle vendite al dettaglio diminuisce, a giugno 2015, dello 0,3% rispetto a maggio 2015, mentre aumenta dell’1,1% rispetto a giugno 2014. Nel secondo trimestre dell’anno l’indice segna una crescita dello 0,2% sui primi tre mesi.

Gas, l'Eni scopre il più grande giacimento mediterraneo

ROMA. Eni ha scoperto in Egitto un nuovo giacimento dal potenziale di 850 miliardi di metri cubi di gas che potrà garantire la soddisfazione della domanda di gas naturale del Paese, per molti decenni. Lo comunica la società, precisando che l'area è situata in un permesso detenuto al 100%. La scoperta, sottolinea Eni, è di rilevanza mondiale nell'offshore egiziano del mar Mediterraneo, presso il prospetto esplorativo denominato Zohr. Il pozzo Zohr 1X, attraverso il quale è stata effettuata la scoperta, è situato a 1.450 metri di profondità d’acqua, nel blocco Shorouk, siglato nel gennaio 2014 con il Ministero del Petrolio egiziano e con la Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas) a seguito di una gara internazionale competitiva.

«È un giorno davvero importante per la nostra società e le persone di Eni - afferma l'amministratore delegato Claudio Descalzi -. Questo importante risultato è la conferma delle nostre competenze e delle nostre capacità di innovazione tecnologica con immediata applicazione operativa e dimostra soprattutto lo spirito di forte collaborazione tra tutte le componenti aziendali che sono alla base di questi grandi successi».

Il numero uno del cane a sei zampe si è recato nelle scorse ore al Cairo per informare il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi e illustrare i dettagli della scoperta con il primo ministro Ibrahim Mahlab e con il ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie Sherif Ismail.

«La strategia che ci ha portato a insistere nella ricerca nelle aree mature di paesi che conosciamo da decenni si è dimostrata vincente - sottolinea Descalzi - a riprova che l’Egitto presenta ancora un grande potenziale». «Questa scoperta storica - aggiunge - sarà in grado di trasformare lo scenario energetico di un intero Paese che ci accoglie da oltre 60 anni».

L'esplorazione «si conferma al centro della nostra strategia di crescita: negli ultimi 7 anni abbiamo scoperto 10 miliardi di barili di risorse e 300 milioni negli ultimi sei mesi, confermando così la posizione di Eni al top dell'industria».

Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta, il giacimento "supergiant" presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati. Zohr rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo e può diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale. Inoltre offrirà un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni. «Questa scoperta - prosegue Descalzi - assume un valore ancora maggiore poiché fatta in Egitto, Paese strategico per Eni, dove possono essere sfruttate importanti sinergie con le istallazioni esistenti permettendoci una rapida messa in produzione».

Eni svolgerà ora, «nell'immediato», le attività di delineazione del giacimento per assicurare lo sviluppo accelerato della scoperta che sfrutti al meglio le infrastrutture già esistenti, a mare e a terra.

Il pozzo Zohr 1X, perforato a 4.131 metri di profondità complessiva, ha incontrato circa 630 metri di colonna di idrocarburi in una sequenza carbonatica di età Miocenica con ottime proprietà della roccia serbatoio. La struttura di Zohr presenta anche un potenziale a maggiore profondità, che sarà investigato in futuro attraverso un pozzo dedicato.

Eni, attraverso la controllata Ieoc Production Bv, detiene nella licenza di Shorouk la quota del 100% e ne è l’operatore. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è congratulato con Descalzi. «Complimenti a Eni per questo straordinario risultato di un lavoro di ricerca che si inserisce nell'ambito dei rapporti tra Italia ed Egitto, in un'ottica di partnership economica strategica che riguarda il nostro Paese e più in generale l'intero continente africano», ha sottolineato Renzi, che ha sentito il Presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi per commentare insieme l'impatto di questa scoperta sulla stabilità energetica del Mediterraneo e più in generale sulle prospettive di sviluppo della regione.

