Domenica 18 Novembre 2018 - 18:32

Premio Cardinale Sepe a Verna, Coppola, Siani e Staiano FOTOGALLERY

NAPOLI. Settima edizione del premio dedicato al cardinale Sepe e promosso dal Movimento cristiano lavoratori di Napoli, presieduto da Michele Cutolo. Il premio svolto nell’ambito del 13esimo congresso provinciale di Mcl dal titolo “Forti della nostra identità, attraverso il lavoro. Costruttori di speranza in Italia e in Europa”, è stato aperto dal presidente provinciale Michele Cutolo, che ha lanciato la scuola politica dei cattolici. I premi quest’anno sono andati al presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Verna per la sezione cultura, al presidente dell’Aci Antonio Coppola per il sociale, ad Alessandro Siani per lo spettacolo e una menzione speciale al “pizzaiolo” del Papa, Vincenzo Staiano. Presenti per la giuria, Giampiero de Cesare, Gennaro Famiglietti, Ciro Avallone, Alfonso Ruffo e Antonio Sasso. L'incontro, nella sala congressi dell’Università Federico II di via Partenope, è stato preceduto dai saluti delle autorità: il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e il rettore dell’Università Federico II Gaetano Manfredi. Intervenuti l’assessore regionale Sonia Palmieri, il questore Antonio de Jesu, il senatore Vincenzo Carbone, il presidente della Bcc Amedeo Manzo, l’europarlamentare Barbara Matera. Ha moderato l'evento il direttore di Rai Vaticano Massimo Milone.

I De Filippo in mostra a Castel dell'Ovo

di Flavia Cuozzo

NAPOLI. “I De Filippo, il mestiere in scena”: la mostra monumentale, in anteprima mondiale a Napoli, riempirà dal 28 ottobre al 24 marzo del prossimo anno le storiche sale dell’intero Castel dell’Ovo. La mostra si propone come un dialogo continuo tra i De Filippo ed il pubblico, lo stesso al quale questa grande famiglia ha sempre donato la sua arte, infatti come scriveva Eduardo: “Puoi fare teatro se tu sei teatro perchè il teatro nasce dal teatro... l’albero è uno, e i frutti sono pochi.”
Voluta dalla famiglia De Filippo e promossa dal Comune di Napoli, con al fianco le principali istituzioni di riferimento, l’esposizione è a cura della moglie e del figlio di Luca De Filippo, Carolina Rosi e Tommaso De Filippo con Alessandro Nicosia, presidente Cor a cui si deve anche la produzione.
«Èun sogno fortemente voluto, che in qualche modo è diventato realtà. - afferma Carolina Rosi - È una mostra desiderata per raccontare una famiglia che attraverso due secoli di storia ha calcato i palcoscenici, ha lasciato scritti, pensieri, e commedie che attraverso i loro contenuti raccontano anche il nostro paese. La quantità di materiale che è stato protetto e catalogato, ha dato la possibilità di immaginare una mostra che voleva essere molto diversa dalle classiche iconografiche, non statica, ma interattiva: una mostra emotiva. Un percorso che racconta le vite e le opere dei suoi protagonisti, ma strutturata in modo tale che sia un luogo a raccontarcela. Perchè emotiva? De Filippo, così come Totò, è di tutti, quindi si è pensato alla mostra in modo tale che questi tutti possano davvero conoscere da vicino tutto il mondo legato a questa grande famiglia. È un regalo che dedichiamo a questa città. Nella grande cornice di Castel dell'Ovo, partiamo dalle carceri fino ad arrivare alle terrazze: il castello tutto nella sua unicità è a disposizione di questo racconto magnifico».
«Raccontare la storia di tanti personaggi che hanno lasciato  il segno non era facile - sottolinea Alessandro Nicosia - Aver incontrato una famiglia straordinaria ci ha permesso di lavorare bene, perchè l’amore e la dedizione con cui si sono confrontati in questo percorso è stata straordinaria e ha reso il lavoro appassionante. La mostra ha diverse fasi e chiavi di lettura, ma l’aspetto fondamentale è stato sin da subito l'idea che il pubblico possa dialogare con il tutto. Vi anticipo che oltre agli aspetti classici, abbiamo cercato aspetti anche più nascosti, come i rapporti della famiglia De Filippo con i personaggi della cultura, dello spettacolo, i rapporti di Eduardo con le platee internazionali. Proporremo anche diversi filmati, tra cui uno straordinario di Eduardo che arriva a Mosca, e trova un palcoscenico con platea impazzita. Il manifesto che abbiamo scelto con Eduardo, Peppino e Titina, del 1932 in una loro rappresentazione, è identificativo del valore di questa mostra: raccontare De Filippo nella sua interezza».
«Un lavoro di squadra. Vincente - racconta Tommaso De Filippo   - è stato un percorso emozionante per due motivi. Il primo, è stato bello scoprire lati della famiglia che ancora non conoscevo personalmente. È stato bello ricostruire e mettersi in contatto con componenti della famiglia dei quali negli anni si erano un po’ perse le tracce. Qualche giorno fa ci trovavamo a ricostruire l’albero genealogico dagli Scarpetta: più che un albero sembra un cespuglio. Il secondo motivo è che siamo andati a riscoprire vecchio materiale che fino ad ora era stato, in fondi, in giro per l’Italia nascosto al pubblico. È un dovere regalare nuovamente tutto questo al pubblico. Castel dell’Ovo con i suoi ambienti, ci ha dato la possibilità di dividere il tutto in varie tematiche: materiale inedito, lettere, foto, video, oggetti e centinaia di costumi, locandine, manifesti, copioni manoscritti e dattiloscritti, film, poesie, canzoni...».
«Napoli è cultura. - afferma il Sindaco De Magistris - Questa grande mostra è un riconoscimento ad un grande come De Filippo ed anche alla nostra città. Quando si ha l’opportunità di incontrare la cultura a questi livelli diventa più difficile prendere la via del male, soprattutto per i più giovani. Tocca a noi farla conoscere. La cultura è l’arma di riscatto della nostra città».

