Martedì 25 Settembre 2018 - 12:14

All'Emertoteca Tucci l'opera introvabile di Cangiullo

NAPOLI. L’ultimo colpo messo a segno dall’Emeroteca Tucci sul mercato dell’antiquariato librario ha un titolo anonimo ma è di un autore famoso, Francesco Cangiullo, principe dei futuristi napoletani. Si tratta di una commedia in tre atti mai rappresentata in teatro, intitolata “Non c’è” e stampata a Napoli, nel 1909, nella tipografia Vitale in via Nilo 32.
La pubblicazione manca a tutte le biblioteche italiane, come può vedersi dall’Opac Sbn del Ministero dei Beni Culturali, e non è posseduta neppure dalla British Library, nel cui catalogo on line otto-novecentesco si trovano talvolta titoli di monografie e periodici italiani sconosciuti in Italia. Sulla commedia “Non c’è”, che fu causa di un’arrabbiatura furibonda di Cangiullo con Bracco e la Serao, aveva scritto diverse pagine, ventotto anni fa, Matteo D’Ambrosio, uno dei maggiori esperti mondiali di futurismo. Lo studioso, allora ancora docente di critica letteraria alla “Federico II”, aveva potuto avere in visione dagli eredi di Diego Petriccione la copia dedicata da Cangiullo al noto poeta, giornalista e drammaturgo napoletano, che per oltre vent’abbi, all’inizio del ‘900 era stato l’autorevole critico teatrale del “Roma”. 
Nel suo saggio di quasi seicento pagine sulle origini e sviluppi del futurismo a Napoli, “Nuove verità crudeli”, D’Ambrosio racconta che, due anni dopo aver inutilmente tentato di dare alle scene il suo lavoro teatrale, Cangiullo aveva pubblicato un pamphlet con la seguente copertina: “Non c’è/Roberto Bracco e Matilde Serao/Arguto ed umoristico opuscoletto di Francesco Cangiullo”; che era stato messo in vendita presso le edicole al costo di 15 centesimi. Conteneva, tra l’altro, la lettera di risposta di Roberto Bracco a una richiesta di aiuto teatrale: “Egregio e caro Cangiullo, chiedetemi la vita, ma non mi chiedete lettere di raccomandazioni o di presentazioni per capocomici. Ne ho sempre fatte poche. Ora non ne faccio più...”. Lunga e divertente era poi la ricostruzione di una doppia visita a Matilde Serao presso la redazione del quotidiano “Il Giorno”. La prima volta la giornalista-scrittrice, confessando di non avere avuto il tempo di leggere la commedia, gli aveva chiesto di tornare dopo sette giorni. La seconda volta, sorpresa mentre stava per recarsi a un ricevimento, aveva chiesto a Daniele Oberto Marrama, critico teatrale del suo giornale di aiutare Cangiullo (“raccomandare un autore al critico - osservava il giovane commediografo - è come raccomandare le pecore al lupo”). Ma il critico delegato aveva, a sua volta, dichiarato di non conoscere le persone giuste, cercando di convincere Cangiullo a rivolgersi a Pio De Flavis, critico supplente, ottenendo come meritata risposta, che l’altro invocasse ironicamente una raccomandazione fatta dall’usciere del giornale, prima di sbattere l’uscio. Il prestigioso acquisto della pubblicazione esclusiva è stato fatto dall’Emeroteca Tucci presso l’antiquario Ivo Ferraguti di Parma, di cui anni fa i giornali si erano occupati quando, dribblando autorevoli acquirenti emiliani, egli aveva ceduto alla “Tucci” la rara copia di una rivista francese illustrata artisticamente, ideata e diretta da Jean Cocteau, anche questa avente un titolo telegrafico: “Le Mot”. Ferraguti non dimentica i suoi amici di Napoli, città in cui, da giovane, visse e lavorò (a Bellavista) per dieci anni.

Imbavagliati, Giuseppe Fiorello testimonial del festival di giornalismo civile

NAPOLI. Attraverso il suo lavoro di interprete, sceneggiatore e produttore, ha dato un volto e un’anima a storie dimenticate di grande coraggio. Sarà Giuseppe Fiorello il testimonial d’eccezione della quarta edizione di “Imbavagliati”, che dal 2015 dà voce a quei giornalisti che nei loro paesi hanno sperimentato il bavaglio della censura e la persecuzione di regimi dittatoriali ma, nonostante questo, hanno messo in pericolo la loro vita per poter parlare, raccontare, denunciare. Dall’Uzbekistan alla Cina, dall’Africa a Malta, Imbavagliati accende una luce sui “Figli di un’informazione minore” - questo il tema dell’edizione 2018 - con storie di giornalisti vittime di censura in paesi dove il bavaglio fa forse meno rumore ed in cui persino l’accesso ad Internet è negato. Il festival, ideato e diretto da Désirée Klain, promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Napoli e dalla Fondazione Polis della Regione Campania per le vittime innocenti della criminalità e i beni confiscati, è in programma dal 20 al 26 settembre 2018 al PAN | Palazzo delle Arti Napoli (via dei Mille, 60). La scelta del PAN è fortemente simbolica perché qui è custodita la Mehari di Giancarlo Siani, il giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985 e divenuto negli anni il simbolo dell’iniziativa per la libertà di stampa. Con lo slogan “Chi dimentica diventa colpevole” si rinnova da Imbavagliati l’appello per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni ed Ilaria Alpi.

