Mercoledì 26 Luglio 2017 - 16:37

Restauro Teatro Grande, sequestro da 6 milioni di euro all'ex commissario straordinario degli Scavi

POMPEI. Il restauro che cementificò il Teatro Grande di Pompei negli Scavi avrebbe provocato un danno da 6 milioni di euro alle casse dello Stato. Questa, dunque è la somma sequestrata questa mattina dalla Guardia di Finanza al commissario straordinario dell'emergenza Scavi di Pompei, Marcello Fiori.

Il restauro, per il quale era stata programmata una spesa pari a 450mila euro, lieviò nei costi fino a 8 milioni di euro.

Le indagini erariali condotte dai finanzieri oplontini, diretti dal colonnello Carmine Virno e coordinati dal procuratore Donato Luciano, hanno permesso di accertare il danno pe le forniture in lavori condotti con aggiudicazioni dirette nel 2010.

Per questa vicenda è già in corso un procedimento penale davanti al tribunale di Torre Annunziata. Insieme a Marcello Fiori, la Procura della Corte dei Conti di Napoli indaga per danno erariale i funzionari Salvatore Nastasi, Giuseppe Proietti, Stefano De Caro, Raffaele Tamiozzo, Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi, Jeannette Papadopoulos, Bruno De Maria e Maria Pezzullo.

Sorpreso a bruciare rifiuti speciali, 62enne di Terzigno ai domiciliari

TERZIGNO. In piena “terra dei fuochi”, all’interno di un terreno di sua proprietà, Antonio Prisco, un 62enne di Terzigno, aveva dato fuoco a mobili in disuso, plastiche e indumenti che all’arrivo dei carabinieri stavano bruciando tra le fiamme.
Sorpreso dai militari, l’uomo è stato arrestato per combustione illecita di rifiuti speciali pericolosi. Il terreno è stato sequestrato; personale dell’Arpac procederà ad analizzarlo.
L’arrestato dopo le formalità è stato condotto agli arresti domiciliari ed è in attesa del rito direttissimo.
Nel corso dei controlli per la prevenzione dei reati contro l’ambiente, inoltre, a San Giuseppe Vesuviano i carabinieri hanno scoperto un opificio il cui titolare, un 44enne bengalese residente a San Giuseppe Vesuviano, non teneva correttamente il formulario per lo smaltimento di rifiuti, oltre al fatto che l’attività non rispettava i requisiti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro.
il 44enne è stato denunciato, l’attività e 18 macchine da cucire, sequestrate.

Colpo ai Polverino, preso il reggente Simioli: era tra i 100 latitanti più pericolosi

MARANO. Catturato dai carabinieri di Napoli il reggente del clan “polverino”. Era tra i 100 latitanti più pericolosi. L'operazione porta la firma dei carabinieri di Napoli insieme ai cacciatori di Calabria e all’Arma competente territorialmente di Ronciglione, nel Viterbese, che hanno localizzato e arrestato il latitante Giuseppe Simioli (nella foto), 50enne, di Marano di Napoli, detto “petruocelo”, ritenuto l’attuale reggente del clan camorristico dei “Polverino”.
Fatale uno spostamento: Simioli è stato catturato dopo essere uscito da un’abitazione nell’agro romano per raggiungere un nuovo rifugio.
Latitante dal maggio 2011, è destinatario di 4 ordini di cattura.
L’operazione è tutt’ora in corso con perquisizione nella villa di Campagnano di Roma, dove si nascondeva, per appurare la responsabilità di eventuali fiancheggiatori.
Simioli da anni conduceva una doppia vita, mantenendo una moglie e un figlio a Marano di Napoli e una relazione con una donna ispano-brasiliana dalla quale ha avuto 2 figli.

Un vero e proprio resort di lusso completo di vasca idromassaggio e di comfort di ogni genere: è questo il rifugio che il latitante aveva scelto in una zona insospettabile dell’agro romano. L’operazione ha visto la partecipazione di circa 100 uomini del reparto operativo del comando provinciale di Napoli, che supportati da una squadra dei cacciatori di Calabria hanno circondato e monitorato l’area per l’intera notte, riuscendo questa mattina a bloccare il latitante intento a spostarsi in un altro covo.

