Giovedì 17 Gennaio 2019 - 19:35

Pozzuoli, Storie dal Rione Terra raccontate da Gemma Russo

POZZUOLI. Domenica 5 marzo, con inizio alle ore 10,30, presso la sala consiliare di Palazzo Migliaresi al Rione Terra di Pozzuoli, ci sarà la presentazione del libro Storie dal Rione Terra di Gemma Russo. La pubblicazione, patrocinata dal Comune di Pozzuoli, è frutto di un anno di impegno della giornalista flegrea puteolana, volontaria della Pro Loco Pozzuoli, al Percorso Archeologico del Rione Terra. Quest’ultimo è stato, nel corso dei secoli, cuore pulsante della più grande delle cittadine flegree. Ruolo mai perso, pur se la rocca tufacea è inabitata da 47 anni, e la popolazione sottoposta ad evacuazione forzata il 2 marzo 1970.

Durante i fine settimana e i festivi, in un anno di permanenza al Sedile dei Nobili, hanno attraversato la seicentesca costruzione 40.472 volti, alcuni dei quali hanno dato voce ad un luogo mai silente, perché storie antiche si percepiscono ancora tra i vicoli. L’incontro con chi ha vissuto direttamente o indirettamente la rocca tufacea ha dato vita a ventotto storie che dipingono la natura bradisismica della terra, l’importanza archeologica e storica, la quotidianità che non c’è più, fatta di usi e i costumi, anche gastronomici. Capitoli stratificati di storia che hanno conservato intatta, sotto il velo silente del tempo, l’identità, pronta ad essere spinta propulsiva al futuro.

All'incontro, che sarà moderato dal giornalista Massimo Calenda, interverranno Susy Cassinese, Presidente Pro Loco Pozzuoli, Costanza Gialanella, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Napoli, Responsabile dell’Ufficio Scavi di Pozzuoli, Tiziana Vanorio, professoressa di Geofisica alla Stanford University, il sindaco Vincenzo Figliolia, Angelo Di Costanzo e tutte le Storie dal Rione Terra.

L’ingresso è aperto a tutti. Il libro sarà distribuito gratuitamente nel corso della presentazione. Per informazioni, Pro Loco Pozzuoli 081 303 2275.

 

Addio a Mario Guida, storico editore napoletano

Si è spento a Napoli Mario Guida, fondatore dell'omonima casa editrice partenopea, con la storica sede di Port'Alba chiusa nel 2014. Nella 'Saletta Rossa' della sua libreria, unica in Italia ad essere stata dichiarata patrimonio nazionale, Mario Guida per decenni ha promosso e ospitato incontri con esponenti della cultura nazionale e internazionale, da Umberto Eco a Jack Kerouac.

