Domenica 18 Novembre 2018 - 18:39

Pietro Golia, una vita in difesa del Sud

di Vincenzo Nardiello

 

Chi lotta non muore. Mai. La cultura napoletana e meridionale piange uno dei suoi figli migliori. Pietro Golia ha intrapreso il viaggio verso la luce alla sua maniera: mentre era intento a lavorare al suo posto di combattimento. Era alla scrivania nell’ufficio della sua creatura più bella, la casa editrice Controcorrente, quando un malore lo ha sottratto all’affetto della famiglia e dei tantissimi amici che con lui hanno condiviso una vita di battaglie culturali e politiche in difesa del Sud.

Uomo d’incredibile generosità, cattolico impavido animato da un’incrollabile fede, impegnato da sempre sul fronte del meridionalismo e della Tradizione, Pietro Golia, 66 anni vissuti arditamente e senza risparmio alcuno, non ebbe mai paura di dispiacere al mondo, prendendo sempre posizioni coraggiose, culturalmente e politicamente scorrette. Spesso sfidando lo spirito del tempo.

Vicino alla destra, ma nemico mortale della dittatura del pensiero unico relativista e di tutti i conformismi, uomo di cultura poliedrica, meridionalista appassionato e appassionante, a chi gli chiedeva da quanto tempo esistesse la sua casa editrice Golia amava rispondere che «Controcorrente esiste da sempre. È lo spirito della tradizione, il paese ribelle, è la grande cultura del Sud». Prima, molto prima che la grande stampa si accorgesse delle tante pagine nere del Risorgimento, Golia fu il primo a scoperchiare il pentolone puzzolente dei lager dei Savoia dove furono deportati i soldati borbonici, dell’invasione del Sud spacciata per lotta di liberazione, dei massacri che ne seguirono e del ruolo assunto dai cosiddetti briganti e brigantesse. Profondo conoscitore della sua terra, era convinto che la sfida globalista si dovesse combattere al tempo stesso con la controrivoluzione locale e con un’opposizione su vasta scala alla turbofinanza, quella che nega l’economia reale e il lavoro produttivo, il sudore della fronte con il quale gli uomini costruiscono e realizzano se stessi. È stato proprio un uomo d’altri tempi Golia, l’alfiere di una cultura del sacrificio e della conoscenza, contrapposta allo svuotamento valoriale del potere del denaro e della tecnica.

Fiero avversario dell’intellettualismo illuminista e dell’egemonia anglosassone, l’editore di Controcorrente era innanzitutto un giornalista. Sempre attento alla realtà che lo circondava, pronto a coglierne i mutamenti e a criticarne senza sconti gli aspetti che non lo convincevano.

Pietro era così, sempre avanti; consapevole che nessuna innovazione è possibile se non all’interno della tradizione, ovvero di ciò che è permanente in una società.

Assieme alla sua casa editrice è stato la punta di diamante di un fronte del rifiuto del dominio turbofinanziario e dei comitati d’affari nazionali e internazionali che alimentano e moltiplicano le crisi, spappolando le Nazioni e rendendo i popoli ostaggio dell’affarismo e della speculazione internazionale.

Indipendenza e sovranità del Sud erano i concetti fondamentali attorno ai quali ruotava la sua concezione di alternativa sociale ed etica radicale - quasi antropologica - al caos della società dei consumi e al potere della tecnocrazia, alleata di una sinistra cosmopolita e mondialista che ha da tempo rinnegato se stessa.

Pietro Golia era questo e molto, moltissimo altro. Ha camminato tanto. E ora la luce dei suoi passi illuminerà la strada di chi verrà dopo di lui.

Addio a Pietro Golia:
il Sud perde il suo patriota

NAPOLI. Lutto nella cultura napoletana e meridionale: è morto Pietro Golia, aveva 66 anni. Giornalista ed editore di Controcorrente, la casa editrice che aveva fondato, Golia è stato un instancabile animatore di battaglie culturali e politiche in difesa del Sud e del ristabilimento della verità storica sul Regno delle Due Sicilie, rappresentando per circa 40 anni un ancoraggio sicuro per tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Mezzogiorno. Impossibile contare le riviste, gli eventi e le iniziative culturali, i convegni e i dibattiti organizzati e animati da Golia in tutta Italia. A cominciare dall’annuale Convegno Tradizionalista di Gaeta, di cui Golia era l’anima organizzativa assieme a tanti altri. Figura carismatica, personaggio dalla cultura poliedrica e uomo di grande generosità, Pietro Golia lascia un vuoto incolmabile in chi l'ha conosciuto. Un uomo libero in lotta per la sua terra.

