Martedì 25 Settembre 2018 - 0:22

Successo per Di Matteo e il brand Eccellenze del Sud a Frutto Misto

NAPOLI. La rassegna "Fritto Misto", che ha avuto inizio lo scorso 22 aprile e terminerà domenica 1° maggio, ha registrato un grande trionfo di Di Matteo e con lui anche del brand "Eccellenze del Sud".
Il nostro Di Matteo, nella giornata di domenica, ha deliziato il palato di tutti i presenti e visitatori con le zeppole di pasta cresciuta e i tranci della sua famosa pizza.
Per l'occasione è stata anche presentata la farina "Fritto Misto" realizzata dal brand "Le Farine Magiche". Così si è potuto consacrare il connubio di due prestigiose realtà nostrane quali Eccellenze del Sud e Le Farine Magiche.
I presenti sono stati, poi, deliziati anche da uno show-cooking all'interno del Palafritto accolto anche con grande entusiasmo sopratutto per il formidabile intervento di Andy Luotto, testimonial del brand "Le Farine Magiche".

Un popolo senza memoria è destinato a morire: l'Italia al tempo di Capaci

Ricordo. Dal latino re-cor. Richiamare in cuore. Non è memoria. Il ricordo richiama nel presente del cuore e del sentimento qualcosa che non è più qui o non è più adesso. Non nella sua forma originale. Esso fa rivivere non un sogno fatuo o fantasticherie, ma sentimento concreto, esperienza diretta. E' la possibilità di consultare il passato, di interrogarlo, di distendercisi ancora per capire ed essere capaci di cura e di responsabilità nel presente e nel futuro.

Questo è “Quando avevo vent’anni”, un libro-ricordo, di Ettore De Lorenzo, inviato Rai, edito dall’”Isola Dei Ragazzi”.

L’autore torna indietro con la mente, aiutato dalla penna e da incontri, ai giorni e ai mesi tragici delle stragi del 1992, di cui quest’anno è il ventennale. Attraverso una serie d’interviste a uomini di cultura o della politica, esponenti della società civile ( Cantone, Bolzoni De Magistris), vuole far rivivere i valori e il messaggio che i giudici Falcone e Borsellino vollero far passare.

“Voglio anch’io che i ragazzi sappiano. Il loro sacrificio deve pur esser servito a qualcosa. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno affrontato a viso aperto la mafia e il potere della prevaricazione e della violenza, alla morte hanno opposto l’amore, ed è di amore e rabbia, di coraggio e rassegnazione, di passione e di giustizia, di pudore e di dolore, di entusiasmo e di paura, di libertà e di speranza, di vita e di morte che vi scriverò”. Queste le parole di De Lorenzo. Un post-it su un foglio bianco. Così si presenta.

La struttura del libro è affascinante. Un mondo virtuale, scomposto nella pratica. Ma con un filo temporale e teorico lineare. Pensieri e parole si affiancano. Si sovrappongono. De Lorenzo nel libro racconta la storia del libro come se non fosse ancora stato scritto. Eppure è li, tra le proprie mani. E’ un cerchio che si chiude solamente all’ultima pagina. Di fatto è un viaggio. L’autore ti accompagna nella lettura del libro spiegandoti come dapprima fosse progetto, poi improvvisamente realtà.

E in questo viaggio sono anche altri i temi trattati. Dal tema scottante dei rifiuti alla nuova mafia dei colletti bianchi. Fino ai fatti del G8 di Genova del 2001. Quando con un intervista a Daniele Vicari, regista di “Diaz” si rievocano quei terribili giorni. Queste le parole del regista: “l’uccisione di Falcone e Borsellino e i fatti di Genova dieci anni dopo secondo me sono stati due punti di non ritorno della nostra democrazia”.

Ancora un altro è il messaggio di De Lorenzo. I giovani, che siano bambini o adolescenti, sono fondamentali. Sono vitali e la nostra unica speranza. Spetta a noi però trasmettergli la Storia, le sensazioni, il ricordo, appunto. I giovani d’oggi hanno fortemente bisogno di maestri e guide che li ispirino. Che indichino loro la strada giusta, della legalità, dell’impegno civico, della giustizia e dell’amore per la verità. Perché “un popolo senza memoria e conoscenza della sua storia è un popolo destinato a morire”.

