Sabato 22 Settembre 2018 - 2:36

Placido: «Napoli città caravaggesca»

di Roberta D’Agostino

VICO EQUENSE. Michele Placido riceve al Social World Film Festival il premio alla carriera ed incanta i giovani presenti alla sua masterclass. In uno scambio di energie il regista ed attore resta colpito dalla preparazione e dall'entusiasmo dei giovani presenti in sala. «Le domande che mi hanno rivolto sono state interessanti perché incentrate sulle figure delle donne nelle opere di Caravaggio un aspetto fondamentale per la sua pittura. Stiamo ancora lavorando alla scrittura del film, che la Rai ha deciso di produrre. Certamente non faremo vedere l artista intento a riprodurre le sue opere, sarebbe troppo banale. Quello che voglio cercare di trasmettere al pubblico è la modernità di questo artista che utilizzava un linguaggio che parlava di noi: il peccato, la prepotenza, la politica tutti aspetti che compongono il nostro quotidiano. Come in tutti i corsi è ricorsi storici chi si ribella prima o poi viene fatto fuori».
Chi sarà il suo Caravaggio?
«Il personaggio è complesso e di conseguenza la scelta deve essere ed è molto ponderata. Posso dire che ho già in mente una rosa di attori possibili e di sicuro sarà un italiano». 
Chi sono stati i suoi punti di riferimento nella sua carriera?
«Premetto che mi trovo molto più a mio agio nel mondo teatrale che in quello cinematografico. Ho incontrato grandi maestri ma sicuramente De Sica posso considerarlo il mio più grande maestro perché i suoi film mi hanno formato e Monicelli che è stato per me un secondo padre e mi ha trasmesso la gioia di stare sul set».
Cosa pensa del cinema italiano attuale? 
«Penso che sia un momento buono per il nostro cinema perché ci sono grandi attori che possono competere a livello internazionale senza problemi. Quando abbiamo girato "romanzo criminale" il cast era composto da attori che poco dopo hanno partecipato a produzioni internazionali. In questa annata la commedia italiana, in alcuni casi, l 'ho trovato ripetitiva ma nel complesso credo sia un buon momento».
Cosa pensa del proliferare delle serie televisive incentrate su commissari soprattutto considerando la sua indimenticata interpretazione ne “La piovra”? 
«Credo che ogni momento storico ha il suo commissario ed è una cosa buona. Forse quello che oggi, in alcuni casi manca, è l' ottima scrittura che rendeva forte i personaggi come il mio. Certo se poi pensiamo a personaggi come Montalbano e a Camilleri allora ritroviamo standard di sceneggiatura molto alti». 
Cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo del cinema?
«Mi sento di dare gli stessi consigli che hanno dato a me: bisogna avere pazienza perché il nostro è un lavoro precario dove sapere aspettare è fondamentale. Certo è pur vero che il talento è qualcosa d innato ma sapere attendere è importante». 
Si parla sempre del rapporto tra cinema e libertà creativa dei registi, lei cosa ne pensa?
«Io sono per il fare cose in cui credo e non cose in cui ci sono una qualità e una tecnica perfetta ma che faccio solo per logiche commerciali». 
Che rapporto ha con Napoli?
«Intanto avete avuto un allenatore come Sarri che ha espresso il miglior calcio in Europa e a me piace parlare di calcio. Nel mio spettacolo "Serata d autore" racconto sempre che quando ero piccolo  e mio padre ci portava a fare spese a Napoli che era il centro culturale d’Italia. Non credo che oggi sia ancor così ma Napoli è speciale. Non a caso è la città più caravaggesca possibile nel senso che ha ancora qualcosa da dire. I napoletani reagiscono e sono più veri rispetto ad altri italiani. Non voglio parlare di politica ma oggi ci chiedono di mettere ordine nel nostro vivere quotidiano ma bisogna prima di tutto capire le profonde differenze tra Nord e Sud proprio nella storia. I napoletani, i pugliesi, i siciliani sono sempre stati accoglienti ed è difficile snaturare se stessi. Napoli ha una sua generosità che non può e non deve cambiare». 

Al via la rassegna cinematografica del Parco del Poggio

NAPOLI. La storica e attesissima arena cinematografica al Parco del Poggio di Napoli riapre i battenti a partire da domani, sabato 4 agosto, e proseguirà sino alla fine di settembre. L'amministrazione comunale, a seguito di una procedura ad evidenza pubblica, ha affidato l'organizzazione alla Hart che ha curato l'allestimento e la scelta dei film. Il bando è stato promulgato dall'ufficio cinema del Comune di Napoli per conto dell'assessorato alla Cultura e al Turismo. Come richiesto la programmazione cinematografica darà spazio ai nuovi autori, al cinema indipendente, alle tematiche sociali e di denuncia, al cinema d'essai, ai film girati a Napoli, alle anteprime nazionali ed ai film per bambini, componendo un'offerta caratterizzata da un giusto equilibrio tra intrattenimento, cultura, attenzione ai temi sociali. Così la città di Napoli, che è stata quest'anno protagonista del cinema per aver espresso i suoi migliori talenti e per aver offerto le sue bellezze naturali e architettoniche come set ai migliori registi, potrà assistere agli spettacoli nella caratteristica arena del Poggio. Inaugurerà la rassegna il film "La Ruota delle Meraviglie" per la regia di Woody Allen. Gli spettacoli avranno inizio alle 21.00 per info e costi tel 800582463 - www.comune.napoli.it - www.harteventi.it Facebook Arena del Poggio.