Base di spaccio nell'auto, presi due pusher di via Galeota

NAPOLI. Ieri sera, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato San Paolo, hanno arrestato il pregiudicato 44enne di Fuorigrotta Giuseppe Stasi ed il 27enne dello stesso Quartiere Fabio Tafuni in quanto ritenuti responsabili del reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio.

Nel pomeriggio i poliziotti hanno sorpreso Stasi mentre spacciava in prossimità di un’agenzia per scommesse di Via Galeota usando come appoggio una Peugeot 107. Il malvivente è stato pertanto bloccato, perquisito e trovato in possesso di 140 euro. L’autovettura è stata anch’essa perquisita ed al suo interno sono stati rinvenuti circa 12 grammi di marijuana e circa 20 grammi di hashish.

Successivi accertamenti hanno portato a scoprire che la Pugeot utilizzata per spacciare in Via Galeota non era di Stasi, ma di Fabio Tafuni.  Il 27enne è stato pertanto raggiunto sul posto di lavoro e sospettato di essere il socio di Giuseppe Stasi, è stato condotto alla sua abitazione dove gli agenti hanno effettuato un’accurata perquisizione domiciliare. A casa del giovane sono stati pertanto rinvenuti e sequestrati 680 euro, circa 45 grammi di hashish e circa un grammo di marijuana.

I due complici sono stati quindi arrestati ed in mattinata condotti presso la Casa Circondariale di Napoli – Poggioreale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Aggredirono tifosi della Juve nell'area di servizio, arresti per altri ultras del Napoli

La Polizia di Stato di Frosinone sta eseguendo, dalle prime luci dell'alba, alcune misure cautelari e perquisizioni nei confronti di ultras del Napoli resisi responsabili dell'aggressione in danno di tifosi juventini. I fatti risalgono al 15 maggio scorso e avvennero presso l'area di servizio "La Macchia Ovest" nel territorio di Anagni dopo la partita Roma-Juventus. L'operazione - secondo filone dell'operazione "Macula" - è condotta dagli uomini della Digos della Questura di Frosinone e della Sottosezione Polizia Stradale di Frosinone, coadiuvati dalla Digos della Questura di Napoli. I primi arresti a giugno, oggi altri due arresti (ai domiciliari come i precedenti) e due obblighi di dimora. Gli inquirenti, anche grazie alle riprese delle telecamere dell'area di servizio, sono risaliti ad altri responsabili. Durante le perquisizioni, nei loro appartamenti, sono stati trovati indumenti che gli inquirenti hanno riconosciuto come quelli indossati durante il pestaggio. Per gli arrestati, che hanno tra i 40 e i 19 anni, sono state avviate anche le procedure per il Daspo.

L'auto delle vittime nel parcheggio: l'errore fatale degli assassini

 

NAPOLI. L’omicidio perfetto non esiste. La regola vale per tutti e anche il 23enne e il complice 17enne (allora 16enne) hanno commesso un errore da cui sono partite le indagini dei poliziotti della Omicidi della Mobile, guidati dal dirigente Luigi Rinella e coordinati dal vice questore Mario Grassia. I quali, con l’importante supporto della Scientifica e dei colleghi del commissariato di Afragola, allora diretti dal vice questore Alfredo Carosella, sono risaliti all’autovettura di una delle vittime e soprattutto a quella noleggiata e usata abitualmente dai due amici soci in affari: una Lancia Y, la cui scatola nera ha rivelato agli investigatori il percorso dei giorni precedenti. Così, nell’abitazione in via Casacelle a Giugliano in cui sono stati sgozzati e poi mutilati Ferrara e Rusciano, sono spuntate tracce di sangue del primo. Chi utilizzava l’appartamento, il cui contratto di fitto era intestato alla ex fidanzata del minorenne? Quest’ultimo e Domenico D’Andò. Ampi servizi e approfondimenti sul quotidiano "ROMA" in edicola

Appalti per milioni di euro nella sanità, sette arresti tra Napoli e Caserta: c'è anche il cugino del boss Iovine