«Imbavagliati e Articolo21- spiega il direttore artistico Désirée Klain -  appoggiano la petizione che chiede a gran voce la messa in onda su Rai 1 di “Tutto il mondo è paese”, il film-movie con Beppe Fiorello nei panni di Mimmo Lucano, il sindaco  di Riace, modello di integrazione che ha fatto il giro del mondo come esempio. Qui l’emergenza sbarchi è stata trasformata in una risorsa: i migranti sono ospitati nelle case lasciate vuote dalle famiglie del luogo, salvando il territorio da un inesorabile declino per spopolamento. Siamo onorati di ospitare in anteprima i finalisti del Premio Morrione e di aprire la manifestazione con le mostre del World Press Photo Alfred Yaghobzadeh per Imbavagliati/ Faces of War”, a cura di Stefano Renna e “Scatti della memoria”, curata da Renna con Sergio Siano e Gaetano e Antonella Castanò, in cui saranno raccontati i volti più celebri della fotografia napoletana».

L’inaugurazione si terrà al Pan il 20 settembre alle ore 18 con due mostre. Più di 100 splendidi scatti del vincitore del World Press Photo saranno protagonisti dell’esposizione “Alfred Yaghobzadeh per Imbavagliati/ Faces of War”, a cura di Stefano Renna. I volti più celebri della fotografia napoletana saranno invece al centro di “Scatti della memoria”, curata da Renna con Sergio Siano e Gaetano e Antonella Castanò. Nel corso degli incontri con i fotoreporter, l’intervento dell’altro vincitore del World Press Photo 1996, Francesco Paolo Cito.

Accanto alla Mehari di Giancarlo Siani la mostra di Greta Bartolini “14 - per chi lotta”, una foto intervista dedicata alla giornalista sotto scorta Federica Angeli, a cura dell’Associazione “Studenti Contro la Camorra”.

La manifestazione si chiuderà il 26 settembre con la presentazione dei finalisti del prestigioso Premio Roberto Morrione, in una giornata in cui avranno luogo una serie di importanti work-shop sul giornalismo di inchiesta.

Imbavagliati, inoltre, ospiterà tre dei più affermati disegnatori e autori satirici italiani: Stefano Disegni, Fabio Magnasciutti, e Riccardo Marassi che realizzeranno schizzi “in diretta” con un focus sulle tematiche affrontate durante gli incontri.

Prologo di “Imbavagliati” la IV edizione del “Premio Pimentel Fonseca”, dedicato alla memoria di Eleonora Pimentel Fonseca, patriota napoletana e fondatrice del giornale “Monitore Napoletano”, che trovò la morte nei moti rivoluzionari napoletani il 20 agosto del 1799 a piazza Mercato. Durante la cerimonia, che avrà luogo il 18 settembre alle ore 18 in Sala Di Stefano (PAN), verrà premiata Caroline Muscat giornalista investigativa e attivista maltese. Per la prima volta, verrà inoltre assegnato il Premio “honoris causa” alla reporter spagnola Olga Rodríguez, che interverrà in video. 

Premio “La Ginestra" a Massimo Cacciari

«È stata una piacevole sorpresa, non me l’aspettavo. Il premio La Ginestra è un riconoscimento prestigioso e mi riporta all’occasione in cui visitai Villa delle Ginestre per partecipare a un convegno su Giacomo Leopardi. E’ un luogo di grande suggestione». Così il filosofo Massimo Cacciari, vincitore del Premio nazionale leopardiano “La Ginestra 2018”, assegnato a personalità della cultura, del teatro e dello spettacolo che si siano distinte nello studio e nella divulgazione dell’opera di Leopardi.

Cacciari, che in molti suoi studi ha definito i versi di Leopardi “custodi della dimensione fantastica dell’animo umano”, non nasconde la propria soddisfazione per il riconoscimento «poiché il comitato scientifico ha voluto premiare anche chi, come me, non è uno storico della letteratura».

Il comitato scientifico, presieduto da Gaetano Manfredi, Rettore dell'Università "Federico II" di Napoli, e composto da Arturo De Vivo, Emma Giammattei, Paola Villani, Fabiana Cacciapuoti, Donatella Trotta, Matteo Palumbo (coordinatore del premio), ha inteso premiare il professor Cacciari poiché «i suoi studi hanno rinnovato potentemente la riflessione filosofica, portando il pensiero a misurarsi, in un processo mobile e continuo, con i suoi stessi fondamenti. A partire da studi ormai classici degli anni settanta e ottanta fino a saggi recentissimi come il Labirinto filosofico o Generare Dio – è scritto nella motivazione - egli ha offerto analisi memorabili di autori e opere che costituiscono i massimi protagonisti del sapere moderno. Gli studi leopardiani si collocano all'interno di questo scenario filosofico. I due saggi raccolti nel volume Magis amicus Leopardi mostrano il modo con cui Leopardi mette in tensione due estremi: la ragione e l'illusione, Platone e l'antiplatonismo. Nessuno dei due concetti esclude l'altro. Le categorie sono in intima e inseparabile correlazione. Massimo Cacciari ci porta così nel cuore del pensiero poetante di Leopardi e ne restituisce la straordinaria ricchezza e il fascino permanente».        

