Venerdì 14 Dicembre 2018 - 19:16

Lutto nel mondo del cinema, muore a Napoli Ennio Fantastichini

NAPOLI. È morto a Napoli l'attore Ennio Fantastichini, stroncato da una grave emorragia cerebrale, conseguenza di una leucemia. Era ricoverato da quindici giorni presso il reparto di rianimazione dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II. Il popolare attore aveva 63 anni. Originario di Fiuggi, nel 1975 si era trasferito a Roma per studiare recitazione all’Accademia nazionale di arte drammatica. Arriva al successo con “Porte Aperte” di Gianni Amelio del 1989, grazie al quale, interpretando il personaggio di Tommaso Scalia accanto al suo maestro Gian Maria Volontè, riceve vari premi: Ciak d'oro 1991, Nastro d'argento (miglior attore non protagonista), European Film Awards (scoperta dell'anno) e il Premio Felix 1991. Fantastichini ha recitato in una cinquantina di pellicole tra cui “Mine vaganti” di Ozpetek, per il quale vince il David di Donatello come miglior attore non protagonista, e in una ventina di serie e film tv. Era nel cast del film “Bar Giuseppe", diretto da Giulio Base, le cui riprese sono in corso a Bitonto. Dal 16 gennaio 2019 era atteso con Iaia Forte al Teatro Diana con lo spettacolo "Tempi nuovi" con la regia di Cristina Comencini. 

Taranta power, il concerto del ventennale al Plebiscito

NAPOLI. Eugenio Bennato dirige il concerto che celebra il primo ventennale di Taranta Power. Un live vulcanico a cui parteciperanno le principali formazioni che negli ultimi decenni hanno interpretato, custodito e tramandato il linguaggio fisico della musica popolare.

Appuntamento sabato 1° dicembre 2018, in piazza Plebiscito, si inizia alle 20.  Sul palco in compagnia di Daniele Sepe, Dolcenera, Pietra Montecorvino, Arisa, Alfio Antico, M'Barka Ben Taleb,Mario Incudine, Il tesoro di San Gennaro, Officina Zoe', Marcello Colasurdo, Mujura, Voci del Sud, Phaleg e Rione Junno.

Dalle 17, inoltre, lungo via Toledo e via San Carlo due parate di suonatori itineranti: la Tarantella di Montemarano e i Bottari di Macerata Campania.

Napoli e il ritmo. Il Sud e la tarantella. Il concerto apre il calendario della rassegna “Musica: identità e rivoluzione” ideato dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e realizzato grazie al Programma operativo complementare (POC ) 2014-2020 – piano strategico regionale per la cultura e i beni culturali – programmazione 2018. Taranta Power – 20 anni di battito del Sud vuole essere un appuntamento che mette in connessione il passato e il futuro, “l’algebra e la magia”, in un dialogo aperto fra i maestri e le generazioni che crescono. Dall’arcaico entroterra campano al Salento luminoso, dalle solitarie lande calabresi ai festosi borghi lucani e alle vorticose strade siciliane, il battito genera un’onda che incendia le esperienze di chi fa musica nel Mediterraneo e da qui parte per diffondere questa secolare cultura in ogni continente. Con la fede nel mito, contro gli stereotipi e assecondando il credo della danza rituale.

