Mercoledì 14 Novembre 2018 - 4:44

Premio Pezzullo, presentazione al Maschio Angioino

Si avvicina la seconda edizione del “Premio Pezzullo” prevista per sabato 22 settembre, un’idea nata lo scorso anno grazie all’impegno professionale ed imprenditoriale di Francesco Pezzullo. Il riconoscimento vuole premiare tutti coloro che in ogni settore, con dedizione, perseveranza e professionalità si impegnano nel lavoro tutti i giorni, rendendo grande il nostro territorio.La conferenza stampa che illustrerà lo spirito della cerimonia e il dettaglio dei premi, si terrà giovedì 13 settembre alle ore 11 presso la sala stampa della Fondazione Valenzi. Ad aprire i lavori sarà la padrona di casa professoressa Lucia Valenzi, poi l’ideatore del Premio l’imprenditore napoletano Francesco Pezzullo, l’art director e organizzatrice della kermesse Rita Borrelli, il presentatore Dino Piacenti e la stella del cinema Eva Grimaldi.Era il lontano 2007 quando Francesco Pezzullo, imprenditore che da 35 anni lavora nel mondo del grano, aveva immaginato di dar vita a questo premio. Un progetto tenuto sempre nel cuore, che ha come mission quella di dar merito a tutte le persone che dopo anni e anni di duro lavoro hanno reso onore alla propria professione e al territorio campano. Un evento all’insegna del sorriso e dell’ottimismo: due ingredienti che non devono mancare mai nella vita di ognuno. Ecco perché nasce la manifestazione intitolata “Premio Pezzullo” il cui logo è una semplice spiga di grano, da sempre, simbolo di fecondità.La prima edizione è stata una piccola scommessa, vinta. Ma quest’ anno, per la seconda edizione del premio Pezzullo, ci sarà una vera rivoluzione. Si ritorna al “24Mila Baci” di Frattamaggiore, sabato 22 settembre alle ore 20,30. Sul palco si alterneranno tantissimi ospiti che, con il loro talento, intratterranno il pubblico presente. Eva Grimaldi, Nino Buonocore, Anyash, Nello Iorio, Fabio Massa, Rosario Mallardo, Mariano Bruno, AnnaMaddalena Capasso.Perché, citando Massimo Troisi: “Napule è ‘nu paese curioso è ‘nu teatro antico, sempre apierto”.

Il Nuovo Teatro Sanità vola verso la Germania

NAPOLI. Sabato 18 agosto, la compagnia giovane del Nuovo Teatro Sanità arriva al Theaterkohlenpott di Herne, per il debutto dello spettacolo “I Kiwi di Napoli”, scritto da Philipp Löhle, drammaturgo tedesco associato del Teatro Maxim Gorki di Berlino, per il Nuovo Teatro Sanità e per Cities on the Edge, progetto ideato dal Goethe-Institut di Napoli e di Marsiglia, che coinvolge dieci realtà operanti nell'ambito del teatro, della danza e della musica, che svolgono attività in aree definite marginali o di disagio.
Lo spettacolo viene presentato nell’ambito del summer-camp Pottfiction, e vede in scena la compagnia under 30 del ntS’, composta da Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Anna De Stefano, Simone Fiorillo, Carlo Geltrude, Gaetano Migliaccio, Beatrice Vento, Federica Totaro. L’adattamento e la regia sono del regista e attore ventisettenne Carlo Geltrude, con il coordinamento artistico di Mario Gelardi.
Nel 2018, grazie a Cities on the Edge, sono nate tre produzioni che affrontano attraverso il linguaggio della musica, del teatro e della danza le tematiche dell’utopia e del lavoro. A Herne, oltre al lavoro del Nuovo Teatro Sanità, vanno in scena “Opus” del coreografo Ben Fury, con I giovani di Marsiglia, Flo, Jeff, Jikay, Lilokey, Mzé Boogie, Tiga e “In passato tutto era peggio di oggi ... tranne il futuro”, realizzato dai giovani di Bochum e Herne, con la direzione artistica di Inga Sponheuer, Manuel Moser, Sandra Sanchez.
Alla prima, a Herne, sarà presente anche il Sottosegretario per Affari Culturali Internazionali del Ministero degli Affari Esteri di Berlino, Michelle Müntefering.