 

Mappa Letteraria di Napoli, via Toledo e via Caracciolo i luoghi più citati

Presentata in anteprima alla Fiera del Libro di Napoli "Ricomicio dai Libri" la Mappa Letteraria di Napoli a cura di Identità Insorgenti. Nella Sala Conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il direttore della testata on line Lucilla Parlato ha raccontato la genesi del progetto: «Un progetto nato dal basso che racconta la città attraverso i luoghi, coinvolgendo personalità che da sempre fanno questo, come il giornalista de Il Mattino Pietro Treccagnoli».

Da Giuseppe Marotta a Erri de Luca, da Matilde Serao a Maurizio De Giovanni, la Mappa ripercorre le strade della città attraverso le penne di 315 autori, non solo contemporanei. Si parte infatti dalle citazioni di Omero fino ad arrivare a Boccaccio per poi giungere a Francesco Bandini, per un excursus storico senza precedenti.  Tra i luoghi più citati troviamo: Via Toledo(21); Via Caracciolo(21); San Martino(10); Sanità(11); Riviera di Chiaia(9); Castel Dell’Ovo(9); San Domenico Maggiore(9); Via Chiaia(8) ; i Quartieri Spagnoli(8); Spaccanapoli(8). «Oltre 900 citazioni legate alla città di Napoli, un lavoro enorme iniziato un anno fa e che dovrà ancora crescere grazie alla collaborazione di tutti. Un progetto che lasceremo aperto, ora lo consideriamo ancora un embrione che al momento conta 934 citazioni». Il direttore di Identità Insorgenti conclude lanciando una sfida al pubblico di Ricomincio da Libri: «Entro domenica vogliamo arrivare a 1000 citazioni». 

