Giovedì 20 Settembre 2018 - 19:34

L'Ocse: Pil dell'Italia a +0,6%

ROMA. L'Ocse ha rivisto al rialzo le stime sul pil dell'Italia: a +0,6% nel 2015, contro il +0,4% previsto in precedenza e +1,3% nel 2016. La revisione della crescita 2015 - espressa nell'Interim Economic Assessment appena diffuso - era già stata preannunciata lo scorso 19 febbraio dal segretario generale Ocse, Angel Gurria, nell'incontro a Roma con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. La zona euro per l'Ocse dovrebbe crescere dell'1,4% quest'anno e del 2% il prossimo. Nel dettaglio delle altre maggiori economie, la Germania quest'anno dovrebbe chiudere con un incremento del pil dell'1,7% e +2,2% nel 2016; la Francia +1,1% e +1,7% il prossimo anno.

 

«Il calo dei prezzi del petrolio e l'allentamento della politica monetaria hanno portato l'economia globale ad un punto di svolta, con la potenzialità di un'accelerazione della crescita di cui molti paesi avevano bisogno», afferma in una nota il capo economista Ocse Catherine L. Mann. Ma, avverte, «non c'è spazio per il compiacimento perchè affidarsi eccessivamente alla sola politica monetaria può provocare rischi». Ecco perchè «c'è bisogno di un approccio politico equilibrato, facendo pieno uso delle riforme fiscali e strutturali per assicurare crescita e finanze pubbliche sostenibili nel lungo termine».

 

Le chiacchiere
di Renzi: spesa pubblica senza freni

ROMA. Dei buoni propositi di Matteo Renzi restano solo le chiacchiere. Il Governo aveva promesso di tagliare la spesa pubblica improduttiva, ma dalle parole ai fatti palazzo Chigi non è mai passato. I numeri dicono che la spesa pubblica, al contrario, continua a crescere. Questo, denuncia la Cgia di Mestre, nonostante l’allungamento dell’età lavorativa imposto dalla riforma Fornero, il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, la centralizzazione degli acquisti, i tagli ai Ministeri, alle Regioni, agli Enti locali e alla sanità. Tra il 2010 e il 2014, le uscite di parte corrente al netto degli interessi sul debito pubblico (costituite dalle spese per il personale, dai consumi intermedi, dalle prestazioni sociali, etc.) sono salite di 27,4 miliardi di euro.

Anche in rapporto al Pil, le uscite correnti risultano in deciso aumento: se all’inizio di questo decennio l’incidenza era pari al 41,4 per cento, l’anno scorso la stessa ha toccato il 42,8 per cento. Nel 2014 la macchina pubblica è “costata” agli italiani 692,4 miliardi di euro. Di segno opposto, invece, l’andamento delle principali spese in conto capitale, vale a dire gli investimenti. Se nel 2010 il valore ammontava a 64,7 miliardi di euro, nel 2014 è sceso a quota 49,2 miliardi: in questi 5 anni la caduta degli investimenti è stata spaventosa: - 23,9 per cento, pari a una riduzione in termini assoluti di 15,4 miliardi di euro.

«Pur riconoscendo che gli effetti della crisi hanno contribuito a espandere alcune voci di spesa - evidenzia il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - la tanto sbandierata spending review, purtroppo, non ha ancora sortito gli effetti sperati. Questa situazione, ovviamente, pregiudica in maniera determinante l’obiettivo primario che il Governo deve perseguire per riagganciare la ripresa, vale a dire il taglio delle tasse».

Il debito pubblico continua
ad aumentare

ROMA. «Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato in gennaio di 31 miliardi, a 2.165,9 miliardi, molto vicino al suo massimo storico (2.167,7 miliardi registrato nel luglio del 2014)». E' quanto si legge nel il Supplemento "Finanza pubblica, fabbisogno e debito" di Bankitalia. L’incremento, si legge nel testo, è dovuto all’aumento (36,3 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a fine gennaio a 82,6 miliardi (46,3 a dicembre del 2014), solo in parte compensato dall’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (4,6 miliardi) e dall’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, del deprezzamento dell’euro e degli effetti della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione (0,7 miliardi). Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari in gennaio a 31,3 miliardi, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2014 (31 miliardi).