Eni è presente in Egitto dal 1954, dove opera attraverso Ieoc, ed è stata storicamente precursore nell’ esplorazione e sfruttamento delle risorse gas nel paese fin dalla scoperta del Campo di Abu Maadi nel 1967. Ricorrendo a nuovi modelli esplorativi e massimizzando l’utilizzo di nuove tecnologie operative, Eni, attraverso le compagnie operative pariteticamente partecipate con Egpc, Agiba e Petrobel, ha raddoppiato negli ultimi 3 anni la produzione di olio nelle concessioni del Western Desert e di Abu Rudeis nel Golfo di Suez e dato nuovo impulso produttivo nell’onshore del Delta del Nilo in seguito alla scoperta di Nidoco Nw 2 (Nooros prospect) già in produzione.

La Corte dei Conti smaschera Renzi: tasse locali +46,5%

ROMA. Mentre il Governo dichiara "a tamburo battente" che le tasse vanno ridotte, il peso dei tributi locali cresce incessantemente negli ultimi 3 anni. Dal 2011 al 2014 si è registrato un incremento del 13,8%, per un totale di versamenti fiscali effettuati dai contribuenti che sono passati da 91,8 a 104,5 miliardi. I dati, contenuti nella relazione della Corte dei conti sugli andamenti della finanza territoriale ed elaborati dall'Adnkronos, mostrano un avanzamento costante nell'ultimo triennio. Si è passati da un incremento annuo del 10,7% nel 2012, a un più modesto +1,5% del 2013, e +1,3% nel 2014.

A pesare sulle tasche dei contribuenti sono soprattutto i tributi di comuni e province, che nel 2014 sono cresciuti del 46,5% rispetto al 2011 (erano pari a 26,9 miliardi e sono lievitati fino a 39,4 miliardi). L'annuncio del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sul taglio delle tasse sulla prima casa dal prossimo anno, di conseguenza, preoccupa ancora di più alla luce delle crescenti necessità degli enti locali. Tornando ai dati della magistratura contabile, esaminando il trend anno per anno, si scopre che il vero boom si è registrato tra il 2011 e 2012 (+22,8%). L'anno successivo la crescita è stata del 7,5%, mentre nel 2014 si è tornati a un aumento sopra le due cifre con un +11%.

Diversa è la performance delle regioni, che nel 2014 segnano un modesto incremento rispetto al 2011 (+0,3%), passando da 64,9 mld a 65,1 mld. Tuttavia l'esame nel dettaglio, anno per anno, evidenzia che nel 2012 si è registrata una crescita del 5,7%, mentre nei due anni successivi le entrate sono andate gradualmente scendendo (rispettivamente -1,4% nel 2013 e -3,7% nel 2014).

Le Borse cinesi rimbalzano. Bene anche l'Europa

MILANO. Le Borse della Cina centrano il rimbalzo, dopo una serie negativa che durava da cinque sedute consecutive. L'indice Shanghai Composite ha ampliato i guadagni nel corso della seduta, terminando a 3.083,59 punti (+5,34%), dopo aver perso il 20% da giovedì scorso. Lo Shenzhen Component ha guadagnato il 3,58% a 10.254 punti. L'indice Chinext, che riunisce le imprese hi-tech e ad alto tasso di crescita della Borsa di Shenzhen, nella Cina sudorientale, sale del 3,68% a 1.959,49 punti. A favorire il rimbalzo sono state le misure della banca centrale cinese, la Pboc, che è intervenuta anche oggi pompando liquidità nei mercati con operazioni pronti contro termine, dopo aver tagliato ieri i tassi di un quarto di punto e aver annunciato un abbassamento del coefficiente di riserva delle banche.

Ieri Wall Street ha chiuso con forti guadagni: il Dow Jones che ha guadagnato quasi il 4%, il maggior rialzo giornaliero dal 2011.

A spingere le Borse Usa sono state le parole di William Dudley, presidente della Fed di New York, secondo il quale le preoccupazioni per l'andamento dei mercati internazionali hanno ridotto la possibilità che la Fed alzi i tassi il mese prossimo, dopo averli mantenuti per anni vicini allo zero. In spolvero anche le Borse latinoamericane, a parte Lima e Santiago, in cui hanno un peso notevole i minerari: a San Paolo del Brasile l'indice guida Bovespa è salito del 3,4%. Le Borse europee stamani hanno aperto con consistenti rialzi sulla scia di Wall Street: a Milano il Ftse Mib guadagna l'1,97%. In verde anche Francoforte, con il Dax a +2,9%, Parig i con il Cac a +2,62%, Madrid con l'Ibex a +2,24%, Londra con il Ftse a +2,27%, Amsterdam con l'Aex a +2,58%.

A Tokyo l'indice guida Nikkei ha guadagnato l'1,1% sulla scia dei consistenti guadagni di Wall Street di ieri, aiutata anche dal rimbalzo delle Borse della Cina. Il Topix ha chiuso in rialzo dell'1,45%.

Padoan: «Agevolazioni fiscali per il Sud nella legge di stabilità»

RIMINI. Sul fronte tasse nella legge di stabilità «bisogna cercare di capire come immaginare facilitazioni fiscali per il Sud». Lo anticipa il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan nel suo intervento al Meeting di Rimini. «Rendiamo facile la vita a chi rischia le proprie risorse per creare ricchezza e fornire nuova occupazione», aggiunge indicando uno dei principali obiettivi dell'azione di governo. «L'abbattimento delle tasse dà benefici - osserva - se chi ne gode è convinto che sia permanente: il taglio deve essere credibile e per questo va fatto abbattendo le spese». L'obiettivo della riduzione del carico fiscale «deve essere accrescere l'occupazione, aiutando le imprese ad assumere di più e meglio. Bisogna sostenere le imprese e le famiglie, l'idea è quella di tornare ad aiutare le imprese e i redditi più bassi».

L'Italia, osserva il ministro, è ferma da due decenni perché «in vent'anni non si sono affrontati gli ostacoli strutturali alla crescita»: servono sia «un intervento macroeconomico che soprattutto uno microeconomico che riesca a cambiare i comportamenti delle imprese e delle famiglie. Se questo cambiamento non avviene la ripresa della crescita resterà debole e insoddisfacente».

Borse, Asia contrastata: Shanghai -1,27% e Europa in rosso

MILANO. Avvio in rosso per la piazza finanziaria di Milano, all'indomani della chiusura che ha sfiorato un rialzo di sei punti percentuali, e per i principali listini europei che ieri hanno messo a segno rialzi sostenuti. L'indice Ftse Mib cede l'1,43% a 21.339 punti, mentre l'All Share segna -1,31% e l'indice Star lascia sul terreno lo 0,52%. In lieve rialzo lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi a 127,5 punti base con un rendimento dell'1,98%. Si allineano ai ribassi le piazze finanziarie di Londra -1,57%, Parigi con l'indice Cac 40 in ribasso dell'1,86% e Francoforte con il Dax che cede l'1,76%.

L'Europa dunque rallenta, all'indomani della decisione della banca centrale di Pechino di tagliare i tassi di interesse. Una mossa per 'reagire' al rallentamento dell'economia che ha pesantemente intimorito gli investitori scatenando le pesanti flessioni sui mercati finanziari asiatici. Se Tokyo chiude in rialzo - l'indice Nikkei termina le contrattazioni con un progresso del 3,20% a 18.376,83 punti -, a Shanghai non riesce il rimbalzo, così come Wall Street - indice Dow Jones -1,29%, Nasdaq -0,44% -.

Al termine di una seduta altamente volatile, con rialzi di circa il 3% e ribassi che toccano i quattro punti percentuali, a Shanghai il Composite Index archivia la seduta con un calo dell'1,27% a 2.927 punti, mentre a Shenzhen il Component Index perde il 2,92% a 9.899,72 punti.

Borse cinesi
di nuovo a picco. L'Europa tenta
il rimbalzo

MILANO. Le Borse europee riescono in pieno il recupero dopo il lunedì nesro che ha scatenato il panico sulle Borse mondiali. Milano guida i rimbalzi, con un guadagno del 3% a 21.011 punti. Sul Vecchio Continente continuano a salire Francoforte (+3,3%), Parigi (+3,6%) e Londra (+2,8%), anche sulla scia dell'indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese in Germania: a sorpresa, ad agosto è salito a 108,3 punti. Il panic selling non si placa, invece, a Shanghai, dove l'indice composito è sceso sotto i 3mila punti, tornando ai livelli della fine del 2014, con una perdita del 7,6%. Non è bastata, quindi, la nuova iniezione di liquidità per 150 miliardi di yuan della Banca centrale cinese al sistema finanziario.

 

Il tracollo delle Borse cinesi non impedisce che le altre piazze di Asia e Pacifico recuperino: Sydney chiude in rialzo del 2,7%, Bombay gira in positiva (+0,9%). Fa eccezione il Nikkei giapponese, che cede il 3,96% a 17.806 punti. Provano a risalire anche le quotazioni petrolifere: il Wti è scambiato a 39,1 dollari al barile, il Brent a 43,6 dollari.

 

Chiusura sotto i 16mila punti, e con il peggior ribasso in una seduta da quattro anni, per il Nyse. Il Dow Jones, dopo aver perso mille punti all'avvio in pochi minuti, ha chiuso ieri sera le contrattazioni a 15.871 punti (-3,57%) dopo aver toccato un minimo infraday di 15.370 punti. L'indice tecnologico Nasdaq ha lasciato sul terreno il 3,82% a 4.526 punti.

È il lunedì del grande crollo: Piazza Affari perde il 6%

MILANO. Lunedì nerissimo sui mercati mondiali, che "riassaporano" il panico provato l'ultima volta nel 2011 e nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. All'origine della débacle, questa volta c'è la Cina e, ormai da qualche tempo, i timori che il rallentamento della sua economia sia peggiore del previsto. A Milano il Ftse Mib torna ai livelli di febbraio, chiudendo a 20.450 punti (-5,96%) e vicina ai minimi di seduta, mentre gli indici di Wall Street limano le perdite dopo un avvio shock, con mille punti persi in pochi minuti (-6,5%) rispetto alla seduta precedente. Il Dow Jones alle 17.30 segna -2,38% a 16.063 punti; il Nasdaq perde il 2,89% a 4,570 punti.

Andando con ordine, i forti ribassi per gli indici europei sono iniziati dall'avvio, dopo l'ennesimo crollo della piazze finanziarie cinesi: a nulla sono valse le operazioni del weekend della Banca centrale cinese per fermare l'emorragia degli investitori dalle Borse del Dragone e immettere nuova liquidità sul mercato. L'indice guida Shanghai Composite ha chiuso a 3.209 punti, in calo dell'8,49%, il declino giornaliero maggiore dal 27 febbraio del 2007.

Sul fronte delle materie prime, poco dopo l'avvio in forte ribasso del Nyse, il petrolio è scivolato sotto i 39 dollari al barile (38,9) per poi risalire a 39,18 dollari. A Londra, il Brent ha rispecchiato l'andamento del Wti e ha toccato il minimo infraday di 42,5 dollari per poi risalire a 43,5 dollari. L'Euro invece si rafforza sul dollaro (+2%) e supera 1,158 dollari, tornando ai massimi da gennaio.

In questo scenario, dove il timore sul rallentamento dell'economia cinese non si spegne e la fuga di capitali continua a spaventare i mercati, Atene è la Borsa peggiore del Vecchio Continente: l'indice Athens General cede il 10,5%. Tra le piazze finanziarie peggiori, quelle che perdono oltre il 5% ci sono Lisbona (-5,8%), Parigi (-5,35%), Amsterdam (-5,2%) e Madrid (-5,01%). La Borsa di Londra cede a fine seduta il 4,67%, quella di Francoforte il 4,7%.

Sul paniere principale della Borsa di Milano la maglia nera è Tenaris, che sfiora un crollo del 10%, fermandosi a -9,6% a 9,97 euro. Il forte ribasso riguarda anche gli altri titoli petroliferi: Eni cede il 7,98%, Saipem il 6,27%. Sul Ftse Mib, non c'è un titolo in verde. Quelli che contengono maggiormente le perdite sono Wdf (-0,20%), Italcementi (-0,35%) e Pirelli (-0,67%), le società protagoniste degli ultimi tempi per offerte di pubblico acquisto a livello internazionale.

Tra i titoli più venduti ci sono nuovamente quelli del lusso e quelli delle auto, il comparto più esposto in Cina e sui mercati di Asia e Pacifico. Luxottica perde il 7%, Salvatore Ferragamo il 6,44%, Yoox il 6,82%. Tod's e Moncler cedono 'solo' il 4% circa. Fca chiude la giornata con una perdita del 7,76%.

Tra le più colpite del comparto bancario c'è Mps (-7,07%). A seguire Intesa Sp (-6,14%), Bper (-6,08%), Mediobanca (-5,7%) e Banco Popolare (-5,67%). Da segnalare, alcuni tra i titoli che resistono di più al sell off globale: Ovs (+3,6%), Seat Pg (+2,56%) e Parmalat (+1,25%).

Stamani la Borsa di Schangai ha chiuso con un crollo dell'8,5%, scatenando un sell-off su tutti i mercati dell'area (Tokyo ha perso il 4,6%, Hong Kong oltre il 5%), mentre gli investitori guardano preoccupati al rallentamento dell'economia cinese, la seconda del mondo dopo gli Usa. Pesa la debolezza delle materie prime, che colpisce le valute correlate, come il rublo, ma sono tutti i mercati emergenti a soffrire (lam rupia indiana è caduta ai minimi da due anni sul dollaro). Resta inoltre l'incertezza sulle prossime mosse della Fed.

Asia, Borse nel panico: Shanghai crolla a -8,5%

MILANO. Avvio pesante oggi per la Borsa di Milano, con il Ftse Mib a 20.966 punti (-3,71%) e poi recupera al -2%.. Apertura negativa per Londra, con l'indice guida Ftse a 6.044 punti (-2,34%) dopo i primi scambi mentre a Francoforte l'indice guida Dax è a 9.776 punti (-3,41%). In rosso anche la Borsa di Parigi, con l'indice guida Cac a 4.492 punti (-2,99%).

Colano a picco le Borse cinesi, con l'indice guida Shanghai Composite che chiude a 3.209,91 punti, in calo dell'8,49%, il declino giornaliero maggiore dal 27 febbraio del 2007. L'indice principale della Borsa di Shenzhen, il Component, ha chiuso in calo del 7,83% a 10.970 punti. L'indice Chinext, che comprende aziende hi-tech ad alto tasso di crescita, ha ceduto l'8,08% a 2.152,61 punti. Quasi 2.200 titoli hanno perso oggi il 10%, limite massimo di variazione giornaliera.

Chiusura in profondo rosso per la Borsa di Hong Kong, con l'indice guida Hang Seng a 21.251,57 punti, in calo del 5,17%. Scambi per un controvalore di 138,97 mld di dollari di Hong Kong (17,93 mld di dollari Usa). Le vendite colpiscono i mercati di tutta l'Asia-Pacifico: a Manila, nelle Filippine, la Borsa ha chiuso in calo del 6,7%, con gli investitori che hanno venduto sulla scia delle pesanti perdite sugli altri mercati asiatici e internazionali. L'indice Pse ha ceduto 487,97 punti, chiudendo a 6.791 punti. Scambi per 12,62 miliardi di pesos (296,7 milioni di dollari) di controvalore. I titoli in calo sono stati 212, contro 13 in rialzo e 20 invariati.

Chiusura in forte calo per le Borse giapponesi, sulla scia delle perdite dei mercati cinesi oggi ed europei e americani venerdì scorso. Pesa anche il rafforzamento dello yen nel cambio con il dollaro, che penalizza le esportazioni nipponiche. L'indice principale Nikkei ha lasciato sul parterre il 4,61% o 895.15 punti, a quota 18.540,68, minimo di chiusura da circa sei mesi. L'indice Topix ha ceduto il 5,86% a 1.480,87 punti. In calo banche, immobiliare, acciaio e ferro. Scambi per 4.107,5 mld di yen di controvalore (33,94 mld di dollari).

In forte calo anche per la Borsa di Taiwan, in arretramento del 4,8%. L'indice ponderato della Borsa di Taipei ha chiuso a 7.410,34 punti, perdendone 376,58, ha riportato l'agenzia statale Cna. L'indice è arrivato a perdere il 7,5% durante gli scambi, prima di recuperare parzialmente. Liang Kuo-Yuan, presidente dell'istituto di ricerca Yuanta-Polaris, ha affermato che la caduta è da attribuire al rallentamento dell'economia cinese, riporta la Cna.

Chiude in forte calo inoltre la Borsa australiana, che ha perso quasi il 4% azzerando due anni di guadagni. Minerari, energetici e finanziari sono stati i titoli più colpiti dai timori provocati dal continuo calo delle Borse cinesi. Agosto si sta profilando come il peggior mese per gli investitori australiani dall'ottobre 2008, uno dei picchi della crisi finanziaria, riporta l'Australian Finance Review. L'indice principale Asx 200 ha toccato il minimo da due anni oggi in chiusura, in calo di 194 punti o il 3,9%. Il dollaro australiano è calato ai minimi da aprile 2009, raggiungendo 0,7225 sul dollaro Usa.

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