Mercoledì 24 Ottobre 2018 - 6:06

Marco Galofaro al Plart: il modello diventa poesia

C’è da commuoversi, entrando al Plart. Strano per un luogo dedicato alla plastica, si dirà. E invece è una reazione del tutto giustificata davanti al profluvio di entusiasmo che investe chi varca la soglia del piccolo museo di via Martucci 48. L’entusiasmo è quello di Maria Pia Incutti, fondatrice e strenua organizzatrice delle attività dello spazio espositivo diretto da Rossella Paliotto e sostenuto dall’impresa Aet. «Nonostante le grandi difficoltà economiche, siamo riusciti a completare il programma del “Festival Internazionale del Design” avviato lo scorso anno» dichiara la Incutti.

LA MOSTRA.Il progetto, finanziato con fondi Pon Fesr 2007-2013, prosegue con la mostra di Marco Galofaro, appena inaugurata e visibile fino al 30 aprile. “Be the poem” propone l’architettura plastica del progettista romano: una splendida selezioni di modelli, alcuni di edifici realizzati, altri di architetture assolutamente fantastiche, che documentano la vorticosa attività creativa di Galofaro.
C’è un’idea alta del lavoro di équipe, alla base dell’attività di Galofaro che pensa alla realizzazione di modelli plastici come momento iniziale di un processo di lavoro integrato con architetti, tecnici, esecutori materiali. Con una visionarietà decisamente utopistica, Galofaro lavora la plastica piegandola alle sue fantasie: «la preferisco al legno, perché si lascia lavorare senza opporre resistenze: io dico che la plastica è femmina e il legno è maschio».
Eccoli allora, i modelli di Galofaro: una gioia di colori sgargianti, un divertimento di silouettes di casette dal tetto spiovente con gli abitati in scala (nella foto), un minuzioso arredamento di piccoli tavoli con sgabelli annessi in tutte le  possibili varianti cromatiche. Un mondo lillipuziano che unisce al fascino della fiaba la prospettiva della concretezza, in cui l’artista s’impone con discrezione sì, ma anche con decisione. Convinto com’è che “If you cannot be the poet, be the poem” (ndr Se non puoi essere il poeta, sii la poesia). In netta controtendenza rispetto alla logica sensazionalistica che premia le archistar, quella di Galofaro è una scelta che focalizza l’attenzione più sull’oggetto artistico che sul soggetto-artista.

 

Maurizio de Giovanni e Pino Imperatore con gli studenti

Le eccellenze della scrittura incontrano la scuola. Maurizio de Giovanni (nella foto) e Pino Imperatore saranno, alle 10 di mercoledi, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio 14 per parlare con gli studenti della propria esperienza nel mondo della narrativa e del teatro.
Un’iniziativa del Rotary Club Napoli Posillipo, presieduto da Pasquale Malva, che ha intercettato l’interesse delle scuole, prenotatesi numerose all’appuntamento: ci saranno gli studenti dei licei Tito Lucrezio Caro, Mazzini, Mercalli, Sbordone, Vittorini e Umberto.
Amati e seguitissimi dai lettori di tutta Italia, de Giovanni e Imperatore sono gli ambasciatori di una napoletanità pulita e colta. E se con le loro storie presentano il volto umano e civile di Napoli, con il loro successo di narratori testimoniano  la vitalità creativa della città. Collegata alla scrittura, l’editoria, che sarà rappresentata da Aldo Putignano, editore della dinamica “Homo Scrivens”. Numerosi infatti sono i titoli pubblicati in soli tre anni, e vivace la schiera di promettenti talenti letterari che ruotano intorno alla casa editrice. Non mancheranno i libri, principali protagonisti dell’incontro. Reduce dal successo romano come interprete di “Benvenuti in casa Esposito”, l’attore Gennaro Silvestro​  presterà volto e voce al boss Pietro De Luca, esilarante personaggio uscito dalla penna di Pino Imperatore. A leggere qualche pagina dei gialli di Maurizio de Giovanni sarà Paquito del Bosco, del laboratorio teatrale “Parole alate”.