Così lo ricorda Controcorrente: "PIETRO GOLIA ha lasciato questa terra e vive nella gloria del Signore. Onore a un grande figlio di Napoli appassionato paladino del Sud e del suo popolo. Grande meridionalista e inimitabile operatore culturale. Profondo conoscitore e difensore della tradizione delle Due Sicilie. Combattente instancabile per la verità storica contro le menzogne di una società che è nata dalla violenza coloniale e vegeta nella decadenza morale, nella corruzione e nell¹ingiustizia. Pietro Golia vivrà per sempre nel nostro cuore e soprattutto nell¹azione di quanti continueranno la sua battaglia".

I funerali di Pietro Golia si terranno a Napoli domani alle ore 15 nella chiesa di San Ferdinando, in piazza Trieste e Trento.

Addio a Gerardo Marotta, una vita per la cultura. Fondò l'Istituto italiano studi filosofici

NAPOLI. Addio all'avvocato napoletano Gerardo Marotta, fondatore e presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, considerato "l'ultimo giacobino", perchè si riconosceva erede di quella Repubblica giacobina nel 1799, sorta a Napoli ad imitazione della Repubblica francese e soffocata nel sangue dai sanfedisti. Marotta, morto ieri all'età di 89 anni nella clinica Hermitage di Capodimonte, era nato a Napoli il 26 aprile 1927. Gerardo Marotta ha compiuto gli studi di giurisprudenza all'Università di Napoli, dove conseguì la laurea con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi di filosofia del diritto sulla concezione dello Stato nella filosofia classica tedesca ed in particolare nella sinistra hegeliana. Ha sempre coltivato, accanto allo studio del diritto, un vivo e profondo interesse per la filosofia, la storia, la letteratura e tutte le espressioni dell'arte. Fu tra i giovani studiosi che si raccolsero attorno all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce e al Gruppo di Studi "Antonio Gramsci", fondando l'associazione Cultura Nuova che diresse dal 1946 al 1953, organizzando manifestazioni e conferenze rivolte ai giovani che richiamarono tutte le più grandi personalità della cultura italiana. Nel 1975, incoraggiato dagli auspici dell'allora presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Enrico Cerulli, di Elena Croce, figlia del celebre filosofo, e dei professori Pietro Piovani e Giovanni Pugliese Carratelli. Marotta fondò a Napoli l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di cui venne nominato presidente a vita nell'atto di costituzione. 

I funerali, come annunciato dal figlio Massimiliano, si terranno sabato 28 in forma laica alle ore 12 proprio nella sede dell'Istituto, a Palazzo Serra di Cassano. Da questa mattina è allestita la camera ardente nella clinica Hermitage. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali, inoltre, le bandiere di Palazzo San Giacomo e del consiglio comunale saranno a mezz'asta.

Marotta ha regalato all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici la sua biblioteca personale che vanta oltre 300.000 volumi frutto di trent'anni di appassionata ricerca. Per i suoi importanti apporti al mondo della filosofia e della cultura in generale Marotta ha avuto numerosi riconoscimenti da centri di ricerca e di formazione di rilievo internazionale. Gerardo Marotta ha ricevuto la laurea ad honorem in filosofia dalle Università di Bielefeld, Erasmus di Rotterdam, Sorbona di Parigi, Napoli, Pavia e Bucarest e la laurea ad honorem in pedagogia dall'Università di Urbino. E' stato insignito del Diploma d'onore del Parlamento Europeo per l'opera svolta in favore della cultura europea, del Prix International pour la paix "Jacques Mulhethaler" per l'attività svolta a favore della pace tra individui e popoli, del Premio Artigiani della Pace, del Premio Capo Circeo della Vereinigung für Deutsch-Italienische Freundschaft, del Premio Mecenate dell'Associazione Amici della Scala di Milano, della Medaglia Pietro il Grande del Presidium dell'Accademia Russa delle Scienze Naturali, della Medaglia Goethe. Nel 1988 Marotta ha ricevuto la Medaglia d'oro per i benemeriti della cultura dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga e la presidenza del Consiglio dei Ministri conferì il premio per la cultura all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nel 2003 fu nominato cavaliere della Légion d'Honneur della Repubblica Francese. Nel 1994 ottenne il Premio Napoletani Illustri della Fondazione Premio Napoli.

All'esperienza raccolta negli anni dell'associazione Cultura Nuova'' e dei seminari universitari e gruppi di studi universitari, Gerardo Marotta ha fatto costante riferimento dal 1975 quando, mettendo a disposizione tutte le sue personali risorse di libero professionista, ha dato vita all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che ha dotato di una importante biblioteca. Superando enormi difficoltà pratiche, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, attraverso oltre 40 anni di impegno febbrile, si è imposto all'attenzione del mondo, diventando sede di manifestazioni culturali e di iniziative di studio e ricerca fra le più prestigiose d'Europa e punto di riferimento permanente per la cultura internazionale. Nel 1980 Gerardo Marotta, traendo ispirazione dalla tradizione delle scuole e delle accademie napoletane e rifacendosi allo spirito dell'Illuminismo napoletano e delle riforme di Francesco De Sanctis, fondò la Scuola di Studi Superiori a Napoli. Nel 1981 creò la rivista "Nouvelles de la République des Lettres", affidandone la direzione a Paul Dibon e Tullio Gregory.

