SALERNO. «Stop falso cibo italiano», «Basta import sleale», «No fake in Italy»: clamorosa protesta degli agricoltori di Coldiretti, tra cui alcuni iscritti provenienti dalla federazione di Caserta, che hanno manifestato il loro forte dissenso contro l’arrivo nel Porto di Salerno di una nave con 40 container di concentrato di pomodoro cinese, accusato di essere ottenuto con lo sfruttamento del lavoro delle minoranze.

IL BLITZ DI COLDIRETTI. Allo scopo di frenare la piaga della copia del prodotto italiano in giro per il mondo, nel porto di Salerno gli associati di Coldiretti hanno dato vita a un vero e proprio blitz, mettendo in atto un presidio via mare e sulla terraferma che ha coinvolto 6 gommoni e circa 150 manifestanti. Coldiretti Caserta ha espresso «il massimo supporto ai partecipanti alla manifestazione al porto di Salerno, ma anche a quella avvenuto negli stessi momenti a Bari». «La tutela del made in Italy e la battaglia alla concorrenza sleale nel comparto agro alimentare - continua l’associazione - troveranno sempre gli uomini e le donne della federazione di Terra di lavoro in prima fila».

POMODORI COLTIVATI COL LAVORO FORZATO. Il carico arrivato ieri nel Porto di Salerno aveva iniziato il suo viaggio lo scorso 29 aprile sul treno della China-Europe Railway Express per essere poi trasferito sull’imbarcazione che è poi approdata in Campania dopo un viaggio di oltre diecimila chilometri tra binari e mare. «Il 90% del concentrato di pomodoro cinese destinato all’esportazione viene dai campi della regione dello Xinjiang, dove verrebbe coltivato grazie al lavoro forzato degli uiguri», denuncia Coldiretti. Analoga azione è stata effettuata da Coldiretti nel Porto di Bari per denunciare l’arrivo in rada della «nave fantasma» con a bordo grano turco «di cui si erano perse le tracce dopo che aveva lasciato la Tunisia, da cui risulta sia stata respinta» spiega l’associazione. Sottolineando che l’arrivo allo scalo pugliese sarebbe avvenuto toccando le coste della Grecia. Coldiretti ha denunciato «queste pratiche che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di centinaia di nostre aziende».