"Delusione e rabbia" sono i principali sentimenti alla base della crescita dell'astensionismo, sempre evidente nelle elezioni nelle società occidentali, "come si è puntualmente verificato anche alle Europee". A questo si aggiunge "un processo psicologico che già conosciamo da molto tempo, ovvero: in una situazione collettiva di sostegno a un'idea comune, il singolo può sentirsi deresponsabilizzato. Ci si autogiustifica con un ragionamento del tipo: vanno gli altri a votare, non c'è bisogno che vada anch'io".

Ad analizzare per l'Adnkronos Salute le ragioni 'non politiche' dell'astensionismo è Armando Cozzuto, presidente dell'Ordine degli psicologi della Campania. "Tutte le emergenze che stiamo vivendo e che sono molto difficili da gestire per chi amministra, come per esempio i bradisismi dei Campi Flegrei qui in Campania - continua Cozzuto - sono situazioni per le quali le risposte non riescono ad essere immediatamente risolutive e spesso si ignorano le varie tappe del 'già fatto'. Questa difficoltà porta i cittadini a volte a un senso di sfiducia". Anche se "in molti casi è il cittadino stesso che non si informa, si tende a trovare un colpevole all'esterno, reagendo con rabbia. Un sentimento improduttivo che spinge anche le persone, per esempio, a non votare".

Per lo psicologo l'antidoto da parte delle istituzioni "è sicuramente, quando si gestiscono le emergenze, oltre che farlo al meglio, anche informare correttamente le persone, coinvolgendole e facendo conoscere il lavoro che c'è dietro". Chiaramente, prosegue Cozzuto, "anche il cittadino ha le sue responsabilità nell'informarsi, leggere, comprendere prima di criticare. E' lo stesso meccanismo che vediamo nelle aggressioni ai sanitari, quando ci sono cittadini che reagiscono con rabbia perché credono di aver subito un'ingiustizia, che nessuno si stia occupando di lui, mentre in realtà non è così". I meccanismi psicologici "sono sempre gli stessi, non sono cambiati. Ma oggi risentiamo di una serie di fenomeni che sono stati molto difficili da gestire, come il Covid ad esempio, che hanno portato con sé delusione perché si attribuisce a qualcuno il disagio subito. Nessuno di noi era pronto a gestire un'emergenza sanitaria mondiale e, anche in questo caso - conclude l'esperto - comunicare al meglio ciò che si è fatto da parte degli amministratori, e capire se e come si poteva fare diversamente, permetterebbe di non fermarsi al sentimento di rabbia e delusione".