L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è, fin dagli inizi della sua attività, al centro di una fitta trama di relazioni con le sedi più importanti della ricerca scientifica internazionale, dal Warburg Institute di Londra alla École Pratique des Hautes Études di Parigi, dallo Hegel-Archiv di Bochum alle più prestigiose università europee e americane. Ai seminari dell'Istituto, molti dei quali organizzati all'estero, partecipano ogni volta giovani studiosi e ricercatori provenienti da tutta l'Italia e da molti Paesi europei. I riconoscimenti internazionali, amava spiegare Marotta, "intervengono numerosi e accreditati a incoraggiare lo sforzo gravoso che l'Istituto conduce per rinnovare la cultura moderna e per la rinascita della vita civile di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia". 

“En bref”, giornata internazionale sulla brachilogia alla Parthenope

NAPOLI. Grande rentrée dopo la pausa natalizia all’Università Parthenope. Dalle ore 11 di questa mattina, presso l’aula 2.5 di palazzo Pacanowski ha luogo la giornata internazionale sulla Brachilogia dal titolo “En Bref” organizzata dal direttore del dipartimento giuridico ed economico, Antonio Garofalo (nella foto) e da Carolina Diglio, coordinatore del dottorato in “Eurolinguaggi e terminologie specialistiche”, con il patrocinio dell’Institut Français di Napoli, dell’AMOPA (Association des membres de l’ordre des palmes académiques)  e della SIDEF (Società italiana dei francesisti).

 Perché una giornata internazionale sulla brachilogia?

«La nozione di brachilogia, ovvero lo studio dei testi brevi, si offre alla comunità scientifica come sorta di alternativa ai discorsi opulenti e prosperi dell’indottrinamento e dell’infesto potere della parola nei testi. Di qui la necessità e l’opportunità di riconsiderare l’idea di brevitas nel quadro delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché nella nuova letteratura», spiega Garofalo.

«Inoltrandosi in questo nuovo campo di indagine scientifica, linguistica e culturale, il gruppo di ricerca della Parthenope intende avvalersi della linguistica dei corpora come metodo di lavoro indagando fonti autentiche di diversa natura in una prospettiva diacronica e sincronica. È quindi, a partire da un approccio lessiculturale, che si intende analizzare oggi in maniera trasversale il fenomeno dei testi brachilogici in quanto cartografia plurale e semiotica della vita quotidiana, ossia quale dimostrazione dell’evoluzione socio-linguistica e culturale passata e presente», conclude Diglio.

Alla giornata partecipano studiosi di chiara fama: Abderrahman Tenkoul e Farida Bouhassoune dell’ Université Ibn Tofaïl-Kénitra in Marocco mentre faranno gli onori di casa nonché da relatrici Raffaella Antinucci e Maria Giovanna Petrillo, docenti dell’università Parthenope.

La giornata è inserita nell’ambito del programma di scambio di visiting professor, progetto fortemente voluto dal direttore Garofalo che prevede, nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’università, appunto, uno scambio di docenti con università straniere di prestigio. 

Lutto nella cultura,
morto il celebre linguista napoletano Tullio De Mauro

ROMA. È morto nella sua casa di Roma Tullio De Mauro. Il celebre linguista e docente universitario, che era stato ministro dell'Istruzione del governo Amato dal 2000 al 2001, aveva 84 anni. Dal 2007 dirigeva la Fondazione Bellonci e presiedeva il comitato direttivo del Premio Strega. A dare la notizia il sito di Internazionale, diretto dal figlio Giovanni, con cui collaborava dal 2008.

Fu linguista rinnovatore degli studi fin dal suo libro di esordio, 'Storia linguistica dell'Italia unita' (Laterza, 1963), passando per 'Guida all'uso delle parole' (Editori Riuniti, 1980), volumetto che fece epoca perché segnalava l'italiano di base e quello più frequente dei parlanti, fino al 'Grande dizionario italiano dell'uso' (8 volumi, Utet, 1999-2007); docente universitario, fino alla nomina a professore emerito di linguistica generale a 'La Sapienza' di Roma; accademico dei Lincei e della Crusca; ministro della Pubblica istruzione (2000-2001); ma anche intellettuale militante e organizzatore culturale, come testimonia la sua presidenza della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e la sua presidenza del comitato direttivo del Premio Strega.

La vita operosa e intensa di Tullio De Mauro ne ha fatto per oltre mezzo secolo un protagonista di primo piano della vita culturale in Italia, il cui prestigio accademico è stato riconosciuto anche all'estero grazie alle tante onorificenze, ai premi e alle lauree honoris causa.

