Per la Cassazione "non c'erano gli elementi per imporre la misura coercitiva dell'obbligo di dimora nei confronti del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti", nell'ambito delle indagini sugli affidi illeciti dei servizi sociali in Val d'Enza. E' quanto scritto nelle motivazioni della sentenza che il 3 dicembre scorso ha annullato la misura cautelare nei confronti di Carletti, cancellando l'ordinanza del Riesame di Bologna che aveva sostituito con l'obbligo di dimora gli arresti domiciliari. 

"E' un grande risultato – commenta l'avvocato di Carletti, Giovanni Tarquini all'AdnKronos –, perché si riconosce che, fin dall'inizio, non c'erano i presupposti e le motivazioni per la misura cautelare. Le misure cautelari sono uno strumento molto forte e di fatto un'anticipazione del giudizio e, in questo caso, erano una forzatura".

"E' un atto forte da parte della Cassazione – prosegue – perché nell'impostazione dell'accusa si riteneva che Carletti potesse condizionare le indagini e questo viene smentito e viene riconosciuto che non c'era una volontà di collusione con il mascheramento di condotte illecite o di non far arrivare alla verità. Infatti è tutto il contrario da parte del mio assistito".

Si sono concluse ieri le attività di indagine nell’ambito dell'inchiesta 'Angeli e Demoni': è stato notificato stamattina un avviso di conclusione indagini a tutti i 26 indagati e loro difensori da parte del Nucleo Investigativo Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia. Come fa sapere una nota del procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini "è stata stralciata la posizione di quattro indagati, per uno dei quali è già stata avanzata ed accolta richiesta di archiviazione".

"Sono stati contestati tutti i capi di imputazione, numerosi dei quali ulteriormente integrati nella descrizione del fatto, in relazione ai quali il gip aveva emesso la misura cautelare del 27 giugno 2019", ricorda il procuratore, insieme "a quelli per i quali, anche successivamente a tale data, è stata emessa in tre occasioni" misura interdittiva.

'"La massiccia attività istruttoria svolta successivamente all’esecuzione della misura cautelare, attraverso l’escussione di ulteriori persone informate sui fatti, le nuove consulenze tecniche svolte, gli interrogatori resi da alcuni degli indagati, appositamente corroborati da mirati riscontri, e non da ultimo l’analisi del materiale informatico e documentale in sequestro anche a seguito di alcune udienze davanti al Gip ed in contraddittorio tra le parti (in sede di richiesta di dissequestro e/o di esecuzione di copie forensi del contenuto del materiale informatico in sequestro anche in incidente probatorio) - fa sapere il procuratore di Reggio Emilia - ha consentito non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal gip in fase cautelare, di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal gip stesso in fase di emissione misura ed anche di individuare nuove fattispecie".

"Si apre ora una fase in contraddittorio con gli indagati e loro difensori che potranno esercitare i diritti previsti dall’articolo 415 bis cpp nel termine di 20 giorni", conclude il procuratore aggiungendo che "terminata questa fase il titolare dell’indagine, valutati gli eventuali elementi nuovi, deciderà la propria posizione in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio".