Un primo semestre a gonfie vele per Didiesse: l’azienda napoletana specializzata nella produzione di macchine da caffè a cialde cresce del 60%. Una crescita vertiginosa, “in linea con la tendenza degli ultimi anni”, afferma il proprietario e direttore commerciale Fulvio Di Santo, che vede sempre più consumatori convertirsi, passando dalla miscela al monoporzionato.

Trend, che ha subito un’impennata durante l’emergenza Covid, dovuta alla minor incidenza del “consumo fuori casa” e all’esigenza di sorseggiare, anche tra le mura domestiche, caffè come quelli del bar. Un successo all’insegna del green per vocazione sin dall’inizio, che va attribuito, oltre che a una spiccata attenzione alla sensibilità olfattiva e gustativa, anche alla produzione delle macchine da espresso esclusivamente a cialde smaltibili nell’umido. Inoltre, sempre in tema di sostenibilità, c’è da aggiungere che il packaging delle sue macchine vanta il marchio internazionale che garantisce la provenienza dei cartoni utilizzati, da foreste e filiere responsabili, sottoposte a rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Inoltre, un’altra certificazione garantisce la conformità di materiali ed oggetti che entrano in contatto con gli alimenti.

Tra le peculiarità di Didiesse, la produzione 100% campana. “Condividiamo partnership con partner locali, che hanno nel dna l’espresso napoletano”, aggiunge Di Santo, che sottolinea come tra gli obiettivi dell’azienda ci sia quello di portare al Nord la cultura della cialda, al momento radicata soprattutto nel Sud Italia. “Occupiamo il mercato da Roma in giù ma stiamo investendo sia per estendere la rete commerciale al Nord sia in comunicazione. L’obiettivo è far comprendere alla gente la bontà della cialda che è poi quella che più si avvicina all’espresso del bar. Anche sotto l’aspetto green”. A parte il mercato nazionale, Didiesse ha intrapreso già da qualche anno un processo d’internazionalizzazione del marchio. “Siamo presenti con le dovute certificazioni in Europa, negli Usa, Asia e laddove risiedono italiani per lavoro. Il passaparola degli emigranti sulla qualità della cialda è il nostro primo canale di comunicazione”, sottolinea Di Santo.