È scomparso lo storico stabiese, prof Pippo D'Angelo

CASTELLAMMARE DI STABIA. Colto, elegante, gentile e dalla battuta sempre acuta, ironica e sfumatamente malinconica. Il prof Giuseppe D'Angelo, per tutti Pippo D'Angelo, ci ha lasciato. Lo ha fatto con passo felpato, così come entrava e usciva dalla storia di Castellammare di Stabia, per raccontare con aneddoti e similitudini moderne la gloria e il declino della sua amata città.
Aveva 74 anni, troppo giovane per lasciarci. Ora gli stabiesi sono veramente più poveri. Da anni, la città ha perso gran parte delle risorse sulle quali aveva costruito la sua fama di perla del Golfo di Napoli. Ma Pippo D'Angelo era un faro che illuminava i ricordi degli stabiesi, anche e soprattutto dei più giovani, che non hanno avuto la fortuna di vivere la dolcezza delle estati affollate di turisti, sulle spiagge dell'arenile in un mare pulito, a passeggio sotto l'ombra dei platani e tra le aiuole fiorite di una Villa Comunale che era un rispettato giardino pubblico, accompagnati dalle note delle orchestre che si esibivano nel padiglione della musica, la Cassarmonica in stile liberty.
Pippo D'Angelo ci ha raccontato tutto questo e della città regale frequentata dalla nobiltà napoletana all'epoca dei Borboni, della qualità e quantità delle sorgenti termali, dei fasti sportivi del Circolo Nautico, del quale è stato presidente dal 1989 al 1992. Ha rigirato le fonti letterarie romane per spiegare agli stabiesi quando e come nacque l'antica Stabia, chi e come ne ha portato alla luce le splendide ville sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., quella che distrusse anche Pompei ed Ercolano. Ma D'Angelo ha anche scritto storie per ricordare gli stabiesi della Grande Guerra.  Ha approfondito ogni aspetto dell'architettura e dello sviluppo economico e urbano di Castellammare di Stabia, lasciando ai posteri le risposte a ogni perché, persino sui nomi assegnati alle strade della città, affinché non si perdesse la memoria né alcuna traccia del bello e del buono che la sua città ha saputo esprimere.
La sua generosità è stata pari o persino superiore alla sua cultura, si percepisce nei dettagli dei suoi lavori, che ha voluto pubblicare integralmente sulla sua pagina web. Il sito www.gdangelo.it rappresenta un pozzo di tesori dal quale attingere vicende inedite, scoperte personali dell'amatissimo professore, per percorrere con Pippo D'Angelo il cammino nella storia di Castellammare di Stabia.
È stato un sognatore, perché ha sognato di riuscire a risvegliare negli stabiesi un moto di orgoglio con cui rivendicare la grandezza delle proprie origini. Ha sognato di poter ritornare ai tempi in cui le Terme, il fiume Sarno, il mare di Stabia, il monte Faito, il Centro Antico, la Villa Comunale, gli opifici industriali e l'arte artigiana (che, come egli stesso scoprì, fece nascere l'antica carrozzella) poi ogni strada, ogni dimora nobiliare venissero restituiti alla bellezza che un uomo della sua età ha conosciuto e descritto con amore. 
Dobbiamo ricordare di lui, però, che non è stato solo un sognatore, perché con questi ideali ha anche lottato entrando personalmente in politica. 
Pippo D'Angelo è stato, infatti, assessore esterno alla Trasparenza e al Bilancio del Comune di Castellammare di Stabia dal 29 gennaio del 1993 al febbraio del 1994. Ma la ricerca di concretezza che scaturiva dai suoi studi non è stata appagata dagli intrighi politici e, già iscritto all'Albo degli Avvocati del Tribunale di Torre Annunziata, con Decreto del Ministro della Giustizia del 12 luglio 2001, ha perseguito e applicato le leggi e la giustizia, nominato Giudice di Pace.
Tuttavia va ricordato che il suo maggior contributo è quello che ha dato alla tutela del patrimonio storico e culturale locale. Ha infatti il merito di aver costituito e poi avviato il riordino dell'Archivio Storico "Catello Salvati" del Comune di Castellammare di Stabia di cui è stato Soprintendente Archivistico Onorario dal 1979.
Iscritto da vent'anni alla Società Napoletana di Storia Patria, socio dell'Archeoclub Stabiese e del Comitato "Libero D'Orsi" per gli Scavi di Stabiae, è stato tra i fondatori della rivista Cultura e Territorio, rivista del Distretto Scolastico 38, presidente dell'Associazione Stabiana di Storia Arte e Cultura, Socio del Centro di Cultura e Storia Amalfitana e Caporedattore della neonata rivista Cultura & Società.
Le esequie, come si devono a un grande uomo di cultura e impegno nella vita, si svolgeranno nella Concattedrale di Castellammare-Sorrento, domani, alle ore 15,30, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della cultura e del SOM Costantiniano di San Giorgio. Alla moglie Michela e alle sue due amate figlie e ai tre nipotini Emanuela, Alessandro e Bruno, vanno le più sentite e commosse condoglianze della redazione tutta del quotidiano ROMA-Giornale di Napoli, per la perdita del Cavaliere del Sacro Ordine Militare Costantiniano di San Giorgio, professor Pippo D'Angelo. 

 

A Capodimonte i capolavori di Van Gogh

Van Gogh, i capolavori ritrovati. Questo il titolo della mostra che dal 7 febbraio e per soli 20 giorni vedrà esposti , al Museo di Capodimonte, due dipinti di Van Gogh (Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenn) e rubati 14 anni fa dal museo di Amsterdam. Le due opere d'arte vennero trafugate il 7 dicembre del 2002 da due uomini che si introdussero nel van Gogh Museum attraverso una finestra e fuggirono calandosi con una corda, ma vennero arrestati qualche tempo dopo. Condannati al carcere e al risarcimento del danno i due malfattori negaono le loro colpe senza collaborare per il ritrovamento dei dipinti. È stato 14 anni dopo, nel settembre 2016 che i quadri sono stati i e recuperat i dalla Guardia di Finanza nel corso di un'operazione contro una banda di narcotrafficanti internazionali. Le tele sono finite in pratica nelle mani della camorra nascostae in un panno vicino alla cucina di una casa di Castellammare di Stabia riconducibile ad un latitante del clan . La Guardia di Finanza ha identificato il patrimonio della banda e ha sequestrato i beni. I militari coordinati dal colonnello Giovanni Salerno si sono imbattuti nei quadri rubati proprio nel corso di un sequestro di beni per decine di milioni di euro. La mostra è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo, dal museo e Real bosco di Capodimonte è finanziata dalla Regione Campania il progetto è attuato dalla Scabec spa l'esposizione dei quadri prima del loro rientro in Olanda è stata accolta con entusiasmo anche dal direttore del Museo di Van Gogh di Amsterdam Axel Ruger.