Un’occasione unica per I giovani attori del Nuovo Teatro Sanità, che portano in scena il testo “I kiwi di Napoli”, nato da una residenza che il drammaturgo tedesco Philipp Löhle ha condotto presso il Nuovo Teatro Sanità, a gennaio scorso. L’autore, che ha già collaborato con il teatro Sanità per lo spettacolo “Noi non siamo barbari!” (Wir sind keine Barbaren!), diretto da Mario Gelardi e prodotto dal Goethe Institut di Napoli, ha raccolto una serie di interviste fatte ai giovani attori che compongono la compagnia, e con loro ha visitato la città, facendo confluire il materiale nella stesura del suo testo.

“I kiwi di Napoli” vuole raccontare il capoluogo partenopeo, in particolare le paure delle nuove generazioni viste con gli occhi dell'autore Tedesco, cercando di attreversare il velo sottile di luoghi comuni che esiste tra due culture, quella italiana e quella tedesca, che l’autore prova a spazzare via. La vicenda si dipana attraverso le storie di un gruppo di giovani che, se all’inizio appaiono indipendenti l’una dall’altra, trovano nel finale un filo rosso che le unisce. Tre storie, tre emergenze, tre tipi di paura che attanagliano la mente dei protagonisti. La paura di non trovare lavoro e di potersi realizzare nella propria città; la paura che la criminalità organizzata possa occupare e gestire in qualche modo la propria vita e la paura atavica, quella che ereditiamo da generazioni, rappresentata dalla grande montagna assopita che può svegliarsi da un momento all’altro.

A proposito del nuovo lavoro di Löhle, il direttore artistico dello spettacolo Mario Gelardi ha spiegato: «Con “Noi non siamo Barbari!” abbiamo fatto un percorso al contrario rispetto a quello che ha portato avanti Philipp ne “I kiwi di Napoli”: abbiamo messo in scena un testo che risentiva fortemente della mentalità tedesca. La sfida più grande è stata riuscire a restituire alcune visioni lontane dalle nostre facendole passare attraverso la nostra mentalità, il nostro modo di fare teatro, i nostri codici. Alla fine ci siamo riusciti: i miei attori si sono trovati a riflettere sulla necessità di entrare in una cultura, una mentalità e una lingua diversa. Ma il teatro è lingua universale, l’ispirazione e la voglia di sperimentare hanno fatto il resto».

Lo spettacolo parteciperà a dicembre al Circle festival, realizzato con il sostegno del MIBACT e SIAE. Nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata peri giovani, per lacutura”.

Ravello Festival, sold out il concerto all'alba

SALERNO. Torna al Ravello Festival il celebre concerto all'alba. L'appuntamento è per sabato 11 agosto alle ore 4.45: corsa al biglietto anche quest'anno, esauriti in due giorni i circa 700 biglietti per assistere all'evento che si terrà, come da tradizione, sul Belvedere di Villa Rufolo con lo spettacolo mozzafiato del mare della Costiera Amalfitana. Per il terzo anno consecutivo a calcare il palco del Belvedere di Villa Rufolo per l'evento cult dell'estate ravellese sarà l'Orchestra filarmonica salernitana, che dal 1997 ha affiancato le produzioni operistiche al Teatro municipale "Verdi" di Salerno. Il Concerto dell'Alba quest'anno sarà diretto dal giovane direttore americano Ryan McAdams, che ha debuttato in Europa al Teatro dell'Opera di Firenze, dove ha diretto anche una nuova produzione di “Carmen". Vincitore nel 2010 del Concorso Solti di Chicago, assistente di Lorin Maazel e poi di Alan Gilbert a Stoccolma, McAdams è stato nominato direttore stabile della New York Youth Symphony. 