Bud Spencer, mostra al Pan per un'icona del cinema italiano

NAPOLI. Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, è un'icona del cinema italiano. Il suo volto, la sua voce, la sua straordinaria gestualità fanno ormai parte dell'immaginario collettivo condiviso da tutte le generazioni diventando un personaggio familiare a livello internazionale. L'Italia si appresta a ricordarlo con una grande mostra che si aprirà il prossimo 21 settembre al Pan | Palazzo delle Arti Napoli, lo spazio espositivo del Comune di Napoli, città dove Carlo è nato ed alla quale è stato sempre molto legato tanto che quando viene chiesto a Piedone Lo Sbirro: «Sei italiano?», lui risponde: «No, sono napoletano». Dedicargli questa mostra non sarà solo il modo di celebrare la carriera di uno dei protagonisti della cinematografia internazionale, sarà anche l'occasione per restituire di lui un'immagine completa: dall'iniziale attività sportiva come atleta di nuoto alla poliedrica instancabile creatività che lo ha portato nel corso degli anni a ricoprire i panni di imprenditore, pilota, scrittore, compositore, cantante e persino inventore.

La mostra-evento racconterà anche il mondo che si è mosso intorno al grande Bud Spencer: dal suo straordinario partner Terence Hill, ai registi con i quali ha collaborato, da Steno a Olmi, da Festa Campanile a Montaldo, da Giuseppe Colizzi a E.B.Clucher e ancora Dario Argento, Castellari, Deodato, Capone, senza dimenticare gli autori delle colonne sonore, Micalizzi, i fratelli De Angelis, i La Bionda, per citarne solo alcuni. L'esposizione, narrata dalla stessa voce di Bud Spencer, vuole essere un viaggio nel mondo dell'attore. Lungo un intero piano del Pan di Napoli impianti multimediali, videomapping, proiezioni su pannelli, oggetti di scena, costumi, primi italiani ed internazionali ricevuti sia come artista che come sportivo, articoli dei giornali di tutto il mondo, poster, manifesti di film, foto pubbliche e private, gadget, il primo videogioco dedicato alla coppia Bud Spencer e Terence Hill e la riproduzione dell'imponente statua che gli è stata dedicata dalla città di Budapest, ripercorreranno la sua intera vita. 

Una monografia sintetizzerà l'intero percorso espositivo quale ulteriore documento della vita del ''gigante gentile''. Persone che lo hanno conosciuto, giornalisti, collaboratori, amici e professionisti del mondo cinematografico testimonieranno, attraverso piccoli saggi, impressioni, confidenze, aneddoti, il loro personale ed intimo ricordo. La mostra, promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è curata da Umberto Croppi, coprodotta da Equa, da Show Eventi, dall'Istituto Luce Cinecittà con la partecipazione della famiglia, la moglie Maria Amato e i figli Giuseppe, Cristiana e Diamante Pedersoli. Progetto allestimento e video installazioni sono a cura di Art Media Studio. 

“Vieni Mo”, il tributo alla strada di Gransta Msv

NAPOLI. Un orecchio piantato oltreoceano e l’altro a Napoli, in una costante sintesi di sperimentazione e tradizione per il rapper partenopeo. “Vieni Mo” è il nuovo singolo di Marco Villa in arte Gransta Msv (nella foto), cantante della scena napoletana. Il brano è elogio alla vita lanciato dal ventre della città di Napoli. Il video di “Vieni Mo” girato tra i vicoli del centro storico canta il suo tributo alla strada con un groove americanizzato tutto da ballare. Il testo scritto dallo stesso rapper, e mixato dal dj Lello Ambrosini, vecchia conoscenza di “Radio Club 91” negli anni ’90. “Muoviti e scuoti tutta la città, fallo come se nessuno ti stesse a guardà”, tra le rime rappate e spruzzate di elettronica e funky che spingono dare il massimo di se stessi, superare il pregiudizio e fare la differenza, in continuo parallelismo tra lo stile urban di New York e quello partenopeo.

Sei nato negli anni ’80: chi sono stati i tuoi musicisti e rapper di riferimento?

«Artisticamente ho iniziato ad esprimermi negli anni ’80 sì, ma in casa venivo educato alla musica già da prima grazie ai miei fratelli più grandi che suonavano e collezionavano dischi principalmente rock progressivo, funk e r’n’b. Però il soul elettronico e l’Hip Hop degli anni ’80 sono stati determinanti per lo sviluppo della mia personalità. Se devo sintetizzare tra le figure dei rapper, le voci che sono state più di riferimento per me all’inizio dico Utfo, Melle Mel, Rakim, Dmc, Schooly D ma anche molti altri... immagino che dalle nostre parti non li conosca praticamente nessuno ».