Musei gratis, record per l'Archeologico di Napoli: 7.773 visitatori

NAPOLI. Grande affluenza ai musei e siti archeologici nella domenica ad ingresso gratuito. Giornata record per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli: con 7773 presenze è stato il sito più visitato della Campania, davanti a Pompei ed alla Reggia di Caserta e secondo in Italia solo al Colosseo e all'area archeologica di Roma. «Essere il primo museo italiano in questa bellissima giornata è risultato eccezionale che premia il grande lavoro del personale del Museo, a partire dai custodi, e che ci è di stimolo a continuare su questa strada», ha detto soddisfatto il direttore Paolo Giulierini. Un successo costante del Museo Archeologico che lo scorso anno ha registrato un aumento del 30% dei visitatori rispetto al 2015. 

Ecco dati definitivi della domenica ad ingresso gratuito: 22.297 Colosseo e Area Archeologica Centrale, 7.773 Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 7.005 Museo Nazionale Romano, 6.185 Pompei, 6.110 Gallerie degli Uffizi, 5.858 Museo di Capodimonte, 5.763 Reggia di Caserta, 5.533 Galleria Palatina di Firenze, 5.381 Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, 5.130 Galleria dell'Accademia di Firenze, 5.101 Musei reali di Torino, 4.691 Museo delle civiltà di Roma, 4.513 Giardino di Boboli, 4.161 Gallerie nazionali di arte antica di Roma, 3.775 Pinacoteca di Brera, 2.320 Gallerie dell'Accademia di Venezia, 2.013 Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, 2.001 Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, 1.730 Museo archeologico nazionale di Taranto, 1.638 Palazzo ducale di Mantova, 1.360 Cappelle Medicee, 1.340 Villa d'Este, 1.305 Cenacolo Vinciano, 1.222 Museo del Bargello, 1.198 Ercolano, 1.040 Appia 872 Paestum 813 Complesso monumentale della Pilotta 787 Villa Adriana 727 scavi di Ostia antica 668 Castello di Miramare di Trieste 649 Galleria nazionale delle Marche 617 galleria nazionale dell'Umbria 493 Museo archeologico di Venezia, 419 Galleria Nazionale di Palazzo Spinola , 331 Museo di Palazzo Reale di Genova.

Pietro Golia, una vita in difesa del Sud

di Vincenzo Nardiello

 

Chi lotta non muore. Mai. La cultura napoletana e meridionale piange uno dei suoi figli migliori. Pietro Golia ha intrapreso il viaggio verso la luce alla sua maniera: mentre era intento a lavorare al suo posto di combattimento. Era alla scrivania nell’ufficio della sua creatura più bella, la casa editrice Controcorrente, quando un malore lo ha sottratto all’affetto della famiglia e dei tantissimi amici che con lui hanno condiviso una vita di battaglie culturali e politiche in difesa del Sud.

Uomo d’incredibile generosità, cattolico impavido animato da un’incrollabile fede, impegnato da sempre sul fronte del meridionalismo e della Tradizione, Pietro Golia, 66 anni vissuti arditamente e senza risparmio alcuno, non ebbe mai paura di dispiacere al mondo, prendendo sempre posizioni coraggiose, culturalmente e politicamente scorrette. Spesso sfidando lo spirito del tempo.

Vicino alla destra, ma nemico mortale della dittatura del pensiero unico relativista e di tutti i conformismi, uomo di cultura poliedrica, meridionalista appassionato e appassionante, a chi gli chiedeva da quanto tempo esistesse la sua casa editrice Golia amava rispondere che «Controcorrente esiste da sempre. È lo spirito della tradizione, il paese ribelle, è la grande cultura del Sud». Prima, molto prima che la grande stampa si accorgesse delle tante pagine nere del Risorgimento, Golia fu il primo a scoperchiare il pentolone puzzolente dei lager dei Savoia dove furono deportati i soldati borbonici, dell’invasione del Sud spacciata per lotta di liberazione, dei massacri che ne seguirono e del ruolo assunto dai cosiddetti briganti e brigantesse. Profondo conoscitore della sua terra, era convinto che la sfida globalista si dovesse combattere al tempo stesso con la controrivoluzione locale e con un’opposizione su vasta scala alla turbofinanza, quella che nega l’economia reale e il lavoro produttivo, il sudore della fronte con il quale gli uomini costruiscono e realizzano se stessi. È stato proprio un uomo d’altri tempi Golia, l’alfiere di una cultura del sacrificio e della conoscenza, contrapposta allo svuotamento valoriale del potere del denaro e della tecnica.