«Taranta Power – racconta Eugenio Bennato – è un movimento che fondai 20 anni fa, e nacque nell’entusiasmo di maestri e artisti della musica anonima del Sud, e si diffuse grazie ad un favore popolare diretto ed indipendente dai mezzi di comunicazione di massa. La leggenda del ragno nero che avvelena e induce al ritmo trasgressivo della taranta ha conquistato nuove generazioni, che ritrovano nei passi della danza e nella tecnica degli strumenti la coscienza e la riconquista delle proprie radici. La manifestazione del 1° dicembre a piazza Plebiscito, voluta e sponsorizzata dal Comune di Napoli, è una chiamata a raccolta dei maestri e delle nuove leve dalla musica popolare di tutte le regioni del Sud: dalla Sicilia alla Puglia alla Calabria alla Basilicata alla Campania». «Alla presenza dei maestri storici della tradizione – insiste Bennato – , quali i Solisti di Montemarano e i Bottari di Macerata Campania; Phaleg della tarantella calabrese, Officina Zoe' della pizzica, Marcello Colasurdo della tammurriata, Alfio Antico del tamburo siciliano, si aggiungono artisti di nuova generazione, autori e interpreti in chiave moderna della musica etnica: Mujura, Il tesoro di San Gennaro, Rione Junno, Mario Incudine, Mimmo Epifani, Daniele Sepe, M’Barka Ben Taleb, Zena Chabane, Erasmo Petringa, Le Voci del Sud, Mohammed El Alaloui, in rappresentanza di una schiera foltissima che non potra' esserci tutta e mi auguro di coinvolgere in future edizioni».

Per l’evento di piazza Plebiscito sono stati realizzati dal regista Federico Gravina una serie di videoclip, in particolare dedicati ai maestri di Carpino, del Gargano, e ad Antonio Infantino di Tricarico di Basilicata. Infine in palcoscenico ci saranno tre voci femminili, tre grandi voci meridionali che interpreteranno brani legati alla musica etnica del Sud: Arisa (Basilicata), Dolcenera (Salento) e Pietra Montecorvino (Napoli).

Natale a Pozzuoli tra musica e cultura

POZZUOLI. Si comincia l’8 dicembre con un concerto in piazza della Repubblica per finire il 6 gennaio con la Befana dei piccoli a Monterusciello. In mezzo concerti, animazioni di artisti di strada, esibizioni di danze acrobatiche o in verticale, con videomapping ed effetti speciali. Poi l’evento clou, come ogni anno: il Concerto di Capodanno in piazza, che quest’anno vede sul palco Le Vibrazioni, Flo e Luché. È il Natale a Pozzuoli 2018, presentato questa mattina al Rione Terra nel corso di una conferenza stampa.

«Oltre venti proposte per un calendario che intende mostrare, attraverso eventi musicali, di intrattenimento o culturali, la ricchezza di un territorio ospitale e ricco di spunti di storia - ha sottolineato l’assessore alla Cultura Maria Teresa Moccia di Fraia -. Pozzuoli non è solo ristorazione e drink: si potrà ascoltare buona musica o passeggiare per le stradine del borgo marinaro, facendo shopping sotto le luminarie. Le iniziative sono modulate per un pubblico eterogeneo, senza tralasciare la promozione di monumenti e percorsi d’arte che ospiteranno molti degli eventi in cartellone».

Tanta la musica proposta: dalla presenza di Jazz Festival Winter (con due concerti: l’8 e il 13 dicembre) all’appuntamento del sabato in Cattedrale con i concerti di ensemble e cori, fino al concerto del duo di violoncelli ad Arco Felice nella chiesa di San Luca (20). Da segnalare il ritorno di Lino Cannavacciuolo che dedica alla sua città un concerto speciale (17 dicembre).

«Il nostro scopo è sempre quello di offrire ai cittadini e a quanti desiderano trascorrere il loro tempo nella nostra città momenti di spensieratezza e di svago in una cornice di luci e suoni – ha dichiarato il sindaco Vincenzo Figliolia -. Le iniziative abbracciano l’intero territorio e puntano a soddisfare varie esigenze e gusti. Quest’anno c’è un’attenzione particolare per i giovani, con attività dirette espressamente a loro e un concerto di Capodanno che vede protagonisti artisti molto apprezzati nel mondo giovanile»

Nel cartellone c’è anche “Aspettando Libr’Alia”, una giornata riservata al libro e al gioco da 0 a 16 anni, curata da Ipertesto ed un pool di Associazioni con mostra mercato di libri, incontri con autori, cerchi di lettura e laboratori con le Scuole: appuntamento il 15 dicembre a Palazzo Migliaresi al Rione Terra. Sempre dedicati ai più giovani cittadini anche quattro appuntamenti di intrattenimento dislocati tra Agnano Pisciarelli, Licola, Rione Toiano e Monterusciello con animazioni, parate, mascotte, gadget e quant’altro.