Btp, tassi al minimo storico

ROMA. Dopo l'apertura a quota 90 lo spread fra Bund e Btp decennali scende ancora fino a 87 punti con un rendimento del nostro titolo che all'1,07%, nuovo minimo storico . L'effetto Qe porta in basso anche i Bonos spagnoli che vedono il differenziale a 86 punti con un rendimento dell'1,06%. alla base di questo doppio calo l'ennesima discesa dei tassi del decennale tedesco che ormai rende solo o 0,20%.

Elettricità, bolletta sempre più cara

ROMA. Ancora in salita le bollette dell'energia elettrica. Mentre l’Italia non è ancora pronta a salutare il regime di maggior tutela per gas e luce, e il passaggio definitivo al mercato libero è rinviato al 2018, nel 2014 le famiglie italiane per le bollette della luce hanno speso 503 euro, a fronte di un consumo di 2.579 KWh. Rispetto al 2013 il costo sostenuto è aumentato leggermente, registrando un incremento medio pari al +0,86%; un anno fa la cifra spesa dalle famiglie ammontava a 499 euro. A fare qualche calcolo è l’Osservatorio sull’energia elettrica di Facile.it. sulla base dei preventivi calcolati sul portale. Sebbene si tratti di "variazioni minime, queste, legate ad una generale stabilità dei consumi" le spese "non sono però uniformi a livello regionale" avverte l'Osservatorio. I consumi, infatti, sono inferiori al Nord e superiori al Centro Sud, con il picco registrato in Sardegna, mentre la Valle d'Aosta registra il consumo più basso con relativo calo di spesa.

"La Sardegna -spiega l'Osservatorio- non dispone di una capillare rete di distribuzione del gas e, di conseguenza, il suo consumo di elettricità in arriva ben oltre la media nazionale: in media 3.157 KWh, a cui corrisponde una spesa media annuale di ben 632 euro". Seguono, in seconda e terza posizione, le Marche, con un consumo di 2.805 KWh e una spesa annua media di 545 euro, e il Lazio, in cui si consumano 2.760 KWh e ogni anno si spendono 535 euro. Di contro, è la Valle d'Aosta la regione che presenta il consumo medio più basso, con 2.065 KWh l’anno, che in soldi diventano 413 euro annuali; molto bassi i consumi anche in Trentino Alto Adige: 2.123 KWh l’anno, a cui corrisponde una spesa media complessiva di 423 euro.

"Quello che in molti hanno imparato è che è possibile ridurre le spese approfittando dei margini di risparmio garantiti dal cambio di fornitore energetico, sottolinea ancora l'Osservatorio che ha calcolato come la bolletta elettrica potrebbe calare mediamente di 57 euro l’anno (che diventano anche 69 euro dove si spende di più, in Sardegna), con un risparmio complessivo dell’11,27%. Questa percentuale, riferisce, "è stata calcolata rapportando la spesa media annua sostenuta con un fornitore in regime di maggior tutela e la migliore offerta del mercato libero presente sul comparatore di Facile.it nel periodo considerato (febbraio 2015)".

