Lo straordinario valore della figura morale del giudice Livatino al centro del convegno “Covid-19. La testimonianza che noi dobbiamo dare".

Il convegno è stato voluto e organizzato dal Prof. Leone Melillo e da tutta la cattedra di Storia delle Dottrine Politiche dell’Università Parthenope di Napoli.  Il giornalista dott. Luigi Vicinanza ha moderato e coordinato i lavori del Convegno. In tal modo, la cattedra di Storia delle dottrine politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” ha proposto un confronto, a volte armonioso altre volte lacerante, tra le tematiche che animano il pensiero politico nelle sue diverse declinazioni e soffermandosi con particolare attenzione sul rapporto tra “fede e diritto”.

Ha aperto il convegno il professor Leone Melillo, che ha sottolineato il fondamentale percorso della Chiesa cattolica per arrivare alla beatificazione del magistrato Livatino; in tale percorso è evidente l’importanza del rapporto tra “fede e giustizia”, sicuramente fondamentale per il giudice martire, e in esso il professore Melillo vede uno spunto essenziale di collegamento alla disciplina di Storia delle Dottrine Politiche ed al metodo di uno studioso fondamentale per le Dottrine Politiche, quale fu il Prof. Rodolfo de Mattei; in relazione a questi, il professore Melillo richiama la figura del “devoto minatore” (esempio citato da De Mattei), per evidenziare colui che si dedica alla ricerca, nel puro spirito della ricerca stessa. Subito dopo è intervenuto S. E. Rev. Mons. Francesco Montenegro, Cardinale, Arcivescovo di Agrigento, il quale ha sottolineato alcuni aspetti fondamentali della ricchezza spirituale del giudice Livatino; per il Cardinale infatti un aspetto fondamentale del giudice martire è il suo essere ordinario, una persona sensibile, capace di stare con gli altri come un amico gentile, un uomo sereno che offriva agli altri le sue qualità con gentilezza e che si comportava così anche di fronte ai mafiosi. Era una persona rispettata nel suo lavoro per la sua personalità, sapeva tenere sulla sua scrivania il Codice e accanto il Vangelo. Il suo essere religioso era un legame con Dio e con Gesù e questo per lui era qualcosa di essenziale; quindi un uomo forte grazie alla sua fede! Non è stato “l’eroe”, ma l’uomo che stava al suo posto! Non aveva cercato gloria nella sua vita, ma anzi era il compagno di viaggio, l’uomo giusto che dava fastidio alle mafie perché essi erano consapevoli che un uomo come Livatino poteva attirare altri a divenire coerenti, come lo era lui. Per questi motivi, derivanti dal suo esempio, i mafiosi hanno deciso di eliminarlo! Era un esempio “scomodo”! Era il santo della porta accanto, un uomo straordinario, proprio perché troppo ordinario! È intervenuto poi S. E. Rev. Mons. Vincenzo Bertolone arcivescovo metropolita di Catanzaro Squillace, Postulatore della causa di beatificazione di Angelo Rosario Livatino, il quale sottolinea come il rapporto tra fede e diritto potrebbe essere considerato come oggetto primario, non di un solo convegno ma di una serie di convegni, per la sua fondamentale importanza, specie per la società moderna. L’arcivescovo è tornato quindi sulla storia del giudice Livatino, che è storia di mafia e di fede, egli ha sottolineato come l’assassinio,  compiuto dalla “stidda” sia stato ordinato e compiuto perché il giudice era ritenuto scomodo, cioè incorruttibile, inavvicinabile, come tale un pericolo costante per i mafiosi! Queste caratteristiche gli venivano dalla sua fede profonda ed autentica! I mandanti del suo assassinio diedero l’ordine di uccidere, animati dalla consapevole decisione di agire contro un magistrato che, con il suo comportamento, manifestava chiaramente la sua sete di giustizia la sua moralità e la sua fede. Ecco perché era incorruttibile; era un cristiano consapevole delle sue scelte, il suo martirio è un esempio meraviglioso di un uomo di giustizia e fede, un esempio che continua ad essere presente, non solo per i veri cattolici, ma per tutti.