“Vieni Mo”, il primo singolo di un nuovo progetto discografico diverso dai precedenti, corredato da un video particolare girato tra i vicoli di Napoli in cui ti travesti da “pazzariello napoletano”...

«L’idea che la figura del pazzariello fosse una sorta di antesignano dell’Mc o rapper in verità ce l’ho in testa da sempre praticamente, entrambi si esprimono in rime, entrambi hanno la strada come scenario e più di tutto entrambi sono irriverenti e si beffano delle regole. Nel ’99 con la Puazze Crew facemmo il nostro album e associavamo già l’Hip Hop alla cultura partenopea, lo stesso marchio della Puazze è un Pulcinella Hip Hop e sul booklet del disco affiancavamo le arti del Hip Hop ai mestieri antichi napoletani. Appunto il rapper era già il pazzariello. Con “Vieni Mo” però ho deciso di rigenerare il vestito tradizionale del pazzariello, così per il video ho ricreato la divisa con un design fresco e moderno, rispettoso della tradizione ma molti più urban fashion e inserendolo nella meravigliosa cornice di Napoli che però non è più la classica cartolina antica ma una città piena di nuovi stili e colori. Il progetto andrà avanti, ci saranno altre sorprese e l’idea di realizzare almeno un album».

Il testo ha dei riferimenti particolari: si parte di Koulibaly, calciatore del Napoli quando si parla di difendersi attraverso la propria personalità. Vengono poi nominate l’ex ministro Gelmini e la cantante Laura Pausini e il premio Oscar, Paolo Sorrentino...

«Ci sono associazioni con eccellenze napoletane e poi personaggi che non amo particolarmente. Prima di tutto si cerca la rima giusta quando si scrive e il testo di “Vieni Mo” l’ho scritto avendo Napoli davanti come infinita risorsa creativa. Nel brano dico che da Napoli parte il lieto fine, come per un film. Credo che Napoli rappresenti il meglio in Italia per quanto riguarda l’ingegno e da Napoli può partire un lieto fine dei problemi nello scenario Italiano, grazie alla sua infinita inventiva e positività, per giungere finalmente ad un nuovo inizio. Credo che questo processo già sia iniziato e credo che Napoli continuerà ad evolversi nella città e nel mondo con la giusta dose di onestà e impegno».

Brano rap, con riferimenti funky, musica elettronica, ma anche con beat a tratti dub: incroci di stili per riconoscersi in uno stile proprio?

«Il mio stile è il mio, sono sempre alla ricerca di un suono totalmente mio. Credo che sia fondamentale distinguersi e creare un proprio genere sempre dopo aver studiato e conoscendo bene il linguaggio con cui ci si esprime. Amo l’elettronica e il suono della 808, la drum machine che ha bassi poderosi, la stessa che oggi va tanto nella cosiddetta Trap, ma rispetto alla Trap che è molto rallentata mi piace andare su tempi più ritmati e ballabili, certo non sempre ma amo molto la matrice veloce e ritmata per la mia musica».

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un grande boom della musica rap: riesci a rivederti e ritrovarti in queste nuove generazioni?

«Sono molto vicino alla nuova generazione per suoni e attitudine. Molti giovani rapper e producer napoletani e non mi piacciono molto e in generale mi ci ritrovo alla grande . Oggi si riesce a interpretare più efficacemente un genere che arriva dall’oltreoceano anche grazie alla facilità con cui ti arrivano i contenuti specialmente grazie al web. Ai miei tempi c’era una vaschetta “importazione” nel negozio di dischi e correvo a comprarli appena ne arrivava uno rap. La tv non passava video Hip Hop, oggi l’Hip Hop e la musica urban è un genere conosciuto e riconosciuto anche dalle nostre parti e i giovani se ne identificano perfettamente, questo per me è bello e positivo, bisogna solo sempre fare attenzione a non cadere appunto in cliché, appiattirsi e fare la stessa cosa che fanno gli altri. Ma appunto i nuovi rapper, “trapper” e anche giovani cantanti partenopei come anche Liberato, che però devono smettere di dire che fa rap, trovo che siano originali e carichi quindi benissimo così».

Quando uscirà il disco e con quale etichetta?

«L’etichetta sarà sicuramente Black Needle, la label indipendente con cui realizzo ogni mia produzione. Sarà sicuramente una distribuzione nazionale ma non so ancora dirti quale. Mi concentrerò per creare prima dei contenuti di livello alto e poi dopo penserò all’aspetto più commerciale del prodotto. Nel 2019 uscirà il primo estratto del nuovo album a cui sto lavorando». 

Musica e balli alla “Festa d'Estate 2018” promossa dai commercialisti di Napoli Nord

MARINA DI VARCATURO – Il campione olimpionico Paolo Trapanese ha premiato i vincitori dei tornei di tennis e calcetto in occasione della ‘Festa d’Estate 2018’ promossa dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduto da Antonio Tuccillo, che si è svolta all’Ammot Cafè (Marina di Varcaturo).