Il concerto di Capodanno sarà presentato da Mino Monelli: dalle 22.30 sarà protagonista Flo, giovane cantautrice napoletana dall’accattivante sound mediterraneo, pluripremiata per musicultura e arrangiamenti. A cavallo della mezzanotte interverranno Le Vibrazioni, con il loro inconfondibile repertorio pop rock, mentre ad accendere gli irriducibili fino all’alba ci sarà il rap di Luché, artista che ha ormai conquistato gli onori della critica nazionale, pur non rinunciando alla sua matrice partenopea.

 

Ultimi ciak di “Gomorra 4"

L’ultimo ciak verrà battuto in questi giorni dopo otto mesi di riprese che hanno portato la macchina produttiva di 'Gomorra – La serie' da Napoli – fra le location anche la Città della Scienza, per la prima volta dall’incendio che ha distrutto la vecchia struttura - a Londra, a Bologna e a Reggio Emilia, per poi tornare a Napoli per le scene finali dei nuovi 12 episodi.

Più di 100 location differenti, vecchi e nuovi personaggi, oltre 3500 figuranti e un debutto televisivo atteso a marzo 2019 su Sky Atlantic per i nuovi episodi della serie originale Sky prodotta da Cattleya, parte di ITV Studios, e Fandango in collaborazione con Beta Film. Le prime tre stagioni hanno ricevuto, in Italia e negli oltre 190 territori in cui è stata venduta, un’accoglienza entusiastica da parte di pubblico e critica, ottenendo numerosi premi e contribuendo in maniera decisiva a ridefinire gli standard della serialità italiana.

Nei nuovi episodi della serie, nata da un’idea di Roberto Saviano, il pubblico ritroverà i personaggi alle cui storie si è appassionato nel corso delle passate stagioni. Genny (Salvatore Esposito), che dopo la morte di Ciro, ucciso proprio per sua mano nell’indimenticabile finale della terza stagione, proverà a cambiare vita nel tentativo di salvare la sua famiglia; Patrizia (Cristiana Dell’Anna), dopo il tradimento consumato ai danni di Scianèl (Cristina Donadio), si è ormai fatta fagocitare da quel mondo che diceva di voler tenere lontano dai suoi fratelli; e ancora Enzo, Sangue Blu (Arturo Muselli), e Valerio (Loris De Luna), che alla fine della terza stagione hanno confermato la posizione del loro clan nel centro di Napoli e che nei nuovi episodi dovranno affrontare degli importanti cambiamenti. Chi non ci sarà nel cast di interpreti è Marco D’Amore che torna sul set, per la prima volta, non da attore ma dietro la macchina da presa, per la regia di 2 episodi.

Da Genny, ormai sempre più solo e per questo sempre più in pericolo, riprende la storia nei nuovi episodi. L’erede dei Savastano è sopravvissuto a tutto, ma qualcosa in lui si è spezzato da quando Ciro non è più al suo fianco. L’Immortale si è sacrificato perché Genny potesse spendere la sua vita insieme ad Azzurra (Ivana Lotito) e a suo figlio, un dono che non può e non deve andare sprecato ma che oggi è in serio pericolo. Sangue Blu ha riconquistato il traffico nel centro città insieme a Valerio, confermando la posizione del loro clan. I fratelli Capaccio, gli unici due superstiti dei boss Confederati, che alla fine della scorsa stagione si sono alleati con Enzo e Valerio contro Genny, smaniano per allargarsi ai danni di Secondigliano.

L’unico modo che Genny ha per ristabilire un equilibrio e scongiurare la guerra è usare come garanti i Levante, ramo della famiglia legato a Donna Imma, e affidare il suo regno nelle mani di Patrizia. Parallelamente si assisterà ad un (ulteriore) cambio radicale di Genny, che si reinventa imprenditore per lasciare un’eredità a suo figlio Pietro diversa da quella lasciata a lui da suo padre. Si inserisce nel mondo del business e prende le distanze dalle vecchie conoscenze. La scalata verso il successo lo porterà fino a Londra mettendo in gioco le sue finanze, con il supporto della moglie Azzurra, sempre più coinvolta nel nuovo posizionamento della famiglia Savastano. Nello snodarsi di questi eventi, anche in questa stagione nulla sarà ciò che appare in superficie.