Nato a Torre Annunziata il 31 marzo 1932, Tullio De Mauro si laureò a Roma in lettere classiche nel 1956 con Antonino Pagliaro e Mario Lucidi. Libero docente di glottologia nel 1961, è stato assistente ordinario dal 1958, professore incaricato dal 1961, professore straordinario e poi ordinario dal 1967 insegnando materie linguistiche (glottologia, linguistica generale, linguistica italiana) e filosofia del linguaggio nella Facoltà di Lettere della 'Sapienza' di Roma (1961-67, 1974-2007) e nelle Università di Napoli Orientale (1958-60), Palermo (1967-70) e Salerno (1970-74), poi a Roma. Nel 1967 De Mauro fu vincitore del primo concorso italiano di linguistica generale.

Tullio De Mauro ha svolto e pubblicato studi di sintassi delle lingue indoeuropee antiche, di lessicologia e semantica storica, storia delle idee e teorie linguistiche, semantica teorica, storia linguistica italiana, lessicostatistica, linguistica educativa.

È autore di numerosi volumi, in parte tradotti in altre lingue, tra cui spiccano 'Storia linguistica dell'Italia unita' (Laterza, 1963); 'Introduzione alla semantica' (Laterza, 1965); 'Le parole e i fatti' (Editori Riuniti, 1977); 'Guida all'uso delle parole' (Editori Riuniti, 1980); 'Lessico di frequenza dell'italiano parlato' (Etas-Libri, 1993); 'Linguistica elementare' (Laterza, 1998); 'Prima lezione sul linguaggio' (Laterza, 2002); 'La fabbrica delle parole' (Utet Libreria, 2005); 'Lezioni di linguistica teorica' (Laterza, 2008); 'Il linguaggio tra natura e storia' (Mondadori Education-Sapienza, 2008).

Per la casa editrice Utet ha curato alcune monumentali come il 'Grande dizionario italiano dell'uso', in sigla 'Gradit', uscito nel 1999 in 6 volumi e nel 2007, nella seconda edizione aggiornata, in 8 volumi; 'Primo Tesoro della Lingua Letteraria Italiana del Novecento' (2007); 'Grande dizionario italiano dei sinonimi e dei contrari' (2 volumi, 2010).

Tullio De Mauro è stato presidente della Società di Linguistica Italiana (1969-73), di cui è stato uno dei fondatori, della Società Italiana di Filosofia del Linguaggio (1982), della Fondazione Mondo Digitale (2001-10), del comitato direttivo del Premio Strega (dal 2007).

Era socio dell'Accademia della Crusca e dell'Accademia dei Lincei e faceva parte dell'Associazione Italiana di Linguistica Applicata, della Società Dantesca Italiana e dell'Associazione Storici della Lingua Italiana. Nel 2011 ha ricevuto la life honorary membership dell'American Association of Teachers of Italian.

Era dottore honoris causa dell'Università Cattolica di Lovanio (1999), dell'Ècole Normale Supérieure di Lione (2005), dell'Università Waseda di Tokyo (2008), dell'Università di Bucarest (2009), dell'Università Sorbonne Nouvelle di Parigi (2010), dell'Università Pablo de Olavide di Siviglia (2012) e dell'Università di Ginevra (2013). Ha tenuto corsi e conferenze in numerose università in Italia e all'estero.

Nel 1993 gli è stato assegnato il Premio Nonino per il volume 'L'Italia delle Italie' (Editori Riuniti). Nel 1999 la Città di Mistretta e l'Università di Palermo gli hanno assegnato il premio internazionale per la linguistica 'Antonino Pagliaro'. Nel 2003 gli è stato assegnato il premio dei bibliotecari italiani intitolato a Giambattista Gifuni; nel 2006 il Premio Napoli; nel 2008 il Premio 'Parole d'autore'; nel 2009 il Premio internazionale Gimbattista Vico; nel 2011 il Premio Ignazio Buttitta. Nel 2006 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha assegnato per l'insieme delle sue attività di ricerca e studio il Premio della Presidenza della Repubblica, consegnatogli dal presidente Giorgio Napolitano.

Nel 1995 è stato nominato dal presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2001 è stato nominato dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.

Come uomo di cultura, De Mauro ha accettato lungo un tratto della sua vita incarichi politico-amministrativi e associativi. E' stato consigliere della Regione Lazio, eletto come indipendente nelle liste del Pci (1975-80), e, in tale qualità, assessore alla cultura (1976-77), e componente del Consiglio nazionale dei Beni Culturali (1977-80). Ha fatto parte delle commissioni del Ministero Pubblica Istruzione per la riforma dei programmi dei bienni e dei trienni delle scuole medie superiori (cosiddetta Commissione Brocca 1986-1994). Dal 26 aprile 2000 al 12 giugno 2001 è stato ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Amato. Dal luglio 2001 al febbraio 2005 è stato delegato del sindaco di Roma per i rapporti con le università della città.