I professionisti hanno potuto ascoltare la selezione musicale proposta da “Raoul & Swing Orchestra” dimenticando le difficoltà dell’ultimo periodo caratterizzate dalle scadenze fiscali e previdenziali.

“Dopo un anno di lavoro è arrivato il momento di riposarci e pianificare i progetti futuri, spiega il presidente Tuccillo. “Il nostro auspicio è che nell’agenda del nuovo governo ci sia maggiore attenzione per il nostro territorio contribuendo alla crescita delle attività imprenditoriali e professionali, incentivando l’internazionalizzazione dei mercati. Proprio su questa delicata tematica – ha aggiunto il numero uno dei commercialisti di Napoli Nord -  abbiamo sviluppato rapporti internazionali con gli Emirati Arabi e con la Cina. Da settembre ci prepareremo alla sfida della fatturazione elettronica che cambierà le modalità di lavoro del commercialista che diventerà sempre più un consulente strategico dell’azienda per il settore economico-fiscale”.

“Siamo molto soddisfatti per il grande successo che ha riscosso anche quest’anno la ‘festa d’estate’ – ha sottolineato Sandro Fontana, consigliere delegato dell’Odcec Napoli Nord -. “E’ diventata un’occasione per salutare i colleghi e trascorrere una piacevole serata insieme. Un particolare ringraziamento va espresso agli sponsor dell’iniziativa (Aon Empowe Result, Ruesc 1919, Italia.Power, La Rosa Immobiliare, Niswa & Vida Farm e Si Rent) che ci hanno consentito di salutare l’estate anche con fuochi d’artificio e piacevoli sorprese, senza gravare sulle casse dell’Ordine”. 

“In una location magica, ad un passo dal mare e subito prima delle vacanze – ha osservato Diego Musto, consigliere delegato dei commercialisti di Napoli Nord - abbiamo offerto ai colleghi una serata all’insegna di gioia e divertimento accantonando per qualche ora il nostro lavoro quotidiano e le valutazioni sulle nuove manovre fiscali messi in campo dal governo Conte con il ‘decreto Dignità’ presentato dal vicepremier Di Maio”.

“È una serata di grande relax e di convivialità che ci consente di vivere questi momenti in maniera rilassata”, ha rimarcato Vincenzo Natale, consigliere tesoriere dell’Odcec Napoli Nord. “La festa organizzata all’Ammot Cafè è anche e soprattutto un'occasione per consolidare i rapporti umani ricaricare le nostre ‘batterie’ e dopo la pausa estiva proseguire il nostro compito istituzionale assicurando agli iscritti iniziative per un costante e necessario aggiornamento professionale”.

“Dopo un anno particolarmente duro per la nostra categoria con oggettive difficoltà sia per i professionisti che per gli imprenditori - evidenzia Angelo Capone, consigliere dei commercialisti di Napoli Nord -, la ‘festa d’Estate’ accoglie la famiglia dei commercialisti e degli esperti contabili che vivono e lavorano a nord del capoluogo campano. Un particolare ringraziamento va espresso ai consiglieri Sandro Fontana e Diego Musto che anche quest’anno sono riusciti ad organizzare la kermesse registrando un’affluenza record”.

Per Gennaro Carleo, componente della governance di Napoli Nord “siamo giunti alla fine di un periodo di intenso lavoro con l’approvazione dei bilanci, le dichiarazione dei redditi, lo spesometro la seconda registrazione Iva . La festa dell'estate rappresenta un momento di grande aggregazione ed è il prologo alle meritate di ferie. E’ la prima volta che partecipo a questa riunione conviviale ed esprimo un giudizio nettamente positivo, auspicando una maggiore integrazione tra tutti i colleghi delle varie aree territoriali”.

A fine serata sono stati attribuiti i riconoscimenti sportivi: Pasquale Licito ha vinto il torneo di tennis singolare maschile (al secondo posto si è classificato Raffaele Iodice). Mentre il ‘campionato di calcetto’ è stato conquistato dalla “squadra Iva”, capitanata da Villano. Al secondo posto si è classificata la formazione “Irap” (capitano Ingannato) e al terzo posto ex aequo le squadre “Irpef” (capitano Musella) e “Ires” (capitano De Cristofaro).

Proclamati dai vertici (Antonio Tuccillo, Guido Rossi e Francesco Corbello) anche gli sportivi dell'anno Odcec Napoli Nord, al primo posto ex aequo: Salvatore Russo e Luigi Diana e al secondo posto, sempre ex aequo, Pietro Minocchi e Biagio Pagano.