Alla regia Francesca Comencini (dietro alla macchina da presa dei primi 4 episodi), cui è affidata anche la supervisione artistica della quarta stagione, Claudio Cupellini (regista degli ultimi due dei nuovi episodi), esordio per Marco D’Amore (suoi quinto e sesto episodio), già protagonista delle prime tre stagioni nel ruolo di Ciro di Marzio, Enrico Rosati (settimo e ottavo episodio), aiuto regia delle prime tre stagioni e regista di Gomorra VR - We own the streets, Ciro Visco, anche lui aiuto regia nelle prime tre stagioni nonché regista del nono e decimo dei nuovi episodi.

La nuova stagione di Gomorra, da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo omonimo romanzo (edito da Arnoldo Mondadori Editore), è una produzione Sky, Cattleya e Fandango in collaborazione con Beta Film. Il soggetto di serie è firmato da Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Roberto Saviano. Sceneggiature di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Enrico Audenino, Monica Zapelli. Direttori della fotografia sono Ivan Casalgrandi e Valerio Azzali.

Scapestro al Mamamu

Venerdì 30 novembre, al Mamamu di Napoli, dal vivo Scapestro in trio con Chiara Carnevale alle voci e alle percussioni e Antonella Bianco alla chitarra elettrica.

Fulvio Di Nocera, in arte Scapestro, nasce a Castellammare di Stabia (NA) nel 1978. Durante l’adolescenza si avvicina allo studio del basso elettrico, che lo porta negli anni successivi ad intraprendere esperienze live e in studio con diversi tra i più noti progetti napoletani e campani: tra questi Polina, Bisca, 24 Grana, Francesco Di Bella, Daniele Sepe, Pennelli di Vermeer, Songs for Ulan ed altri. Successivamente prosegue il suo percorso musicale dedicandosi allo studio del contrabbasso acustico, iniziando gli studi al Conservatorio di Salerno e conseguendo il diploma di II livello nell’ottobre del 2011. 

La passione per la scrittura lo accompagna da sempre: negli ultimi anni decide di dare forma a questa sua inclinazione con lo pseudonimo di Scapestro. Nell’estate del 2015 realizza il primo singolo “Vado per un po’” con Nut Label e il videoclip dello stesso realizzato dal “Creacose” con la collaborazione di Denise Galdo. A giugno 2018 esce per l’etichetta SoundFly con distribuzione SELF il suo disco di debutto “Shurhùq“. A settembre 2018, in esclusiva per Repubblica TV, il nuovo videoclip “Sempre uguale” con la regia di Stefano Cormino.
 

"L'Amica geniale", partenza col botto

Partenza col bottoSocial impazzitiRai Uno soddisfatta. E' scoppiata l'Amica Geniale-mania'. I primi due episodi della serie evento tratta dall'omonimo bestseller di Elena Ferrante - in onda in prima visione tutti i martedì dal 27 novembre, regia di Saverio Costanzo - hanno infatti conquistato oltre 7 milioni di spettatori e il 29.3% di share, risultando il programma più visto del prime time.

Dati accompagnati dalla soddisfazione dei vertici di viale Mazzini, che parlano di "straordinario successo" che "rappresenta per la Rai e per la sua missione di servizio pubblico motivo di profondo orgoglio" ha commentato l'amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini. Un anticipo di quello che sarebbe stato, in termini di successo, era già arrivato alla 75esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dove pubblico e critica avevano apprezzato i primi due episodi andati in onda sulla Rai.