Fiero avversario dell’intellettualismo illuminista e dell’egemonia anglosassone, l’editore di Controcorrente era innanzitutto un giornalista. Sempre attento alla realtà che lo circondava, pronto a coglierne i mutamenti e a criticarne senza sconti gli aspetti che non lo convincevano.

Pietro era così, sempre avanti; consapevole che nessuna innovazione è possibile se non all’interno della tradizione, ovvero di ciò che è permanente in una società.

Assieme alla sua casa editrice è stato la punta di diamante di un fronte del rifiuto del dominio turbofinanziario e dei comitati d’affari nazionali e internazionali che alimentano e moltiplicano le crisi, spappolando le Nazioni e rendendo i popoli ostaggio dell’affarismo e della speculazione internazionale.

Indipendenza e sovranità del Sud erano i concetti fondamentali attorno ai quali ruotava la sua concezione di alternativa sociale ed etica radicale - quasi antropologica - al caos della società dei consumi e al potere della tecnocrazia, alleata di una sinistra cosmopolita e mondialista che ha da tempo rinnegato se stessa.

Pietro Golia era questo e molto, moltissimo altro. Ha camminato tanto. E ora la luce dei suoi passi illuminerà la strada di chi verrà dopo di lui.

Addio a Pietro Golia:
il Sud perde il suo patriota

NAPOLI. Lutto nella cultura napoletana e meridionale: è morto Pietro Golia, aveva 66 anni. Giornalista ed editore di Controcorrente, la casa editrice che aveva fondato, Golia è stato un instancabile animatore di battaglie culturali e politiche in difesa del Sud e del ristabilimento della verità storica sul Regno delle Due Sicilie, rappresentando per circa 40 anni un ancoraggio sicuro per tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Mezzogiorno. Impossibile contare le riviste, gli eventi e le iniziative culturali, i convegni e i dibattiti organizzati e animati da Golia in tutta Italia. A cominciare dall’annuale Convegno Tradizionalista di Gaeta, di cui Golia era l’anima organizzativa assieme a tanti altri. Figura carismatica, personaggio dalla cultura poliedrica e uomo di grande generosità, Pietro Golia lascia un vuoto incolmabile in chi l'ha conosciuto. Un uomo libero in lotta per la sua terra.

Così lo ricorda Controcorrente: "PIETRO GOLIA ha lasciato questa terra e vive nella gloria del Signore. Onore a un grande figlio di Napoli appassionato paladino del Sud e del suo popolo. Grande meridionalista e inimitabile operatore culturale. Profondo conoscitore e difensore della tradizione delle Due Sicilie. Combattente instancabile per la verità storica contro le menzogne di una società che è nata dalla violenza coloniale e vegeta nella decadenza morale, nella corruzione e nell¹ingiustizia. Pietro Golia vivrà per sempre nel nostro cuore e soprattutto nell¹azione di quanti continueranno la sua battaglia".

I funerali di Pietro Golia si terranno a Napoli domani alle ore 15 nella chiesa di San Ferdinando, in piazza Trieste e Trento.

Addio a Gerardo Marotta, una vita per la cultura. Fondò l'Istituto italiano studi filosofici

NAPOLI. Addio all'avvocato napoletano Gerardo Marotta, fondatore e presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, considerato "l'ultimo giacobino", perchè si riconosceva erede di quella Repubblica giacobina nel 1799, sorta a Napoli ad imitazione della Repubblica francese e soffocata nel sangue dai sanfedisti. Marotta, morto ieri all'età di 89 anni nella clinica Hermitage di Capodimonte, era nato a Napoli il 26 aprile 1927. Gerardo Marotta ha compiuto gli studi di giurisprudenza all'Università di Napoli, dove conseguì la laurea con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi di filosofia del diritto sulla concezione dello Stato nella filosofia classica tedesca ed in particolare nella sinistra hegeliana. Ha sempre coltivato, accanto allo studio del diritto, un vivo e profondo interesse per la filosofia, la storia, la letteratura e tutte le espressioni dell'arte. Fu tra i giovani studiosi che si raccolsero attorno all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce e al Gruppo di Studi "Antonio Gramsci", fondando l'associazione Cultura Nuova che diresse dal 1946 al 1953, organizzando manifestazioni e conferenze rivolte ai giovani che richiamarono tutte le più grandi personalità della cultura italiana. Nel 1975, incoraggiato dagli auspici dell'allora presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Enrico Cerulli, di Elena Croce, figlia del celebre filosofo, e dei professori Pietro Piovani e Giovanni Pugliese Carratelli. Marotta fondò a Napoli l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di cui venne nominato presidente a vita nell'atto di costituzione. 