Interviene nel discorso S. E. Rev. Mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo coadiutore dell’Arcidiocesi di Agrigento. “La santità di Livatino – evidenzia S. E. Rev. Mons. Alessandro Damiano –  è straordinaria perché, nell’arco di un’esistenza brevissima (appena 38 anni!), riesce a smascherare e decifrare con lucidità tanti meccanismi perversi della coscienza personale e collettiva, diventando voce profetica dirompente in un contesto di assuefazione generalizzata al male. Ma, proprio per questo, la sua è anche una santità scomoda, che ci scuote profondamente da ogni forma di connivenza più o meno consapevole e più o meno volontaria con il male stesso”.

Il dottor Vicinanza sottolinea come Livatino sia stato una voce profetica in un contesto ormai assuefatto e ispirato dal male! È intervenuto anche un cugino del giudice Livatino, docente di religione, il quale ha sottolineato la serietà del suo parente in un mondo così poco serio! Per poi evidenziare il suo umano stupore per aver parlato con un “futuro beato”! Cosa che mai avrebbe potuto immaginare!

È poi intervenuta la senatrice Erika Stefani, Ministro per le disabilità, che ha evidenziato come il vaccino debba essere per tutti e quanto sia attuale, nell’emergenza presente, il “piano sanitario”! Ella ha ribadito che tantissimi provvedimenti attendono una soluzione, perché tante situazioni sono ancora sospese; ma in tale contesto un ringraziamento va alle comunità scientifiche per il loro impegno in un anno così “terribile” per tutti noi! Il sistema in quest’anno è stato sicuramente e duramente messo alla prova! Proprio la molteplicità delle prove cui siamo stati sottoposti ha fatto scaturire tante di quelle che noi stessi chiamiamo “nuove fragilità”! Il ministro ha insistito con il Ministro della Sanità Speranza, perché tali fragilità possano avere rapidamente la vaccinazione. È infatti importante considerare il valore della “inclusione”; tutti devono avere diritto alle tutele. In particolare il ministro ha sottolineato le critiche che ci sono state per la nascita del Ministero della disabilità, che Ella invece ritiene assolutamente necessario, perché le persone con disabilità possano essere tutelate, poi si andrà avanti con le altre forme di tutela, tra le quali si potrà provvedere anche alla riforma della legge 104. Infine il Ministro evidenzia l’importanza delle Università, con le quali bisogna sicuramente lavorare moltissimo perché esse sono dotate di autonomia e capacità di “visione”, cioè “sanno andare oltre”; le Università “precedono” e sono la culla dove si possono elaborare le migliori riforme!

È intervenuto inoltre il senatore avv. Francesco Urraro (Commissione parlamentare inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere), il quale ha rivolto la sua attenzione alla figura del giudice Livatino, rilevando come intorno a lui si possano sviluppare tantissime tematiche, tutte di grande attualità. Infatti in questo periodo di Covid, rileva il senatore, abbiamo avuto una vera e propria implosione del titolo quinto della Costituzione, per l’uso continuo dei DPCM, sicuramente un elemento particolare, ma anche per il dibattito dei poteri a livello regionale, spesso in conflitto con i poteri dello Stato; tutte queste circostanze hanno suscitato molteplici incertezze nei cittadini e tante riflessioni su tutta una serie di problematiche connesse a queste evidenze, per non parlare di quanta preoccupazione in tutti noi destano gli appetiti mafiosi che si sviluppano in modo raccapricciante rispetto alle nuove povertà ed all’arrivo dei fondi europei!

Riprende a questo punto la parola il Ministro Stefani che sottolinea nuovamente quanto il mondo delle fasce più deboli e i diritti dei disabili rappresentino qualcosa che ci dà l’obbligo morale di intervenire. Fondamentale è il diritto di inclusione, di non discriminazione! Non va tralasciato il costo sociale di un disabile, per cui il Ministero avrà sicuramente un ruolo fondamentale. Bisogna ricordare che nel nostro paese ci sono 6 milioni di disabilità! Tutti questi temi impongono un timing molto stretto, che viene fissato dalla Comunità Europea. Oggi abbiamo l’opportunità economica di ricostruire un mondo post corona-virus, grazie ai fondi che arriveranno e quindi di consentirci di creare un mondo di speranza per il futuro del nostro paese.

Infine conclude il convegno il prof. Leone Melillo, domandandosi “cos’è la giustizia?”

Questo quesito mette in connessione le tante riflessioni proposte da tutti gli autorevolissimi partecipanti al convegno, connessioni tra l’etica del magistrato Livatino, le problematiche nate con il Covid e i profondi valori della fede, della giustizia e dell’etica, valori che devono tornare ad essere il faro che possa illuminare i percorsi di tutta la società civile del nostro grande paese.