Gioventù e Storia. Conoscenza e ricordo. Vita e Morte. I temi di “Quando avevo Vent’anni” di Ettore De Lorenzo.

Pusher di San Giorgio "in trasferta" a Castel Volturno: preso

CASTEL VOLTURNO. I carabinieri della Stazione di Castel Volturno Pinetamare hanno tratto in arresto Fulvio Lama, 34enne di San Giorgio a Cremano, resosi responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari, a seguito di una perquisizione personale e domiciliare dell'uomo, hanno rinvenuto e sequestrato 10 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina.

«Siria, se l'Europa non affronterà la verità ne pagherà le conseguenze»

NAPOLI. Lo scrittore siriano Khalid Khalifa ha incontrato a Napoli gli studenti dell'Istituto Universitario Orientale. Durante la piacevole conversazione, Khalifa si è lungamente soffermato a parlare delle responsabilità che uno scrittore deve possedere in un contesto difficile come la Siria. Egli racconta di come la passione per la scrittura, nata durante gli anni universitari, ha preso forma nella stesura dei suoi romanzi, tutti ambientati ad Aleppo, la sua città natale, e in diverse sceneggiature per la televisione siriana con cui attualmente ancora collabora. Il suo nome è conosciuto in Italia grazie al romanzo “l'elogio dell'odio”. Un libro che fu pubblicato e censurato in Siria nel 2006, ripubblicato dopo due anni da una famosa casa editrice di Beirut e successivamente tradotto in diverse lingue. “In quanto scrittore siriano, sono fiero di dare voce alla mia terra- spiega Khalifa- e quando mi chiedono cosa penso della censura dei libri, rispondo che per me ciò rappresenta un problema secondario, a me vengono proibiti i libri ma molti giovani vengono privati della libertà solo per aver parlato”

Parole dure e intrise di amarezza quelle di Khalifa che ripercorrono anni e anni di lunghe sofferenze. “ I regimi dittatoriali si assomigliano tutti ma quello siriano ha delle peculiarità, è unico nella sua ferocia. La dittatura siriana è la più aspra e la più radicale dopo la rivoluzione francese e se non verrà giudicata per i crimini che sta commettendo, potrebbe dare speranza a tutte le dittature del mondo”. Lo scrittore è molto critico nei riguardi del mondo intero per gli atteggiamenti poco solidali mostrati nei confronti della questione siriana.- “ I siriani hanno scoperto una triste verità, sono soli a lottare per la ricostruzione di una Siria democratica e guardano il proprio futuro in solitudine”.

Centri di ricerca europei e statunitensi, secondo lo scrittore, trasmettono notizie errate e ambigue su quello che sta accadendo in medioriente. La guerra in Siria non sarebbe legata a divergenze confessionali come vogliono far credere ma a differenze ideologiche.” I siriani come tutti popoli hanno orientamenti diversi - spiega Khalifa- esistono quelli di destra, di sinistra, i liberali, i sunniti e gli sciiti. Questa non è la rivoluzione dei sunniti contro un dittatore alauita ma la rivoluzione dei siriani contro un dittatore.”

La descrizione della rivoluzione “vista da dentro” offre una diversa prospettiva, decisamente più reale e autentica. Khalid Khalifa ammonisce i comportamenti dell'occidente, dallo schieramento a favore delle dittature arabe alla superficialità e all'ipocrisia mostrate nell'affrontare una tragedia come quella vissuta in medioriente. Gli occidentali, denuncia ancora Khalifa, non si pongono il problema di capire chi c'è realmente dietro il Daesh e chi lo finanzia. Domande proibite o domande che nessuno per convenienza vuole porsi?

La gestione dei profughi e gli ultimi attentati di Parigi e di Bruxelles fanno da eco a ciò che di drammatico sta accadendo nell'altro versante del mondo. L'Europa è messa a dura prova ma in questo bailamme di responsabilità sembra veramente difficile recuperare il bandolo della matassa. “Se l'Europa cerca di trasformare la questione siriana in un problema di immigrazione è solo perchè non vuole affrontare la situazione reale - ribadisce lo scrittore - e a lungo andare rischierà di pagarne le conseguenze. I fatti accaduti a Parigi e a Bruxelles sono terribili ma in Siria accadono quotidianamente”.

