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Influenza, la Campania “doppia” le altre regioni

Richiamo dei medici ai vaccini che possono salvaguardare una popolazione sempre più anziana e fragile

Influenza, la Campania “doppia” le altre regioni

NAPOLI. Il conteggio degli italiani colpiti dall'influenza ha raggiunto i 9.2 milioni con 720mila nuovi casi nella terza settimana 2026, fino a maggio si stima che colpirà 16 milioni di persone e di questi quasi 2 milioni potrebbero essere bambini fino ai 14 anni. Rispetto alla settimana scorsa l’indice di incidenza medio è sceso da 13.3 a 12.7, il picco di contagi si direbbe superato ma alcune regioni destano preoccupazione: la Campania, che presenta per la terza settimana consecutiva l’intensità più alta, ha registrato un indice di 23.7, quasi il doppio dell’incidenza nazionale.

«Oggi in Italia c'è ancora una larga parte di over 65, circa uno su tre secondo gli ultimi dati, che non si vaccina contro l'influenza. Si tratta di un dato che richiede una rapida inversione di rotta. Con una popolazione sempre più anziana e più fragile, proteggere il singolo attraverso le vaccinazioni è una priorità e, in questo modo, si protegge anche il sistema riducendo l'impatto di pazienti con malattia acuta». Lo ha detto Ivan Gentile (Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l'Università Federico II) aprendo a Napoli la seconda edizione di "Infettivologia all'ombra del Vesuvio La fragilità oggi: dalle patologie croniche alla fragilità di sistema".

La due giorni, promossa dalle società scientifiche Simit e Sita, ha riunito specialisti da tutta Italia per discutere le nuove traiettorie dell'infettivologia nella gestione dei pazienti fragili, dalle patologie croniche alle vulnerabilità sociali e organizzative, con un'attenzione specifica all'impatto sulla sostenibilità del sistema sanitario e ai percorsi di prevenzione. «Il progressivo invecchiamento della popolazione e l'aumento delle patologie croniche impattano sui sistemi sanitari, rendendo indispensabile rafforzare le politiche vaccinali lungo tutto l'arco della vita, a partire dalla antinfluenzale annuale e dalle vaccinazioni dell'adulto oggi ancora poco diffuse, come quelle contro l'Herpes Zoster e lo pneumococco», sottolinea Gentile.

«Serve poi un passo in avanti della Comunità Medica verso una nuova medicina, una medicina di precisione. Ad esempio, nel caso delle sindromi similinfluenzali diventa essenziale diagnosticare esattamente la patologia per contrastarla con maggiore puntualità, evitando di ricorrere continuamente agli antibiotici e con un maggiore utilizzo di antivirali specifici». Il convegno è stato dedicato al tema della fragilità in senso ampio, partendo da un'idea chiave: «Oggi la fragilità non è più un'eccezione, ma tende a diventare la regola. In questo scenario, la disciplina delle malattie infettive ha un ruolo di regia, perché deve contribuire a governare i processi di prevenzione e protezione della popolazione. La vaccinazione è l'arma preventiva più efficace ed è anche la più sostenibile: dovremmo uscire dalla logica del costo per ragionare in termini di investimento».

Sul fronte dell'attualità Nicola Coppola (professore ordinario di Malattie infettive presso l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), ha chiarito il quadro relativo ai recenti episodi di meningite segnalati nella città di Napoli in ambito scolastico: «Non c'è un vero allarme: i numeri che registriamo sono nella norma rispetto agli anni precedenti. La forma meningococcica, tipica dei giovani, può essere grave e rapida: intervenire tempestivamente è decisivo, ma la prevenzione resta centrale. Oggi abbiamo vaccini contro diversi sierogruppi e, con una copertura completa nella popolazione giovane, anche questi pochi casi potrebbero essere azzerati».

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