Scavi di Pompei, torna alla luce il "giardino incantato" del larario

POMPEI. Una parete con paesaggi idilliaci e una natura lussureggiante in cui sono raffigurate piante e uccelli e, al centro, un'edicola sacra ai cui lati sono dipinte le figure dei Lari protettori della casa. Un vero e proprio “giardino incantato" impreziosito da un grande altare “custodito" da due grandi serpenti benauguranti. È il sontuoso larario dipinto di circa 4 metri per 5 tornato alla luce in un ambiente ancora in corso di scavo nella Regio V di Pompei. Una nuova scoperta che si inserisce nell'ambito dei lavori di consolidamento dei fronti di scavo, previsti dal Grande progetto Pompei. Il larario, luogo riservato nella casa romana al culto dei Lari, figure che rappresentavano gli spiriti protettori degli antenati defunti e che vegliavano sulla famiglia, è tra i più eleganti emersi a Pompei. È pertinente ad un ambiente di una casa già in parte scavata agli inizi del Novecento, con accesso dal vicolo di Lucrezio Frontone. In un continuo gioco tra illusione e realtà si mescolano e confondono nell'ambiente, piante dipinte con quelle vere che dovevano crescere rigogliose nell'aiuola sottostante il larario, mentre un pavone dipinto sembra calpestare il terreno del giardino. Al pari, l'ara dipinta al centro dei due serpenti, con le offerte (la pigna e le uova), trova corrispondenza in un'arula (piccolo altare) in pietra ritrovata nel giardinetto e sulla quale ancora insistono tracce di bruciato delle offerte che servivano a onorare le divinità domestiche, a garanzia del benessere e della prosperità di tutta la famiglia. Sulla parete opposta, invece, una scena di caccia su fondo rosso con diversi animali di colore chiaro che circondano un cinghiale nero, sembra alludere simbolicamente alla vittoria delle forze del bene sul male. Si trattava di una stanza adibita al culto, ancora tuttavia da definire nella disposizione degli spazi, considerata la presenza insolita di alcuni elementi come la vasca bordata dal giardinetto, posta al centro dell'ambiente e lo spazio soppalcato che chiude uno dei lati, ancora interamente da scavare. «Questi straordinari ritrovamenti che continuano a regalare grandi emozioni, rientrano nel più vasto intervento di manutenzione, quello della messa in sicurezza dei fronti di scavo - afferma il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna - che sta interessando i circa 3 km di fronti che delimitano l' area non scavata di Pompei. Un intervento fondamentale in una delle aree più a rischio del sito, mai prima trattata complessivamente e che oggi grazie all'operazione di riprofilamento dei fronti, che ha lo scopo di ridurre la pressione del terreno sulle aree già scavate, ci sta anche consentendo di portare alla luce ambienti intatti con splendide decorazioni». 

Scavi di Ercolano, nel weekend visite al teatro antico

ERCOLANO. PaErco Teatro Tour, nel weekend ripartono le visite al Teatro antico del Parco Archeologico di Ercolano. Domenica 7 ottobre ingresso gratuitto con #Domenicalmuseo. Un lungo weekend di cultura al Parco Archeologico di Ercolano con la ripresa di PaErco Teatro Tour, le visite serali all'antico Teatro di Ercolano e l'accesso gratuito al Parco in orario diurno con #Domenicalmuseo, iniziativa del Ministero per i Beni e le attività Culturali che rende accessibili gratuitamente tutti i siti e i musei statali d'Italia nella prima domenica del mese. Continua la fase sperimentale di riapertura a partire dal prossimo weekend del Teatro antico seguendo il seguente calendario: sabato 6 ottobre, domenica 7 ottobre, sabato 13 ottobre, domenica 14 ottobre. Sepolto dall'eruzione del 79 d.C., il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani colpiti dal cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell'Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d'Europa e diventò una tappa del Grand Tour. Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica., scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo. Il percorso di visita al Teatro è concepito come una vera e propria esplorazione: i visitatori potranno avventurarsi in un luogo unico e suggestivo, in cui sono presenti, oltre ai resti dell'antico edificio, reperti, graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell'antica Ercolano, e si potranno ammirare persino piccole stalattiti. 

Eventi al Museo di Pietrarsa per i 179 anni della prima linea ferroviaria

NAPOLI. Cinque giorni di eventi da vivere al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, da mercoledì 3 a domenica 7 ottobre. Per celebrare i 179 anni dalla nascita della prima linea ferroviaria in Italia, la Napoli - Portici, la Direzione del Museo gestito da Fondazione FS Italiane ha organizzato, grazie alla collaborazione con scuole e artisti del territorio, una serie di attività didattiche, culturali e sportive destinate a bambini, giovani e adulti. «Particolarmente ricco - si legge nella nota - il programma con mostre, spettacoli e performance artistiche che si articoleranno tra padiglioni e viali del polo museale nel corso delle giornate, in orari diversi e con apertura prolungata fino a tarda sera. Sedute di yoga, laboratori di pittura rupestre, proiezioni cinematografiche, percorsi itineranti per bambini accompagnati dai personaggi delle fiabe, sfilate in costume d'epoca, musica classica e ballo in abiti ottocenteschi. Questo e molto altro ancora attenderà i visitatori che potranno partecipare alle attività approfittando del prezzo promozionale del biglietto d'ingresso che, per l'occasione, sarà di soli 2 euro». Tra le iniziative in calendario, il giorno 5 “Le scuole si raccontano" che vedrà protagonisti proprio gli studenti di vari istituti scolastici del territorio impegnati in performance artistiche. Farà seguito la presentazione della stagione 2018/2019 del Teatro Mercadante di Napoli. Grazie ad un accordo tra il Museo di Pietrarsa e il Mercadante si potrà usufruire di sconti e agevolazioni sia per assistere agli spettacoli sia per le visite al Museo.

