Voci Confinanti che, come linee fonetiche su mappe testuali, si muovono nell’eterna guerra di parole, si sovrappongono, si superano sino a creare “Estreme Congiunzioni”. Ed è dalle estreme congiunzioni del testo di Alfredo Martinelli che le voci confinanti di Antonio Di LorenzoMaria Pia Dell’Omo e Milena Di Rubbio hanno messo in scena, alla Rocca dei Rettori di Benevento, giovedì 6 giugno, nel contesto dell’evento Sinergie,  uno spettacolo scavato nella trincea di confine tra la musica e la poesia, tra il narrato e il recitato, tra il detto e il suonato.

“Lei sapeva ballare sulle armonie che il vento suona tra le foglie. Lui toglieva i sassolini dalle scarpe usurate. Lei sapeva parlare lingue lontane. Lui mangiava pane e beveva l'acqua che sgorga dalle rocce. Lei sapeva disegnare con petali e fili d'erba, ma lui sapeva ascoltare”.

E così, sulle note della chitarra acustica di Martinelli, mai invasiva e tesa a disegnare acquarelli bucolici da pastorale sannitica, le tre voci hanno saputo ballare e parlare differenti lingue in una babele d’italiano, francese e inglese, alternando momenti più meditativi a echi da chansonnier sino a fibrillazioni folk.

Se Martinelli ha rappresentato, nella duplice funzione di chitarrista e di voce fuori campo, il ruolo “metartistico”, con le rispettive interpretazioni, la Dell’Omo è stata mente, Di Lorenzo cuore e Di Rubbio viscere di una storia di vita, di interazione e di relazione: “Osservando l’infinito dal crinale, restarono l'un l'altro accanto. Lui si  avvicinò per ascoltare meglio e respirò profondamente la sua essenza. Lei abbassò la voce per farlo avvicinare ancor di più. Sereni, insieme, attesero quel che avrebbe portato il nuovo giorno”

“Il progetto, basandosi su una fusione linguistica è anche un modo per valorizzare la bellezza e il potere immaginifico della parola, la parola presa nella sua vera essenza - spiega Maria Pia Dell’Omo - La trovo una grande sfida a quel Alle volte è bello anche solo ascoltare i vari giochi di suono che si creano perché in quel momento, pur non conoscendone il significato, della parola arriva il senso ancestrale; risveglia una memoria atavica, produce un sentimento. Grazie a questo progetto ci stiamo esibendo presso luoghi di cultura, spesso dal grande valore storico sentimento di distacco verso il proprio patrimonio artistico riscontrabile in parte della popolazione. Ci siamo esibiti presso basiliche del 1200, l’Anfiteatro romano e gli obelischi egizi di Benevento, la Rocca dei Rettori (BN), le scalinate presso la dimora napoletana di Leopardi. È una particolare emozione: sai di portare poesia in un luogo dal passato nobile e di essere un elemento di continuità tra ciò che è stato ed il futuro. Senza la conoscenza della storia non si hanno radici”.

“Voci Confinati è un progetto multilinguistico che nasce anche con l’intento di creare uno scambio e un confronto, in un incrocio di lingue, soprattutto romanze - aggiunge Milena Di Rubbio - È, per me, un’esperienza bellissima che dura da più di un anno, un arricchimento continuo in cui si è avuta la possibilità di utilizzare i nostri testi, dando spazio alla sonorità e alla musicalità dei versi”. 

 In apertura, una riuscitissima rilettura dell’Infinito di Leopardi, omaggio per il bicentenario della celebre poesia del poeta.

di Marco Sica