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Il caso

Spionaggio informatico, la svolta

Al centro c’è il “Caso Paragon”, con l’accesso delle Procure di Roma e Napoli ai dati dell’Aisi

Spionaggio informatico, la svolta

ROMA. L’inchiesta sulle attività di spionaggio informatico legate al software “Graphite” segna un punto di svolta nelle cronache giudiziarie italiane.

Al centro del ciclone c’è il cosiddetto “Caso Paragon”, dal nome della società israeliana produttrice dello spyware, che ha portato le Procure di Roma e Napoli a un atto senza precedenti: un accesso formale presso l’Aisi-Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna ai sensi dell’articolo 256-bis del codice di procedura penale.

UNA NOTTE, TRE BERSAGLI

Il cuore del mistero risiede nelle prime ore del 14 dicembre 2024. Secondo la consulenza tecnica collegiale depositata a febbraio, quella notte è stata teatro di una vera e propria “campagna di infezione”.

I consulenti hanno rilevato anomalie nei database WhatsApp di tre dispositivi Android appartenenti a figure di rilievo: gli attivisti di Mediterranea Saving Humans, Giuseppe Caccia e Luca Casarini, e il giornalista Francesco Cancellato. La sincronia degli attacchi suggerisce un’operazione coordinata, un’unica mano invisibile dietro lo schermo.

IL DISTINGUO DELL’AISI: NULLA SU CANCELLATO

Le indagini, coordinate dai procuratori aggiunti Sergio Colaiocco e Vincenzo Piscitelli, hanno confermato che l’intelligence italiana aveva effettivamente utilizzato Graphite per monitorare Caccia e Casarini. Tale attività, tuttavia, risultava coperta dalle regolari autorizzazioni previste dalla legge e confermata da una relazione del Copasir del giugno 2025.

Il vero nodo gordiano riguarda però la posizione di Francesco Cancellato. L’analisi dei server in uso all’Aisi ha dato esito negativo: non vi è traccia di operazioni riferibili al giornalista.

L’OMBRA DEGLI IGNOTI

Questo “vuoto” digitale apre uno scenario inquietante. Se l’Aisi ha agito legittimamente su due dei tre bersagli, chi ha tentato di violare il dispositivo di Cancellato nella stessa identica finestra temporale? Le Procure procedono ora contro ignoti per i reati di accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita.

Il sospetto è che possa esistere un altro attore - interno o esterno alle istituzioni - che ha sfruttato la medesima tecnologia per colpire un esponente della stampa.

IL RUOLO DI META E IL FUTURO DELLA PRIVACY

La vicenda è emersa solo grazie alle notifiche di sicurezza inviate da Meta ai diretti interessati. Senza l’allerta del colosso californiano, l’infezione dei dispositivi sarebbe rimasta invisibile, sollevando interrogativi cruciali sulla vulnerabilità dei sistemi Android e sulla diffusione di armi digitali come Graphite.

Mentre l’indagine prosegue, il caso Paragon resta un monito: la tecnologia di sorveglianza corre più veloce delle leggi, e il confine tra sicurezza nazionale e libertà individuale non è mai stato così sottile.

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