NAPOLI. Si è conclusa da poco un'operazione degli agenti della Direzione Investigativa di Napoli, tra Napoli e Caserta,  che hanno notificato un provvedimento restrittivo della liberta personale a 7 persone, disposto dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della locale Procura della Repubblica. Gli arrestati sono dirigenti e funzionari della direzione sanitaria dell’ospedale “S. Anna e S. Sebastiano” di Caserta oltre che diversi imprenditori napoletani e casertani, titolari di importanti aziende nel settore dei servizi sanitari ed ospedalieri. L’indagine ha permesso di accertare, secondo la ricostruzione accusatoria, la manipolazione di varie gare di appalto per decine di milioni di euro, nonché innumerevoli falsità in atti pubblici. Figura centrale nell'inchiesta è l'ex direttore della direzione medica di presidio ospedaliero dell'azienda sanitaria di Caserta, cugino di Antonio Iovine, ex killer e  vertice della omonima fazione del clan dei Casalesi, oggi collaboratore di giustizia.

Uccisi e fatti a pezzi, duplice omicidio risolto

AFRAGOLA. E' stato risolto dai poliziotti della sezione Omicidi della Squadra mobile della questura il caso del duplice omicidio di Luigi Ferrara, 43enne di Casoria, e di Luigi Rusciano, 53enne di Mugnano, fatti a pezzi con una motosega mentre erano ancora poi uccisi. In manette sono finiti un maggiorenne e un minorenne. I particolari saranno resi noti in una conferenza stampa convocata in questura alle 12. 

Uccisa a coltellate dall'ex marito

VENEZIA.  Maria Archetta Mennella, 38 anni, originaria di Torre del Greco, madre di due figli di 9 e 15 anni è stata uccisa dall'ex marito Antonio Ascione, 44 anni, che ha preso in mano il telefono e ha chiamato i carabinieri, confessando di averla uccisa a coltellate. Molti i colpi che Ascione, pizzaiolo a Jesolo, ha inferto alla moglie con un coltello da cucina nel piccolo appartamento al secondo piano di una palazzina di Musile di Piave, in cui la donna abitava dopo la separazione. Un nuovo lavoro di commessa che aveva ottenuto qualche mese fa in un negozio di abbigliamento dell'outlet di Noventa di Piave e le conoscenze fatte nel veneziano avevano aiutato Mariarca, come la chiamavano affettuosamente le amiche d'infanzia, a tentare di vivere senza l'ombra incombente di quell'ex marito geloso. Che però l'ha uccisa.

Retromarcia “Sun": Napoli via da mappa città più pericolose al mondo

Retromarcia del “Sun", il tabloid inglese che qualche giorno fa, in un articolo pubblicato sul suo sito, ha stilato una lista delle città più pericolose del mondo. Tra queste, insieme a Raqqa, roccaforte Isis, la capitale somala Mogadiscio e Caracas, capitale del Venezuela dove infuriano le proteste contro il presidente Maduro, era stata inserita anche Napoli. Fino ad oggi, perché lo stesso articolo appare adesso modificato e sulla cartina il capoluogo campano non è più presente. 

La scelta iniziale del “Sun" aveva scatenato una serie di polemiche sui social network ma anche da parte dei rappresentanti delle istituzioni locali, sindaco Luigi de Magistris e governatore Vincenzo De Luca su tutti, ed esponenti politici nazionali, come il segretario Pd Matteo Renzi e la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. Oggi la retromarcia: nella cartina dei "most dangerous corners of the earth" Napoli non c'è più.

DE GIOVANNI. «Ho grande stima e considerazione per chi ammette di aver sbagliato, sono lieto che il “Sun" si guadagni una nuova verginità togliendo Napoli dalle città più pericolose del mondo - commenta all'Adnkronos lo scrittore Maurizio De Giovanni - Mi diverte anche l'idea che in questo modo ottenga un secondo titolo, guadagnandone due al prezzo di uno: potrebbe inaugurare una nuova via, quella della notizia assurda con la smentita successiva. I più vivi complimenti al revisore del “Sun" che funziona molto meglio di quello che crea gli articoli».

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