"Mi piacerebbe molto essere meno imprenditore e più benefattore, concentrare la mia creatività e la mia energia nell’esportare la solidarietà e la bellezza del nostro Paese nel mondo. Quando leggo titoli come quello del quotidiano economico Financial Times, che associa tutto il Paese alla malavita, sono molto triste perché noi italiani siamo un popolo forte con una storia importante, che pecca di divisionismo. Se avessimo un progetto unitario al posto di un pensiero regionale e frammentato, forse potremmo essere maggiormente riconosciuti nel mondo". Così Lapo Elkann parla in un’intervista esclusiva a Grazia, il magazine diretto da Silvia Grilli, nel numero in edicola questa settimana.

 

L’imprenditore ha passato la quarantena in Portogallo con la nuova fidanzata, l’ex pilota di rally Joana Lemos. Alla domanda se questa pandemia l'abbia cambiato, racconta: "Questo periodo di isolamento mi fatto meditare sulla mia vita, sui valori e sulle mie frequentazioni, ho selezionato gli amici, ho eliminato tutte le persone negative che mi hanno tolto energia positiva. Ho ridotto le mie necessità, separandomi da molti oggetti materiali, come le mie auto che ho messo in vendita per beneficenza perché́ ho capito che, per vivere bene sono necessari affetti veri e le cose essenziali".

 

E a proposito di che cosa lo preoccupa di questo momento storico, spiega: "La pandemia ha accentuato i nazionalismi e ha accresciuto il razzismo e l’intolleranza, nonostante la malattia abbia colpito indistintamente persone di ogni ceto e razza. Sarebbe bello che questo momento di incertezza fosse un'opportunità per cambiare il nostro approccio alla vita in un modo più̀ positivo e disposto ad aiutare il prossimo". Sulle pagine del magazine l’imprenditore parla anche della sua fondazione benefica Laps, fondata nel 2016, e dell’asta di automobili che si svolge oggi, organizzata da Wannenes insieme con Garage Italia: "Ho messo in vendita due auto che mi stanno molto a cuore. Modelli unici il cui ricavato saranno destinati a Scelgo Giusto, un progetto di recupero di giovani con problemi di tossicodipendenza e rischio di caduta in substrati criminali, e a Connessione vitale, per contrastare le dipendenze digitali".

Ma come mai ha deciso di sostenere queste problematiche? "Io ho vissuto un’infanzia travagliata, ero dislessico, iperattivo, poco studioso, ho subìto abusi e ho avuto problemi di dipendenze. Non è un segreto, queste sono tutte problematiche che conosco da vicino. Quindi ho la consapevolezza che la nostra è una battaglia quotidiana fatta di grande forza di volontà - confida - Differentemente da quello che pensano in molti, le dipendenze spesso servono a sotterrare i problemi e non a evadere per divertirsi. Io non mi vergogno di parlare del mio passato, queste sono esperienze che fanno parte della mia realtà̀ e, a questo punto della mia vita, non voglio essere quello che piace agli altri, ma una persona vera e onesta con se stessa e con gli altri, con le sue debolezze e insicurezze. Il mio impegno sarà sempre più destinato a chi soffre".