COSA C'E' DA SAPERE - Tratta dai best seller della misteriosa scrittrice, la storia racconta l'amicizia di Elena e Lila in un viaggio che parte dall'infanzia e arriva all'età adulta; un'amicizia complessa in cui convivono intesa, comprensione, complicità insieme a odio, rivalità e gelosia. Sullo sfondo, la storia e i cambiamenti dell’Italia dagli Anni '50 fino ad oggi.

IL CASO LETTERARIO - Figlia di un caso editoriale di portata mondiale, 'L'amica geniale' è la serie evento tratta dal primo volume della quadrilogia della Ferrante, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Il racconto prende il via dall'Italia di oggi con la misteriosa scomparsa di Lila: il fatto spinge quindi l'amica Elena a ripercorrere la storia che, nel secondo dopoguerra, le ha unite in un rione di Napoli.

IL CAST - In scena oltre 150 attori e 5.000 comparse. Il casting per la serie è durato otto mesi durante i quali sono stati provinati oltre 8.000 bambini e 500 adulti in arrivo da tutta la Campania: attori professionisti e non, con bambini e ragazzi cercati nelle scuole di tutti i quartieri. A interpretare Elena e Lila bambine sono Elisa Del Genio e Ludovica Nasti; mentre Elena e Lila da adolescenti hanno il viso di Margherita Mazzucco e Gaia Girace.

LA REGIA - Secondo Saverio Costanzo (il cui primo lungometraggio 'Private' ha vinto nel 2004 il Pardo d’Oro e il premio per il Miglior attore protagonista al Festival Internazionale di Locarno, finendo per essere venduto in più di 25 Paesi), la trasposizione dal libro alla televisione "tenta di riconsegnare agli spettatori le grandi scene del romanzo di Elena Ferrante".

La regia di Costanzo, come la voce della storia, è una sorta di prima persona che accompagna lo spettatore nei pensieri più inconfessabili della protagonista; una voce che lega insieme il tempo del racconto con la stessa anarchica e sentimentale libertà delle pagine di un diario.

I PERSONAGGI - Lila Cerullo è una ragazzina curiosa e intelligente, capace di leggere prima e meglio degli altri il mondo che la circonda. Raffaella (questo il suo vero nome) è vulcanica e con la risposta sempre pronta. Tra lei ed Elena nasce una forte amicizia in cui - alle volte - è difficile separare affetto e invidia: la segreta competizione tra loro le spinge a migliorarsi per cercare di primeggiare sull’altra. Purtroppo, a differenza di Elena, Lila non riesce a convincere la famiglia a farle proseguire gli studi e abbandona la scuola. Comincia a lavorare e il suo corpo secco e spigoloso, una volta diventata adolescente, fiorisce e la rende la ragazzina più corteggiata del Rione.

Elena Greco - Nasce nel mese di agosto 1944 a Napoli: è una ragazzina bionda, diligente e molto timida. Già da piccola, però, si sente estranea al Rione in cui è nata e la sua paura più grande è quella di diventare come sua madre, capace di esprimersi solamente in dialetto. Elena ama la scuola e tenta di aggrapparsi a tutto ciò che la può allontanare da quel futuro che sembra già scritto: probabilmente per questo, fin da piccola, prova qualcosa per Nino Sarratore, un ragazzino silenzioso e intelligente che sembra così diverso dagli altri bambini del Rione. Ma è l'incontro con Lila, che abita nel palazzo di fronte al suo, che le cambia la vita.

I PRIMI 2 EPISODI - "Le Bambole": quando Lila sembra aver fatto perdere le proprie tracce, Elena accende il computer e inizia a scrivere la storia della loro amicizia. Raffaella Cerullo, che lei ha sempre chiamato Lila, l'ha conosciuta in prima elementare nel 1950. Elena è bionda e timida, Lila scura e vulcanica. Anche se molto diverse, le due - le più brave della classe - sono attratte una dall’altra e iniziano a giocare insieme nel Rione napoletano in cui sono cresciute. Un agglomerato di palazzine e polvere, una Napoli senza mare in cui comanda don Achille, uomo che incute paura a tutti. Non a Lila, però: lei è convinta che sia stato proprio lui a rubare le bambole con cui giocano e, tenendo per mano Elena, decide di affrontare le scale che conducono a casa di don Achille. È quel giorno che Elena e Lila, affrontando insieme la paura, costruiscono la loro amicizia.

