La scrittrice e poetessa Rosa Mancini ha dato alle stampe "Il contrario di tutto" (LFA Publisher).

In occasione dell'usita del libro, abbiamo posto alcune domande all'autrice.

Un libro intimo e intenso, che mette a nudo la Sua persona e i suoi sentimenti; da dove nasce questa coraggiosa e personale scelta?

RM:  'Quando scrivo non scelgo, mi lascio guidare dalle emozioni e dal mondo che mi circonda. Con la penna cerco di descriverlo e di dare parole alle sensazioni che mi attraversano. Il contrario di tutto è un libro che nasce con la “poesia”; ho iniziato a scriverlo nel 2016 e ha trovato un senso nel 2021 un anno che mi ha segnata profondamente, chiusa in casa nella prima fase del lockdown. Mi ha sicuramente dato la possibilità di riflettere sull’esistenza e sulla bellezza della vita e del mondo che ci circonda'.

Nel Suo libro è forte il legame con la famiglia (sua madre, suo nonno…), come vive il “senso” di famiglia nella nostra attualità?

RM: 'Si è vero, nel libro è molto forte il legame con la mia famiglia e questo aspetto emerge grazie alla consapevolezza che nei momenti difficili, come quello del Covid, il dolore è alleviato dall’amore che solo chi ci ha messo al mondo può darci. Per quanto concerne mio nonno, l’ho perso durante il Covid, non è morto per mano del virus ma ad ogni modo non ho potuto partecipare al funerale né dargli l’ultimo saluto. Attualmente il concetto di famiglia, rispetto al passato si è frantumato per effetto della crisi sociale ed economica. I ragazzi spesso vengono lasciati da soli, si è smesso di ascoltare, dialogare. Viene meno il senso di appartenenza, sacrificio, dedizione. Mi considero una tradizionalista, famiglia per me è tutto.

Il Suo libro è sospeso tra narrativa e poesia; quale è il Suo rapporto con esse? In un passo parla di “attacchi di panico di scrittura”, cosa ha voluto intendere?

RM: 'Il contrario di tutto nasce come Silloge poetica, tra le mani avevo centinaia di poesie che ho selezionato con il tempo e poi diviso e integrato alle tre parti dell’opera. Successivamente ho arricchito il libro con parti raccontate dei giorni del Covid, la prima parte della pandemia. Avevo bisogno di esprimermi con entrambe i linguaggi, da sola la poesia non riusciva ad appagare i miei attacchi di scrittura. Attacchi perché quando siamo presi dal vortice delle emozioni abbiamo bisogno di esprimerci con la scrittura. La scrittura è una possibilità, una strada libera'.

Oltre a essere scrittrice, Lei è da sempre impegnata in attività socio-culturali legate soprattutto al territorio. Da dove nasce questa “missione”?

'Operare per il sociale mi rende viva. Diffondere bellezza con iniziative socio-culturali, mettere insieme le persone, fare squadra per un obiettivo comune mi da forza, mi fa respirare. Tutto è iniziato nel 2015 con Poesie Metropolitane da un’intuizione: diffondere poesia sul territorio. Tutto quello che è avvenuto dopo sa dell’incredibile. Ho imparato con il tempo che l’ingrediente per fare funzionare le cose è l’amore, unito al credo e alla costanza. Oggi l’associazione è composta da un’ottantina di associati ed è un posto incredibile dove si ha la possibilità di coltivare idee e realizzare progetti'.

MS