La cerimonia di premiazione è in programma giovedì prossimo, 13 settembre nella settecentesca Villa delle Ginestre, a Torre del Greco, dove Leopardi soggiornò dal 1836 al 1837 componendo alcune liriche tra le quali "La Ginestra" e "Il tramonto della Luna". La manifestazione, giunta all’undicesima edizione, è organizzata dal Rotary Club «Torre del Greco-Comuni Vesuviani», in collaborazione con la Fondazione Ville Vesuviane e l'Università "Federico II". Il premio “La Ginestra” vuole celebrare la figura di Giacomo Leopardi e i luoghi della Campania dove soggiornò il grande poeta di Recanati. Nelle ultime edizioni, il riconoscimento è andato sempre a massimi studiosi come Gilberto Lonardi, Luigi Blasucci, Antonio Prete, Lucio Felici e Aldo Masullo. Nel 2011 fu premiato il regista Mario Martone. 

Cento incontri per il Festival della Filosofia

NAPOLI. È la natura umana il tema centrale del Festival della filosofia di Ischia e di Napoli. Alla sua quarta edizione, l’evento è cresciuto e la sua importanza si rivela sorprendente. Con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico su temi attuali, è stato presentato ieri nella sede di piazza dei Martiri della Feltrinelli, si svolgerà il 15 settembre in città  e occuperà l’Isola Verde per tutta la settimana dal 23 al 28.
Quest’anno la riflessione è dedicata alla natura umana, tema sorprendentemente attuale che è al centro di dibattiti di grandissimo interesse, sollevando questioni relative alla bioetica e che riguardano l’inizio e la fine della vita. Come ricorda l’Assessore alla cultura Nino Daniele  –  intervenuto alla presentazione – «di questi tempi non facciamo che esortarci a restare umani». Sottolinea l’importanza  dello sforzo che il festival fa contro il “non pensare” che induce a dimenticare l’inesistenza delle razze umane.
Ma sono gli appuntamenti che animano le giornate del festival la vera attrazione. 
L’ideatore e direttore scientifico. Raffaele Mirelli, è molto orgoglioso delle novità che il festival ha da offrire, a partire dalle lezioni di yoga tre volte al giorno, che puntano a far rilassare le menti per poter accogliere temi che potrebbero risultare difficili per gli inesperti. 
Il festival inaugurerà alle 18 di sabato prossimo al Maschio Angioino, nella  Sala dei Baroni con una conferenza di Carlo Alberto Redi (nella foto) dell’Università di Pavia.
A Ischia gli incontri si terranno in quattro diverse sedi: La Torre Guevara, il Castello Aragonese  i Giardini La Mortella e la Biblioteca Antoniana saranno i luoghi dove prenderà forma il dibattito filosofico. Ischia vedrà la presenza di una Summer School of Humanities, con  mostre d’arte e soprattutto laboratori condotti da psicologi. Primo tra tutti “Fatti nudi, poi vestiti”, condotto dallo psicosessuologo Giorgio Espugnatore nella suggestiva ambientazione della boutique La Putechella venerdì 28 alle 18. 
Fondamentali le oltre novanta conferenze, distribuite nell’arco della giornata in vari luoghi dell’isola, di cui quelle di primo mattino sono dedicate agli studenti delle scuole. 
Attesissima la lectio magistralis di Markus Gabriel, dell’Università di Bonn, sulla “Natura dello Spirito Umano” venerdì 27 alle 19,30,  quelle di Michael Forster dell’Università di Bonn e Massimo Cacciari dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Insomma la natura umana non è solo il tema del festival, ma si rivela punto focale di molte lezioni di vita e di attualità. 
Esempio  è la conferenza “La Natura Umana è Antiquata? Una Riflessione su Confini, Migrazioni forzate e Guerra”. Alla ricerca di una spiegazione della “Natura Perfetta di un Essere Imperfetto” – sabato 29 ore 12:30  – fino a giungere alla domanda primordiale, alla quale si cercherà di rispondere alle ore 15:00, “L’uomo: Buono o Cattivo per Natura?”.
Fondamentale è la presenza dei giovani che vengono accolti e invitati a partecipare attivamente agli eventi, i quali coinvolgono varie scuole nelle iniziative. Il festival ha l’appoggio delle Istituzioni, che puntano a un turismo culturale in grado di sfruttare tutto ciò che il territorio ha da offrire. E come ricorda Giuseppe Ferraro, docente di filosofia della Federico II, il festival non è solo un evento, ma un progetto, perché non si limita all’occasione ma punta a insegnare a pensare. 
Ma la vera forza del festival sta nella sua diversità. Esso si rivolge alla gente e la invita a partecipare, non è dedicato agli esperti. È aperto al pubblico in modo totalmente gratuito e ha l’obiettivo di “vaccinare contro le cattive notizie”, sviluppare senso civico e sociale e insegnare a cogliere la verità. Tutti prestigiosi gli enti coinvolti: l’associazione culturale InSophia in collaborazione con il Comune d’Ischia, il Crf Centro Internazionale per la Ricerca Filosofica, Izph (Internazionales Zentrum fuer Philosophie dell’Università di Bonn), l’Università di Toronto, Mississauga (dipartimento di Visual Studies), con il patrocinio del Comune di Napoli, del Comune di Barano d’Ischia, del Circolo G. Sadoul, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del Fisp(Federazione Internazionale delle Società Filosofiche), del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Palermo. 