"I soldi": Elena e Lila amano leggere e decidono che da grandi faranno le scrittrici. Le loro famiglie però, povere e di scarsa cultura, non hanno intenzione di farle studiare: dopo numerose discussioni Elena riesce a convincere i genitori a mandarla alla scuola media, mentre Lila è costretta ad abbandonare gli studi. Con i soldi ricevuti da don Achille - in un arrogante tentativo di risarcire le bimbe per la perdita delle bambole, prima di venire ucciso - Elena e Lila comprano 'Piccole Donne'. Leggendolo e rileggendolo se ne innamorano e decidono che da grandi scriveranno un libro insieme.

È morto Bernardo Bertolucci

Bernardo Bertolucci è morto stamattina nella sua casa di Roma circondato dall'affetto dei suoi familiari. Il regista aveva 77 anni ed era malato da tempo. Con lui, prendendo a prestito il titolo del suo film forse più famoso, se ne è andato 'L'ultimo imperatore' del cinema italiano, uno dei non molti registi del nostro Paese che ha avuto una reale e diffusa notorietà in tutto il mondo, parte di una famiglia di intellettuali al servizio della cultura e dello spettacolo, maestro nello scandalizzare e nel commuovere ma soprattutto nel narrare.

Il regista, classe 1941, nato a Parma, è stato un figlio del secondo dopoguerra capace sia di proiettarsi verso il futuro come gran parte della sua generazione, sia di mantenere costante il legame con il passato e la necessità di 'leggerlo', capace di guardare a passaggi storici da un punto di vista intimista, come in 'Novecento' (1976) e, all'opposto, di creare epos privati, come in 'La Luna' (1979).

Intellettuale, al punto di essere tacciato di intellettualismo, il regista, sceneggiatore e produttore Bertolucci è figlio del poeta Attilio Bertolucci, cugino del produttore cinematografico Giovanni e fratello del regista cinematografico Giuseppe. La poesia sembra la sua prima vocazione, inizia gli studi di lettere alla Sapienza di Roma. L'amore per la parola trova una nuova declinazione quando il giovane Bertolucci accetta di collaborare con Pier Paolo Pasolini, all'inizio della sua carriera, fra le tante altre, nel cinema. Bertolucci è assistente nel primo film di Pasolini 'Accattone' (1961).

La filmografia di Bertolucci comprende 17 titoli, firmati nell'arco di cinquant'anni esatti, da 'La commare secca' del 1962 a 'Io e te' del 2012, titoli legati da un fil rouge letterario, comune a tanta parte della sua produzione, l'origine letteraria: 'La commare secca' è su soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, 'Io e te' è tratto, non pedissequamente, dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.

Fra questi due estremi ci sono, fra gli altri, titoli quali 'Il conformista' (1970) dal romanzo di Alberto Moravia, lo scandaloso 'Ultimo tango a Parigi' (1972), con Marlon Brando e Maria Schneider, che lo rende noto in tutto il mondo, assicurandogli quella capacità di richiamo degli spettatori che tanto piace ai produttori. Non a caso, infatti, il film seguente, 'Novecento' (1976) vanta un cast stellare e internazionale con Robert De Niro, Gérard Depardieu, Donald Sutherland, Sterling Hayden, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli, Alida Valli, Laura Betti, Romolo Valli, Francesca Bertini.

Un capitolo a parte quello rappresentato da 'L'Ultimo imperatore' (1987), tratto dal 'Sono stato imperatore', l'autobiografia di Pu Yi (1906-1967), undicesimo esponente della Dinastia Qing e ultimo imperatore cinese. Film biografico ed epico, 'L'ultimo imperatore' piacque moltissimo ai componenti dell'Academy Award ed incassò ben nove Oscar, due dei quali direttamente destinati a Bertolucci, quello per la miglior regia e quello, insieme a Mark Peploe, per la migliore sceneggiatura non originale. Grazie al lungo arco temporale dell'azione il film offre un esempio 'al rallentatore' della poetica di Bertolucci, in sostanza la narrazione del tentativo individuale di dominare o almeno di non subire il mutamento.