“Mandolini sotto le stelle" per la notte di San Lorenzo

NAPOLI. Torna anche quest’anno l’appuntamento “Mandolini sotto le stelle” giunto alla 5° edizione, un vero e proprio concerto di gala per la città e per i suoi astri, tenuto dalla “NapoliMandolinOrchestra” e attesissimo, tanto dai turisti, quanto dagli stessi napoletani. L’evento, organizzato dall’Amministrazione Comunale di Napoli - Assessorato al Turismo ed alla Cultura in collaborazione con “xeventi&communication”, si terrà venerdì 10 agosto con inizio alle 22:00 nell’ambito di  “Estate a Napoli 2018 – Estate bambina – ’A voce d’e’ creature”. Confermata anche la location, quella Piazza del Plebiscito, una volta “Largo di Palazzo”, che per l’occasione diventa cassa di risonanza per i romantici arpeggi degli strumenti dell’Accademia Mandolinistica Napoletana. All’Accademia si aggiungeranno alcuni mandolinisti “ospiti”, legati dalla passione condivisa per questo strumento-simbolo di Napoli e della sua tradizione musicale, componendo così un orchestra da 35 elementi. Diretta dal maestro Lorenzo Marino, l’ensemble proporrà un repertorio fatto di canzoni classiche napoletane, dai pezzi più classici a fantasie strumentali, fino alle melodie swing. La serata, che sarà affidata alla presentazione dell’attore Gabriele Blair, sarà arricchita dalla partecipazione dell’artista Francesca Marini, una delle più belle voci del panorama classico napoletano, che unirà le sue doti vocali alle melodie degli strumenti, regalando momenti magici al pubblico napoletano, ma  soprattutto ai tantissimi turisti  che invadono gioiosamente, in questi giorni estivi, la nostra città. Si esibiranno inoltre, gli artisti Lello Giulivo, Alessandro Lualdi e Valentina Assorto. Inoltre, per rendere ancora più piacevole la serata, è stato previsto un ulteriore momento di sano divertimento, affidato al cabarettista napoletano Giuseppe Sole. E alla fine della musica, rinchiusi gli strumenti nelle custodie, luci spente e spazio allo spettacolo offerto dalle stelle cadenti nella notte di San Lorenzo con l’Unione Astrofili Napoletani l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.

Addio a “Jimmy il Fenomeno"

Addio a Luigi Origine Soffrano, in arte 'Jimmy il Fenomeno'. L'attore 86enne è morto nella casa di riposo per anziani di Milano 'La casa per coniugi' dove era ricoverato dal 2003. L'attore era nato a Lucera, nel foggiano, nel 1932.

'Jimmy il Fenomeno' ha partecipato a oltre 150 film, da quelli interpretati con Totò e Aldo Fabrizi a quelli della commedia sexy all'italiana degli anni '70. La sua caratteristica era quella di presentarsi con un modo di parlare dialettale e una risata sconclusionata. Tanti i film nei quali ha recitato tra cui 'Il monaco di Monza', 'Fantozzi', 'La liceale nella classe dei ripetenti', 'Fico d'India', 'Il bisbetico domato', 'I fichissimi', 'Innamorato pazzo', 'Acqua e sapone' e il 'Il ragazzo di campagna'.

Nel 2010 'Jimmy il Fenomeno' aveva lanciato un appello per ottenere il sussidio della Legge Bacchelli, il vitalizio a favore dei personaggi illustri dell’arte, della cultura e della scienza italiana caduti in disgrazia.

