NAPOLI. «Dopo un periodo di relativa tranquillità, a fronte di un nuovo aumento dei casi di Covid-19 a livello mondiale, i rischi maggiori derivano dalla evidenza di nuovi focolai sul territorio: una eventualità tutto sommato attesa dovuta alla necessità di riaperture.

La priorità deve dunque essere l’identificazione immediata dei nuovi cluster ed il loro contenimento. Tra le armi da utilizzare, distanziamento fisico e le mascherine». A dirlo è Giuseppe Fiorentino, pneumologo e direttore dell’Unità operativa complessa di Fisiopatologia e riabilitazione respiratoria dell’Azienda dei ColliOspedale Monaldi.

Un recentissimo report dell’Istituto Superiore di Sanità indica che l’età media dei pazienti Covid si è abbassata da 61 a 50 anni, con una significativa percentuale di casi registrati anche al di sotto dei 50 anni... 
«Anche noi abbiamo notato una riduzione dell’età media di presentazione dell’infezione, non so se è dovuto al virus o al compor-tamento della popolazione. Questo non riduce affatto la mortali-tà ma rappresenta un rischio mag-giore di diffusione perché le per-sone più giovani sono anche più facili ad incontri e a movimenti».

La Campania è da qualche giorno una delle 12 regioni italiane in cui l’Rt è superiore a 1. Questo indica una tendenza ad un incremento dei casi. Tuttavia, bisogna tenere conto anche del cosiddetto Fattore K. Di cosa si tratta e che correlazione ha con l’Rt?

L’indice Rt si utilizza sempre per capire quante persone possono contrarre il virus da una sola persona ammalata ma dopo le misure di contenimento dell’epidemia. Il fattore K descrive il movimento della malattia in gruppi di popolazione Se è basso allora il contagio arriva da un piccolo gruppo di persone. Gli indici R0 e Rt assumono che tutta la popolazione abbia le stesse probabilità di contrarre il virus. Ma non è così. Basti pensare che un medico o un operatore sanitario sono molto più esposti di una persona che resta in casa e limita i contatti. Tenendo conto poi del fattore K non tutte le persone infette sono contagiose allo stesso modo».

Nel prossimo autunno si teme che una probabile nuova ondata di infezione andrà a sovrapporsi all’influenza stagionale. Considerato l’abbassamento dell’età dei contagiati, lei quale fascia della popolazione ritiene che sarà più utile sottoporre alla vaccinazione antinfluenzale anche per evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso?

«Penso che la vaccinazione antinfluenzale sia utile per tutti e anche io e i miei familiari la faremo. Altrimenti si ricorrerà per ogni episodio febbrile che persiste al Pronto soccorso di riferimento affollando gli spazi e le risorse a di-sposizione».