Il programma è stato ricco, itinerante e ha raccolto non solo nomi prestigiosi e famosi ma anche tante emozioni in ogni paese del Vallo di Lauro dove si è spostato per ogni appuntamento. Si conclude la manifestazione dedicata al Sommo Poeta giovedì 16 dicembre. A volere fortemente questo progetto e a descriverlo con parole ricche di enfasi e di gioia, per come il tutto è stato realizzato, sono stati i presidi Francesco Sepe e Bruno Donnarumma, entrambi di Quindici che ci descrivono con la passione e  minuziosità del viaggio itinerante di un Dante che si è mosso con piacere e qualche problemino, tra i magici paesi del Vallo di Lauro, e racconta così: ‘’ Dante intraprende il suo viaggio il venerdì santo del Milletrecento, anno del Giubileo. I riti del venerdì santo, diffusi in tutte le aree della Cristianità, sono particolarmente sentiti nel Vallo di Lauro. Quel giorno, molto prima dell’alba, fantasmi bianchi si affrettano verso la chiesa in tutti i paesi. Quando la processione è formata, i biancovestiti cominciano a squarciare le tenebre con le loro laceranti lamentazioni funebri. Ogni processione si reca a visitare e a onorare col canto tutti i sepolcri degli altri paesi, che custodiscono il corpo di Gesù morto. Con identico spirito il quattordici settembre scorso il Vallo ha dato vita a un’unica processione, partita da Quindici, con la lettura del primo canto dell’Inferno: lo smarrimento di Dante, l’incontro con le tre fiere, che allegoricamente costituiscono la struttura dell’Inferno: l’incontinenza, la violenza, a fraudolenza, le tre disposizioni al peccato. Ci siamo recati quindi a Marzano, per ascoltare il terzo canto. Dante perviene alla porta dell’Inferno e al vestibolo destinato agli ignavi, che visser senza infamia e senza lodo. Il Poeta, che l’impegno lo aveva duramente pagato, con pari durezza e disprezzo li tratta: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Mi vengono i brividi al pensiero che Dante possa tornare: dovremmo temere seriamente per la sopravvivenza degli umani!Da Marzano a Lauro, per ascoltare la triste storia di Francesca e Paolo, tra i lussuruosi del secondo cerchio: uno spaccato tragico sulla teoria dell’amore al tempo di Dante e sull’ amore infedele, che perpetua la saga di Amore e Morte: Amor condusse noi a una morte.A Moschiano già eravamo nel terzo cerchio, tra i Golosi. Lì un concittadino, Ciacco, squarcia il futuro della città di Firenze, con la predizione dei gravi rivolgimenti che si ripercuoteranno sulla vita di Dante.Abbandonata la lunga serie degli incontinenti, a Domicella siamo entrati nel cerchio sesto, dove gli eretici scontano il fio in avelli infuocati. Farinata degli Uberti, ghibellino, si erge dalla tomba, come avesse l’Inferno in gran dispitto, e fornisce a Dante la conferma del suo prossimo esilio. Tra gli altri dannati, Cavalcante, il padre del poeta, e l’imperatore Federico II. Al convento di Taurano eravamo già nel secondo girone del settimo cerchio, tra i violenti contro se stessi. Lì, Pier delle Vigne, protonotaro della corte di Federico e poeta della Scuola siciliana, racconta la vicenda del suicidio, che credeva potesse salvare la propria dignità, calpestata dall’invidia della corte.A Pago, nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, abbiamo ascoltato dalla viva voce di Ulisse, il racconto del suo ultimo viaggio, il folle volo contro la volontà di Dio. Lui è tra i consiglieri fraudolenti, eppure ci risuonano ancora nella mente le sue parole: Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e canoscenza.Poi uno smisurato gigante, Anteo, ci ha depositato al fondo del Cocito, il lago ghiacciato che in quattro zone punisce i traditori. Abbiamo già superato la Caina, dove si trovano a penare i traditori dei consanguinei, e siamo giunti alla Antenòra, dove ghiacciano i traditori della Patria o della Parte.Qui Dante viene attirato da uno spettacolo orrendo. Due anime nella stessa buca, l’una sovrasta l’altra con la testa e ne sta divorando il cervello. Inorridito, il poeta ne chiede la ragione, col patto che se questi gli risponde, lui riporterà sulla terra la verità circa il dannato che sta divorando. Così apprende che si trova dinanzi al Conte Ugolino da Pisa, che rode la testa dell’arcivescovo Ruggieri. Al dannato costa fatica raccontare, non si interessa nemmeno di sapere chi sia Dante, e non ha bisogno di spiegare come con l’inganno la sua vittima lo avesse fatto rientrare in Pisa e poi l’avesse fatto arrestare e chiudere nella torre della Muda e lì lasciato morire insieme a figli e nipoti: questi sono fatti noti (1288/89).’’

Giovedì 16 dicembre alle ore 18,30 in Piazza Muncipio nella Chiesa della Madonna delle Grazie ci saranno: Don Vito Cucca che è il parroco di Quindici, Eduardo Rubinaccio, sindaco di Quindici, Michele Santaniello, presidente della Pro Loco, Giuseppe Silvestri, presidente UNPLI provinciale di Avellino. Bruno Donnarumma, che parlerà di ‘Dante e la società comunale’. Salvatore Grasso e Mario Campanile che leggeranno i canti XXXII-XXXIII. Francesco Sepe in: ’Poscia più che il dolore poté il digiuno’. Enza Silvestri in: ‘Infin che il mar fu sopra noi richiuso’’Coordina Elisabetta Ronga.La cerimonia si svolgerà nel pieno rispetto delle norme al contrasto del covid 19.