Il 23, 24 e 25 gennaio, alle ore 20.30, presso il Teatro Popolare dell’ex OPG di Napoli, andrà in scena “Tempo Pieno” per la regia di Hugo Fonti e la produzione del Teatro Popolare.

Dopo: L'ABC della guerra, Enne - Dei Santi e Scarrafoni, Workers, Le Mura di En Antios, Patrie Galere, Genius - costretti ad essere sani e Apocalypso, arriva l’ultima produzione del Teatro Popolare: Tempo Pieno. Frutto della collaborazione con il laboratorio di drammaturgia tenutosi nel 2018 all’Ex OPG Occupato - Je so' pazzo a cura di Carlo Galiero, "la scopa di puck" Tempo Pieno è uno spettacolo che coglie e restituisce vizi e virtù dell'essere umano.

La ricerca spasmodica del “posto fisso” e della stabilità economica, spinge 6 milioni di persone a tentare una disastrosa scalata verso la montagna, improbabile “dono” del sindacato a favore dei lavoratori. La scalata è divisa in 16 quadri che si succedono in una sequela di grottesche situazioni dove gli attori giocano con le loro ossessioni e paure verso ciò che gli appare man mano che l’altitudine della loro vita giunge al culmine. La scena scarna è riempita solo dal colore della loro creatività e niente può aiutare i lavoratori nella loro epica scalata. Un gioco al massacro che ci fa tanto sorridere, ma che nasconde quella melma oscura nella quale ci siamo impantanati e alla quale ormai non diamo neanche più peso. Il banale errore di dimenticarsi di essere felici e di donare a chi non lo merita gran parte del nostro breve e prezioso tempo – si legge nel comunicato.

"La prima volta che lessi il testo di Tempo Pieno capii che andava riletto almeno dieci volte. Può apparire un testo semplice e scorrevole ma ad ogni lettura scovavo immagini e mi ritrivavo a scavare sempre di più. Nel ruolo di immaginifico vedevo dipanarsi troppe strade da poter percorrere: farne un dramma? Farne una commedia? No, semplicemente farne ricerca - racconta Hugo Fonti - Il lavoro, quindi, è partito contemporaneamente su due piani paralleli e adiacenti, nei quali la ricerca collettiva alimentava la ricerca del tutto personale. La cifra che è emersa ha fra le pratiche teatrali più semplici che si possano immaginare: personaggi primordiali che vestono e svestono continuamente altri personaggi, cambiando continuamente orientamento e stile.  Nel costruttivo spaesamento iniziale ho tentato di costruire una bussola: a nord, la montagna del lavoro su sé stessi, sul corpo e sulla memoria; a sud la collina dei molteplici sé, dei personaggi e della loro fisicità; ad ovest l'orizzonte dell'ascolto e del gruppo; ad est, infine, l'aurora della ribalta, del comune obiettivo e della ricerca di un senso comune.  Il risultato è un lavoro dolce e armonico che però fa a meno della melodia. Risuona nelle ferite del comune sentire e il suono che ne esce racconta il grido delle nostre menti, di quel che siamo diventati, di quello che potremmo essere. Eppure basterebbe dare meno aiuto a quel gran mascalzone che è il Tempo e donarcelo a quel che ci resta".

“Tempo Pieno è il prodotto finale del laboratorio di drammaturgia "La scopa di Puck" che ho avuto il piacere di condurre all'Ex-OPG - prosegue Fonti - Considerate le profonde differenze anagrafiche, stilistiche e per certi aspetti ideologiche che dividevano i partecipanti, il progetto di realizzare un testo unico e possibilmente coerente sembrava a dir poco arduo. E invece settimana dopo settimana si è creato un gruppo coeso, animato da grande spirito collaborativo, in cui ognuno è riuscito a esprimere la propria visione e a dare al copione un personale contributo. Non volevamo che il risultato fosse una sequela di scene magari scritte bene ma slegate fra loro, volevamo scrivere una storia. Per fare questo siamo partiti con un confronto sul progetto, chiedendoci su quali temi potesse affondare una esperienza comune, e uno di questo è risultato (ahimè) il tema del precariato. Una seconda fase che pure è consistita in un confronto serrato, è stata la definizione di una struttura drammaturgica. Cercavamo una geometria aperta che permettesse di conservare la diversità stilistica di ogni voce e allo stesso tempo indirizzare il lavoro verso un'unica direzione di intreccio; abbiamo individuato nella piramide, concretamente la Montagna che i lavoratori devono scalare, una piramide sociale e temporale, la figura geometrica di cui avevamo bisogno. La distopia e la commedia nera sono risultati da subito genere e linguaggio più congeniali allo stile di ognuno. Sono molto fiero di quanto realizzato, e per questo ringrazio gli autori, chiunque in questi mesi sia passato a trovarci al laboratorio anche solo per un'ora, e naturalmente i compagni del Teatro Popolare”.

Tempo Pieno è:

Con: Marta Alba, Lorenzo Corona, Silvia del Zingaro, Damiano Di Pietro, Gennaro Lettieri, Fatima Edith Maiga, Antonio Testa

Aiuto regia: Francesca Mincione, Francesco Tardio

Costumi e foto di scena: Nina Borrelli

Collaborazione artistica: Ianua Coeli Linhart, Matteo Giardiello, Valentina Mesca

Ufficio stampa e comunicazione: Roberta Ruggiero

Regia: Hugo Fonti

Progetto grafico: Giampiero Riccio

 

M.S.