Scavi di Oplontis, quattro serate-evento nella Villa di Poppea

TORRE ANNUNZIATA. Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell'Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla Scabec in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e "animata" dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo "Nerone e le Imperatrici", con testo e regia di Rosario Sparno. Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell'area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all'interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina. La villa di Poppea, inserita tra i beni che l'Unesco ha definito "Patrimonio dell'Umanità", è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone. Con la direzione di Imma Bergamasco, il sito di Oplontis fa parte del Parco Archeologico di Pompei. Le visite serali spettacolarizzate ad Oplontis si terranno nei giorni 5, 6, 12 e 13 ottobre con tre turni a sera a partire dalle ore 19,45.

Nobel per la Fisica ai pionieri del laser

Il premio Nobel per la Fisica 2018 è stato assegnato dalla Reale Accademia Svedese delle Scienze a ricercatori che si sono distinti "per invenzioni fondamentali nel campo della fisica dei laser". Il riconoscimento è stato diviso da una parte all'americano Arthur Ashkin "per le pinze ottiche e la loro applicazione ai sistemi biologici", e per l'altra metà al francese Gérard Mourou e alla fisica canadese Donna Strickland per "il sistema di generazione di impulsi ottici ad alta intensità".

IL PREMIO - Una metà del Premio Nobel per la Fisica 2018, del valore totale di 9 milioni di corone svedesi - pari a circa 870mila euro - è stata assegnata allo statunitense Arthur Ashkin, nato nel 1922 a New York, attualmente impegnato nei Bell Laboratories di Holmdel negli Usa e diventato Ph.D nel 1952 alla Cornell University di Ithaca. L'altra metà del Premio Nobel - per un valore di circa 450mila euro, è stata assegnata a pari merito alla fisica canadese Donna Strickland ed al fisico francese Gérard Mourou. Strickland è professore associato alla Waterloo University, è nata nel 1959 a Guelph ed ha ottenuto il Ph.D. nel 1989 dalla Università statunitense di Rochester. Mourou è nato nel 1944 a Albertville, in Francia, ha ottenuto il suo Ph.D. nel 1973, e attualmente lavora fra l'École Polytechnique di Palaiseau nel suo Paese natale e l'Università Usa del Michigan, ad Ann Arbor.

LE INVENZIONI - "Le invenzioni che sono state onorate quest'anno hanno rivoluzionato la fisica del laser. Oggetti estremamente piccoli e ora vengono visti processi incredibilmente rapidi sotto una nuova luce. Strumenti di precisione avanzati stanno aprendo aree di ricerca inesplorate e una moltitudine di applicazioni industriali e mediche", ha evidenziato nelle motivazioni la Reale Accademia delle Scienze Svedese.

ASHKIN - Lo statunitense Arthur Ashkin, 96 anni, ha ricevuto il Nobel per la Fisica per l'invenzione delle pinzette ottiche, uno strumento scientifico che usa un impulso laser per spostare oggetti microscopici. Ashkin è riuscito a tradurre in realtà "un vecchio sogno dal sapore della fantascienza", scandisce l'Accademia Svedese ricordando che lo scienziato statunitense è "riuscito a sfruttare la pressione esercitata dalla radiazione luminosa per muovere oggetti fisici". Il vero risultato rivoluzionario è arrivato nel 1987 quando, racconta ancora la Reale Accademia delle Scienze Svedese, "Ashkin trattenne un batterio con le pinzette, senza causargli alcun danno e mantenendolo vitale". Una dimostrazione definita "strabiliante" dagli scienziati. I principi ideati e sviluppati da Ashkin "ancora oggi sono utilizzati in biologia e biotecnologia per scoprire come funzionano i meccanismi della vita", aggiunge l'Accademia.

MOUROU/STRICKLAND - Gérard Mourou, 74 anni, e Donna Strickland, 59 anni, invece sono stati insigniti del più prestigioso riconoscimento scientifico al mondo per l'invenzione di un metodo per la generazione di impulsi ottici ultra corti e ad alta intensità. Mourou e Strickland insieme hanno tracciato la strada nel settore degli studi "per ottenere gli impulsi laser più potenti mai prodotti nella storia dell'umanità". "Il loro articolo rivoluzionario - ricorda l'Accademia svedese - fu pubblicato nel 1985. i due scienziati avevano lavorato "ad un sistema per ottenere laser ad alta intensità, senza che questo distruggesse i materiali necessari per amplificare il segnale". "Il loro metodo puntava a modulare la lunghezza d'onda della luce, amplificarla e poi comprimerla nuovamente" ed il sistema di "compressione dell'onda" è ciò che fa aumentare "l'intensità dell'impulso luminoso".

