Il tempo si riempie d’intensità, di contenuto, di mimica, di trasformismo … il tempo si fa pieno e colma gli spazi che dalle tavole di un palcoscenico si aprono verso un orizzonte … in movimento …

Così è andato in scena, presso il Teatro dell’Ex OPG di Napoli, “Tempo Pieno”, spettacolo teatrale per la regia di Hugo Fonti e figlio della collaborazione tra il Teatro Popolare e il laboratorio di drammaturgia "la scopa di puck" tenutosi nel 2018 all’Ex OPG Occupato - Je so' pazzo a cura di Carlo Galiero.

Incentrato su un’analisi socio-politica dell’odierno mondo del lavoro e della ricerca, all’interno di esso, di una collocazione, di un “posto” e di uno status, quanto rappresentato ha declinato un’esatta, caustica e livida analisi e critica dei vizi e delle virtù dell’uomo.

Se Luigi Pirandello, nella sua ultima opera incompiuta, aveva posto, tra le macerie di un teatro distrutto, sulla montagna i grigi giganti dell’elefantiaca e paralizzante macchina del fare, in contrapposizione gli uomini dell’essere, “Tempo Pieno”, nel ricostruire il teatro, sulla montagna colloca invece l’ipertrofia della totemica illusione di un improbabile dono: il lavoro, che da diritto diviene fantasmatica e ossessionante illusione.

Sedici quadri raccontano sedici storie, tipiche e atipiche, sospese tra il grottesco e la più tranciante realtà, nell’inevasa dicotomia tra un mondo distopico che si affanna nella scalata verso la propria salvifica utopia; sedici fotografie d’autore che sviluppano la frattura tra il bianco e il nero della necessità di vivere in una “comunità forte e coesa” ma antropofaga di se stessa, del dover seguire-subire le regole e il coraggio di voltare le spalle all’imposto per percorrere una via autonoma. 

La riuscita del tutto, nella voce e nei gesti di Marta Alba, Lorenzo Corona, Silvia del Zingaro, Damiano Di Pietro, Gennaro Lettieri, Fatima Edith Maiga e Antonio Testa, perfetti e perfette interpreti, nei monologhi, negli scontri-confronti e nelle scene corali, quest’ultime destinate (appunto) a un coro narrante da eusocialità “hymenoptera”.

Un plauso ai costumi di Nina Borrelli e alle scene, il cui cambio è stato affidato a trasversali e plurifunzionali lenzuoli colorati, capaci di svelare l’ottimo della semplicità nella creazione tanto di una natura ora viva e mobile (alberi, fiumi, fuoco …) ora statica (rocce, grotte ...) quanto di maschere espressive, appartenenti all’uomo animale e all’animale “umano” (su tutte la pecora parlante impersonata da Silvia del Zingaro).   

Il Teatro Popolare dell’OPG, il teatro che nasce dal basso è, dunque, riuscito con maestria a scalare la propria montagna, dimostrando come sia possibile produrre uno spettacolo di qualità e quantità esclusivamente con l'applicazione del giusto lavoro collettivo.    

Foto di Nina Borrelli

Marco Sica