Arcoconfraternita dei Pellegrini
oggi il Concerto di Pasqua

Dall'Agnus Dei di Scarlatti a Vexilla Regis di Liszt, passando per The crown of roses di Ciaikovskij e O sacrum convivium di Pergolesi. Sono alcune delle musiche che saranno eseguite al Concerto di Pasqua dell'Arciconfraternita dei Pellegrini. L'evento si terrà questo pomeriggio alle 18.30 nella Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, in via Portamedina 41. Ad esibirsi il Coro Polifonico Universitario "Federico II", diretto dal Maestro Antonio Spagnolo. Il complesso di voci è composto da circa quaranta elementi tra studenti, anche stranieri, professori e personale non docente delle Università di Napoli. All'organo Pierfrancesco Borrelli.

L’addio laico a Umberto Eco

Volti sconosciuti di chi ha semplicemente letto i suoi libri, ex studenti, ma anche personalità del mondo della cultura sono in molti a rendere omaggio al Castello Sforzesco di Milano a Umberto Eco, morto a 84 anni. Una cerimonia funebre laica - a cui la moglie Renate e i figli Stefano e Carlotta hanno riservato spazio alla stampa - per ricordare l’uomo, lo studioso e lo scrittore. 

La bara di legno chiara - con fiori chiari di campi sopra - ha alle sue spalle le corone di fiori del Presidente della Repubblica e della presidenza del Consiglio dei ministri.

Tra i presenti i ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini, l'amico di sempre Moni Ovadia e il mondo dell'editoria. L’ultimo saluto sarà accompagnato dalle note de 'La folli'a di Arcangelo Corelli, che Eco suonava sempre insieme e Gianni Coscia, amico e fisarmonicista alessandrino.

Oltre a Roberto Benigni , che già a giugno 2011 era alla rocca di San Leo nel Riminese per il conferimento a Eco della cittadinanza onoraria del borgo dell'Alta Valmarecchia, sono presenti il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il sindaco di Torino Piero Fassino, i sindaci con i gonfaloni di Alessandria, città natale dello scrittore, e di Monte Cerignone, il paese delle Marche dove si trova la sua casa di campagna e di San Leo. 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha mandato, dopo il telegramma alla famiglia, una corona con corazzieri. Presente Francesco Ubertini, rettore dell'Università di Bologna, ateneo in cui lo scrittore era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici. I vertici dell'università bolognese porteranno a Milano la toga dell'Alma Mater dove Eco era professore da oltre 41 anni.

Parleranno gli amici più intimi dello scrittore fra i quali Elisabetta Sgarbi e gli altri con cui ha condiviso la sua ultima avventura, la nascita della casa editrice 'La nave di Teseo' per la quale uscirà sabato 27, in anticipo, l'ultimo libro di Eco, 'Pape Satàn Aleppe'. Nel Cortile della Rocchetta presenti anche il presidente della Rai Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto.  

Addio a Umberto Eco

MILANO. La cultura italiana è in lutto. È morto lo scrittore, filosofo e semiologo Umberto Eco. Aveva 84 anni. Tra i suoi successi letterari 'Il nome della rosa', best-seller internazionale tradotto in 47 lingue e venduto in trenta milioni di copie, e 'Il pendolo di Focault'. Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.

Eco, nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932 e morto ieri sera nella sua abitazione, si era laureato in filosofia nel 1954 all'Università di Torino con una tesi sull'estetica di San Tommaso d'Aquino. Non abbandonò mai la filosofia e la cultura medievale, anche se successivamente si dedicò allo studio semiotico della cultura popolare contemporanea e all'indagine critica sullo sperimentalismo letterario e artistico.

Nel 1956 pubblicò il suo primo libro che prese ispirazione dalla sua tesi di laurea dal titolo 'Il problema estetico in San Tommaso'. Nel 1954 partecipò e vinse un concorso della Rai per l'assunzione di telecronisti e nuovi funzionari ma presto abbandonò la televisione per dedicarsi all'insegnamento universitario. Nel 1988 ha fondato il Dipartimento della Comunicazione dell'Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna. Dal 12 novembre 2010 Umberto Eco era socio dell'Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

Tra i suoi capolavori 'Il pendolo di Foucault', 'L'isola del giorno prima', 'Baudolino', 'Il cimitero di Praga', 'Numero zero', il romanzo uscito lo scorso anno con forti riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana, da Tangentopoli a Gladio, passando per la P2 e il terrorismo rosso. Numerosi sono anche i suo testi di filosofia, semiotica, linguistica, estetica, testi di letteratura per l'infanzia.