La Bce inizia
a comprare Btp

FRANCOFORTE. Al via il piano Quantitative Easing della Bce. Oggi inizia ufficialmente l'acquisto dei titoli di Stato, annunciato dal presidente Mario Draghi, per un ammontare mensile pari a 60 miliardi di euro e un totale di 1.140 miliardi. Il programma si dovrebbe concludere nel settembre del 2016. Le scadenze dei titoli saranno fra 2 e 30 anni. Le banche centrali dei paesi interessati garantiranno per una quota pari all’80% del totale, dunque solo il 20% sarà il rischio condiviso tra banche nazionali e Bce. L'Eurotower potrà acquistare per un importo massimo che non superi il 33% del debito di ciascun Paese e per ogni emissione non potrà acquistare più del 25% dei titoli. Nel giorrno in cui il bazooka della Bce inizia a sparare, i mercati sono gelati dalla crisi greca: oggi si riunisce l'Eurogruppo, dopo che ioeri le proposte di Atene sono state bocciate. La Borsa di Atene è quella che perde di più: oltre tre punti percentuali, mentre il rendimento dei titoli decennali si avvicina pericolosamente al 10%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile attorno ai 93 punti con i titoli italiani che rendono meno dell'1,3%. A Milano, Piazza Affari apre in rosso poi torna in positivo dello 0,2%. Deboli gli altri mercati del Vecchio continente: Londra e Parigi cedono lo 0,7%, Francoforte cede lo 0,3%.

Napoli, compravendite tornano
a crescere

ROMA. Il mercato immobiliare nel 2014 torna crescere dell'1,8%, dopo sette anni di risultati negativi. Nell'ultimo trimestre del 2014 le transazioni sono cresciute del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2013, chiudendo l'intero anno con un totale di 920.849 unità compravendute, contro 904.960 del 2013. I dati sono contenuti nell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, secondo cui i prezzi continuano comunque a scendere. Nell'ultimo trimestre dell'anno è Roma a guidare la classifica delle compravendite, con quasi il 20% di transazioni in più. Seguono Bologna +18%, Napoli e Torino +17,6%, Firenze +10,2%, Milano +3,2% e Palermo +1,5%.  Nel 2014 il migliore risultato nel volume degli scambi è del settore commerciale (+5,7%), seguito dai settori residenziale e produttivo (+3,6%), mentre resta negativo il terziario (-4,6%). Tra le grandi città, il mercato delle abitazioni, registrano una buona performance Bologna (+18,5%) e Genova (+15%).Quanto invece ai prezzi, nel corso del 2014 continuano a scendere. E anche nei primi mesi del 2015 non si prevede una svolta significativa. In particolare nel secondo semestre del 2014 i prezzi delle abitazioni sono scesi dello 0,8% rispetto al primo semestre quando erano scesi del 2,3%.Tornando ai volumi scambiati nel confronto tra l'ultimo trimestre 2014 e lo stesso periodo del 2013, l'incremento tendenziale del mercato delle abitazioni è pari al +7,1%, quello dei negozi segna una variazione del +14,1% e il produttivo registra un +3,1%. Pressoché stabili le compravendite del terziario (+0,3%). Per il mercato delle abitazioni, crescita a doppia cifra nel 2014 per le città di Bologna +18,5%, Genova +15%, Roma +13,9% e Firenze +13,3%. Seguono Milano e Torino, che registrano rispettivamente +5% e +5,4%, e Palermo +4%. Unica negativa tra le grandi città è Napoli, che nel 2014 perde il 3,7%, un dato però influenzato dal confronto con l'anno, il 2013, in cui è avvenuta la dismissione del patrimonio residenziale del Comune a favore degli inquilini.

A gennaio scende ancora il tasso di disoccupazione. Renzi: «Non basta»

 ECONOMIA

Disoccupazione, a gennaio scende al 12,6%. Renzi twitta: "Bene, ma non basta"

A gennaio scende ancora il tasso di disoccupazione,

ROMA. Tweet di Renzi. Il premier commenta su Twitter i dati, scrivendo "più 130 Mila posti di lavoro nel 2014, bene ma non basta"

