Una stagione estiva quella in corso, che sembra togliere il respiro più delle altre, con temperature raramente raggiunte nei decenni scorsi. E’ apparsa a molti appropriata la metafora di «un’estate soffocante» usata da un noto politico nazionale in una trasmissione televisiva di qualche settimana fa all’indomani della crisi di governo. Indubbiamente la caduta dell’esecutivo, la siccità, gli incendi e le difficoltà economiche derivanti prima dalla pandemia e poi dalla guerra mostrano all’orizzonte, neanche troppo lontano, un futuro incerto e carico di angoscia da far mancare l’aria ai polmoni e la terra sotto i piedi. Addirittura le nostre terre, gravate già dalle pesanti precarietà dell’intero Paese, in questa torrida stagione estiva ansimano molto più delle altre parti della Penisola. I motivi sono diversi e rischiano di diventare tragicamente endemici e cronici. I roghi asfissianti e «dal fumo nero» puntualmente ci circondano Purtroppo anche quest’anno all’arrivo delle alte temperature, puntuali sono tornati i roghi, che dalle nostre parti oltre ad essere frutto della mano criminale dell’uomo, hanno la mortifera pretesa di definirsi «altamente tossici» e «dal fumo nero». Indubbiamente, è cresciuta in questi anni la sensibilità delle Istituzioni, delle associazioni e della gente comune. Segno evidente di ciò sono le varie azioni che i governi dei territori si sforzano di mettere in atto, e gli accordi di natura preventiva tra le diverse Istituzioni e i movimenti impegnati sul tema. Certo però rimane la domanda di fondo: cosa si è fatto e cosa si vorrà fare per prevenire a monte tale disastro, visto che a differenza delle altre parti d’Italia, nelle nostre terre brucia di tutto, plastica, gomme, elettrodomestici, pneumatici, vernici, eternit, intere discariche di rifiuti abbandonati ed abusivi provenienti dal mercato nero e non smaltiti regolarmente? E poi ritorna il dubbio angosciante che ogni volta si fa largo nel cuore e nella mente di tutti noi, nonostante i tanti buoni propositi e gli imperterriti, anche nelle più importanti Istituzioni, negazionisti: siamo proprio certi che nelle nostre campagne e nelle nostre terre non vengano più sversati rifiuti tossici, magari provenienti anche da qualche industria del Nord? E’ giunto il momento di dire basta e porre fine a questo scempio! Altro che sindrome di Nimbi: il disegno è ormai chiaro Lo scorso 27 giugno la Chiesa di Acerra ha incontrato la città per discutere della «Quarta linea dell’inceneritore e del suo futuro», ribadendo le proprie perplessità rispetto ad una politica di gestione dei rifiuti che con i continui tentativi di potenziamento dell’impianto dimostra di essere rimasta in questi anni prigioniera e succube della logica dell’emergenza e della pressione economica, dentro una visione miope e fallimentare di sviluppo. A quella convocazione la gente ha risposto generosamente, nonostante il caldo insopportabile: il chiostro del seminario, luogo dell’incontro, era pieno di uomini di buona volontà, ed è stata commovente la presenza di tante giovani coppie con i propri figli piccoli nei passeggini, e di tante altre persone “comuni”, non addetti ai lavori, preoccupati del futuro proprio e di quello delle prossime generazioni. Confortati dalla testimonianza e dal magistero di papa Francesco, ancora una volta abbiamo chiesto che quelle persone, «gli abitanti del luogo», abbiano «un posto privilegiato nel dibattito» intorno al quale si gioca la vita di ciascuno e di tutti. E per l’ennesima volta abbiamo “gridato” la domanda che ormai da anni andiamo ripetendo in tutte le sedi senza ottenere una chiara risposta: «Ma perché sempre e solo nel nostro giardino?». E abbiamo ribadito «l’impressione che alcuni territori, Acerra e dintorni, rimangano pattumiere mentre altri vengono riqualificati». Ebbene, questa volta una risposta, non esplicita, ma certamente intuibile, e che purtroppo conferma la nostra preoccupazione, la possiamo ritrovare tra le righe di un’intervista rilasciata dal presidente della regione Vincenzo De Luca alla testata locale di Acerra Tablò, quando incalzato sul rischio che la quarta linea diventerà ordinaria come è successo per la terza, e quindi non si limiterà ad essere una semplice «ruota di scorta», il governatore della Campania ha detto: «La terza linea di Acerra doveva essere di scorta, è diventata poi ordinaria per il motivo molto semplice che non abbiamo fatto più niente. Doveva essere di scorta perché si prevedevano altri quattro termovalorizzatori, che non sono mai stati fatti; si prevedeva la raccolta differenziata che non è stata fatta; si prevedevano gli impianti di compostaggio per il trattamento dell’umido che non sono stati fatti. Quindi è rimasto solo l’impianto di Acerra, ed è chiaro che si è riversato tutto in quell’impianto. E’ come al Cardarelli, quando non abbiamo la medicina territoriale, allora tutto va a finire lì … ». E’ questa un’ammissione implicita che nonostante i proclami e i lanci in pompa magna di progetti e iniziative, dopo più di venti anni di emergenza rifiuti siamo all’anno zero! In più, con il nuovo piano regionale dei rifiuti sembra che quelle misure a tutela e protezione del nostro territorio – previste dal vecchio piano, anche se continuamente scavalcate, come dimostrano gli insediamenti continui in questi anni ad Acerra di industrie di trattamento di rifiuti speciali – vengano ora addirittura cancellate! Forse Acerra si deve sacrificare per tutta la regione? Perché, se si ferma l’inceneritore, vanno i rifiuti per strada? Almeno si abbia il coraggio civile di dirlo apertamente. «Voi vi dovete sacrificare per tutta la regione», ma in nessuna sede ho ricevuto questa