Grayscaleye Live al First Floor Club

Sabato 1 dicembre, sul palco del First Floor Club di Pomigliano d'Arco, dal vivo Grayscaleye, il progetto noise-rock elettronico di Luca Bottigliero.

Dopo un’intensa attività live al fianco di nomi influenti della scena rock italiana, Luca Bottigliero ha scritto, prodotto e suonato il suo primo album, risultato di un lavoro in studio durato due anni, che sarà in uscita il 15 gennaio.
L'album, dal titolo omonimo, verrà stampato per l'etichetta napoletana Casa Lavica Records.

Grayscaleye è l’incontro tra l’impetuosità che contraddistingue le performance live di Bottigliero e la sua attitudine compositiva, più vicina a sonorità elettroniche sperimentali.

Luca Bottigliero è stato batterista dei One Dimensional Man nel tour che ha segnato la reunion della band nel 2010 e coautore dell’album “A Better Man” uscito nel 2011. Turnista per Giorgio Canali, suona in pianta stabile nei Lucertulas, band di culto del panorama noise rock nazionale. Con i Lucertulas ha scritto e curato la produzione di “Anatomyak” , album del 2014 supportato da un tour promozionale in Italia e all’estero.

La serata co-organizzata dal Rockalvi Festival sostiene, in linea con lo spirito del Rockalvi, la Camilla la Stella che Brilla Onlus per tutti i bambini affetti da malattie rare www.camillalastellachebrilla.com (a cui si può destinare il 5 per mille).
 

"Così fan tutte", un ritorno tanto atteso

di Massimo Lo Iacono

NAPOLI. Un’opera di Mozart al San Carlo diretta da Riccardo Muti (nella foto): era ora! Meglio tardi che mai! Questa edizione del “Così fan tutte”, che domani sera (ore 19) dà inizio alla stagione lirica 2018-2019 del San Carlo, ricorda le edizioni delle opere di Mozart, con libretto di Da Ponte, dirette da Riccardo Muti alla Scala. Con regia di Strehler “Nozze di Figaro” e “Don Giovanni”, con regia di Hampe il “Così fan tutte”, che di Strehler sarà l’ultima regia operistica, rimasta incompiuta e realizzata postuma e vista per fortuna anche al San Carlo. 

L’omaggio a Mozart e al direttore. Erano gli anni Ottanta, con molte luci ed ombre, queste nascoste ai più: nell’indubbio benessere di molti, tanti appassionati di opera si muovevano più di oggi certo, sia per opere rare sia per cast leggendari, come quelli che queste tre edizioni di Muti proponevano. Ed il programma di sala, edito dal teatro alla Scala per l’esecuzione delle tre opere in successione nella stagione 1988-89, rimane una delle più interessanti pubblicazioni su Mozart interamente italiane, tuttora utilissimo. Valeva la pena il disagio dell’organizzare quelle trasferte, ripetute anche. Certo si facevano pure per altri titoli gli spostamenti, e lo si ricorderà più oltre, ma per Mozart diretto da Muti quei viaggi furono un dovere affettivo verso il grande direttore napoletano ed un dovere culturale verso Mozart. Più che dirigendo “Don Giovanni”, con supremo equilibrio inarrivabile anche in seguito, Muti dirigendo le altre due opere di Mozart, con libretto di Da Ponte, rivelò aspetti inediti dei due testi, obbligando a riflettere. 