Plart, "Be the Poem": se noi puoi essere il poeta, sii il poema

Nell’ambito del Festival internazionale del Design,  la Fondazione Plart di Napoli inaugura mercoledì alle 18 la mostra "Be the poem. Architettura plastica di Marco Galofaro", a cura di Domitilla Dardi. Si tratta di una variegata rassegna di modelli architettonici (nella foto) realizzati da Marco Galofaro con il suo studio Modelab che si compone e sviluppa come un percorso organico capace di restituire la complessità della visione architettonica contemporanea in una stretta prossimità con altre discipline come il design e l’arte contemporanea.
Il titolo della mostra si riferisce a una citazione di David Carradine che chiude una celebre sequenza del primo Kill Bill di Quentin Tarantino: “If you cannot be the poet, be the poem”. La storia vince sull’individualismo indicando possibilità di collaborazione tra i protagonisti. Una chiave interpretativa che si adatta al modo corale di concepire l’architettura che Marco Galofaro ha portato nel suo lavoro: quello del costruire modelli plastici, attraverso un processo fatto di molti passaggi, materie, procedure, per andare dall’idea di spazio alla sua realizzazione fisica.

 

Da Erri De Luca ad Aldo Masullo: l’appello di Napoli al Pontefice

NAPOLI. Aspettando Francesco raccontandogli Napoli. Ad una settimana esatta dalla tanto attesa visita del Papa a Napoli, domani alle 11,30 al Museo Diocesano si svolgerà in anteprima nazionale, la presentazione del libro del direttore di Rai Vaticano, Massimo Milone, “Napoli, lettera a Francesco” (Guida Editori, 2015). Sedici lettere di napoletani illustri per raccontare i mille volti e le mille sfaccettature di Napoli, le sue eccellenze e nel contempo i suoi grandi malanni, raccontando Napoli a Papa Francesco. È questo l’obiettivo con cui Milone ha scritto, dopo il successo editoriale di “Pronto? Sono Francesco. Il Papa e la rivoluzione comunicativa un anno dopo”, il suo secondo volume dedicato al Papa che sta cambiando la comunicazione della Chiesa nel mondo. Progetti, timori, speranze e uno sguardo al futuro, raccolti in un volume che racconta mondi e anime diverse della città: dalla cultura allo sport, dall’università alla ricerca, dalle imprese alla magistratura, con le firme degli scrittori Erri De Luca e Antonio Colasanto, del regista Luca De Filippo, del produttore Aurelio De Laurentiis, del filosofo Aldo Masullo, dello storico Giuseppe Galasso, degli accademici Lucio d’Alessandro e Fulvio Tessitore, degli scienziati Andrea Ballabio e Marco Salvatore, degli imprenditori Maurizio Maddaloni e Maurizio Marinella e con la firma di Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli Novantanove e di due presidenti emeriti della Corte Costituzionale, Francesco Paolo Casavola e Giuseppe Tesauro. Alla presentazione, coordinata da Antonello Perillo, interverranno, insieme con Milone e con gli autori delle lettere, lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e il cardinale Crescenzio Sepe. E sarà un dialogo a più voci con uno sguardo rivolto soprattutto al futuro, perché come anticipa Massimo Milone, il comune denominatore delle lettere al Papa racconta una Napoli “che si sente ancora fortemente impegnata a disegnare nella concretezza il suo futuro, a costruire e realizzare lo sviluppo, a lavorare per una pacifica convivenza sociale, attraverso l’esaltazione della centralità e della dignità dell’uomo, contro ogni forma di degrado, sopraffazione e violenza”.

L’APPELLO. Un futuro che potrà essere più roseo anche grazie all’impegno del Papa al quale domani arriverà un accorato appello del cardinale Sepe contenuto nella sua lunga intervista che chiude il volume di Milone. “Nessuna città è al centro di così tanti discorsi, dibattiti e luoghi comuni come è Napoli - spiega l’arcivescovo di Napoli - ma senza il piglio giusto e una visione chiara e oggettiva, la città rischia di mandare in scena ai propri danni la vuota rappresentazione di una fiera delle parole fine a se stessa, in cui promesse e pronunciamenti, dichiarazioni e prese di posizioni, vengono triturate come polvere: c’è crisi di valori, c’è crisi di certezze e ci sono davanti a noi tante sfide non impossibili, ma sappiamo che Napoli ha bisogno di impegni concreti che possano rispondere alle esigenze e alle urgenze soprattutto dei più poveri, dei più deboli, dei giovani».