I funerali, come annunciato dal figlio Massimiliano, si terranno sabato 28 in forma laica alle ore 12 proprio nella sede dell'Istituto, a Palazzo Serra di Cassano. Da questa mattina è allestita la camera ardente nella clinica Hermitage. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali, inoltre, le bandiere di Palazzo San Giacomo e del consiglio comunale saranno a mezz'asta.

Marotta ha regalato all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici la sua biblioteca personale che vanta oltre 300.000 volumi frutto di trent'anni di appassionata ricerca. Per i suoi importanti apporti al mondo della filosofia e della cultura in generale Marotta ha avuto numerosi riconoscimenti da centri di ricerca e di formazione di rilievo internazionale. Gerardo Marotta ha ricevuto la laurea ad honorem in filosofia dalle Università di Bielefeld, Erasmus di Rotterdam, Sorbona di Parigi, Napoli, Pavia e Bucarest e la laurea ad honorem in pedagogia dall'Università di Urbino. E' stato insignito del Diploma d'onore del Parlamento Europeo per l'opera svolta in favore della cultura europea, del Prix International pour la paix "Jacques Mulhethaler" per l'attività svolta a favore della pace tra individui e popoli, del Premio Artigiani della Pace, del Premio Capo Circeo della Vereinigung für Deutsch-Italienische Freundschaft, del Premio Mecenate dell'Associazione Amici della Scala di Milano, della Medaglia Pietro il Grande del Presidium dell'Accademia Russa delle Scienze Naturali, della Medaglia Goethe. Nel 1988 Marotta ha ricevuto la Medaglia d'oro per i benemeriti della cultura dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga e la presidenza del Consiglio dei Ministri conferì il premio per la cultura all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nel 2003 fu nominato cavaliere della Légion d'Honneur della Repubblica Francese. Nel 1994 ottenne il Premio Napoletani Illustri della Fondazione Premio Napoli.

All'esperienza raccolta negli anni dell'associazione Cultura Nuova'' e dei seminari universitari e gruppi di studi universitari, Gerardo Marotta ha fatto costante riferimento dal 1975 quando, mettendo a disposizione tutte le sue personali risorse di libero professionista, ha dato vita all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che ha dotato di una importante biblioteca. Superando enormi difficoltà pratiche, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, attraverso oltre 40 anni di impegno febbrile, si è imposto all'attenzione del mondo, diventando sede di manifestazioni culturali e di iniziative di studio e ricerca fra le più prestigiose d'Europa e punto di riferimento permanente per la cultura internazionale. Nel 1980 Gerardo Marotta, traendo ispirazione dalla tradizione delle scuole e delle accademie napoletane e rifacendosi allo spirito dell'Illuminismo napoletano e delle riforme di Francesco De Sanctis, fondò la Scuola di Studi Superiori a Napoli. Nel 1981 creò la rivista "Nouvelles de la République des Lettres", affidandone la direzione a Paul Dibon e Tullio Gregory.

L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è, fin dagli inizi della sua attività, al centro di una fitta trama di relazioni con le sedi più importanti della ricerca scientifica internazionale, dal Warburg Institute di Londra alla École Pratique des Hautes Études di Parigi, dallo Hegel-Archiv di Bochum alle più prestigiose università europee e americane. Ai seminari dell'Istituto, molti dei quali organizzati all'estero, partecipano ogni volta giovani studiosi e ricercatori provenienti da tutta l'Italia e da molti Paesi europei. I riconoscimenti internazionali, amava spiegare Marotta, "intervengono numerosi e accreditati a incoraggiare lo sforzo gravoso che l'Istituto conduce per rinnovare la cultura moderna e per la rinascita della vita civile di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia". 

“En bref”, giornata internazionale sulla brachilogia alla Parthenope

NAPOLI. Grande rentrée dopo la pausa natalizia all’Università Parthenope. Dalle ore 11 di questa mattina, presso l’aula 2.5 di palazzo Pacanowski ha luogo la giornata internazionale sulla Brachilogia dal titolo “En Bref” organizzata dal direttore del dipartimento giuridico ed economico, Antonio Garofalo (nella foto) e da Carolina Diglio, coordinatore del dottorato in “Eurolinguaggi e terminologie specialistiche”, con il patrocinio dell’Institut Français di Napoli, dell’AMOPA (Association des membres de l’ordre des palmes académiques)  e della SIDEF (Società italiana dei francesisti).

 Perché una giornata internazionale sulla brachilogia?

«La nozione di brachilogia, ovvero lo studio dei testi brevi, si offre alla comunità scientifica come sorta di alternativa ai discorsi opulenti e prosperi dell’indottrinamento e dell’infesto potere della parola nei testi. Di qui la necessità e l’opportunità di riconsiderare l’idea di brevitas nel quadro delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché nella nuova letteratura», spiega Garofalo.

