L’ipotesi di un ritorno della patrimoniale e dell’imposta IMU sulla prima casa potrebbe realizzarsi proprio quest’anno, nel 2021, al fine di risanare, almeno in parte, il debito pubblico dell’Italia.

Patrimoniale e IMU: le pressioni sul Governo Draghi

Al fine di cercare di ridurre il debito pubblico che sta segnando gravemente l’economia dell’Italia, si fanno sempre più insistenti le indiscrezioni secondo cui l’attuale squadra governativa guidata dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, stia affrontando delle forti pressioni da parte di enti ed organizzazioni statali ed europee.

Emergono quindi i pressing da parte di Istituti nazionali e comunitari che costituiscono un ruolo fondamentale all’interno dell’economia del nostro Paese, le cui opinioni non possono non essere considerate da parte del Governo italiano. 

Si tratta, infatti, di enti come Bankitalia, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Fondo Monetario Internazionale, oltre che la stessa Commissione Europea. 

Quello che viene richiesto da queste organizzazioni è di rivalutare un possibile ritorno di una patrimoniale nonché della reintroduzione dell’imposta IMU anche sulla prima casa. 

L’ipotesi della patrimoniale: come funziona

Al fine di comprendere a pieno la portata di queste pressioni e cosa potrebbe cambiare con le prossime decisioni che potrebbero essere prese da parte del Governo italiano sul tema della patrimoniale e dell’imposta IMU, è necessario chiarire innanzitutto di cosa si tratta e quali saranno i cittadini italiani maggiormente coinvolti. 

Innanzitutto, la patrimoniale si configura come un’imposta che non fa riferimento al reddito dei singoli cittadini, bensì andrebbe applicato direttamente sul capitale dei contribuenti, dunque sia sui beni immobili che mobili, che risultano essere posseduti sul territorio italiano ed estero. 

È chiaro quindi che questa tipologia di tassa andrebbe a colpire tutti i cittadini italiani, in particolare quelli che dispongono di numerosi beni di elevato valore. 

Il meccanismo dell’ultima patrimoniale del 1992

L’ultima volta che è stata applicata questa tassa straordinaria risale all’anno 1992, con l’allora Governo guidato da Giuliano Amato, attraverso cui era stato effettuato un prelievo pari al 6 per mille dai conti dei contribuenti italiani.

Anche in quel caso, lo scopo fondamentale era quello di recuperare fondi al fine di risanare il debito pubblico che era particolarmente aumentato durante il periodo di emergenza dove la valuta della lira era in svantaggio sui mercati. 

È proprio per questo motivo che si fa strada la paura che possa essere reintrodotta una patrimoniale straordinaria volta ad affrontare la grave crisi economica che attualmente stiamo attraversando, aggravata dalla chiusura della attività e dal rallentamento del lavoro.

In cosa consiste l’ipotesi di una nuova patrimoniale

Si tratta in particolare di un indiscrezione che potrebbe vedere l’introduzione di una patrimoniale una tantum oppure di tipo periodico, che potrebbe andare a colpire anche i conti correnti dei contribuenti, attraverso un prelievo diretto di una certa percentuale. 

Dunque, attualmente la proposta che è emersa dal Governo risulta essere ancora in una prima fase di valutazione e prevede tra le possibili modalità un prelievo per i patrimoni superiore ai 500.000 euro, attraverso un prelievo di circa il 3%.

Le pressioni sul ritorno dell’IMU 

Ma tra le indiscrezioni relative alle nuove proposte per poter uscire dalla crisi economica che sta attraversando il nostro Paese e risanare in parte il debito pubblico, non vi è soltanto un possibile ritorno della patrimoniale, ma anche il rischio dell’eliminazione dell’esenzione relativa all’imposta IMU sulla prima casa. 

Infatti, sono davvero tanti gli enti e le organizzazioni che nell’ultimo periodo stanno chiedendo esplicitamente al Governo italiano di valutare seriamente una modifica al decreto-legge numero 102 del 2013, che aveva confermato l’eliminazione dell’imposta IMU per tutti quei contribuenti che avevano l’immobile come abitazione principale.

Infatti, lo stesso Paolo Gentiloni durante una riunione con la Commissione Europea tenutasi durante lo scorso ottobre, aveva chiaramente espresso l’esigenza di eliminare l’esenzione, al fine di risanare il debito italiano.  

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Capo del Servizio Assistenza e Consulenza fiscale di Bankitalia, Giacomo Ricotti, il quale aveva più volte sostenuto durante delle riunioni con Camera e Senato, la necessità di una reintroduzione dell’imposta IMU sulla prima casa almeno su quei contribuenti che appartengono alle fasce di reddito particolarmente elevate.