 

A Procida via al Premio Concetta Barra

PROCIDA. Con il Convegno internazionale Presenza femminili sulla scena italiana, domani alle 19.00 presso la storica Piazza dei Martiri, al via la V edizione del Premio Concetta Barra – isola di Procida, con la direzione artistica di Peppe Barra. Sabato 8 settembre alle 18.30, nella suggestiva Marina di Procida - Porto Turistico avverrà la premiazione di esponenti del mondo della cultura, della letteratura, dello spettacolo e della moda. Tra i premiati di quest’anno: Gigi Proietti, Marina Confalone, Enzo Gragnianiello, Giovanna Marini, Silvio Perrella, Sylvain Bellenger, Paolo Giulierini, Rocco Barocco. Dopo la premiazione, alle 21.00, la manifestazione si chiuderà in Piazza Marina Grande con il concerto dedicato a Concetta Barra, La Procidana, con Lalla Esposito e Maria Marone. Un premio a lei intitolato nell’ isola che le diede i natali. Una manifestazione per ricordare una grande attrice e cantante, ambasciatrice di una cultura popolare che ha saputo rivisitare e interpretare in maniera unica e irripetibile. Attrice sanguigna e peculiare interprete è stata un’artista unica molto all’avanguardia sui tempi. Di Concetta Barra si parlerà durante la tavola rotonda, che come di consueto aprirà la kermesse, e che sarà dedicata alle figure femminili della scena del secondo Novecento, come Sofia Loren, Pupella Maggio e Franca Valeri. «L’amore per Concetta Barra è sempre stato incondizionato da parte dei suoi  compaesani. Il Comune oltre ad aver istituito e sostenuto il Premio con passione le ha anche intitolato una strada nel Borgo di Terra Murata - spiega Peppe Barra - Il Premio giunge alla V edizione e vuole, attraverso la sua figura di artista, ripercorrere anche il suo rapporto umano e artistico con la cultura dell’isola, esaltandone il valore delle sue tradizioni e della sua bellezza culturale». La manifestazione è promossa dal Master in Drammaturgia e Cinematografia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e dall'Associazione PartenArt, in collaborazione con l'Assessorato al Turismo della Regione Campania, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Napoli, il Comune di Procida.

Pompei, dai nuovi scavi emerge affresco di Priapo

POMPEI. Una dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all'ingresso un Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia. E' quanto emerso nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell'ambito del cantiere dei nuovi scavi. Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti . La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all'ingresso della casa dei Vettii, oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dioniso. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali. Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell'epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi. 

LA DOMUS. La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all'affresco del Priapo posto all'ingresso (fauces), anche diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l' uno con paesaggio marino, l'altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici. Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l'interno dell'insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

OSANNA. ''La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti- dichiara il direttore generale, Massimo Osanna - Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d'argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle". "Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita équipe interdisciplinare di professionisti, che vede all'azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell'ISCR", conclude Osanna.

Ferragosto a Napoli, musei aperti e Notte della Tammorra sul Lungomare

NAPOLI. Festa della Tammorra con concerto sul lungomare e musei aperti in tutta la città. È l'offerta di Ferragosto rivolta a turisti e cittadini che anche il 15 agosto affolleranno le strade di Napoli, città ormai lontana parente di quella che, fino a qualche anno fa, durante il mese di agosto appariva deserta. Appuntamento principale della giornata è la Notte della Tammorra, manifestazione giunta alla sua 18esima edizione, organizzata da Il Canto di Virgilio e promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. L'evento, che rientra nel cartellone dell'Estate a Napoli, si svolgerà a Rotonda Diaz, cuore del lungomare partenopeo. La madrina d'eccezione di quest'anno sarà Lina Sastri che, insieme al musicista ed etnomusicologo Ambrogio Sparagna, arricchirà la carovana di musicisti presenti all'evento. Carlo Faiello, compositore e musicista napoletano, come ogni anno sarà il maestro concertatore dell'evento. 