Dal 2007 è stato direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e nel 2012 ne è diventato presidente, guidando il comitato direttivo del Premio Strega.

Per gran parte della sua vita, De Mauro ha collaborato a giornali e riviste: dal 1956 al 1964 al settimanale 'Il Mondo', dal 1966 al 1979 al quotidiano 'Paese Sera', dal 1981 al 1990 con rubriche fisse sulla scuola e il linguaggio, al settimanale 'L'Espresso'. Ha saltuariamente collaborato con 'L'Unità', 'La Stampa', 'La Repubblica', 'Il manifesto', 'Il Sole 24 ore', 'Il Mattino' e regolarmente al settimanale 'Internazionale' con le rubriche 'La parola' e 'Scuole'. Fra il 1960 e il 1973 ha collaborato spesso a trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai cui ha ripreso a collaborare di nuovo nel 1997-2000, dal 1978 ha collaborato a cicli di trasmissioni radio e televisive della Radiotelevisione della Svizzera Italiana.

De Mauro ha avuto numerosi incarichi di responsabilità editoriali in riviste culturali e in associazioni scientifiche. Nel 1966 è stato socio fondatore (con R.Hall, L.Heilmann, A.Martinet, A.Visalberghi e altri) e segretario provvisorio della Società di linguistica italiana, di cui è stato poi responsabile delle pubblicazioni nel 1967-68 e presidente nel 1969-73. E' stato socio fondatore e, dal 1993 al 1997, è stato presidente della Società di filosofia del linguaggio. È socio fondatore del Cidi-Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, della sezione italiana del Minority Rights Group e dell’Associazione per una cultura di governo. Era membro del Cercle Ferdinand de Saussure di Ginevra, dell'Academia Europaea (Londra).

Tullio De Mauro era due volte cittadino onorario. Il 16 marzo 2016 il linguista ha ricevuto la cittadinanza onoraria dall'Amministrazione comunale della città di Santarcangelo di Romagna. Successivamente, il 1° settembre 2016, la città di Marsala ha conferito all'intellettuale la cittadinanza onoraria.

IL CORDOGLIO - "La notizia della morte di Tullio De Mauro - un lutto che colpisce tutta la nostra comunità - mi addolora e desidero esprimere tutta la mia vicinanza ai familiari, agli amici, ai tanti allievi che si sono arricchiti del suo prezioso insegnamento". Lo sottolinea il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio di cordoglio per la scomparsa di Tullio De Mauro. "De Mauro -ricorda Mattarella - è stato un intellettuale appassionato, un fine studioso, un italiano che non ha esitato, quando gli è stato richiesto, di mettere la propria esperienza e le proprie capacità a servizio delle istituzioni della Repubblica".

"Eminente italianista, nello studio della lingua - evidenzia - è stato un maestro, un autentico caposcuola. Le sue ricerche hanno segnato traguardi importanti per la cultura del nostro Paese e sono diventati punti di partenza per ulteriori riflessioni. La vastità dei suoi interessi e delle sue conoscenze ha influenzato in modo fecondo il campo degli studi filologici, della filosofia del linguaggio, e più in generale delle scienze umanistiche".

"In un tempo di profondi cambiamenti culturali - che vedono proprio nella comunicazione e nel linguaggio i terreni più fertili per l’innovazione in atto - De Mauro ha dimostrato tutta la sua modernità, e insieme un grande spirito civico, concependo la conoscenza come un fattore di democrazia e sviluppo sociale. La sua testimonianza resterà nel Paese, nella società, nelle università, come una spinta all’impegno e come un rafforzativo del valore educativo della scuola, così decisivo per il nostro futuro", conclude Mattarella.

"Ricordo Tullio De Mauro maestro appassionato per quanti amano la scuola, la ricerca e la lingua italiana" ha scritto su Twitter il premier Paolo Gentiloni.

La ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha espresso "profondo dispiacere" per la scomparsa del professore: "De Mauro oggi se n’è andato, ma quello che ha fatto per la lingua e la cultura italiana non passerà. Voglio salutarlo non con un addio, ma con un grazie. Grazie per aver lavorato con passione veramente civile, un aggettivo che molto amava, a contatto con le nuove generazioni; grazie per aver avuto la determinazione di costruire ed esaltare l’identità culturale del nostro Paese".

Per il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, "la scomparsa di Tullio De Mauro priva il Paese di un insigne linguista, un uomo di profonda cultura capace di trasmettere con passione sapere e conoscenza, una vivace intelligenza che ho avuto modo di apprezzare negli anni di comune lavoro con il Premio Strega della Fondazione Bellonci".

"La morte del professor Tullio De Mauro è una grave perdita per tutti coloro che credono nella cultura come strumento di crescita dei singoli, della società, della democrazia - afferma la presidente della Camera, Laura Boldrini - Con la sua straordinaria competenza ha formato nell'Università italiana generazioni di studenti al valore della lingua come elemento essenziale dell'identità nazionale, sottolineando la necessità che gli intellettuali sappiano comunicare in modo comprensibile anche alla più larga parte della popolazione".