I commercialisti festeggiano l'estate all’Arenile con oltre 1500 ospiti

NAPOLI - Oltre 1500 professionisti hanno preso parte alla tradizionale festa dell'estate promossa dall'Ordine dei dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli. Una serata all'insegna del relax e del divertimento, che si è tenuta all'Arenile di Bagnoli."Un piccolo break in vista dell'autunno che sarà molto impegnativo: c'è un nuovo governo e quindi ci sono modifiche in vista", ha spiegato Vincenzo Moretta, numero uno dei commercialisti partenopei. "I professionisti vogliono essere presenti ai tavoli per poter discutere sui temi di maggiore attualità - fatturazione elettronica, i tanti adempimenti fiscali, l'antiriciclaggio - e rappresentare alle istituzioni la realtà di un territorio che ha bisogno di riforme". 

"È stato un anno molto difficile, siamo davanti a tanti cambiamenti che vanno interpretati e guidati - ha sottolineato Achille Coppola, segretario nazionale dei commercialisti italiani - L'importante è che si voglia cambiare: pensare di conservare l'esistente non porta da nessuna parte".

"Bisogna continuare a crescere e ad avere fiducia nella professione", ha evidenziato Walter Anedda, presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti. "Sono ottimista, credo ci sia tutto perché ciò possa accadere".

Nel corso della serata sono stati assegnati riconoscimenti speciali: ad essere premiata la squadra di calcio dell'Odcec che ha vinto la Coppa Italia ma soprattutto Francesco Fimmanò, neovicepresidente della Corte dei Conti, e Maurizio Leo, consigliere dell'ufficio di presidenza della Giustizia Amministrativa, ai quali è stato assegnato il titolo di "commercialista ad honorem".

"Ringrazio il presidente Moretta: ho un rapporto molto stretto con l'Ordine e credo che la nomina sia espressione di questo specifico legame con le materie aziendalistiche e contabili - ha detto Fimmanò - Lunga vita ai commercialisti napoletani e alla loro capacità di stare vicino alle imprese, all'economia e alla vita reale del paese". "È un riconoscimento a cui tengo moltissimo: la categoria dei commercialisti è casa mia - ha ricordato Leo - Grazie a questa professione siamo riusciti a dare una nuova idea dell'amministrazione finanziaria, non è mancato mai occasione di confronto".

Presenti alla serata tutti i consiglieri dell'Ordine di Napoli: Rosario Lazzarini (vicepresidente), Mariano Bruno (consigliere segretario), Immacolata Vasaturo (tesoriere), Matteo De LiseMario MichelinoCarmen PadulaConcetta RiccioArcangelo Sessa, Liliana SperanzaVincenzo Tiby, Salvatore Tramontano, Eraldo TuriPier Luigi VitelliFortuna Zinno.

E ancora, Maria Caputo, presidente dei giovani commercialisti napoletani, Clelia Buccico, presidente della Fondazione Odcec; Dante Carolo, presidente dell'Ordine di Padova; numerosi consiglieri nazionali e i presidenti degli Ordini della Campania, come testimoniano gli scatti fotografici realizzati da Beatrice Della Volpe.

I King Crimson all'Anfiteatro di Pompei

Prima di parlare del concerto, ritengo opportuno fare una precisazione: i King Crimson sono tra i miei gruppi preferiti. Li ritengo, inoltre, uno tra i pochissimi in grado di sapersi imporre, nel tempo, con una musica sempre attualizzata, carica di ricerca ma, al contempo, forte di un’identità precisa.

Su di un’inossidabile e strepitosa spina dorsale composta da “In the Court of the Crimson King” (1969), “Larks' Tongues in Aspic” (1973), “Red” (1974) e “Discipline” (1981), si è intessuta una produzione discografica di ottimo livello.

Parimenti, le performance live sono sempre state caratterizzate da un altissimo tasso tecnico al servizio, però, della spontaneità umorale nelle improvvisazioni. Il pregio dei King Crimson è, infatti, l’aver saputo contemperare, in un equilibrio perfetto, la sperimentazione con il tecnicismo e l’improvvisazione (dote purtroppo non comune ai tanti gruppi a loro contemporanei e assimilati per genere “progressive” dai critici e dal loro gusto esasperato per le categorizzazioni).

Il loro tour del 2018, l’“Uncertain Times”, tra le tappe italiane, li ha visti esibirsi al 19 e il 20 luglio a Pompei.

I due concerti, inizialmente programmati nello splendido Teatro Grande degli scavi, sono stati spostati  nell’altrettanto meraviglioso Anfiteatro (quello reso storico in musica dal celebre film concerto dei Pink Floyd registrato e girato nel 1971).

La sola location è valsa parte dello spettacolo anche se, a mio parere, il Teatro Grande (dove attualmente vanno in scena, con una puntuale continuità temporale, opere teatrali) sarebbe stato più congeniale alle visioni e ai suoni creati dai King Crimson.

Infatti, mentre l’anfiteatro è stato occupato esclusivamente nella sua arena, sia dal palco che dal pubblico (tutti posti a sedere su sedie rosse e nere), riproducendo così un effetto da “grande” evento rock, il Teatro, con la sua tipica forma a semicerchio e le sue gradinate in perfetto stato e agibili (le gradinate dell’Anfiteatro sono state mangiate dal tempo) dove far accomodare gli spettatori, avrebbe ricreato un’ambientazione raccolta, intima e “colta”, più funzionale (a parere di chi scrive) allo spettacolo musicale offerto.