«Inoltrandosi in questo nuovo campo di indagine scientifica, linguistica e culturale, il gruppo di ricerca della Parthenope intende avvalersi della linguistica dei corpora come metodo di lavoro indagando fonti autentiche di diversa natura in una prospettiva diacronica e sincronica. È quindi, a partire da un approccio lessiculturale, che si intende analizzare oggi in maniera trasversale il fenomeno dei testi brachilogici in quanto cartografia plurale e semiotica della vita quotidiana, ossia quale dimostrazione dell’evoluzione socio-linguistica e culturale passata e presente», conclude Diglio.

Alla giornata partecipano studiosi di chiara fama: Abderrahman Tenkoul e Farida Bouhassoune dell’ Université Ibn Tofaïl-Kénitra in Marocco mentre faranno gli onori di casa nonché da relatrici Raffaella Antinucci e Maria Giovanna Petrillo, docenti dell’università Parthenope.

La giornata è inserita nell’ambito del programma di scambio di visiting professor, progetto fortemente voluto dal direttore Garofalo che prevede, nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’università, appunto, uno scambio di docenti con università straniere di prestigio. 

Lutto nella cultura,
morto il celebre linguista napoletano Tullio De Mauro

ROMA. È morto nella sua casa di Roma Tullio De Mauro. Il celebre linguista e docente universitario, che era stato ministro dell'Istruzione del governo Amato dal 2000 al 2001, aveva 84 anni. Dal 2007 dirigeva la Fondazione Bellonci e presiedeva il comitato direttivo del Premio Strega. A dare la notizia il sito di Internazionale, diretto dal figlio Giovanni, con cui collaborava dal 2008.

Fu linguista rinnovatore degli studi fin dal suo libro di esordio, 'Storia linguistica dell'Italia unita' (Laterza, 1963), passando per 'Guida all'uso delle parole' (Editori Riuniti, 1980), volumetto che fece epoca perché segnalava l'italiano di base e quello più frequente dei parlanti, fino al 'Grande dizionario italiano dell'uso' (8 volumi, Utet, 1999-2007); docente universitario, fino alla nomina a professore emerito di linguistica generale a 'La Sapienza' di Roma; accademico dei Lincei e della Crusca; ministro della Pubblica istruzione (2000-2001); ma anche intellettuale militante e organizzatore culturale, come testimonia la sua presidenza della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e la sua presidenza del comitato direttivo del Premio Strega.

La vita operosa e intensa di Tullio De Mauro ne ha fatto per oltre mezzo secolo un protagonista di primo piano della vita culturale in Italia, il cui prestigio accademico è stato riconosciuto anche all'estero grazie alle tante onorificenze, ai premi e alle lauree honoris causa.

Nato a Torre Annunziata il 31 marzo 1932, Tullio De Mauro si laureò a Roma in lettere classiche nel 1956 con Antonino Pagliaro e Mario Lucidi. Libero docente di glottologia nel 1961, è stato assistente ordinario dal 1958, professore incaricato dal 1961, professore straordinario e poi ordinario dal 1967 insegnando materie linguistiche (glottologia, linguistica generale, linguistica italiana) e filosofia del linguaggio nella Facoltà di Lettere della 'Sapienza' di Roma (1961-67, 1974-2007) e nelle Università di Napoli Orientale (1958-60), Palermo (1967-70) e Salerno (1970-74), poi a Roma. Nel 1967 De Mauro fu vincitore del primo concorso italiano di linguistica generale.

Tullio De Mauro ha svolto e pubblicato studi di sintassi delle lingue indoeuropee antiche, di lessicologia e semantica storica, storia delle idee e teorie linguistiche, semantica teorica, storia linguistica italiana, lessicostatistica, linguistica educativa.

È autore di numerosi volumi, in parte tradotti in altre lingue, tra cui spiccano 'Storia linguistica dell'Italia unita' (Laterza, 1963); 'Introduzione alla semantica' (Laterza, 1965); 'Le parole e i fatti' (Editori Riuniti, 1977); 'Guida all'uso delle parole' (Editori Riuniti, 1980); 'Lessico di frequenza dell'italiano parlato' (Etas-Libri, 1993); 'Linguistica elementare' (Laterza, 1998); 'Prima lezione sul linguaggio' (Laterza, 2002); 'La fabbrica delle parole' (Utet Libreria, 2005); 'Lezioni di linguistica teorica' (Laterza, 2008); 'Il linguaggio tra natura e storia' (Mondadori Education-Sapienza, 2008).

Per la casa editrice Utet ha curato alcune monumentali come il 'Grande dizionario italiano dell'uso', in sigla 'Gradit', uscito nel 1999 in 6 volumi e nel 2007, nella seconda edizione aggiornata, in 8 volumi; 'Primo Tesoro della Lingua Letteraria Italiana del Novecento' (2007); 'Grande dizionario italiano dei sinonimi e dei contrari' (2 volumi, 2010).