"Da studioso delle parole, aveva voluto negli ultimi tempi dedicarsi allo studio delle parole di odio e alla minaccia che esse rappresentano per le democrazie. Per questo era stato chiamato a far parte come esperto della Commissione sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita alla Camera a maggio dell'anno scorso e poi intitolata alla deputata britannica Jo Cox. Al figlio Giovanni e agli altri familiari la gratitudine e il cordoglio miei personali e dell'intera Camera dei deputati”, conclude la presidente della Camera.

L'Accademia della Crusca "si unisce con grande dolore al lutto della famiglia per la perdita dell'Accademico Tullio De Mauro". Ne dà notizia un comunicato della più antica accademia italiana con sede a Firenze, incaricata di custodire la purezza della lingua italiana. "Come pochi altri, il professore Tullio De Mauro ha saputo coniugare l'attività scientifica con l'attenzione ai problemi concreti dell'educazione linguistica nella scuola e nella società", ha ricordato Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca.

La casa editrice Laterza piange la scomparsa di Tullio De Mauro, con cui ha pubblicato quasi tutti i suoi libri, a partire dal primo 'Storia linguistica dell'Italia Unita' del 1963. "L'Italia ha perso oggi un illustre linguista. La casa editrice, un amico di sempre e un punto di riferimento prezioso", si legge in un comunicato postato sulla pagina Facebook di Laterza. Fin dal primo libro, De Mauro aveva stretto una sincera amicizia con l'editore Vito Laterza e con il suo circolo intellettuale.

N'Albero, Valeria Marzoli presenta il suo libro "L'ombra della luna nuova"

NAPOLI. Tutto è pronto alla Mooks Mondadori all'interno della struttura “N'Albero” alla Rotonda Diaz, per domani (mercoledì 21 dicembre alle ore 17), quando, l'autrice Valeria Marzoli, sarà la protagonista di un evento interamente dedicato al suo nuovo libro “L'ombra della luna nuova”- 'A storia do rre 'e Castiellammare. Pubblicato dalla Kairòs Edizioni per la collana Maigret. Un incontro alla Mooks, all'interno del mirabolante “N'Albero” sul lungomare Caracciolo che prevede, alla presenza della stessa scrittrice, con il coordinamento del giornalista Giuseppe Giorgio, la partecipazione di Maria Verde ( autrice, sceneggiatrice e regista cinematografica) e dell'attore, Rino Di Martino che leggerà alcune pagine tratte dal libro.

L’OPERA

Nella notte del 19 gennaio 1931, Filippo Suarato, violento e affascinante usuraio di Castellammare di Stabia, viene ucciso con tre colpi di pistola. Mentre si avvicina lo storico evento del varo dell’“Amerigo Vespucci” che coinvolgerà l’intero Paese, spetterà al giovane maresciallo dei Carabinieri, Domenico Parescandalo, nel breve periodo di un mese, indagare sull’omicidio, non avendo remore di mettere a nudo i segreti più scabrosi della città tenuta in scacco dalla pioggia e dal gelo di quell’inverno. L’usura, i bordelli, lafemme fatale, ‘a rrobba mia, le leggi fasciste e quelle del cuore, un dialetto affascinante, l’italiano che unisce, ‘o Rre, la donna fascista che deve essere moglie e madre, la traversata oceanica di Italo Balbo, i demoni del passato, l’odio, l’ammore, ecco i temi che scorrono in questo thriller corale giocato tutto sull’importanza dei particolari, che ci offre uno spaccato della vita di provincia e dell’Italia fascista dei primi anni del Novecento.

L’AUTRICE

Valeria Marzoli è nata a Castellammare di Stabia (Napoli), dove vive e lavora. Laureata in Scienze Politiche presso l’Istituto Orientale di Napoli con la tesi “L’intolleranza civile e religiosa nell’Irlanda del Nord”. Ha pubblicato le raccolte liriche: “La luna ed altri fuochi” e “Vuoto a perdere” (Lalli editore), ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Ha all’attivo il libro per ragazzi: “Scricchiolino” che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino ed il noir psicologico: “Delitto Perfetto” che descrive l’ambivalenza dell’animo umano. Nel 2013 ha pubblicato il libro per ragazzi “Colpire al cuore” che è uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi e che è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino. Scrive su “ClicDonne2000”. È addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea” di Francoforte sul Meno.