Scavi archeologici a Paestum, le sorprese dell'Athenaion

SALERNO. Stanno per concludersi gli scavi dell'Athenaion, dell'agora e della casa arcaica di Paestum, iniziati tre settimane fa e intanto si programmano nuovi interventi per il 2019. Di grande rilievo le novità provenienti dal santuario dedicato alla dea Athena, dove l'équipe diretta da Fausto Longo dell'Università degli Studi di Salerno, quasi novanta anni dopo gli interventi di Amedeo Maiuri, ha aperto due saggi a Sud del tempio. Forti i timori di trovare tutti gli strati rimaneggiati o comunque già scavati ma, gli studi condotti in questi ultimi anni sugli archivi e le recenti indagine geofisiche condotte da Marilena Cozzolino e da Vincenzo Amato, offrivano una speranza di successo dell'impresa. Lo scavo ha infatti, permesso di rintracciare una delle vecchie trincee di Maiuri e di indagare aree mai esplorate prima. Tra i rinvenimenti di particolare importanza si segnalano un piano di battuto con materiali arcaici e frammenti di un bracciale di scudo in bronzo lavorato a sbalzo, numerose ceramiche e statuette in terracotta del VI secolo a.C. tra cui il braccio di Athena armata; numerosi i frammenti di tegole e di una splendida antefissa dipinta a forma di corna (580-560 a.C.), riferibile ad una tipologia di tetti prodotti dalle colonie achee della Magna Grecia. L'antefissa si aggiunge alle altre portate alla luce da Maiuri negli anni Trenta e già attribuite ad un tempio di Athena più antico di quello che vediamo oggi (500 a.C.). I futuri scavi dovranno ora restituire i contesti del santuario di Athena, fino ad ora praticamente ignoti, e permettere una nuova narrazione del santuario, soprattutto quella più antica riferibile alle prime generazioni di poseidoniati. Lo scavo ha dimostrato che questa sfida è possibile. Nell'area dell'agora lo scavo diretto da Emanuele Greco della Fondazione Paestum, ha indagato parte di un edificio porticato della tarda età repubblicana. Lo scavo ha interessato un ambiente aperto sul porticato, riportando alla luce un muro di tramezzo che suddivideva l'ambiente in due vani; in quello più interno è stato individuato un grosso dolio interrato per la conservazione di alimenti. Anche in quest'area, dal proseguimento degli scavi, si spera di rintracciare livelli riferibili all'agora arcaica e classica della città poi coperti dalla porticus. Lo scavo dell'Università Orientale di Napoli infine, ha proseguito le indagini alla casa arcaica, una delle poche note dalle città della Magna Grecia. Le ricerche hanno riportato in luce livelli di frequentazione databili tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C. e la grande sala da banchetto ampia oltre 30 metri quadri, dotata di una banchina interna in pietra; sempre a questa fase arcaica è riferita anche una canaletta in pietra per lo smaltimento delle acque della casa. Laura Ficuciello, che dirige lo scavo, nelle prossime indagini proverà a mettere in luce tutto l'edificio e, se possibile, trovare anche le abitazioni dei fondatori di Poseidonia.

