''Parliamo di 'casi', intendendo le persone positive al tampone. Fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo. Punto secondo: è certo che queste persone sono state contagiate, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano contagiose, cioè che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi''. Lo sottolinea in un'intervista al Corriere della Sera il virologo Giorgio Palù, professore emerito dell’Università di Padova e past-president della Società italiana ed europea di Virologia.

«Questo virus ha una letalità bassa»

''Quello che veramente conta è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione -aggiunge-. In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste''.

«Sono contrario al lockdown»

Al lockdown ''sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria''.

 

Lopalco: «Dobbiamo comportarci come se fossimo in lockdown»

"La situazione rispetto a marzo è completamente diversa, perché a marzo abbiamo subito un’ondata pandemica senza preavviso e senza far nulla perché non sapevamo che stava covando questa serie di contagi. Orai i contagi li vediamo, li stiamo registrando e cerchiamo di controllarli”. E "dovremmo individualmente e spontaneamente comportarci come se fossimo in lockdown". Così a Progress su Sky TG24, l’epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia, Pier Luigi Lopalco.

"Ora - ha aggiunto - sappiamo bene che dobbiamo controllare i contagi ma non può farlo soltanto la sanità perché non si riesce, è necessario prendere le misure cosiddette non mediche, come distanziamento sociale, mascherine e confinamento. Prima ancora di aspettare la decisione del governo - afferma - ogni italiano dovrebbe rendersi conto che la situazione è critica e dovrebbe limitare al minimo i contatti personali. Dovremmo - ribadisce - individualmente e spontaneamente comportarci come se fossimo in lockdown".

«Dobbiamo intervenire subito con delle misure importanti»

Perché "in questo momento dobbiamo cercare di anticipare la situazione epidemiologica, che nei Paesi vicini è evidente. Dobbiamo intervenire subito con delle misure importanti perché altrimenti la direzione dei contagi è quella, non vedo perché in Italia non debba succedere quello che sta succedendo in Francia. In Francia - spiega - è successo prima perché si sono mossi con ritardo e perché la ripresa dopo la pausa estiva delle attività al chiuso, come scuole e uffici, è partita prima. Spero che già da adesso potremo osservare un rallentamento dei contagi in seguito alle prime misure prese".

«Il problema è la reperibilità dei posti letto ordinari»

"In questo momento - spiega l'epidemiologo - le terapie intensive non sono un problema, ora il problema è la reperibilità dei posti letto ordinari. L’altro problema è il tracciamento sul territorio, in Puglia ad esempio al momento stiamo reggendo ma se i numeri dovessero crescere il tracciamento dev’essere allentato perché non ci sono uomini. È inutile parlare di cosa non ha funzionato - sottolinea -, se non ci sono gli uomini non possiamo formarli in due mesi, ci vogliono dieci anni per formare uno specialista. In Italia sono anni e anni che siamo in carenza di personale”.