A gennaio scende ancora il tasso di disoccupazione, che si attesta al 12,6%. Lo comunica l'Istat segnalando come dopo il calo già registrato a dicembre, la disoccupazione sia diminuita ancora di 0,1 punti percentuali sul mese precedente, tornando sullo stesso livello di dodici mesi prima. Nel 2014 il tasso di disoccupazione ha però toccato il 12,7% dal 12,1% del 2013, il dato più alto mai registrato dal 1977.
Quanto al numero di disoccupati, pari a 3 milioni 221 mila, diminuisce a gennaio dello 0,6% rispetto al mese precedente (-21 mila) mentre aumenta dello 0,2% su base annua (+7 mila).
Occupati - Assieme al nuovo calo del tasso di disoccupazione migliora anche il dato degli occupati che a gennaio risultano 22 milioni 320 mila. L'Istat evidenzia come si tratti di un numero sostanzialmente invariato rispetto a dicembre (+11 mila) ma in aumento dello 0,6% su base annua (+131 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,8%, aumenta pertanto di 0,1 punti si dicembre 2014 e di 0,3 punti rispetto a dodici mesi prima.

Disoccupazione giovanile - A gennaio il tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia di età fra i 15 e i 24 anni, risulta pari al 41,2%, con un calo di di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,0 punti nei dodici mesi. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi. Quanto al tasso di occupazione giovanile, pari al 15,2%, diminuisce di 0,1 punti percentuali sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima. Il numero di giovani disoccupati, pari a 636 mila, diminuisce dell’1,0% nell’ultimo mese (-7 mila) e del 9,1% rispetto a dodici mesi prima (-64 mila). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età - aggiunge l'Istat - è pari al 10,7% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza risulta in diminuzione di 0,1 punti percentuali nell’ultimo mese e di 1,0 punti rispetto allo scorso anno. Il numero di giovani inattivi è pari a 4 milioni 415 mila, in aumento dello 0,2% nel confronto congiunturale (+7 mila) e dell’1,1% su base annua (+47 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni, pari al 74,1%, cresce di 0,2 punti percentuali nell’ultimo mese e di 1,2 punti nei dodici mesi.

 

Tfr, fallisce l'idea di Renzi

ROMA. Gli italiani non sono fessi. Da marzo sarà possibile richiedere il trattamento di fine rapporto in busta paga, ma l’adesione è ancora scarsa. Lo segnala Confesercenti che, in base a un sondaggio condotto con Swg, rileva come ad oggi ne abbiano fatto richiesta appena 6 dipendenti su 100, e solo un altro 11% vorrebbe farlo entro la fine del 2015. La stragrande maggioranza dei dipendenti (l’83%) lascerà invece accumulare il trattamento di fine rapporto nell’impresa in cui lavora, come avvenuto finora oggi. Le imprese confermano le risposte dei dipendenti: l’82% non ha ricevuto o pensa di non ricevere richieste di TFR in busta paga da parte dei propri dipendenti. I lavoratori che hanno scelto di avere il TFR su base mensile, secondo i dati di Confesercenti, utilizzeranno la liquidità aggiuntiva soprattutto per saldare debiti pregressi, destinazione indicata dal 24% del campione. Il 20% lo destinerà alla previdenza integrativa, mentre solo il 19% lo impiegherà per acquisti di vario genere. Il 35%, invece, non ha ancora un programma.

Consumatori
e imprese, cresce
la fiducia

ROMA. A febbraio l'Istat registra un balzo in avanti della fiducia dei consumatori e delle imprese italiane. Infatti per i consumatori l'indice aumenta in misura significativa, passando a 110,9 da 104,4, mentre quello del clima di fiducia delle imprese italiane mostra un deciso miglioramento, salendo a 94,9 da 91,6 di gennaio 2015. Per il clima di fiducia dei consumatori - spiega l'Istat - aumenta in misura più consistente la componente economica, che passa a 130,9 da 111,1, rispetto a quella personale, che sale solo lievemente, passando a 103,7 da 102,2. Il dato sul clima di fiducia corrente e futuro registra un aumento più significativo per quello futuro (a 116,6 da 107,4), rispetto a quello corrente (a 106,7 da 102,5).

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