I PARTECIPANTI. «Di anno in anno - spiega Faiello - cresce il successo e la partecipazione del pubblico alla Notte della Tammorra. Nella scorsa edizione è stato davvero emozionante vedere un lungomare invaso da 15mila danzatori di tutte le nazionalità. Il successo di questa Notte dipende dal fatto che il pubblico scopre l'altra “anima sonora" partenopea, la faccia nascosta del suono napoletano; quel suono che facciamo fatica ad ascoltare perché sovrastato dalla poesia e dalla melodia della più famosa canzone napoletana. La musica popolare da troppi anni finita nell'oblio e che ogni tanto viene fuori perché è la musica del corpo e dell'anima, del sangue e del sudore». La serata sarà aperta dai canti a distesa della Paranza dei Monti Lattari di Raffaele Inserra, con la partecipazione di Tonino 'o Stocco, seguiti dalle tammurriate e dai balli tradizionali dell'Agro-Nocerino-Sarnese a cura della Paranza do' Lione. Si esibiranno poi Carlo Faiello Ensemble (Saverio Coletta, Fulvio Gombos, Francesco Manna, Gianluca Mercurio, Pasquale Nocerino, Francesco Sicignano) con la partecipazione di Fiorenza Calogero, Patrizia Spinosi e Mimmo Maglionico, Ambrogio Sparagna con Erasmo Treglia e Valentina Ferraiuolo, Lina Sastri con Maurizio Pica e Salvatore Minale, e Marcello Colasurdo. 

MUSEI APERTI. Nel corso della giornata saranno inoltre aperti i principali siti del Polo museale della Campania presenti in città, a cominciare dalla Certosa e dal Museo di San Martino, che posticiperanno la chiusura settimanale a giovedì 16 agosto. Nel giorno di Ferragosto il sito sarà aperto dalle 8.30 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.30. Stessi orari per Castel Sant'Elmo, mentre il Museo del Novecento a Napoli ospitato negli spazi del suo Carcere Alto chiuderà alle 17. Aperti anche il Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana, il Museo Pignatelli, il Parco e la Tomba di Virgilio e il Complesso monumentale dei Girolamini, mentre sarà chiuso Palazzo Reale. 

«La Gioconda? La donna vera è milanese»

La Gioconda? Leonardo la dipinse in fuga, a tappe, e il volto non rappresenta nessuna donna. Perché l'artista si trovò con un ritratto che non poteva più dare al committente e lo modificò in corso d'opera, fuggendo all'arrivo dei francesi a Milano, tra una corte e l'altra della penisola. E il volto della donna vera è invisibile, perché nascosto sotto la Gioconda del Louvre: si tratta di una donna milanese, Bianca Giovanna Sforza, la primogenita di Ludovico il Moro. La tesi e' della studiosa Carla Glori che ha messo insieme i tasselli di un vero e proprio puzzle ripercorrendo la genesi e la storia di questo ritratto, pervenendo anche a identificare il paesaggio dipinto sullo sfondo da Leonardo.

''Sono molti i nomi oggi attribuiti alla Gioconda - dice all'Adnkronos - ma la Musa del Louvre non ha nome. La donna vera è nel ritratto sottostante. Ritengo che in origine la Gioconda fosse il ritratto nuziale di Bianca Sforza, signora di Voghera (il cui nome anagrafico in base a un atto del 1489 era Giovanna). Leonardo probabilmente iniziò a dipingerlo in Milano nel 1496 su duplice commissione del Moro (con prevedibile copia destinata al marito Galeazzo Sanseverino). Quel ritratto nuziale, poi non consegnato, è rimasto nelle mani del maestro per la morte misteriosa della giovane nel novembre dello stesso anno, cinque mesi dopo il suo matrimonio''.

Quanto allo sfondo, se si osserva il quadro, spiega, "il paesaggio è fotografato da un preciso punto di vista nel castello di Bobbio, tale che abbraccia nel paesaggio reale una costellazione di dodici punti corrispondenti ad altrettanti punti dello sfondo dipinto''. Tesi avallata da una ricostruzione paesaggistica ''come il riconoscimento attraverso progetti e dipinti antichi del ponte Gobbo, che allora aveva cinque archi ed era rovinato, come quello dipinto; la scoperta in riflettografia di un suo arco nascosto che lo localizza esattamente; l'identificazione della natura dei rilievi montuosi quali tipiche ofioliti della finestra tettonica bobbiese, e molto altro, inclusa la verifica tecnica in 3D degli architetti Bellocchi di Piacenza''.

Ma una prova che la modella originale del ritratto – quella viva e vera, per intenderci – era diversa da quella che noi vediamo al Louvre può essere individuata nella "ragione per cui Leonardo non ha consegnato al committente quel ritratto originale e lo ha trasformato successivamente fino a renderlo irriconoscibile''. Secondo la ricercatrice per Leonardo ''Sarebbe stato impossibile consegnare quel quadro al Moro, sconvolto per la morte di Beatrice a un mese da quella di Bianca'' e infine il maestro se lo sarebbe portato via ''in fuga da una Milano invasa dai francesi, nel 1499 ''.

La teoria della Glori, si è rivelata predittiva alla luce delle scoperte di Pascal Cotte del 2015. ''La donna del ritratto sottostante la Gioconda -spiega la ricercatrice- che lo scienziato parigino ha ricostruito virtualmente "in vitro", e che potrebbe definirsi "la figura-ombra della Gioconda generata da un algoritmo" è verosimilmente una quindicenne, e nell’insieme denota una certa purezza. Si direbbe quasi che lo scienziato le abbia restituito un’aura malinconica e aristocratica, ma ovviamente si tratta di un identikit del genere di quelli che si usano in campo forense, che consente una identificazione con buona approssimazione di quel volto e della figura nascosti''.