Piccoli artisti crescono

Torna  il Festival della Cultura Creativa. Lunedì il Madre di Napoli ospiterà il grande evento di apertura del Festival, organizzato dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea - che ha partecipato al Festival sin dalla prima edizione - in collaborazione con i Servizi educativi del Madre e con Cittadellarte Fondazione Pistoletto.
In linea con il tema 2015 del Festival, “Alfabeto del mondo”, lunedì,  bambini e ragazzi del territorio campano saranno invitati a Creare mondi, a partire dalla struttura fantasmagorica Pallamondo, mondi che prenderanno forma attraverso l’unione di materiali e parole. Sulle gigantesche Pallemondo (nella foto), ispirate alla Houseball degli storici esponenti della Pop Art Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, confluiranno alfabeti differenti, espressione di lingue e comunità diverse, insieme al segno-simbolo del Terzo Paradiso del maestro Michelangelo Pistoletto. Inoltre, in un ideale collegamento con opere esposte al Madre, alcune Pallamondo verranno inoltre rivestite con materiali di tipi diversi, in riferimento alla pratiche di tessitura, rete, intreccio: stracci e vecchi abiti che richiamano la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, e nastri colorati e filamenti trasparenti che evocano l’opera La leggenda del Sardus Pater di Maria Lai Saranno costruiti così 9 Pallamondo, allestite e movimentate infine, nel cortile del museo, in forma di Terzo Paradiso.  

Arte e cucina a Palazzo Zevallos

Dipinti e buona cucina vanno a braccetto a palazzo Zevallos Stigliano con "Sapori in cornice". L'appuntamento è per sabato in via Toledo 185, dove è è di scena l'ultima degustazione narrata con  Pietro Parisi, il cuoco campano protagonista della trasmissione televisiva "Mi Manda Rai Tre". Alle 11,30 la visita guidata tra le opere d'arte custodite nello splendido edificio seicentesco: fra tutte, primeggia l'eccezionale "Martirio di Sant'Orsola", del Caravaggio. Alle 12,30 l'incontro con lo chef che, partendo dall’opera di Giovanni Battista Ruoppolo “Natura morta con pani, frutta, selvaggina e pesci” (nella foto),  si fa portavoce della cucina campana del recupero e senza sprechi, in linea con le tematiche di Expo e racconta le tradizioni della sua terra: dalle conserve alle marmellate, dalle mostardeai legumi in fiasco. Protagonisti della degustazione i suoi celebri "boccaccielli": piatti iconici cotti al vapore in barattoli di vetro: monoporzioni di parmigiana di melanzane e una moderna rivisitazione della pizza di scarole dove pane, mozzarella e verdura si presentano stratificate in barattolo. In vetro anche la polpetta di carne con ragù di pomodoro San Marzano. La frutta dipinta nell’opera di Ruoppolo è rappresentata dalla mela annurca, riproposta in marmellata naturale in una crostata. In abbinamento i vini dell'azienda Casa Setaro i cui vigneti crescono tutti all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio (Per partecipare telefonare al numero verde 800 454229).

 

L’Ottocento napoletano per l’Expo 2015, si parte con "Sguardi su Francesco Jerace"

Sguardi su Francesco Jerace è il titolo della prima personale del fotografo napoletano Silvio Russino che inaugurerà il prossimo giovedì 12 marzo, alle 17.30, il ciclo di mostre ed eventi per la riscoperta dell’800 napoletano: la proposta di Databenc (Distretto ad Alta TecnologiA per i BENi Culturali) che offrirà fino al 31 maggio un ricco calendario di appuntamenti presso il Complesso di San Domenico Maggiore grazie alla collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

Ad essere esposte una selezione di oltre quaranta fotografie dedicate all’opera jeraciana, in una mostra che offre la possibilità di riflettere sul piacere della scoperta: non solo la scoperta dell’opera scultoria, di un’epoca passata e di volti realmente esistiti o del tutto immaginati, ma anche e soprattutto la scoperta della personalità di un artista scultore di due secoli fa e di un artista fotografo di oggi.

Francesco Jerace è tra i più importanti e celebrati scultori italiani della fine del secolo decimonono e del primo trentennio del successivo, divenendo in breve tempo uno degli artisti più noti e richiesti nei circoli intellettuali e nell’alto collezionismo italiano e internazionale. Riesce a coniugare, in un rapporto di grande equilibrio, il realismo appreso a Napoli con echi della scultura classica di memoria michelangiolesca e con la forma dinamica dell’opera berniniana, giungendo a formulare un’idea compositiva e una linea stilistica del tutto originali.