Oggi le bandiere del Comune di Alessandria saranno poste a mezz’asta in segno di lutto. "Domani - afferma all'Adnkronos il sindaco Maria Rita Rossa - apriremo la parte storica della biblioteca, dove ci sono le Cinquecentine, che lo stesso Eco aveva aiutato a riscoprire".

"Sarà aperta tutto il giorno per svolgere letture dei suoi libri e per ricordarlo: stiamo coinvolgendo persone ed attori del territorio per fargli un omaggio, un tributo. Eco - spiega Rossa - era un vero alessandrino, non era infrequente incontrarlo qui, ha continuato a tenere legami con la sua terra". "Pensiamo di rendergli omaggio aprendo le sale della passione della sua vita, ossia i libri", continua.

Ancora non si sa, riferisce il primo cittadino, se la camera ardente e i funerali dello scrittore si svolgeranno ad Alessandria, ma il Comune è a "disposizione della famiglia per qualsiasi cosa deciderà riguardo allo svolgimento dei funerali".

"Dedicheremo ad Eco un luogo simbolo di cultura", ha continuato il sindaco. Piuttosto che una via o una piazza, al primo cittadino piacerebbe intitolare ad Eco "un luogo segno e simbolo di cultura, di apertura mentale e critica". Un emblema di cultura come "una biblioteca o un teatro - sottolinea -. E' uno dei primi impegni che gli renderemo, superando anche gli ostacoli e i lunghi tempi burocratici".

I MESSAGGI DI CORDOGLIO 

ELISABETTA SGARBI - Il suo ultimo libro "in cui, ancora una volta, riversa tutto il suo genio: si intitola 'Pape Satan Aleppe. Cronache di una società liquida'. E uscirà per la sua casa editrice La nave di Teseo", dice all'Adnkronos Elisabetta Sgarbi, direttore generale ed editoriale 'La nave di Teseo'.

DACIA MARAINI - "Oltre a essere un grande scrittore, era un amico, una persona squisita, disponibile, gentile, non saliva mai in cattedra e aveva un fortissimo senso dell'ironia. E' una perdita personale, ma anche una perdita per l'Italia perché il suo sguardo era sempre acuto e sapiente", commenta la scrittrice Dacia Maraini.

NICOLA LAGIOIA - "Umberto Eco era così parte dell'orizzonte culturale e da così tanti anni che quasi non si è abituati a considerarlo di carne e ossa". Così lo scrittore che ha vinto il Premio Strega nel 2015 Nicola Lagioia.

ROBERTO SAVIANO - Da Twitter arriva il cordoglio di Roberto Saviano, che cita l'ultima frase de 'Il nome della rosa': "Nomina nuda tenemos. Addio, Professore".

ANTONIO PENNACCHI - "Grandissima anima, grandissima intelligenza. Mancherà sicuramente al Paese". Così lo scrittore, Premio Strega 2010, Antonio Pennacchi, commenta con l'Adnkronos la morte di Eco la cui opera "ha illuminato la televisione, l'accademia, la narrativa e tutto il mondo della cultura italiana dalla seconda metà del '900 ad oggi". Pennacchi rivolge a lui la sua gratitudine per "tutto quello che ha dato".

LUCA SERIANNI - "Ho appreso con grande stupore della morte di Eco perché è stato una figura centrale nell'Italia dalla fine del 900 fino ad oggi. Una figura particolarmente rappresentativa". Il linguista Luca Serianni commenta così la scomparsa di Eco.

SERGIO MATTARELLA - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è detto "particolarmente addolorato" per la morte di Eco. Per il capo dello Stato, lo scrittore e studioso "era un uomo libero, dotato di un profondo spirito critico e di grande passione civile. È stato un protagonista del dibattito intellettuale italiano e internazionale. Nella sua autobiografia si specchia il percorso di ricerca di identità culturale di intere generazioni del dopoguerra".

MATTEO RENZI - Profondo cordoglio per la scomparsa di Eco è stato espresso ai familiari dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. "Esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro", sottolinea Renzi che con lui si era intrattenuto a Milano, a Expo, lo scorso giugno.

DARIO FRANCESCHINI - "Ci ha lasciato Umberto Eco. Un gigante che ha portato la cultura Italiana in tutto il mondo. Giovane e vulcanico fino all'ultimo giorno". Questo il messaggio di cordoglio su Twitter del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

È morto Piero Buscaroli, ex direttore del “Roma”

BOLOGNA. Addio allo scrittore, musicologo e giornalista Piero Buscaroli: è morto ieri a Bologna all'età di 85 anni. Leggendario per l'asprezza di carattere e per i giudizi taglienti, specie in politica, e mai accattivanti, è autore di libri che hanno lasciato il segno: "La stanza della musica" (1976), "Bach" (Mondadori, 1985), "Paesaggio con rovine" (Camunia1989), "La morte di Mozart" (Rizzoli, 1996) e un monumentale "Beethoven" edito da Rizzoli nel 2004. Nel 2010 ha pubblicato "Dalla parte dei vinti. Memorie e verità del mio Novecento" (Mondadori) - concentrato di umori profondi, florilegio di accuse, contumelie, ostentato disprezzo verso personaggi italiani conosciuti o solamente famosi - e nel 2013 "Una nazione in coma" (Minerva edizioni). Nato a Imola (Bologna) il 21 agosto 1930, dopo il liceo Buscaroli studiò organo con Ireneo Fuser e si laureò in storia del diritto italiano. Nel 1955 Leo Longanesi lo chiamò al "Borghese", dove si occupò di "musica e guerre", con cui collaborò fino al 1977. Dal 1971 al 1975 fu direttore del quotidiano "Roma" di Napoli e nel 1979 iniziò una collaborazione con "Il Giornale" di Indro Montanelli, usando il proprio nome per la critica musicale, mentre per le note di politica e costume il direttore gli impose di firmare con lo pseudonimo di Piero Santerno. La collaborazione continuò anche con il successore di Montanelli, Vittorio Feltri.

Assieme al critico musicale Paolo Isotta, Buscaroli ha diretto una collana editoriale per la Arnoldo Mondadori Editore. Dal 1976 al 1994 ha insegnato nei Conservatori di Torino, Venezia e Bologna. Di lui è stato detto che intende collocarsi nella corrente del revisionismo storiografico, estendendola dal campo politico a quello musicale. Ha avanzato l'ipotesi che il Requiem di Mozart sia rimasto incompiuto non, come vuole la tradizione, a causa della morte del suo autore, bensì per una scelta deliberata di Mozart stesso, dovuta alla ripugnanza, da parte di quest'ultimo, ad adempiere la clausola contrattuale (impostagli dal committente) che gli impediva di rivendicare la paternità della sua opera. Sono numerose le dichiarazioni controverse di Buscaroli. Suscitò scalpore e proteste una sua intervista concessa al "Corriere della Sera" del 27 maggio 1994 nella quale Buscaroli affermò che la destra avrebbe dovuto chiamare i gay "correttamente froci o checche" e che gli stessi "andrebbero spediti in campo di concentramento". In un'intervista al quotidiano "Il Foglio" del 21 aprile 2005 Buscaroli dichiarò di considerarsi"un superstite della Repubblica Sociale Italiana, in territorio nemico". Nel novembre dello stesso anno ricevette una segnalazione per il conferimento di un'onorificenza dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana, che rifiutò. In un'intervista concessa il febbraio 2010 a "La Stampa" Buscaroli si autodefinì "fascista deluso" e dichiarò: "Anche il nazismo mi ha deluso: Hitler non ebbe il coraggio di sbarcare in Inghilterra". Ad una precisa domanda dell'intervistatore sulla Shoah, Buscaroli rispose: "Ritengo che Hitler non sapesse. Ma non mi si annoveri tra i negazionisti. Non voglio approfondire, non voglio credere". Anche questa intervista suscitò polemiche e lettere di protesta indirizzate alla redazione del quotidiano.