Tullio De Mauro è stato presidente della Società di Linguistica Italiana (1969-73), di cui è stato uno dei fondatori, della Società Italiana di Filosofia del Linguaggio (1982), della Fondazione Mondo Digitale (2001-10), del comitato direttivo del Premio Strega (dal 2007).

Era socio dell'Accademia della Crusca e dell'Accademia dei Lincei e faceva parte dell'Associazione Italiana di Linguistica Applicata, della Società Dantesca Italiana e dell'Associazione Storici della Lingua Italiana. Nel 2011 ha ricevuto la life honorary membership dell'American Association of Teachers of Italian.

Era dottore honoris causa dell'Università Cattolica di Lovanio (1999), dell'Ècole Normale Supérieure di Lione (2005), dell'Università Waseda di Tokyo (2008), dell'Università di Bucarest (2009), dell'Università Sorbonne Nouvelle di Parigi (2010), dell'Università Pablo de Olavide di Siviglia (2012) e dell'Università di Ginevra (2013). Ha tenuto corsi e conferenze in numerose università in Italia e all'estero.

Nel 1993 gli è stato assegnato il Premio Nonino per il volume 'L'Italia delle Italie' (Editori Riuniti). Nel 1999 la Città di Mistretta e l'Università di Palermo gli hanno assegnato il premio internazionale per la linguistica 'Antonino Pagliaro'. Nel 2003 gli è stato assegnato il premio dei bibliotecari italiani intitolato a Giambattista Gifuni; nel 2006 il Premio Napoli; nel 2008 il Premio 'Parole d'autore'; nel 2009 il Premio internazionale Gimbattista Vico; nel 2011 il Premio Ignazio Buttitta. Nel 2006 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha assegnato per l'insieme delle sue attività di ricerca e studio il Premio della Presidenza della Repubblica, consegnatogli dal presidente Giorgio Napolitano.

Nel 1995 è stato nominato dal presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2001 è stato nominato dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.

Come uomo di cultura, De Mauro ha accettato lungo un tratto della sua vita incarichi politico-amministrativi e associativi. E' stato consigliere della Regione Lazio, eletto come indipendente nelle liste del Pci (1975-80), e, in tale qualità, assessore alla cultura (1976-77), e componente del Consiglio nazionale dei Beni Culturali (1977-80). Ha fatto parte delle commissioni del Ministero Pubblica Istruzione per la riforma dei programmi dei bienni e dei trienni delle scuole medie superiori (cosiddetta Commissione Brocca 1986-1994). Dal 26 aprile 2000 al 12 giugno 2001 è stato ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Amato. Dal luglio 2001 al febbraio 2005 è stato delegato del sindaco di Roma per i rapporti con le università della città.

Dal 2007 è stato direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e nel 2012 ne è diventato presidente, guidando il comitato direttivo del Premio Strega.

Per gran parte della sua vita, De Mauro ha collaborato a giornali e riviste: dal 1956 al 1964 al settimanale 'Il Mondo', dal 1966 al 1979 al quotidiano 'Paese Sera', dal 1981 al 1990 con rubriche fisse sulla scuola e il linguaggio, al settimanale 'L'Espresso'. Ha saltuariamente collaborato con 'L'Unità', 'La Stampa', 'La Repubblica', 'Il manifesto', 'Il Sole 24 ore', 'Il Mattino' e regolarmente al settimanale 'Internazionale' con le rubriche 'La parola' e 'Scuole'. Fra il 1960 e il 1973 ha collaborato spesso a trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai cui ha ripreso a collaborare di nuovo nel 1997-2000, dal 1978 ha collaborato a cicli di trasmissioni radio e televisive della Radiotelevisione della Svizzera Italiana.

De Mauro ha avuto numerosi incarichi di responsabilità editoriali in riviste culturali e in associazioni scientifiche. Nel 1966 è stato socio fondatore (con R.Hall, L.Heilmann, A.Martinet, A.Visalberghi e altri) e segretario provvisorio della Società di linguistica italiana, di cui è stato poi responsabile delle pubblicazioni nel 1967-68 e presidente nel 1969-73. E' stato socio fondatore e, dal 1993 al 1997, è stato presidente della Società di filosofia del linguaggio. È socio fondatore del Cidi-Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, della sezione italiana del Minority Rights Group e dell’Associazione per una cultura di governo. Era membro del Cercle Ferdinand de Saussure di Ginevra, dell'Academia Europaea (Londra).