 “Le quarantadue fotografie che Silvio ha selezionato per la sua prima mostra sono il risultato di una sperimentazione condotta in molti più scatti. La sua scelta è condizionata non soltanto dalla sua sensibilità di artista, ma anche dalla sua capacità di lettura dell’opera, sviluppata grazie alla formazione universitaria e agli studi compiuti sull’arte. I dettagli dei volti che lo hanno particolarmente colpito sono chiaro/scuri, sono pieni/vuoti. Silvio gioca con le luci e con la forma. Del resto che cos’è la scultura se non forma, luce e materia?” - spiega la storica dell’arte Isabella Valente nel testo introduttivo del catalogo della mostra - “Come ci si pone davanti a una scultura? La scultura è un’opera viva, parlante. Bisogna comprendere innanzitutto cosa l’artista aveva voluto sottolineare di quel dato ritratto, quale carattere aveva voluto rendere evidente, ma soprattutto individuare con l’occhio del conoscitore il punto di vista privilegiato dallo scultore. Poi, dopo che la si è conosciuta, lasciarsi condurre dall’opera, lasciarsi andare a ciò che di essa ci colpisce. Silvio è riuscito col suo occhio fotografico a fare tutto questo, offrendo una rosa di immagini di grande fascino, rigorosamente in bianco e nero.”

Fotografo napoletano laureato in Beni Culturali, Silvio Russino trasforma la sua passione in vera professione nel 2006. Oggi si dedica alla fotografia di paesaggio, ritrattistica, still-life e in particolare fotografia di opere d’arte come quadri e sculture, collaborando con alcune gallerie partenopee, musei e università.

La mostra di fotografie di Russino, esposte fino al 31 maggio, apre il calendario di eventi che condurrà alla riscoperta del valore del contesto innovativo della Napoli otto-novecentesca, all’avanguardia nel settore artistico-scultoreo di quel periodo, ricco di fermenti che hanno portato all’unità d’Italia. Cuore delle manifestazioni è la mostra Il Bello o il Vero, curata dalla professoressa Isabella Valente dell’Università di Napoli Federico II, che si rinnova e continua il suo percorso di successo proponendo un programma di iniziative che animeranno il centro storico di Napoli.

Un’opportunità per la città di Napoli e la Campania per proporre, in occasione di Expo 2015, una prestigiosa offerta culturale e turistica, sostenuta da modelli innovativi di fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale basati su un moderno utilizzo delle tecnologie.

Il programma degli eventi su www.ilbellooilvero.it.

Su www.ilbellooilvero.it è possibile inoltre collegarsi per visitare la mostra Il Bello o il Vero attraverso il Virtual Tour per passeggiare nelle sale godendosi in anteprima il piacere della visita da fare dal vivo.

"The lack", la forza delle donne

Un’ora e poco più. Questo il tempo esterno, oggettivo, di “The lack” (nella foto, un frame), ultimo lungometraggio dei Masbedo, che domani alle 18 sarà proiettato alla presenza degli autori al Madre, preceduto da un’introduzione di Laura Cherubini, vicepresidente della Fondazione Donnaregina, e di Alessandro Rabottini, curator at large in via Settembrini. Un duo, quello formato nel 1999 da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, che sembra sfatare l’adagio del profeta in patria, avendo incassato – per restare al 2014 - la buona accoglienza per “The lack” alla Mostra del Cinema di Venezia e un’apprezzata mostra alla Fondazione Merz di Torino. Tale seguito si potrebbe, semplificando, motivare così: i Masbedo hanno qualcosa da dire, e la dicono bene.

Al “V&V drink art” la mostra pittorica di Agnese Claudia Masucci

Si inaugura sabato 14 marzo, alle ore 20.30,  la personale pittorica di Agnese Claudia Masucci, la mostra a cura di Valeria Viscione sarà visitabile fino al 13 aprile negli spazi espositivi del V&V drink art di via Merliani 51 a Napoli.

Agnese Claudia Masucci è una pittrice, performer e restauratrice d'arte di origini napoletane.  Figlia di un musicista e pittore, respira arte ed espressione creativa sin dai suoi primi anni di vita. Si avvicina alla danza da giovanissima e prosegue gli studi laureandosi all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel corso degli anni incontra e lavora per molti artisti, tra cui i Maestri G. De Tora, B. Starita, Pio Della Volpe, ma la sua maggiore influenza artistica arriva dal Maestro Mario Tatafiore. Il percorso artistico di Agnese è fortemente influenzato da altri grandi artisti come Antonioni, Pasolini, Pupi Avati e Alejandro Jodorowsky che la portano e la ispirano alla creazione di performance dal vivo, “filosofia artistica” che ritroviamo sia nei lavori su tela che nelle performance.

In questa personale l’artista predilige la pittura, il suo primo amore artistico, e per l’occasione esporrà una selezione di 15 opere su tela che ruotano attorno al rapporto che Agnese ha con se stessa e con il mondo circostante. Sono principalmente autoritratti, e laddove la Masucci inizia dipingendo un soggetto diverso, ecco che inizia a somigliarle. Attraverso la tecnica pittorica utilizzata con tratti molto forti, contorni scuri ed evidenti, l’artista esprime non solo un momento temporale della sua vita, ma nei tratti c’è tutto il trasporto e il conflitto del suo mondo interiore.

