«Al rifiuto del medico della Asl di visitare un detenuto è esplosa una protesta vibrata, sfociata in momenti di concitazione con la rottura di alcune vetrate le cui schegge hanno ferito lievemente due agenti di polizia. Non c'è stata alcuna colluttazione, né aggressione da parte dei detenuti verso gli agenti e ora la protesta è rientrata». Così il direttore del carcere di Benevento, Gianfranco Marcello, a proposito dei disordini avvenuti nella casa di reclusione.

«Viviamo una situazione difficile a causa del sovraffollamento delle carceri - aggiunge Marcello -. Abbiamo quasi il doppio dei detenuti che dovremmo avere e gestiamo con non poche difficoltà la situazione, grazie esclusivamente all'impegno eroico del personale». «Dopo la protesta gli stessi detenuti hanno collaborato alla pulizia e a sistemare i locali», ha conclude il direttore. I due agenti feriti sono stati medicati in ospedale ed hanno fatto rientro a casa per sottoporsi a nuovi controlli domani. 

I GARANTI DEI DETENUTI. «Confondere un momento critico in carcere con una rivolta genera confusione e un fronte di guerra inesistente». Lo affermano il Garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello e la garante provinciale di Benevento Patrizia Sannino, i quali hanno parlato “a caldo" con il direttore del carcere che li ha «rassicurati che non c'era alcuna rivolta in atto né tantomeno sequestro di agenti». E che tutto si è svolto «dalle 8.30 alle 9.20».

Si sarebbe trattato di «momenti di tensione», dovuti al «mancato accompagnamento di un detenuto ad effettuare una visita medica all'interno della Casa Circondariale; detenuto che si è ribellato. Si sono verificati attimi di protesta durante i quali è stato mandato in frantumi un vetro e due poliziotti hanno riportato lievi lesioni, successivamente sono stati prontamente medicati in ospedale e sono poi rientrati a lavoro».

I garanti Ciambriello e Sannino hanno quindi dichiariato: «Sempre più aggressivi comunicati dei sindacati di polizia penitenziaria, che ritraggono le carceri come un fronte di guerra, non stupiscono chi ha contezza di un conflitto in effetti in atto, sebbene il bersaglio dell'offensiva sia uno solo: la popolazione detenuta. E poi perché comunicare quando l'evento è in corso? Si crea allarme a tutta la comunità penitenziaria».