Vengono chiamati furbetti, ma in realtà sono persone che, barando, dichiarando il falso o omettendo informazioni necessarie, sono riuscite ad ottenere i ristori dedicati alle categorie in difficoltà economica in questo periodo di emergenza sanitaria.

Dichiarare il falso è un reato punibile dal Codice Penale, più precisamente dall'articolo 495, con la reclusione da 1 a 6 anni. L'articolo infatti riporta quanto segue: "Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni",

Percepire in maniera indebita un'erogazione che non ci spetta, rientra anche nell'articolo 316 ter del codice penale, e corrisponde anche ad un altro reato: indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.

Sono partite le verifiche da parte delle Agenzie delle Entrate

Sono partite le verifiche da parte dell'Agenzia delle Entrate contro coloro che, probabilmente, hanno dichiarato il falso per ottenere i ristori che altrimenti non avrebbero ottenuto. Le verifiche a questo punto sono necessarie per evitare non solo che lo Stato venga frodato, ma soprattutto per fare in modo che i soldi arrivino nel più breve tempo possibile nelle tasche di chi ha davvero bisogno e sta aspettando con ansia gli aiuti per andare avanti. L'Agenzia delle Entrate, affinché i controlli siano più mirati, precisi e veloci, sta utilizzando anche mezzi digitali all'avanguardia.

I mezzi usati dall'Agenzia delle Entrate per scovare chi ha ricevuto i ristori senza averne diritto: il Civis

Il mezzo principale utilizzato dall'Agenzia delle Entrate per scongiurare le frodi, è il CIVIS, acronimo di Comunicazione di irregolarità virtualizzate per intermediari serviti. Con un'efficacia certosina, questo sistema permette di scovare le d irregolarità relative agli anni di imposta dal 2006 in poi. Con questo sistema all'avanguardia, il contribuente può utlizzare il Civis per chiedere chiarimenti sulle irregolarità rilevate dall’Agenzia delle Entrate e rettificare velocemente le comunicazioni di irregolarità “da remoto”, senza recarsi fisicamente in Agenzia. Basta collegarsi online  al Civis e inserire le informazioni richieste. Il sistema permetterà all'utente di trattare in piena privacy, le sue informazioni.

Il tutoraggio: sistema usato dall'Agenzia delle Entrate per controllare le grandi aziende

Importante anche l’attività di tutoraggio, per evitare l’elusione e l'evasione internazionale, soprattutto nel caso delle grandi imprese. Come scrive l'agenzia stessa, questo controllo riguarda le imprese di più rilevante dimensione e si baserà sia sulle  imposte dirette che sull'Iva. Questa attività, è riassunta in un’apposita "scheda di analisi del rischio" predisposta per tutti i grandi contribuenti, con approcci diversi a seconda dell'azienda in questione.

Il controllo dell'Agenzia delle Entrate si avvale anche del Crs e del progetto Beps

Per effettuare controlli e indagini, l'Agenzia delle Entrate si avvale anche della collaborazione con altri paesi Ue o Ocse, con i quali c'è uno scambio di informazioni derivato dal Common reporting standard (Crs). Questo accordo invita i paesi a scambiare automaticamente informazioni finanziarie con altre giurisdizioni su base annuale e grazie al quale le amministrazioni finanziarie dei diversi Stati che hanno firmato l'accordo, hanno iniziato a cooperare, basandosi su uno scambio di informazioni efficace e fondato su regole comuni. 

Un altro mezzo importante è il progetto Beps, che mira a contrastare l'evasione fiscale internazionale, attuata nella maggioranza dei casi da grandi aziende che, eludendo e sfruttando alcune lacune normative, riescono a spostare i loro utili e profitti verso paesi a bassa fisaclità o peggio verso veri e propri paradisi fiscali.

Per raggiungere l'obbiettivo importante di scovare chi ha frodato lo Stato, l'Agenzia delle Entrate valorizza sempre più l'uso delle banche dati e dei potenti mezzi informatici a disposizione e questo permetterà di individuare in maniera efficace i soggetti sospetti.

Cosa rischia chi ha dichiarato il falso?

Chi ha dichiarato il falso non se la caverà con una sanzione amministrativa, perché ha commesso un vero e proprio reato penale. Qualora, infatti, un contribuente percepisca un contributo a fondo perduto sullla base di dichiarazioni false o omissioni, verrà applicato l’art. 316-ter c.p. che sanziona l'indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato. Se il contributo è inferiore o pari a 4mila euro, verrà applicata una sanzione tra i 5.164 ed i 25.822 euro. 

Il massimo della sanzione pagabile non potrà superare il triplo del contributo ottenuto. Se i conributi ottenuti invece superano i 4 mila euro, è prevista la reclusione dai 6 mesi fino ai tre anni. Restituire spontaneamente la somma indebitamente percepita farebbe evitare al percettore ulteriori sanzioni penali davvero spiacevoli. 

La restituzione della somma indebitamente percepita, deve avvenire tramite il modello F24, e non c'è alcuna possibilità di compensazione con altre imposte da versare.

Per effettuare la rinuncia ci sarà bisogno dei dati fiscali del soggetto richiedente e del legale rappresentante, entro 60 giorni dall'approvazione del contributo. Nel caso invece il contributo sia stato già erogato, la rinuncia può essere presentata anche oltre il periodo di 60 giorni. Se il contributo spettante o ricevuto, supera il 150 mila euro, la rinuncia deve essere inviata tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) e firmata digitalmente dal soggetto richiedente.

C'è da aggiungere che se i contributi sono stati ricevuti indebitamente da una società, questo potrebbe essere il presupposto anche per far valere la responsabilità delle persone giuridiche ai sensi dell’art. 24 del DLgs. 231/2001 e non si potrà escludere il rischio di una ripercussione sulla società, in caso di indebita percezione di un'erogazione senza diritto.