E quanto al fatto se sia o non sia una ricostruzione totalmente fedele dei tratti di Bianca, la studiosa si limita a osservare che "sicuramente le misurazioni e i test di Cotte, e la conseguente analisi e interpretazione dei dati, ci restituiscono "con buona approssimazione" una ricostruzione fedele della fisionomia della modella originale, che risulta diversa da quella della modella del Louvre: "Ecco, io credo che lui ci abbia consegnato l'identikit virtuale di un bellissimo "fantasma", ricostruito, in modo rigoroso, su basi scientifico-tecnologiche, ed è esclusivamente su questo piano, prettamente scientifico, che la sua scoperta potrà essere messa in discussione''.

''Anche se la mia tesi assomiglia a un romanzo giallo con sfumature vagamente gotiche, si tratta di una teoria scientifica elaborata in modo da permetterne confutazione e falsificazione (per quanto possibile in arte). Sotto questo aspetto, la mia ricerca era già integralmente predisposta a recepire le scoperte dello scienziato parigino. D’altra parte quello delle indagini multispettrali applicate all’arte è ormai un settore in continua evoluzione. Mentre la fotografia infrarossa, già dagli anni Cinquanta, è considerata un'analisi tradizionale di routine, il sistema multispettrale offre la possibilità di rivelare aspetti preclusi alle tecniche tradizionali, consentendo la leggibilità e la “ricreazione” dell’opera in modo virtuale''.

Si può dire dunque che il volto della Gioconda ricostruito da Cotte corrisponde a un ritratto che non esiste? “Mi sono occupata recentemente del Portrait de femme di Degas della National Gallery di Melbourne, ponendolo in relazione con la Gioconda. Ebbene, non possiamo certo dire che anche in quel caso il “ritratto sottostante” (come in numerosi altri casi analoghi, riguardanti grandi opere d’arte) non esista. L’ opera precedente, “nascosta” sotto l’opera che l’artista ha voluto consegnarci, è indubbiamente esistita e l’autore per varie ragioni ha deciso di cancellarla e di rifarne una “sopra”. Ma nel caso di Leonardo'' il rifacimento è in realtà una trasformazione, che in qualche modo preserva l’opera preesistente. Lui realizza una metamorfosi e per così dire rigenera alchemicamente la modella originaria, crea un essere nuovo a partire da quell’archetipo. La memoria della “prima modella” continua a vivere nel ritratto che ora noi vediamo (per l’evidente affinità dei tratti somatici, per la conservazione di vari particolari, ad esempio, del disegno dei vinci sulla scollatura e, io suppongo - restando in attesa di report scientifico - pure del paesaggio dello sfondo)”.

Per giunta, secondo la ricercatrice, le scoperte di Cotte si coniugano con l’ ipotesi del ritratto nuziale della giovane, perché, ''in uno dei primi disegni da lui scoperti con tecnologia multispettrale negli strati profondi, la modella portava una acconciatura ornata con spilloni, il che suggerisce che potesse trattarsi di un disegno preparatorio della giovane Sforza in abito da sposa, poi ritratta con l’abito sobrio che vediamo nella ricostruzione di Cotte''. Inoltre la studiosa prospetta l’ipotesi che la sagoma più “robusta”, che lo scienziato individua dai pochi lacerti rilevati in un abbozzo iniziale poi cancellato, sia probabilmente ''dovuta alla posa di un modello maschile nudo, come si usava all’epoca nelle botteghe, dato che molti maestri usavano modelli nudi per l’impostazione della figura e della posa e per far sì che gli abiti rispettassero la forma del corpo''.

In questa teoria, tutta incentrata su Milano e l’Oltrepo piacentino e pavese, ''possiamo rintracciare -sottolinea Glori- un filo sotteso di continuità nel processo di trasformazione della giovane del primo ritratto nascosto nell'altra misteriosa modella chiamata Gioconda che vediamo al Louvre. Il ritratto finale – a cui è da riconoscersi importanza capitale ed esclusiva dal punto di vista artistico/pittorico - è la risultante di un processo creativo che la macchina multispettrale ci consente di ripercorrere come in un viaggio all’indietro nel tempo”. D’altra parte, come tiene a sottolineare la ricercatrice, ''Leonardo, che cura nei minimi dettagli il valore dei significati e dei simboli, non avrebbe mai banalizzato e svilito la sua opera, sostituendo la modella del quadro con un’altra, come un oggetto intercambiabile, pensarlo significherebbe tradire il senso del suo lavoro in arte e le teorie del suo trattato della Pittura, e in particolare sminuire il valore artistico della Gioconda a livello di un banale remake''.

Morto Cesare De Michelis, presidente della Marsilio

Lutto nel mondo dell'editoria. E' morto improvvisamente questa notte a Cortina d'Ampezzo, dove era in vacanza, il presidente della casa editrice Marsilio, Cesare De Michelis. Avrebbe compiuto 75 anni il prossimo il 19 agosto. Ancora non è stata stabilita la data dei funerali.

Fratello dell'ex ministro socialista Gianni De Michelis, il presidente della Marsilio Cesare De Michelis nel corso della sua attività editoriale ha 'scoperto' e lanciato numerosi autori tra i quali Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini. Nato a Venezia il 19 agosto del 1943, De Michelis è entrato nel 1965 nel Consiglio di amministrazione della casa editrice veneziana che, nel 2000, entra a far parte del gruppo Rcs. Quando, però, il gruppo Rcs venne ceduto alla Mondadori, De Michelis scelse di riacquistare le quote della casa editrice cedendone una alla Feltrinelli nel 2017.

Cesare De Michelis ha insegnato letteratura Italiana moderna e contemporanea all'Università di Padova, diretto le riviste 'Studi Novecenteschi' e, con Massimo Cacciari, 'Angelus Novus'. E' stato anche consigliere della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, presidente del comitato scientifico per l'edizione nazionale delle opere di Carlo Goldoni. L'1 giugno 2017 è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

"Con dolore ho appreso della scomparsa di Cesare De Michelis - scrive sul suo profilo Facebook il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli - Intellettuale, studioso, appassionato di cinema, bibliofilo raffinato, perdiamo uno dei più importanti editori italiani, scopritore di talenti come Margaret Mazzantini e Susanna Tamaro, uomo capace di cogliere e portare nel nostro Paese fenomeni letterari mondiali come la saga Millennium di Stieg Larsson, con la quale ha colto uno straordinario successo di vendite. Ai familiari, agli amici, alla casa editrice Marsilio vanno le mie più sentite condoglianze".

Tra i primi a esprimere "cordoglio e vicinanza alla famiglia" c'è Stefania Craxi (Fi), vicepresidente della commissione Affari esteri del Senato. "Cesare è stato anche e soprattutto un appassionato studioso e un uomo di grande cultura - sottolinea in una nota - un militante socialista animato da una instancabile volontà di conoscenza, mai assoggettato ai conformismi delle varie epoche e sempre vicino, anche attraverso la sua attività editoriale, alle tante battaglie di verità del post tangentopoli. Con Cesare, viene a mancare un amico e un compagno, un intellettuale vivace e moderno di cui sentiremo la mancanza".

"L’editoria italiana ha perso oggi un suo maestro - dichiara il presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie) Ricardo Franco Levi - Studioso e intellettuale raffinato, di intelligenza e sensibilità rare, lascia alla cultura italiana, attraverso la sua casa editrice, una lezione di qualità, indipendenza e grande passione".

Teatri Uniti, l'utopia realizzata

di Armida Parisi

Entri e ti trovi in un cantiere. Niente luci della ribalta né glamour per “Trent’anni Uniti”, la mostra dedicata all’attività di Teatri Uniti, a Palazzo Reale fino al 2 ottobre. 
Soltanto un cantiere. Travi di legno grezzo a sorreggere i pannelli, gesso bianco per le didascalie scritte a mano, piccole teche di plexiglass per custodire rari materiali d’archivio: manifesti e lettere autografe, copioni e sceneggiature, schizzi, articoli, pagine di giornale, brevi sequenze video, spezzoni di film. Un cantiere che racconta la storia di un’utopia realizzata: quella del teatro come ricerca espressiva continua, nata trent’anni fa dalle idee di un gruppo di giovani e poi portata avanti con tenacia, allargandola al cinema e alla televisione, nell’intento di esplorare le potenzialità artistiche di tutti i linguaggi.
Un’utopia realizzata di cui Angelo Curti ha seguito tutte le fasi: prima da fondatore del gruppo Falso Movimento, insieme con Mario Martone, Pasquale Mari e Andrea Renzi; poi aprendosi alle compagnie di Antonio Neiwiller e Toni Servillo, formando così, nel 1987, la cooperativa Teatri  Uniti di cui è tuttora presidente; infine da produttore di numerosi film frutto di questa esperienza. Ed è proprio Angelo Curti ad accompagnare i lettori del Roma fra i documenti di questa intensa attività creativa, frutto di una ricerca trentennale intorno alle arti dello spettacolo.
«Abbiamo voluto cominciare la mostra con questa fotografia di Lucio Amelio. Cesare Accetta l’ha scattata sul set del film “Morte di un matematico napoletano”: Lucio interpretò il gentiluomo di Palazzo Cellammare. L’incontro con Lucio Amelio è stato determinante per noi. E per Napoli, naturalmente».
Perché Lucio Amelio è stato così importante?
«Alla fine degli anni Sessanta ha portato l’arte contemporanea a Napoli. Nella sua galleria a piazza dei Martiri ha ospitato grandissimi artisti, come Beuys e Warhol. Ma non solo. Nel 1979 s’inventò una cosa che si chiamava “Rassegna della nuova creatività del Mezzogiorno”: era un modo per superare un periodo di crisi e di trasformazione del mercato dell’arte e dare spazio a tanti giovani. Fra questi c’eravamo noi, appena usciti col gruppo Falso Movimento». 
Cosa vi legava?
«Un’idea di arte aperta allo sconfinamento dei linguaggi: in questo eravano molto vicini anche agli intenti del Teatro Studio di Caserta guidato da Toni Servillo». 
Era una novità? 
«Per Napoli sicuramente. Lucio Amelio rappresentò un’opportunità. Infatti il primo lavoro di Falso Movimento si tenne nella sua galleria. Si chiamava “Segni di vita”. Dopo qualche anno prendemmo anche noi un ufficio in piazza dei Martiri, nello stesso palazzo della galleria di Lucio Amelio. La foto in mostra documenta questo legame: pare che Lucio guardi i suoi tre amici, la mostra e i suoi visitatori».
“Teatri Uniti è un laboratorio permanente per la produzione dell’arte scenica contemporanea”
«È l’incipit del documento di fondazione di Teatri Uniti a firma di Mario Martone. Vi venivano delineate le linee di lavoro. Accanto ci sono delle foto di “Alphaville” che è l’ultimo spettacolo di Falso Movimento ma anche il primo dei Teatri Uniti».
La mostra mette bene in luce la compresenza di una molteplicità di percorsi.
«C’è anche una documentazione dei progetti irrealizzati come quello di ottenere un finanziamento dall’unione europea per la trasformazione della chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli in  un teatro. Qui c’è il progetto di Giancarlo Muselli, ma non se ne fece nulla perché la Curia si oppose. Un filone molto prolifico è stato della classicità greca, che ha attraversato tutta la nostra storia. Da “Filottete”, a “Teatro di guerra” al film incompiuto che Tony Servillo stava girando con Theo Angelopulos ad Atene, quando Theo fu travolto da una motocicletta e morì. Un percorso della mostra è stato dedicato ad Antonio Neiwiller, arrivato ai Teatri Uniti attraverso Kantor, che era un suo nume ispiratore. Un altro percorso a Leo de Berardinis con cui realizzammo “Adda passà ’a nuttata” a Spoleto: fu il nostro primo incontro col teatro di Eduardo. Molto interessante il percorso femminile caratterizzato da due grandi autrici, Fabrizia Ramondino e Alda Merini, su cui hanno lavorato molto Anna Bonaiuto e Licia Maglietta».
In fondo al salone, il visitatore attraversa un sipario e trova delle panche piccolissime davanti a uno schermo che proietta spezzoni di alcuni spettacoli.
«È un’installazione realizzata col sipario storico di “Rasoi”, il testo di Enzo Moscato interpretato da Toni Servillo. È uno spazio dedicato agli amici che ci hanno preceduto nella morte, “KCM”, Chi ci è morto, lo abbiamo chiamato. Sono in tanti purtroppo, e li citiamo tutti, Da Lucio Amelio a Mario Scarpetta, da Lucio dalla a Fausto Mesolella passando per Sanguineti, Garboli, Rea, Lucia Ragni e altri ancora. Le piccole panche in plexiglass evocano le loro lapidi». 
La mostra documenta molto bene il rapporto intenso fra attori e registi con artisti e scrittori. 
«Certo. A Santamaria Capua Vetere facemmo la prima lettura pubblica integrale di Gomorra, nel 2006. Con Mimmo Paladino abbiamo realizzato il “Quijote” interpretato da Peppe Servillo e Lucio Dalla. La fotografia di Biasiucci e Accetta ci ha sempre accompagnato. Lino Fiorito, che ha disegnato il nostro logo e trascritto a mano il nostro manifesto, lo ha trasformato così in un’opera d’arte. La mostra evidenzia pure il rapporto con altri autori come Enzo Moscato, Mimmo Borrelli, Ruggero Cappuccio».
Un altro elemento che caratterizza Teatri Uniti è lo stretto legame col mondo dell’università.
«Noi siamo nati in un rapporto profondo con l’università di Salerno dove studiavamo io , Martone, Pasquale Mari all’epoca in cui cerano insegnanti come Filiberto Menna, Rino Mele, Angelo Trimarco, Edoardo Bruno. Negli ultimi anni abbiamo invece sviluppato un rapporto profondo con l’università della Calabria dove abbiamo costruito un paio di spettacoli che hanno debuttato lì. A Napoli siamo in contatto sia con l’Orientale sia con la Federico II.  Docenti come Lorenzo Mango, Paolo Sommaiolo, Francesco de Cristofaro sono dei riferimenti». 
È stato importante avere dei maestri? 
«Per il lavoro no. È l’autoformazione che è essenziale. Il maestro è utile come punto di riferimento. Ma il rapporto maestro-discepolo, nel senso di una trasmissione diretta, nel nostro caso non c’è stato».
Come vi ponete nei confronti delle nuove generazioni?
«In un rapporto molto forte che si sviluppa attraverso il lavoro concreto. Non abbiamo una scuola, però tanti attori sono venuti fuori dalle nostre compagnie. Attori che poi sono diventati anche noti. Penso a Tommaso Ragno, Marco d’Amore, Anna Della Rosa, Chiara Baffi. Ragazzi che hanno cominciato e poi hanno saputo prendere una strada personale. Del resto noi stessi abbiamo cominciato da ragazzi. La trasmissione del sapere, per noi coincide col fare». 

 

 

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