Tullio De Mauro era due volte cittadino onorario. Il 16 marzo 2016 il linguista ha ricevuto la cittadinanza onoraria dall'Amministrazione comunale della città di Santarcangelo di Romagna. Successivamente, il 1° settembre 2016, la città di Marsala ha conferito all'intellettuale la cittadinanza onoraria.

IL CORDOGLIO - "La notizia della morte di Tullio De Mauro - un lutto che colpisce tutta la nostra comunità - mi addolora e desidero esprimere tutta la mia vicinanza ai familiari, agli amici, ai tanti allievi che si sono arricchiti del suo prezioso insegnamento". Lo sottolinea il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio di cordoglio per la scomparsa di Tullio De Mauro. "De Mauro -ricorda Mattarella - è stato un intellettuale appassionato, un fine studioso, un italiano che non ha esitato, quando gli è stato richiesto, di mettere la propria esperienza e le proprie capacità a servizio delle istituzioni della Repubblica".

"Eminente italianista, nello studio della lingua - evidenzia - è stato un maestro, un autentico caposcuola. Le sue ricerche hanno segnato traguardi importanti per la cultura del nostro Paese e sono diventati punti di partenza per ulteriori riflessioni. La vastità dei suoi interessi e delle sue conoscenze ha influenzato in modo fecondo il campo degli studi filologici, della filosofia del linguaggio, e più in generale delle scienze umanistiche".

"In un tempo di profondi cambiamenti culturali - che vedono proprio nella comunicazione e nel linguaggio i terreni più fertili per l’innovazione in atto - De Mauro ha dimostrato tutta la sua modernità, e insieme un grande spirito civico, concependo la conoscenza come un fattore di democrazia e sviluppo sociale. La sua testimonianza resterà nel Paese, nella società, nelle università, come una spinta all’impegno e come un rafforzativo del valore educativo della scuola, così decisivo per il nostro futuro", conclude Mattarella.

"Ricordo Tullio De Mauro maestro appassionato per quanti amano la scuola, la ricerca e la lingua italiana" ha scritto su Twitter il premier Paolo Gentiloni.

La ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha espresso "profondo dispiacere" per la scomparsa del professore: "De Mauro oggi se n’è andato, ma quello che ha fatto per la lingua e la cultura italiana non passerà. Voglio salutarlo non con un addio, ma con un grazie. Grazie per aver lavorato con passione veramente civile, un aggettivo che molto amava, a contatto con le nuove generazioni; grazie per aver avuto la determinazione di costruire ed esaltare l’identità culturale del nostro Paese".

Per il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, "la scomparsa di Tullio De Mauro priva il Paese di un insigne linguista, un uomo di profonda cultura capace di trasmettere con passione sapere e conoscenza, una vivace intelligenza che ho avuto modo di apprezzare negli anni di comune lavoro con il Premio Strega della Fondazione Bellonci".

"La morte del professor Tullio De Mauro è una grave perdita per tutti coloro che credono nella cultura come strumento di crescita dei singoli, della società, della democrazia - afferma la presidente della Camera, Laura Boldrini - Con la sua straordinaria competenza ha formato nell'Università italiana generazioni di studenti al valore della lingua come elemento essenziale dell'identità nazionale, sottolineando la necessità che gli intellettuali sappiano comunicare in modo comprensibile anche alla più larga parte della popolazione".

"Da studioso delle parole, aveva voluto negli ultimi tempi dedicarsi allo studio delle parole di odio e alla minaccia che esse rappresentano per le democrazie. Per questo era stato chiamato a far parte come esperto della Commissione sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita alla Camera a maggio dell'anno scorso e poi intitolata alla deputata britannica Jo Cox. Al figlio Giovanni e agli altri familiari la gratitudine e il cordoglio miei personali e dell'intera Camera dei deputati”, conclude la presidente della Camera.

L'Accademia della Crusca "si unisce con grande dolore al lutto della famiglia per la perdita dell'Accademico Tullio De Mauro". Ne dà notizia un comunicato della più antica accademia italiana con sede a Firenze, incaricata di custodire la purezza della lingua italiana. "Come pochi altri, il professore Tullio De Mauro ha saputo coniugare l'attività scientifica con l'attenzione ai problemi concreti dell'educazione linguistica nella scuola e nella società", ha ricordato Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca.

La casa editrice Laterza piange la scomparsa di Tullio De Mauro, con cui ha pubblicato quasi tutti i suoi libri, a partire dal primo 'Storia linguistica dell'Italia Unita' del 1963. "L'Italia ha perso oggi un illustre linguista. La casa editrice, un amico di sempre e un punto di riferimento prezioso", si legge in un comunicato postato sulla pagina Facebook di Laterza. Fin dal primo libro, De Mauro aveva stretto una sincera amicizia con l'editore Vito Laterza e con il suo circolo intellettuale.

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