Grandi commedie amare e dolci. “Nozze...” e “Così...” furono rivelate come grandi commedie amare e dolci, in cui intrighi e cattiverie, meschinità e generosità fanno parte della commedia dell’umanità di ognuno di noi, appena velate di sorriso, con tanta etimologica ironia. Ironia: cioè mostrare le contraddizioni dell’essere umano, ed il suo aspetto nascosto. Scherzi, burle, arguzie tutto mostrava e mostra la nostra fragilità che solo la comprensione, il perdono possono superare. Il perdono concesso dalla contessa al conte è gesto magnanimo, come quello di Selim nel “Ratto dal Serraglio”, e la musica lì suona simile ad un canto sacro, nelle “Nozze” cioè. Festosa è la fine del “Ratto”, e delicata, ambigua nella sua gioiosità quella del “Così”. 

Approfondimento dell’opera napoletana. Insomma sembra di antivedere il canto ultimo di Mozart, “La clemenza di Tito”: tutto il teatro di Mozart vola altissimo per l’ispirazione drammatica, lo splendore dell’orchestrazione decisivo e per essere Mozart con Da Ponte, maestro di altissima morale in teatro, come era stato Metastasio ma certo in altro modo. Lui razionalista ed invece i più giovani artisti illuministi: la ragione quale senso del limite, non la Dea Ragione. E non dimenticare mai che il sottotitolo dell’opera è la “scuola degli amanti”. Questo tesoro culturale indica come Mozart ed li suo librettista abbiano approfondito l’opera napoletana, superato lo standard anche se alto di quel teatro comico, avvicinandosi ai livelli estetici di Moliere e Goldoni. 

Occasione grandissima di spiritualità. Poter godere di questo al San Carlo è grandissima occasione di spiritualità, ed è la presenza di Muti a realizzarlo. “Così...” diventa un’“opera seria” nella sostanza se non nella sua forma musicale. La dottrina infinita del libretto, i riferimenti culturali etc.. sono uno sfizio sicuramente, come alcune memorie musicali e rielaborazioni di spunti napoletani volando verso altro. Dinanzi ad un tale evento (etimologicamente: un “fatto” che viene da fuori) è logica l’attesa di molti nell’ascoltare o riascoltare Muti e Mozart insieme in teatro dopo tanti anni in Italia. La splendida inaugurazione del San Carlo negli Anni Ottanta con Muti sul podio per “Macbeth” di Verdi fu magnifico momento nel solco della linea Verdi-Toscanini e quindi fulgente ma prevedibile: diversa certo la portata culturale di questa produzione perché Muti ci fa sentire la sua reinvenzione del “Così fan tutte” che è la vera scoperta di quest’opera nella sua profondità. Come lui oggi per quest’opera nessuno. Tuttavia, l’autore di queste righe rimane affezionato alla tenerezza, ala Watteau, del “Così...” di von Karajan ed all’arguzia quasi monellesca dell’edizione discografica “Emi” diretta Bohm al sapore di cioccolata e marzapane, manierismo certo. Ma sono giusti personali. 

Arriva da noi tardivamente ma ci rigenera. Ultima riflessione: ai tempi di Muti alla Scala, epoca ormai da storicizzare, per intenderne il livello culturale ed artistico altissimo, ci fu un altro “trittico” magnifico, realizzato da Sawallish con l’opera di Monaco. 
Furono eseguite “Daphne”, “Donna silenziosa” e “L’amore di Danae” di Strauss. Titoli rarissimi che produssero un dovuto pellegrinaggio a Milano del pubblico colto da tutta Italia. Anche quello fu evento (etimologicamente) sublime e di grande capacità formativa: è stato ricordato al Mann, lunedì scorso, in occasione della conversazione di presentazione dell’ultimo libro di Paolo Isotta dedicato ad Ovidio e la musica. È stato ricordato da pochissimi, tra cui l’autore di queste righe spettatore pure di quelle produzioni magnifiche, perché anche in quell’occasione si è appreso, scoperto molto, ovvero opere di cui tratta Isotta altrimenti ignote ai più. 
La Scala dei tempi di Muti è stata momento sommo della nostra cultura ed è il caso di studiala bene, “Così fan tutte”, che arriva ora da noi, è una scintilla trasfigurata di quegli anni, arriva da noi tardivamente ma ci rigenera. E speriamo non rimanga episodio isolato, come a Napoli spesso accade.

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