Allo Yemayà l'aperitivo a "luci spente"

SALERNO. Un aperitivo a “luci spente” per comprendere che la realtà è molto più ricca di quanto si possa immaginare. È quello che si è sperimentato allo Yemayà di Salerno, dove, ieri, si è svolto un laboratorio sensoriale e percettivo, volto alla riscoperta dei sensi meno utilizzati. Drink, cocktail e buon cibo sono stati serviti all’interno di un  locale completamente oscurato dove sia i partecipanti che i titolari hanno avuto la possibilità di dimenticare per un’ora gli input visivi per trascorrere la serata soffermandosi sui suoni, sugli odori e sulle le sensazioni tattili. Riscoprire una realtà molto più ricca di quanto si possa immaginare grazie ai sensi definiti dall’organizzatore dell’evento “in sordina”. In sintesi un aperitivo a “luci spente” che diventa un vero e proprio laboratorio sensoriale che mira alla riscoperta degli altri sensi, per esplorarne le potenzialità inespresse e suscitare nei fruitori una maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri strumenti percettivi. Un’iniziativa voluta fortemente da Francesco Casaburi responsabile di Fc e Sobrenesa e sposata dai titolari dello Yemayà, noto locale salernitano di vicolo della Giudaica. «Attraverso esperienze percettivo-sensoriali proposte per lo più sotto forma di gioco - afferma Francesco Casaburi - cerco di insegnare ai fruitori dei miei laboratori a riscoprire gli altri sensi, a prestare più attenzione alle informazioni che costantemente essi inviano al nostro cervello e ad utilizzare queste ultime in maniera consapevole ed adeguata sia nella codificazione della realtà che ci circonda, sia nei rapporti interpersonali di ogni giorno. Sottolineo spesso ai miei allievi vedenti - continua Casaburi - Noi ciechi non abbiamo la possibilità di scegliere quando utilizzare la vista e quando farne a meno: voi vedenti sì, ed è giusto che siate in grado di farlo. In questo caso specifico - prosegue il responsabile di Fg e Sobrenesa e  ho scelto la cornice dell'aperitivo, una situazione tanto quotidiana e scontata ma che, stavolta, ha assunto un senso e una modalità tutta nuova. L'incontro è stato suddiviso in due fasi: fase esplorativa (quella più prettamente esperienziale) e fase conoscitiva. Nella prima parte, in un ambiente totalmente buio, verranno proposte esperienze sensoriali e percettive volte alla riscoperta del senso in questione, per acuire la consapevolezza delle proprie possibilità sensoriali ed esplorarne limiti e potenzialità. I partecipanti hanno sperimentato “a proprie spese” cosa significa trovarsi in situazioni quotidiane come il chiacchierare tra loro o sorseggiare una bibita e quanto questa esperienza possa cambiare radicalmente senza il codice sensoriale della vista. E si sorprenderanno ad esplorare altri codici sensoriali e impararne le loro specifiche peculiarità. Nella seconda parte dell'incontro, invece, verranno forniti (in modo leggero) elementi didattici e tecnici, per una maggiore consapevolezza dei propri “strumenti sensoriali”»

Franceschini: Ercolano e Campi Flegrei diventeranno musei autonomi

Gli scavi di Ercolano e il parco archeologico dei Campi flegrei diventeranno musei autonomi. Questo è quanto annunciato il ministro dei Beni e delle Attività Culturali nel corso dell'audizione in Commissioni congiunte settima del Senato e settima Camera.
Franceschini ha spiegato la scelta di dotare altri dieci siti di autonomia, dopo i venti musei già affidati ad altrettanti direttori scelti con selezione internazionale. 
La scelta di puntare sull’autonomia di Ercolano dà un’accelerata alla valorizzazione dello straordinario patrimonio della seconda città sepolta dal Vesuvio, che da sempre ha sofferto in termini di pubblico per la vicinanza di Pompei: 2.934.010 gli ingressi nel 2015 a fronte dei 352.365 visitatori di Ercolano. Quanto ai Campi Flegrei, era stato lo stesso Ministro a ribadire la necessità di «un progetto di valorizzazione per  un'area archeologica unica al mondo che comprende però siti chiusi e non sempre visitabili». 

«Il ministero viene ridisegnato a livello territoriale per rafforzare i presidi di tutela e semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione» ha spiegato Franceschini. «Il nuovo assetto prevede la nascita di uniche soprintendenze per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, con un aumento dei presidi di tutela per l'archeologia sul territorio nazionale, che dalle attuali 19 (17 soprintendenze archeologiche più le due speciali del Colosseo e di Pompei), passeranno a 39». Ogni nuova soprintendenza sarà, pertanto, articolata in sette aree: organizzazione e funzionamento; patrimonio archeologico; patrimonio storico e artistico; patrimonio architettonico; patrimonio demoetnoantropologico; paesaggio; educazione e ricerca.

 

 

 

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