risposta! Almeno la soddisfazione di sapere di che morte dobbiamo morire, ditecelo! Acerra ha già dato, il territorio è saturo, serve una moratoria per blindare il territorio. Ed è chiaro che come Chiese della Campania avevamo ragione già allora nell’avanzare forti dubbi sulla politica di gestione dei rifiuti. Le sofferenze e il «dramma umanitario» sopportato dalla nostra gente non hanno fatto altro in questi anni che confermarci sempre più in questa lacerante preoccupazione. L’emergenza rifiuti continua ad essere solo un problema di Acerra, altro che equa distribuzione, meno rifiuti e spalmati sull’intera regione! In tutti questi anni avremmo indubbiamente preferito avere torto! L’imprevedibilità ha fatto irruzione nella situazione politica locale Da qualche mese abbiamo ad Acerra una nuova amministrazione comunale. C’è da dire che un clima “surreale” ha caratterizzato le prime settimane e i primi passi del percorso politico e amministrativo appena iniziato in città. L’imprevedibilità della vita ha colto tutti di sorpresa. Il primo consiglio comunale del 4 agosto ha messo bene in evidenza la delicatezza del momento: se da un lato nuova linfa è arrivata all’albero della democrazia, fatto di dialettica e scontro, anche duro, nei luoghi dove si decidono le sorti dei cittadini; dall’altro, rinnoviamo l’auspicio già espresso alla festa patronale dello scorso maggio, in cui abbiamo chiesto ad ognuno dei nuovi futuri amministratori eletti di Acerra un giuramento a protezione della città e del suo sano sviluppo. E’ forse giunto il tempo di stare più uniti che mai per proteggere il futuro dei nostri figli. E quale migliore collante se non la difesa dell’ambiente e della salute di tutti, specie dei giovani e dei bambini? Certamente fa ben sperare la decisione unanime in quello stesso consiglio di accogliere il documento dei «cittadini preoccupati per le varie criticità ambientali», integrandolo alle osservazioni che la città di Acerra proporrà al piano dei rifiuti della Regione Campania, al fine di bloccare insediamenti dannosi per le nostre terre che mettono in pericolo il benessere della gente. La recrudescenza criminale e la speranza dei giovani, pupilla dei nostri occhi Qualche giorno fa ad Acerra è tornata alla ribalta la violenza criminale per il ferimento di due poveri e incolpevoli minorenni durante una sparatoria, per fortuna senza gravi conseguenze. «Il Far West della camorra, due ragazzi feriti per errore» titolava il Quotidiano Il Mattino del due agosto raccontando di «un agguato mancato mentre i 17enni erano in strada con gli amici». Appena tre mesi fa, poche ore dopo e a pochi metri dal luogo della storica visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in città, due ventenni legati a contrapposti clan camorristici si affrontarono in un “duello” a colpi di pistola. Dopo essersi inseguiti per le strade di Acerra, morirono entrambi. Indubbiamente esiste un problema generale di sicurezza ad Acerra e nei territori circostanti. Per cercare di arginarlo basterebbe poco: le forze dell’ordine e la polizia locale presidino di più le piazze di spaccio! Non si può più restare in silenzio di fronte alla recrudescenza criminale! Siamo d’accordo con chi ha detto che ad Acerra c’è bisogno di «un’altra stagione di impegno», come quella che caratterizzò gli anni del compianto vescovo monsignor Antonio Riboldi, dal cui coraggio nacque il movimento anticamorra che coinvolse migliaia di giovani, anche acerrani, e che il presule incontrò per la prima volta durante un’assemblea studentesca proprio in una scuola di Acerra agli inizi degli anni 80. Nonostante il terrore degli agguati giornalieri e delle sparatorie continue, e i rischi di un contesto dominato dalla violenza criminale, in quel periodo, grazie anche e soprattutto all’impegno della Chiesa, sono riusciti a crescere “bene” quelli che poi sono diventati indiscussi professionisti, medici, scienziati, ingegneri, oggi riconosciuti a livello internazionale. La stessa Chiesa di Acerra, dopo 12 anni di sede episcopale vacante, tornava in quel tempo ad essere protagonista della vita sociale e comunitaria. Oggi come allora dunque siamo chiamati a custodire i giovani, pupilla dei nostri occhi. Ed è stato molto bello vederli in tanti nei giorni scorsi popolare il centro storico di Acerra convocati dall’associazione Youth per i cosiddetti «giovedì universitari». Questi giovani hanno capito che vivere e abitare la città è la prima risposta alla violenza criminale e al degrado sociale. A loro, protagonisti di questa difficile e infuocata estate, sentiamo di rivolgere l’esortazione finale: «Carissimi giovani, la Chiesa vi vuole incontrare, è pronta ad ascoltarvi e camminare con voi. Come 40 anni fa siamo certi che insieme possiamo costruire un futuro diverso, ricco di speranze e prospettive nuove. A voi proponiamo la sfida difficile ma anche affascinante di essere i veri attori di una nuova resistenza, di cui abbiamo più volte scritto e parlato, anche con il Presidente Mattarella in occasione della sua visita. Come i giovani che vi hanno preceduto nel ‘43 seppero opporsi con coraggio alla violenza della guerra e del nazismo, e come quelli che negli anni 80 sfilarono senza paura nelle strade e sotto le case dei più potenti capi della camorra di allora, anche voi oggi prendete il coraggio a due mani, e siate gli artefici di una rinascita autentica della città, difendendone il territorio da ulteriori attentati alla sua integrità ambientale e urbanistica. Coltivate idee nuove con creatività, appassionatevi alla casa comune e alla cosa pubblica, sporcatevi le mani nella politica, quella buona, che rappresenta la più alta forma di carità».