"I Miserabili" al Pan: torna la mostra evento sul femminicidio

Torna (fino al 12 marzo) nel nuovo allestimento al Museo Pan-Palazzo delle Arti in Via dei Mille,  la mostra - evento 'I Miserabili' prodotta dal  Museo Madre e dall'Associazione Culturale “Periferie del Mondo – Periferia Immaginaria” sul tema del femminicidio. Il format ideato  da Désirée Klain, già  adottato dal Consiglio Regionale  della Campania (miglior 'campagna' antiviolenza 2014 per Artribune), nasce da un' idea forte: accendere i riflettori non più sul corpo delle vittime della violenza  ma sulla miseria umana dei carnefici attraverso autentiche foto di cronaca e installazioni artistiche coinvolgenti.  

Novità di questa edizione, con il patrocinio della Regione Campania, dell'Unicef e in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è  il coinvolgimento  di 12 uomini come testimonial, uno ogni giorno della mostra: si parte con Patrizio Rispo, attesi tra gli altri anche Gino Rivieccio, Enzo Gragnaniello, Maurizio Braucci, Sandro Cuomo, Francesco Nardella, Ottavio Lucarelli e Nino Daniele. Denuncia e riflessione sono alla base delle istallazioni delle tre artiste scelte per l'edizione 2015. Le lenzuola, che simbolicamente rappresentano il luogo dove le violenze vengono consumate, sono il supporto delle opere di  Federica Rispoli:  “Non sto nei miei panni”; gioco duplice e metaforico, che rimanda alla  gioia che prova la sposa nel giorno del si, ma anche, in senso letterale, alla bambina  costretta a vestire abiti non adatti alla propria età. “La sposa bambina” è  un simbolo, che rappresenta tutte le giovanissime che subiscono violenze senza distinzione di razza, cultura o religione. Sempre della Rispoli il quadro “Crime” che sarà esposto nello spazio “Penitenza”  dove i visitatori potranno riflettere sulla violenza nel mondo. 

Sono interventi pittorici su lamiere d’alluminio le opere di Daniela Pergreffi, che, tutte insieme,  propongono una sequenza dinamica come quella di un film, e  singolarmente, come in un fermo immagine, offrono la sintesi di un’azione in corso. Azioni di violenza, compiuta e/o subita, cristallizzata dai nomi del mito per rendere universali e senza tempo atteggiamenti umani che purtroppo sfuggono spesso al controllo della ragione. Si chiama Jnjures il progetto di Nicca Iovinella,  cuore trafitto in più parti, che restituisce la percezione di un’anima spezzata e ricomposta. 

Di grande impatto emotivo il concept curato dal fotoreporter Stefano Renna, che riunisce vere immagini di cronaca, è stato tratto un video della durata 12 minuti, volutamente disturbante e provocatorio, con l’alternarsi delle fotografie dei reporter Renato Esposito, Fabio Cosma Colombo, Stefano Renna, Ciro De Luca e dell’agenzia “Newsfotosud”che raffigurano i reali “carnefici” nel momento dell’arresto, accompagnate da una musica dissonante. Momento significativo della manifestazione  si annuncia l’intervento di Maurizio De Giovanni, che l’anno scorso ha scritto in esclusiva per “I Miserabili”, l'emozionante racconto “Io non ho fatto niente”, tratto da fatti di cronaca, dove il punto di vista è quello dell’assassino. Lo scrittore interverrà al Museo Pan sabato 7 marzo alle 17,00 con una lettura del testo. Nel corso dell’incontro, alla vigilia del classico appuntamento della 'Giornata' dell'8 marzo, è previsto l’intervento dell’Assessore regionale Bianca D’Angelo tra le prime sostenitrici della campagna d sensibilizzazione adottata  dal Consiglio Regionale della Campania in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche sociali e  ''La Campania è  all’avanguardia nazionale nel contrasto della violenza sulle donne grazie alla legge regionale contro la violenza di genere che comprende percorsi di assistenza,  servizi territoriali integrati, l'istituzione dell'Osservatorio regionale e il sostegno al mondo dell'associazionismo in una rete socio-sanitaria di assistenza e tutela” ricorda D'Angelo. 'I Miserabili', è stato presentato per la prima volta il 29 marzo 2014 al “Museo Madre” . 

Prossima tappa dal  20 marzo al 5 maggio 2015 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma, evento realizzato in collaborazione con F.I.A.P. e I.R.S.I.F.A.R.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano