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Il processo

Schianto mortale sull'Appia, imprenditore a giudizio

È accusato di omicidio colposo e lesioni. Nell'incidente morì un centauro appena 18enne. Carabinieri e medico legale in aula a giugno

Schianto mortale sull'Appia, imprenditore a giudizio

CASERTA. Una notte che ha spezzato una vita e lasciato una ferita profonda in una famiglia. Sull’asfalto della SS7 Appia, dove si consumò la tragedia, ora si sposterà anche il peso della giustizia.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il rinvio a giudizio per Giovanni De Vita, 64 anni, di Calvi Risorta, l’automobilista accusato di aver provocato la morte del giovane motociclista Antonio Lubrano, appena 18 anni, e le gravi conseguenze riportate da un’altra persona che viaggiava con lui sullo scooter.

Il processo, inizialmente fissato per il 16 marzo davanti al Tribunale sammaritano, è stato rinviato al 22 giugno, data in cui si aprirà il dibattimento con l’audizione dei carabinieri intervenuti sul luogo dell’incidente e del medico legale che ha eseguito gli accertamenti sul corpo della vittima.

L'incidente

L’incidente si verificò nella notte tra l’8 e il 9 luglio 2023, lungo la SS7 Appia, nel territorio di Pastorano.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, De Vita era alla guida della sua BMW X5 quando, dopo essersi spostato dal margine destro della carreggiata dove il suv era fermo, si sarebbe immesso sulla corsia di marcia in direzione Capua.

In quel momento sopraggiungeva il TMAX condotto da Antonio Lubrano, 18enne di Vitulazio. Stando all’impostazione accusatoria, subito dopo l’immissione in carreggiata l’automobilista avrebbe tentato una inversione a “U” in un punto in cui la manovra era vietata dalla striscia continua di mezzeria.

Il motociclo, ormai troppo vicino al suv, avrebbe colpito violentemente il lato sinistro della BMW all’altezza della portiera anteriore.

Da quel momento la scena diventa drammatica: i due occupanti dello scooter vengono sbalzati dopo l’urto. Il corpo del giovane centauro viene scaraventato sull’asfalto, mentre l’altra persona a bordo riporta gravi conseguenze fisiche.

Per Antonio Lubrano le conseguenze si rivelano purtroppo fatali. I sanitari riscontrano gravissime lesioni al volto, all’addome e agli arti.

Il quadro clinico precipita rapidamente in uno shock traumatico che, nonostante i tentativi dei medici, porta al decesso del giovane.

Una tragedia che ha lasciato dietro di sé il dolore dei familiari, in particolare dei genitori del ragazzo, travolti da una perdita che nessuna sentenza potrà colmare. La famiglia della vittima si è costituita parte civile nel procedimento ed è assistita dagli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, del Foro di Roma.

Le accuse della Procura

La Procura di Santa Maria Capua Vetere, con il pubblico ministero Vincenzo Quaranta, contesta a De Vita i reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi.

Nel capo di imputazione viene evidenziata l’imprudenza, la negligenza e l’imperizia nella guida, oltre alla violazione delle norme del Codice della strada.

Secondo l’accusa, la manovra effettuata dal conducente del suv avrebbe determinato il tragico impatto che costò la vita al giovane motociclista.

Il processo

Con il rinvio a giudizio disposto dal giudice dell’udienza preliminare, la vicenda entra ora nella fase dibattimentale.

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