Io ho assistito al concerto del 19.07.18

L’ingresso del pubblico previsto dopo le ore 19:00, è stato anticipato di circa mezz’ora per chi (come me) aveva riservato un posto nelle prime cinque fila; mezz’ora dedicata all’incontro e al confronto con un membro dello staff è un componente del gruppo. Nel nostro caso, rispettivamente, David Singleton e Pat Mastellotto, entrambe persone che si sono dimostrate enormemente cordiali e disponibili nel rispondere alle domande dei presenti. La possibilità di accedere alla platea in anticipo, in uno con un numero ristretto di pubblico, mi ha fatto notare l’enorme (e inaspettata) presenza di stranieri. Evidentemente il connubio tra i King Crimson e gli scavi di Pompei è stato motivo di grande attrattiva: “la storia nella storia” ha commentato, alla fine dello concerto, uno dei presenti, e in effetti così è stato.

Voltando lo sguardo al palco, la prima cosa che ha colpito l’occhio sono state le tre batterie che, sovvertendo le tradizionali disposizioni, hanno occupato, al pari degli archi in un’orchestra, la “prima linea”, lasciandosi alle spalle i restanti strumenti.

L’attuale formazione dei King Crimson, quella appunto dell’“Uncertain Times Tour” è, infatti, composta da otto elementi, per l’occasione così distribuiti sul palco: Pat Mastellotto (batteria), Jeremy Stacey (batteria e tastiere), Gavin Harrison (batteria), Mel Collins (fiati), Tony Levin  (basso, Chapman grand stick e contrabasso elettrico), Bill Rieflin (tastiere), Jakko Jakszyk  (chitarra e voce) e Robert Fripp (chitarra e tastiere).

E con questa “orchestrazione”, poco dopo essere trascorse le 21:00, è iniziato il concerto.

Lo spettacolo è stato diviso in due blocchi, con una pausa di venti minuti, per circa tre ore di musica intensa e tirata, incentrata su un repertorio dallo stampo antologico che ha toccato tutti i punti nodali e i crocicchi della loro produzione artistica, partendo dai brani del ’69 quali “Epitaph”, Moonchild”, “The Court of Crimson King”, passando per gli anni settanta di “Peace”, dell’incredibile “Pictures of City”, di “Cirkus”, di “Islands” (con Collins impegnato nel ricreare il suggestivo solo finale), di “The Letters”, della meravigliosa suite “Larks' Tongues in Aspic”, di “Starless” (con Fripp a suonare il tema che dal vivo, un tempo, era  del violino di David Cross), per gli anni ottanta di una rivisitata (nel canto) “Indiscipline”,  sino agli anni 2000 di “Level Five” e di “A Scarcity of Miracles”, per chiudere con il bis finale dell’epocale “21st Century Schizoid Man”. 

Tessere le lodi di un gruppo ai limiti della perfezione, che suona una scaletta composta da brani di grande bellezza, è cosa facile; grandiosità certificata dagli applausi, anche a scena aperta, di un pubblico di amatori, esigente e preparato, che, coprendo tre generazioni, ha dimostrato l’immortalità dei King Crimson (al pubblico va riconosciuto anche un plauso per l’estrema disciplina ed educazione tenuta: era pur sempre un concerto rock); e per non essere tacciato di partigianeria, vista anche la personale “confessione” in premessa, riporterò in chiusura le poche note stonate della serata.

L’attuale chitarrista e cantante Jakko Jakszyk, non si è dimostrato, alla voce, degno dei suoi illustri predecessori quali Greg Lake, John Wetton e Adrian Belew; un ruolo, il suo, indubbiamente complesso se rapportato a chi della voce (come i citati musicisti) ha fatto uno strumento aggiunto e caratterizzante per timbrica e intensità.

Le tre batterie, malgrado il loro numero, non sono riuscite a far dimenticare l’assenza dietro le “pelli” di Bill Bruford che, in coppia con Jamie Muir alle percussioni, costituì, tra il 1972 e il 1973, una sezione di pregio assoluto per “ritmica” e “colore”; coppia d’eccezione in parte ricreata, sempre da Bruford, negli anni novanta, con Pat Mastellotto.

Discutibile, poi, l’impiego anche alle tastiere di Jeremy Stacey impegnato in inserti di pianoforte non indispensabili (sino al 2016, in una formazione a sette, il terzo batterista e tastierista era stato Bill Rieflin).

Infine, Mel Collins, già membro del gruppo tra il 1970 e il 1972, a suo agio nei pezzi datati a lui familiari, si è mostrato un po’ troppo “morbido” per le abrasioni che da decenni, oramai, contraddistinguono la musica dei King Crimson.

Resta, comunque, il fatto che è stato un privilegio assistere a un simile spettacolo d’arte musicale, in un’ambientazione d’eccezione. Poter vedere simili concerti tra gli scavi di Pompei testimonia l’impegno di chi ha la volontà e la forza di organizzare eventi che non solo garantiscono altissima qualità ma che danno anche indiscutibile lustro al nostro territorio.

Marco Sica  

“Raoul & Swing Orchestra” alla Festa d'Estate 2018 dei commercialisti di Napoli Nord

MARINA DI VARCATURO – “Raoul & Swing Orchestra saranno la colonna sonora dellaFesta d’Estate 2018’ promossa dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduto da Antonio Tuccillo, che si terrà mercoledì 25 luglio alle ore 20,30, presso l’Ammot Cafè (Marina di Varcaturo).

Tutto ciò tra buffet e balli, con l’imperativo: dimenticare le difficoltà dell’ultimo periodo, anche se dalla capitale arrivano i primi segnali delle nuove manovre fiscali del governo Conte.

“La ‘Festa d’Estate all’Ammot’ è un appuntamento per tutti i commercialisti di Napoli Nord, un’occasione per salutare i colleghi e trascorrere una piacevole serata insieme subito prima delle vacanze”, hanno evidenziato Sandro Fontana e Diego Musto, consiglieri delegati dell’Odcec Napoli Nord. “Anche quest’anno abbiamo organizzato l’evento nella magica location ad un passo dal mare. L’elevato numero di prenotazioni ricevute dimostra che la ‘Festa’ dello scorso anno sia stata molto gradita. Un particolare ringraziamento - hanno aggiunto - va espresso agli sponsor dell’iniziativa (Aon Empowe Result, Ruesc 1919, Italia.Power, La Rosa Immobiliare, Niswa & Vida Farm e Si Rent) che ci hanno consentito di replicare l’incontro conviviale anche quest’anno con nuove e piacevoli sorprese per iscritti e ospiti, senza gravare sulle casse dell’Ordine”. 

Nel corso della serata si svolgeranno anche le premiazioni dei tornei sportivi di calcetto e tennis.

Io Sono Claudia 13.11.15

Sabato 21 luglio, alle ore 21:00, sullo splendido Molo Borbonico di Forio d'Ischia, restituito all’isola con una rinnovata funzione sociale e culturale, andrà in scena (l’ingresso sarà libero) lo spettacolo teatrale “Io sono Claudia 13.11.15”, scritto e diretto da Eduardo Cocciardo e dallo stesso interpretato (nel ruolo di Lorenzo) insieme ad Anna Monti (nel ruolo di Claudia) e Salvio Di Massa (nel ruolo del Messo). 

Prodotto da Ugualos Produzioni, lo spettacolo ha debuttato in anteprima nazionale il 19 maggio al Nuovo Teatro Sancarluccio nell'ambito del Maggio D'Arte.

Con due binari che non si incrociavano, che tracciavano una direzione (inesistente?), siti in un nessun luogo e che portavano in nessun luogo, due binari sullo sfondo della vita e di una scenografia teatrale, ci eravamo congedati dall’ultima rappresentazione di Cocciardo “Un Giorno all’Improvviso – Un Amore Contemporaneo”; ora, seguendo i due binari, quel luogo indefinito si concretizza in una stazione ferroviaria dal valore di “fermata”, di attimo di attesa e di riflessione prima di uno snodo, di un passaggio a livello, di uno “scambio” dell’esistenza individuale che, con i suoi turbamenti, si unisce, suo malgrado, all’esistenza collettiva e ai suoi drammi.  

"Sarà molto bello andare in scena al Molo Borbonico, dove lo scorso anno replicammo anche Un giorno all'improvviso - commenta Eduardo CocciardoUno scenario naturale che renderà tutto più magico, e ringrazio il Comune di Forio per la sensibilità verso certi eventi culturali. Dopo il debutto il 19 maggio al Nuovo Teatro Sancarluccio, nell'ambito del Maggio D'Arte, un'affascinante tappa estiva, quindi, prima di riprendere lo spettacolo quest'inverno, quando saremo in stagione al Sancarluccio. Al Molo cercheremo di portare al pubblico la magia del teatro di prosa. Lo spettacolo nasce da una particolare ricerca drammaturgica, legata al nostro passato teatrale ma rivolta al futuro di un'arte, e soprattutto di un sistema, che deve ritrovare, secondo me, il coraggio di rischiare, di dare spazio a nuove idee, ad una drammaturgia che cerchi di raccontare davvero l'uomo contemporaneo".

Così, in una cornice d’eccezione, Cocciardo ripropone il gusto e la scelta per le scenografie scarne, dove l'assenza ha la capacità di fare scena, e in tale spazio minimale colloca l’uomo contemporaneo, in una piccola stazione di periferia, dallo stesso definita “un luogo reale, ed allo stesso tempo indefinitamente simbolico”, dove “si incontrano per caso un uomo in crisi esistenziale ed una giovanissima sopravvissuta agli attentati (al Bataclan di Parigi - ndr) che hanno sconvolto la capitale francese” il 13 novembre del 2015.

L’incontro, casuale, di Lorenzo e Claudia diviene, quindi, il pretesto per raccontare la “casualità” della vita e delle sue mille sfaccettature, in uno scontro generazionale di illusioni infrante che, minando l’equilibrio individuale, non solo ha generato una frattura interna alla società occidentale stessa, ma ne ha anche accentuato la perdita di valori e della capacità di confronto e della vera comunicazione, esponendo (oggi), senza reali difese, l’Occidente agli attacchi e alle strumentalizzazioni di fanatismi ideologici.

Lorenzo soffre di problemi respiratori (utilizza un piccolo inalatore) e alla domanda di Claudia: “Asmatico?”, risponde con un netto ma esaustivo: “No. Disilluso”; una disillusione di chi non vive ma sopravvive accumulando ricordi, una disillusione che lo ha spinto ad aspettare un treno, il suo personale treno, per andare dove? … dove “non è importante”, “in un posto minuscolo”; ciò perché “nessuno di noi vuole davvero qualcosa di nuovo, vogliamo tutti che tornino certe cose che probabilmente non torneranno più”, perché “la ragione è una bugia che ti insegna a sopravvivere” e perché alle volte non basta voltare pagina ma si deve cambiare libro.

Claudia è una giovane che viaggia, o meglio fugge, dall’ipocrisia familiare (e del mondo in genere), una ragazza per la quale “nessuna donna è nitida se è una vera donna”, una donna che è costretta a diradare la nebbia che offusca la nitidezza della vita quando si trova coinvolta in una tragedia umana ben più grande di lei dalla quale è (suo malgrado) sopravvissuta.

Il confronto dialettico tra Lorenzo e Claudia impegna la prima metà dello spettacolo finché non è improvvisamente interrotto e “rotto” dall’ingesso in scena di un ottimo Salvio di Massa nel ruolo del “Messo”, figlio di una “missiva”, di un appuntamento fissato e di un accordo preso: “Io non faccio altro che cercare di avverare i desideri delle persone quando i fatti realmente dimostrano che lo meritano e solo lì in quel caso io mi vesto della loro coscienza e ne sposo la loro causa fino all’ultimo … ciò che è stato scritto resta sempre da qualche parte … nella coscienza … io sono la voce di chi non ha troppa voce per dire quello che vuole,   sono la forza di chi non ha troppo forza per fare quello che vuole ”.

Tutto lo spettacolo si muove su il confronto/scontro tra i personaggi, un confronto mai fine a se stesso o limitato alla loro personale vita, ma che approfondisce tematiche che seppur appaiono partire dall'individualità, analizzano stati d'animo e dinamiche di ampio respiro.  

Un dialogo crudo, netto, di taglio quasi cinematografico - si legge nel comunicato stampa - Parte dall'assoluta casualità di un incontro che sembra essere anche quello fra due generazioni separate da un ventennio di illusioni infrante, e va man mano immergendosi nel cuore dei due personaggi, e nell'evocazione delle tragedie dalle quali provengono: la prima, quella di Claudia, pubblica e spaventosa, si porta dietro lo spettro del terrorismo islamico, l'altra, quella di Lorenzo, più privata, intima, sintetico contenitore dei drammi individuali della nostra epoca, disincantata, sorretta dalla pura apparenza, crudele, falsa, tutto ciò che, a ben vedere, per un profondo vuoto di valori, ha fatto dell'Occidente il principale obiettivo della sanguinaria follia dei terroristi. Lo scenario, nella sua primordiale semplicità – una panchina, l'icona di un lampione, i suoni della stazione, il silenzio della campagna – vivrà solo di luci di taglio.  Tutto per creare intorno ai due protagonisti il vuoto ovattato che li metterà sotto una grande lente d'ingrandimento, come due insetti da laboratorio. Sbalzi d'umore e di registro. Commedia. Teatro politico. Cinema on the road. Dramma da camera. Surrealismo. Un testo contaminato, che ambisce ad un mix perfetto di emozioni e soluzioni sceniche. Sulla scia di Beckett e Pirandello (L'uomo dal fiore in bocca su tutti), Io sono Claudia rappresenta un importante passaggio nel particolare percorso che l'autore ha scelto di imboccare: dopo Un giorno all'improvviso – un amore contemporaneo, un teatro che stringesse ancora più il cerchio e la morsa attorno a ciò che l'uomo cerca testardamente di evitare, il dialogo, il confronto con l'altro, la ricerca di risposte, il coraggio di gettare uno sguardo all'abisso che si nasconde dietro le nostre maschere. Provare a riportare il teatro a ciò che dovrebbe essere per sua natura: crocevia di verità e menzogne, e luogo deputato per cercare una nuova chiave di volta”.

Se con “Un Giorno all’Improvviso” fu rivolto a Cocciardo un plauso per la sua voglia e il suo coraggio di mettersi in discussione con un proprio testo, dando nuova vitalità all’arte teatrale, dopo “Io sono Claudia 13.11.15”, l’attestato di stima va rinnovato e accresciuto ulteriormente per la caparbia ostinazione del suo autore nel ricercare, in modo sempre più netto e senza compromessi, una forma e sostanza teatrale di contenuto e di significato.

Marco Sica

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