Ravello, ai concerti di mezzanotte il talento di Sun Hee You

RAVELLO. Dopo il tutto esaurito del primo appuntamento con i Concerti di Mezzanotte, a riempire di note la notte del 9 agosto (ore 23) sarà un altro talento cristallino del pianoforte Sun Hee You. La pianista coreana, reduce dal successo di Caracalla con la sua esibizione all'interno della data romana del tour Alchemaya di Max Gazzè, ritorna sul terreno a lei più congeniale per un recital molto atteso. Il programma scelto per il Ravello Festival si apre con la Sonata in do minore (la ventunesima, 1828) di Franz Schubert, sintesi straordinaria fra l'influsso di Beethoven e il lirismo intimo tipico di Schubert. Seguono i cinque Preludi op. 15 (1896) di Aleksandr Skrjabin, oscillanti fra l'omaggio a Chopin e il tipico lirismo interiore del compositore russo. Anche i Preludi di Sergej Rachmaninov sono ricalcati idealmente sull'imprescindibile modello di Chopin, differendo anche nelle dimensioni più vaste. La mezza dozzina scelta prevede quattro preludi tratti dall'opera 23 (1901-3), rispettivamente il sesto in mi bemolle maggiore (dal carattere di sognante cantilena continua), il settimo in do minore (improvviso la cui melodia sembra fiorire sulla spuma delle onde), il quarto in re minore (pura elegia) e il secondo maestosamente spettacolare in si bemolle maggiore. E due preludi estratti dall'opera 32 (1910), la freschezza melodica del dodicesimo in sol diesis minore e il lento decimo in si minore (arcaicizzante e raccolto). Chiudono il programma le Variazioni op. 41 di Nikolaj Kapustin, compositore ucraino, classe 1937, allevato al Conservatorio di Mosca nella classe del celebre didatta Alexander Goldenweiz'er, che ha scritto più di settanta pezzi per pianoforte solo. E proprio sul suo passare con disinvoltura da un genere ad un altro "Ovviamente c'è distinzione tra un genere ed un altro. Importante è la qualità e sperimentare. Nikolaj Kapustin mi ha dato apertura mentale con una struttura classica in stile jazz." Sun Hee You, vive in Italia ormai da vent'anni dove ha trovato anche l'amore. Nata a Seoul, ha studiato dapprima alla prestigiosa Yewon School nella capitale sud-coreana, per poi trasferirsi proprio in Italia, dove ha conseguito il diploma con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. In seguito si è perfezionata all'Accademia musicale di Firenze con Lazar Berman e Valentina Berman e all'Accademia di Santa Cecilia in Musica da Camera con Rocco Filippini. Ha inoltre avuto l'opportunità di lavorare con artisti rinomati come Bruno Canino, Oxana Yablonskaya, Paul Badura-Skoda e Boris Petrushanskij. 

Placido: «Napoli città caravaggesca»

di Roberta D’Agostino

VICO EQUENSE. Michele Placido riceve al Social World Film Festival il premio alla carriera ed incanta i giovani presenti alla sua masterclass. In uno scambio di energie il regista ed attore resta colpito dalla preparazione e dall'entusiasmo dei giovani presenti in sala. «Le domande che mi hanno rivolto sono state interessanti perché incentrate sulle figure delle donne nelle opere di Caravaggio un aspetto fondamentale per la sua pittura. Stiamo ancora lavorando alla scrittura del film, che la Rai ha deciso di produrre. Certamente non faremo vedere l artista intento a riprodurre le sue opere, sarebbe troppo banale. Quello che voglio cercare di trasmettere al pubblico è la modernità di questo artista che utilizzava un linguaggio che parlava di noi: il peccato, la prepotenza, la politica tutti aspetti che compongono il nostro quotidiano. Come in tutti i corsi è ricorsi storici chi si ribella prima o poi viene fatto fuori».
Chi sarà il suo Caravaggio?
«Il personaggio è complesso e di conseguenza la scelta deve essere ed è molto ponderata. Posso dire che ho già in mente una rosa di attori possibili e di sicuro sarà un italiano». 
Chi sono stati i suoi punti di riferimento nella sua carriera?
«Premetto che mi trovo molto più a mio agio nel mondo teatrale che in quello cinematografico. Ho incontrato grandi maestri ma sicuramente De Sica posso considerarlo il mio più grande maestro perché i suoi film mi hanno formato e Monicelli che è stato per me un secondo padre e mi ha trasmesso la gioia di stare sul set».
Cosa pensa del cinema italiano attuale? 
«Penso che sia un momento buono per il nostro cinema perché ci sono grandi attori che possono competere a livello internazionale senza problemi. Quando abbiamo girato "romanzo criminale" il cast era composto da attori che poco dopo hanno partecipato a produzioni internazionali. In questa annata la commedia italiana, in alcuni casi, l 'ho trovato ripetitiva ma nel complesso credo sia un buon momento».
Cosa pensa del proliferare delle serie televisive incentrate su commissari soprattutto considerando la sua indimenticata interpretazione ne “La piovra”? 
«Credo che ogni momento storico ha il suo commissario ed è una cosa buona. Forse quello che oggi, in alcuni casi manca, è l' ottima scrittura che rendeva forte i personaggi come il mio. Certo se poi pensiamo a personaggi come Montalbano e a Camilleri allora ritroviamo standard di sceneggiatura molto alti». 
Cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo del cinema?
«Mi sento di dare gli stessi consigli che hanno dato a me: bisogna avere pazienza perché il nostro è un lavoro precario dove sapere aspettare è fondamentale. Certo è pur vero che il talento è qualcosa d innato ma sapere attendere è importante». 
Si parla sempre del rapporto tra cinema e libertà creativa dei registi, lei cosa ne pensa?
«Io sono per il fare cose in cui credo e non cose in cui ci sono una qualità e una tecnica perfetta ma che faccio solo per logiche commerciali». 
Che rapporto ha con Napoli?
«Intanto avete avuto un allenatore come Sarri che ha espresso il miglior calcio in Europa e a me piace parlare di calcio. Nel mio spettacolo "Serata d autore" racconto sempre che quando ero piccolo  e mio padre ci portava a fare spese a Napoli che era il centro culturale d’Italia. Non credo che oggi sia ancor così ma Napoli è speciale. Non a caso è la città più caravaggesca possibile nel senso che ha ancora qualcosa da dire. I napoletani reagiscono e sono più veri rispetto ad altri italiani. Non voglio parlare di politica ma oggi ci chiedono di mettere ordine nel nostro vivere quotidiano ma bisogna prima di tutto capire le profonde differenze tra Nord e Sud proprio nella storia. I napoletani, i pugliesi, i siciliani sono sempre stati accoglienti ed è difficile snaturare se stessi. Napoli ha una sua generosità che non può e non deve cambiare». 

Al via la rassegna cinematografica del Parco del Poggio

NAPOLI. La storica e attesissima arena cinematografica al Parco del Poggio di Napoli riapre i battenti a partire da domani, sabato 4 agosto, e proseguirà sino alla fine di settembre. L'amministrazione comunale, a seguito di una procedura ad evidenza pubblica, ha affidato l'organizzazione alla Hart che ha curato l'allestimento e la scelta dei film. Il bando è stato promulgato dall'ufficio cinema del Comune di Napoli per conto dell'assessorato alla Cultura e al Turismo. Come richiesto la programmazione cinematografica darà spazio ai nuovi autori, al cinema indipendente, alle tematiche sociali e di denuncia, al cinema d'essai, ai film girati a Napoli, alle anteprime nazionali ed ai film per bambini, componendo un'offerta caratterizzata da un giusto equilibrio tra intrattenimento, cultura, attenzione ai temi sociali. Così la città di Napoli, che è stata quest'anno protagonista del cinema per aver espresso i suoi migliori talenti e per aver offerto le sue bellezze naturali e architettoniche come set ai migliori registi, potrà assistere agli spettacoli nella caratteristica arena del Poggio. Inaugurerà la rassegna il film "La Ruota delle Meraviglie" per la regia di Woody Allen. Gli spettacoli avranno inizio alle 21.00 per info e costi tel 800582463 - www.comune.napoli.it - www.harteventi.it Facebook Arena del Poggio.

Bud Spencer, mostra al Pan per un'icona del cinema italiano

NAPOLI. Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, è un'icona del cinema italiano. Il suo volto, la sua voce, la sua straordinaria gestualità fanno ormai parte dell'immaginario collettivo condiviso da tutte le generazioni diventando un personaggio familiare a livello internazionale. L'Italia si appresta a ricordarlo con una grande mostra che si aprirà il prossimo 21 settembre al Pan | Palazzo delle Arti Napoli, lo spazio espositivo del Comune di Napoli, città dove Carlo è nato ed alla quale è stato sempre molto legato tanto che quando viene chiesto a Piedone Lo Sbirro: «Sei italiano?», lui risponde: «No, sono napoletano». Dedicargli questa mostra non sarà solo il modo di celebrare la carriera di uno dei protagonisti della cinematografia internazionale, sarà anche l'occasione per restituire di lui un'immagine completa: dall'iniziale attività sportiva come atleta di nuoto alla poliedrica instancabile creatività che lo ha portato nel corso degli anni a ricoprire i panni di imprenditore, pilota, scrittore, compositore, cantante e persino inventore.

La mostra-evento racconterà anche il mondo che si è mosso intorno al grande Bud Spencer: dal suo straordinario partner Terence Hill, ai registi con i quali ha collaborato, da Steno a Olmi, da Festa Campanile a Montaldo, da Giuseppe Colizzi a E.B.Clucher e ancora Dario Argento, Castellari, Deodato, Capone, senza dimenticare gli autori delle colonne sonore, Micalizzi, i fratelli De Angelis, i La Bionda, per citarne solo alcuni. L'esposizione, narrata dalla stessa voce di Bud Spencer, vuole essere un viaggio nel mondo dell'attore. Lungo un intero piano del Pan di Napoli impianti multimediali, videomapping, proiezioni su pannelli, oggetti di scena, costumi, primi italiani ed internazionali ricevuti sia come artista che come sportivo, articoli dei giornali di tutto il mondo, poster, manifesti di film, foto pubbliche e private, gadget, il primo videogioco dedicato alla coppia Bud Spencer e Terence Hill e la riproduzione dell'imponente statua che gli è stata dedicata dalla città di Budapest, ripercorreranno la sua intera vita. 

Una monografia sintetizzerà l'intero percorso espositivo quale ulteriore documento della vita del ''gigante gentile''. Persone che lo hanno conosciuto, giornalisti, collaboratori, amici e professionisti del mondo cinematografico testimonieranno, attraverso piccoli saggi, impressioni, confidenze, aneddoti, il loro personale ed intimo ricordo. La mostra, promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è curata da Umberto Croppi, coprodotta da Equa, da Show Eventi, dall'Istituto Luce Cinecittà con la partecipazione della famiglia, la moglie Maria Amato e i figli Giuseppe, Cristiana e Diamante Pedersoli. Progetto allestimento e video installazioni sono a cura di Art Media Studio. 

“Vieni Mo”, il tributo alla strada di Gransta Msv

NAPOLI. Un orecchio piantato oltreoceano e l’altro a Napoli, in una costante sintesi di sperimentazione e tradizione per il rapper partenopeo. “Vieni Mo” è il nuovo singolo di Marco Villa in arte Gransta Msv (nella foto), cantante della scena napoletana. Il brano è elogio alla vita lanciato dal ventre della città di Napoli. Il video di “Vieni Mo” girato tra i vicoli del centro storico canta il suo tributo alla strada con un groove americanizzato tutto da ballare. Il testo scritto dallo stesso rapper, e mixato dal dj Lello Ambrosini, vecchia conoscenza di “Radio Club 91” negli anni ’90. “Muoviti e scuoti tutta la città, fallo come se nessuno ti stesse a guardà”, tra le rime rappate e spruzzate di elettronica e funky che spingono dare il massimo di se stessi, superare il pregiudizio e fare la differenza, in continuo parallelismo tra lo stile urban di New York e quello partenopeo.

Sei nato negli anni ’80: chi sono stati i tuoi musicisti e rapper di riferimento?

«Artisticamente ho iniziato ad esprimermi negli anni ’80 sì, ma in casa venivo educato alla musica già da prima grazie ai miei fratelli più grandi che suonavano e collezionavano dischi principalmente rock progressivo, funk e r’n’b. Però il soul elettronico e l’Hip Hop degli anni ’80 sono stati determinanti per lo sviluppo della mia personalità. Se devo sintetizzare tra le figure dei rapper, le voci che sono state più di riferimento per me all’inizio dico Utfo, Melle Mel, Rakim, Dmc, Schooly D ma anche molti altri... immagino che dalle nostre parti non li conosca praticamente nessuno ».

“Vieni Mo”, il primo singolo di un nuovo progetto discografico diverso dai precedenti, corredato da un video particolare girato tra i vicoli di Napoli in cui ti travesti da “pazzariello napoletano”...

«L’idea che la figura del pazzariello fosse una sorta di antesignano dell’Mc o rapper in verità ce l’ho in testa da sempre praticamente, entrambi si esprimono in rime, entrambi hanno la strada come scenario e più di tutto entrambi sono irriverenti e si beffano delle regole. Nel ’99 con la Puazze Crew facemmo il nostro album e associavamo già l’Hip Hop alla cultura partenopea, lo stesso marchio della Puazze è un Pulcinella Hip Hop e sul booklet del disco affiancavamo le arti del Hip Hop ai mestieri antichi napoletani. Appunto il rapper era già il pazzariello. Con “Vieni Mo” però ho deciso di rigenerare il vestito tradizionale del pazzariello, così per il video ho ricreato la divisa con un design fresco e moderno, rispettoso della tradizione ma molti più urban fashion e inserendolo nella meravigliosa cornice di Napoli che però non è più la classica cartolina antica ma una città piena di nuovi stili e colori. Il progetto andrà avanti, ci saranno altre sorprese e l’idea di realizzare almeno un album».

Il testo ha dei riferimenti particolari: si parte di Koulibaly, calciatore del Napoli quando si parla di difendersi attraverso la propria personalità. Vengono poi nominate l’ex ministro Gelmini e la cantante Laura Pausini e il premio Oscar, Paolo Sorrentino...

«Ci sono associazioni con eccellenze napoletane e poi personaggi che non amo particolarmente. Prima di tutto si cerca la rima giusta quando si scrive e il testo di “Vieni Mo” l’ho scritto avendo Napoli davanti come infinita risorsa creativa. Nel brano dico che da Napoli parte il lieto fine, come per un film. Credo che Napoli rappresenti il meglio in Italia per quanto riguarda l’ingegno e da Napoli può partire un lieto fine dei problemi nello scenario Italiano, grazie alla sua infinita inventiva e positività, per giungere finalmente ad un nuovo inizio. Credo che questo processo già sia iniziato e credo che Napoli continuerà ad evolversi nella città e nel mondo con la giusta dose di onestà e impegno».

Brano rap, con riferimenti funky, musica elettronica, ma anche con beat a tratti dub: incroci di stili per riconoscersi in uno stile proprio?

«Il mio stile è il mio, sono sempre alla ricerca di un suono totalmente mio. Credo che sia fondamentale distinguersi e creare un proprio genere sempre dopo aver studiato e conoscendo bene il linguaggio con cui ci si esprime. Amo l’elettronica e il suono della 808, la drum machine che ha bassi poderosi, la stessa che oggi va tanto nella cosiddetta Trap, ma rispetto alla Trap che è molto rallentata mi piace andare su tempi più ritmati e ballabili, certo non sempre ma amo molto la matrice veloce e ritmata per la mia musica».

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un grande boom della musica rap: riesci a rivederti e ritrovarti in queste nuove generazioni?

«Sono molto vicino alla nuova generazione per suoni e attitudine. Molti giovani rapper e producer napoletani e non mi piacciono molto e in generale mi ci ritrovo alla grande . Oggi si riesce a interpretare più efficacemente un genere che arriva dall’oltreoceano anche grazie alla facilità con cui ti arrivano i contenuti specialmente grazie al web. Ai miei tempi c’era una vaschetta “importazione” nel negozio di dischi e correvo a comprarli appena ne arrivava uno rap. La tv non passava video Hip Hop, oggi l’Hip Hop e la musica urban è un genere conosciuto e riconosciuto anche dalle nostre parti e i giovani se ne identificano perfettamente, questo per me è bello e positivo, bisogna solo sempre fare attenzione a non cadere appunto in cliché, appiattirsi e fare la stessa cosa che fanno gli altri. Ma appunto i nuovi rapper, “trapper” e anche giovani cantanti partenopei come anche Liberato, che però devono smettere di dire che fa rap, trovo che siano originali e carichi quindi benissimo così».

Quando uscirà il disco e con quale etichetta?

«L’etichetta sarà sicuramente Black Needle, la label indipendente con cui realizzo ogni mia produzione. Sarà sicuramente una distribuzione nazionale ma non so ancora dirti quale. Mi concentrerò per creare prima dei contenuti di livello alto e poi dopo penserò all’aspetto più commerciale del prodotto. Nel 2019 uscirà il primo estratto del nuovo album a cui sto lavorando». 

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