Nella manifestazione del 16 febbraio a Roma «c'è stato il blocco, gli spintonamenti, il sequestro relativo a 500 sindaci con le fasce tricolori che erano lì a manifestare a Roma. Abbiamo subito interventi discriminatori e assolutamente persecutori», dice in diretta Facebook il presidente. «Quando si bloccano 500 sindaci che rappresentano milioni di cittadini è un calpestamento della democrazia, è una cosa di una gravità enorme, una vergogna - ribadisce il governatore, rivolgendosi poi al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi - di cui dovrebbe rispondere tutto il governo e il ministro dell'Interno due volte, come ministro dell'Interno e come ministro del Sud».

Per De Luca si è trattato di «un episodio di una gravità ancora maggiore rispetto ai manganellamenti degli studenti». Infine, sul fuorionda durante il quale De Luca ha definito «stronza» la premier Giorgia Meloni, dice: «i fuorionda nei Paesi civili non contano nulla, anzi quando ci sono i fuorionda si dà la solidarietà a chi subisce una violenza privata, non a chi la fa». «Ci sono esponenti di questo governo - conclude - che stanno diffondendo un clima sbagliato, di repressione, di intimidazione, di ricatto politico».

«Dobbiamo combattere. Il destino di noi meridionali non è mai di serenità, di lavoro tranquillo, per noi non esistono le passeggiate nei prati fioriti, per noi la vita è un po' come tanti nostri territori delle aree interne, è aspra e dura. Siamo in battaglia e siamo molto motivati e fiduciosi» ha detto De Luca. «Ormai in Italia lo spirito di patria si è perduto, quello che ha portato al Risorgimento - Al sud non sarà riservata nessuna attenzione e solidarietà. Quello che avremo sarà solo quello che conquisteremo con le nostre forze e con tutta la dignità che dobbiamo mettere in campo e non perdere mai. Siamo in battaglia e siamo molto motivati e fiduciosi».