Con gli Argonauti a Palazzo Reale

di Serena Guarino

NAPOLI. Il suo libro d’esordio era un vero atto d’amore per i classici e l’antichità: “La lingua geniale, 9 ragioni per amare il greco” di Andrea Marcolongo, tradotto in 21 lingue, è rimasto saldamente in vetta alle classifiche per mesi, accendendo la curiosità di molti attorno alla figura dell’autrice.
Giovane grecista, un passato da ghostwriter dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi (sue le citazioni sulla generazione Telemaco pronunciate dall’ex premier alla Leopolda), da cinque anni a Sarajevo.
Proprio dalla Bosnia, terra che ha saputo accoglierla e stregarla, la Marcolongo ha continuato il suo personale viaggio nell’antichità alla volta della remota Colchide;
“La misura eroica. Il mito degli Argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare” (Mondadori, 2018), è il suo secondo romanzo, che prende le mosse da due storie: le Argonautiche di Apollonio Rodio, in cui un giovane Giasone salpa con la nave Argo alla ricerca del leggendario vello d’oro e, vittorioso, fa ritorno con l’amata Medea nell’Ellade, paure, tentazioni e insidie e How to abandon ship, un volumetto scritto dal terzo ufficiale della nave Robin Moor, John J. Banigan, sopravvissuto al naufragio dell'imbarcazione.
Nel mezzo, la biografia personale dell’autrice, che articola sapientemente un romanzo sulla difficile arte di partire, varcando quel confine che siamo chiamati a superare ogni volta che qualcosa di potente ci accade e ci cambia per sempre. Andrea Marcolongo si racconta a margine della presentazione del volume nella sede della Fondazione Premio Napoli, a Palazzo Reale.
Dopo il successo inatteso del primo libro, La lingua geniale, qual è la genesi del nuovo romanzo? 
«“La misura eroica” nasce per molte ragioni, la prima delle quali è che non è obbligatorio scrivere libri, parafrasando Annie Ernaux, che è la mia scrittrice di riferimento, ma che si scrivono libri quando si avverte il vero bisogno di dire qualcosa. “La misura eroica” nasce come appello alla contemporaneità, smarrita, confusa, anche politicamente e culturalmente. Un appello a ritrovare la consapevolezza che siamo al mondo per fare cose grandi e non per vivere o “sottovivere” come dicevano gli antichi greci».
Come mai le Argonautiche?
«Perché è il mito più antico di tutta la letteratura greca, quello che Omero nell’Iliade definisce un mito “a tutti ben noto” e quindi il più puro per raccontare lo spirito dell’essere umano greco». 
Tu vivi a Sarajevo. Ci racconti questa terra e com’è l’Italia vista da lì?
«Sono molto felice di vivere a Sarajevo, è la mia città del cuore, dove vita e scrittura s’intrecciano, le lingue s’intrecciano. Dopo cinque anni, parlo la lingua del luogo, io che sono bilingue, italiano-francese. In effetti esiste il cliché per cui s’immagina una scrittrice nel cafè di Parigi, ma io mi sento etimologicamente felice in questa città, mi sento nella città che riesce a mettermi a frutto. L’Italia, l’Europa, il Mondo visto da lì è originale. Spesso guardo all’Italia attraverso i social o i giornali e provo estrema tristezza per quello che vedo, in particolare per l’ignoranza e l’odio verso il prossimo. Mi sento straniera. Gli antichi greci praticavano il culto dello straniero, la xenia. Ogni tanto mi capita di pensare cosa penserebbe un antico greco di noi se ci vedesse oggi».
Tu citi l’ospitalità come valore, un antico greco si vergognerebbe di noi, che abbiamo coniato la parola xenofobia, paura dello straniero.
«Oggi si ha sempre più paura dell’altro, del diverso perché si è persa la capacità di dialogare. Dialogo significa guardarsi allo specchio, noi siamo in un costante monologo, esteriore ed interiore».
Cosa ti ha lasciato la tua esperienza al servizio della politica?
«Poche settimane ero in Messico. È facile sentir parlare dei muri che innalza Trump, ma essere lì, davanti a studenti che quei muri reali vorrebbero scalarli in ogni maniera, è da brividi. Credo che, anche in questi anni di populismo, la politica in senso greco e non come banale amministrazione, sia un valore fondamentale, da recuperare. Oggi è puro scontro».
Hai frequentato la scuola Holden di Baricco. Cosa consiglieresti ad un giovane scrittore?
«Da quest’anno insegno scrittura alla scuola Holden e mi trovo a tenere lezione a ragazzi che vogliono scrivere. Il consiglio che mi sento di dare è di ascoltare la propria voce, di trovarla. Nessuno credeva in me con un libro sul greco e tutti mi chiedevano un romanzo. Scrittura non è moda, non è marketing».
Sei ospite del Premio Napoli. Hai qualche aneddoto legato alla città?
«Sono legatissima alla città. La mia mamma, che adesso non c’è più, amava Napoli e ogni anno mio padre ci portava a Napoli a mangiare la pizza. Continuo a tornare a Napoli ogni anno».
Cosa abbiamo ancora da imparare dalle “lingue morte”?
«Molto. Per me non sono morte, io distinguo tra lingue fertili e feconde e lingue che non lo sono. La grammatica greca non c’interessa più di quella inglese, ma il greco ci rende consapevoli delle parole che usiamo ogni giorno per dire di noi».

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