Il reparto di Urologia dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino ha un nuovo primario: il Professor Vittorio Imperatore, laureato in Medicina e Chirurgia con 110, si avvicina all’urologia in modo “paternalistico”. Figlio di un urologo, da sempre affascinato dal lavoro del padre. Svolse l’ultimo anno di specializzazione a Barcellona presso la Fondaciò Puigvert, esperienza particolarmente formativa. Tornato a Napoli lavora prima presso l’ospedale Cardarelli, successivamente al Pascale, poi alla clinica S. Rita (Benevento), e infine all’ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli di Napoli. Negli anni al Fatebenefratelli oltre ad occuparsi di urologia si è occupato anche di chirurgia generale, in particolare quella d’urgenza. Inizialmente vi era un unico urologo successivamente il numero degli aiuti è andato gradualmente aumentando fino alla creazione di un vero e proprio reparto di Urologia, specializzato nella chirurgia oncologica. Il Professor Imperatore segue poi, un percorso di formazione in Laparoscopia, metodo di chirurgia meno invasiva, e nel 2015 prende il Master di 2° livello in Chirurgia Robotica al San Raffaele di Milano.
 

In cosa consistono la chirurgia in Laparoscopia e quella robotica?

«La chirurgia mininvasiva Laparoscopica è un grosso traguardo che ha raggiunto l’urologo, riuscendo a fare interventi che richiedevano grosse incisioni cutanee, con microincisioni sull’addome, grazie all’utilizzo di strumenti che lavorano all’interno del corpo umano. La robotica, invece, a differenza della Laparoscopia ha un’ulteriore capacità di lavoro poiché presenta strumenti che si articolano all’interno dell’addome, questo ci permette di intervenire con maggior delicatezza e precisione, principalmente usata in una chirurgia che ha un maggiore intento conservativo, nel rispetto della funzione dell’organismo.

Cosa l’ha spinta a passare dal Fatebenefratelli all’Azienda Ospedaliera “Moscati”?

La possibilità di creare un progetto di chirurgia Robotica, nell’Azienda Ospedaliera S. Giuseppe Moscati di Avellino, una D.E.A di 2° livello. La direzione generale e sanitaria, valutando la mia vita professionale, ha ritenuto che io fossi la persona giusta in grado di portare l’urologia a livelli paragonabili ai centri d’eccellenza italiani. Gli interventi in chirurgia robotica già vengono effettuati al “moscati”? No, non ancora, al momento io ed il Primario di Chirurgia generale e Oncologica, il Professor Francesco Crafa, eccellente chirurgo ,capace di eseguire interventi di altissima complessità su più distretti corporei (fegato, pancreas, intestino, e quando occorre torace ed altro ancora), che ha come me esperienza nel campo della robotica, portiamo avanti questo progetto: creare un’eccellenza robotica anche in provincia, in quanto attualmente i robot Da Vinci sono presenti solamente a Napoli.

Professore quali sono le patologie urologiche più comuni?

La prima patologia è sicuramente il tumore alla prostata, che supera per incidenza anche il tumore ai polmoni, tra i più comuni vi è anche il tumore alla vescica (più frequente negli uomini, ma attualmente sempre più diffuso anche nelle donne), 4° tumore più frequente in Italia, e in fine il tumore del rene. Tutto ciò può essere trattato sia in chirurgia Laparoscopica che in robotica.

Quanti posti letto e quali prestazioni offre il suo reparto?

Il reparto di U.O urologia dell’ospedale Moscati di Avellino presenta 22 posti per i ricoveri ordinari, 8 per il day hospital surgery, Litotritore per litotrissia extracorporea, effettuando ogni tipo d’intervento possibile in urologia.

Quali cambiamenti sono stati apportati nel suo reparto a causa dell’emergenza Covid-19?

C’è stato un cambiamento sia nella gestione delle patologie, sia nella gestione del rapporto medico paziente, paziente familiari, medico familiari. Attualmente stiamo trattando in modo esclusivo le patologie non differibili come quelle oncologiche :tumore al rene, alla vescica, alla prostata; le patologie urgenti come la calcolosi, in quanto oltre al dolore che ne comporta, vi è poi la possibilità di infezioni anche gravi qualora un calcolo ostruisse il decorso dell’urina all’interno del rene o dell’uretere. In questo particolare momento storico il paziente soffre molto la solitudine parentale, che cerchiamo di sopperire con un supporto psicologico. Per quanto riguarda invece i parenti dei pazienti, anche loro vivono con maggior angoscia, l’idea di vedere entrare un proprio caro in ospedale e non sapere se potranno rivederlo uscire, lì dove si sottopongono ad interventi ad alto rischio, getta le famiglie nello sconforto. Noi dell’equipe cerchiamo di essere vicini ai parenti con frequenti incontri al di fuori della zona di reparto, e con videochiamate.

Quanto, quindi, incide nel post-operatorio lo stato psicologico del paziente?

Noi chirurghi possiamo curare una patologia, ma non sempre possiamo curare un paziente, la cura avviene non solo quando il paziente ha subito un intervento, ma quando ha anche la capacità di ripresa da questo.
Come vive invece lei il rapporto col paziente? sono un chirurgo che gestisce in modo particolare il rapporto col paziente, lo vivo da prima dell’intervento cercando di dare tutte le informazioni necessarie affinché prenda piena coscienza della propria patologia, delle cure e dell’eventuali alternative terapeutiche, non appena entro in sala operatoria mi sgancio fortemente dal mio lato emotivo lasciando tutto al di fuori della sala operatoria, per riagganciarmici una volta concluso l’intervento. Negli anni ho operato sia mia madre che mio padre, con loro vivevo una fortissima emozione prima dell’intervento, ma non appena è iniziato ho azzerato tutto completamente per dedicarmi con la massima attenzione all’atto chirurgico.
 

Quale messaggio vorrebbe lanciare ai lettori?

In primis l’informazione che l’urologia di Avellino si è arricchita di una nuova personalità, oltre a ciò che si già faceva, adesso comincia una nuova era di chirurgia mininvasiva, che ha gli stessi risultati della chirurgia tradizionale ma con minori danni estetici e con maggior capacità conservativa degli organi restanti. In secondo luogo, il paziente deve fidare e affidare al medico, è vero abbiamo a volte campagne di disinformazione, più che d’informazione sulla” cattiva sanità”, ma ad oggi si può affermare che al sud siamo in grado di fare le stesse cose di cui vantano le famose regioni della sanità “blasonata”. È bene quindi, che i cittadini Campani sappiano che la migrazione sanitaria non è un bene, poiché è fondamentale costruire un rapporto di fiducia e collaborazione medico-paziente.