L’omeopatia balza al primo posto tra i primati napoletani, un centinaio durante il Regno delle Due Sicilie, 1816/1861, per aver avuto i suoi precursori negli esperimenti, in un reparto dell’Ospedale Militare della Trinità Maggiore per merito del dottor Francesco Romani, medico della famiglia reale.

La nuova cura, arrivò a Napoli al seguito dell’esercito austriaco, chiamato dal Re Ferdinando I di Borbone, in aiuto della Corte per sedare i moti carbonari del 1820/1821.

Il più antico ed esclusivo Istituto Omeopatico esistente in Italia, opera dal 1896 nella centralissima Piazza Dante, dove con certosina cura si preparano le minime pozioni suggerite da medici specialisti, seguaci della teoria del prof. Samuel Hahnemann.

La teoria avanzata da Samuel Hahnemann, medico tedesco, nato in Sassonia nel 1775 e morto a Parigi nel 1853, è basata sulla legge “similia simili bus curentur” e cioè: curare il simile col simile; enunciata nel 1796 e racchiusa in un testo fondamentale: l’“organon o l’arte di guarire” la cui prima edizione risale al 1810 e l’ultima, la sesta è del 1842 ma pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti d’America nel 1922 da un estimatore di Hahnemann.  La prima edizione fu pubblicata a Napoli. Per anni la scoperta del medico tedesco fu contrastata dalla medicina ufficiale.

Altro primato napoletano, oltre a quelli ripetutamente celebrati (ferrovia per Portici, battello a vapore, illuminazione a gas), le prime farmacie omeopatiche aperte in Via Chiaia, 153, Via Toledo 388 e nel 1896 l’Istituto Omeopatico di Piazza Dante 81, unico in Italia, dopo la chiusura di quello di Torino, ed è uno dei più antichi in Europa, fondato dal dr. Teresio Viglino, professore di scienze naturali che abbandonò l’insegnamento al vicino Liceo Vittorio Emanuele per laurearsi in medicina. Il laboratorio dove si preparano le pozioni suggerite dai medici seguaci della teoria del prof. Samuel Hahnemann, sono sostanze naturali come un secolo fa: vegetali, animali e minerali. L’unica innovazione nel laboratorio che presto diventerà museo, una cappa per dinamizzare, una stufa sterile e provette che consentono i passaggi di diluizione, sia centesimali sia decimali. In Francia è molto diffuso l’uso di farmaci omeopatici.  Da noi solo alcune farmacie hanno reparti specialistici.

Considerata un’allucinazione collettiva, un fenomeno di suggestione e relegato fino a qualche tempo fa ai margini della scienza, la medicina omeopatica, è andato sempre più affermandosi, conquistando larghe fasce di proseliti.

In effetti, la cura mette in atto un meccanismo di auto guarigione basato sulla cosiddetta legge di similitudine, per i cui i sintomi si combattono con la stessa sostanza che li ha provocati. Una persona che dorme poco, è nervosa e soffre di tachicardia, per esempio, ha sintomi simili a quelli provocati dall’abuso di caffè. Con l’omeopatia questo problema si cura con il preparato caffea, un rimedio molto diluito, derivato dalla pianta del caffè.