 

Caserta, sala del Mac dedicata all'artista Antonio de Core

CASERTA. Sarà dedicata al pittore casertano Antonio de Core una sala esposizioni del Museo di Arte Contemporanea di Caserta, situato all’interno del Chiostro di Sant’Agostino. A 20 anni dalla scomparsa il Comune, quindi, si appresta a rendere omaggio ad uno dei pittori più significativi della scena artistica casertana, un personaggio che seppe innovare la pittura, legandosi in maniera viscerale alla città di Caserta. Uno dei promotori del gruppo “Proposta 66” assieme ad artisti del calibro di Crescenzo Del Vecchio, Andrea Sparaco, Gabriele Marino e Attilio Del Giudice, de Core è stato tra i principali ambasciatori di Caserta e della sua identità in giro per l’Italia, avendo allestito mostre in alcuni tra i principali spazi espositivi in tutto il Paese.

«Proporrò alla Giunta - ha spiegato il sindaco di Caserta, Carlo Marino – di approvare una delibera per dedicare una sala del nostro Museo di Arte Contemporanea ad Antonio de Core. È un atto doveroso per chi ha conosciuto la straordinaria qualità dell’opera artistica di questo pittore, testimone dell’identità e della bellezza di Caserta in giro per l’Italia. L’amore che de Core ha avuto per la sua città è sempre stato intenso e il legame con la propria comunità è stato unico e davvero solido. Siamo veramente onorati che uno spazio importante del Chiostro di Sant’Agostino sia dedicato a lui».

«Valorizzare il patrimonio culturale – ha spiegato l’assessore alla Cultura, Daniela Borrelli – è il principale obiettivo della nostra Amministrazione. E per farlo non possiamo che partire dagli artisti più importanti che la nostra città abbia mai avuto. Antonio de Core è stato uno dei pittori più significativi della città di Caserta e ha saputo interpretarne, in chiave innovativa e quasi rivoluzionaria, la bellezza e le potenzialità. E’ davvero emozionante avere una sala che porti il suo nome proprio al Museo di Arte Contemporanea che, assieme alla sede del Comune, dispone di tante sue opere, appartenenti a varie fasi della produzione artistica».

Il presidente della Corte Costituzionale inaugura l'anno accademico del Suor Orsola

Dal Presidente della Repubblica al Presidente della Corte Costituzionale. C’è un passaggio di testimone di massimo prestigio nella cerimonia inaugurale dell’anno accademico dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il primo Ateneo al mondo in procinto di divenire un patrimonio dell’umanità certificato dall’UNESCO. L’anno scorso la lectio inauguralis era toccata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e quest’anno in cattedra ci sarà il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi. Per lui sarà un ritorno in cattedra al Suor Orsola dove è stato tra i ‘padri fondatori’ del primo corso di laurea in Giurisprudenza a numero programmato del Mezzogiorno, oggi divenuto uno dei settori di eccellenza della ricerca e della didattica del Suor Orsola così come testimoniato dalle ultime classifiche stilate dall’ANVUR. L’appuntamento per la cerimonia inaugurale dell’anno accademico 2016-2017, quattrocentesimo trentesimo quinto dalla fondazione della sede monumentale (1581) , centesimo decimo quinto dalla nascita dell’Ateneo (1901), è fissato per Venerdì 2 Dicembre alle ore 11 nell’aula magna dell’Università Suor Orsola Benincasa e sarà aperto dalla prolusione del Rettore, Lucio d’Alessandro, vice presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane. Dopo gli interventi preliminari sarà la volta della lectio inauguralis affidata a Paolo Grossi e dedicata al tema “Percorsi nel giuridico pos moderno”, che riprende gli studi e le ricerche contenute in uno dei suoi ultimi lavori “Le comunità intermedie tra moderno e pos-moderno” (Editore Marietti). E sarà una lectio che avrà una platea di assoluta eccellenza. In prima fila ci sarà una nutritissima schiera di presidenti emeriti della Corte Costituzionale: Francesco Amirante, Annibale Marini, Francesco Paolo Casavola e Giuseppe Tesauro.

 

Premio Landolfo, consegnati i riconoscimenti

NAPOLI. Ambiente e territorio al centro del premio di giornalismo “Francesco Landolfo”. E il ricordo umano e professionale di un giornalista dalla schiena dritta, che viveva il mestiere con slancio e passione, diventando esempio e spinta per generazioni di cronisti napoletani. Le sale dell’Istituto di Cultura Meridionale di Napoli sono state attraversate da tanti colleghi e amici per la consegna dei riconoscimenti. Il premio, organizzato dal quotidiano Roma con l’Ordine dei giornalisti della Campania, il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e l’Arga Campania, è giunto alla quinta edizione. Ad aprire la cerimonia, l’avvocato Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto e console onorario di Bulgaria, che ha rinnovato l’impegno dell’ente nel premio e nella conservazione della memoria di una esperienza umana e professionale che resta viva e pulsante nel giornalismo napoletano. A ricordare il lavoro di Franco Landolfo nei giornali e nelle redazioni è stato il direttore del Roma, Antonio Sasso. Il segretario del Sugc, Claudio Silvestri, ne ha delineato la figura, sottolineando la fisicità del suo approccio alla professione, lanciando la proposta di altri eventi, da tenersi nel corso dell’anno. Al direttore responsabile del Roma, Pasquale Clemente, il compito di ricordare Landolfo e il suo rapporto con l’ambiente e il territorio. Geppina Landolfo, figlia di Franco e presidente dell’Arga Campania, ha ringraziato i colleghi per la grande partecipazione al premio, ricordando il lavoro del padre negli organismi di categoria e come sulla sua figura convergessero e si riconoscessero anime diverse e lontane. Tanti gli interventi tra cui quello del consigliere nazionale della Fnsi, Gianpaolo Necco, dei giornalisti Umberto Belpedio e Giuliana Gargiulo, del professore Francesco Fimmanò e dell’avvocato Gino D’Agostino. La giuria ha premiato per la carta stampata Marco Di Caterino (Il Mattino), per la radiotelevisione Anna Testa (TV7, Rai), per il web riconoscimenti ex aequo a Gioacchino Roberto Di Maio (Stabiachannel.it), Federica Riccio (Unina.it) e Mariano Rotondo (ilfattovesuviano). Menzioni speciali a Giovanna Savati (Metropolis), Antonio Coppola (Il Mattino), Caterina Laita (Televomero), Carmine Alboretti (Silvae.it)

Da Pompei a Latiano, giornata dedicata alla figura del Beato Longo

LATIANO (BRINDISI). Si terrà a Latiano, venerdì 25 novembre, alle ore 16,30, presso il Salone Flora di Palazzo Imperiali, la Prima Giornata, dedicata a Bartolo Longo, uomo straordinario, protagonista attivo della Comunità, fondatore della Città dell’Uomo e della Città di Dio, meridionalista ante litteram, acuto innovatore, promotore e creatore di welfare inclusivo, espressione autentica di una Chiesa incarnata nella storia. Il tema dell’evento, Bartolo Longo, Carità ed Educazione, ne ripropone il profilo pedagogico, i contenuti, l’innovazione e l’audacia del progetto educativo.  Promossa dalla Fondazione Opera Beato Bartolo Longo, custode della Casa Natale del Beato, a Latiano, copromossa dalle Città gemellate di Latiano e Pompei, e realizzata d’intesa con il Pontificio Santuario di Pompei, l’iniziativa si colloca nell’ambito delle Giornate Bartoliane Nazionali, tra Latiano e Pompei, per ricordare e celebrare la figura di Bartolo Longo, sotto il profilo storico/biografico, letterario, sociale, civile, teologico, culturale, etc., coinvolgendo e raccordando conoscitori e studiosi del pensiero bartoliano, per promuovere, favorire e diffondere, la conoscenza del Beato, del suo pensiero, delle sue opere, dei luoghi a lui cari, della sua fede, valorizzandone i significati e l’attualità, anche attraverso un’analisi storica comparata.

Relazioneranno: Pasquale Lino Prenna, Pedagogista - docente della Pontificia facoltà di scienze dell’Educazione Auxilium – Roma - già ordinario di pedagogia generale ed Etica Sociale – Università di Perugia, Nicola Paparella, pedagogista – pofessore ordinario di Pedagogia Sperimentale e docente di didattica generale presso l'Università Telematica Pegaso di Napoli - preside della Facoltà di Scienze Umanistiche presso l'Università Telematica Pegaso - già preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università del Salento, don Giuseppe Esposito, Parroco del Santissimo Salvatore - Pompei, già direttore dell’Archivio e biblioteca Bartolo Longo - Pontificio Santuario di Pompei, autore di Bartolo Longo, Carità ed Educazione - edizioni San Paolo 2016.

Interverranno: don Salvatore Rubino – Arciprete di Latiano, Parroco S. Maria della Neve e mons. Pietro Caggiano - vice postulatore della causa di canonizzazione Bartolo Longo – in rappresentanza del èontificio santuario di Pompei.

Apriranno i Lavori: don Franco Galiano – presidente della Fondazione Opera Beato Bartolo Longo, l’avv. Cosimo Maiorano – sindaco della città di Latiano, Gianfranco D’Angelo – sub commissario prefettizio della Città di Pompei e Ada Di Viggiano – consigliere comunale della città di Latiano delegato alla Promozione del gemellaggio Latiano/Pompei, della persona e delle opere del Beato Bartolo Longo. Condurrà Alessandro Nocco – direttore generale della Fondazione opera Beato Bartolo Longo. Alla manifestazione parteciperà il Coro dell’Istituto Comprensivo Statale di Latiano Arcobaleno delle Note, diretto da Sandra Corrado.

In occasione dell’evento, è attesa, a Latiano, una folta delegazione di cittadini pompeiani, che visiterà la Casa Natale del Beato e i luoghi a lui cari, e prenderà parte al convegno.

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